Caro amico ti scrivo……………ti scrivo?

– Se un giorno ti scriverò – /24Cinque©

 

APERTA PARENTESI

Avevo  già scritto un post su 24Cinque Diary riguardo alle farneticazioni di  quello  sceicco saudita che ha detto: <<Le donne non possono  guidare l’auto perché hanno  solo una quarto  di  cervello>>.

Subito  dopo  ho  cancellato il mio intervento con un atto  di  auto – censura ritenendolo un po’  troppo  al di  sopra delle righe.

Ma tant’è, come il  classico tarlo  nel  cervello, l’idea di  lasciare impunita una simile sfrontatezza mi ha spinto a scrivere allo  sceicco  quello  che segue:

Caro il mio  sceicco ti  rendi  conto del  fatto che, essendo il tuo cervello direttamente collegato al  tuo  apparato  genitale, ogni  qualvolta vai in bagno  a far la pipì perdi un considerevole numero  di  neuroni?

Adesso sto molto  meglio!

CHIUSA PARENTESI 

 

Peccato  che lo sceicco non leggerà mai  queste mie parole, comunque mi servono  lo stesso per introdurre l’argomento  dell’articolo  chiedendovi: quando è stata l’ultima volta che avete scritto o ricevuto   una lettera?

Se siete moooolto giovani, quindi WhatsApp e Snapchat sono  le uniche vostre fonti di  comunicazione (anche se siete una di  fronte all’altra), una lettera ha per voi  lo stesso  significato  dei papiri egiziani.

Comunque,  pur essendo io  stessa non coeva di  Cleopatra,  l’ultima lettera che ho  scritto, o magari  ricevuto,   risale a quando  Napster era agli  albori: adesso non mettetevi  a fare il conto  sulla mia età!

La cassetta delle lettere è da tempo un posto dove crescono   ragnatele, tanto  che ho  pensato di inviarmi una cartolina per tenerle compagnia.

Già:  le cartoline che, insieme alle diapositive, sono ormai demodé.

A dir la verità, pensando  alla tortura inflitta (e subita)  attraverso  la visione di migliaia e migliaia di  tramonti al mare  o in montagna (più al mare), di  quest’ultime non ne sento la mancanza.

Il settimanale  D – Donna, allegato al quotidiano  La Repubblica in edicola il sabato, mi informa, però, che un genere di lettere (magari inviate via mail)  non demorde: quelle della famigerata Posta del  Cuore.

Cosa ancora più strana  – si  continua a leggere nell’articolo – che a rispondere, cercando nel  contempo  una soluzione ai  mali  del cuore   (ovviamente non si  parla di  patologie cardiache, ma di  quelle dell’anima) sono anche gli uomini: attori, scrittori e giornalisti.

Così abbiamo Haruki Murakami (scrittore) che dell’esperienza ha tratto ben  otto  libri (che mai  avrà avuto  da scrivere?); Jon Hamm (il Don Draper della serie televisiva Mad Men) e Carlo Rossella…..per quest’ultimo ho dei  seri  dubbi: se mai  dovessi  chiedere un consiglio  preferirei  il responso dato  dai  Tarocchi.

Alla prossima! Ciao, ciao……………….

 


 

Ci sono lettere particolari, come quelle di un padre al  figlio (IF di Rudyard Kipling):

 

 

Se riesci a non perdere la testa quando tutti
Intorno a te la perdono, dandone la colpa a te.
Se riesci ad avere fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te,
Ma anche a tenere nel giusto conto il loro dubitare.
Se riesci ad aspettare senza stancarti dell’attesa,
O essendo calunniato, a non rispondere con calunnie,
O essendo odiato, a non abbandonarti all’odio
Pur non mostrandoti troppo buono, né parlando troppo da saggio.

 

Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni,
Se riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se riesci, incontrando il Trionfo e la Sconfitta
A trattare questi due impostori allo stesso modo.
Se riesci a sopportare il sentire le verità che hai detto
Travisate da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi,
O vedere le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E chinarti e ricostruirle con i tuoi strumenti logori.

 

Se riesci a fare un cumulo di tutte le tue vincite
E a rischiarlo tutto in un solo colpo a testa o croce,
E perdere, e ricominciare dall’inizio
Senza dire mai una parola su ciò che hai perso.
Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi tendini
A sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più
E di conseguenza resistere quando in te non c’è niente
Tranne la tua Volontà che dice loro: “Resistete!”

 

Se riesci a parlare con le folle mantenendo la tua virtù
O a passeggiare con i re senza perdere il senso comune,
Se né nemici, né affettuosi amici possono ferirti;
Se tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo,
Se riesci a riempire l’inesorabile minuto
Con un momento del valore di sessanta secondi,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E, quel che più conta, sarai un Uomo, figlio mio!

 


 

L’anello del Groppo Rosso in Val d’ Aveto (siamo in Liguria)

Siete tutti pronti? Allora andiamo….

