Shinrin – yoku ovvero la terapia per la mente

Shinrin -yoku

C’è il giorno  e c’è la notte, fratello mio, due dolci  cose;

ci  sono il sole, la luna e le stelle, fratello, tutte dolci  cose;

e c’è anche il vento  sull’erica.

La vita è così dolce, fratello, chi  mai vorrebbe morire?

Tratto  dal  romanzo Lavengro  di  George Borrow (1851)

Shinrin –  yoku contro  ansia e depressione

La risposta alla domanda di  George Borrow è che nessuno vorrebbe morire ma, essendo l’eternità  cosa da dei, è giusto vivere nella maniera più dolce possibile.

 Non sempre, però, questo  è possibile sia per vicissitudini  personali oppure per situazioni complessive come la pandemia insegna: ed è proprio in queste situazioni  che ansia e depressione diventano  le fastidiose compagne di ogni  giorno.

Tralasciando  i  casi più gravi di  depressione dove l’intervento farmacologico è indispensable (insieme a un qualificato  supporto psicologico) si è visto che il contatto con ambienti  naturali, cioè lunghe passeggiate nei  boschi, giovano sia alla salute mentale che a quella fisica.

I primi  ad accorgersene  furono  gli scienziati  giapponesi  i quali  codificarono i benefici nella terapia che va sotto il nome di  Shinrin – yoku ( 森林浴 in lingua giapponese che tradotto  in italiano da il significato  di  bagno  nella foresta).

Il termine Shinrin – yoku fu  utilizzato  nel 1982 dal Ministero delle Foreste giapponese durante una campagna rivolta alla sanità pubblica e nell’ambito della medicina naturale diffusasi in Giappone a cominciare dagli  anni Ottanta.

In cosa consiste lo Shinrin – yoku?

L’ambiente naturale che ci  viene incontro offrendoci degli odori  quali  quello  del  legno  degli  alberi e della vegetazione, i suoni come lo scorrere di un ruscello e l’immagine complessiva del paesaggio  che ci  circonda, fanno si che si instauri in noi una sensazione di  totale rilassamento con conseguente riduzione dello  stress (tradotto in una riduzione del  cortisolo o ormone dello  stress) .

Poi, da un punto di  vista prettamente fisiologico, la terapia forestale stimola la produzione delle cellule NK (Natural Killer), primissima linea  del  sistema immunitario  per la soppressione delle cellule cancerogene e ciò sembra dovuto ai terpeni contenuti negli oli essenziali  che le piante rilasciano per difendersi  dall’attacco di  parassiti  e insetti.

La terapia forestale in Italia

Il territorio italiano per il 35 per cento  viene classificato  come montano mentre il 42 per cento come collinare, l’estensione forestale a oggi  corrisponde al 40 per cento dell’intero  territorio  nazionale (corrispondente a più di 11 milioni  di  ettari).

Le foreste sono importanti come fornitrici  di  materie prime rinnovabili, per la tutela idrogeologica ( l’Italia ne ha tanto  bisogno), per l’ossigenazione dell’aria e, naturalmente, per la conservazione e lo sviluppo  della biodiversità.

Se già da tempo questo modello lega la tutela ambientale con lo sviluppo economico, è da poco che si  guarda alla terapia forestale (se volete potete ancora chiamarla Shinrin – yoku) come possibile cura al  disagio mentale e incremento delle difese immunitarie.

Il Consiglio Nazionale per la Ricerca (CNR), in collaborazione con il Club Alpino  Italiano (CAI) ha condotto una ricerca nella quale duecento  volontari  (di  età compresa fra i 18 e 79 anni e con tutte le precauzioni  anti -Covid) hanno percorso per alcune ore facili  sentieri  nei  boschi  dell’Emila Romagna, Toscana e Trentino.

Al  termine di  queste escursioni, svolte in più giorni,   ai  partecipanti  è stato  consegnato un questionario in cui dovevano  esprimersi su una valutazione dei propri  livelli  d’ansia, depressione, difficolta nella  concentrazione e stress.

 In una fase successiva a queste semplici  escursioni  si  è aggiunta la presenza di psicoterapeuti che, a intervalli precisi durante l’escursione, hanno insegnato  ai partecipanti tecniche di  meditazione e consapevolezza dell’interazione tra i sensi e l’ambiente circostante.

Quanto  sopra scritto è semplicemente a titolo informativo, mentre per una maggiore visione dell’argomento  vi rimando alla guida Terapia forestale (visibile nel  box seguente) nata dalla collaborazione tra CAI e CNR liberamente scaricabile da questa pagina

terapia forestale

Il libro in anteprima

Il termine Shinrin-yoku, ovvero bagno di foresta, coniato in Giappone negli anni Ottanta dal direttore dell’ente forestale nipponico, fa riferimento all’immergersi nella natura con i cinque sensi.

