Una piccola favola scritta da una giovane Caterina

Cuccioli
©caterinAndemme

Qualche tempo fa…

…. e cioè quando  ero decisamente più giovane, ma sempre molti  anni  dopo  che la regina Nefertiti passò a guardare le margherite dalla parte delle radici, decisi  di partecipare ad un concorso  letterario indetto  da una rivista femminile di  cui, questa volta e sul serio, tacerò il nome.

Il tema doveva essere una piccola favola: partecipai  e vinsi un orecchino monoboccola a stellina con pendente a forma di luna con brillante.

Quell’orecchino monoboccola a stellina ecc.ecc.  non mi ricordo  più dove sia finito, mentre la favola l’ho ritrovata in una cartella in fondo ad un cassetto.

Siccome oggi proprio non so  che accidente scrivere, vi  regalo questa mia piccola favola (leggendola ricordatevi  che ero un po’ più giovane…)

C’è un cucciolo

C’è un cucciolo  che nella notte si  siede nel  bel  mezzo  di una strada di  campagna…

– Cosa ci  fa lì?

Osserva l’auto  dei  suoi  padroni  che si  allontana…….

-….Ooooh!

Pensa che questo  sia un nuovo  gioco e dimena la coda a tutto  spiano…

FLIP…FLAP…FLIP…FLAP….

Si, esatto, la sua coda fa flip  e flap, ma quando  gli  viene il dubbio di  essere stato  abbandonato la sua coda non fa più flip, non fa più flap…

– Che umanità?

Come? Chi ha parlato?

– Calma, sono  solo un pensiero, adesso  vado  via.

Il cucciolo  quindi  è solo, attorno  ad esso le ombre degli  alberi si  allungano  formando paurose figure

– Ehi, adesso non uscirà per caso  Crudelia per farne un manicotto  della sua pelle?

Ma certo  che no! Oh, ma c’è la luna che dall’alto  osserva tutto: ascoltami  astro lucente….

– Che seccatura! Guarda che questa sera sono  di  traverso e non ho  voglia di  fare da balia a scrittori  e poeti

Ho capito, ho  capito….scusami ….(che antipatica questa luna!)

– Lasciala perdere; guarda piuttosto c’è una lucciola: presto  scrivi  qualcosa per fermarla..

Si, ecco….mi scusi  signora lucciola…

– Dice a me? Guardi  che non sono una di  quelle!

Ma no: lo  vedo. E’ solo  che qui  ho  un cucciolo  che si  è perso  tra le righe…

– Tra le righe? Ma cosa ci  fanno  delle righe in un bosco?

Ha ragione, le righe sono  quelle di un racconto..

– Un racconto? Cielo, potrebbe essere la mia occasione: mi  vuole fare un provino? So  cantare, recitare…

No, signora lucciola, c’è stato un malinteso: io volevo  solo chiederle di  accompagnare questo  cucciolo…ehi, ma dov’è finita

– Si  annoiava ed è andata avanti

Come è andata avanti? C’è la parte della strega nel  bosco e di  come incontra il cucciolo..

– Taglia corto, hai  a disposizione solo  questa pagina.

Ma voi  chi  diavolo  siete?

– Siamo le tue mani  e siamo  stanche di  scrivere!

Va bene, mi sbrigo: allora il cucciolo  è  arrivato  ad una casa abitata da una mamma, un papà, un bambino  e una bambina…e tutti insieme fanno  finire la storia.

– Ma come finisce la storia?

Finisce che…..

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 

Concedetemi ancora qualche parola

Rosaluce
©caterinAndemme
In ricordo delle vittime del 14 agosto 2018

Il dubbio

Mi sono chiesta dopo quello  che è accaduto  meno di due settimane fa a Genova, cioè la tragedia a seguito  del Ponte Morandi, se era il caso di non aggiungere nulla a quanto avevo  scritto a proposito  sulla mia pagina Facebook:

Poi, dopo  una semplice riflessione, la risposta che mi sono data è stata quella che, dopo la pausa estiva, riaprire il blog come se nulla fosse accaduto.

