La montagna e il destino dei draghi

 

Chi più in alto  sale, più lontano  vede; chi più lontano  vede più a lungo  sogna

Walter Bonatti 

La montagna e i  sogni

Quindi, cara gente di pianura, secondo  quanto  detto  da  Walter Bonatti, i vostri  sogni  sono limitati dal un orizzonte piatto unico  confine tra terra e cielo

Sennonché penso  che sognare sia un’azione slegata da confini  o  altitudini , quindi  questione  personale che appartiene alla sfera dell’intimo.

Come semplice escursionista,  che può vantare al massimo di  essere arrivata a poco  più di 2.800 metri di  altitudine per poter guardare lontano (e quindi sognare più  a lungo) mi sono sempre chiesta cosa possa passare per la testa di un essere umano tanto da spingerlo  a mettere in gioco  la propria vita per conquistare una cima.

Ma è anche grazie al loro  coraggio e determinazione se oggi l’immaginario  delle montagne abitate dai  draghi è solo  folklore.

La montagna e il destino 

Louis Rousseau, alpinista canadese, scrisse una volta all’amico  Daniele Nardi a riguardo del Nanga Parbat:

” E’ una montagna che ipnotizza gli  alpinisti.

Anch’io sono stato ipnotizzato.

Ma oggi  so  che chiunque la tenti perde la vita o una parte di  se”

In queste parole si può leggere  l’ esortazione all’amico  a rinunciare ad un’impresa rischiosa che comporta anche la morte.

Ma l’amico è Daniele Nardi non certo un uomo di  pianura anche se  da dove è nato  le Alpi si possono  solo immaginare, figuriamoci  le vette himalayane: ostinazione, coraggio, determinazione, forse un pizzico  di  spregiudicatezza: forse è ciò che forma il carattere di un alpinista a cui  nulla può impedire che un’idea diventi progetto  e quindi realizzazione.

Fatto  sta che Daniele Nardi  vuole aggiungere qualcosa di più alla già enorme difficoltà intrinseca nella scalata di  quella montagna: vuole che l’ascensione avvenga durante il periodo  invernale.

A questo punto non mi dilungo  sulla tragedia avvenuta all’inizio di  quest’anno, precisamente il 25 febbraio: Daniele Nardi e il suo  compagno  di  cordata Tom Ballard muoiono a causa di una tempesta di  neve (e tutt’oggi i loro  corpi  sono  ancora lassù).

La madre e il figlio uniti nel  destino

Alison Hargreaves ritratta con i figli Kate e Tom
Alison Hargreaves ritratta con i figli Kate e Tom

Tom Ballard era il figlio di Alison Hargreaves conquistatrice  1995 dell’Everest in solitaria e senza bombole d’ossigeno.

 Nell’arco  di  tempo  dello stesso anno  lei  si prefiggeva di  scalare, sempre in solitaria e senza bombole di ossigeno,  oltre che l’Everest anche il K2 e il  Kangchenjunga: rimase uccisa il 13 agosto 1995 durante la discesa dal  K2, aveva solo 33 anni.

Memorabile, e da molti criticata, fu aver scalato la parete nord dell’Eiger  incinta del  suo  primogenito Tom Ballard.

Il libro

Daniele Nardi ha voluto  che la scrittrice Alessandra Carati portasse a termine quello  che doveva essere un libro  scritto a quattro  mani e che, purtroppo, è diventata la storia di una lunga avventura interrotta dalla tragedia.

L’anteprima è alla fine dell’articolo

«Un alpinista è un esploratore, non resiste a una via di cui si è innamorato, non può sottrarsi al desiderio di tentarla. Perché la visione iniziale è diventata un’idea, e l’idea un progetto a cui pensa tutti i giorni e a cui dedica le sue energie migliori».

Alla prossima! Ciao, ciao...♥♥

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