Quella cosa (che inizia con la “S” e finisce con la “O”) che aiuta a vivere meglio

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Tante sono le cose (ovvie) per cui il  sesso rende più felice la nostra vita: provare per credere!

Il sesso  riduce lo  stress

Grazie al  rapporto  sessuale il nostro corpo produce dopamina, endorfine e ossitocina: un cocktail ormonale che, riducendo lo stress, ci  fa vedere il mondo  più roseo. Peccato  che alla fine dell’effetto tutto ritorna come prima: il rimedio  è ripetere l’esperienza (e dite che non vi faccia  piacere!).

Il sesso brucia calorie

Gli scienziati  affermano che fare sesso  almeno  tre volte alla settimana (sono ottimisti, oppure pessimisti?) può bruciare fino a 7.500 calorie in un anno.

Dunque: sesso per tre volte alla settimana è uguale a 162 volte in un anno: che vuol  dire  bruciare 46,29 calorie per ogni rapporto sessuale: è un po’ spoetizzante dire: <<caro  amore mio, ho  messo su un po’ di  ciccia: che ne dici  se facciamo l’amore?>>

Il sesso  aiuta il nostro  sistema immunitario

Eppure mi sono  beccata lo  stesso  l’influenza: cosa vuol dire?

Il sesso aiuta il cuore (in senso  fisico)

I ricercatori del  Research Institute del  New England hanno  scoperto che gli uomini  che fanno  sesso  regolarmente hanno il  45 per cento in meno  di probabilità di  soffrire di  malattie cardiovascolari.

Quando  i nostri partner  ti  dicono: “Mi spezzi il cuore” è da intendersi  come “ facciamo poco sesso”?

Il sesso  allieva il dolore

Già, ma io  ho  sempre mal  di  testa (prima, durante e dopo).

Il sesso  aiuta a rinforzare i muscoli pelvici

Sperimentare, sperimentare……

 

Il sesso  aiuta a dormire bene

Come sopra: Ma và!

Il sesso  ti rende dieci  anni più giovane (è solo  apparenza)

Non illudiamoci: ci  sono sempre le rughe a toglierci  quei  dieci  anni  di  giovinezza virtuale.

Conclusione: anche se tutto  questo  non fosse vero, o per lo meno non del  tutto  vero,  fare sesso ( o l’amore se volete) è pur sempre meglio che……(a voi  la scelta).

Alla prossima! Ciao, ciao….

 

 

 

A lezione dalla porno attrice

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Lo  ammetto: il titolo è solo un’esca.

Perché, se in effetti Lisa Ann è  una porno  attrice, l’argomento  che tratta  questa volta non riguarda la sfera della sua professione (su, non facciamo le bigotte(i): è anche quella una professione,), bensì una piccola spiegazione incentrata sullo scandalo  del momento  e cioè i “Panama Papers”.

In pratica Lisa ci  dice come questa società di  comodo  danneggiano soprattutto  chi  le tasse le paga.

Tutto  qui.

Oggi  sono  più breve del solito: mi sto preparando  moralmente (mi sto  facendo  coraggio) per domani, quando  accadrà che un bravo  dentista estrarrà dalla mia (bella) chiostra di  denti quello del  giudizio.

Tanto, dice il mio “lui”, non ti serve: mi viene il dubbio  se si  riferiva al  dente o ad altro.

Alla prossima! Ciao, ciao……….

 

 

Fatti una pera (asiatica) e il mondo ti sorriderà

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Avete deciso di prendervi una solenne sbornia per i motivi  che solo  voi  conoscete?

A parte che sono affari  vostri, ma vi  sembra il  caso  di ubriacarvi per una  qualunque ragione al mondo?

Comunque, proseguendo nel  vostro intento  di  autodistruzione, vi  consiglierei di passare un giorno  prima dal  vostro  fruttivendolo di  fiducia per ordinare un chilo (anche due) di pere asiatiche, dette anche pera nashi, e di mangiarle o di  berle sotto  forma di  succo.

Questo perché,  secondo una ricerca australiana,  e cioè  quella del  Commonwealth Scientific and Industrial Research Organitation,  il consumo preventivo  di pera nashi allenterebbe  i postumi  di una solenne sbornia.

Non si sa cosa contenga il frutto  da poter vantare questa proprietà anti-sbornia: per i ricercatori il meccanismo sta tutto  negli enzimi coinvolti nel metabolismo  dell’alcol, nella sua eliminazione o inibizione all’assorbimento.

A parte l’utilizzo pro alcolisti  anonimi, la pera asiatica presenta una buona dose di  nutrienti  quali  vitamine B e C, Sali  minerali e fibre.

