Allora io sarei una feticista solo perché guardo vecchi film?

La gatta  che amava guardare Casablanca
Caterina Andemme ©

 

Allora io  sono una feticista?

Capisco  che questa frase senza un contesto  che ne spieghi a fondo  il significato, può sembrare la tardiva accettazione da parte mia di una  sessualità  indirizzata verso parti  del  corpo (o indumenti) di colui che ne è oggetto.

A parte il fatto  che la mia sessualità sia per voi interessante quanto il problema delle acciughe in Perù (ve lo  già detto  che era il tema di un vecchio  articolo del  mensile Le Scienze?), ci  tengo a precisare  che, in questo  caso, il termine feticista è estrapolato dalla dichiarazione della consigliera 5Stelle Gemma Guerrini riguardo ad una rassegna cinematografica dove si  proiettavano  vecchi  film ( e che lei evidentemente non gradiva) e  dove appunto  lei  aveva detto  che:

Cos’è infatti se non feticismo  la reiterata proiezione, giorno  dopo  giorno, di  vecchi  film che hanno in comune soltanto il fatto  di  essere famosi?

Già il fatto  di  essere famosi dovrebbe scagionare questi  film dal essere oggetto  di  feticismo, quanto piuttosto  di  ammirazione verso un’opera che ha visto impegnato il talento  di  attori  e registi, nonché di  tutte le maestranze coinvolte nella sua realizzazione.

Come da prassi la consigliera ha subito  dichiarato  che la frase è stata fraintesa e chi la diffonde non fa altro che diffondere una fake – news: in questo  caso sono  compiaciuta nel  diffondere ciò che lei  ha detto  e che non è una fake – news.

Se desiderate conoscere lo  sviluppo di  questa querelle  vi  rimando  all’odierna  pagina di  Roma Today

LIBRI IN VETRINA

Prima  che voi  abbandoniate questo  blog (ma poi  ritornate, vero?) vi  voglio parlare del  libro  della biotecnologa Beatrice Mautino  intitolato Il trucco  c’è e si  vede (di  cui una piccola  anteprima la troverete  a fine articolo):


Siamo sommersi da ogni tipo di informazione sui cosmetici. La televisione ci bombarda di pubblicità, le riviste reclamizzano le ultime novità in fatto di mascara e di miracolosi shampoo riparatori e, in particolar modo su internet, ci imbattiamo di continuo in articoli che ci mettono in allarme su prodotti e ingredienti che ci possono causare disturbi e malattie. Siamo frastornati.
 
Di quello che ci spalmiamo addosso sappiamo solo ciò che il marketing vuole farci sapere, ovvero poco e, soprattutto, non sempre qualcosa che sia in grado di aiutarci a scegliere in maniera consapevole. La triste realtà è che un’informazione attendibile e critica sui cosmetici nel nostro paese praticamente non esiste.

 

 

Cosa dovrei fare se incontro un orso?

 

Dormire in tenda è un’esperienza piacevolissima.

Dormire in tenda mentre fuori piove è come essere cullati al suono del ticchettio delle gocce sulla tela.

Dormire in tenda mentre fuori  diluvia, le saette ti  fanno da radiografia,  i tuoni rimbombano  dalla montagna vicina trasmettendosi  al terreno e quindi alla tua pancia, senza tener conto  del vento che sembra voler strappare gli  alberi intorno, figuriamoci una tenda,  ebbene tutto  questo ti porta solo  a farti un’unica domanda: perché  sono qui?

Non era la prima volta che in tenda abbiamo  avuto a che fare con il mal tempo, ma quella volta, campeggiati sotto il monte Pelmo (Dolomiti  di  Zoldo, provincia di  Belluno), qualche timore per la nostra incolumità ci ha sfiorato.

A parte questo, in fin dei conti  si  è trattato  solo di un temporaluccio estivo (lo  dico  adesso circondata dalle mura di una casa) , la cosa  che mi ha lasciata con un’ulteriore preoccupazione è trovare impressa nel  fango, sul sentiero  a qualche centinaio  di metri dalla nostra tenda, l’orma di  quello che io ho considerato  subito  appartenere ad un orso  (oppure orsa, questo non lo so), mentre lui tentava di  convincermi  che era quella di un cane solo  un pochino più grosso  della media (magari il Mastino  dei Baskerville).