 

……Prima di iniziare, indossando per un attimo  i panni  della maestrina antipatica, devo  dare una nota negativa agli amministratori di  Booking.com Santo  Stefano d’Aveto è un comune  della città metropolitana di  Genova, quindi  si  trova in Liguria e non in Emilia (Romagna) come erroneamente esce fuori  dalla ricerca per località del  sito (mi  dispiace ma, in questo  caso, vi  meritate un bel  5 in geografia).

Fatta questa necessaria premessa, ora finalmente possiamo incamminarci:

Il Groppo Rosso (1.593 mslm) si  staglia sopra all’abitato  di  Santo  Stefano  d’Aveto ( a sua volta compreso  nel  Parco  Naturale Regionale dell’Aveto): piuttosto che in Liguria, il panorama circostante rimanda l’immagine di  una valle alpina: siamo comunque confinanti con la provincia di  Piacenza e quella di  Parma.

L’itinerario per raggiungere il Groppo Rosso parte a sinistra del castello (non visitabile se non in determinate occasioni): si  seguono inizialmente gli itinerari della FIE (Federazione Italiana Escursionismo), in particolar modo un cerchio  giallo  vuoto (con meta finale il Lago  Nero), e un rombo  giallo pieno (con meta finale il monte Maggiorasca).

Poi, dopo  all’incirca tre quarti  d’ora di  cammino troveremo il segnavia contraddistinto dalla sigla A14  indicante il percorso  ad anello del  Groppo  Rosso (3.30 – 4.00 ore di percorrenza totale, escluse le varie soste, anche quelle per la pipì) .

Arriveremo alla frazione Roncolongo quindi,  procedendo  su  asfalto per qualche centinaio  di  metri, proseguiremo  in direzione di  Rocca d’Aveto facendo  attenzione alla nostra sinistra dove inizierà il sentiero.

Edicola in legno che incontreremo all’inizio del sentiero

 

Il tragitto non presenta nessun tipo  di  difficoltà, se non in alcune parti  ripide  e selciate che, in caso  di pioggia, possono  risultare molto  scivolose.

Dopo all’incirca un ora e mezza di  cammino (ma qui  dipende dalla gamba che abbiamo) si  arriva nei pressi  del Prato  della Cipolla  

Verso il Prato della Cipolla (no, non sono Cappuccetto Rosso)

 

Le cipolle non c’entrano in quanto:

 

Un tempo  il prato  era occupato da un laghetto  di  origine morenica, formatosi  con il trasporto a valle di  rocce e sedimenti ad opera di  ghiacciai in lenta discesa verso  valle formando, in questo modo, un cordone morenico.

Il successivo  deposito di  sedimenti  terrosi argillosi, ha determinato l’impermeabilizzazione del substrato e la formazione del  lago.

Il continuo  apporto di  terreno, dovuta all’erosione superficiale del monte Buio  e Maggiorasca (le vette più alte dell’appennino  ligure) ha contribuito al progressivo interramento del  lago e la formazione di un habitat vegetale tipico  delle zone umide.

Il Prato della Cipolla con il rifugio omonimo. Sullo sfondo il Dente della Cipolla (via ferrata consigliata solo per esperti alpinisti)

Dal rifugio ritorniamo  indietro  sui  nostri  passi  (si  tratta di  ripercorrere poche centinaia di  metri) e riprendiamo  il sentiero A14.

Camminando, camminando ed ancora camminando, si  arriva al  rifugio ASTASS  (Associazione Sportiva Turistica Amici Santo  Stefano  d’Aveto): è un rifugio non custodito,  ma abbastanza attrezzato per poterci  dormire la notte, ed infatti lì abbiamo  trovato un gruppo  di  ragazzi  giunti la notte prima ed intenti ad esperimenti di  combustione culinaria (come trasformare una salsiccia in carbonella).

Rifugio ASTASS

Da questo  punto, ed in soli  dieci  minuti, si  arriverà alla meta e cioè il Groppo Rosso con il suo belvedere su  Santo  Stefano  d’Aveto.

Dalla cima del Groppo Rosso il panorama su Santo Stefano d’Aveto

Per ritornare al punto  di partenza si  segue il segnavia rombo  giallo pieno, lasciandoci  alle spalle il Groppo  Rosso.

E’ possibile l’incontro  con mucche al pascolo  (non mi  piace chiamarle vacche): le più coraggiose si  avvicineranno sniffandovi e slappandovi, mentre quelle che lo  sono  meno, cercheranno  di  fare le indifferenti  e fischiettando vi passeranno  accanto  tenendovi  d’occhio (non possono  sapere se siete vegetariani  o  vegani…).