In conclusione: fatti una pera (asiatica) e il mondo  ti  sorriderà.

Alla prossima! Ciao, ciao……….

 

Aiuto, arriva l’ora legale….

ora legale

 

Prima, però:

Voglio ringraziare Silvia che, commentando il mio post “Shhh…parla il silenzio”, mi ha rassicurato che lì fuori  c’è vita: in pratica, come il programma SETI per la ricerca   di  civiltà extraterrestre , ho sempre desiderato  che qualcuna(o) mi mandi  un feedback per dirmi: “Guarda che  non sei  sola in questo mondo  virtuale, noi ti  stiamo  leggendo…”

Ma, soprattutto, ringrazio Silvia per avermi  dato l’opportunità di  conoscere il progetto that’silence che prevede momenti culturali di  confronto  ed approfondimento e momenti esperienziali  di laboratorio sui  temi del  silenzio  e del corpo, dedicati  ad un pubblico di  sordi e di udenti.

Grazie.

Continuando:

Arriva l’ora legale e so  già che toccherà a me l’ingrato  compito di mettere in orario gli orologi  analogici  in  casa, tanto  so  già che “lui” troverà qualsiasi  scusa (im)plausibile per delegare alla sottoscritta il noioso  compito.

Tralasciando la questione se l’ora legale sia effettivamente utile o meno, ho  trovato dei “miti” su  di  essa di  cui  non ne conoscevo  l’esistenza.

Ad esempio:

L’ora legale è stata costituita per dare agli  agricoltori un’ora di più al  giorno  per lavorare.

??????

Comunque l’ora legale fu proposta per la prima volta nel 1907 dall’ingegnere inglese William Willet al Parlamento inglese per sfruttare, appunto, al  massimo  la luce del  giorno. La Germania è stata la prima nazione che ha applicato l’ora legale e, a seguire, gli  Stati Uniti  la introdussero durante la Prima guerra mondiale per risparmiare energia (se poi  tutto  questo non è vero, non è mica colpa mia).

La luce del  giorno  ci  rende più sani  e felici

Certo, basta andare a letto la sera prima ad un orario decente. Altrimenti  la luce del giorno  avrebbe su  di noi  lo  stesso  effetto  che ha su  Dracula.

L’ora legale ci  aiuta a risparmiare energia elettrica

Sarà, ma non vedo questo  grande risparmio nelle nostre bollette per il consumo  dell’elettricità.

E che dire, poi, di  tutti  quegli  uffici  pubblici  che mantengono  accese le luci  anche in pieno  giorno, in piena estate, magari  con i condizionatori  al  massimo  per ricreare l’ effetto  Antartide?

Altri  studi, più seriamente, dicono  che spostare in avanti le lancette dell’orologio avrebbe serie ripercussioni  sui nostri  ritmi  circadiani: in pratica occorre una settimana affinché il nostro  corpo  si  riabitui al giusto  ritmo sonno-veglia mediato  dal  rilascio  di melatonina: più è buio, più tale ormone verrà rilasciato  nel  corpo, segnalandoci  che è  giunta l’ora di  andare a nanna.

Io sono praticamente una melatonina – dipendente,  per cui adesso  vi  saluto per andare ad allenare il mio corpo in vista della prossima ora legale….ronf…ronf….

Alla prossima! Ciao, ciao………..

 

Messere Querini che portò lo stoccafisso

vascello

 

Perché ho  messo l’immagine di un vascello all’inizio?

Perché vi  voglio parlare dello  stoccafisso: come dire “c’entra come i  cavoli  a merenda”.

Se proseguite nella lettura, vedrete che il nesso esiste: eccome!

Prima ancora, però,  un cenno alla normativa europea (che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2018) riferita ai Novel  Foods: in pratica questa normativa ridefinisce l’insieme delle procedure, delle valutazioni ed autorizzazioni per la commercializzazione in ambito  europeo dei “nuovi  cibi”.

E quando  si parla di nuovi  cibi  il riferimento è soprattutto  nell’aspetto  culinario  che arricchirebbe la nostra dieta con gli insetti: in pratica,  dal 1° gennaio 2018, potremo  trovare in tutti  i  supermercati (e negozi  di  alimentari) scatolame di  cavallette & company, ma anche di alghe e vegetali  prodotti con metodi non tradizionali ma, ad esempio, con l’utilizzo delle nanotecnologie in campo alimentare.

Adesso arriviamo  allo  stoccafisso che, prima del  1432, era anch’esso  da considerare un “Novel  food” per le tavole di  allora: se ne apprezziamo la bontà è grazie ad un naufragio.