Dove voglio  arrivare con questo  giro  di  parole? Semplicemente a questo: se dalla boscaglia fosse spuntato un orso  come mi sarei dovuta comportare?

Premetto che, quando  siamo  in giro  per sentieri, ci  preoccupa di più sentire gli  spari  dei cacciatori e magari  trovarci di  fronte ad un cinghiale ferito, il quale  avrebbe tutte le ragioni per vendicarsi  su  di noi.

Abbiamo già incrociato  cinghiali, qualche vipera, altri  esseri  striscianti, cani  rinselvatichiti, ci  siamo  presi  le nostre dosi  di  zecche ma orsi  mai (a parte qualche essere umano  che a malapena ti  saluta).

Già, ritorno  alla domanda di prima: come bisogna comportarsi  se uscendo  di  casa incontriamo un grizzly?

Il Club Alpino Italiano ci  aiuta in questo con alcune regole da seguire:

  • Se l’orso  rimane fermo sul sentiero, indietreggiare lentamente senza dargli  le spalle, in modo  da aumentare la distanza tra noi e lui

In pratica si  tratta di imitare Michael Jackson visto in Moonwalk oppuremolto  prima di lui Bill Bailey come in questo  video.

  • Se l’orso è  aggressivo e si  alza in piedi, non reagire: state fermi  e parlate con tono  basso  e calmo, anche se l’animale dovesse partire alla carica.

A parte il fatto  che in questo  caso  sarei  già morta per infarto  cosa dovrei  mai  dirgli con tono  basso  e calmo?

Forse: Non mangiarmi per favore, sono indigesta.

Oppure: Ciao, come va?  Bella giornata oggi, i tuoi orsacchiotti  stanno bene? vanno già  a scuola?….

  • Nel  caso  di  contatto  fisico restare passivi emettersi  lentamente a terra a faccia in giù, nella cosiddetta posizione del  coniglio ma intrecciando  le mani  dietro  al  collo.

Come ho detto  in precedenza passerei  a miglior vita ancora prima di riuscire a  mettermi nella posizione del  coniglio (dovrei  dire coniglietta ma sembrerebbe scritto  in memoria di Hugh Hefner).

Ops! …. è ora di  cena ed il mio  orsacchiotto ha fame.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 


PLAYLIST 

Visto  che ho  parlato di  Michael  Jackson.

 

 

Vagavo nella pioggia
Maschera di vita, sentendomi pazzo
Una rapida e improvvisa caduta dalla grazia
Le belle giornate sembrano lontane
L’ombra del Cremlino mi sminuisce
La tomba di Stalin non mi dà pace
Continuava e continuava …
Vorrei che la pioggia mi lasciasse in pace

Come ci si sente
(Come ci si sente)
Come ci si sente
Come ci si sente
Quando sei solo
E sei freddo dentro

Abbandonato qui nella mia fama
Armageddon del cervello
Il KGB mi perseguitava
Prendi il mio nome e lasciami stare
Poi un piccolo mendicante chiamò il mio nome
Giorni felici annulleranno il dolore
Continuava e continuava
Ancora e ancora e ancora …
Prendi il mio nome e lasciami stare

Come uno straniero a Mosca
Come uno straniero a Mosca
Stiamo parlando di pericolo
Stiamo parlando di pericolo, baby
Come uno straniero a Mosca
Stiamo parlando di pericolo
Stiamo parlando di pericolo, baby
Come uno straniero a Mosca

L’odio delle anime perse

Chiamatela pure vanità, ma anch’io ci  sono  cascata: se Taylor Swift ha un profilo  su  Instagram per dialogare con la gatta Olivia (presumo  sua), perché non aprire un profilo  tutto mio su  questo  social?

Certo, fatte le dovute differenze tra il pubblico della cantante ed il mio, si può ben immaginare l’ago  della popolarità puntare verso  la celebrità, ma cosa importa: io  ho  voi.

Chiudendo  questa parentesi molto personale, vengo  al  dunque:

Le anime perse sono  quelle degli individui che riempiono  il loro vuoto  con l’odio  verso gli  altri.