Il bosco, la selva, sono uno stato della coscienza: la condizione in cui ogni desiderio fluisce senza sforzo verso il proprio compimento.

Lo Shinrin-yoku oggi è sempre più conosciuto e apprezzato come terapia preventiva. L’immersione nella natura ha effetti terapeutici comprovati anche scientificamente: è in grado di ridurre le concentrazioni dell’ormone dello stress nel corpo, di rinforzare il sistema immunitario, di regolare la pressione arteriosa e il battito cardiaco, di abbassare il colesterolo.

Lo Shinrin-yoku è un’avventura di profonda comunione con la natura. Si pratica in molti modi, ma quello più tradizionale è la passeggiata e la meditazione nel bosco o nella foresta.

L’immersione nella natura, quindi, può guarire le nostre difficoltà, perché la foresta ci conosce da sempre e nutre la nostra creatività, ed è provato che la creatività è la dote più utile all’uomo per la sua realizzazione nel mondo del lavoro e del denaro, assai più efficace del mero quoziente intellettivo o di altre doti logiche.

In questo libro vi sono le chiavi pratiche della relazione con la foresta che dona creatività. La foresta è un invito ad agire, perciò il modo migliore per comprendere quanto è esposto in questo libro è quello di mettere in pratica i rituali di immersione che esso descrive.

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Lo spazio è pieno di vita (bisogna solo scoprire dov’è)

Spazio

La prova più evidente che esistono altre forme di  vita intelligente nell’universo è che nessuna di  esse ha mai provato a contattarci

Bill Watterson

Tanto  spazio per essere disabitato?

L’ironica frase di  Bill Watterson ha un sottinteso, che è quello di  credere nella possibilità di  esistenza di  altre forme di  vita nell’universo (e che gli stessi extraterrestri, guardando la nostra storia fatta in parte  di  guerre e pregiudizi, preferiscono defilarsi).

A fare da contrappunto  alla dichiarazione del  fumettista è quella di uno  scienziato del calibro  di  Enrico  Fermi (anche se la  frase a lui  attribuita sembra essere stata estrapolata da un discorso  più ampio):

Se gli extraterrestri  esistono in abbondanza, alcune forme di  vita avrebbero raggiunto un grado  di  civiltà tale da avere inventato i viaggi interstellari.

Come mai  non sono ancora arrivati  fra noi?

A ben vedere la risposta potrebbe essere la stessa data alla frase di Bill Watterson…..

Eppure, secondo alcuni, gli extraterrestri visitando in passato la nostra cara Terra avrebbero lasciato  testimonianze di  sè e  cioè: cerchi  nel grano, piramidi, geoglifi  (Nazca) fino allo  schiantarsi  della loro nave spaziale e conseguente segregazione in basi ultra segrete (vedi  Area 51).

Ma se alla fantasia non si può porre dei limiti, la scienza utilizzando i suoi metodi non pone limiti  alla scoperta di una possibile forma di  vita: per questo motivo sono nati progetti  ad hoc quali  SETI  e messaggi  della nostra esistenza  come quello lanciato insieme alla sonda Pioneer 10  il 3 marzo 1972.

spazio
Simboli inseriti nella sonda Pioneer 10, con indicazioni sul nostro pianeta nel caso la sonda venga intercettata da una civiltà extraterrestre.

Sinceramente non so dove sia finito Pioneer 10 (forse venduto  come pezzo  d’antiquariato  al  mercato  di  Tatooine) ma è certo che, oltre al nostro sistema planetario, di mondi  ve ne sono  a bizzeffe, e vuoi  che almeno  uno  non ospiti una civiltà avanzata?

Di  questo ne è convinto l’astronomo statunitense Frank Drake (co – fondatore insieme a Carl Sagan di  SETI) a cui  si  deve la formula matematica, nota come equazione di  Drake o formula di  Green Bank,  calcola il numero  di  civiltà extraterrestri  esistenti  nella nostra galassia in grado  di  comunicare con noi.

Equazione di Drake (fonte Wikipedia)

Segnali  dallo  spazio profondo

Immaginiamo per un momento di essere un astronomo  di  turno in uno dei  radiotelescopi utilizzato nel programma SETI: è notte, fa molto caldo (è il giorno  di  ferragosto  del 1977), non abbiamo internet, niente WhatsApp, Instagram o Facebook: solo  qualche rivista, magari un libro per riempire le lunghe ore della notte.

