Era una notte buia e tempestosa quando Alhazred scoprì il Necronomicon

HPL
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NON è MORTO….

Non è morto  ciò che può vivere in eterno

E in strani  eoni anche la morte può morire

Abdul Alhazred

Prima dell’avvento  di  Maometto il poeta arabo Abdul Alhazred si  avventurò nel  deserto  arabo per scoprire la città perduta dalle mille colonne: Irem.

Dopo un lungo  e faticoso  viaggio arrivò finalmente a Irem: qui, fra le sue rovine, trovò un testo  di  magia nera  il cui nome all’inizio  era Al Azif , dove la parola Azif è una locuzione della lingua araba per indicare quei  misteriosi  suoni che si odono  nel  deserto  durante la notte e che si  dice essere la voce dei  demoni.

In seguito, quando il testo venne tradotto in greco  dall’erudito  bizantino Teodoro  Fileta, esso prese il nome di  Necronomicon: il libro  delle leggi  che governano i morti.

Abdul Alhazred, secondo alcuni  testimoni  oculari, un giorno, in una via di  Damasco, venne ucciso  divorato da un mostro  invisibile (ma se era invisibile come hanno  fatto  a vederlo?).

Torniamo  alla realtà 

Eh si, perché è ovvio che il racconto della scoperta del  Necronomiconnonché la poco  plausibile morte del  suo  scopritore, è frutto di  fantasia, direi  di quel particolare genere di  fantasia che è un misto  tra l’horror e la fantascienza  e di  cui fu maestro indiscusso Howard Philipp Lovecraft  

Premetto che la fantascienza è uno  dei  generi  letterari che preferisco ma, ahimè, i racconti di  Lovecraft (insieme a quelli  di  Edgard Allan Poe ) mi attirano quanto  ascoltare un sermone in aramaico  antico.

Forse saperlo  vi interessa quanto il problema delle acciughe in Perù, ma ci  tenevo  a precisarlo (e poi il blog è mio quindi….).

Ritornando  al Necronomicon lo stesso  Lovecraft si  meravigliò del  fatto  che i  suoi  lettori fossero  assolutamente certi che il libro  maledetto non fosse una pura invenzione letteraria ma un mistero esoterico  nascosto per secoli.

Anzi, più Lovecraft si  sforzava di dire che il Necronomicon era solo  frutto della sua fantasia, più si  rafforzava nelle persone (credulone) che egli, in questa maniera, volesse creare una sorta di  depistamento della verità.

D’altronde ancora oggi  ci sono persone che  credono  che la Terra sia piatta…

I venditori  di libri  antichi, quelli  con una certa dose di  humour, stettero al  gioco inserendo il Necronomicon nei loro  cataloghi, tra di  loro anche Philip Duchesnes, titolare di una delle librerie antiquarie più famose di  New York,  il quale mise nel 1941 a catalogo il Necronomicon con un prezzo allora astronomico di 900 dollari:  rimase meravigliato  dai numerosissimi acquirenti  che volevano ad ogni  costo il libro, offrendo anche una  cifra  superiore  a quella proposta dall’antiquario.

Il Necronomicon è un pseudobiblia cioè quei  libri  che, pur essendo  citati con tanto  di  titolo ed estratti in opere di saggistica o narrativa, hanno in comune una caratteristica che li  distingue da qualunque altro libro: semplicemente non esistono.

A coniare la definizione di pseudobiblium fu nel 1947 lo scrittore Lyon Sprague de Camp in un articolo pubblicato nel  Saturday Review of Literature,  nel  quale   metteva in risalto come queste opere per la  fama raggiunta fossero in  competizione con i libri realmente esistenti.

Se siete interessati  all’argomento  dei  pseudobiblia e volendo  andare oltre al nozionismo  in stile Wikipedia (che tra l’altro  utilizzo  molto nei link ad argomenti  vari), vi  consiglio  la lettura del  testo Leggere o non leggere (gli pseudobiblia) di Michele Santoro dell’Università di  Bologna (⇒ Pdf ⇐) .

Ma è a  voi,  amanti di racconti  di  spettri, vampiri o lupi mannari che vagano  nella notte alla ricerca di  vittime innocenti (o  che proprio  se la sono  cercata) a voi, dicevo, dedico l’anteprima de I racconti  del Necronomicon 

Buoni brividi. 

Alla prossima! Ciao, ciao………

Un giorno una lettrice venne scelta da un libro…..

La lettrice
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Quando è il libro  a sceglierti..

E’ proprio  vero: non siamo noi  a scegliere i libri  ma sono  essi  a sceglierci.

Prendi, ad esempio, quel  giorno nella libreria Feltrinelli  di  Biella (cosa mi aveva portato in questa cittadina lo dirò un altra volta) : gironzolavo tra gli  scaffali della narrativa quando adocchiai  casualmente un libro che spuntava di un paio  di  centimetri  rispetto  agli  altri che erano allineati in riga come soldatini.