Odio  per il differente colore della pelle.

Odio  per le donne.

Odio per chi ha un differente orientamento  sessuale.

Odio  di  religione.

E’ tanto  facile odiare,  tanto che il pretesto per farlo non è mai difficile a  trovarlo.

Poi, quando  l’odio  viene usato dai professionisti  dell’opportunismo, la ragione è miseramente messa al  bando, ci  si nutre di  rancore e pregiudizi e non ci  si  accorge che a lui, l’opportunista, nulla importa se non il proprio rendiconto.

Ogni  riferimento a fatti e/o persone è voluto.

Alla prossima! Ciao, ciao………….


Playlist

 

Lui lo chiama zio Clint, io  Clint Eastwood, loro ne hanno  fatto il titolo di una canzone

 

 

Non sono felice, ma mi sento allegro
ho rinchiuso i raggi di sole, in una valigia
sono inutile, ma non per molto ancora
il futuro mi viene incontro
Non sono felice, ma mi sento allegro

ho rinchiuso i raggi di sole, in una valigia
sono inutile, ma non per molto ancora
il futuro mi viene incontro
Sta arrivando
Sta arrivando
Sta arrivando

Yeah… Ha Ha!
Finalmente qualcuno mi ha lasciato uscire dalla gabbia
ora il tempo per me non significa nulla perchè io non conto gli anni
ora io potrei non esserci
non dovresti essere spaventato
sono bravo a rimediare
sono esposto ad ogni insidia
intangibile
scommetto che tu non la pensi così
così io ti ordino di avere una visione ampia
guarda, io sarò docile
prendi e scegli
siedi e abbandona
tutte le tue combriccole
ragazzini e dandy
chi credi che stia veramente creando queste armonie?
il ritratto che tu stai estraendo da un tubetto di pittura
proprio come quando accendi una miccia
credi che sia romanzato
mistico? forse
spirituale
esaudibile
ciò che appare in te è una chiara visione perchè tu sei troppo insano
senza vita
per conoscere la definizione del termine vita
senza prezzo
per te, perchè io ti ho abituato alle stravaganze più esagerate
ti piace?
pistole che sparano a gettoni
veggenti tra di loro
ti possiedono con un solo colpo

Non sono felice, ma mi sento allegro
ho rinchiuso i raggi di sole, in una valigia
sono inutile, ma non per molto ancora
il futuro mi viene incontro
Non sono felice, ma mi sento allegro
ho rinchiuso i raggi di sole, in una valigia
sono inutile, ma non per molto ancora
il futuro mi viene incontro
Sta arrivando
Sta arrivando
Sta arrivando

l’essenza, le basi
riesci a vivere senza
permettimi di esserlo
bambino, come in natura
ritmo
lo hai o non lo hai, è una credenza errata
ci sono in mezzo
ogni albero germogliante
ogni bambino in sè
ogni nuvola che vedi
la vedi con i tuoi occhi
vedo la distruzione e la morte
la corruzione nell’inganno
derivante da questa maledetta impresa
ora sto credendo alle tue maledette bugie
attraverso Russ, benchè non siano i suoi muscoli ma le percussioni che da
con me come guida
ma tutti voi potete vedermi ora perchè non guardate con i vostri occhi
percepite con la vostra mente
che è la parte più profonda
così me ne vado in giro con Russ e sono un mentore
con poche maledette rime
ricorda dove ha sede il pensiero
io li ho analizzati tutti
perciò tu non puoi sopravvivere qaundo la legge è senza legge
sentimenti, sensazioni che tu pensavi fossero morte
non strillare, ricorda
(che è tutto nella tua testa)

……….

Orizzontalisti e verticalisti

 

Qualche sera fa approfittando del  fatto   che lui fosse in uno  dei  suoi  momenti zen, cioè stava lavando  i piatti  della cena (consuma meno  di una lavastoviglie), mi  sono  dedicata alla lettura del  giornale: saltando le pagine dedicate al blablabla della politica sono  arrivata a quelle della tragedia in cima al Nanga Parbat  dove due alpinisti, la francese Elisabeth Revol e il  suo  compagno  di  scalata il polacco Tomek Mackiewicz, durante la discesa dalla montagna, a settemila metri  di  quota, si  ritrovano  in gravissime difficoltà per le condizioni  atmosferiche avverse (purtroppo Tomek Mackiewicz morirà per un ‘edema).