Improvvisamente le macchine evidenziano un segnale di  forte intensità proveniente al  di là del sistema solare, precisamente dalla costellazione del  Sagittario,  la cui  durata è poco più di un minuto.

L’astronomo corre a stampare il tabulato dell’analisi del segnale anomalo, evidenziando  la traccia con un grosso  Wow!

spazio

 

Naturalmente questa è solo  una mia  fantasiosa ricostruzione di  quella notte: in verità Jerry R. Ehman, l’astronomo di  turno  presso il radiotelescopio Big Ear dell’Università statale dell’Ohio impiegato  nel programma SETI, era molto impegnato  nel  suo  lavoro tanto  che, allo  stupore di  quanto visto, fece subito  capolino  la razionalità dello  scienziato il quale,  senza escludere che la causa di  quel  segnale poteva essere quello  inviato da una civiltà tecnologicamente avanzata, non scartava l’ipotesi  che esso  fosse del  tutto naturale.

Da allora quello  che storicamente venne chiamato  Wow Signal non si  ripeté mai più.

Ma qualcosa di  analogo  è accaduto  solo pochi  giorni fa e cioè quando  gli  astronomi addetti  al Breakthrough Listen Project, utilizzando il radiotelescopio Parkes posto nel New South Wales in Australia, hanno  captato un segnale anomalo  proveniente dalla stella Proxima Centauri che dista dal  Sole solo 4,2 anni  luce (una bazzecola se si  possiede il motore a curvatura della nave stellare Enterprise, quella di  Star Trek).

Anche in questo  caso, però, la cautela è massima tanto  che lo stesso  SETI osserva che le possibili fonti del  segnale potrebbero essere diverse, anche proveniente da uno  dei 2700 satelliti  orbitanti  intorno  alla Terra.

Quale linguaggio per comunicare con ET?

 La soluzione che trovò Steven Spielberg per comunicare con gli  alieni nel  film Incontri  ravvicinati  del  terzo  tipo è senz’altro molto  spettacolare (ma altrettanto chiassosa), eppure nella realtà, e in passato, altri  hanno avuto qualche idea per comunicare con gli  alieni. 

Come, ad esempio, l’astronomo austriaco  Joseph Johann von Littrow il quale nel 19° secolo pensò che la cosa migliore fosse quella di  scavare enormi trincee nel deserto  del  Sahara per poi  riempirle di  acqua e petrolio e dare quindi fuoco  al tutto  affinché il messaggio  potesse essere visto da qualunque alieno  di passaggio  sulla Terra.

Più seria (e decisamente meno inquinante) fu  la scelta di  creare un vero  e proprio linguaggio basato  su  formule algebriche creato dal  matematico  tedesco Hans Freudenthal.

A questo linguaggio  venne dato il nome di Lincos e  descritto  dall’autore stesso  nel  libro Design of a Language for Cosmic Intercourse, Part 1 (la seconda parte non venne mai  scritta per la morte di Hans Freudenthal avvenuta nel 1990).

Per quanto  la comunità scientifica abbia in maggior parte accolto in maniera favorevole Lincos, il linguaggio non è mai  stato utilizzato  per inviare messaggi  nello  spazio.

A questo punto  come non ricordare quello che  invece fu  inviato dall’osservatorio  di  Arecibo nel 1974 e rammaricarci  del  crollo per mancanza di  manutenzione di  questo storico radiotelescopio.

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Per concludere 

La distanza, misurata in anni luce tra noi  e gli  eventuali  loro, non è un problema da poco: mettiamo  il caso che ET mandi il suo  ciao alla velocità della luce e che il suo pianeta disti  dalla Terra centinaia se non migliaia di  anni luce, per cui  la nostra educata risposta al  suo  ciao impiegherebbe lo stesso  tempo  per arrivare al pianeta X: in questo  lasso  temporale può essere che uno  delle due civiltà (se non entrambe) si  siano  estinti  per varie cause come, ad esempio, l’impatto  con  un asteroide (i dinosauri  ne sanno  qualcosa).

Eppure gli  scienziati hanno teorizzato una possibilità per accorciare queste  distanze attraverso i wormhole (o  tunnel  spaziali….ancora Star Trek)

La teoria fu ipotizzata da Albert Einstein e Nathan Rosen nel 1935 utilizzando la Teoria della relatività generale e, quindi, l’esistenza (teorica) dei  wormhole.

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Il cambiamento climatico non è solo un gioco

cambiamento  climatico

Quando  si  interviene in modo molto  violento  sull’ambiente si provocano  squilibri  ecologici ma, soprattutto, si  creano  condizioni ideali per lo  sviluppo  di microrganismi patogeni.