Un ultimo  consiglio: a Santo  Stefano d’Aveto la sistemazione per alloggiare non è un problema: noi  abbiamo trovato  nell’albergo San Lorenzo un’ottima sistemazione sia per il dormire che per il mangiare (consigliati gli sgonfiotti)

Alla prossima! Ciao, ciao………………

Note a caso per scrivere un po’

Step by step I will go away / 24Cinque©

Le campanelle dei cavalli, lo  scricchiolio degli  scarponi, il mio  respiro irregolare: vita a piedi  a quota 4500. Passo  dopo  passo, con pazienza, con fatica, seguire la nuda traccia di un sentiero. Il mondo  ridotto  al passo  successivo, e poi allargato all’intero spazio abbracciato  dallo  sguardo. L’oro  del  sole nel  cielo, che riversa nell’aria una luce priva di  calore; neve dura, albedo  elevata

tratto  da  Le  Antiche Vie di Robert Macfarlane

 

Quo Vadis è il nome di una libreria di  Pordenone, se poi in essa troviamo esclusivamente libri  di  viaggio, comprendiamo  che non poteva chiamarsi  altrimenti.

E’ proprio lì che abbiamo  acquistato il libro di Robert Macfarlane  Le Antiche Vie: è come dice il sottotitolo è un elogio del  camminare consigliato, quindi, a coloro che amano l’attività del  cammino, ma anche agli oziosi perché si  può anche camminare con la mente (però, al meno  due passi facciamoli!).

 

Se i passi  impressi  sul  sentiero  che stiamo  percorrendo sono la traccia che lasciamo  dietro  di noi, lo stesso  si può dire per le note o  gli appunti che lasciamo  disseminati nelle pagine del  libro  che stiamo  leggendo.

Le mie personali  note su  questo libro (bellissimo) spaziano dal concetto  da incamerare al concetto  flou cioè  quelle cose che, lì per lì ti  incuriosiscono, ma se non le approfondisci la tua vita scorrerà lo stesso  felice.

  • Tumo –  Tipo di  yoga tantrico  creato  da Milarepa (quello  praticato  da Sting è un’altra cosa)
  • Metis dal greco e nei meng dal  cinese: conoscenza attraverso l’esperienza (più ne metis…………è tardi, sono  stanca e di  battute migliori  non riesco  a farne
  • Pachinko, solipsismo, psicotrope, mnestica, struttura chiasmica: AIUTO!!!!!!
  • Foot transect: ricercatore che si muove a piedi sul territorio e registra quel che vede dove lo vede (No comment!).
  • Landnamabok (libro degli insediamenti): storia della conquista vichinga dell’Islanda scritta in islandese medievale (un po’ come I Buddenbrook in lingua lappone)
  • Criptocromo: proteina della retina che permette agli uccelli migratori di vedere le linee di forza magnetica percepite come forme più scure o  più chiare, sovrapposte al normale paesaggio visibile guidando, in questa maniera, gli uccelli  verso le loro  destinazioni  prestabilite:  praticamente un TomTom con le ali.

Ovviamente altre  note sono intime e personali  da non poter essere divulgate nel  blog.

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 


 

Avendo nell’articolo  accennato  a Sting……………

 

 

UN INGLESE A NEW YORK

 

Non bevo caffè, prendo tè mia cara
amo il crostino ben tostato da un lato
puoi sentirlo dall’accento quando parlo
sono un Inglese a New York

 

Quando scendo nella Quinta Strada
ho un bastone da passeggio a fianco
lo porto ovunque vado
sono un Inglese a New York

 

Sono uno straniero, un perfetto straniero
sono un Inglese a New York
sono uno straniero, un perfetto straniero
sono un Inglese a New York

 

Se “i modi fanno l’uomo”
come qualcuno ha detto
è lui l’eroe del giorno
ci vuole un uomo per sopportare
l’ignoranza e sorridere
sii te stesso, non curarti degli altri

 

Sono uno straniero, un perfetto straniero
sono un Inglese a New York
sono uno straniero, un perfetto straniero
sono un Inglese a New York

 

Modestia, decoro possono portare una certa fama
potresti finire per essere l’unico
gentilezza, sobrietà sono rare in questa società
la notte una candela fa più luce del sole

 

Per fare un uomo ci vuol più
che un assetto da combattimento
ci vuol più che una licenza per un’arma
affronta i tuoi nemici, evitali quando puoi
un gentiluomo cammina ma non corre mai

 

Se “i modi fanno l’uomo” come qualcuno ha detto
è lui l’eroe del giorno
ci vuole un uomo
per sopportare l’ignoranza e sorridere
sii te stesso, non curarti degli altri

 

Sono uno straniero, un perfetto straniero
sono un Inglese a New York
sono uno straniero, un perfetto straniero
sono un Inglese a New York”.

 


 

 

 

 

 

Mi illumino (ma non) d’immenso

 

Non ditemi  che, se dopo  la vostra dipartita (una volta nella vita, purtroppo, capita a  tutti noi), pubblicassero  delle vostre lettere molto intime la cosa non vi  darebbe fastidio?