Questo per la memoria delle vittime, per la nostra città già ferita da altri eventi  tragici e nella certezza che, come sempre,  essa avrà la forza di  rialzarsi.

Quando  la notizia corre su  WhatsApp

Il 14 agosto scorso  eravamo  di  ritorno dalla Slovenia quando riceviamo    i  primi messaggi  delle amiche  e amici che ci  informavano  del  crollo del  Ponte Morandi dell’autostrada: abbiamo chiamato  sempre quel ponte come il ponte dell’autostrada  sulla Valpolcevera, ignorando  da sempre che il suo  vero nome era quello  del  suo  progettista:  l’ingegnere Riccardo  Morandi.

Quante volte

Quante volte siamo passati su  quel ponte? Innumerevoli, senza mai  un minimo sospetto del  cancro all’interno  della sua struttura.

Come si  fa, d’altronde,  ad aver paura di un manufatto  che è lì da una vita, praticamente da quando  sei nata: ci passi  e ripassi  sopra perché è parte dei  tuoi  spostamenti dalla città, verso  la città e altrove.

E’ anche vero che i  lavori  di  manutenzione a cui  è soggetto non sono rari, ma questo non fa venire dei  dubbi  sulla sua solidità, anzi il contrario: se fanno manutenzione il ponte non è trascurato.

Quello  che i mass media non potevano  sapere   è il risultato delle perizie negative che davano l’allarme per un possibile crollo  e che oggi, qualcuno  direttamente interessato alla faccenda (vedi  articolo)  derubrica alla fatalità e imprevedibilità dell’evento causato  da un fulmine, appunto il classico  cigno  nero.

Le polemiche, soprattutto tra i politici (specie di  quelli  che amano farsi i selfie al termine dei  funerali  solenni  delle vittime del  crollo) continueranno  ancora per moto  tempo.

A noi, invece, rimarrà sempre il ricordo della vigilia nera di ferragosto 2018.

Alla prossima! Ciao, ciao………..

 

 

Il mio vicino di scrivania adesso fa BAU BAU..

The liquid dog
©caterinAndemme

Perché il micio no?

E’ in atto una discriminazione a danno  dei  gatti: oltre al  fatto  che  ai cani è stata dedicata l’ennesima Giornata mondiale ( che cade il 22 giugno ) essi possono  accompagnare i loro  amici  bipedi  in ufficio,  mentre la stessa cosa viene impedita  al  felino domestico (si  escludono, quindi, tigri, leoni, pantere ecc.ecc).

A parte il  fatto  che bisogna subito  fare una distinzione tra il tipo  di  cane ammesso a condividere un ufficio  perché tra un san Bernardo ed un chihuahua le differenze sono evidenti (inoltre il  chihuahua si può chiudere in un cassetto e un san Bernardo no).

Poi  c’è da considerare anche se  il pelosetto  è del  tipo  sbavacchioso: il vantaggio, in questo  caso, è che lo si può sempre utilizzare come carta moschicida.

Oppure, se il cane è molto territoriale, bisogna impedire che azzanni i polpacci  del vostro  capo quando  egli entra nel vostro  spazio  di  lavoro (magari  la cosa vi potrebbe anche far piacere…….).

Ma i  vantaggi di  avere il quadrupede canino come vicino  di  scrivania sembrano essere maggiori  dei (possibili) svantaggi.

Gli esperti  dicono  che farsi  accompagnare da un cane in ufficio  serve per:

  • Stimolare legami profondi  e sinceri 

Con chi?

Per caso  con  il mastino  napoletano  del mio  collega ha masticato la mia borsa con tutto  quello  che c’era dentro?

  • Aumentano il piacere di  stare in ufficio 

Piacere di  stare in ufficio?

Ma quando  mai!