IL RACCONTO DEL DRAMMA NELLE PAROLE DELLA STESSA ELISABETH REVOL

Per scalare le montagne dell’Himalaya, in special modo come il Nanga Parbat che detiene il triste primato di  essere seconda nell’indice di mortalità tra gli Ottomila (il primo  è l’Annapurna), bisogna avere delle indubbie doti  fisiche ed una volontà ferrea:  lei  è la seconda donna a scalare un Ottomila in inverno  (la prima fu  la svizzera Marianne Chapuisat che nel  1993 salì in cima al Cho Oyu a seguito  di una spedizione spagnola), la prima a raggiungere il Nanga Parbat sempre in inverno.

Per parlare di  volontà, invece  basterebbe solo andare a leggere quella che era la vita di Tomek Mackiewicz  prima di  diventare un alpinista molto  rispettato, anche se veniva  considerato un outsider per come affrontava il lato  economico delle sue spedizioni affidandosi  al  crowdfunding piuttosto  che agli  sponsor.

E’ sull’aspetto  della volontà che al  solito  mi pongo  delle domande: cosa spinge queste donne e questi  uomini a mettere in pericolo  la propria vita per arrivare lassù, in cima?

Non so  darmi  una risposta: anch’io amo la montagna, ma nella concezione che lo  scrittore Enrico  Brizzi  ben  definisce nel  suo libro  Il Sogno  del  Drago (ne parlo  qui), dove fa una semplice distinzione tra orizzontalisti e verticalisti  e cioè chi, a mio parere, cammina per i  sentieri per trovare   nella natura quiete ed un certo  senso  di integrazione ad essa e chi, al  contrario  cerca la sfida, dove la conquista della vetta ha tante sfaccettature per ogni uomo  che arriva in cima.

Va comunque riconosciuto  ai  verticalisti che, senza i  loro  sacrifici, quelle cime sarebbero  solo il fondale di un mito  o di un sogno.

Alla prossima! Ciao, ciao…….. 

La piccola storia di un innamorato impertinente

 

Un giorno  si ed uno no, prima di  entrare in ufficio, compro il pane in un piccolo forno alla fine di  via San Vincenzo, ad un centinaio  di  metri  dal Ponte Monumentale  che si  trova a metà di  via XX Settembre, dove   la quiete dell’isola pedonale di San Vincenzo si  dissolve  nel  rumore di  quella che considero  la strada più rumorosa di  Genova (forse di  tutt’Italia) e cioè, appunto,  Via Venti.

A servire i  clienti vi è una giovane e graziosa ragazza che, tra un filoncino  di pane, brioche e focacce di ogni  genere (compresa quella con le cipolle, tanto buona quanto letale per l’alito), riesce ad essere sempre gentile e sorridente.

Fu poco  prima del  natale scorso  ( o poco  dopo?) che insieme a me nel  negozio  entrò un giovane, penso  sui  trent’anni, incurante del fatto di non essere l’unico  cliente, anzi incurante del fatto  di non essere solo (in pratica non mi ha considerato  minimante), si  appoggia al  bancone e con un niente chiede alla commessa:

Ciao, volevo  chiederti se posso invitarti  questa sera a cena……

L’imbarazzo  di  lei si  è subito palesato in un leggero  rossore.

Il mio imbarazzo, come sopra, non è stato per nulla preso in considerazione, tanto  che mi  sono messa a fissare delle tortine glassate come se non ne avessi  mai  visto una (odio  le tortine glassate).

Comunque la ragazza si  riprende (quasi) subito rispondendo  con un laconico:

No, grazie.

Mi  sarei  aspettata che lui  avesse insistito, magari  tirando   fuori  dalla tasca della giacca un mazzo  di  rose come un prestigiatore, oppure una tanica di  benzina per darsi  fuoco.

Ed invece, con una semi  impercettibile alzata di  spalle  pone fine alla questione con un:

Va bene, sarà per la prossima volta……

E se ne va (con mia gioia perché mi ero  stufata di  guardare le tortine glassate).