Molto probabilmente, avendone la possibilità, vi  trasformereste in un poltergeist in modo tale  da rendere insonne le notti del colpevole di  tale misfatto.

L’idea mi  è venuta leggendo sull’ultimo “Il Venerdì”, supplemento del  quotidiano  La Repubblica che esce, per l’appunto, il venerdì di ogni  settimana in abbinamento  con il giornale, della pubblicazione postuma delle lettere di Giuseppe Ungaretti indirizzate ad una ventiseienne.

Nulla di  strano, sennonché il sommo poeta  (si  dice ancora?), si  era innamorato della ragazza quando lui andava a compiere gli ottant’anni: una piccola sottrazione e la differenza di  età viene fuori.

Ammettiamolo: il cuore di un uomo (insieme ad un’altra specifica parte del  corpo, che a volte non è il cervello), non si  ferma alla differenza di  età.

Anzi, sembrerebbe che per alcuni di  loro il detto “gallina vecchia fa buon brodo”  proprio  non gli  vada giù, cercando (pateticamente) la soddisfazione della carne (quanto meno nella possibilità data da una pillola di  Viagra) nelle acerbità di  qualche pseudo – collegiale.

Se ben ricordo abbiamo  avuto un presidente del  Consiglio habitué di cene eleganti solo nella forma (delle ragazze che vi  partecipavano).

Se, però, il nostro  cavaliere è ancora vivo e vegeto (buon per lui), anzi  si prepara a (ri)discendere nell’arena  politica in vista delle prossime elezioni, non così è per il nostro  Giuseppe (Ungaretti): insomma, penso che si  senta messo  alla berlina oppure, al contrario, considerando il carattere di  trasgressore che si  era cucito  addosso (mi riferisco a quanto  scritto  nell’articolo), ne sarebbe rimasto lusingato….forse!

In ogni, qui lo penso io, erano  fatti suoi.

Per la cronaca il libro che raccoglie le quattrocento missive  s’intitola Giuseppe Ungaretti – Lettere a Bruna (Ed. Mondadori – euro 21 per 656 pagine di  lettura).

Ovviamente, non lo comprerò.

Alla prossima! Ciao, ciao…………

 


 

Dedicato  a quel  tipo  d’uomo…………

 

 


 

 

 

 

Dall’Irlanda (di ieri) con furore: Constance Markievicz

 

 

Aspettando  che Rakuten TV metta in catalogo Wonder Woman – si  è vero: ci piace il genere DC Comics (oltre che quello  della  Marvel  Comics, ma lui credo sia più interessato all’attrice protagonista, la bella (lo ammetto) Gal Gadot, che al  film stesso – oggi  vi  voglio  parlare di una superwoman che, pur non avendo  nessuno dei  superpoteri dei nostri  eroi fumettosi, era altresì dotata un carattere molto  combattivo (lo  si può desumere dalla foto): Constance Markievicz.

 

Constance Markievicz

 

Lei  era nata il 4 febbraio  1868 a Sligo (nella contea irlandese omonima) da una famiglia molto  benestante: i Gore-Booth.

Il cognome Markievicz le viene dato  dal  marito, un conte polacco ( a dir la verità le cronache affermano  che l’uomo  si  faceva passare per nobile pur non essendolo: vatti  a fidare!).

Il matrimonio, comunque, dura il tempo  di  mettere al mondo una figlia e, mentre lui  parte per la guerra in veste di  fotoreporter, lei  pensa bene di  fondare il (o laNa Fianna Eireann: un organizzazione politica – militare contro il dominio inglese.

Nel 1916, durante la Rivolta di  Pasqua (Easter Rising), viene arrestata, processata e quasi  messa di  fronte al plotone di fucilazione: considerando  che lei è, per l’appunto, una donna, la clemenza  dei  giudici  trasformano  la condanna a morte in ergastolo.

Venne amnistiata l’anno  successivo, ma riuscì a farsi  condannare ancora cinque volte nei  dieci  anni  successivi (in una delle  lettere che scriverà alla sorella Eva  dirà: <<sono  contenta perché vivo gratis alle spalle dell’Inghilterra>>).

La sua vita terminerà  a Londra il 15 luglio  del 1927: lei era diventata la prima donna della storia politica britannica ad essere eletta ministro del  Sinn Féin.

Ho  accennato  alle tante lettere che lei  scriveva dal  carcere: ebbene la Casa Editrice Angelica le ha raccolte e pubblicate in un libro dal titolo  Lettere dal  carcere – l’Irlanda verso  la libertà (euro 15 per 232 pagine di  lettura).

 

 

Io non l’ho ancora letto ma, se qualcuna di  voi  la farà ancora prima di me, potrà esprimere il suo  pensiero  su  di  esso scrivendomi.