  • Accarezzarli  rilassa

E se è il cane a non rilassarsi  alle mie carezze?

  • Non si  resta seduti  troppo  al PC

Scusi  capo, devo  portare fuori il cane a fare la pipì.

Cinque minuti  dopo: scusi  capo  devo portare fuori il cane a fare la pipì.

Un quarto  d’ora dopo: scusi  capo, devo portare fuori  il cane a fare la pipì

LICENZIATA!!!!

  • Favoriscono il dialogo

Il tuo cane si è mangiato il mio pranzo…..(il resto  del  dialogo  è censurato).

  • Permettono  di  conoscersi  di più

Perché il collega, continuando  a dire che ho  un bel cane, non toglie lo  sguardo  dalle mie gambe?

  • Migliorano  l’umore e l’atmosfera nel  team

Come sopra: chi  ha mangiato il mio pranzo (….CENSURA)

  • In questa maniera l’azienda esprime virtuosismo e avanguardia nella cura dei  dipendenti

Un aumento  di  stipendio, magari…..

MIAOOOOO!!!!

Alla prossima! Ciao, ciao…………..


A proposito  delle paranoie in ufficio……..

 

Se sono gelosa? Si, no, forse…..

Il male è la gelosia
©caterinAndemme

Le catene della GELOSIA

Parlo della gelosia che svuota le vene all’idea che l’essere amato penetri un corpo altrui, la gelosia che piega le gambe, toglie il sonno, distrugge il fegato, arrovella i pensieri, la gelosia che avvelena l’intelligenza con interrogativi sospetti, paure, e mortifica la dignità con indagini, lamenti, tranelli facendoti sentire derubato

Oriana Fallaci

Con poche parole Oriana Fallaci stigmatizzò la gelosia e cioè: una prigione mentale e fisica per chi  la subisce, ma anche per chi la mette in atto.

Da parte mia la condanno (BUGIA!!),  se avessi il sospetto  che il mio lui amoreggiasse con un’altra me ne farei una ragione (BUGIA!!) e lo  lascerei  libero di provare l’esperienza con un’altra (BUGIA!!)…..

La verità è che sono  moderatamente gelosa : fintanto  che lui ride e scherza con un’altra lo troverei perfettamente normale, oltre….secondo  voi  è meglio l’arsenico o la cicuta?

Già, e se è lui  ad essere geloso?

Questa volta prendo in prestito le parole di  Cesare Pavese sull’argomento:

Chi non è geloso anche delle mutandine della sua bella, non è innamorato.

A parte il fatto che se lui fosse geloso anche delle mie mutandine  penso  che avrebbe qualche problema legato  al  feticismo  sessuale  ma un pizzico di  gelosia, quel  tanto  che basta senza esagerare, mi  farebbe pensare che per lui sono  sempre importante.

Per gioco ho  fatto  questo  test sulla gelosia ed risultato  che…..

La tecnologia viene in aiuto agli iper-gelosi (ma anche alle iper-gelose)

Trasformandoci in 007 in gonnella dobbiamo  solo  sottrarre il suo  smartphone quando lui  dorme oppure è sotto  la doccia (ditegli  di  andarsi  a lavare per un dopo molto intimo).

Precedentemente, però, utilizzando  magari l’ipnosi, vi  fate dire la password d’accesso: una volta ottenuta scaricate dallo store un’app che vi permetterà di  avere un controllo  completo  su tutto  quello che transita sul suo  cellulare, messaggi  di  Facebook  e WhatsApp  compresi.

A tale proposito mi dicono che Spyzie sia tra le migliori  applicazioni di  spionaggio  casalingo.

Ma ricordatevi  che: spiare non è bello ed è anche contro  la legge!

Se poi, nonostante tutto, scoprite che il vostro partner v i tradisce, allora potete farvi la stessa domanda che mi  sono posta all’inizio: è meglio l’arsenico  o  la cicuta?

Alla prossima! Ciao, ciao…………….


