Villa Necchi Campiglio: la Milano d’antan

Giardino con piscina di Villa Necchi Campiglio a Milano

 

Una residenza circondata da un silenzioso giardino nel centro di Milano, custode di strepitosi capolavori d’arte, dove si respira ancora intatta l’atmosfera del bel mondo della Milano tra le due guerre (dal  sito  del  FAI)

La Villa è un gioiello  incastonato in una delle vie più signorili  del  centro  di  Milano (via Mozart): circondata da un giardino e da un campo  da tennis, nonché una piscina che fu tra le prime di  quelle private apparse in città ad essere riscaldata (vedi  foto  ad inizio  articolo).

 

Dunque, Villa Necchi Campiglio:

 

La villa è stata realizzata da Piero  Portaluppi tra il 1932 ed il 1935 per il nucleo  familiare composto  da Angelo Campiglio, sua moglie Gigina Necchi e sua cognata Nedda.

A Portaluppi subentrerà Tomaso  Buzzi che, nel  secondo  dopoguerra, conferirà alle sale un aspetto più classico  e tradizionale.

La Villa ospita inoltre la Collezione Alighiero ed Emilietta de’Micheli e quella di  Claudia Gian Ferrari, con opere del  Tiepolo, Canaletto, Sironi, de Chirico  ed altri.

 

 

In questa pagina le informazioni per la visita di Villa Necchi

Infine voglio  ricordare che  Villa Necchi Campiglio è stata donata al  FAI (Fondo Ambiente Italiano) nel 2001 e, dopo più di  sette anni di lavori  di  restauro, è stata aperta al pubblico grazie alla fondazione.

Nel  box in fondo  articolo vengono illustrati gli  ambienti  della Villa

Alla prossima! Ciao, ciao…………


 

Fin qui  ho  parlato del  bel mondo, termine  che considero in un certo  senso  anacronistico, legato agli  agi  di una famiglia della Milano degli  anni ’30.

Ma c’è un altro mondo a cui  mi sento più affine e per questo più solidale alla mia persona: è quello delle persone che oggi  difendono il loro diritto di  lavoratori, in particolar modo ai 600 operai  dell’Ilva di Genova considerati esuberi  dal nuovo  management.

Sono certa che nessuno  dei lavoratori  coinvolti leggerà il mio blog,  ma non per questo rinuncio ad augurare loro  una soluzione positiva a questo  grave problema.

 


 

Olbicella – Tiglieto – Olbicella: un anello contro il brooding

La femme lisant…..

 

PRIMA, PERO’:

Broodingnelle scienze cognitive indica quello  stato  d’animo in cui dentro  di noi  continuiamo  a rimuginare un evento  negativo  legato  alla nostra vita.

Questa situazione, protratta nel  tempo, può essere causa di depressione o stati ansiosi gravi.

Molti  studi condotti  da diverse università, indicano  negli  abitanti  di  grandi  metropoli i  soggetti più a rischio  di  questa condizione.

Il consiglio che viene dato per alleviare questo particolare stato  d’animo è quello  di immergersi nella natura, con lunghe camminate.

Sembra che funzioni.

 

Giuro che prima di leggere una rivista dedicata all’escursionismo (Trekking & Outdoornon mi pagano per farne la pubblicità), non sapevo  assolutamente cosa fosse il brooding.

Adesso  che lo  so, posso  dire che i miei pensieri scorrono  via come l’acqua di un torrente.

Comunque se l’argomento  vi interessa  in questa pagina ne troverete un ulteriore approfondimento (il sito è in inglese).

Dopodiché partiamo  con l’argomento  di  quest’articolo, cioè l’anello  escursionistico  Olbicella – Tiglieto – Olbicella.

Per raggiungere il  paese di  Olbicella , partendo da Genova, abbiamo  due alternative: la prima, la più lunga,  è quella di uscire al  casello  di  Ovada, proseguire in direzione di  Molare e quindi  raggiungere Olbicella.

La seconda, sempre percorrendo l’autostrada A10, è prendere l’uscita di  Masone, quindi  proseguire verso  Rossiglione e da qui verso  Tiglieto. Da Tiglieto  ci  porteremo  verso la Badia e, proseguendo lungo  la strada, raggiungeremo  Olbicella.

Noi, per l’andata abbiamo preferito percorrere la strada da Ovada, mentre per il ritorno  quella che porta a Rossiglione (così anche in auto si  farà un’anello).