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 


Pensieri  scritti su 24Cinque Diary 

 

 


 

 

Non è più tempo di “The book is on the table”

 

The book is on the table: a parte questa frase, propedeutica ad ogni inizio di  quel percorso linguistico che doveva fare di  me una genuine english woman, e che invece mi lasciava insensibile alla lingua di  Albione (non per nulla preferisco il francese), il mio vocabolario a senso unico, cioè italiano – inglese, si  riduce a poche frasi utili  alla sopravvivenza se mai un giorno  andrò in Inghilterra.

Ma capita, per lavoro, oppure anche semplicemente per dare uno  sguardo ai  siti  di informazione stranieri seri che sembrano  immuni ai pettegolezzi  legati  al colore delle mutande del  re (modo  di  dire appena inventato  dalla sottoscritta).

Naturalmente, anche perché ci tengo  da non passare come completamente asina, riesco  a capire qualcosina dell’inglese scritto e per integrare quello  che resta fuori  da questa qualcosina (praticamente tutto il resto  del  testo) mi servo molto del  traduttore di  Google e, raramente, di  quello  targato Microsoft e cioè Bing.

Entrami, comunque, forniscono  una traduzione che il più delle volte assomiglia a quella famosa gag  recitata da Totò e Peppino  De  Filippo nel  film Malafemmina (….noio volevan savuar……..).

Gironzolando in rete (ma rete si scrive con la “R” maiuscola o minuscola?) ho trovato l’indirizzo ad un sito che prometteva una traduzione del testo, in diverse lingue, da far diventare ultimo  della classe il traduttore di  casa Google ( e quello Microsoft).

L’applicazione è  tutta tedesca, ed il suo nome è DeepL .

Il sito americano TechCrunch, informatissimo  sulle nuove tecnologielo giudica così (la traduzione la fate voi):

Tech giants Google, Microsoft and Facebook are all applying the lessons of machine learning to translation, but a small company called DeepL has outdone them all and raised the bar for the field.
Its translation tool is just as quick as the outsized competition, but more accurate and nuanced than any we’ve tried

Ho voluto fare una prova prendendo spunto da un articolo  del Washington Post, che parlava di  quel pazzerellone che governa il Nord Corea, dandolo in pasto a Google traduttore e DeepL:

 …..lo so  che l’immagine non è il massimo e che la scritta è fin troppo piccola….

Come vedete, o per meglio  dire non vedete, la traduzione del testo è simile per entrambi, anche se nella forma DeepL si è aggiudicato  qualche punto in più.

Per le applicazioni  che dovrebbero  aiutarci  a far cadere le barriere linguistiche, è ancora tempo  di  The book is on the table, ma per il futuro  si può ben sperare.

Intanto  recuperiamo  il nostro  bell’ italiano (parlo  della lingua e non di  qualche attore nostrano).

Alla prossima! Ciao, ciao……………


 

Chi era Bea Wain? Se andate sul sito 24Cinque lo scoprirete (se lo  sapete già, andateci lo stesso….please!)

 

 


 

 

Mi hanno lasciato le chiavi di casa (quelle della pagina di Facebook)

“Le parole sulla città” / 24Cinque©

 

Mi hanno  lasciato  le chiavi di  casa….in senso  metaforico perché, essendo una persona ormai  adulta, se mai  le chiavi  di  casa sono io  a lasciarle a qualcun altro di mia fiducia.

Comunque, anche per farla breve, le chiavi  di  casa (metaforiche) sono  quelle della pagina Facebook gestite dall’ensemble di 24Cinque.

Quello  che segue è, per l’appunto, uno  dei mei  recenti interventi.

Cosa ne dite?

Vi aspetto anche lì.

Alla prossima! Ciao, ciao……………..

 


 


 

 

 

Ciao, sono di nuovo qui…

Oui, je suis Catherine

 

Eccomi di nuovo  a voi dopo la pausa delle ferie trascorse nella regione dei Midi-Pyrénées, in particolar modo nel dipartimento  dell’Ariège e. quindi,  nell’omonimo  Parco  naturale.

Ovviamente, siccome siete persone culturalmente molto preparate, vi  risparmio  le coordinate geografiche del luogo (d’altronde c’è un link apposta per dirimere ogni  dubbio).

A questo punto dovrei  iniziare parlando dei piccoli  borghi (o  villaggi), delle città più grandi  (quali  Tolosa e Carcassonne), delle escursioni tra queste montagne pirenaiche.

Non lo farò, anche per evitare un esodo  da parte vostra verso  altri blog e siti considerati (a torto) più interessanti  di  quello  della sottoscritta.

Posso  solo  dirvi che all’andata, un viaggio di otto ore, si  è trasformato in una specie di odissea  dovuta a ben cinque ore di  coda: tutta la popolazione francese si  era riversata in quel  tratto  di  autostrada che percorrevamo per raggiungere la nostra meta.