Lo presi così da poter vedere che l’autore del libro  era tra quelli  da me preferiti (che poi  sono  tanti): Stefano  Benni.

Adesso  dovrei  scrivere sul perché Stefano Benni  è tra i mei  preferiti, ma non lo faccio: vuoi  per pigrizia o magari perché sono gelosa dei miei  pensieri più intimi e……no, è solo per pigrizia.

In ogni  caso Prendiluna (questo è il titolo  del libro  che quel  giorno  nella libreria Feltrinelli  di  Biella mi  ha scelto come sua lettrice) posso  consigliarlo se vogliamo  vivere (solo attraverso la lettura delle sue pagine, s’intende) la spensieratezza che una bella favola ci può regalare.

Senza, però, dimenticare che la vita stessa, con i  suoi momenti no e quelli   invece si,  è pur sempre la nostra favola…..

LIBRINVETRINA

Una notte in una casa nel bosco, un gatto fantasma affida a Prendiluna, una vecchia maestra in pensione, una Missione da cui dipendono le sorti dell’umanità. Dieci Mici devono essere consegnati a dieci Giusti. È vero o è una allucinazione? Da questo momento non saprete mai dove vi trovate, se in un mondo onirico farsesco e imprevedibile, in un incubo Matrioska o un Trisogno profetico, se state vivendo nel delirio di un pazzo o nella crudele realtà dei nostri tempi. Incontrerete personaggi magici, comici, crudeli. Dolcino l’eretico e Michele l’arcangelo, forse creature celesti, forse soltanto due matti scappati da una clinica, che vogliono punire Dio per il dolore che dà al mondo. Un enigmatico killer-diavolo, misteriosamente legato a Michele. Il dio Chiomadoro e la setta degli Annibaliani, con i loro orribili segreti e il loro disegno di potere. E altri vecchi allievi di Prendiluna, Enrico il bello, Clotilde la regina del sex shop, Fiordaliso la geniale matematica. E il dolce fantasma di Margherita, amore di Dolcino, uccisa dalla setta di Chiomadoro. E conosceremo Aiace l’odiatore cibernetico e lo scienziato Cervo Lucano che insegna agli insetti come ereditare la terra. Viaggeremo attraverso il triste rettilario del mondo televisivo, e la gioia dei bambini che sanno giocare al Pallone Invisibile, periferie desolate e tunnel dove si nascondono i dannati della città. Conosceremo Sylvia la gatta poetessa, Jorge il gatto telepatico, Prufrock dalle nove vite, Hamlet il pianista stregone, il commissario Garbuglio che vorrebbe diventare un divo dello schermo e lo psichiatra depresso Felison. Incontreremo l’ultracentenaria suor Scolastica, strega malvagia e insonne in preda ai rimorsi, i Bambini Assassini e i marines seminaristi. Fino all’università Maxonia, dove il sogno diventerà una tragica mortale battaglia e ognuno incontrerà il suo destino, Prendiluna saprà se la Missione è riuscita, l’arcangelo Michele combatterà il suo misterioso fratello-nemico e Dolcino sfiderà Dio nella sua alta torre, per portargli la rabbia degli uomini. E ci sveglieremo alla fine sulla luna, o in riva al mare, o nella dilaniata realtà del nostro presente.

ANTEPRIMA DEL  LIBRO PRENDILUNA

 

Alla prossima! Ciao, ciao………..

Oggi parlo di Google, di Donald e de “La donna di ghiaccio” (…è un libro)

Avrei bisogno di altre ferie..
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Quando  si  parla di  Google e quando  Google ti  vuole parlare

Donald (Duck) Trump si è recentemente lamentato  con i  signori  di  Mountain View per il  fatto  che, secondo  lui, il loro  motore di  ricerca fornisce solo  risultati negativi sulla sua  figura di  Mr. President.

Adesso,  sapendo come sia vanesio il nostro caro (?)  Donald e cioè più di un bambino  capriccioso (a questo punto  mi aspetto  che un drone dell’ NSA   venga a bombardarmi), possiamo essere certi che Google abbia risposto per le rime prendendolo per un orecchio e suggerendogli che se la gente parla male di lui è perché magari il suo  comportamento  è sempre un po’  al di sopra delle righe, cosa che un presidente degli  Stati Uniti  d’America dovrebbe sempre aver presente un certo  grado  di  etica.

Senza contare che se ha vinto le elezioni lo  deve proprio  ai  social media.

Non volendo  essere seconda a nessuno, tanto meno di  Trump (Donald Duck), anch’io   presento  formalmente delle lamentele a Google  per una certa invasività e  per le domande assurde su  luoghi in cui mi sono ritrovata anche casualmente (nella tale libreria del  Corso  Milano, vi  sono i gabinetti?).

