Il pane e l’artista: Maria Lai

Voglio un pane sempre fresco,

sul cipresso il fiore del pesco;

che siano  amici il gatto  e il cane,

che diano latte le fontane.

Se voglio troppo, non darmi  niente,

dammi una faccia allegra solamente.

Gianni  Rodari 

 

Dall’acqua e la farina nasce il pane 

Detto in questa maniera sembrerebbe lapalissiano che la somma di  questi  due elementi (semplificando) porti al pane: cibo carico  di  significati che vanno oltre al  concetto  di semplice  nutrimento.

Panificare è l’ arte dell”apprendere i segreti per fare il buon pane ma è nelle mani  dell’artista che diventa materia per dare forma  alla creatività.

Ed è questo  che  Maria Lai impara guardando le donne fare il pane in casa nella sua Ulassai, trasformando  ciò che vede  in una serie di  disegni figurativi  realizzati  negli  anni Quaranta  – lei era nata il 27 settembre 1919, appunto  a Ulassai, in provincia di  Nuoro – raffiguranti  queste donne che diventeranno, secondo  quanto lei  ha sempre detto, la sua prima accademia.

Biografia (da Wikipedia) 

Maria_Lai

 Ricordandola nel  centenario della nascita 

E’ trascorso  ormai  un secolo  dalla sua nascita (la morte è avvenuta il 23 aprile 2013 a Cardedu sempre in Sardegna) e la ricorrenza è stata celebrata con la mostra Maria Lai, pane quotidiano a Ulassai  presso le sale della Fondazione  Stazione dell’Arte (mostra ormai  chiusa da giugno  scorso).

Nella mostra erano  esposte trenta opere (alcune inedite) riferite al pane inteso  come stimolo  alla creatività dell’artista: i  suoi  primi disegni, appunto  quelli  raffiguranti  le donne che preparavano il pane fatto in casa, realizzati  negli  anni ’40 ed esposti  nel  1957 nella sua prima personale a Roma presso la Galleria dell’Obelisco fondata da Irene Brin e dal  marito Gaspero del  Corso; parte di  altre opere presentate nel 1977 in un’altra mostra a lei  dedicata, I pani  di  Maria Lai, alla Galleria del  Brandale a Savona ed infine altre opere più recenti  come Invito  a tavola (2004) realizzata in occasione della rassegna Pitti immagine Casa a Firenze.

La leggenda della bambina mandata sulla montagna

La vita e l’opera di  maria Lai è tanto  vasta da non essere contenuta in un semplice articolo per il blog, per questo  voglio  concludere con una leggenda locale del suo paese natale (oltre che all’anteprima del libro Maria Lai, un filo d’arte per tutti  di Viviana Porru che troverete alla fine)

Si  narra che una bambina fu  mandata sulle montagne per portare pane ai  pastori.

Una tempesta costrinse lei  e gli uomini  a rifugiarsi in una grotta: mentre fuori  era tutta un’esplosione di  lampi e tuoni, tutti  videro volare nel cielo un nastro azzurro.

A questo punto solo  la bambina coraggiosamente uscì dalla grotta  per inseguire il  filo: l’antro crollò seppellendo  tutti  e lei  fu  l’unica a salvarsi.

La stessa favola che  che è servita a Maria Lai come base per un progetto  nel 1981 quando il comune di  Ulassai le chiese un monumento per i  caduti del suo paese: lei rifiutò l’idea di un ricordo per i morti quanto piuttosto decise di  realizzare un’opera che coinvolgesse i  vivi, cioè i  suoi  compaesani.

Prese ventisette chilometri  di  nastro dal  colore azzurro e con esso intrecciò tutte le case  e le strade, nonché gli  abitanti: a quest’opera collettiva diede il nome di Legarsi  alla montagna.

Il libro 

Viviana Porru esperta in beni  culturali  e scrittrice ha dedicato all’opera di  Maria Lai il libro Maria Lai, un filo  d’arte per tutti (neanche a dirlo l’anteprima alla fine dell’articolo).

 

Maria Lai (1919 – 2013) è attualmente considerata l’artista contemporanea più significativa che la Sardegna possa vantare e ha lasciato un patrimonio di insegnamenti che continuano a parlare nonostante la sua scomparsa.

In questo breve percorso, dedicato a coloro i quali si avvicinano per la prima volta a questa grande artista e desiderano scoprire qualcosa in più sul suo conto, si riscoprono alcuni tra i temi fondamentali della sua filosofia: il legame con la comunità e il tentativo di avvicinare le persone all’arte; il desiderio di tramandare la memoria riscoprendo le più antiche tradizioni; il bisogno di continuare a giocare tutta la vita, perché proprio giocando si può immaginare ciò che sembra impossibile e impegnarsi per raggiungerlo.

Lezioni preziose che l’artista ha maturato in anni e anni di intenso lavoro, mediati dalle figure di maestri importanti come Salvatore Cambosu e Arturo Martini. Tutto questo avviene attraverso la trattazione di alcune tra le sue opere più belle e coinvolgenti, arricchite dalle voci di alcune persone che con lei hanno vissuto e condiviso importanti esperienze, ma anche dalle parole della artista stessa, trascritte dall’inedito archivio video del regista Francesco Casu, suo fidato amico e collaboratore.

Partendo dall’opera più famosa in assoluto Legarsi alla montagna, che vide il paese di Ulassai coinvolto in una performance di arte ambientale nata dalle credenze e i miti locali, il percorso passa al tema della memoria, espresso in opere quali le Fiabe cucite e la Barca di Carta, che propongono il libro come oggetto artistico. I giochi come I luoghi dell’arte a portata di mano e il Volo del gioco dell’oca coinvolgono lo spettatore in una attività di gruppo che attraverso l’espediente ludico lo avvicini al mondo dell’arte.

Infine giungono le proposte per il futuro come la sua idea di una Stanza dell’arte per tutte le scuole, con la quale accompagnare i bambini e i ragazzi verso un vero contatto con l’opera.

Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥

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