 

Ad Olbicella si  parcheggerà l’auto presso un parco  giochi  ed il cimitero (il paese è molto piccolo  e lo spazio  è quello  che è).

Dalla chiesa di Olbicella, per circa un chilometro, si prosegue su  asfalto fino  ad arrivare al ponte sul torrente omonimo: qui, alla nostra sinistra, il primo  dei  segnavia dell’itinerario 531  che seguiremo fino a Tiglieto (l’anello intero si percorre in un tempo pari  all’incirca cinque ore, come sempre dico  che dipende dal passo  che si  ha).

Il tratto che stiamo  percorrendo è parte di un più lungo itinerario che da Acqui Terme porta a Tiglieto

 

Lo  stradello inghiaiato risale il corso  dell’Olbicella fino  ad una passerella sul torrente Orba

 

 

Oltre il ponte il sentiero proseguirà in salita dapprima su  fondo  lastricato  e poi, mano  a mano che si  inerpica, su  fondo  più sconnesso ma facilmente percorribile.

 

Il sentiero prosegue regalandoci  scorci panoramici sul  corso  dell’Orba, quindi, prendendo  la direzione a nord, raggiungerà il crinale che segna il confine tra la Liguria ed il Piemonte.

Dopo un bivio, piegando  a sinistra (facendo  attenzione ai  radi  segnavia bianco – rossi) il sentiero  si  allarga fino  ad arrivare (all’incirca dopo  un’ora) al Passo  della Crocetta: su  asfalto, per due chilometri  fino  a Tiglieto.

Da Tiglieto proseguiremo  fino alla Badia dove possiamo sostare per un meritato panino  e fare rifornimento  d’acqua (è l’unica possibilità lungo  tutto il percorso  ad anello).

ciao………

Dopo la sosta non resta che proseguire sulla strada asfaltata (la stessa che ripercorreremo in auto)  verso  Olbicella.

Anche qui gli  scorci  del panorama sono caratteristici  e piacevoli

 

Particolare del panorama da “Il balcone dei campanili”

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

Genova per me, per noi, per voi….visita alla Lanterna

 

Decanto tanto  le bellezze della mia città (Genova, per i più distratti o per chi  capita per la prima volta da queste parti) ma  non ero  mai stata in cima al suo monumento  simbolo: La Lanterna.

E’ un po’ come dire che un milanese non è stato mai  nel  Duomo (a proposito, ma è vero  che adesso  si paga per entrare?), un parigino  sulla Torre Eiffel, un pisano  su  quella della sua città (la Torre di  Pisa, appunto), un romano  al  Colosseo, la Banda Bassotti  nel  caveau di  Paperon de’ Paperoni  (personaggi  Disney, sempre per i distratti).

E dire che il faro esiste dal 1128 (non ero ancora nata), ma solo il mese scorso, in occasione dei  Rolli Days sono finalmente riuscita a colmare questa lacuna.

STORIA DELLA LANTERNA DAL 1128 AD OGGI

 

Disilludendomi  di  arrivare fino  in cima, perché dopo  la prima terrazza il resto  e off- limits essendo  zona militare, il panorama non è dei più belli  che Genova può offrire, ma certo  la vista sul porto rimane interessante.

 

 

La Lanterna si può visitare tutti  i  sabato, domenica e festivi  dalle ore 14.30 fino alle 18.30 (ultimo  ingresso  alle ore 18.00).

Il prezzo  del  biglietto è di 6 euro, altre possibilità di  visita sono  descritte nella  pagina del  sito.

 

TOUR  VIRTUALE IN 3D DELLA LANTERNA DI  GENOVA

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 


 

GENOVA PER ME, PER NOI, PER VOI (DUE CANTAUTORI  PER UN’UNICA EMOZIONE)

 

 


 

 

 

森林浴, ovvero: trarre giovamento dall’atmosfera del bosco

 

Non lo  sapevo, ma quella sensazione di  benessere che mi prende ogni  qualvolta cammino  per i  boschi ha un nome: Shinrin  – yoku (森林浴? in giapponese).

La medicina giapponese insegna che più si passa il tempo in mezzo  ad un luogo  con un alta concentrazione di  alberi, quindi  una foresta od  un bosco, le nostre difese immunitarie si potenziano, insieme ad una spiccata diminuzione della frequenza cardiaca e della pressione sanguinea (pensate un po’  a Tarzan ed al  suo  fisico).