PLAYLIST

Per dare un calcio alla gelosia ( se è presente)…

A voi dove piacerebbe farlo? Lo so, non sono fatti miei ma qualcosa devo pur scrivere…

LeiLui
CaterinAndemme ©

Vagabondando in giro per la rete

A voi  dove piacerebbe fare sesso?

Adesso non ditemi  che non avete qualche fantasia particolare nel voler fare sesso in un luogo che non sia la vostra camera da letto, o quella di  qualcun altro(a) o di un albergo: io, ad esempio,………..

Naturalmente non voglio  farmi i fatti  vostri ma, come da sottotitolo all’articolo, vagabondando per la rete ho  trovato questa ricerca commissionata dalla Lelo  ( azienda svedese produttrice di  sex toys) che riporta quanto  segue riguardo:

I luoghi  pubblici  dove le donne preferiscono fare sesso

  • Il 73 per cento  delle intervistate ha detto di  aver fatto  sesso in auto

Uhm…..autoerotismo?

  • il 36 per cento  ha affermato  di  averlo  fatto  almeno  una volta in una radura nascosta di un parco  pubblico.

Si può fare se il parco  pubblico  è quello  di  Central Park (ma anche lì i voyeur sono in agguato), comunque impossibile se la radura nascosta è utilizzata   come gabinetto al  cielo  aperto per esseri umani,  cani, magari  qualche gatto: si, solo il pensiero  di  ciò mi  fa rientrare in quel 64 per cento  di  donne che hanno  rinunciato, più o meno  volentieri, al sexe en plein air in un parco pubblico.

  • Il 22 per cento  ha affermato  di  aver fatto  sesso in ufficio anche più di una volta.

C’è chi in rete si  spende in consigli di  come fare e dove fare sesso in ufficio (sconsigliatissimo il bagno), la domanda è però questa: non è meglio portare il lavoro  a casa è terminarlo lì?

  • Solo il tre per cento avrebbe il desiderio  di farlo durante un volo in aeroplano.

Paura di  volare oppure quella di non avere a portata di  mano  un paracadute per salvarsi  da situazioni imbarazzanti come, ad esempio,  quella di giustificare il fatto di  aver trasformato il detto due cuori e una capanna in due cuori  e una toilette.

Alla prossima! Ciao, ciao………………..


 

PLAYLIST

Perché quando  ascolto un brano dei AC/DC mi sembra che a cantare sia paperino

 

Far shopping fa bene alla salute. Si, ma……

Shopping
Caterina Andemme ©

 

Se seguite il mio  blog (lo seguite, vero!), vi  ricordate certamente che avevo  scritto un articolo sul libro di Sophie Kinsella  I love shopping, in cui si parlava di acquisti  compulsivi da parte della protagonista principale  che la portavano ad indebitarsi oltre modo.

Ovviamente essendo un romanzo virante al  rosa,  per di più apri – pista di una serie che l’autrice ha dedicato  al  suo  personaggio, il vissero  felici  e contenti è assicurato.

Ma voi, qui  mi  rivolgo  anche agli uomini, nel  caso di qualche acquisto che va oltre  il budget che vi  siete prefissate, come vi  sentite dopo?

La sottoscritta, considerando un  conto  bancario  del genere yoyo, qualche scrupolo lo ha…subito  superato dalla delizia e contentezza di  calzare quel paio di  scarpe che in vetrina aspettavano proprio  me.

Eppure, sapendo  che faccio  del  bene al mio fisico, non dovrei  avere più nessun rimorso.

Si, perché è la scienza che lo dice e  cioè che

Lo shopping è terapeutico, riduce lo stress, fa aumentare l’autostima e, dulcis in fundo, fa anche dimagrire. 

Parlando  di  ricerca scientifica è altresì ovvio  che dietro  vi  sia una pubblicazione su  di una rivista specializzata, in questo  caso il Journal of epidemiology and community health, ma il  dubbio, leggendo appunto  l’analisi  di  questa ricerca, è che ogni  tanto  questi scienziati hanno  voglia di  divertirsi alle nostre spalle.

