Sheela na gig: quel particolare potere della donna

Sheela na gig

La mai vagina è una conchiglia, una tenera conchiglia rosa rotonda, che si  apre e si  chiude.

la mia vagina è un fiore, un tulipano  eccentrico, dal  centro  acuto e profondo, il profumo  tenue, i petali delicati  ma robusti..

Tratto da I monologhi  della vagina di Eve Ensler

Sheela na gig, una divinità pagana?   

Letteralmente la traduzione in italiano dall’irlandese (?) di  Sheela na gig è Il concerto  di  Sheela dove, secondo  i più dotti  studiosi di  storia antica, Sheela è ovviamente un nome al  femminile, mentre per concerto s’intende proprio la vagina.

Sheela na gig (o anche Sheela na gigs al plurale) è anche il nome collettivo dato  a una serie di  bassorilievi che si  trovano sui portali  di  alcune chiese (ma anche di  semplici abitazioni) presenti non solo in Irlanda e Inghilterra ma anche in gran  parte dell’Europa continentale (tranne che in Italia) risalenti all’XI secolo.

Sheela na gig
Sheela na gig – Chiesa di St. Mary and St. David a Kilpeck (Herefordshire, Inghilterra)

Da come si può vedere dall’immagine la vagina è rappresentata in maniera molto  grottesca,  tale da suscitare nel  clero  vittoriano una battaglia per distruggerle perché ritenute fin troppo  pruriginose per la morale di  allora.

Eppure, secondo alcuni  studiosi, proprio  questo  tipo  di  rappresentazione dei genitali  femminili posti nelle entrate delle chiese nel  medioevo doveva servire a tenere i fedeli lontano  dai  peccati  della lussuria.

Altri  affermano  che, come nel  caso  dei gargoyle delle cattedrali gotiche, esse avevano lo scopo di  allontanare dalle chiese e dalle case i  demoni e il diavolo, cosa d’altronde in uso  anche nell’antica Grecia.

Tra le ipotesi riguardanti il nome Sheela vi è quella che sia il nome di una divinità pagana e che la rappresentazione di una vagina di  tale dimensioni  è, alla fine, un augurio  di  fertilità.

Il potere apotropaico  della vagina

E’ fuori di ogni dubbio  che oggigiorno  la nudità di una vagina venga immediatamente associata alla sessualità, se non addirittura alla pornografia, ed è altrettanto  ovvio che nessuna di noi si  sognerebbe di mostrare la propria intima natura femminile nella sua versione plain air.

In passato, però, l’organo  genitale femminile veniva considerato non solo  come dispensatrice di  felicità (dal punto  di  vista maschile) ma anche come simbolo  apotropaico  contro demoni  e forze della natura e lo stesso  concetto, più o  meno, lo si  ritrova nel  folklore di  diverse culture.

Così si  dice che in Catalogna una volta le donne, mogli  di pescatori, mostrassero la vagina al mare per allontanare le tempeste; mentre in Russia se una donna sfortunatamente incontra un orso, il mostrare la sua nudità metterebbe in fuga il plantigrado (sono convinta che l’orso a tale vista resterebbe alquanto perplesso, per poi  ritornare a fare l’orso).

Sheela na gig
Le diable de Papefiguiére – Illustrazione di Charles Eiser (1762)

Anche Jean de la Fontaine nel  suo racconto Le diable de Papefiguiére narra come il (povero) diavolo venga messo in fuga da una furba contadina che non ci pensa due volte nel  mostrare ciò che di  solito  rimane nascosto.

Letture in anteprima 

<< La prima volta che ho messo in scena I monologhi della vagina ero certa che qualcuno mi avrebbe sparato. Perciò quando sono salita sul palco di un piccolo teatro di Manhattan mi sono sentita come se stessi attraversando una barriera invisibile, rompendo un tabù molto profondo. Ma non mi hanno sparato. Alla fine di ogni spettacolo c’erano lunghe code di donne che volevano parlare con me. Sulle prime ho pensato che volessero condividere le loro storie di desiderio e appagamento sessuale. In realtà si mettevano in fila per dirmi come e quando fossero state stuprate o aggredite o picchiate o molestate. Ero sconvolta al vedere che, una volta rotto il tabù, si liberava un fiume in piena di memorie, rabbia e dolore. E poi accadde qualcosa di completamente inaspettato.

Lo spettacolo venne ripreso in tutto il mondo da altre donne che volevano infrangere il silenzio sui propri corpi e sulle proprie vite all’interno della comunità di appartenenza.

 Hanno provato a impedirci perfino di nominare alcune delle parti più preziose del nostro corpo. Ma ecco ciò che ho imparato: se una cosa non viene nominata, non viene vista, non esiste.

Ora più che mai è il momento di raccontare le storie importanti e dire le parole, che siano vagina o il mio patrigno mi ha stuprata.

Quando rompi il silenzio ti accorgi di quante altre persone stessero attendendo il permesso di fare lo stesso>>

Il Saggiatore presenta la nuova edizione dei Monologhi della vagina, con una nuova introduzione, nuovi contributi e testi inediti.

Con humour trasgressivo, la vagina prende la parola per raccontare e raccontarsi attraverso la sua voce, che sa essere seria, divertita, fantasiosa o drammatica.

Un manifesto contro la violenza che non cessa di essere il punto di riferimento fondamentale nella lotta quotidiana di tutte le donne del mondo.

Titoli  di  coda

Nel 1992 è la volta della cantautrice inglese PJ Harvey  a ispirarsi a ispirarsi  a  Sheela na gig per il brano omonimo

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Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥

 

 

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