Oppure mi tartassa via mail con messaggi  di  questo tipo per pubblicizzare il proprio  assistente virtuale:

Domande che sembrano  essere poste dall’assistente a me:

  1. Non lo  so  e non mi interessa: tutt’al più sono una tifosa dei rossoblù e cioè del Genoa (Alè oo’
  2. Devo dartele io  le ultime notizie sportive?
  3. Quando  finisce il motomondiale? Boh...forse domani?
  4. Intanto mi dici per favore portami  allo stadio, poi vediamo  se sei  stato  bravo….
  5. Veramente vorrei  aggiungere come evento il mio  compleanno.

Libri in vetrina 

Come ho  già fatto sulla mia pagina Facebook il suggerimento di  lettura è per il thriller La donna di  ghiaccio  dell’esordiente Robert Bryndza 

Il corpo congelato. Occhi spalancati e labbra socchiuse. Come se fosse morta mentre era sul punto di parlare… Quando un ragazzo scopre il cadavere di una donna sotto una spessa lastra di ghiaccio in un parco di Londra, la detective Erika Foster viene subito incaricata dell’indagine sull’omicidio. La vittima, giovane, ricca e molto conosciuta negli ambienti della Londra bene, sembrava condurre una vita perfetta. Ma quando Erika comincia a scavare più a fondo tra le pieghe nascoste della sua esistenza, trova degli strani punti di collegamento tra quell’omicidio e l’uccisione di tre prostitute, assassinate secondo un macabro e preciso rituale. Ma chi era veramente la ragazza nel ghiaccio? Quali segreti nascondeva? Il ritratto che ne dà la famiglia corrisponde alla verità? Erika ha l’impressione che tutti gli elementi cui si aggrappa nel corso delle ricerche le scivolino via dalle dita, ma è cocciuta, determinata e disposta a qualunque cosa pur di arrivare a capire che cosa si cela dietro quella morte violenta…

 

 

 

 

Anteprima del  libro La donna di  ghiaccio 

Alla prossima! Ciao, ciao……….

La Principessa di Siberia (che poi non sarei io….)

Quel giorno presso le Cascate del Perino mi sembrava di essere in Siberia
Credit: Archivio 24Cinque P&B

Ma chi  erano  questi decabristi?

Aristocratici liberali  che si  ribellarono  allo  zar Nicola I di  Russia  dando  luogo nel dicembre del 1825 ad un’insurrezione che fallì miseramente: cinque di 121 cospiratori vennero immediatamente impiccati, per gli  altri  la pena fu la deportazione in Siberia.

Se ne vuoi  sapere di più…. 

La Principessa della Siberia

A questo punto  poteste anche chiedervi  quale sia il mio interesse verso  questo movimento  rivoluzionario sorto  nell’epoca della Russia zarista   nella metà del XVIII secolo.

La mia risposta è che il decabrismo mi interessa quanto conoscere i rituali  d’amore dei  ricci  di mare (se ne hanno  qualcuno) oppure, se vi  fa piacere, conoscere il perché della crisi  delle acciughe in Perù.

E’ lei, Mar’ja Volkonskaja, ad interessarmi molto  di più:

Lei, come altre amanti o  consorti  dei nobili mandati in esilio in Siberia, aveva seguito il destino  di  suo marito nella gelida Siberia.

Nelle cronache di  allora viene descritta come una donna bellissima tanto  da far innamorare di  se il poeta  Aleksandr Sergeevič Puškin.

Oltre a ciò si dilettava ad intrattenere i  suoi  ospiti  suonando in maniera magistrale il clavicordo  nelle serate siberiane…

…..Naturalmente, pur essendo dei  deportati, i nobili decaduti conservavano il loro  status sociale che li  distingueva  dai normali detenuti  appartenenti  al popolo, per cui avevano  delle case abbastanza dignitose (non certo i palazzi nobiliari) e servitù nonché qualche altro  benefit per non dover rimpiangere la vita agiata di  San Pietroburgo.

Ritornando  a Mar’ja

Non solo un angelo per i benestanti, ma anche per coloro che potevano  vantare solo  una nobiltà di  spirito, parlo  dei poveri: lei impiegò tutte le sue energie per costruire a  Nerčinsk, la città dove fu  deportata, per restaurare le scuole e di un brefotrofio  (ma anche la costruzione di un teatro  e di una sala per concerti…noblesse oblige).

Fu in questa maniera che, nell’immaginario  popolare,  divenne la Principessa della Siberia.