Tutto  questo  grazie ai  monoterpeni, cioè quelle sostanze  aromatiche contenute nel  fogliame e nei tronchi  degli  alberi sotto  forma di oli essenziali.

Da qui  è nata la pratica del forest bathing (bagno  nella foresta): presso l’Oasi  Zegna  vi sono tre percorsi  ad anello nei  boschi per poter godere al meglio di  quello  che la natura ci  regala (chiedendo in cambio  di  rispettarla).

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 


Adesso  chiudete gli occhi, fate un profondo  respiro e lasciate libera la mente……………..


 

Alle ragazze geco piace la libertà

 

 

La mia amica, nonché collega di lavoro, Gabriella T. (per distinguerla dalle altre mie amiche Gabriella C. e Gabriella B.) è una fortissima free – climber:  d’altronde con un fisico  come il suo, minuto, ma allo stesso  tempo muscoloso, tanto  da avere al posto  dei  tendini  del  fil  di  ferro, il free – climbing non poteva essere che il suo  sport.

L’ho  vista nelle fotografie ritratta durante uno  dei   suoi  allenamenti: una cosina attaccata a pareti  strapiombanti  come un geco. Ed è qui  che ho  pensato  a due cose: la prima è che mai  e poi  mai mi azzarderò ad arrampicarmi lungo  una parete che non sia quella della camera da letto  per togliere la polvere dal lampadario (comunque uso  la scala). La seconda è che il peso del mio fondoschiena (anche se rientra nelle misure standard), sarebbe un impedimento alla leggerezza necessaria a quel  tipo  di attività sportiva.

D’altronde,  come scrive Enrico  Brizzi nel  suo  libro Il sogno del  drago, mi sento piuttosto orizzontalista che verticalista (presto  scriverò le mie impressioni  su  questo  libro chiarendo  la differenza tra  i due termini, anche se la cosa è facilmente intuibile).

Il desiderio  di parlare delle ragazze – geco (spero  che a Gabriella sia simpatico quest’animaletto) mi è venuta quando, scartabellando nell’archivio cartaceo del mio “lui“, ho trovato un articolo di  D – Donna (supplemento  al  femminile del  quotidiano  La Repubblica) riguardante l’alpinista iraniana Nasim Eshqi.

La similitudine principale  con la mia amica, oltre ovviamente alla passione per le scalate, è dovuta al fatto  di  avere pressoché la stessa età, cioè di  qualche anno (?!) più giovani  della sottoscritta (…………….sigh!).

Nasim Eshqi prima di  diventare scalatrice è stata per dieci  anni  campionessa di Thai Kickboxing (tra i suoi  idoli  di  allora l’immancabile Bruce Lee).

Poi, all’età di  23 anni, la scoperta della montagna: appende i  guantoni  da boxe al  chiodo per indossare le scarpine per l’arrampicata.

Anche in questo  caso  lo  fa da campionessa: apre più di  70 vie su  roccia e scala montagne   come il Damavand la montagna più alta dell’Iran (5.610 mslm),

 

Nasim Eshqi impegnata sulla parete del Pole Khab, nella provincia di Teheran

Ma non è delle sue doti  atletiche di cui  voglio  parlare, per questo  basta fare una ricerca in rete ed avere un quadro  completo dell’atleta, voglio invece parlarne dal punto  di  vista di donna che vive in uno stato dove l’Islam è religione di  stato.

Se la polizia religiosa non può controllare il suo  abbigliamento  durante le ascensioni, perché scalare con il velo e tunica è altamente sconsigliabile, è anche vero che la condizione femminile in Iran non è delle più rosee:  se a Teheran e nelle città più moderne dell’Iran, è  possibile vedere donne che indossano  hijab che lasciano  scoperto  parte della testa, make up e jeans come qualsiasi  giovane occidentale, purtroppo vi  sono  ancora fortissime limitazioni alla libertà femminile.

Le tensioni  che l’Iran si  trova ad affrontare, non ultima l’uscita di  Donald (Duck) Trump che ha annullato  gli  accordi  sul nucleare voluti  da Barak Obama,   si  riflettono sulle aperture che il riformatore (molto  moderato) Hassan Rohuani aveva posto  per aprire il  suo Paese  al mondo. Quindi anche i  diritti  civili ne escono  penalizzati e le donne lo sono  ancora di più. 