Qualche esempio  riferito a questa tesi dello shopping curativo?

  • Gli  scienziati  hanno  scoperto  che fra le over 65 che si  dedicano agli  acquisti almeno  sei  giorni su  sette, il tasso di mortalità è inferiore del  28 per cento rispetto  a chi preferisce risparmiare. Questo perché uscire e girare fra negozi permette di  fare costante esercizio  fisico e aumenta il buonumore. 

Non so  come  sia il welfare australiano  (la ricerca è appunto  stata fatta in Australia), so per certo che qui  in Italia io potrò sperare di  andare in pensione più o  meno verso i novant’anni quindi, dovendo  lavorare fino a tarda età, non potrò girare per negozi sei  giorni  su sette.

A questo punto mi chiedo se le over – 65 della ricerca non siano  tutte appartenenti  all’upper-class, perché girare per negozi quasi  tutta la settimana significa non aver proprio  niente da fare se non spendere (….poverine).  

  • Lo shopping riduce l’ansia ed è una forma di  divertimento che in qualche  caso può combattere la solitudine e il malessere esistenziale.

Che ci provino  a fare shopping durante i  saldi: vorresti  essere sola per scegliere in santa pace il capo in offerta e non guerreggiare con l’altra predatrice che ha visto lo stesso abito  che tu  stringi in mano (anche se non lo  acquisterai  perché di  due misure più piccola della tua).

  • La ricerca evidenzia come coloro  che facevano  acquisti  erano  almeno  tre volte più felici  di chi  guardava solo  le vetrine.

Ma va! 

  • Passeggiare per tre ore fra una vetrina e l’altra permette di  bruciare 350 calorie (500 evitando  ascensori  e scale mobili).

Considerando  che lo  shopping si  fa in città, può anche essere vero che consumo 350 o 500 calorie, ma quanto  smog inalo?

Meglio  il mio Nordic Walking in mezzo  ai  boschi

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

Quando lo sport è per lo meno strano

Spring
Caterina Andemme ©

 

Ci  sarà pure un senso  nel  gioco  del  curling ma per me rimane un mistero  di  come possa piacere.

Detto  questo, inimicandomi per sempre qualche sparuto  appassionato del  curling capitato per caso  a leggere il mio  blog, altre discipline (cosiddette) sportive mi lasciano  alquanto perplessa.

Due esempi  sono i  seguenti:

Chessboxing 

Lo (il, la?) Chessboxing è un’  ibridazione, o  chimera,  tra il gioco  degli  scacchi ed il pugilato.

In pratica, come un normale incontro di  boxe, i due contendenti  se le danno  di  santa ragione su  di un ring: solo  che, in questo  caso, i  round si  alternano tra i  minuti  di pugilato e quelli  dedicati  alla scacchiera:  si  vince mandando al  tappeto l’avversario oppure dandogli  scacco  matto.

A questo punto la curiosità non è tanto verso i due scacchisti – pugilatori, quanto piuttosto al pubblico   che assiste agli incontri: sono più fan di Magnus Carlsen (attuale campione de l mondo di  scacchi) oppure di Rocky Marciano (il pugilato non mi  piace ed è l’unico  nome che mi è venuto in mente)?

La (lo, il? ) Chessboxing è nata nel 2000 per ispirazione di un artista olandese che, a sua volta,  si  era ispirato al mondo  dei  fumetti.

Penso  che tale ispirazione, oltre che ai  fumetti,  gli  sia arrivata anche  per l’erba di ottima qualità che allora si  era fumato.

Se siete interessati  alla Chessboxing  presso  la Fisp (Federazione italiana schacchipugilato) potete trovare tutte le informazioni  a riguardo.

Plogging 

Arriva dalla Scandinavia e la parola che la definisce è una crasi  tra pick-up e running.

