Glifosato: le ragioni del NO (e qualche perplessità)


 

Il glifosato è un diserbante sistemico di post-emergenza non selettivo. A differenza di altri prodotti, viene assorbito per via fogliare (prodotto sistemico), ma successivamente traslocato in ogni altra posizione della pianta per via prevalentemente floematica. Questo gli conferisce la caratteristica, di fondamentale importanza, di essere in grado di devitalizzare anche gli organi di conservazione ipogea delle erbe infestanti, come rizomi, fittoni carnosi, ecc., che in nessun altro modo potrebbero essere devitalizzati.

Estratto  da Wikipedia alla voce Glifosato 

Glifosato si, no, ni?

La diffidenza che ho  nei  confronti  di pesticidi, diserbanti e tutto  quello  che l’industria chimica riesce a produrre per incrementare le coltivazioni  intensive, a danno  della biodiversità e con rischio per la salute, mi farebbe dire un secco NO al  glifosato.

Sennonché, essendo la questione del glifosato non del  tutto risolta a livello  scientifico e normativo, nella stesura di  quest’articolo cercherò di essere del  tutto imparziale: se poi non riuscirò vi  ricordo  che in fondo  sono solo una blogger (what else!)

 

Glifosato formula chimica
Glifosato formula chimica

Si potrebbe quasi  dire che la scoperta del  glifosato  sia stato un caso  di serendipity : infatti  negli  anni ’70 la  Monsanto   stava facendo una ricerca sugli  addolcitori  d’acqua quando si notò che alcuni  di  questi  composti avevano una blanda azione di  erbicida: fu  allora che la priorità dell’industria chimica venne rivolta alla ricerca di sostanze analoghe con un potere erbicida molto più efficace: il glifosato  fu il terzo di  questi  elementi  ad essere scoperto.

Il chimico  John E. Franz che scoprì il glifosato  per conto  della Monsanto, per questa sua scoperta ha ricevuto  nel 1990 la Medaglia Perkin per l’innovazione nella chimica applicata, mentre tre anni prima gli  era già stata già assegnata  la National  Medal of Technology .

Nel 2007 il suo nome fu inserito nella National Inventor’s Hall of Fame

Pur avendo perduto il brevetto del  glifosato per termini  di  scadenza nel 2000. la Monsanto  continua a essere leader per la vendita  di  questo prodotto: il quantitativo  totale della vendita di  glifosato  nel mondo  raggiunge le 800.000 tonnellate ogni  anno.

Nel 2018 l’azienda chimica Bayer acquisisce il controllo  della Monsanto diventando una multinazionale  dell’agrochimica con 115.000 dipendenti e 45 miliardi di  euro  di  fatturato ogni  anno, di  cui 19,7 miliardi  provengono  dal  solo  settore dei  diserbanti

Recentemente negli  Stati Uniti una giuria di Oakland (California) ha condannato la Bayer – Monsanto  al  risarcimento  di 2 miliardi  di  dollari destinati  a una coppia di  anziani coniugi che per trent’anni  hanno utilizzato l’erbicida Roundup  ammalandosi  entrambi  di  tumore, naturalmente la multinazionale ha fatto  ricorso in appello per poi  arrivare a un patteggiamento  con le parti.

La Giuria, comunque, con questa sentenza ha contraddetto l’Agenzia americana per la protezione dell’ambiente che ha sempre dichiarato  che non esistono rischi  per la salute utilizzando prodotti  con glifosato

Quest’anno è  stato il turno  della  Corte di  appello  di Lione (Francia)  che ha condannato  la Bayer -Monsanto  a risarcire un agricoltore per danni  neurologici  subiti nel  continuo  uso  dei prodotti erbicidi della multinazionale

Sull’argomento  dei risarcimenti e delle cause cha la Bayer – Monsanto ha affrontato perdendo molti soldi  e quotazione in borsa vi invito a leggere l’articolo de Il Manifesto nel  box seguente  

monsanto-tossica-paghera-2-miliardi-di-danni

 

I difensori  del  glifosato (immagino  che siano i produttori) rimarcano il fatto  che questo  composto  chimico ha una bassa pericolosità dovuta anche al fatto  che il glifosato  ha una  penetrazione nel  suolo  di soli 20 centimetri escludendo, quindi, l’avvelenamento  delle falde acquifere.