Senza contare, inoltre, che per cause ignote, nei pressi  di Montpellier, la nostra   Sylvie (è così che “lui” chiama il nostro  TomTom….devo  essere per caso  gelosa?) ha incominciato a dare indicazioni  a casaccio, del tipo:

Fra ottanta metri  girate a destra,

oppure a sinistra fra dieci  metri.

Magari  continuate dritti per un centinaio  di  chilometri.

O forse è meglio  ritornare indietro?

Insomma, fate un po’  voi: io  voglio  godermi il viaggio senza pensare alla strada da percorrere.

A parte questo inconveniente, che si  sarebbe ripetuto  anche nel  viaggio  di  ritorno,    ormai  la tabella di  marcia era saltata: siamo  arrivati  a Seix alle nove di  sera, trovando chiusa  la reception del campeggio ( Le Haut Salat: consigliabilissimo  a chi  ama la vita en plein air).

Non restava che affidarci  al servizio offerto da  Booking.com per trovare una camera di  albergo  in modo  da dormire in un letto  e non sotto  le stelle (che, in ogni  caso, potrebbe essere molto  romantico).

Vi ho  riempito  di parole e penso  che sia venuto il momento  di  salutarvi.

Alla pross……cosa?

Volete sapere come abbiamo  rimediato alla situazione? 

Che pubblico  splendido che ho: d’altronde avere 10 – 20.000 persone che ti  seguono  ogni giorno è fantastico (forse  ho  esagerato  con i numeri……..)

La soluzione è arrivata con la prenotazione di una camera presso l’ Hotel Cuulong a Labarthe-Inard, a soli 39 chilometri  da dove eravamo (dopo  averne percorsi  circa ottocento,  quella manciata di  chilometri poteva essere considerata come minima).

Non trovando  subito l’hotel, a Labarthe – Inard abbiamo chiesto  informazioni sulla sua posizione: ovviamente nessuno  aveva mai sentito parlare di  un hotel  chiamato Cuulong (per inciso è lo stesso  nome della mitica città dove Iron Fist, ennesimo  eroe Marvel, è stato addestrato per combattere la Mano Nera: Netflix docet!).

Per nostra fortuna una giovane e gentile demoiselle è arrivata in nostro  soccorso indirizzandoci nella giusta direzione.

Finalmente, alle undici  di  sera, stanchi  ed affamati, il Cuulong ci  appare come un miraggio da Mille ed una notte in versione orientale: infatti i gestori, gentilissimi  e premurosi (tanto  da prepararci una cena fuori orario a base di pollo  all’arancia) erano , per l’appunto, vietnamiti.

Adesso  avrei  veramente terminato, ma prima voglio aggiungere ancora una piccola nota: sulla strada del  ritorno  abbiamo  incrociato un mio  collega proveniente da Barcellona.

Lavorando  presso  la  sede centrale della ditta in Emilia, non ho  molte occasioni  di incontrarlo  di persona:  quando  si  dice la casualità….

Barcellona: abbiamo l’abitudine nei giorni di  vacanza di staccare dai  social e dai  siti  di  news: la notizia della tragedia di  Barcellona l’abbiamo letta dai  sottotitoli di un telegiornale francese. Quello  che abbiamo pensato  è che non ci  abitueremo mai alla insensata barbarie dei  terroristi, ma anche che la nostra vita non cambierà  e che per nessuna ragione al mondo rinunceremo  alla nostra libertà.

Per questo motivo  i terroristi non vinceranno mai!

Alla prossima! Ciao, ciao……………………

 


 

Cosa c’è di  meglio  per iniziare che una canzone di Leonard Cohen?

 

Take this waltz – Prendi  questo  walzer

*

Ora, a Vienna ci sono dieci belle donne
C’è una spalla sulla quale la morte va a piangere
C’è un salone con novecento finestre
C’è un albero dove le colombe vanno a morire
C’è un pezzo che venne strappato al mattino
e ora è appeso nella Galleria della Brina

 

Ahi, ahi, ahi, ahi,
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi questo valzer con una ganascia tra le sue mascelle

 

Ti voglio, ti voglio, ti voglio
su una poltrona con una rivista morta
nella grotta sulla punta del giglio,
in un corridoio dove l’amore non è mai passato
Su di un letto dove la luna ha sudato,
in un grido fatto di passi e sabbia

 

Ahi, ahi, ahi, ahi
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi in mano la sua vita spezzata

 

Questo valzer, questo valzer, questo valzer, questo valzer,
con il suo alito di brandy e morte,
che trascina la sua coda nel mare

 

C’è una sala concerti a Vienna,
dove la tua bocca è stata recensita un milione di volte
C’è un bar dove i ragazzi hanno smesso di parlare,
condannati a morte dalla tristezza
Ah, ma chi è che si arrampica sulla tua immagine
con una ghirlanda di lacrime tagliate di fresco?