In pratica, durante un allenamento alla corsa, si  raccoglie la spazzatura (con i  guanti)  che si  trova per strada, dalle lattine alle cartacce di ogni  genere, per metterle in uno  zaino  e portarle ad un centro  di raccolta.

C’è chi  dice che dopo un’ora di plogging si può arrivare a raccogliere più di un chilo  di  spazzatura, la cosa è encomiabile ma lo  sarebbe ancora di più se il senso  civico di alcune persone fosse tale da far comprendere l’utilizzo  dei bidoni  o  cestini  della spazzatura.

Il plogging esiste in Italia dal 2014 con eventi  nati sia come sensibilizzazione verso  l’attività fisica ma, soprattutto, verso  la cura del nostro  ambiente.

Per questo motivo, dal 12 al 19 aprile prossimo, si è organizzato il Keep Clean and Ride :   un percorso  di ben 969 chilometri (utilizzando  anche la bicicletta al posto  delle gambe) che, partendo  da Bari, arriverà fino a Chioggia: non è ovviamente necessario  percorrere tutti  e 969 chilometri, ma si può partecipare alle tappe intermedie.

Tutte le informazioni nel link precedente (secondo  voi  perché l’ho messo?).

Alla prossima! Ciao, ciao……………..


I miei  cinguettii   

Miaoooo: vi dico perchè il gatto preferisce la donna all’uomo

Filippo
Caterina Andemme ©

Il gatto non fa nulla, semplicemente è, come un re.

Sta seduto, accovacciato, sdraiato.

E’ persuaso, non attende niente e non dipende da nessuno, si basta.

il suo  tempo è perfetto, si  allarga e si  stringe come la sua pupilla, concentrico  e centripeto, senza precipitare in alcun affannoso stillicidio.

la sua posizione orizzontale ha una dignità metafisica generalmente disimparata.

ci  si  sdraia per riposare, dormire,  fare l’amore, sempre per fare qualcosa e rialzarsi  subito  dopo  averla fatta; il gatto  sta per stare, come ci  si  stende davanti  al mare solo per essere lì, distesi  ed abbandonati.

E’ un dio  dell’ora, indifferente, irraggiungibile.

Da Microcosmi  di  Claudio  Magris

Non ho più paura dei  cani, in special modo  di  quelli  che, scodinzolanti (sbavacchiosi e mordicchiosi),  mi  vengono incontro  come cuccioloni, magari un certo  timore lo provo  quando  l’energia cinetica di  tale affettuosità è il risultato  di  cinquanta chili  di  cane sommata all’irruenza.

Ma i gatti…..  

La storia del  gatto  dice che sia stato  addomesticato  nel lontano  Antico  Egitto (qualcun’altro  dice in Cina), più che altro al  servizio dell’uomo in veste di  killer per far fuori  i topi nei luoghi  dove venivano stipate le derrate alimentari.

Eppure, la parola addomesticazione, non è adatta all’indole del felino che, al  contrario, ha imparato  ad addomesticare noi bipedi .

Chi  di voi non è caduta prigioniera di  quello  strusciarsi sulle vostre gambe, oppure del loro sommesso far le fusa quando  si  accoccolano sul nostro  corpo.

Certo  che non è come il cane: quando  decide di  starsene per i  fatti  suoi il gatto sa imporre la sua intimità, la sua solitudine e guai  a disturbarlo perché, scontroso, va subito  a cercare un rifugio  per non essere disturbato.

Tanto noi, ormai, siamo  addomesticate.

Ed è qui  il punto: perché i  gatti ( e le gatte) preferiscono la compagnia femminile anziché quella maschile?

Tempo  fa una ricerca del Dipartimento  della Biologia Comportamentale dell’Università di  Vienna, era arrivata a queste conclusioni per giustificare la preferenza che ci  viene concessa da sua maestà:

  • Il tono  della nostra voce è più morbido 

Tende solo  all’acuto  quando un topo  entra in casa: in tal  caso  ci  affidiamo  all’istinto predatorio del micio (sempre che ne abbia voglia di  dare la caccia al  topo).

