L’Alchemilla tra alchimia e bellezza femminile

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©caterinAndemme

Lo diceva Castore

 

Alchemilla vulgaris
Carl Axel Magnus Lindman

Castore Durante (Gualdo  Tadino, 1529 Viterbo, 1590) nel  suo  Herbario Novo  consigliava alle donne del  suo  tempo l’utilizzo  della Alchemilla vulgaris per restituire la verginità perduta e rassodare le mammelle (qui, salendo in cattedra, vi  ricordo  che il seno è lo  spazio  compreso  tra le due mammelle….).

Infatti suggeriva:

L’acqua lambiccata bevuta e applicata fa parere di  essere vergini.

Se bagnate pezze di  tela in quest’acqua e applicate sulle mammelle, le fa ritirare in modo  che diventino rotonde e dure..

Pur avendo  un’età per cui  la verginità è nelle cose smarrite nel tempo ( …♥♥♥…) quello del  rassodamento del  seno (ma si, chiamiamolo  così)  potrebbe essere un argomento  futuro per contrastarne l’effetto rilassamento dovuto  all’ineluttabile avanzare dell’età.

Se funzionava bisognerebbe chiederlo  ad una donna del XVI secolo.

Invece per gli  alchimisti

Gli  arabi  la chiamavano alkemelych con il doppio significato  di acqua del cielo oppure ciò che serve all’alchimista.

L’acqua del  cielo, ci  vuole poco  ad intuirlo, non era altro  che la rugiada  la quale, essendo acqua purissima per l’alchimista, era  indispensabile per l’arte della trasmutazione.

Per fare questo  dovevano  svegliarsi  all’alba e raccogliere la rugiada che si  era posta sulle grandi  foglie durante la notte.

Identikit della pianta

L’Alchemilla vulgaris è anche conosciuta come Erba rossa – Erba stella – Stellaria – Erba a stiddaria – Ruttaria  – Ventaglina (per le sue foglie simili  a ventagli).

Appartiene alla famiglia delle Rosacee.

E’ una pianta piccola e perenne, diffusa nelle regioni  fresche ed umide, soprattutto in regioni  montuose, praterie e radure  dai 600 ai 2.000 metri  di  altitudine (alcuni  autori  spingono l’habitat dell’Alchemilla fino a 2600 metri di  altitudine).

Tra i suoi  costituenti  troviamo acidi  organici, tannino, lipidi, glucidi.

Tra le sue proprietà quella antinfiammatorio, astringente, cicatrizzante, sedativo, stomachico, vulnerario.

Utilizzo  

La pianta intera viene raccolta nei mesi  di  giugno  e luglio (quindi  siete ancora in tempo) quando è appunto in fiore.

Naturalmente è nel passato, quindi  nella medicina popolare, che il suo  utilizzo era frequente, ad esempio: per frenare emorragie interne ed esterne (anche come astringente uterino in caso di  complicazioni dopo il parto).

Il suo  decotto era considerato un forte diuretico con azione depurativa del  fegato. Lo stesso  decotto che andava ad imbibire compresse oculari  di  cotone o lino, era il rimedio  contro  la congiuntivite.

L’Alchemilla è  ancora oggi  venduta nelle erboristerie sotto  forma di preparati per vari usi  e rimedi medicali ma l’impiego  terapeutico, specie in associazione con altri medicinali, è sempre da prendere con le dovute cautele: in poche parole la cura fai  da te è sconsigliata.

Alla prossima! Ciao, ciao…………

 

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