Conclusione

La conclusione di  questo articolo tipicamente pre- vacanziero (quindi  scritto con la mente verso  le prossime ferie) è stato  per me conoscere la figura di  Mar’ja Volkonskaja attraverso il bel  libro  di Colin Thubron  In Siberia 

La Siberia, terra desolata, di smisurata grandezza e di selvaggia bellezza, con l’apertura dei confini dell’ex Unione Sovietica è diventata territorio accessibile agli stranieri. In questa regione estrema Colin Thubron si è buttato a capofitto, percorrendola con ogni mezzo, sfidando temperature impossibili e macinando qualcosa come 24.000 chilometri. Ha viaggiato sulla mitica Transiberiana; si è spinto in aereo sino al Circolo Polare Artico, nell’ex città-lager di Vorkuta, e ha raggiunto a nord-est la regione della Kolyma, terra dell’oro e dell’uranio, tristemente famosa per i due milioni di vittime sotto la dittatura stalinista. A piedi, zaino in spalla, si è inoltrato nei monti Altaj tra le tombe antiche degli sciiti e ha navigato in piroscafo lungo il fiume Enisej per fermarsi nel piccolo villaggio enzi di Potalovo. Scritto in una prosa limpida ed evocativa, e pervaso da una sottile vena di umorismo, lo straordinario racconto del viaggio di Thubron ci restituisce un quadro indimenticabile di uno dei luoghi più selvaggi e affascinanti del mondo.

 

Se vi interessa leggere l’anteprima andate QUI

Alla prossima! Ciao, ciao………….


PLAYLIST

La loro Femme d’Argent forse si  discosta dalla Principessa di  Siberia ma senz’altro  avrà il suo  modo  di  essere….  

Non illudiamoci, a governare la nostra vita ci pensa il Cigno nero

L’incertezza del Cigno nero
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Da cigno a cigno ma pur sempre nero

C’è il cigno  nero sinonimo  di  grazia come l’esemplare nell’immagine, e c’è il cigno nero metafora di un evento che potrebbe anche essere una disgrazia (l’uscita dall’Euro, ad esempio….)

La teoria del cigno nero, o teoria degli eventi del cigno nero, è una metafora che esprime il concetto secondo cui un evento con un forte impatto è una sorpresa per l’osservatore. Una volta accaduto, l’evento viene razionalizzato a posteriori

Perché la teoria si  chiama cigno nero?

Immaginate di  essere un ornitologo  europeo che, prima del 1770, aveva visto  solo  cigni  bianchi: per lui e per la scienza, in base all’evidenza che i cigni  fino  ad allora   visti  erano solo e sempre bianchi, non poteva credere all’esistenza di cigni  di  diverso  colore.

L’esplorazione dell’Australia (e conseguentemente il sorgere delle prima colonia) portò alla scoperta di nuove specie animali tra cui, guarda un po’, un cigno  completamente nero che cancellò l’incrollabile certezza che essi  dovessero  essere per forza solo bianchi.

A dir la verità ( o per lo   meno quello  che si può leggere in rete e che non sia una fake news) il primo  a parlare in questi  termini  di  cigno  nero fu  Giovenale con la frase

Rara avis in terris, nigroque simillima cygno 

Uccello  raro  sulla Terra, quasi come un cigno  nero

Tralasciando le dotti  disquisizioni in latino (lingua che decisamente non è il mio forte e me ne dispiaccio un po’), dobbiamo  a Nassim Nicholas Taleb la nascita di  questa teoria basata sulla certezza che a governare il mondo  (quindi  la nostra vita ) è l’incertezza e la casualità: in poche parole programmate pure il vostro  futuro tanto ci  sarà sempre un cigno  nero  dietro  l’angolo a cambiare le carte in tavola.

Non per questo l’imprevedibile deve essere letto come un qualcosa di negativo magari, cambiando prospettiva, si  aprono nuove possibilità e chissà… 

Naturalmente Nassim Taleb sull’argomento  ha scritto un libro  che si  chiama proprio  Il Cigno  nero (con sottotitolo Come l’improbabile governa la nostra vita…lo  avevo  detto, no?).

Ho  letto il libro trovando alcune cose molto interessanti, altre molto noiose: nell’anteprima potete decidere se sia il caso  di  acquistarlo oppure no (tanto la Casa editrice non mi  da  nessuna percentuale sulle vendite).

Alla prossima! Ciao, ciao………….


Anteprima del libro Il Cigno nero  di Nassim Nicholas Taleb

 

Prima l’italiano (in questo caso si parla della lingua italiana)

Che lingua parlo?
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Perché location?

Non la sopporto: la parola location!

Come non sopporto (o  quasi)   costumer care, lip gloss, day by day, coffee break….a meno  che non io  non sia  invitata ad una pausa caffè dal  collega che, gentilmente, mette mano  agli  spiccioli  per offrirmelo.

Ma location…..no, senza nessun quasi: la odio e la vorrei  estirpare come un’intrusa antipatica ogni  qualvolta viene usata a sproposito in un contesto di un discorso  in italiano.