  • Abbiamo quel  tocco femminile nell’accarezzarlo 

Beh si, forse il tocco di un boscaiolo norvegese non è la stessa cosa.

  • Siamo  fornite dell’istinto  materno 

Per  i ricercatori  l’istinto naturale che si  ha come cura e dedizione verso  i  bambini è lo stesso che si  assume accudendo un gatto (almeno in questo  caso non si  dovrà fare il cambio  dei pannolini).

  • Le donne e i  gatti  hanno una personalità simile 

Miaooooo

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 


playlist

Per caso  la vostra gatta si  chiama Roxanne? 

 

Prendi un pizzico di Ikigai per vivere felice (o quasi)

Ikigai
Caterina Andemme ©

 

C’è  qualcosa che accomuna il mio  lui a Bill Gates:  entrambi, dopo  cena, lavano i piatti.

A dire il vero non sono  mai  stata invitata a cena dai  coniugi  Gates,  quindi posso  dire di  dubitare fortemente che lo zio  Bill lasci le signore a conversare piacevolmente mentre lui  si diletta tra stoviglie e detersivo.

L’argomento  di  questo post, però,  non è l’attitudine dell’uomo verso  le faccende domestiche, quanto piuttosto la routine trasformata in consapevolezza per una vita ricca e felice, nonché duratura.

Chi  lava i piatti in casa Gates  è solo un aneddoto nell’articolo   che D – Donna, nel  suo ultimo numero in edicola, dedica  alla filosofia giapponese del  buon vivere per diventare felicemente centenari: l’Ikigai.

Lo spunto è dato  dal numero  di  centenari presenti nella  popolazione di   Okinawa, in   special  modo nel villaggio  di Ogimi,  e delle regole per arrivare a spegnere cento o  più candeline.

Quali  sono  queste regole che poi sono la base dell‘Ikigai?

Alcune regole sono  quelle che solitamente vengono  suggerite per avere una vita ottimale indipendentemente dal  raggiungere i cento  anni  di  età e cioè: mangiare cibi  sani, fare sport, dormire molto e, perché no, anche il buon sesso  aiuta.

Le altre regole  dello  stile di  vita degli abitanti  di  Okinawa (Okinawesi?), in aggiunta a quelle classiche, sono:

  • Essere resilienti, cioè mantenere un grado  di  stress lieve

Per cui  sorridete al fatto  che, essendo il vostro treno  in ritardo  di  mezz’ora, avete mezz’ora di più per leggere il vostro  romanzo preferito, per chiacchierare con le amiche, per darvi  lo  smalto  sulle unghie, lavorare a maglia, risolvere il cubo  di  Kubrik (non ci  sono  mai  riuscita), per pensare a  quanto  siete stressate aspettando un treno  che non arriva.

  • Evita il multitasking con la tecnica del pomodoro cioè metti un timer a forma di ortaggio e fai un solo  lavoro  per 25 minuti, riposa per cinque minuti  e poi  riprendi per altri  venticinque minuti  e così via.

A parte il  fatto  che mi sentirei un po’ scema con un timer a forma di pomodoro (o  di  altro  ortaggio) sulla scrivania che, ogni  tot di  tempo, mi dice quando  fermarmi  con un trillo (cosa che potrebbe al quanto innervosire  i colleghi), chi lo dice al  capo  che sto  seguendo i dettami  dell’Ikigai?

Licenziata!

  • Esci  e saluta la gente.

Proprio  tutti?

Anche il vicino  di  casa che, nonostante io lo saluti  sempre, per non ricambiare fa finta di  allacciarsi  le scarpe pur  calzando dei mocassini (o infradito  quando  è estate).

  • Non andare mai in pensione, dedicati  fino  alla morte ad un lavoro.

Per caso l’ex ministra Fornero era una seguace dell’Ikigai?