A questo punto la mancata ospite di una sera a cena, quasi  giustificandosi nei miei  confronti per un approccio  che sembrava più un blitz delle teste di  cuoio, mi disse:

Ma che impertinente (ha usato proprio la parola impertinente), e poi  io  sono già impegnata da più di  tre anni…..però, tutto  sommato, è stato  gentile. Forse  mi ha trovato  bella.

Certo  che ti  ha trovato  bella e desiderabile perché, nonostante l’impertinenza, è l’alchimia del  sentimento che lavora per rendere la nostra vita più leggera e piacevole.

Questo, però non gliel’ho  detto: ho preso il mio pane e con un sorriso ho salutato  lei  e le tortine glassate.

Alla prossima! Ciao, ciao……………..

 


Il tragico incidente di  ieri, il deragliamento del  treno  a Pioltello che ha causato la morte di  tre donne e decine di  feriti, mi ha particolarmente colpita, perché anch’io faccio parte di  quel popolo  nomade che si  servono di  quei  binari figli  di un dio minore (come titola il quotidiano La Repubblica in edicola oggi).

Ogni  giorno viaggiamo in carrozze affollate e sporche, ogni giorno il treno che dovrebbe portarci in orario  al  lavoro, oppure a casa alla sera,  è sempre in ritardo.

Fate un po’ il conto: al meno  venti minuti ogni  giorno, tra andata e ritorno, moltiplicato per tutti i giorni  lavorativi  di un anno: è un bel po’ di  tempo  che ci  viene sottratto.

E’ vero, come sempre La repubblica cita, che in Grecia o in Portogallo le cose vanno peggio: ma io vivo in Italia, allora potrei  citare, magari, il Giappone come esempio  da seguire  se si  vuole parlare di  trasporto  pubblico  al  top.

Ci viene detto che nel 2020 anche questi  binari  figli  di un dio minore  vedranno correre su  di  essi  nuovi  treni per i pendolari.

Dobbiamo solo aspettare (ancora) due anni, sperando  che quello  che è accaduto  a Pioltello non accade mai  più.

Ed infine, loro, i professionisti  della politica, i quali distratti dalla loro  corsa alla rappresentanza nei  seggi, ne approfittano del  dramma per colpire l’avversario.

Come viene definito dai  media questo  comportamento?

Si, adesso ricordo: sciacallaggio 

Il Blog di Caterina cambia (ma solo la veste grafica)

 

L’unico consiglio  che una persona può dare a un’altra sulla lettura è di non accettare consigli, di  seguire il proprio  istinto, di  usare la propria testa, di  arrivare alle proprie conclusioni.

Virginia Woolf  25 gennaio 1882, Londra – 28 marzo 1941 Lewes 

Non solo Beppe Grillo ha dato una nuova veste al  suo blog, a dir la verità il suo  è  del  tutto nuovo, ma anche la sottoscritta ha deciso  di  dare una nuova veste grafica al Blog di  Caterina.

Certo,  le differenze tra  il Blog di  Caterina  e quello del mio  più famoso  concittadino,  si misurano  in anni luce di  distanza  (oppure, se volete,  la differenza è misurabile nello  spazio  di  5 Stelle), ma è stato  il desiderio  di cambiare quello  che ormai  consideravo un contenitore diventato  démodé e che quindi   doveva diventare più agile  e moderno: il risultato è quello  che vedete oggi (anzi no, da ieri ma è oggi l’ufficialità della cosa).

Naturalmente non basta avere solo una bel tema ma bisogna anche riempirlo  di  contenuti: a questo non verrò mai  meno perché, come ho  scritto  nel motto  sotto il titolo del blog:

Penso, dunque scrivo. Scrivo, dunque penso.

Caterina 

Alla prossima! Ciao, ciao……………….

 

 

 

Parlare di case chiuse? Meglio discutere sulla sessualità negata ad alcuni

 

L’amore fa bene.

Sulla dichiarazione di  Matteo  Salvini, appunto che l’amore faccia bene, non si può che essere d’accordo: peccato che lui  faccia un po’  di  confusione tra amore e sesso  a pagamento.