La storia (molto  romanzata):

il 25 aprile del 1431 (io  sono nata il 26 di  aprile, ma qualche secolo  dopo) salpa da Candia (isola di Creta) la nave Querina (ecco il perché dell’immagine). La nave trasporta varie merci  destinate ai mercati  delle Fiandre; al  suo comando il nobile veneziano e membro del  Maggior Consiglio della Serenissima messere Pietro Querini.

La navigazione precede tranquilla fino  alla data del 14 settembre dello  stesso  anno: appena superato  Capo Fisterra (promontorio  galiziano sull’oceano  Atlantico) si  scatena una violenta tempesta che renderà il vascello ingovernabile.

Fu  dato l’ordine di  abbandonare la nave: due scialuppe di  salvataggio  vennero  calate in mare, ma solo  una di  esse riuscì a portare in salvo  parte dell’equipaggio: Pietro Querini, due ufficiali  ed una quarantina di  marinai.

Gli  sventurati  riuscirono  ad approdare in un’isola dell’arcipelago norvegese delle Lofoten: Sanday.

A salvarsi  dalla disavventura furono solo  in sedici, compreso il capitano  Querini: vissero per una decina di  giorni  cibandosi  di  quel poco che l’isola offriva ma, per loro  fortuna, gli  abitanti  della vicina isola di RØst, vedendo i fuochi  accesi  dai naufraghi  per riscaldarsi, decisero (finalmente) di  andare a soccorrere i naufraghi.

Per loro  si  aprirono  le porte del paradiso e questo lo si può comprendere da ciò che lasciò scritto  nelle sue memorie Pietro  Querini:

<<Gli uomini di quest’isola sono di  bello aspetto, e così le donne sue, tanto è la loro semplicità che non cura, ne ancora di  chiudere la loro  roba, ne ancor delle loro  donne hanno  riguardo: e questo  chiaramente comprendemmo perché nelle camere dove dormivano mariti e moglie e le loro  figliole alloggiavamo  ancora noi,  e nel  cospetto nostro  nudissime si  spogliavano quando  volevano  andare in letto; ed avendo  costume di stufarsi i giovedì, si  spogliavano a casa e nudissime per li trar d’un balestro  andavano a trovar la stufa mescolandosi  con gli uomini>>

La “vacanza” termina il 15 maggio  del 1432: Querini ed alcuni  suoi  compagni si  fanno  aiutare ancora una volta dagli isolani, questa volta per far ritorno  a casa (gli  altri  marinai preferirono  rimanere lì e si  può ben comprendere il perché).

Vennero  quindi imbarcati per far rotta verso  Bergen e da qui, dopo cinque mesi, il 12 ottobre 1432 ritornarono  a Venezia.

Durante il periodo passato  sull’isola di  RØst, ebbero modo  di  mangiare quella strana pietanza che era, per l’appunto, lo stoccafisso: la considerarono  talmente buona da decidere di importare lo stoccafisso anche a Venezia e quindi  in tutta l’Italia.

Sarà vera la storia?

Non lo so: stretta la foglia, larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 

 

 

 

 

 

Shhhh….parla il silenzio

silenzio

 

Penso che via XX Settembre, la strada principale del centro  di  Genova, sia in assoluto la più rumorosa della Liguria, dell’Italia, del mondo  e di tutto l’universo  finora conosciuto.

Detto  questo, e ribadendo il fatto  che la mia Genova pur con qualche difetto è la “mia bella Genova”, passo  all’argomento  di  oggi  che, visto  anche il titolo  dell’articolo (perché devo  chiamarlo  post?), è il SILENZIO.

Un rapporto  dell’OMS del 2011, pur non trovando  effetti certi  sulla salute delle persone, ha definito l’inquinamento  acustico  come un vero  e proprio  flagello: questo  rapporto  sottolineava il fatto  che ogni  giorno  siamo immersi  in una moltitudine di  suoni e i momenti  di puro  silenzio (rigenerante) sono decisamente pochi.

Bisognerebbe, quindi, creare degli i spazi  quotidiani  affinché il silenzio sia proprio “d’oro”: basterebbero  anche solo  dieci minuti, magari  subito  dopo la sirena della nostra sveglia!

Vediamo  i vantaggi  del silenzio:

Mitiga lo stress e la tensione: 

A parte il fatto  che il rumore incide direttamente sull’udito (dico  proprio a te, che ascolti  la musica in cuffia, e che la stessa arriva alle mie orecchie nonostante i  due chilometri  che ci  separano), l’inquinamento  acustico  provoca ipertensione e questo non fa molto  bene al cuore.

