Orizzontalisti e verticalisti

 

Qualche sera fa approfittando del  fatto   che lui fosse in uno  dei  suoi  momenti zen, cioè stava lavando  i piatti  della cena (consuma meno  di una lavastoviglie), mi  sono  dedicata alla lettura del  giornale: saltando le pagine dedicate al blablabla della politica sono  arrivata a quelle della tragedia in cima al Nanga Parbat  dove due alpinisti, la francese Elisabeth Revol e il  suo  compagno  di  scalata il polacco Tomek Mackiewicz, durante la discesa dalla montagna, a settemila metri  di  quota, si  ritrovano  in gravissime difficoltà per le condizioni  atmosferiche avverse (purtroppo Tomek Mackiewicz morirà per un ‘edema).

IL RACCONTO DEL DRAMMA NELLE PAROLE DELLA STESSA ELISABETH REVOL

Per scalare le montagne dell’Himalaya, in special modo come il Nanga Parbat che detiene il triste primato di  essere seconda nell’indice di mortalità tra gli Ottomila (il primo  è l’Annapurna), bisogna avere delle indubbie doti  fisiche ed una volontà ferrea:  lei  è la seconda donna a scalare un Ottomila in inverno  (la prima fu  la svizzera Marianne Chapuisat che nel  1993 salì in cima al Cho Oyu a seguito  di una spedizione spagnola), la prima a raggiungere il Nanga Parbat sempre in inverno.

Per parlare di  volontà, invece  basterebbe solo andare a leggere quella che era la vita di Tomek Mackiewicz  prima di  diventare un alpinista molto  rispettato, anche se veniva  considerato un outsider per come affrontava il lato  economico delle sue spedizioni affidandosi  al  crowdfunding piuttosto  che agli  sponsor.

E’ sull’aspetto  della volontà che al  solito  mi pongo  delle domande: cosa spinge queste donne e questi  uomini a mettere in pericolo  la propria vita per arrivare lassù, in cima?

Non so  darmi  una risposta: anch’io amo la montagna, ma nella concezione che lo  scrittore Enrico  Brizzi  ben  definisce nel  suo libro  Il Sogno  del  Drago (ne parlo  qui), dove fa una semplice distinzione tra orizzontalisti e verticalisti  e cioè chi, a mio parere, cammina per i  sentieri per trovare   nella natura quiete ed un certo  senso  di integrazione ad essa e chi, al  contrario  cerca la sfida, dove la conquista della vetta ha tante sfaccettature per ogni uomo  che arriva in cima.

Va comunque riconosciuto  ai  verticalisti che, senza i  loro  sacrifici, quelle cime sarebbero  solo il fondale di un mito  o di un sogno.

Alla prossima! Ciao, ciao…….. 

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