La sua idea (purtroppo  condivisa da tanti  altri) è che per combattere la prostituzione bisogna riaprire le case chiuse (fa niente che sia un ossimoro).

In pratica sarebbe come dire che la donna, oltre che madre e moglie (nonché fidanzata) avrebbe anche il ruolo  istituzionalizzato  di prostituta.

Per avere la mia simpatia (ovviamente per quello  che conta) Matteo Salvini invece di parlare di  case chiuse (e dei proventi  da tassare), avrebbe fatto  meglio a discutere di  femminicidio e di inasprimento  delle pene nei  confronti  dei  violenti, di protezione dei  diritti  delle donne (allargata a tutte le sfumature dell’orientamento  sessuale), di tutte quelle cose che rendere il nostro  Paese ancora più bello  da poterci  vivere.

Ma lui  è Matteo Salvini e questi ragionamenti  non fanno  parte del  suo  bagaglio culturale (viaggia molto  leggero).

Sessualità:

 

Nel genere umano, il complesso dei fenomeni psicologici e comportamentali relativi al sesso. Tali comportamenti sono diretti alla ricerca del piacere fisico e dell’appagamento psicologico mediante l’attivazione delle funzioni fisiologiche proprie degli organi genitali maschili e femminili, nonché l’insieme delle percezioni, istinti e desideri legati alla consapevolezza del proprio sesso. La sessualità giunge a maturazione insieme al realizzarsi della funzione riproduttiva degli organi genitali, all’epoca della pubertà, quando i meccanismi ormonali determinano la comparsa dei caratteri sessuali secondari. In quest’età della vita, anche gli istinti sessuali divengono particolarmente intensi e sono corroborati dall’attrazione per persone di sesso opposto (eterosessualità) o omologo (omosessualità).

Ho preso  questa definizione dalla pagina relativa del  sito dell’Enciclopedia Treccani (altre fonti, più o  meno,  danno lo stesso  significato).

Adesso  vi  domando  questo: secondo  voi nelle donne o negli uomini disabili la sessualità è morta?

E’ una di  quelle domande retoriche che non si  dovrebbero neanche porre, ma è anche vero  che questo  problema (se vogliamo  definirlo in questa maniera) è il più delle volte trascurato, o  nascosto, da chi ha una condizione di  vita definita come normale.

E’ naturale che, in questo  caso le difficoltà da affrontare non siano  solo  quelle fisiche ma anche, forse soprattutto, psicologiche.

In molti  paesi  europei tra cui Germania, Olanda, Danimarca e Svizzera, esiste la figura di assistente sessuale  cioè quella figura professionale che, dopo un percorso  formativo specifico, aiuta le persone disabili nel  riprendersi  la gioia dell’erotismo  e della sessualità.

In Italia, a parte un disegno  di  legge del 2014,  l’argomento è fuori  da ogni  discussione o intervento politico  (si preferisce parlare di case chiuse), lasciando che sia solo l’iniziativa di progetti,  come quelli   di  Max Ulivieri con il sito Lovegiver   e il video  Because of my body del  regista Francesco Cannavà, per sensibilizzare verso un altro  diritto  negato.

Alla prossima! Ciao, ciao…………… 

 


Ius soli: una mancata lezione di democrazia

– Between us –

 

Non scrivo  volentieri  di politica, non perché essa non mi interessi a tal punto da considerarla superflua ad ogni considerazione, ma solo per il  fatto  di non farmi  trascinare in quel blablabla  di opinioni unidirezionali, nel  senso  che non si  dialoga più di politica, ma si vuole imporre all’interlocutore che l’errore sta nel non comprendere che il proprio  punto  di  vista sia unico  e inconvertibile.

E’ ovvio  che da qui  a marzo  dell’anno prossimo, a meno  di non emigrare su  Marte, la campagna elettorale sarà pregna di promesse, insulti, bugie, urla e….poca politica.

Andrò, comunque, a votare, magari  turandomi il naso, perché  mugugnare e basta penso  che sia una scelta sbagliata.

Invece mi  arrabbio quando  ad essere calpestati  sono i diritti  delle persone, specie quando  il negare questi  diritti è il risultato di pura opportunità per i propri  interessi.