I dati  a disposizione dicono  che le malattie emergenti sono, nella maggior parte dei  casi, dovute ad agenti patogeni che già esistevano in focolai  ristretti e che sono usciti  dall’ombra  perché hanno beneficiato di modificazioni improvvise dell’ambiente.

Tratto  da un’intervista a Stephen Morse dell’Università Rockefeller di  New York (ottobre 1996)

Il cambiamento  climatico e la pandemia

Quando  ventiquattro  anni  fa Stephen Morse pronunciò quelle parole in un’intervista certo non pensava che quello che affermava  sarebbe accaduto  un paio  di  decenni  dopo, e cioè la pandemia da Covid – 19 che (tragicamente) stiamo  vivendo.

Come del  resto avevamo relegato  a un mero  ricordo  del passato l’altra pandemia avvenuta giusto un secolo  fa e cioè la febbre Spagnola che causò la morte di  cinquanta milioni  di individui in tutto il mondo.

Il confronto con la malattia del passato non deve, però, spaventarci: oggi  la scienza è in grado di offrire vaccini per sconfiggere del tutto la pandemia, anche se da più parti si levano  dubbi riguardo  alla  velocità con la quale diverse case farmaceutiche hanno approntato  il proprio  vaccino per metterlo in commercio (immaginate un po’ il fiume di  denaro che gira intorno  a questo  business) a scapito di una sperimentazione che, di  solito, dura ben  più di  qualche mese.

Certo è che il virus del  Covid – 19 è stato trasmesso  da animale (pipistrello?) a uomo ma, ritornando  alle parole di  Stephen Morse, è indubbio che uno squilibrio  ecologico sia stato, come dire, il detonatore che ha fatto  esplodere la pandemia.

Tralasciando la retorica dell’usciremo migliori  da questa esperienza  – per il momento  vedo intorno  a me  persone per lo più impaurite e disorientate dai  continui proclami  di  scienziati che dovrebbero pensare di più al proprio  lavoro  che presenziare nei  talk – show (senza per questo dimenticare lo stillicidio dei continui Dpcm che instillano  solo ulteriore confusione) – penso  che ormai sia giunto il momento in cui  le nazioni hanno  compreso  che il tanto  auspicato Green New Deal non può più attendere per far si  che la nostra vita diventi migliore

Il gioco che non è un gioco

cambiamento  climatico

Change Game è un gioco  di  simulazione (in realtà è una App)  in cui  intervenendo  su  diversi  parametri si può vedere il loro effetto generale su l cambiamento climatico.

 L’App  è stata ideata dal Centro Euro -Mediterraneo sui  Cambiamenti  Climatici ( CMCC) ed è scaricabile gratuitamente sia da Google Play che App Store.

cambiamento  climatico

Più complesso è il programma di  simulazione Climate interactive En-Roads progettato dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) attraverso  la sua scuola di  business  Sloan School of Management: il simulatore permette di  esplorare le conseguenze sul clima dovute alle politiche energetiche, crescita economica e consumo  del  suolo, oltre che fornire una valutazione sulle scelte per contenere l’aumento della temperatura futura entro i 2°C.

…….Qualcosa di più semplice?

Il libro in anteprima

Nell’ottobre del 2012 David Quammen, scrittore e divulgatore scientifico  statunitense, diede alle stampe Spillover  sulla possibile pandemia dovuta a un virus che avrebbe fatto un salto  di  specie.

Il libro  ebbe un notevole successo e oggi, più che mai, una sua lettura sarebbe consigliabile.

Non vengono da un altro pianeta e non nascono dal nulla. I responsabili della prossima pandemia sono già tra noi, sono virus che oggi colpiscono gli animali ma che potrebbero da un momento all’altro fare un salto di specie – uno spillover in gergo tecnico – e colpire anche gli esseri umani.

Il libro è unico nel suo genere: un po’ saggio sulla storia della medicina e un po’ reportage, è stato scritto in sei anni di lavoro durante i quali Quammen ha seguito gli scienziati al lavoro nelle foreste congolesi, nelle fattorie australiane e nei mercati delle affollate città cinesi.

L’autore ha intervistato testimoni, medici e sopravvissuti, ha investigato e raccontato con stile quasi da poliziesco la corsa alla comprensione dei meccanismi delle malattie.

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Green New Deal? Possiamo almeno provarci

Il glifosato, un problema non ancora risolto

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Il glifosato, un problema non ancora risolto

Glifosato

Il glifosato è un diserbante sistemico di post-emergenza non selettivo. A differenza di altri prodotti, viene assorbito per via fogliare (prodotto sistemico), ma successivamente traslocato in ogni altra posizione della pianta per via prevalentemente floematica.

