Si è geni indipendentemente dal nome che si porta

Nome

Che cosa c’è in un nome?

Quella che noi  chiamiamo rosa, anche chiamata con un’altra parola avrebbe lo  stesso profumo  soave.

William Shakespeare 

Il nome prima di  tutto 

Il profumo di una rosa, come ha detto il nostro  bardo,  è una sua qualità intrinseca, come il genio di  una persona si palesa indipendentemente dai  dati  anagrafici  riguardante il nome e cognome.

Così Albert Einstein sarebbe arrivato in ogni modo a scrivere l’equazione E = mc2    anche se si  fosse chiamato Paolino  Paperino.

Nome
Irene Brin (anni ’40)

 Maria Vittoria Rossi, alias Madame d’O (non pensate a Histoire  d’O), alias Marlene, Oriane ma anche Geraldina Tron,  decisamente più conosciuta come Irene Brin era indubbiamente una donna geniale.

Figlia del generale dell’esercito Vincenzo  Rossi e di  Maria Pia Luzzato, Maria Vittoria era nata a Roma il 14 giugno 1911.

Dalla madre, nata e cresciuta a Vienna,  ereditò la passione per lo  studio  delle lingue, tanto  da arrivare a parlarne correttamente cinque, ma si può dire che Maria Vittoria Rossi fin dall’infanzia ha respirato l’aria di un’agiatezza non certo  comune, vantando  la presenza in famiglia di  sindaci e Ministri della Pubblica Istruzione –  lo zio  Francesco  Rossi, avvocato  penalista fu  sindaco  di  Bordighera dal 1901 al 1907, mentre il cugino  Paolo  Rossi  fu, per l’appunto, ministro  della Pubblica istruzione e Presidente  della Commissione Parlamentare Antimafia e della Corte Costituzionale – nonchè di una cugina di  secondo grado (figlia di  Paolo  Rossi) conosciuta nel mondo letterario  con lo pseudonimo  di Francesca Duranti (alias Maria Francesca Rossi).

A ventitré anni, quindi nel 1934, è a Genova per il suo  primo  incarico  da giornalista per il quotidiano Il Lavoro.

Nel 1937  Leopoldo  Longanesi  la volle per scrivere di moda nel  nuovo periodico Omnibus considerato il primo settimanale d’informazione italiano: qui lei per firmare i  suoi  articoli  sceglierà come primo nome quello di Manù, per poi diventare Oriane in omaggio  al personaggio  di Oriane de Guermantes  invenzione di  Marcel  Proust.

Quando  Maria Vittoria divenne Irene Brin 

Fu  sempre Leopoldo Longanesi a suggerirle il nome di Irene Brin, questo  dopo  aver letto il suo articolo intitolato  Sera al  Florida che lo  lasciò entusiasta.

Il Florida
Il Florida era un locale notturno romano vicino a Trinità dei Monti, molto in voga nella fantasia degli italiani che, ascoltando programmi alla radio, lo avevano mitizzato. Irene Brin, nel suo primo, articolo firmato con questo pseudonimo, ne descrisse con sottigliezza lo squallore agli antipodi di quella idea di mondanità tanto cara al pubblico radiofonico.

Nel 1941 Irene Brin scrive il  suo primo  libro  Olga a Belgrado (anteprima alla fine dell’articolo) ispirato  dalla esperienza che ebbe durante la guerra in Jugoslavia.

Nel 1943 ritornò a Roma con suo marito Gaspero  del  Corso il quale, essendo un ufficiale dell’esercitò italiano, dopo  l’armistizio per i nazisti divenne un disertore, quindi  lui  insieme ad altri  ufficiali e semplici  soldati dovette nascondersi, per evitare di  essere catturato  e fucilato.

Fu un periodo  difficile anche per lei, tanto  che per sopravvivere dovette vendere alcune stampe   a firma di Matisse, Picasso e Morandi, solo  in seguito  trovò un lavoro  di  commessa presso una libreria d’arte romana: La Margherita.

Ed è in questa libreria che i  coniugi  del  Corso incontreranno un artista ancora non del  tutto  conosciuto e cioè Renzo  Vespignani,  il quale si presentò con molte delle sue opere, acquistate in blocco dai del  Corso  e subito  rivendute con un cospicuo guadagno.

Nel 1946 Gaspare e Maria del  Corso  acquistarono un locale in via Sistina al  numero  146 facendone una galleria d’arte, la prima aperta a Roma dopo  la guerra,  che in breve tempo  divenne famosa:  L’Obelisco.

Irene Brin (ma in seguito Maria Vittoria cambiò ancora il nome con cui  firmava i  suoi  articoli su  diversi  settimanali) continuò la sua carriera parallelamente a quella di  gallerista insieme al marito, arrivando ad entusiasmare per il  suo  stile Carmel  Snow caporedattrice di  Harper’s Bazaar che la volle subito come Rome editor nel 1952.

Purtroppo una malattia incurabile uccise Irene Brin il 31 maggio 1969, quando lei  aveva cinquantotto anni.

Oggi  riposa a Sasso  di  Bordighera, la sua casa di origine, dove lei  fece ritorno sapendo  che la fine era prossima.

Il libro

Nel 1941 Irene Brin raggiunse il marito Gaspero del Corso, ufficiale in Jugoslavia, contando di scrivere una serie di racconti e articoli per Il Mediterraneo e di non restare più di sei mesi in quella terra povera e degradata.

Vi rimase invece tre anni, durante i quali viaggiò tra Belgrado e Lubiana, incontrando città distrutte, località di villeggiatura abbandonate e campagne aride. A seguito di quell’esperienza riuscì a scrivere il suo libro più bello, l’unico in grado di mostrare chi si nascondeva veramente dietro quella che sarebbe diventata la giornalista di costume più amata e contestata d’Italia.

Fu pubblicato una sola volta, nel dicembre del 1943 e non ebbe vita facile visto che, come racconta la stessa Brin, “fu sequestrato quasi dovunque perché il titolo e il contenuto sembravano troppo favorevoli ai partigiani jugoslavi”.

Con Olga a Belgrado, Irene Brin firmò un’opera che è allo stesso tempo il diario coinvolgente di una guerra dimenticata come quella jugoslava e un romanzo per racconti capace di svelare con una modernità sorprendente il disagio e l’incomunicabilità che rende tragicamente simili tutte le guerre.

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

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