Computer, non ordinateur 

Avendo parentele francesi (parigine per l’esattezza, anche se saperlo vi lascia indifferenti) so  bene quando i nostri  cugini difendano  la loro lingua: se da una parte condivido pienamente questo loro ostracismo verso l’anglicismo (di  cui noi  italiani, in un certo  ne facciamo un uso  esagerato), da altra parte parole come, per esempio, computerticket sono talmente integrate nella nostra lingua da sembrare quasi italianizzate.

Quello  che non sopporto  (ancora una volta, poi la smetto) è quando  questo  anglicismo è utilizzato  da chi, volendosi  dare un tono vagamente intellettualoide, sprofonda a sua insaputa nel più misero provincialismo.

Va da se che conoscere una lingua (anche due e più) è sempre un arricchimento, quindi  quanto  ho  scritto fin d’ora non è una crociata contro l’inglese.

L’italiano è meraviglioso (parlo  sempre della lingua italiana e non dell’Homo italicus) 

Claudio Marazzini  , presidente dell’Accademia della Crusca, ha scritto appunto il libro  L’italiano  è meraviglioso  per (ri)scoprire la nostra magnifica lingua e metterci in guardia contro l’esagerato utilizzo di parole straniere (la maggior parte inglesi) al posto  di  quelle italiane (che poi, logicamente, per noi  tutti sono anche più comprensibili).

Perché oggi è molto più facile sentirsi offrire dello street food anziché del “cibo di strada”? Come mai i politici dichiarano di voler refreshare il Paese se intendono semplicemente “rivoltarlo come un calzino”? Chi teme un competitor e cerca un endorsement non potrebbe aver paura di un “concorrente” o di un “avversario” e aspirare a un “sostegno” o a un “appoggio”? Questi esempi ci segnalano un’evoluzione preoccupante dell’italiano che negli ultimi anni si sta logorando non solo per il proliferare degli anglismi ma anche per un grave peggioramento delle nostre cognizioni linguistiche. Siamo ormai un Paese dove i fiumi non straripano (una parola perduta!) più, semmai esondano, e i tribunali emettono “ordinazioni” (sacerdotali?) invece che “ordinanze”. Come presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini combatte ogni giorno per difendere la nostra meravigliosa lingua e attrezzarla per le sfide del futuro. L’italiano, ci ricorda Marazzini, ha una storia diversa da quella dell’inglese o del francese – nati con gli Stati nazionali – perché è fiorito ben prima che ci fosse l’Italia: dopo essersi sviluppato nel Medioevo come idioma popolare figlio del latino, si è arricchito splendidamente con la nostra grande letteratura diventando così, fra tutte le lingue, la più colta, raffinata e amata all’estero. Vogliamo dunque ora perdere questo nostro immenso patrimonio di sensibilità e di cultura? In questo libro Marazzini, compiendo un’analisi rigorosa e approfondita, presenta una lucida diagnosi dello stato di salute della nostra lingua e pone le basi per invertire la rotta, appellandosi anche ai politici e alle università, spesso responsabili della dispersione di parole e significati. Allo stesso tempo, passando in rassegna gli errori di ogni genere che si stanno insinuando, ci offre l’opportunità di correggerci e di recuperare le mille e mille sfumature della nostra meravigliosa lingua che forse ci stanno sfuggendo.

Alla fine dell’articolo un’anteprima del libro.

À la prochaine! Salut, au revoir …

Ops….volevo  dire:

Alla prossima! Ciao, ciao……………


Anteprima del libro L’italiano è meraviglioso 

 

Algoritmi mortiferi, distopia, Area 51: what else?

UFO
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L’algoritmo mortifero

Google ci  dirà quando  arriverà la nostra ora attraverso un algoritmo.

A questo punto penso  che all’approssimarsi della scadenza dettata dal  nefasto  algoritmo, saremo sommersi  dalla pubblicità dei  servizi  offerti  dalle ditte di  onoranza funebri.

Gli  scongiuri, di  qualunque natura essi  siano, sono  ammessi.

Distopia (?)

distopìa2 s. f. [comp. di dis-2 e (u)topia]. – Previsione, descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro, con cui, contrariamente all’utopia e per lo più in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente, si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi (equivale quindi a utopia negativa): le d. della più recente letteratura fantascientifica.

Definizione tratta dalla Treccani

Ad esempio  si potrebbe immaginare una società in cui i bambini vengono  separati  dai  genitori perché figli di profughi  che, scappando  dalla povertà, pensano di  dare loro un futuro migliore, ma la nazione che dovrebbe ospitarli è comandata da un egocentrico più simile ad una caricatura che ad un capo  di  stato.

O ancora l’ascesa al potere di un signor nessuno il quale, cavalcando il malcontento  delle persone, stigmatizza le paure del popolo ingigantendole a spese dei più deboli.

Ops….. mi dicono  che queste cose già accadono!

LIBRI IN VETRINA

Se c’è un genere letterario  che adoro  questa  è la fantascienza: una passione che mi  coinvolge anche nella visione dei  film con questo  tema, basta che non cadano  nel puro  horror .

