Lucia Berlin, la vita riflessa nelle short stories

Lucia Berlin

Cosa ho  combinato, cazzeggiando  a destra e a manca per tutta la vita

dai  diari  di  Lucia Berlin

Lucia Berlin, una vita riflessa nelle short stories 

Se siete assidue frequentatrici  di  questo blog (aperto  anche al  pubblico  maschile e quello  LGBTQ) vi  sarete senz’altro  accorte di  quante donne mi hanno  aiutato nella stesura degli  articoli.

Naturalmente loro  non sapranno  mai  di  averlo  fatto,  ma non per questo non mi sento  debitrice nei loro  confronti, ad esempio: Audrey Hepburn ( Audrey Hepburn, buona alla prima  ), Virginia Woolf ( Virginia Woolf, l’indimenticabile scrittrice ) , Jane Austen ( Jane Austen, l’intramontabile di  cui  non si sa nulla )  e altre ancora.

A questo  Circolo delle gentile  anime trapassate (  la scrivente ci  tiene a precisare che lei è ancora in vita) aggiungo un’altra figura di  donna superlativa, e cioè Lucia Berlin (il sito  a lei dedicato   lo  trovate in questa pagina)

Se nel 2015 la casa editrice Bollati  Boringhieri  non avesse avuto  l’intuizione di pubblicare La donna che scriveva racconti forse avremmo perso  l’occasione di  conoscere una scrittrice che, attraverso lo  stile narrativo proprio  delle short stories, da vita a donne quali infermiere, domestiche o drammaticamente alcolizzate, in un certo  qual modo il riflesso della vita dell’autrice stessa.

Nel 2015 il New York  Times pose  La donna che scriveva racconti  tra i 10 migliori libri di quell’anno di conseguenza anche le case editrici  italiane si  sarebbero interessate alle opere di Lucia Berlin (in primis la Bollati Boringhieri) tanto  che al primo libro seguì poi la raccolta Sera in Paradiso (troverete l’anteprima di  entrambi i libri alla fine dell’articolo).

Una biografia in poche parole

Lucia Berlin nel 1975 (Photo. Jeff Berlin)

Lucia Brown  Berlin era una donna molto  bella con una vita travagliata, ma non per questo di  carattere arrendevole, anzi la potrei  definire una guerriera se questo  termine oggi non fosse troppo  inflazionato e riconducibile alle eroine dei fumetti.

Nasce a Juneau in Alaska il 12 novembre 1936, suo padre è ingegnere minerario mentre la madre casalinga è vittima  dell’abuso  di  alcol (cosa che, purtroppo sperimenterà nella sua vita anche la scrittrice), ha anche una sorella più piccola, Molly, che morirà per un male incurabile.

Dall’Alaska la famiglia si  trasferisce in Idaho, quindi  nel  Montana e California, passando per il Texas (alla fine la stessa Lucia Berlin disse di  aver traslocato in trentatré case), fino  a giungere a Santiago  del  Cile,  ritornando poi negli  Stati Uniti dove, studiando presso l’Università  del  New Mexico, incontrerà il suo  primo  marito: lo scultore  Paul Suttman.

Il matrimonio durerà il tempo  necessario  per mettere al mondo i  primi  due figli, poi arriva il turno  del  pianista di  musica jazz Race Newton  andando a vivere con lui a New York  nel  Greenwich Village.

E’ una vita di  assoluta povertà che non le impedisce di  coltivare l’amore: così trova nel tossicodipendente Buddy Berlin (musicista anche lui) un’amante con cui  fuggire in Messico: dalla fuga, al  divorzio  da Race e al matrimonio  con Buddy che porterà  alla nascita di  altri  due figli.

Si  separa da Buddy  Berlin affrontando  con coraggio il peso  di  allevare da sola i  quattro  figli e questo la porterà a diventare infermiera, donna delle pulizie, centralinista: lavori  che fanno le protagoniste delle sue short stories.

Purtroppo  in  mezzo c’è anche la dipendenza dall’alcol  che combatte entrando (e uscendo) dagli  Alcolisti  Anonimi.

Morirà lo stesso  giorno  della sua nascita nel 2004 a Marina del Rey circondata dall’affetto  dei  suoi  quattro figli.

I libri di  Lucia Berlin 

In effetti il titolo  originale de La donna che scriveva racconti e cioè A Manual for Cleaning Women (Manuale per le donne di pulizie) sarebbe stato più attinente considerando  le storie in esso  contenuto dove, ovviamente, non si  tratterebbe di un manuale quanto  piuttosto la necessità di  recuperare il senso  di pulizia di  vite troppo prese dalla drammaticità dell’esistenza.

Lo stesso si potrebbe dire del secondo  libro  che vi propongo, solo  che nel  caso  di Sera in paradiso vi è un fondo di  malinconia in più.

Lucia Berlin

⌈  Una donna molto bella che ha avuto una vita difficile e la racconta in tanti piccoli quadri: protagonista la narratrice onnisciente o vari personaggi secondari, diversissimi tra loro: un vecchio indiano americano incontrato in una lavanderia; una ragazza giovanissima che scappa da una clinica messicana di aborti per ricche americane; la suora di una scuola cattolica; un’insegnante gay.

Soprattutto, una domestica che ritrae, lapidaria ma benevola, le signore (e anche qualche signore) per cui lavora: una storia indimenticabile, che dà il titolo all’edizione americana del libro, Manuale per donne delle pulizie.

Indimenticabile è l’aggettivo che definisce il valore di una storia breve. Tutti ricordano la signora con il cagnolino di Cechov, o la famiglia Glass di Salinger, o l’anziana donna malata di Alzheimer che si innamora di un compagno di sventura, di Alice Munro. Più difficile è ricordare uno qualunque dei protagonisti dei racconti di Raymond Carver, tutti molto simili: uomini che traslocano continuamente per sopravvivere a una crisi economica non solo individuale.

Non che sia possibile ricordare tutti i personaggi di Lucia  Berlin, diversissimi, variegati per sesso, razza, colore e censo, ma di certo il tratto pittorico dell’autrice contribuisce a fissarli nella mente; complice una scrittura ingannevolmente semplice, chiara, essenziale, imprevedibile come la musica jazz ma altrettanto ipnotica.

 

Lucia Berlin

 

Storie di luoghi, di paesaggi, dell’intero continente americano, di donne, di bambini e di uomini.

Storie che raccontano un temporale, un’alluvione, un incendio, una notte magica.

Storie di vicinato difficile, di profughi siriani, di messicani poveri e di americani ricchi o viceversa, di musicisti e di alcolisti, di corride e di fiestas, di attrici e di gigolo.

Storie che, come quelle di La donna che scriveva racconti, evocano momenti della vita di un’autrice fuori dall’ordinario.

Storie di amore, di malinconia, di piccoli e grandi drammi, di gioie inaspettate, di cambiamenti improvvisi, e una prosa impossibile da catalogare.

Le svolte impreviste, i rapidi mutamenti di tono, i passaggi dal riso al pianto, dall’ostilità alla commozione, dalla disperazione alla felicità, il lamento prolungato che svanisce all’improvviso, ricordano la musica jazz.

Una prosa che diventa dura, sobria e riservata, quasi distaccata, proprio nel rendere situazioni che una scrittrice meno efficace e sincera vestirebbe di emotività.

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

 

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