Sulla questione dei  diritti  abbiamo  fatto due passi importanti, l’uno riguardante le unioni civili delle coppie omosessuali  (peccato che non si è fatto  altrettanto per le convivenze delle coppie etero) e l’altra, l’ultima in ordine di  tempo, quella del  Biotestamento.

Nulla da fare per lo Ius soli (e Ius culturae) che avrebbe esteso  la cittadinanza italiana a 800.000 giovani  nati in Italia figli  di immigrati  regolari.

La paura, ben orchestrata da chi  era e continua ad essere contrario  alla legge,  è che lo Ius soli avrebbe aperto le porte a chissà quale forma di  invasione migratoria.

Ma tante erano  le condizioni  affinché la cittadinanza venisse concessa che, alla fine, non era poi  così scontata ottenerla:

  • La cittadinanza viene data solo  se uno  dei  due genitori  si  trova legalmente in Italia da almeno  cinque anni con un regolare permesso  di  soggiorno.

  • Si può avere la cittadinanza, nel  caso  dello  Ius culturae, se il richiedente è arrivato in Italia prima di  aver compiuto 12 anni, frequentato  la scuola per cinque anni  almeno e superato un ciclo  scolastico  (medie o  superiori)

C’è da dire che questa legge è stata approvata dalla Camera nell’ottobre del 2015 (nonostante l’opposizione del  centrodestra e l’astensione del  M5s), ma è naufragata in Senato  grazie agli  emendamenti presentati  dal leghista Calderoli e dal  M5s che ha dichiarato  di non volerla votare .

Tutto  qui!

Alla prossima! Ciao, ciao………….



 

 


SE VI INTERESSA IL TESTO IN ITALIANO, LO  TROVATE QUI 

 

Cinque inutili consigli per sopravvivere in ufficio

 

Archiviato il breve periodo  di  ferie natalizie ed aspettando  quelle più lunghe che dalla fine dell’anno ci porteranno  fino  al  giorno della Befana (non è una giornata a me dedicata), il ritorno  al  lavoro è piacevole quanto calpestare la cacca di un cane poco  prima di  entrare in ufficio.

Dopo  questa breve nota introduttiva sintomatico  esempio  di  quanto io  non odio  i  cani, ma i loro  proprietari che non rimuovono  le deiezioni dei loro  amici  pelosetti (adesso  che ci penso  anche un grizzly è pelosetto), vi propongo  i suggerimenti  che una ricerca americana sul  come affrontare al meglio le ore di lavoro.

  • Fare almeno un quarto  d’ora di  riposo  ogni  ora lavorativa.

Dunque, se io  lavoro  otto  ore al  giorno, sommando i quarti  d’ora, dovrei  fare due ore di riposo in aggiunta a quella della pausa pranzo: licenziata in tronco.

  • Meditazione, scarabocchiare o camminare semplificano l’attività cerebrale entrando in uno stato in cui le idee si schiariscono e diventiamo più creative. Si  consiglia, inoltre, una breve chiacchierata con un amica/o o  guardare un video online.

Se meditare in ufficio può essere interpretato come il più puro  oziare escludo, quindi, anche la visione di  video  hard (più congegnale ai  maschiettie messaggiarsi  con le amiche attraverso  WhatsApp: la Settimana Enigmistica  può aiutarmi  a diventare più creativa?

  • La pausa non deve essere solitaria ma fatta insieme con i colleghi.

Ma va!

  • La pausa pranzo può anche essere un momento adatto per la meditazione.

OOOOOMMMMMMM…….cos’è quella cosa che esce fuori  dal mio  panino travestita da foglia d’insalata?

  • È dimostrato che anche solo dieci  minuti  di corsa prima di  arrivare al  lavoro protegge dalla depressione e rischi  per la salute

Una corsa per prendere il treno: sono in ritardo ma anche il treno  è in ritardo: che corro  a fare?

Arrivata in stazione giù di  corsa per le scale per non farmi  travolgere dagli  altri pendolari che vanno giù di  corsa per le scale per non farsi  travolgere dagli altri  pendolari  che vanno  giù di  corsa per…..