Questo gli conferisce la caratteristica, di fondamentale importanza, di essere in grado di devitalizzare anche gli organi di conservazione ipogea delle erbe infestanti, come rizomi, fittoni carnosi, ecc., che in nessun altro modo potrebbero essere devitalizzati.

Tratto  da Wikipedia alla voce glifosato⌋ 

La scoperta del  glifosato: un caso  di  serendipity 

Forse il concetto  di  serendipity non è molto  attinente alla scoperta del glifosato ma, quando  negli  anni ’70 la Monsanto stava effettuando  ricerche sugli  addolcitori d’acqua, si notò come alcuni  di questi  composti avevano una blanda azione erbicida, fu  allora che la priorità dell’industria chimica venne rivolta alla ricerca di  sostanze analoghe con un potere erbicida molto più efficace: il glifosato fu il terzo  di  questi elementi ad essere scoperto.

Glifosato
La formula chimica del glifosato

La scoperta del glifosato  si  deve al chimico John E. Franz che, nel 1990, per questo  suo  lavoro fu  premiato  con la Medaglia Perkins per l’innovazione nella chimica applicata (tre anni prima gli  era stata assegnata la National Medal  of Technology); nel 2007 il suo nome fu inserito nella National Inventor’s Hall of Fame .

Nel 2000 il brevetto del  glifosato raggiunge il suo  termine di  scadenza, questo non impedisce alla Monsanto di  continuare a essere leader per la produzione e vendita per gli  erbicida contenenti il glifosato (specie il Roundup): il quantitativo totale mondiale annuale della produzione dell’erbicida raggiunge le 800.000 tonnellate 

Glifosato alla sbarra

Nel 2018 l’azienda chimica Bayer acquisisce il controllo  della Monsanto,  diventando  così il colosso  dell’industria chimica con 115.000 dipendenti in tutto il mondo  e 45 miliardi di  euro  di  fatturato ogni  anno, dei  quali 19,7 miliardi provengono dal  settore agrochimico.

La Bayer, però, insieme all’acquisizione della Monsanto  ne eredita anche la cause giudiziarie indette per il  risarcimento dovuto ai casi di  cancro  delle persone che per anni  hanno  usato il diserbante Roundup: gli indennizzi sono  stratosferici.

Nel 2019 negli  Stati Uniti la giuria del  tribunale di Oakland (California) condannò la Bayer al risarcimento di due miliardi  di  dollari a una coppia di  anziani  coniugi che per trent’anni avevano utilizzato il Roundup nei propri  campi, ammalandosi entrambi di  tumore.

Ovviamente i legali della multinazionale fecero  subito  ricorso in appello per arrivare a un patteggiamento  con  le parti  (e un sostanzioso  sconto sull’indennizzo).

Sotto un certo punto  di  vista la sentenza  aveva un altro  aspetto non meno  importante del  risarcimento: essa aveva contraddetto l’Agenzia americana per la protezione dell’ambiente nella sua dichiarazione in cui  afferma che non esistono rischi  per la salute utilizzando prodotti con la presenza di  glifosato. 

In seguito la Bayer ha patteggiato il pagamento di 10,5 miliardi  di  dollari  per chiudere 95.000 cause di  risarcimento per gli  stessi  motivi (altre 25.000 cause aspettano di  essere giudicate)

Le norme europee sull’utilizzo  del  glifosato

Nel  marzo  2015 l’International Agency for Research on Cancer ha classificato il glifosato  come sostanza potenzialmente cancerogena per l’uomo inserendola nel  gruppo  2A

La classificazione in gruppi in base alla cancerogenicità degli elementi
Gruppo 1 – Sufficienti evidenze di cancerogenicità negli esseri umani Gruppo 2A – Limitate evidenze di cancerogenicità negli esseri umani, ma sufficienti evidenze negli animali di laboratorio. Gruppo 2B – Limitate evidenze di cancerogenicità sia negli esseri umani che negli animali. Gruppo 3 – Le prove non sono sufficienti Gruppo 4 – Le prove sia su esseri umani e animali indicano un’assenza di attività cancerogena

La questione dell’utilizzo  del  glifosato in Europa è estremamente complessa e non priva di  sospetti di  come essa venga gestita da parte dei  produttori di  erbicida: l’accusa che si  muove nei loro  confronti (per nulla velata) è quella di manipolazioni scientifiche, disinformazioni e sospetti  di  corruzione (queste ultime ovviamente non provate)

Nel  dicembre 2017 la Commissione europea approvò l’estensione dell’uso  del  glifosato  fino  al prossimo dicembre  2022: questo nonostante la presa di posizione da più parti sulla pericolosità del  composto ma, soprattutto, fu  il voto  a favore del ministro dell’Agricoltura tedesco a consentire la proroga: fino  ad allora sembrava che la posizione tedesca fosse allineata a quella dei  contrari ma, evidentemente, l’acquisizione della Monsanto da parte della tedesca Bayer, ne condizionò l’esito  del voto.

