Joker non è l’uomo che ride

La malvagità non è qualcosa di sovraumano,

è solo qualcosa di  meno umano

Agatha Christie 

Joker da premio Oscar? 

La definizione di Wikipedia del villain è la seguente

Il cattivo  è un tipico personaggio  malvagio presente in una storia inventata, come un’opera narrativa o cinematografica.

I cattivi  sono personaggi tipo o personaggi  romanzati, nel  dramma o  melodramma, che compiono  azioni  malvagie opponendosi  all’eroe.

E’ la sua natura intrinsecamente, indomabilmente malvagia che distingue il cattivo  dal  semplice antagonista, cioè del personaggio  che si oppone all’eroe, ma per qualche motivo non risulta del  tutto  odioso e che anzi può pentirsi, essere redento o diventare un buono  nel  finale.

Il cattivo  si  distingue anche dall’antieroe, un personaggio  che viola la legge o le convenzioni sociali  stabilite, ma che, nonostante  questo, ha la simpatia del pubblico, risultando dunque il vero eroe della storia.

Malgrado sia il destinatario dell’odio  pubblico, il cattivo  è un meccanismo  narrativo quasi inevitabile e, quasi  più dell’eroe, un elemento  cruciale sul  quale poggia la trama.

In un certo  senso  il cattivo (o  se preferite il termine inglese di  villain) ricopre il ruolo necessario  del  comprimario, cioè in tutte quelle storie in cui vi è una  dicotomia tra il bene e il male, quasi  che la sua figura sia messa lì solo  per far esaltare le gesta dell’eroe (senza il cattivo, quest’ultimo  non avrebbe ragione di  esistere  se non per interpretare  il personaggio  di un  boy – scout che aiuta gli  anziani  ad attraversare la strada).

Ovviamente Gambadilegno  resterà l’acerrimo  nemico  di  Topolino come Brutus  quello  di Popeye,  ma è  dai  fumetti traslati  al cinema che i  cattivi  assumono un ruolo più centrale: se parlo  di  fumetti  (con la F maiuscola) intendo riferirmi alla Marvel  e alla DC Comics e di  quest’ultima casa editrice il  suo personaggio  Joker 

Ed è appunto  in  Joker, premiato  con il Leone d’oro per il  miglior film   nell’ultima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di  Venezia  e campione d’incassi ( 500 milioni di  dollari  fino a ora), che il  regista  Todd Phillips si  discosta dai  film tratti  dai  fumetti della DC Comics per dare alla sua opera una qualità superiore a essi.

Per alcuni  critici  cinematografici Todd Phillips si  è dichiaratamente ispirato  a Martin Scorsese sia per l’ambientazione realistica di una Gotham City calata negli  anni ’80, ma soprattutto alla similitudine del personaggio  interpretato  da Robert de Niro  (presente anche in Joker) in Taxi  Driver dove la vita di un uomo  qualunque inesorabilmente vira alla follia.

Nel  film, oltre che il personaggio  di  Joker, vi è un palese richiamo  al populismo  nel  senso  che si  assiste alla violenta reazione delle masse contro le decisioni prese a loro  danno da chi si  ritrova in una condizione di  vita più favorevole (mi ricorda molto  la rivolta del movimento  dei  gilet gialli in Francia e quello  che sta accadendo oggi in Cile).

Fuori  discussione è la bravura di Joaquin Phoenix  e chissà che non riesca portarsi  a casa, prima o poi, un premio Oscar considerando  le sue tre candidature passate.

Se proprio  siete curiosi di  conoscere la trama del film ancora prima di  averlo  visto  vi  rimando alla pagina di  Wikipedia, mentre per le curiosità legate al  film di  Todd Phillips vi invito  a guardare il seguente video offerto  da Movieplayer.it

 

 

L’uomo che ride: un libro e un film 

 

Si  dice che gli  autori del  fumetto  di  Joker si  siano ispirati per il famoso  ghigno  del personaggio  a L’uomo che ride di Victor Hugo pubblicato  nel 1869.

Certo è che la rassomiglianza si  ferma alla deformazione che il personaggio  di Victor Hugo porta sul viso in quanto vittima di un sopruso.

Nel 1928 il regista tedesco  Paul Leni dal libro trasse l’idea per The Man Who Laughs

Anteprima del libro  L’Uomo che ride di  Victor Hugo

Pubblicato nella primavera del 1869, questo romanzo di Hugo fu scritto durante l’esilio che lo scrittore subì a causa delle sue idee politiche.

La storia di un bambino abbandonato sulla costa inglese, che crescendo è vittima di una deformazione del viso che costringe il suo volto a una smorfia simile a quella di una perenne risata, è lo spunto che l’autore coglie per approfondire una realistica resa dei costumi inglesi e di alcuni elementi distintivi della cultura anglosassone: il parassitismo della nobiltà, le condizioni di estrema miseria delle classi più abiette, il lacerante contrasto tra nobili e sudditi.

L’uomo che ride’ è una penetrante metafora dell’individuo che, senza poter scegliere, è costretto a mostrarsi felice all’esterno mentre soffre terribilmente al proprio interno, a causa di una società che ne deforma l’intelligenza e ne umilia la ragione

 

Alla prossima! Ciao, ciao…

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