Inoltre, in virtù di  questa sua bassa penetrazione nel  terreno, il composto viene facilmente degradato dai  batteri  presenti  nel  suolo.

Eppure, nel marzo 2015, l‘International   Agency  for Research on Cancer (IARC) ha classificato  la sostanza come probabile cancerogena per l’uomo inserendolo  nella categoria 2A (documento in pdf criteri  di classificazione IARC): c’è  a mio  avviso una contraddizione tra le sentenza negli Stati Uniti e Francia che hanno  condannato la multinazionale al risarcimento per tumori  sviluppati  nell’uso  del  glifosato e la classificazione della IARC che dichiara il glifosato come probabile cancerogeno basandosi solo sui  dati  sperimentali ottenuti da cavie da laboratorio

In Italia il Decreto ministeriale del 9 agosto 2016 vieta l’uso  del glifosato  solo  in questi  casi:

  • L’uso  non agricolo su  suoli  che presentano una percentuale di  sabbia superiore all’80 per cento nelle aree vulnerabili, nelle zone di  rispetto e nelle aree frequentate dalla popolazione: parchi, giardini, campi  sportivi, aree ricreative, cortili, aree verdi all’interno  di plessi  scolastici, aree gioco  per bambini e aree adiacenti  alle strutture sanitarie
  • L’uso in pre – raccolta con lo scopo  di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura.

La famosa rivista British Medical  Journal (BMJ) sul problema del  glifosato e della normativa europea che lo  regola ha recentemente pubblicato un report  che potete leggere nel box seguente (in inglese: utile per un po’  di ripasso  della lingua)

glifosato

 

Cosa dice l’Europa? 

La questione glifosato è estremamente complessa e non priva di sospetti di  come venga gestita da parte dei produttori, ossia l’accusa rivolta ad essi (per nulla velata) è quella di  manipolazioni  scientifiche, disinformazione e sospetti  di  corruzione.

Nel dicembre 2017 la Commissione europea approvò l’estensione dell’uso  del glifosato  per altri cinque anni, quindi  fino  a dicembre 2022: questa nonostante la presa di posizione da più parti  sulla pericolosità del  composto ma, soprattutto, fu  il voto  a favore del ministro  dell’agricoltura tedesco  a portare alla proroga: fino ad allora il parere sembrava negativo, ma evidentemente la futura acquisizione della Monsanto  da parte della Bayer ha avuto il suo peso

Allo  stato  attuale la Commissione europea ha istituito un gruppo  di  lavoro, l’Assessment Group on Glyphosate (AGG),  composta da esperti  provenienti  dalla Francia, Ungheria, Olanda e Svezia che fornirà un rapporto  di  valutazione entro il 2021.

Nel  frattempo nel  nuovo  Parlamento  europeo i Verdi  europei rappresentano il quarto  gruppo con 74 eletti: il loro  programma Green New Deal si batterà su due punti fondamentali: per arginare le conseguenze del cambiamento  climatico (abbiamo  solo  11 anni  per porre rimedio) e l’interesse verso l’agricoltura che dovrà essere mirata con  metodi  di produzione con meno  emissioni  e pesticidi favorendo il biologico.

Io sono  favorevole a questi  temi, lo siete anche voi?

Se volete lasciate un messaggio.

Alla prossima! Ciao, ciao….

 

Un mondo di plastica (ma che sia bio)

Amo  Los Angeles.

Amo  Hollywood.

Sono bellissime. Sono tutte di  plastica, ma io  amo la plastica.