Nasim Eshqi è consapevole di  essere un simbolo per  tutte le donne iraniane, soprattutto le più giovani, che chiedono  ciò che per loro  è lecito chiedere: maggiore libertà e  più uguaglianza tra uomo  e donna.

A questo punto ho  notato  che la mia narrazione ha preso un’altra strada rispetto  all’argomento iniziale.

Poco  male, ma se siete arrivate fin qui  vi  prego  di  continuare la lettura per un appello molto  importante:

L’ appello di  Amnesty International riguardante la vita del  ricercatore Ahmadreza Djalali detenuto in Iran da diciotto mesi, sul quale pende una condanna a morte per presunto  spionaggio.

Ahmadreza Djalali ricercatore esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara. è stato condannato a morte da un tribunale iraniano con l’accusa di “spionaggio”.

Djalali è stato arrestato dai servizi segreti mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz.

Si è visto ricusare per due volte un avvocato di sua scelta.

Lo scorso dicembre, le autorità iraniane hanno fatto forti pressioni su Djalali affinché firmasse una dichiarazione in cui “confessava”di essere una spia per conto di un “governo ostile”. Quando ha rifiutato, è stato minacciato di essere accusato di reati più gravi.

Per protesta, Djalali aveva iniziato uno sciopero della fame il 24 febbraio. Tuttavia, a causa dell’ulteriore peggioramento della sua salute che ne aveva causato il ricovero, Djalali ha deciso di interrompere lo sciopero della fame il 6 aprile.

Grazie.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 

Mi mandi una cartolina?

 

C’era una volta la cartolina: si inviava alle amiche, con lo scopo  di  farle morire d’invidia se si  era in un luogo  al  top delle mete turistiche, oppure a mamma e papà per rassicurarli  che stavamo  bene (ma che era necessario un invio rapido  di  denaro affinché tale condizione restasse immutata).

Eh si, perché spedire cartoline con l’aggiunta dei  francobolli era un salasso non da poco  se gli  amici erano  tanti e i parenti  (oltre mamma e papà) pari ad un reggimento.

Senza dimenticare il consumo della lingua (e della saliva) per incollare i  francobolli: è vero  che dopo  sono  arrivati  quelli  autoincollanti, ma se nessuno  ti  avvertiva della nuova tecnologia, tu  continuavi  a slinguare su  quel minuscolo  quadratino  di  carta  (che in seguito, per chi  sa quale motivo, diventeranno  delle dimensione del Guernica di  Picasso).

Roba di  ieri, dell’altro ieri: oggi i saluti si mandano  via WhatsApp e, se proprio  vogliamo far sapere i fatti  nostri  a tutto l’universo, c’è l’immancabile Facebook.

Eppure, da qualche parte, la nostalgia si  affaccia a tal punto  da  (ri)scoprire le vecchie cartoline: così nasce Postcrossing   un progetto  che conta già più di 700.000 adepti i quali, non conoscendosi  tra loro, dopo  aver creato  il proprio  profilo  sul  sito (con un indirizzo postale), attingono  in maniera casuale da un database l’indirizzo di un altro postcrosser a cui  inviare la nostra cartolina (reale, pazienza per i  francobolli).

Sembra che in questa maniera, al pari o meglio  dei  social, alcune anime gemelle si  siano  trovate per una convivenza felice.

Le nazioni coinvolte in questo progetto sono 213 e l’Italia occupa la 22° posizione per la mole di  scambio epistolare in formato  cartolina.

Cosa ne pensate?

Alla prossima! Caio, ciao………………..

 


Da 24Cinque Diary   

(a proposito  di  cartoline…..)

 


 

Zanshin Tech: il prossimo Bruce Lee è a tutto bit

 

Ho iniziato  un lungo  percorso  di  coscienza che mi porterà dal mio desktop fino alla presa elettrica dove, come ultimo  atto  catartico, staccherò finalmente la spina…..

Ovviamente la spina rimarrà dov’è ed io  continuerò ad usare la tecnologia per lavorare, per scrivere sul mio blog e rimanere in contatto con amici non facilmente raggiungibili.

Ma quanto leggo di un ragazzo che si  ferma a filmare un altro  giovane agonizzante dopo  un incidente e postare il tutto  su  Facebook per condividere il proprio  dolore, mi assale una nausea tale da chiedermi: <<Perché accade tutto  questo ? Possibile che vendiamo la nostra intelligenza per un pugno  di like?>>.