La commissione europea ha comunque istituito il gruppo  di  lavoro denominato  Assessment Group on Glyphosate (AGG) composto  da esperti  provenienti  dalla Francia, Ungheria, Olanda e Svezia che fornirà un rapporto di  valutazione entro il 2021 che confermerà l’utilizzo  del  glifosato o il divieto in tutti i paesi membri  dell’Unione.

La normativa italiana
In Italia il Decreto ministeriale del 9 agosto 2016 vieta l’uso del glifosato solo in questi casi: l’uso non agricolo su suoli che presentano una percentuale di sabbia superiore all’80 per cento nelle aree vulnerabili, nelle zone di rispetto e nelle aree frequentate dalla popolazione: parchi, giardini, campi sportivi, aree ricreative, cortili, aree verdi all’interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie L’uso in pre – raccolta con lo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura.

Cosa dobbiamo mangiare?

Ultimamente la cronaca ha riportato l’analisi  effettuata de Il Salvagente sul contenuto di  glifosato nella pasta prodotta da diversi  marchi,  evidenziando  come,  rispetto  a un’analoga analisi  effettuata nel 2018, in cui  solo  due tipi  di  pasta prodotti  per conto  della Lidl e Eurospin  contenevano  tracce di  glifosato, oggi il numero di  marchi contaminati sia salito  a sette con un’evidente peggioramento per quanto  riguarda la salute dei  consumatori.

Naturalmente  il consiglio è quello  di  consumare pasta prodotta al 100 per cento  con grano italiano, purtroppo il problema è che anche il grano nazionale può essere contaminato e, soprattutto, la produzione nazionale  non è sufficiente per il mercato interno, per cui  siamo  costretti  a comprare grano  dall’estero  (specie dal  Canada).

Tutto  qui.

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Cronobiologia per gufi e allodole (ma non solo)

cronobiologia

La cronobiologia, dal greco χρόνος chrónos (tempo) e da biologia (studio della vita), è una branca della biologia che studia i fenomeni periodici (ciclici) negli organismi viventi e il loro adattamento ai relativi ritmi solare e lunare.

Questi cicli sono noti come ritmi biologici.

Definizione tratta da Wikipedia⌋ 

Siete allodole o  gufi?

Premesso  che tutti  gli  studi scientifici  portano  alla conclusione che dormire otto ore è salutare sia  per l’organismo che  la mente, voi  vi  considerate fra le persone che adorano  essere mattiniere (le cosiddette allodole) oppure quelle per cui le ore della notte vanno vissute piuttosto  che dormire (allora appartenente alla categoria dei  gufi o  dei vampiri, fate un po’ voi).

Se non siete sicure di  dove collocarvi fra allodole e gufe niente paura: esiste il MEQ (morningness – eveningness questionnaire) e cioè un questionario  scientificamente validato per poterlo  scoprire (potete scaricarlo  da questa pagina)

MEQ-SA-IT

 

Per quanto  riguarda il comportamento  morale, e sempre secondo  gli  scienziati, sembra che le allodole abbiano la predisposizione a mentire e tradire di più verso sera mentre,  al contrario, gufi  e gufe preferiscono  l’inizio  di  giornata per farlo.

In ogni  caso gufi  e allodole sono  solo gli  estremi di un’identità circadiana che può variare per diversi fattori tra i  quali l’età, esigenze lavorative (sveglia all’alba o  turni  di notte)  e  quella di portare a spasso  il cane, perché  al quadrupede   se scappa la pipì non gli interessa se siete gufe o  allodole o una via di  mezzo.

Il nostro orologio biologico 

cronobiologia

 In questa simpatica immagine la zona in rosso indica la posizione dell’ipotalamo, struttura del  sistema centrale nervoso  molto importante per quello  che viene considerato il nostro orologio  biologico interno.

Nell’ipotalamo è presente il nucleo  soprachiasmatico composto  da 20.000 geni i quali  esprimono la relazione tra quantità di luce e funzioni fisiologiche del nostro organismo: quindi, il nucleo  soprachiasmatico, adattando  la sua attività alle variazioni di luminosità, interagisce con le altre aree del  cervello come se fosse una centralina di  comando.