In passato  sono stata una fan  di  Fox Mulder (alias l’attore David Duchovny)  e della sua partner Dana Scully (l’attrice Gillian Anderson protagonisti  di una delle più belle serie di science- fiction degli ultimi  anni e cioè X-Files 

In X-Files alieni e misteri a loro legati sono  la matrice per storie intriganti ed è a questo punto che non poteva mancare come location (odio  questa parola ma la utilizzo lo stesso) il Nevada Test Site – 51 meglio conosciuta come Area – 51 

Su  di  quest’area coperta dal  segreto militare si  sono  fatte tantissime illazioni  riguardanti soprattutto l’occultamento  da parte del governo  degli  Stati Uniti di  corpi  di  alieni incidentalmente caduti e, presubilmente,  morti in un incidente accorso  al loro  mezzo intergalattico.

A dirci cosa invece ci sia di  vero  nell’attività dell’Area 51  ci ha pensato la giornalista investigativa statunitense Annie Jacobsen  con un libro  che, guarda caso, si intitola Area 51 la verità senza censure.

Il libro, abbastanza poderoso nelle sue 490 pagine   (magari un po’  noioso  all’inizio)  è una contrapposizione alle tesi  di  coloro che, sostenitori  del  cospirazionismo, vedono (o vogliono credere) chissà quali  verità nascoste.

Un’indagine avvincente e meticolosa sul luogo più discusso e concupito da ricercatori, curiosi, fan del cospirazionismo e cronisti: l’Area 51, nel deserto del Nevada, cuore di mille intrighi e segreti, in cui si intrecciano storia, politica, spionaggio, test nucleari, esperimenti militari inconfessabili, e perfino gli Ufo. Basandosi non su illazioni ma su colloqui con piloti, scienziati, ingegneri e agenti in pensione che hanno lavorato per anni nell’Area – e che nonostante il vincolo di segretezza hanno accettato di parlare -, il libro fa luce su decenni di misteri e rivela verità assolutamente inedite, a volte davvero sconvolgenti. A partire dalla spiegazione del celebre incidente di Roswell del 1947, il crash di un oggetto volante non identificato con i suoi stranissimi e inquietanti passeggeri, che ha alimentato innumerevoli ricostruzioni e altrettante leggende.

Alla fine dell’articolo l’anteprima del libro.

 

Aspettando  che il mio alieno ritorni  a casa (la strada dall’Area – 51 è lunga da percorrere anche con un UFO) vi  saluto augurandovi un buon fine settimana (lo  so  che oggi  è giovedì, ma io domani sono impegnata in altro  e non potrò scrivere per il blog).

Alla prossima! Ciao, ciao…………..


Anteprima del  libro  Area 51 di  Annie Jacobsen

 

Piove o non piove? E’ comunque questione di metereologia (non diamo colpa al governo)

Goccia di pioggia su ombrelli rossi
© caterinAndemme

Affacciati  alla finestra amore mio e guarda se piove…

Ammetto  di  saccheggiare allegramente i testi  di  Jovanotti ad uso personale per il mio blog (spero  che lui, ammesso  che lo venga a sapere, non me ne voglia) ma il senso  di  questa leggera  usurpazione è quello  che ormai è superato il modo  di  guardare alle previsioni  meteo affidandoci alla semplice valutazione locale (appunto l’affacciarsi  alla finestra..).

Come è quello dei vari  Edmondo  Bernacca che, alla fine di ogni  telegiornale (credo), suggeriva se l’indomani  era meglio  uscire in costume da bagno o  con uno  scafandro  da palombaro.

Oggi  le cose sono cambiate, ma non tanto in meglio: la proliferazione dei  tanti  maghi  della pioggia, con previsioni più o meno  azzeccate (meno che più), non fa che indurre dubbi  su  chi  sia meglio affidarci  o meno.

Meno male che si  è capito  che la meteorologia ha delle implicazioni importanti sia, ad esempio, per l’agricoltura, ma anche per il turismo e l’economia (previsioni  errate in periodi  di  festività possono essere fonte di  mancato  guadagno per gli operatori  del  turismo).

Quella dl  meteorologo, quindi, è una figura professionale sempre più ricercata adesso  come in  futuro,  non per nulla a Trento partirà il primo corso  magistrale in Meteorologia ambientale (se volete iscrivervi  andate qui, ma bisogna conoscere molto  bene l’inglese) mentre in altri  quattro  atenei (Napoli, Bologna, Roma e L’Aquila) partiranno i  corsi  per conseguire i  diplomi in Fisica dell’Atmosfera.

D’accordo, molto  bello, ma noi  che non possiamo  avere a disposizione un meteorologo ( a proposito  ma le meteorologhe?)  tutto nostro  dobbiamo  affidarci alle App dei nostri  smartphone.