C’è  anche chi prova ad arginare il deprecabile fenomeno  del  cyberbullismo inventandosi la prima arte marziale digitale: lo Zanshin Tech.

Lo  scopo  sarebbe quello  di  fondere la filosofia delle arti  marziali orientali con le conoscenze tecnologiche in modo  di  affrontare qualsiasi  tipo di  aggressione digitale.

Come Judo, Karate, Kung Fu e lotta con i  cuscini, anche qui il grado  di  apprendimento viene certificato dal  colore di un bracciale (dal  bianco  al nero come grado  massimo) e dal  rispetto (quasi) filiale  verso il Sensei   (il maestro, è ovvio).

Come in un qualsiasi  Dojo (la palestra) vi  sono  delle regole da rispettare che sono le seguenti:

  • non si usa mai ciò che si impara a Zanshin Tech per attaccare
  • il rispetto si deve a tutti: maestri, compagni e persino al nostro aggressore
  • ciò che si dice nel dojo resta nel dojo: se qualcuno vuole raccontare una sua esperienza rispetteremo ciò che ci dice e non lo racconteremo in giro
  • non si fa lezione se non ci sono almeno due maestri e tre allievi presenti
  • si lascia il dojo come lo si è trovato  (dove, al posto  del  tatami, troveremo sedie, tavoli  e, possibilmente, computer).

Cosa ne pensate?

Io  un’idea l’avrei, ma la tengo  tutta per me.

Comunque, nel caso  che siate interessati  al Zanshin Tech, oltre che andare al link presente nell’articolo, se passate da Genova il prossimo mercoledì 29 novembre, alle ore 17.00 presso  l’Acquario di  Genova,  nell’ambito del  ciclo di  conferenze   dedicato alla Comunicazione nell’era digitale, si parlerà di Zanshin Tech con la presentazione di Claudio  Canavese del Csita (Centro  servizi informatici telematici di  Ateneo) maestro  e fondatore della disciplina.

Quasi quasi  la spina la stacco per davvero……..

Alla prossima! Ciao, ciao………………

 


 

Da ascoltare prima di una sessione di Zanshin Tech 

 

 


 

Odo rumore di catene e gelidi sospiri……

 

Forse  coniugi  Obama amano le storie gotiche, quelle con ectoplasmi e lugubri richiami?

Chissà che, una volta sfrattati  dalla White House, non avendo più lo  spirito  americano a far loro compagnia, hanno pensato  che comprare un’appartamento in un palazzo  di  New York, dove tra omicidi  e suicidi sembra di  essere in una puntata di American Horror Story, dia loro  la possibilità di  comunicare con l’aldilà per sapere se Donald (Duck) Trump sia anch’esso un ectoplasma o, magari, solo  un incubo che passerà al  risveglio (dell’America).

Seguendo  la linea sottile che separa il mondo  dall’oltremondo, o per meglio  specificare da coloro  che annusano  le margherite dalla corolla da quelli  che guardano le margherite dalla parte delle radici, proprio  oggi mi  è capitato di leggere che a Firenze vi è uno  tra i  dieci  alberghi più spettrali  al mondo: l’Hotel  Burchianti.

Alcuni  fra i  clienti che vi  hanno  soggiornato hanno  dichiarato di aver sentito (tra l’altro)  gelidi  sospiri sul loro  volto durante il sonno.

La mia ipotesi  è che questi  gelidi  sospiri siano quelli dei  clienti  colpiti  da infarto  al momento  di pagare il conto dell’albergo.

René Magritte – L’impero delle luci (1954) – Musée Magritte Bruxelles

 

Lui” trova affascinante il quadro  di  Magritte L’impero  delle luci, tanto  da pensare   che fra qualche anno si potrebbe traslocare in un casolare lontano che richiami la stessa quieta solitudine del  dipinto.

Trattandosi  di  sue fantasie sfocianti  nei  vaneggiamenti, l’unica cosa che mi resta da fare è per il momento  quello  di  assecondarlo, poi, fra qualche secolo (cioè quando  la pensione non sarà ectoplasmica ma reale)  ci  penseremo ……naturalmente il ci penseremo equivale al non ci  pensare neanche lontanamente.

Eppure anche noi  abbiamo  avuto  l’esperienza, forse sarebbe più giusto  dire la sensazione, di una presenza  quando  anni  fa dei nostri  amici  ci  prestarono una casa posta in un piccolo  paese della Val  Trebbia.