 

Ahi, ahi, ahi, ahi,
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi questo valzer, sono anni che sta morendo

 

C’è un attico dove giocano i bambini,
dove dovrò sdraiarmi con te molto presto,
in un sogno di lanterne ungheresi,
nella foschia di qualche dolce pomeriggio
Vedrò ciò che hai incatenato ai tuoi dolori,
tutte le tue pecore e i tuoi gigli di neve

 

Ahi, ahi, ahi, ahi,
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi questo valzer con il suo “Non ti dimenticherò mai, lo sai!”

 

Questo valzer, questo valzer, questo valzer, questo valzer,
con il suo alito di brandy e morte,
che trascina la sua coda nel mare

 

E danzerò con te a Vienna,
mi vedrai travestito da fiume
Il giacinto libero sulla mia spalla
la mia bocca alla rugiada delle tue cosce
E seppellirò la mia anima in un album,
con le fotografie e il muschio

 

E mi piegherò sotto la piena della tua bellezza,
consegnandoti il mio povero violino e la mia croce
E tu mi trasporterai nella tua danza
fino ai laghetti che hai fatto spuntare dal tuo polso

 

O amore mio, o amore mio
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
è tuo ora. È tutto quel che c’è.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

Ascoltando i Tamburi di Pace nelle Capanne di Marcarolo

 

Chi  viaggia sa che il tempo è elastico. La stessa strada fatta in circostanze diverse può sembrare lunghissima e corta; e sull’acqua questa percezione diventa ancora più forte.

I greci  avevano  tremo di   chiamare il trascorrere delle ore.

Uno è kronos, il tempo  del  gran da fare, scandito  da appuntamenti e preoccupazioni.

Il secondo è aion, che è tutt’altra cosa: l’infinito, incommensurabile eterno presente che si  assapora nei momenti  di ozio, e che solo  gli  dei  sanno misurare.

Il terzo, il più inafferrabile, porta il nome di  kairos, che significa l’occasione, l’imprevisto, che ti  taglia la strada e ti ribalta la vita.

Paolo  Rumiz – Morimondo –  

 

Si è vero: la citazione non coincide con il titolo  del libro nell’immagine in cima, ma la dedica è il ricordo di una sera di luglio (di  quest’anno, quindi  di pochi  giorni  fa)  che Paolo  Rumiz mi  ha donato.

Dopo che, timidamente, sono  avanzata tra il pubblico  come un rompighiaccio per arrivare a dirgli semplicemente:  “Buonasera”………

…..la mia lingua non è sempre sciolta: l’imbarazzo  di  essere di  fronte ad  uno  degli scrittori di  viaggi  (e non solo)  tra quelli da me maggiormente preferiti mi ha fatto cadere nella trappola di un banale: “Buonasera“.

Saluto  che lui ha ricambiato con un semplice, genuino, simpatico: “Ciao“.

Adesso mi rendo  conto  di aver iniziato da quello  che, in effetti, doveva essere la fine di  quanto  vado  a scrivere.

Avevamo  letto più di un mese fa che Rumiz sarebbe stato presente, in un’occasione particolare, alle Capanne di  Marcarolo come voce narrante (dei  suoi  scritti) ad accompagnare una giovane orchestra, l’Esyo (European Spirit of Youth Orchestra) durante l’anteprima di un suo nuovo  progetto: Tamburi  di Pace 2.1.

Non si  è trattato, quindi, di  dare spazio  al  kairos, quanto piuttosto  ricorrere al  concetto  di  aion, non nel  senso  di ozio, ma di pura e semplice ritrovata sensibilità verso il bello che è sempre presente nella natura umana (anche se in alcuni  è talmente assopita da quasi non esistere)

 

Paolo Rumiz, il maestro Igor Coretti-Kuret ed alcuni componenti della Esyo durante la serata del 29 luglio ai Martiri della Benedicta (Capanne di Marcarolo – Bosio) / 24Cinque ©

ESYO

L’orchestra è stata ideata e realizzata dal  maestro  Igor Coretti Kuret con il sostegno  morale del  violinista Lord Yehudi Menuhin.

L’ESYO è formata da circa 80 giovanissimi musicisti (tra gli 11 ed i 18 anni) che ogni anno  vengono  selezionati tra i migliori  allievi dei  Conservatori e delle Scuole di  Musica di  ben 21 Paesi  europei, ha visto  crescere musicalmente d umanamente, nell’arco  di  vent’anni  di ininterrotta attività, oltre 2500 giovani musicisti  di  talento.

L’ESYO ha tra gli  scopi  principali la promozione della cooperazione culturale e dell’integrazione europea.

La serata ha avuto un tragico prologo, quando un giorno,  prima nelle vicinanze dei  Martiri  della Benedicta, in un torrente e per una tragica fatalità un bambino  di  soli  dieci  anni è morto  annegato.