Per quanto  riguarda l’esposizione quotidiana alla luce solare, oltre che incrementare la produzione di vitamina D, ha un altra funzione fisiologica fondamentale e cioè il rilascio  di  dopamina, importante neurotrasmettitore coinvolto in molteplici  attività tra le quali la regolazione  del  sonno, i meccanismi del piacere e quelli  del movimento e le facoltà cognitive e di  attenzione.

Eppure, nonostante la scienza abbia pensato per anni che le variazioni  fisiologiche del nostro organismo  dipendessero  unicamente dall’alternarsi del  ciclo  giorno – notte, già nel 1729 lo  scienziato  francese Jean Jacques Dortous de Mairan, osservando l’aprirsi  e il chiudersi  delle foglie della mimosa pudica nelle 24 ore anche in condizione di  buio  assoluto, intuì l’esistenza di un ciclo  vitale endogeno presente in ogni specie, essere umano  compreso.

Infatti, studi  condotti  negli  anni ’80 del  secolo  scorso  su soggetti volontari  in isolamento  in una  grotta, dimostrarono l’esistenza di questo  ritmo  endogeno del nostro  organismo  funzionante senza sincronizzarsi con il ciclo  giorno – buio e per di più con una durata all’incirca di 25 ore..

Attenzione, però: questo orologio interno è molto  sensibile, per cui una sua desincronizzazione può dipendere anche dalle nostre attività.

Ad esempio l’esposizione alla luce nel  corso  della notte (specie quella emessa dagli  schermi dei nostri  device) altera la biosintesi  della melatonina, ormone fondamentale nel  funzionamento dei ritmi  circadiani. 

La nascita della moderna cronobiologia risale a una ventina di  anni prima, nel 1960, presso il Cold Spring Harbor Laboratory  di  New York più di  centocinquanta studiosi si  riunirono  per definire le basi scientifiche legate ai  ritmi biologici.

Nel 2017 il Karolinska Institut ha assegnato il premio  Nobel  per la medicina a Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young per le loro  scoperte sui  meccanismi molecolari  che controllano  il ritmo  circadiano.

La cronobiologia nella Medicina Tradizionale Cinese

In questo mio  articolo sulla cronobiologia (articolo  a solo  scopo informativo e non esaustivo  dell’argomento) non potevo  tralasciare quello  che la Medicina Tradizionale Cinese dice sulla cronobiologia e cioè il riferimento al  flusso  di  energia (Qi) all’interno  dei 12 canali principali (i Meridiani) presenti  nel  corpo  umano durante l’arco  della giornata.

Nella MTC ogni  meridiano è collegato  a due ore della giornata, per cui  avremo 12 meridiani in un ciclo  bi orario legato  a organi e visceri.

Il flusso  di  energia non è costante nella giornata, ma ha un suo  minimo e massimo per ogni organo  o viscere (vedi l’immagine seguente)

cronobiologia

Il libro in anteprima

Vivere in sintonia con il proprio orologio biologico

È certamente esperienza comune che esistono momenti della giornata in cui ognuno di noi si sente più o meno in forma nelle proprie attività quotidiane: concentrazione, attenzione, studio, memoria, lavoro, attività fisica, sportiva, sonno e così via.

Qualcuno di noi preferisce le ore del mattino, dove è già fresco e pimpante, mentre la sera crolla presto; qualcun altro invece ama la notte e non andrebbe mai a letto, ma il risveglio mattutino è un vero dramma… Ma quanti sanno che tutto questo ha solidissime basi scientifiche, che l’attività ritmica di ogni cellula di ogni organismo vivente è scritta nel DNA dei nostri geni, e che la rotazione della Terra sul suo asse, con la conseguente alternanza di luce e buio, rappresenta il regolatore del nostro cervello?

È come se avessimo un vero e proprio orologio, e anche di gran marca e super preciso, che scandisce ogni momento della nostra vita. Solo che questo orologio non lo portiamo al polso, ma si trova nel nostro cervello.

Un affascinante viaggio nel mondo dei ritmi biologici e della cronobiologia accompagnati per mano da Roberto  Manfredini, professore ordinario  di  Medicina Interna presso l’Università degli  Studi  di Ferrara e uno  dei  massimi  esperti italiani  di  cronobiologia⌋ 

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Jovanotti – Piove

Con la testa tra le nuvole 

Personalmente sono molto  affezionata alla ranocchietta che illustra il meteo sul mio  smartphone con sistema android: non sempre le previsioni sono quelle giuste, ma vederla con l’ombrello oppure, al  contrario, stendere il bucato  al  sole, mi  allieta l’animo.,

Volendo  avere delle informazioni  più dettagliate, le app dedicate al servizio  meteorologico sono tante , e tutte, più o meno, sono vicine a dare previsioni azzeccate (ricordando il limite massimo che per esse è di  tre giorni).