Durante una notte……

Alla prossima! Ciao, ciao…………..


 

A me piace….. 

 

 


 

 

 

Non vi ho mai parlato del Nordic Walking e dei suoi vantaggi?

 

Nordic Walking nel Parco della Mesola (Delta del Po)…….chi  sarà mai il  soggetto nella foto?

 

Ho promesso  a me stessa che non   avrei più parlato  del  Nordic Walking in questo  blog.

Ma, essendo  la promessa rivolta solo  a me stessa ed essendo, inoltre,    la webmaster de Il Blog di Caterina, essa  è revocata. 

Incomincio ad elencare alcuni benefici  di  questa disciplina:

  • Si ottiene un coinvolgimento di circa il 90% della nostra muscolatura (oltre 600 muscoli)
  • Grazie al coinvolgimento attivo della muscolatura ausiliaria dell’apparato respiratorio, è incrementata l’ossigenazione dell’intero organismo.
  • Mantiene in esercizio quattro delle cinque forme principali di sollecitazione motoria: resistenza, forza, mobilità, coordinazione.
  • Scioglie le contrazioni nella zona delle spalle e della nuca (zona cervicale)
  • Ritarda il processo di invecchiamento
  • Stimola l’eliminazione degli ormoni originati dallo stress.
  • Aumenta la frequenza cardiaca di 10-15 pulsazioni al minuto rispetto alla camminata tradizionale alla stessa andatura. Genera quindi un buon esercizio cardiocircolatorio.
  • Rinforza il sistema immunitario
  • Migliora la postura e favorisce la mobilizzazione della colonna vertebrale.
  • Alleggerisce il carico sulle articolazioni e sull’apparato motorio in genere.

A questi si aggiungono i benefici  anti – stress :

  • Migliora il tono dell’umore perché il nostro corpo libera delle sostanze, le endorfine e le serotonine, capaci di contrastare l’ansia e la depressione;
  • Si armonizza il battito del cuore che, come sappiamo, nei momenti di stress tende ad accelerare, causando ansie e paure;
  • Con i miglioramenti fisici del corpo, la mente tende ad allontanare i problemi rendendoli meno assillanti e, allo stesso tempo, tende a vedere con maggiore tranquillità le preoccupazioni di tutti i giorni in modo da poterle affrontare serenamente.
  • Si regolarizza il respiro, che, nei momenti di ansia e di paura, tende a farsi corto, superficiale e “alitante”;
  • Si scaricano le tensioni muscolari accumulate senza il rischio di strappi o stiramenti

Non vi  basta? Allora mettiamoci  altri  benefici  generali :

  • Si ristabiliscono i valori della pressione, i livelli dei trigliceridi e del colesterolo: si consumano i grassi;
  • Diminuisce i valori glicemici nelle patologie diabetiche;
  • Si protegge l’organismo da osteoporosi e artrosi: infatti, uno sforzo moderato e costante stimola la capacità delle ossa di assimilare il calcio e produce sostanze come l’elastina e il collagene che formano le cartilagini;
  • E’ stato dimostrato che con il Nordic Walking si abbassa notevolmente la percezione della fatica il che consente di poter effettuare una attività fisica più lunga. Ideale quindi per persone non sportive o poco allenate.

Come ogni attività sportiva anche il Nordic Walking necessita  di un apprendistato in cui  istruttori  qualificati  ne illustrino la tecnica: la Scuola Italiana di Nordic Walking  dal 2008 si occupa della formazione di  istruttori per mezzo  di  corsi  annuali. Il percorso di  formazione non si limita al solo  grado  di istruttore ma prosegue nel  tempo con altri corsi  di  aggiornamento, fino  ad arrivare al grado  massimo  di  Maestro di  Nordic Walking (chissà, fra un centinaio di  anni, cioè quando  finalmente andrò in pensione, potrei  pensarci).

Anche il Parco Naturale Regionale  del  Beigua  si  è dotato  di alcuni itinerari dove praticare in tutta tranquillità il Nordic Walking (ne ho già parlato in altri  articoli  del  blog).

Non mi  resta che augurarvi  buona camminata nordica.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 

 

 

Tempo previsto di lettura: …ma scherziamo?

041017 by 24Cinque

 

Sfoglio  il mensile di  Vanity  Fair con gli  articoli delle interviste alle varie celebrity e cosa scopro?