Io, ad esempio, adoro la ranocchia che Google utilizza per ingentilire le proprie previsioni (basate su  quelle di The  Wheather Channel) ma che non sono  sempre quelle giuste (comunque, dopo   tre giorni, le variabili  sono così  tante da non poter dire che tempo  farà oltre quel limite) allora mi sono affidata alla app di Meteo & Radar della tedesca Wetter Online: la utilizzo  d ameno  di un mese ed è molto precisa (esiste anche una versione premium con poche aggiunte, mentre nella versione free i banner pubblicitari non danno  fastidio).

Tra aneddoti e curiosità un libro  sulla meteorologia

Andrea Giuliacci  e Lorenza di  Matteo hanno unito  le proprie conoscenze (e professionalità) per scrivere Il meteo  dalla A alla Z – cosa hanno in comune il clima, la pittura del  Rinascimento  e la buona cucina: il sottotitolo dice già molto  sulle curiosità e aneddoti che possiamo  trovare tra queste pagine (anteprima alla fine dell’articolo) e divertirci un po’…..magari  fuori  piove.

Il clima ha ispirato i più grandi pittori fiamminghi del Rinascimento, ha plasmato la storia e giorno dopo giorno entra nelle nostre cucine, influenza la nostra salute e detta i tempi delle principali attività umane. Questo libro racconta, per la prima volta, come i fenomeni meteo influenzino profondamente economia, società e cultura. I vari capitoli, ordinati sotto forma di glossario tematico dalla A alla Z, accompagnano il lettore alla scoperta degli eventi meteorologici che nei secoli hanno modificato il corso della storia. Troveremo informazioni insospettate su quali sono le città più inquinate al mondo e perché, conosceremo i record stabiliti dai diversi fenomeni atmosferici e, tra le altre cose, scopriremo addirittura perché il buon pizzaiolo dovrebbe comportarsi da bravo meteorologo. Tra aneddoti e curiosità, il lettore verrà introdotto in modo naturale a conoscere i segreti dell’atmosfera, degli eventi climatici e del loro stretto rapporto con la vita quotidiana. Terminata la lettura, tutti guarderemo con oc­chi diversi, e forse più affascinati, anche il pane che ogni giorno finisce in tavola!

Domani  c’è il sole e quindi  si  va al  mare, mentre domenica sui  monti.

Noi  ci rivediamo  lunedì: buon fine settimana.

Alla prossima! Ciao, ciao……….


 Anteprima del  Libro in vetrina  

Up-lit: quando leggere è edificante (?)…

Oggi sono cattiva!
CaterinAndemme ©

George non era quello  che si poteva definire un cattivo  ragazzo ma con il tempo imparai  che dietro a quel  viso  angelico, a quegli occhi  azzurro – cielo, a quel  sorriso  accomodante buono  per ogni  situazione, si  celava un perfetto idiota.

Eppure, adesso  che sto  assaporando il suo  cuore, penso che no: non era un cattivo  ragazzo!

Lo  so  che sa tanto  di  Hannibal  Lecter virato al  femminile, ma è un incipit  che mi è venuto in mente giorni  fa e che lui (il mio  lui) leggendolo  si  è  subito  premurato  di  chiedermi  se qualcosa tra noi  non andava bene.

E’ solo l’inizio  di un libro  che molto probabilmente, un po’ per pigrizia e molto per mancanza di  tempo, non scriverò (forse un giorno, molto lontano, quando  andrò in pensione).

A questo punto è facile pensare a quale genere letterario (d’intrattenimento) potrebbe inserirsi  questo mio capolavoro, non certo quel Chick lit che vede Sophie Kinsella come maestra del genere (e di  cui  ho  parlato in Far shopping fa bene alla salute. Si, ma….del  19 aprile scorso), tanto  meno  del nuovo  genere letterario  che si  sta affacciando  anche qui  da noi: l’Up-lit (che sta per uplifting tradotto in italiano  come edificante).

Il suo intento  sarebbe quello  di indurre in chi ha letto il libro, una volta terminato, uno stato  di  grazia.

Adesso,  non avendo mai letto nulla che appartenesse a questo nuovo  genere, non so  se questo  stato  di  grazia venga inteso  come liberazione da un libro melenso, oppure, cosa più facile da credere, una specie di nirvana dei  sentimenti (raggiungibile anche attraverso  metodi  meno  convenzionale della pura e semplice lettura).

Non potendo  offrirvi  nessun giudizio personale sull’argomento, non posso  che indicarvi  la lettura di un libro, A proposito  di  Elsie, scritto  da Joanna Cannon che in molti vedono  come protagonista del  genere Up-lit.

