L’esploratrice di oggi è una donna di ieri: Ida Pfeiffer

Ida Pfeiffer

Il sesto  pianeta era dieci  volte più grande.

era abitato da un vecchio signore che scriveva degli  enormi libri.

Ecco un esploratore, esclamò quando  scorse il piccolo principe.

Il piccolo  principe si  sedette sul tavolo  ansimando un poco.

Era in viaggio da tanto  tempo.

Tratto  da Il Piccolo principe di Antoine de Saint – Exupéry⌋ 

Ida Laura  Pfeiffer etnografa, esploratrice e scrittrice di  viaggi  

 

Ida Pfeiffer
Ida Laura Pfeiffer (foto di Franz Hanfstaengl)

L’austera signora ritratta nella foto  è per l’appunto Ida Laura Pfeiffer (Vienna, 14 ottobre 1797 – Vienna, 27 ottobre 1858).

Nella sua carriera di  etnografa ed esploratrice, cosa che la portò anche a scrivere libri  di  viaggi che ebbero molto  successo, percorse più di  trentaduemila chilometri via terra e otto  volte di più via mare attraverso il Sud – est  asiatico, le Americhe, il Medio  Oriente e l’Africa.

Grande era la considerazione che conquistò in questa veste  che le società geografiche di  Berlino  e Parigi la vollero tra i loro  membri, non la Royal Geographical Society  che aprì la possibilità anche per le donne di aderirvi  solo nel 1913 (il solito  maschilismo…)

Devo  confessare la mia totale ignoranza a riguardo  della sua figura: solo leggendo  tra le righe del libro di  Henry David Thoreau Walden ovvero Vita nei  boschi* ne sono  venuta a conoscenza.

Il filosofo  statunitense comunque non  si è  sprecato nel  descriverne la vita della sua contemporanea, tanto da dedicarle solo poche righe del  suo  libro:

Quando  la signora Pfeiffer nei  suoi  avventurosi  viaggi intorno  al mondo giunse nella Russia asiatica, non lontano  da casa sua, dice di aver provato  la necessità di indossare un altro  abito e lasciare quello  da viaggio quando  fece visita alle autorità, perché era tornata in un Paese civile dove gli uomini vengono  giudicati dai  loro  vestiti

Che lei abbia provato  o meno la necessità di  cambiarsi  d’abito per far visita alle autorità potrebbe essere un’ipotesi veritiera, certo è il fatto  che da piccola lei  amasse vestirsi  da maschiaccio e praticare sport ed esercizi fisici non propriamente femminili  considerando  anche l’epoca in cui  viveva.

Questa sua particolare inclinazione trovò nel padre, Aloys Reyer un ricco produttore tessile, un forte sostenitore tanto  che la incoraggiò a seguire la stessa educazione dei  suoi  fratelli (cinque fratelli  e una sorella minore).

Purtroppo  alla morte del padre, avvenuta nel 1806 quando lei aveva appena nove anni, la madre Anna la ricondusse al cliché di un’educazione  più femminile: basta con gli  abiti maschili  e sport virili ma, al loro  posto,  crinoline e lezioni  di piano.

Il primo maggio 1820 sposò l’avvocato Mark Anton Pfeiffer di  Lemberg (l’attuale Leopoli in Ucraina) più vecchio  di lei  di ventiquattro  anni, vedovo  e con un figlio a carico.

Da questo  matrimonio  nacquero due figli  e cioè Alfred nel 1821 e Oscar tre anni dopo.

Ben presto l’avvocato  Pfeiffer, dopo  aver scoperto  e denunciato  la corruzione di  alti  funzionari governativi, venne costretto a dare le dimissioni trovandosi  nella situazione di non avere più un impiego: toccò alla moglie Ida provvedere al mantenimento  della famiglia con lezioni  di  disegno  e musica e prestiti di  denaro  da parte dei  fratelli.

Questa precaria situazione economica si  risolve quando  lei, alla morte della madre avvenuta nel 1831, eredita una cospicua somma che le consente una vita agiata a Vienna con  i suoi  due figli, mentre il  marito rimane a Lemberg (divorzio?).

La seconda vita di  Ida

A questo punto finalmente lei potrà dedicarsi  a quello che ha sempre sognato  di  fare e cioè viaggiare.