Che alla fine di ogni  articolo  viene fornito il tempo  previsto  di  lettura (ovviamente calcolato  in base alla lunghezza dell’articolo  stesso).

Così che leggere di  Gloria Vanderbilt e della sua performance nell’arte cinematografica, mi porterebbe via all’incirca sedici  minuti; mentre il  blablabla su  di una mamma in carriera  (nella fattispecie la mamma in carriera è Susan Sarandon) la lettura si  dovrebbe limitare a nove minuti  di  tempo.

Per Angelina Jolie la clessidra rallenta fino  a venticinque minuti: segno che ho  perso  del tempo a guardare il suo  décolleté  chiedendomi  se i  seni mostrati sono  solo un prodigio  della chirurgia plastica, comunque per me, lei  rimane una vera celebrity, soprattutto  da quando  ha dimostrato  di  esserlo nei panni  di  regista.

La questione è questa:  siamo  già presi  dall’ansia del  tempo  che scorre, dei minuti persi in coda ad uno  sportello (perché il bancomat si  blocca quando  tocca a me?), di  quelli preziosi per raggiungere un treno (che comunque è sempre in ritardo: che corro  a fare?), del tempo  per truccarmi (poco), e di  quello  per struccarmi  (tanto), per cucinare (evviva i  surgelati).

Adesso mi  dicono  anche quanto  tempo  impiegherò a leggere un articolo: e  se di  quel  tot di minuti ne impiego  di più, cosa vuol dire?

Che sono un po’  tontolona? Che devo  rileggere una stessa frase più volte per comprenderla?   

E poi  chi  mai  sanziona questo mio  ritardo  nella lettura?

Forse è Cronos che mi potrebbe punire trascinandomi  via al posto  di  suo  figlio?

Per favore, lasciatemi  leggere in pace con tutto il tempo che occorre.

Tempo  previsto  di lettura per quest’articolo: dodici  secondi se non vi interessa, qualcosa di più in caso contrario. 

Alla prossima! Ciao, ciao……….

 


 

Prendiamoci invece   tutto il tempo  necessario,  e quindi  rilassiamoci ascoltando rilassandoci  ascoltando   Twist in My Sobriety di Tanita Tikaram

 

Tutti i figli di Dio hanno bisogno di scarpe da viaggio
Esamina i tuoi problemi da qui
Tutta la brava gente legge buoni libri
Ora la tua coscienza è pulita
Ti ho sentita parlare ragazza
Ora la tua coscienza è pulita

 

La mattina mi frego la fronte
Frego via le miglia
Mi piace pensare che posso essere così cocciuta
E non fare mai ciò che dici
Non ti ascolterò mai
E non farò mai ciò che dici

 

Guarda i miei occhi sono solo ologrammi
Guarda il tuo amore mi ha fatto sanguinare le mani
Dalle mie mani sai che non sarai mai
Più di uno sbandamento nella mia lucidità
Più di una sbandamento nella mia lucidità
Più di una sbandamento nella mia lucidità

 

Ci siamo solo dati un po’ da fare carino
Per il divertimento che la gente ha di notte
La notte tarda non si ha bisogno di ostilità
Lo sguardo timido e la pausa per liberarsi

 

Non mi importa dei loro pensieri differenti
Pensieri differenti sono ok per me
Arruolato e casto e di integrità morale
Tutti i figli di Dio pagano il conto

 

Guarda i miei occhi sono solo ologrammi
Guarda il tuo amore mi ha fatto sanguinare le mani
Dalle mie mani sai che non sarai mai
Più di uno sbandamento nella mia lucidità
Più di una sbandamento nella mia lucidità
Più di una sbandamento nella mia lucidità

 

Tazza di the, prendi tempo per pensare, si
Tempo di rischiare una vita, una vita, una vita
Dolce e carino
Morbido e animalesco
Ti sazi fino a che non vedi la luce
Ti sazi fino a che non vedi la luce

 

Metà delle persone legge i giornali
Li leggono e li rileggono
Gente carina, gente nervosa
La gente ha da vendere
le notizie che hai da vendere

 

Guarda i miei occhi sono solo ologrammi
Guarda il tuo amore mi ha fatto sanguinare le mani
Dalle mie mani sai che non sarai mai
Più di uno sbandamento nella mia lucidità
Più di una sbandamento nella mia lucidità
Più di una sbandamento nella mia lucidità