Voglio  essere di plastica

Andy Warhol 

Quando la plastica si  chiamava Moplen 

Quella che può definirsi come  archeologia televisiva ci rimanda a un tormentone del Carosello degli anni’60, cioè quando  un corpulento Gino Bramieri,  reclamizzando oggetti casalinghi in Moplen, terminava il suo spot ( anche  se allora gli intervalli pubblicitari  non si chiamavano  ancora spot) con  una cantilenante:

E’ leggero,  resistente, è leggero, resistente e inconfondibile mo’, e mo’, e mo’, e mo’, e mo’: Moplen

In quegli  anni  (felici?) il progresso non si  era ancora scontrato,  se non blandamente, con  emergenze climatiche  e buchi  dell’ozono: figuriamoci  se la plastica (il Moplen) poteva mai  diventare un problema.

Giulio Natta, premio Nobel per la chimica nel 1963 insieme al chimico tedesco Karl Ziegler, aveva studiato a partire dagli anni ’50 un processo  di polimerizzazione del propilene, arrivando  alla produzione del polipropilene isotattico materiale ad alta resistenza meccanica (chiamato, per l’appunto, Moplen una volta commercializzato  dalla Montedison)

Il bando  europeo contro la plastica usa e getta

Lasciandoci  alla e spalle il mondo del Carosello  di  ieri, veniamo a uno dei problemi che assillano  oggi il nostro  ambiente, specie quello  marino: l’80 per cento dell’inquinamento  marino  è provocato  dalla plastica con ripercussioni nella catena alimentare in quanto  rimasugli  del materiale plastico è stato  trovato  nei pesci.

Il 27 marzo  2019 è stato  approvato dal  Parlamento  europeo il testo per la Riduzione dell’incidenza di  determinati prodotti  di plastica sull’ambiente che, a partire dal 2021, ne vieterà l’uso  e commercializzazione negli  Stati  membri  ( a seguire il testo provvisorio approvato)

direttiva europea plastiche

 

Tra questi  determinati  prodotti  di plastica possiamo  trovare cannucce, bastoncini cotonati, contenitori  per alimenti  in polistirolo  espanso, sacchetti di plastica osso – degradabile, piatti  e forchette di plastica  ma, incredibile a dirsi, il divieto ha una deroga nei  bicchieri di plastica vietando  solo  quelli in polistirolo  espanso (cioè quei  bicchieroni utilizzati per bere caffè lungo o  tè senza scottarsi  le dita).

Il futuro è nelle bioplastiche 

In commercio si  trovano  prodotti che sostituiscono quelli in plastica, che fanno parte dei cosiddetti  materiali  Green,   ma il loro  difetto è quello  di  essere ancora troppo costosi  affinché vi  sia un loro  uso più generalizzato.

Questo non ferma il mondo  della ricerca nello  studiare la possibilità di  ricavare bioplastiche dai  materiali vegetali  di  scarto: di  seguito, nell’infografica, alcune di  queste soluzioni

 

bioplastiche

Aspettando  che il Nuovo mondo sia più pulito  e rispettoso  dell’ambiente non mi resta che salutarvi.

Alla prossima! Ciao, ciao…

Nuovi parchi naturali in Piemonte (mentre in Liguria…)

Giullari © caterinAndemme
Giullari
© caterinAndemme

Il vantaggio  di  essere intelligenti è che si può sempre fare l’imbecille,

mentre il contrario  è del  tutto impossibile

Woody  Allen  

Greta e il giornale Libero

Prima di scrivere a  riguardo  all’istituzione di un nuovo  Parco  naturale in Piemonte mentre, al contrario, la Liguria ha una politica di  riduzione delle superfici  naturali protette, voglio precisare che:

La frase all’inizio  dell’articolo  la dedico  ai  giornalisti (?) di Libero i quali, pur di  avere qualche chance di lettura in più,  si permettono di  deridere le persone con titoli  da avanspettacolo.

