L’Arca dell’Alleanza tra mito e mito

Arca

Bezaleel fece l’arca di legno di acacia: aveva due cubiti e mezzo di lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza, un cubito e mezzo di altezza.

La rivestì d’oro puro, dentro e fuori. Le fece intorno un bordo d’oro.

Fuse per essa quattro anelli d’oro e li fissò ai suoi quattro piedi: due anelli su di un lato e due anelli sull’altro.

Fece stanghe di legno di acacia e le rivestì d’oro.

Introdusse le stanghe negli anelli sui due lati dell’arca per trasportare l’arca.

Fece il coperchio d’oro puro: aveva due cubiti e mezzo di lunghezza e un cubito e mezzo di larghezza.

Fece due cherubini d’oro: li fece lavorati a martello sulle due estremità del coperchio:  un cherubino ad una estremità e un cherubino all’altra estremità.

Fece i cherubini tutti di un pezzo con il coperchio, alle sue due estremità.

I cherubini avevano le due ali stese di sopra, proteggendo con le ali il coperchio; erano rivolti l’uno verso l’altro e le facce dei cherubini erano rivolte verso il coperchio.

Esodo 37, 1-9 ⌋ 

L’Arca perduta: dalla storia a Indiana Jones

Aspettando  che Indiana Jones riviva nel quinto  episodio  della saga (dovrebbe uscire nelle sale nel 2022), con Harrison Ford ormai  prossimo  alla pensione, se non come attore almeno nel suo  alter ego di archeologo considerando i suoi  settantotto  anni  di  età,  rivediamolo  in una delle scene più divertenti  del film I predatori  dell’Arca perduta (sembra che all’epoca, dovendo  girare quella scena e soffrendo  di  dissenteria, lo stesso  Harrison Ford abbia suggerito  a Spielberg la rapidità dell’azione evitando il duello con l’energumeno  armato  di  scimitarra).

Che l’Arca dell’Alleanza sia ormai  perduta tra le pagine della storia e quelle del mito (se non proprio  quelle delle leggende) è ormai risaputo e varie sono  le ipotesi  della sua fine.

Tra quelle più plausibili e che essa, essendo in parte costruita in legno, sia andata perduta in uno dei  tanti incendi  che funestavano le città di allora.

Altra ipotesi, anche questa credibile,  che il manufatto era stato  costruito  con parti  d’oro e che queste siano  state preda degli  eserciti che più volte hanno  saccheggiato il Tempio di  Salomone.

Storicamente si pensa che l’Arca sia stata rubata durante il saccheggio  del  Tempio tra il 797 e il 767 a.C.,  ad opera di  Ioas, re dell’antico  regno  settentrionale di  Israele (Samaria) con capitale Sichem, e lì nascosta, sennonché, dopo  la distruzione del  regno  del  Nord da parte degli  Assiri, l’Arca potrebbe essere stata portata in un qualsiasi  punto del  Medio Oriente.

Ma l’Arca potrebbe anche essere stata trafugata in Babilonia nel 597 (588?) a.C. quando  Nabucodonosor II conquistò Gerusalemme saccheggiando il Tempio: ma nell’elenco  del materiale trafugato  dai  babilonesi  non compare l’Arca per cui  è lecito pensare che essa venne trafugata ancora prima dell’invasione babilonese.

A questo punto, un po’ come avviene per la ricerca del Santo  Graal (ancora una volta è Indiana Jones a scoprire dove era celato il sacro manufatto), la fantasia ha creato  diversi  nascondigli  per l’Arca dell’Alleanza: a Roma, ad esempio, riposta nella Basilica di San Giovanni Laterano secondo un testo  del 1480 scritto  dal  diplomatico  Santo  Brasca che fa risalire il tutto  a quando gli oggetti  sacri  del  Tempio furono recuperati (sarebbe meglio  dire trafugati) da Vespasiano  e Tito.

A smentire l’affermazione di Santo  Brasca è Flavio Giuseppe che nella sua opera Guerra giudaica, citando gli oggetti  sacri  portati  a Roma, non  menziona l’Arca, cosa già vista precedentemente con quello  che è accaduto durante il saccheggio  babilonese.

Trascuro il fatto  che l’Arca sia nascosta nello Zimbabwe, ipotesi del professore Tudor Partiff docente della School  of Oriental  and African Studies di  Londra, che dice che l’Arca è nascosta nelle leggendarie miniere di Salomone (a saperlo Indiana si risparmiava la fatica di  andare in Egitto)

Infine, citando il secondo  libro dei  Maccabei (2, 1-8), testo  appartenente al  canone biblico cattolico  e ortodosso ma escluso  da quello ebraico e protestante, si  racconta che alla fine del VII secolo  a.C. fu il profeta Geremia a sottrarre l’Arca dalla distruzione portandola via da Gerusalemme per nasconderla in una grotta del monte Nebo.