Nel 1842 viaggia lungo il Danubio per arrivare poi  a Istanbul e continuare verso Gerusalemme, non prima di  essersi  fermata a Gallipoli, Smirne, Rodi, Cipro, Beirut e Giaffa.

Una volta ritornata a Beirut, sempre nello  stesso  anno, si imbarca verso  l’Egitto visitando Alessandria, il Cairo e le sponde del Mar Rosso, ed è sulla strada del  ritorno che  avrà l’occasione di  fermarsi  a Roma.

Durante i  suoi  soggiorni  ebbe l’occasione di incontrare personaggi  quali il pittore paesaggista Hubert Sattler, quello britannico William Henry Bartlett, il botanico (nonchè conte) Friedrich von Berchtold.

Traduce le sue esperienze di  viaggio in libri che, come nel  caso di  quello pubblicato nel 1844 Il viaggio  di una donna di  Vienna in Terra Santa, diventano  dei  best seller  tradotti anche in altre lingue e pubblicati  oltre che in Europa anche negli  Stati Uniti.  e dei quali introiti  le permetteranno  di progettare altri viaggi.

I guadagni ottenuti  dai  suoi  libri  le permetteranno di preparare altri  viaggi  e infatti il 10 aprile 1845 da Vienna arriverà a Copenaghen (nel  frattempo  ha imparato  anche la lingua danese oltre che l’inglese), all’incirca un mese dopo si imbarca per raggiungere Hafnarfjörõur sulla costa sud – occidentale dell’Islanda e, cavalcando, si sposta fino  a Reykjavik per poi visitare l’ area geotermica di Krýsuvík.

Nel  suo  curriculum di  viaggiatrice  non poteva mancare la scalata al  vulcano Hekla ritenuto  nel  medioevo islandese la Porta dell’Inferno.

Ritornata in Danimarca proseguirà verso la Svezia e la Norvegia.

Appena il tempo  di  ritornare a Vienna che già nel 1846 iniziò il viaggio  verso il resto del mondo: le mete furono il Brasile, il Cile, Tahiti, Cina, India, Persia, il tutto durò quasi  due anni e nel 1850 pubblicò i tre volumi intitolati  Un viaggio intorno  al mondo

Soldi, soldi, soldi….

Ovviamente scrivere libri  e venderli può aiutare molto i progetti  di un’accanita viaggiatrice qual era Ida Pfeiffer, ma non erano  sufficienti.

Per questo motivo  si  trovò a dover vendere ricordi  dei suoi  viaggi al  Museo reale di  Vienna e, come gli  scrittori  di oggi, fare delle tournée per pubblicizzare i propri  libri: e proprio  a Berlino, oltre a un pubblico  entusiasta,  incontrerà colui  che per lei rimaneva un modello  da seguire fin dagli anni  giovanili  e cioè Alexander von Humboltd

Per concludere

Potrei  ancora scrivere molto  sui  viaggi  di  Ida Pfeiffer, ma sarebbe un lungo  elenco  di  altri luoghi da lei  visitati, dagli Stati Uniti al Madagascar suo  ultimo viaggio,  e quello  di incontri con personaggi  appartenenti  al mondo  accademico, quello  dei (cosiddetti) nobili, qualche militare, scrittori e avventurieri.

In effetti  quello  che più mi premeva descrivere non è tanto la vita avventurosa di una donna appartenente a un’altra epoca, ma della  caparbietà nel  seguire la natura insita nel proprio  essere.

Possiamo essere avventuriere o casalinghe, ma questo  rimane l’unica maniera per avere  una vita più che soddisfacente (non reprimiamo  i nostri  desideri, ragazze).

Il libro in anteprima 

Non mi risulta che l’editoria italiana abbia dedicato molto  spazio  ai  libri  di  Ida Pfeiffer, per cui ho  trovato l’anteprima del  suo  resoconto  del  viaggio in Scandinavia e Norvegia in inglese (un po’ di ripasso non fa mai  male)

ALTRI SCRITTI

*Troverete l’anteprima di  Walden ovvero  Vita nei  Boschi  di H.D. Thoreau in questo mio  articolo:

Natura selvaggia? Si, forse, non lo so…

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

 

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