Dribblo un centinaio  di  questuanti che mi  hanno  eletta loro  bancomat: credo di  essere abbastanza generosa, ma non ho  in tasca una tonnellata di monetine da dare in beneficenza.

Perché il cappuccino  del  bar ha sempre una temperatura prossima ai  mille gradi? Lo  so che non c’entra nulla con la corsa, ma ve lo  chiedo  lo stesso.

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 


Fare l’amore con una sessantenne? Sbraitava una volta il mio amico  Roberto al  caffè. Per carità, non è proprio  il caso. Però – aggiungeva, rettificando l’interrogativa retorica, Paola non ha solo  i sessant’anni  di oggi, è anche la quarantenne, la trentenne, la venticinquenne con cui  ho  vissuto i mei  giorni. La media, dunque, indica un’età giovane e la indicherà anche domani

Non mi  chiamo  Paola e non ancora sessant’anni (se non fra qualche anno): ma mi è piaciuto moltissimo il libro Danubio di  Claudio  Magris da cui è tratta questa frase.

Ve ne consiglio  la lettura.

 

(Cliccando  su Leggi  questo libro  aprirete la pagina di  Google Libri  con un’anteprima del libro  stesso)

Wanderlust? A me piace…..

 

Freud oppure Jung?

No, leggendo  Mind la nuova rivista di psicologia e neuroscienze, che ha preso  il posto  di  Mente & Cervello, non diventeremo  mai eredi dei  due illustri psicanalisti del passato, ma certo aiuterà  a comprendere un po’ di più i  meccanismi della nostra mente, anche quelli più profondi.

 

Nel primo numero, in vendita ad un prezzo  di  lancio  di un euro che diventeranno  sei   dal  numero  di  gennaio 2018, ampio  spazio viene dato  all’intelligenza emotiva, mentre altri  articoli spaziano dalla psichiatria nutrizionale (in pratica siamo  quello  che mangiamo e possiamo  migliorare mangiando  bene) alle discussioni  aperte sul  caso  Weinstein (ricordiamoci  che i colpevoli sono  coloro che usano il loro  potere per far violenza e non le donne che la subiscono).

Come ho  già scritto,  in questo  numero si parla principalmente di  emozioni, anche di  quelle che, pur avendole sperimentate almeno una volta nella  vita, non hanno un nome nella nostra lingua che le indichi.

Ad esempio:

AWAMBUK

 

Per la tribù dei Baining, Nuova Guinea, l’ospite è più che sacro e, quando lui partirà, lascerà a chi lo ha ospitato un senso  di  vuoto  e di  malinconia……

Mi  ricorda “lui” quando, dopo  la partenza di  Frederique (la mia cuginetta parigina) e dei  suoi  due figli  Matthieu ed Alexandre, i quali    avevano  condiviso  i nostri  spazi per qualche giorno di  qualche estate fa, si  sentì  malinconicamente solo, senza potersi  spiegare il perché, considerando che la parola folla per lui corrisponde a sei persone allocate in dieci  miglia quadrate.

SCHADENFREUDE

E’ il nostro  mal  comune mezzo  gaudio che in tedesco, per l’appunto,  si traduce nelle parole schaden (danno) e freude (piacere)…..

Anche questo  sentimento non fa parte delle mie esperienze emotive….beh, forse mi  è capitata una volta, due….magari  tre….

Qui, però, esiste il termine in italiano  e cioè  aticofolia, termine derivato  dal  greco  che avrebbe piuttosto il significato  di  attrazione verso la sfortuna (altrui).

Per terminare, quello  che ci piace più di  tutti  gli  altri  termini, è questo:

WANDERLUST 

E’ l’ossessione per il cammino: l’eterno viaggiare degli irrequieti……

Qualcuno  dice che la (il) wanderlust colpisce coloro che hanno  qualche problema di  salute mentale che li  spinge al  vagabondaggio eterno: in fin dei  conti non mi sembra così male, per cui auguro un buon wanderlust a tutte voi.

Alla prossima! Ciao, ciao…………….. 

 


 

 

La Ghostwriter di  Babbo  Natale è il libro che la scrittrice Alice Basso  regala ai  suoi  lettori  ed a quelli  che lo  diventeranno.

 

Buona lettura!