L’Arca ha la sua regina: quella di Saba

Arca
La Regina di Saba (illustrazione per il Vecchio Testamento)

La mitica regina di  Saba (che la tradizione etiope chaima Machedà) volle incontrare il re Salomone, noto per la sua saggezza, per chiedergli  dei  consigli.

Questo ipotetico incontrò generò nel VI secolo d.C. una leggenda abissina (tratta da quella più antica copta) codificata tra il 1314 e 1322 da Yeshaq, notabile di  Axum:

Salomone invaghitosi dalla bellezza di Macheda la inebriò con droghe abusando  di lei e di una sua schiava. In seguito le due donne furono rese libere di  ritornare nel loro paese.

Da questa disavventura Machedà ebbe un figlio, Menelik I, capostipite della dinastia dei Salomonidi (di  cui Hailè Selassiè fu l’ultimo esponente), mentre la schiava diede alla luce Zagàn che si  dice essere il capostipite di valorosi  guerrieri.

Menelik I, raggiunto  la maggiore età, chiese alla madre il nome di  suo padre e, quindi, decise di  andare a trovare Salomone.

Questi ne fu contento  tanto  da dare a Menelik la possibilità di  vivere a corte poi, una volta che il giovane decise di  ritornare da sua madre, Salomone lo riempì di  doni:  tra questi, quello più prezioso, era appunto  l’Arca dell’Alleanza  con le Tavole della Legge affinché diffondesse la parole di  Dio  anche tra il suo popolo⌋   

Un altra leggenda dice che la cattedrale di Santa Maria di  Sion,  ad Axum venne costruita con l’oro  piovuto  dal  cielo, offerto  da Dio  per ospitare l’Arca ricevuta in dono  da Menelik I.

Quando l’Islam minacciò il regno  di  Axum, i cristiani  si  rifugiarono  tra le montagne nei pressi  di Lalibela: qui  si  trovano  undici  chiese rupestri ben  nascoste: in ognuna di  esse venne costruita un sacrario dove, per confondere i predatori, si  diceva essere custodita l’Arca.

Da allora tutte le chiese etiope hanno un sacrario con un parallelepipedo coperto  di  stoffe (manbar) che sostiene a sua volta una scatola di legno  dorato: il tabot o Arca dell’Alleanza.

Noi,  che abbiamo  visto  I predatori  dell’Arca Perduta sappiamo  che il vero  nascondiglio è in un caveau blindato del Pentagono,  negli  Stati Uniti (ma non diciamolo  a Donald Trump). 

Il libro in anteprima

Non sempre i libri  che inserisco in anteprima trovano in me un’appassionata sostenitrice, ma penso  che sia più importante che sia la lettrice (e spero  anche qualche lettore) a decidere cosa sia degno  di nota,  o meno, nel leggere.

Quindi  traetene da soli il giudizio del libro L’Arca dell’Alleanza. Il Tabernacolo di  Dio: cronaca di una scoperta, scritto  dall’architetto Giuseppe Claudio Infranca  

L’Autore, architetto al seguito di una missione archeologica e di restauro al Parco delle Stele di Axum (Etiopia) del CNR, per pura casualità viene invitato dal Clero locale a visitare il Santuario di Santa Maria di Sion, gravemente danneggiato nella copertura dai bombardamenti della guerra civile etiope.

In quella breve visita riesce a penetrare furtivamente all’interno del Sancta Sanctorum, scoprendo la presenza della biblica Arca dell’Alleanza.

Rimane sorpreso dalla scoperta, riesce a scattare una foto e nel frattempo, viene colpito da strani ronzii alle orecchie.

Per anni, riesce a celare l’incredibile vicenda, di cui è stato protagonista, quando un giorno apprende la notizia che due israeliani, un uomo ed una donna, facenti parti di reparti speciali d’Israele, sono penetrati furtivamente nello stesso luogo, dove Lui aveva ammirato l’Arca dell’Alleanza, e ne rilevavano l’importate scoperta al mondo.

Da allora gli è chiaro il valore di quanto visto ed inizia a studiare per comprendere come l’Arca dell’Alleanza fosse giunta fino in Etiopia da Gerusalemme. Dopo anni ed anni di ricerche e studi riesce a ricostruire la storia e il lungo viaggio percorso dall’Arca dell’Alleanza dall’antica Palestina alla lontana Axum.

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Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

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