Cosa sarà mai “Il Fine del Saggio”?

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©caterinAndemme

 

Occulto è un termine che deriva dal latino occultus  e si riferisce alla conoscenza di ciò che è «nascosto», o anche alla conoscenza del soprannaturale, in antitesi alla «conoscenza del visibile», ovvero alla scienza ufficiale.

Il fine del saggio 

Se oggi  fossi illuminata da una da una qualunque specie formale di  saggezza, dovrei  lasciar perdere la scrittura e dedicarmi ad altro: giardinaggio, cucina, uncinetto…. 

E invece a vincere su  queste cose effimere (che poi non lo sono  affatto) è quel  tarlo che mi spinge a sedermi  davanti a questa tastiera e cercare, nel migliore dei  modi, di  riempire lo  spazio dell’editor  con parole che abbiano senso.

Dunque: Il fine del  saggio 

Scommetto che voi, tutte appartenenti alla sorellanza (e un giorno svelerò, forse, cosa intendo per sorellanza) non avete bisogno  di  ricorrere all’aiuto  di  Harry Potter per sapere che Il fine del  saggio non è altro  che il libro più esoterico  che ci  sia e meglio  conosciuto  tra gli  addetti  al lavoro  come Picatrix.  

Il fatto è che convivendo  con una persona che alterna i  fumetti  della Marvell con libri sulla stregoneria o  sul vampirismo (ma è  fondamentalmente innocuo) mi sono  ritrovata per casa questo libro e, leggendone  la prefazione, non mi sono  spinta molto  oltre alla lettura di un testo moooolto noioso:

<<Sappi, fratello  carissimo che il più grande e nobile dono che Dio  fece agli uomini di  questo mondo è la conoscenza, poiché conoscendo  acquisiamo notizia dei  fatti più antichi e di quali siano le cause di  tutte le cose di  questo mondo; di  quali  cause siano le prossime alle cause di  altre cose e del modo in cui  una cosa si  accorda con un’ altra, sicché veniamo  a conoscenza di  tutto  ciò che esiste e di come esiste, di  quale sia la gerarchia in cui  una cosa deve essere posta e in che luogo sia colui  che è fondamento  e principio di  tutte le cose di  questo mondo e per mezzo  del quale tutto è separato e di  tutto, antico  o nuovo, noi  abbiamo conoscenza>>.

Intanto chiariamo  subito che il Picatrix non è un pseudobiblia come il famoso Necronomicon creato  dal genio di L.P. Lovecraft (ne ho parlato in questo post) ma un vero libro il cui  titolo  originale in arabo  era Gâyat-al- hakîm (appunto Il fine del saggio) scritto  nel XI secolo  dall’astronomo, medico e alchimista  Abū- Maslama Muhammad ibn Ibrahim ibn ‘Abd al-da’im al-Majrītī ( oppure se preferite il nome in lingua  originale أبو القاسم مسلمة بن أحمد المجريطي‎) .

La diffusione in Europa del Picatrix 

Una prima traduzione del  testo  dall’arabo allo  spagnolo fu  voluta da Alfonso X di  Castiglia  (Toledo, 23 novembre 1221 – Siviglia, 4 aprile 1284): con il tempo  la versione in lingua spagnola è andata perduta mentre rimase quella in latino.

Nel  Rinascimento gli  studi del Picatrix vennero  ripresi  da personaggi  come Marsilio Ficino, Pico  della Mirandola e Cornelio  Agrippa 

Il Picatrix non fu  mai  stampato ma ebbe egualmente una grande diffusione tra il XV e il XVI secolo.

Una traduzione dal  latino in volgare fu opera del  veneziano Gianbattista Anesio  cappellano  delle monache di  san Martino di  Murano che, nel 1630, aveva appunto ripreso il testo dal  filosofo ebreo Giovanni Picatrix (svelato così il perché del fatto  che Il fine del saggio  diventa Picatrix)

Suggerimenti per attrarre l’amore di una donna 

Come ho  già scritto in precedenza non mi  sono  avventurata più di  tanto  nella lettura del Picatrix, ciò non toglie che alcune perle di  saggezza (o  suggerimenti che dir si voglia) sono abbastanza curiosi  da non poterli non riportare.

Ad esempio, un uomo che vuole attrarre l’amore di una donna, non deve far altro che:

<< Prendi cervello  di  cavallo, grasso  di porco  e sangue di lupo. Mescola il tutto  e dà il  cibo a chi  vuoi tu una porzione media di  quello  che hai  ottenuto; i risultati  saranno  sempre i medesimi>>.

Immagino che i risultati  medesimi riportati  nella formula non potevano  che essere la morte prematura del soggetto  tanto  amato!

E’ ovvio  che dietro  a questo  formule a dir poco  astruse, si  nasconde un altro  significato celato alle persone normali, ma non a coloro che avevano i mezzi per tradurre il linguaggio  esoterico  del  testo.

Chissà, forse potrei  trovare la formula per convincere il datore di  lavoro  ad aumentarmi lo stipendio….

Alla prossima! Ciao, ciao………..


 

Edizione italiana del Picatrix  

Se volete cimentarvi  nella lettura del Picatrix vi  segnalo il testo  curato  da Paolo  Aldo  Rossi, docente di Storia del Pensiero  Scientifico dell’Università  di  Genova.

Versione latina della perduta traduzione “de arabico in hispanico” – redatta alla Corte di Alfonso X il Saggio nel 1256 – dell’originale opera del X secolo (Ghùyat al Hakiûm, ossia Il fine del saggio dello pseudo Maslama al-Magriti), Picatrix rappresenta senza dubbio il testo più diffuso della magia sia teorica che cerimoniale dell’intera cultura esoterica dell’Occidente.

L’opera, una esauriente summa antologica della magia antica e medievale, – compilata in terra di Spagna fra il 1047 e il 1051 – ebbe un posto preminente nelle biblioteche dei maggiori filosofi dell’età umanistico-rinascimentale, da Marsilio Ficino a Pico della Mirandola, da Leonardo a Filarete, da Rabelais a Campanella. Bollata come opera empia, Picatrix divenne ben presto il manuale satanico per eccellenza, tanto che il suo autore – inizialmente confuso con Ippocrate – venne definito “Rettore della Facoltà diabolica”.

Il grande pensatore arabo Ibn Kaldum lo aveva invece definito: “il trattato di magia più completo e meglio costruito”.

Numerosi sono manoscritti databili fra il XV e il XVII secolo. Per questa edizione, si è scelta quale copia di riferimento la trascrizione fatta a Brisighella nel 1536.

(dal  sito Macrolibrarsi dove si può acquistare il testo)


 

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