Loïe Fuller: una danzatrice nella Belle Époque parigina

Miss Loïe Fuller - Henri de Toulouse-Lautrec (1893)
Miss Loïe Fuller – Henri de Toulouse-Lautrec (1893)

<< Una grassa americana, piuttosto  brutta e con gli occhiali, che manovra con delle pertiche delle onde di  velo morbide, e scura, attiva, invisibile, come un’ape sul fiore, muove intorno  a lei  un’orchidea multiforme fatta di luce e di  stoffa che si  arrotola, sale, si solleva..>>

Jean CocteauPortraits souvenir (1935)

La Serpentine dance di Loïe Fuller

La citazione poco  elegante nei  confronti  di una donna, è quella che nel 1935  Cocteau  dedicò a Loïe Fuller quando lei, morta da  ormai otto  anni, non poteva evidentemente replicare al poeta  con altrettanta finezza.

Loie Fuller
Loïe Fuller 

Loïe Fuller (Chicago, 15 gennaio 1862 – Parigi, 2 gennaio 1928) era in realtà il nome d’arte di  Marie Louise Fuller ballerina che dagli  Stati Uniti stregò la Parigi  della Belle Époque con la sua serpentine dance

La serpentine dance fu un’evoluzione della skirt dance sempre nell’ambito  della burlesque.

La sua invenzione fu  propria di  Loïe Fuller la quale, pur non essendo una ballerina professionista ma attrice, scoprì come l’effetto  delle luci  di  scena su  di un vestito  di  garza  poteva dare la sensazione allo  spettatore di  una danza di  forme e colori dove il corpo  della ballerina spariva nei  drappeggi.

Nel 1892, contrariata dal poco  successo che riscuoteva negli  Stati  Uniti, Loïe Fuller decise che Parigi  sarebbe diventata la sua stella  cosi arrivò alle  Folies Bergère e, nonostante lo scetticismo  iniziale del proprietario  su  tipo  di  spettacolo  che la ballerina proponeva, ottenne un successo  strepitoso.

Se fossimo vissute  nella Belle Époque e frequentato le Folies Bergère saremmo  state in compagnia di artisti, intellettuali  e scienziati del  calibro di  Mallarmé, Rodin e i  coniugi  Curie: tutti, indistintamente, incantati dalla serpentine dance come simbolo  della danza moderna dell’art nouveau  

Loïe Fuller non si limitò solo a esibirsi  nella danza ma, volendo perfezionare il suo  stile, studiò il modo  di  illuminare meglio  la scena e inventò i sali  fosforescenti  da applicare al  costume per ottenere  effetti  psichedelici.

Anche lei, però, aveva la sua musa in una danzatrice più dotata di  lei nella danza moderna: Isadora  (Angela) Duncan.

Divennero  amiche (o  quasi) fintanto  che Isadora, diventata  ormai più  famosa della Fuller, non ruppe con lei.

Lasciato le luci  delle Folies Bergère, nel 1908 aprì una scuola di danza a Parigi: qui il gossip riferito  all’epoca parla dei  suoi  rapporti  con le allieve che andavano  al  di  là di quello professionale (lei  non aveva mai  nascosto il suo  orientamento  sessuale).

La salute di  Loïe Fuller fu messa a dura prova da un cancro  al seno, che le venne poi asportato, dovuto principalmente  dovute al radium che utilizzava per rendere fluorescenti  i suoi  costumi.

Una broncopolmonite la uccise  il 2 gennaio 1928.

Nel 2016 la regista Stéphanie Di Giusto realizzò il film biografico La Danseuse (Io danzerò – il titolo italiano dei film) sulla vita artistica di  Loïe Fuller basato sul romanzo Loïe Fuller, danseuse de la Belle Époque di Giovanni Lista.

Ad interpretare la danzatrice è stata chiamata  la cantante trentatreenne francese Soko (Stèphanie Sokolinski), mentre per il ruolo  di  Isadora Duncan fu  scelta Lily – Rose Deep figlia diciottenne  di Johnny Deep e Vanessa Paradise.

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

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