Libri in vetrina  

«Sono tre le cose che dovete sapere su Elsie. La prima è che è la mia migliore amica. La seconda è che sa sempre come farmi sentire meglio. E la terza… è un po’ più lunga da spiegare…»
Florence, ottantaquattro anni, è caduta nel suo appartamentino nella residenza per anziani a Cherry Tree Home. Ma non è questo che la sconvolge, perché sa che presto qualcuno verrà a soccorrerla: è che sta per svelare, finalmente, dopo tanti anni, un segreto che riguarda lei, la sua amica Elsie e un uomo che credeva morto da più di mezzo secolo e che invece ha fatto irruzione nel suo presente, proprio lì a Cherry Tree Home. E svolgendo con fatica, caparbietà e tanto coraggio le fila del suo passato, allineando ricordi come libri su uno scaffale, Florence scoprirà che nella sua vita, come in quella di chiunque, c’è molto di più di quello che credeva, che i fili sottili che la legavano agli altri sono in realtà legami indissolubili, che un gesto che aveva creduto un tragico errore era stato in realtà un gesto d’amore.
A proposito di Elsie racconta con delicatezza e sensibilità una storia di amicizia. Di quelle amicizie che si fanno da bambini e che ti rendono la persona adulta che sarai. E senza le quali non puoi vivere.

Anteprima

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao…………….. 


Playlist

Penso  che questa canzone di Samuele Bersani (& C.) sia molto  adatta all’argomento di  quest’articolo.

Buon ascolto

E tutti quei libri andranno perduti nel tempo………..

7 vite per leggere
CaterinAndemme ©

Quante parole vi  sono in 80.000 libri?

Pur avendo in casa  un discreto  numero  di libri, non arrivano  certo  ad essere   ottantamila volumi e, in ogni  caso,  a meno  di non essere affetta da qualche  maniacale dipendenza per i  numeri , non mi metterei  certo  a conteggiare le parole quanto piuttosto  metterle in fila, una dietro  l’altra, per raccogliere la storia racchiusa in ognuno dei libri.

A questo punto la domanda è un’altra: quanto tempo  occorre per leggere ottantamila libri?

Ovviamente bisogna anche tener conto  delle dimensioni,  in numero di pagine, dei  singoli libri: ad esempio Artaméne, scritto nel 1649 da Madeleine de Scudery,  è composto  da due milioni di parole divise in dieci  volumi (non chiedetemi  chi e perché si  era sobbarcato l’incarico  di  contarle) mentre un manuale per la coltivazione dei  tuberi (chi non ha in casa un manuale per la coltivazione dei  tuberi?) sarà senz’altro un lillipuziano  al confronto  del precedente

Dopo  questo breve preambolo (fin qui  ho  scritto solo 160 parole) la domanda che sorge spontanea è: perché Caterina (cioè io) si è fissata con il numero 80.000?

Perché questo è il numero  di libri  che padre Sergio  De Piccoli ha raccolto  nella sua canonica a Marmora in Valle Maira (bellissima) a 1580 metri di  altitudine.

In questa biblioteca montana i libri  raccolti, in parte regalati ed altri  acquistati dal frate benedettino, si possono trovare titoli di ogni  genere (forse anche il nostro  manuale del  tubero) come collane intere di un certo pregio che, nel  tempo, hanno  attirato  fin lassù studiosi (sembra anche Umberto  Eco), persone che cercavano volumi ormai  fuori  catalogo  e semplici  curiosi.

Eppure, parafrasando parte del monologo finale dell’androide Roy Batty in Blade Runner:

E tutti  quei libri  andranno perduti  nel  tempo,

come lacrime nella pioggia…

Purtroppo  nel  2014 padre Sergio De Piccoli è morto lasciando la gestione  della sua passione di bibliofilo al  suo  assistente: ma il problema nasce dal  fatto  che la Diocesi  di Saluzzo rivuole indietro la canonica dando, di  fatto, lo  sfratto ai libri  che sono proprietà del  Comune di  Marmora.

Infatti, nel 2007, padre Sergio  de Piccoli aveva, attraverso un atto notarile, per così dire regalato al  Comune di  Marmora il suo  tesoro con un’unica condizione che i libri  dovevano  restare nell’ambito  del paese.

Marmora ha solo 65 abitanti quindi è facile intuire come sia difficile per un comune così microscopico  trovare le risorse finanziarie per costruire una nuova biblioteca per raccogliere tutti  quei  volumi (a dire il vero un progetto  si  era fatto, ma i  soldi per realizzarlo furono insufficienti).

Ci sarebbe la possibilità del  trasferimento  ad altre biblioteche (sfidando  le ultime volontà del  benedettino) ma occorrerebbe sia la volontà da parte di  esse anche di  farsi  carico  delle spese di  trasporto, catalogazione e d altro  ancora.

Insomma un universo di parole rischia di  scomparire in un buco  nero  d’indifferenza 

Alla prossima! Ciao, ciao………………..


Libri in vetrina

Visto  che abbiamo parlato  di libri, nel  box un’anteprima delle novità in libreria (offerto  da Il Libraio)