Il riferimento è per quel  Vieni  avanti  Gretina, posto all’ occhiello dell’articolo scritto in occasione   della visita di  Greta Thunberg a papa Francesco.

Appellandomi all’ironia di  Woody  Allen, posso dire con certezza di  trovarci  davanti  ad un caso  dove l’imbecille può solo  far finta di  essere intelligente.

Adesso posso  scrivere sui    parchi naturali in Piemonte e Liguria

Poco  più  di un anno fa scrissi  un articolo sul blog 24Cinque (ormai  chiuso) il cui  titolo  era Aiutiamo  con una mail la nascita del Parco  naturale Alta Val  Borbera che potete leggere nel  seguente Pdf : 

v24cinque.altervista.org-Aiutiamo con una mail la nascita del Parco naturale Alta val Borbera

 

Il desiderio  di  Marco Guerrini, sindaco  di Carrega Ligure, e di  tutti  coloro che con partecipazione sincera hanno  appoggiato il suo  progetto (tra cui  la sottoscritta…) si è realizzato  il 27 marzo  scorso con la Legge regionale n.11,   che ha istituito il  Parco dell’Alta Val Borbera che verrà  gestito  direttamente dall’Ente di  Gestione delle Aree protette dell’Appennino  piemontese.

 


Visualizza mappa ingrandita

Oltre al nuovo parco  naturale è stata anche istituita l’Area contigua dell’Alta Val  Borbera: entrambe, parco  naturale e Area contigua, sono parzialmente comprese nella Zona Speciale di  Conservazione (ZCS) denominata Massiccio  dell’Antola, monte Carmo, monte Legnà.

Le Zone Speciali  di  Conservazione sono istituite a norma della Direttiva Habitat e concorrono alla realizzazione della rete Natura 2000, una rete ecologica europea di  siti individuati  con lo  scopo  di  salvaguardare la biodiversità in Europa.

Con la Legge n.11 del 27 marzo 2019 la superficie protetta del Piemonte è aumentata del 5 per cento, arrivando a superare i 200.000 ettari.

Mentre in Liguria…

La legge per il riordino  dei parchi  naturali in Liguria, al  contrario  di  quello  che è accaduto in Piemonte, ha diminuito  la superficie protetta di ben 543 ettari (vedi  l’articolo  di Piemonte Parchi

Non accontentandosi  di  questo viene affossata del  tutto  l’ipotesi  di  creare il  Parco  naturale del  Finalese chiesto  da più parti sin dal 1977.

Non istituire il Parco  del  Finalese è ignorare le ricchezze naturali  e storiche di  questo  comprensorio molto  conosciuto anche all’estero: evidentemente ai  responsabili  della Regione Liguria non solo non hanno nessun interesse all’ambiente, ma dimostrano poca lungimiranza da un punto di vista prettamente economico perché l’istituzione di un nuovo parco accrescerebbe il numero  di  visitatori  e, quindi, maggiore ricchezza (in termini  economici) per il territorio.

Se dobbiamo  dire addio  all’idea dell’istituzione di un nuovo  parco ligure, il pericolo  è che venga cancellato  del  tutto uno  preesistente: in regione c’è una proposta di legge per l’abolizione del  Parco di  Montemarcello  tra Liguria e Toscana (da parte degli  enti  toscani  invece se ne chiede l’ampliamento).

Buon fine settimana e buone feste ( vi  ricordo   che  l’agnello è bello  vederlo vivo  e non nei  nostri piatti).

Alla prossima! Ciao, ciao….

Lupi e uomini: la convivenza necessaria

La donna e il lupo © caterinAndemme
La donna e il lupo
© caterinAndemme

I lupi sani  e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito  giocoso e grande devozione.

Lupi  e donne sono  affini  per natura: sono  curiosi  di  sapere e possiedono  grande forza e resistenza.

Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei  loro  piccoli, del  compagno, del  gruppo.

Sono  esperti  nell’arte di  adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto  coraggiosi.

Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate, tormentate e falsamente accusate di  essere voraci  e erratiche, tremendamente aggressive, di  valore ben  inferiore a quello  dei  loro  detrattori.

Tratto  da Donne che corrono  con i  lupi di Clarissa Pinkola Estés 

Chi ha paura del lupo  che cattivo non è?

Cappuccetto Rosso / Gustave Dorè
Cappuccetto Rosso /
Gustave Dorè

Cappuccetto  Rosso: lei, con la complicità  del  cacciatore, ha messo  fine alla voracità del lupo  sbaffa – nonne, ma non a quella nomea che, suo  malgrado, il Canis lupus  si porta dietro di  se  e cioè di  essere, per l’appunto,  il lupo cattivo.

Chi  vuole essere cieco  e sordo  alla sua indole di  animale schivo (che ha istintivamente  paura dell’uomo), continuerà a ripetere che il lupo è pericoloso, non si  accontenta di predare qualche gallina o pecora, ma assale anche l’uomo per farne cibo.

Senza contare che, ancora oggi, circola quella diceria sui lupi  paracadutati sulle nostre foreste da misteriose organizzazioni ambientaliste, con lo scopo  di  ripopolare l’Appennino  di  branchi selvaggi di  Canis lupus neanche se fossimo  in SiberiaAlaska.

Questo nulla toglie agli  allevatori il diritto  a richiedere  indennizzi  per i  capi predati e i finanziamenti per i  sistemi  di prevenzione (recinzioni elettrificate, cani  da guardiania)

Il lupo, comunque,  preda soprattutto  animali selvatici vecchi oppure malati, raramente quelli  sani: ciò  garantisce anche il mantenimento dell’equilibrio  dell’ecosistema e di  questo  anche i  cacciatori, che vedono nel lupo un’antagonista per la caccia, dovrebbero  esserne contenti.

Per contro,  se non è il fucile di  qualche cacciatore ad uccidere il lupo, lo sono  i bocconi  avvelenati  lasciati dai  bracconieri: non  solo  quest’azione criminale (e un po’  da cerebrolesi)  uccide il lupo, ma a farne danno sono  anche altri  animali  che si  cibano  delle carcasse avvelenate tra cui, oltre a uccelli predatori  e piccoli  mammiferi carnivori,   i  cani di  escursionisti e quelli  da guardiania.

Non sempre è il lupo a predare gli  allevamenti: cani rinselvatichiti riuniti  in branco (abituati alla convivenza con l’uomo) non disdegnano  certo l’azione predatoria attribuita in seguito ed erroneamente  al loro parente.

Inoltre, problema non  certa secondario è l’ibridazione tra cane  e lupo: ciò  avviene quando durante il  periodo  di  estro,  che in una lupa può durare in media dai 5 ai 7 giorni,  la femmina viene fecondata da un cane (probabilmente vagante o  rinselvatichito) dando  alla luce degli ibridi che, se sopravvivono, possono ulteriormente riprodursi  nel branco comportando un impoverimento del patrimonio genetico della specie.

Gli incontri con il lupo e il suo  antagonista: il cane da guardiania 

Raro, rarissimo ma non impossibile: è l’incontro  casuale con  il lupo.

Se accade, e se il canide non è già fuggito  dalla parte opposta da quella dove noi stiamo fuggendo, è il  caso  di  mettere in pratica le linee guida dettate dalla Large Carnivores Initiative for Europe (gruppo specializzato in carnivori  della Iucn) e cioè quelle  di non lasciare rifiuti in giro e di  chiudere di  sera cani  e gatti in casa: accorgimenti  necessari  se abitiamo nel  bel  mezzo  della Foresta Nera e non in città.