Alla prossima! Ciao, ciao………


PLAYLIST

Allo  swing  recentemente  24Cinque ha dedicato un post, più che altro si parla del  nazismo  e di un gruppo  di  ragazzi che, amanti  del  ballo, si  fecero chiamare Swing Kids in contrapposizione all’ideologia nazista e della Gioventù Hitleriana  (nel 1992 il regista Thomas Carter diresse il film Swing Kids incentrato  appunto  su quel periodo  storico  della Germania).

Per rimanere più leggeri rispetto  al  dramma raccontato  nel  film voglio proporvi il brano  sing sing sing  di  Benny Goodman  in questa  versione orchestrale

Buon ascolto  e buon ballo

 

Divagazioni poco serie sul sesso

Amore protetto
Caterina Andemme ©

Si può fare sesso  all’aperto  quando  la temperatura segna zero  gradi?

La risposta la delego  volentieri a chi  ne ha provato  l’esperienza (magari  l’ultima della sua vita) quanto piuttosto devo  dire che la domanda mi è sorta leggendo che a Minsk (Bielorussia) un migliaio di uomini hanno  corso a petto  nudo in quella che è definita la Marcia dei  veri  uomini.

A ciò si  aggiunge un’altra mia domanda: perché gli uomini devono fare queste dimostrazioni per affermare di  essere veri? Penso  che sia colpa di un’errata calibrazione fisiologica del testosterone (comunque ho  visto il video: tra qualche fisico  degno  di nota, ho visto molte pance traballanti  e non so  se per il freddo).

Adesso, avendo messo  la parola sesso nel  titolo  (riconosco  che è un espediente becero per attirare qualche visitatore in più, forse  anche visitatrici), cosa ci  guadagniamo  nel  farlo oltre che al più puro dei piaceri  fisici?

La scienza, la medicina, la psicologia o  quello  che più vi  garba dice che:

  • Il sesso  riduce lo  stress 

E’ risaputo (ma allora perché lo scrivo?), in un rapporto  sessuale l’organismo produce dopamina, endorfine e ossitocina: un cocktail che azzera lo  stress e ci  fa vedere il mondo  in armonia.

Peccato  che passato  l’effetto  tutto  torna come prima: il rimedio  è ripetere l’esperienza il più presto possibile.

  • Il sesso  brucia calorie

Non è particolarmente vero, comunque sembrerebbe che fare sesso per tre volte alla settimana (scienziati ottimisti nella maggiore delle ipotesi) può bruciare fino a 7.500 calorie in un anno.

Allora, nel  dopo, possiamo  coccolarci con del  cioccolato  senza per questo  avere rimorsi per la silhouette. 

  • Il sesso  aiuta il nostro  sistema immunitario 

Se tra colleghi  ed amici ho avuto una moria di persone influenzate, cosa devo pensare? Che hanno  fatto poco  sesso, oppure che lo hanno  fatto all’aperto  a zero  gradi?

  • Il sesso  aiuta il cuore

I ricercatori hanno scoperto che gli uomini che fanno  sesso  regolarmente (tre volte alla settimana?) hanno il 45 per cento in meno  di probabilità di  soffrire di  malattie cardiache.

Quindi, se il nostro partner ci  dice mi spezzi il cuore,  è da intendersi: <<Cara, facciamo poco  sesso!>>.

  • Il sesso  allevia il dolore

In ogni  caso io ho  sempre mal  di  testa.

  • Il sesso aiuta noi  donne a rinforzare i muscoli pelvici 

Sperimentare….sperimentare….

  • Il sesso  ti  aiuta a dormire bene

Anche una camomilla….

  • Il sesso  ti rende dieci  anni più giovane

Non illudiamoci: le rughe ci  sono  e non vanno via neanche applicando il kamasutra dall’ A alla Z ( note a piè di  pagina comprese).

Alla prossima! Ciao, ciao…………….. 

 


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