Gli organizzatori  erano in dubbio se la serata doveva avere il suo corso, dopotutto l’età di  Leonardo (questo  era il nome dello  sfortunato bambino) era quella di  dieci  anni: quasi  coetaneo dei più giovani  dell’orchestra.

hanno pensato, però, che continuare nello  spirito che accomuna questi  giovani, e cioè di  fratellanza, fosse un modo  per omaggiare la piccola vittima.

Un giovane orchestrale si  alza e con la sua tromba intona Il Silenzio: tutti ascoltano  a capo  chino, qualche sguardo umido  per l’emozione. Sembrerebbe che persino la leggera brezza che muoveva le foglie, si  sia fermata per non disturbare, così anche il canto  degli uccelli fermi a sentire, a loro  volta, le note per un triste ricordo.

 

Parte del pubblico presente alla manifestazione Tamburi  di  Pace / 24Cinque ©

UN CONSIGLIO  PER DORMIRE A BOSIO

Abbiamo  trovato il B&B Cà du  Lilan attraverso il servizio  offerto  da Booking.com.

Se andate sul sito di  Booking, tra le altre recensioni,  troverete anche la nostra  con il massimo  dei  voti.

Ci capita spesso  di  dormire in posti  dove l’accoglienza è sempre al  top, ma  sono pochi  quelli  che hanno un valore aggiunto, che non è l’avere in camera il frigorifero pieno  di  bevanda oppure il televisore satellitare, ma far sentire l’ospite un vero  amico.

Lo abbiamo provato in passato  con Cinzia e suo  marito  Giuseppe (un’amicizia che continua tutt’oggi), la stessa che abbiamo trovato in Paola, proprietaria di  Cà du  Lilan, e che continuerà nel  tempo.

Alla prossima! Ciao, ciao………..


Non potevo non mettere questa foto  di  questo  cucciolo: come tutti i piccoli (quindi  anche quelli umani) era una spettatrice piuttosto  distratta………….

24Cinque ©

 

 

 

 

 

 

 

La colonna in…fame (di click)

 

APERTA PARENTESI

Ogni  qualvolta sento parlare di  razza mi viene in mente il Grande Pelatone, e quei buffi signori che si nascondono  sotto un lenzuolo  bianco con due buchi per gli occhi adepti di  quella pseudo setta chiamata Ku Klux Klan.

Eppure il grande Albert (Einstein) aveva detto  che esiste una sola razza:  la razza umana.

Adesso, quando una giovane esponente di un partito che si  fa chiamare (anche) Democratico, afferma che: <<Se uno vuole continuare la nostra razza (razza ?!) bisogna dare un sostegno  concreto alle mamme>>.

Il che farebbe pensare, considerando l’intento di  voler salvaguardare le mamme, che si è trattato  di una momentanea disconnessione neurale del  soggetto.

Oppure, essendo lei responsabile del  dipartimento del  Pd per la difesa degli  animali (non sapevo  neanche che ne esistesse uno) ha avuto  quello  che normalmente viene definito  come lapsus freudiano: in effetti  stava pensando  alle razze canine (o feline).

Le parole di  Patrizia Prestipino le potete ascoltare in questo suo intervento  registrato 

CHIUSA PARENTESI 

 

La colonna in fame di  click è quella che solitamente si trova sulla destra di un sito  d’informazione e che, cliccandoci  sopra, non fa che aumentare il traffico del  sito  (ed i  suoi  guadagni in pubblicità).

Alcuni  titoli:

  • Qui  i ballerini si  affittano per le bare. Il boom delle richieste per i  funerali   

Tango? Walzer? Rumba? Mambo? Salsa…………si  tratta comunque sempre dell’ultimo  ballo (al  meno  nessuno  ci  pesterà i piedi).

  • Una suora a tutta velocità in bici. I 2 (è scritto proprio  cosìnon credono  ai loro  occhi. 

I due erano  Thor ed Iron Man. La suora era invece   Wonder Woman la quale, dopo aver portato il suo  costume in lavanderia, ha trovato solo  quel  tipo  di  abito per coprirsi (dicono  che il costumista sia stato licenziato).

  • C’è un Diavolo  della Tasmania (il link è se siete curiosi  di  sapere cosa diavolo  sia un Diavolo  della Tasmania) che si  comporta come un cucciolo  di  cane.

Bau…..bau..

  • Regalo  di  compleanno per il cane:  nella scatolo  c’è un cucciolo.

Avrà pensato ad uno  scherzo: “…..sono  anni  che non faccio  sesso  e questo non è mio”.

Queste notizie sono  riprese da due dei  maggiori  quotidiani  online dei  quali non faccio nome ma dico  solamente che hanno  davanti al titolo l’articolo determinativo  “La….”

Anche sul mio  sito, ovviamente nella versione desktop, troverete una colonna con cose mooolto interessanti: cosa aspettate a cliccarci  sopra?  

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 


 

Dalla colonna infame a quella sonora di  The  Hunger Games (The hanging tree – L’albero  degli impiccati)