Potete provarlo  sul vostro  partner: mentre sta dormendo sparategli  un brano di  Heavy metal a tutto  volume: sicuramente non sopravvivrà (se ci  riesce sarete voi  a non sopravvivere), ma se ne esce indenne potete dirgli (dirle) che la sua amigdala ha rilasciato tanto  cortisolo, cioè l’ormone dello  stress.

Il silenzio aumenta le nostre risorse mentali:

A quanti  stimoli  sensoriali  rispondiamo  ogni  giorno? Questo nostro povero  cervello è sovraesposto ad essi: il risultato  è  che, alla fine, quando  le nostre risorse di  attenzione sono  esaurite, arrivano  distrazione e affaticamento mentale.

Arriva anche il forte desiderio  di  far fuori il perfetto  sconosciuto  che ti  vuole dare la sintesi  della sua vita nei  dieci  minuti  che ti  sei presa per bere un caffè al  bar.

Il silenzio attiva nuovi  circuiti  mentali:

“Lui”, quando  secondo i suoi  parametri di  sopportazione (pari  allo  zero, ma anche meno), decide di  troncare ogni  rapporto  con il mondo  esterno, chiude gli occhi e, unendo pollice ed indice, recita: “io non sono  qui, sono  in un’altra dimensione….io non sono qui, sono in un’altra dimensione…………). Ovviamente, nel suo intento,  è un modo  come l’altro  per non dire: “non mi rompere i CENSURA”.

Se mai  riuscisse ad estraniarsi (figurati!),  avrebbe un flusso  interiore di  pensieri, emozioni  e ricordi che l’aiuterebbero  anche ad empatizzare con il suo prossimo (nonché assecondare ogni mio  desiderio).

La tranquillità rigenera le cellule cerebrali:

così anche il mio  neurone potrebbe avere un compagno  con cui  scambiare qualche chiacchera (va da se che il mio  cervello è composto  da più neuroni, ma ho dovuto  scriverlo  per pareggiare quello  che ho  scritto  su  di “lui”).

Per concludere i versi sul  silenzio di  Olindo Guerrini:

 

Ed io che intesi quel  che non dicevi,

m’innamorai di  te perché tacevi

 

Alla prossima! Ciao, ciao……………….

 

 

 

      

 

Quel diavolo di dihidrojasmonato (di metile)

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Va bene, lo  ammetto: prima di leggere l’articolo di Paola Scaccabarozzi (“Messaggeri d’umore”   D – Donna  del 31 ottobre scorso) non sapevo  assolutamente cosa fosse il dihidrojasmonato  di  metile: cioè quella molecola che, presente in molti  profumi, scatena il rilascio  di ormoni  sessuali da parte dell’ipotalamo femminile (in quello  maschile non c’è ne bisogno visto l’idea fissa che alberga nel loro cervello).

Comprendo  che detta così la questione è pari  alla presunzione di voler ridurre  la Divina Commedia nei 140 caratteri  di un tweet e che, inoltre, la sessualità è cosa ben  più complessa di una sniffata di  dihidrojasmonato di  metile.

In natura il dihi..ecc.ecc. si  trova come essenza floreale del  gelsomino e,  nel 1966, entrò a far parte del bouquet alla base del profumo  di Christian Dior “Eau Savage” .

Sembra che il successo che   Steve McQueen riscuoteva tra le sue  ammiratrice fosse (anche) dovuto ad un uso smodato di  Eau Savage: parola di  gossip.

Per fortuna di noi  comuni mortali, non avvezze ai  scioglilingua propinatoci  dai  chimici, il nome commerciale del dihidrojasmonato di metile è quello di “Hedione” (nome derivato  dal  greco  antico e con il significato  di  “piacere”….ma guarda un po’).

A definire l’effetto  di  Hedione sul desiderio femminile è stato un gruppo  di  ricerca della Ruhr Universitat Bochum (Germania): hanno invitato  alcune volontarie ad annusare sia l’Hedione che un’altra sostanza come l’alcool feniletilico utilizzato  anch’esso  come flagranza floreale (magari nei profumi più a buon mercato): ebbene, esaminando il cervello delle volontarie che avevano  annusato l’Hedione, si è visto come le loro aree cerebrali  del sistema limbico (quelle responsabili  delle emozioni e della sessualità) si  sia “acceso” molto più rispetto alla sostanza di  comparazione.

Inoltre, secondo  testimoni  oculari, i poveri  ricercatori si  sono  dovuti  barricare nel laboratorio  perché assaltati dalle volontarie desiderose di  far sesso  sfrenato  con loro.

Forse quest’ultima parte non ha un fondamento di  verità.

Alla prossima! Ciao,ciao….