Ben  altra faccenda è il cane da guardiania: non è di  rado che, durante una nostra escursione in montagna, di  trovarsi  faccia  a muso con uno  di  questi poderosi  cani che, se ben addestrato, si limiterà solo  a tenerci  d’occhio altrimenti, se l’incontro è del terzo  tipo  e nessuna navicella spaziale verrà  a salvarci, bisogna seguire queste regole:

  • Non scappare correndo 

Tanto lui è più veloce e voi, fuggendo,   vi  siete trasformanti in una preda 

  • Evitare di  toccare o  accarezzare il bestiame
  • Non gridare
  • Evitare movimenti  bruschi  che possono essere percepiti dall’animale come un’aggressione

Siamo già congelate dalla paura

  • Evitare di  agitare bastoni  o lanciare pietre verso il cane (è vietato  utilizzare il bazooka che di  solito  portate nello  zaino)
  • Se è possibile aggirare il bestiame mantenendo  la giusta distanza, se ciò non è possibile e il  cane si  avvicina, parlargli con tono calmo e proseguire con tranquillità il cammino.  

D’accordo: ma cosa mai  avrò da dire (in tono  calmo) ad un cane che mi vede sotto  forma di  salsiccia? 

Il Centro faunistico Uomini e Lupi 

A Entracque, nel  Parco  delle Alpi  Marittime, è  sorto  da tempo il Centro  faunistico  Uomini  e Lupi con il doppio  intento di fornire programmi  di  educazione ambientale che sono un fondamento per istituire le basi  di  convivenza tra uomini  e lupi, e soccorrere lupi  feriti tramite un recinto  faunistico  di 8 ettari dove (se si è fortunati: io non lo sono stata) dall’alto  di una torretta è data la possibilità di  osservare i lupi ospiti  del  Centro in un ambiente  del  tutto  simile a quello loro  congeniale.

Per gli orari  e le aperture del Centro vi  consiglio di  andare sul sito.

 

Per concludere un libro

Mia Canestrini è laureata in Scienze naturali ed è specializzata in conservazione del  territorio.

Lavora presso il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco  Emiliano seguendo il Progetto  Mirco per la protezione e la conservazione del lupo  e il miglioramento  del rapporto  tra uomini e lupi.

Dalla sua decennale esperienza con i lupi il libro La Ragazza dei  Lupi (anteprima a fine articolo).

Buon fine settimana. 

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro La Ragazza dei  Lupi  di  Mia Canestrini 

«Il mio lupo mi ha tagliato la strada un pomeriggio d’estate a pochi chilometri da casa. È balzato nella provinciale all’improvviso, ma calmo, e l’ha attraversata con un passo lento e sicuro, quasi a non sfiorare l’asfalto. Si è voltato a guardarmi, ci siamo fissati un istante, il tempo di lasciarmi un messaggio, e come un angelo è sparito, infilandosi nella vegetazione fitta oltre la cunetta. Mentre tutto sembrava insuperabile, il lavoro finire, il fallimento chiudere il cuore in una morsa, le amicizie allontanarsi, mentre la vita sembrava collassare su se stessa, un lupo è apparso come un lampo di luce alle porte del mio inferno personale. La sua apparizione senza senso, in un luogo strano, a un orario altrettanto strano, mi ha donato una grande fiducia nel futuro, nonostante nulla in quel momento sembrasse avere soluzione. Ma io gli ho creduto, ho stretto i denti. A volte gli angeli custodi assumono strane sembianze».


Si è messa sulle tracce dei lupi da studentessa di Scienze Naturali, quando come tesi doveva cercare segni di presenza del lupo per studiarne la genetica. Non li ha più lasciati. Oggi Mia è una “lupologa”, ed è una delle più preparate. Tra le sue attività, è impegnata anche a insegnare alle persone a convivere con l’animale di cui gli uomini hanno una paura ancestrale e un’attrazione infinita.
L’esperienza personale di Mia si intreccia con la storia più grande del lupo in Italia, ed è il racconto di un amore sconfinato, di cuccioli salvati e rimasti nel cuore, come Achille, e di altri perduti, un amore a volte corrisposto, a volte no. Ed è anche la storia di come i lupi le hanno insegnato a seguire la strada della libertà.