 C’è sempre chi si  affida al  comportamento  del  gatto  di  casa per sapere che tempo  farà: se si lecca la zampa e se la passa dietro  all’orecchio (dicono  che) pioverà.

A causare il maltempo (e il  suo  opposto) concorrono   diversi  fattori fisici, tra i quali  temperatura, umidità relativa, velocità del vento, pressione atmosferica, ma anche l’osservazione delle nuvole può esserci  d’aiuto, specie se siamo  su  di un sentiero  durante un escursione (ma è sempre meglio guardare le previsioni prima di partire).

In quanti  sanno  effettivamente quale sia la differenza tra cumulonembi, cirri, cirrocumuli?

A darci  una mano  in questo è la rivista di  Meteorologia dell’  Aeronautica Militare (il pdf può essere scaricato  da questa pagina)

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Aggiungo  che il primo  a catalogare le nuvole, e dare loro i nomi  che tutt’ora utilizziamo, fu nel 1802 il meteorologo  inglese Luke Howard, il quale  ebbe come grande estimatore del  suo  lavoro lo scrittore Johann Wolfgang von Goethe che gli  dedicò addirittura una poesia:

Lui invece, Howard, ci offre con pura competenza

I più stupendi frutti della nuova scienza.

Quel che fermare, raggiunger non si può

Egli, per primo, l’afferra e lo trattiene;

Determina l’indeterminato, lo delimita,

Lo definisce in modo pertinente! — A te sia la gloria!

Goethe – La forma delle nuvole

L’uomo che inventò le previsioni meteo

Meteorologia
Robert Fitzroy

Robert Fitzroy  (Ampton Hall, 5 luglio 1805 – Londra 30 aprile 1865) storicamente è conosciuto  per essere stato  il comandante della Beagle che accompagnò Charles Darwin nel 1831 in giro per il mondo per elaborare la teoria di  quest’ultimo sull’origine della specie (il viaggio  durò ben cinque anni)

I due furono legati  da una profonda amicizia che si  spezzò quando, nel 1859, Darwin pubblicò la sua teoria sull’evoluzione basata sulla selezione naturale: Fitzroy, fervente credente, bollò come blasfemia la tesi  del  suo (ormai  ex) amico, allo stesso modo  venne ricambiato dallo  scienziato che affermò che la pretesa di  Fitzroy di prevedere il tempo atmosferico era in contrasto con il controllo divino (in poche parole Dio solo  decideva se doveva piovere o no).

Robert Fitzroy era comunque un uomo determinato tanto  che a soli 24 anni, nel 1829, mappò quelle che allora erano le inesplorate coste dello Stretto  di  Magellano e della Terra del  Fuoco  doppiando  Capo  Horn, portando  dietro di  se un autentico  arsenale scientifico per la rilevazione cartografica, termometri, igrometri e pluviometri al  fine di  scoprire come si  formassero  le tempeste.

Nel 1859 gli  fu  assegnata la guida del  Servizio  meteorologico inglese e si  deve  sempre  a lui  il termine di  previsioni del  tempo.

Grazie ai  fondi  ottenuti  dal  governo  inglese riuscì a installare una rete composta da tredici  stazioni meteorologiche poste lungo  le coste dell’Inghilterra, collegate tra loro  attraverso il telegrafo e inaugurata nel  settembre del 1860: qualche mese dopo, cioè nel febbraio  del 1861, Fitzroy emise il primo avviso  di  tempesta della storia.

 Purtroppo  per lui la tecnologia di  allora non era sufficiente per avere certezze assolute sul tempo  atmosferico, per cui, il più delle volte, le previsioni  erano errate e questo comportò da parte degli  armatori, costretti a tenere le proprie navi  al  riparo  dei porti  anche con condizioni  favorevoli, un’accesa ostilità.

A loro si aggiunse anche il giudizio  negativo sul  suo  operato dell’opinione pubblica (opinione strumentalizzata dagli  articoli  denigratori  del  Times): Fitzroy, avvilito  e depresso da questi  continui  attacchi, nella domenica del 30 aprile 1865 si  suicidò.

Piccola parentesi

Meteorologia
James Glaisher

In questo mio  excursus sulla nascita della moderna  meteorologia non potevo non accennare alla figura di James Glaisher (Londra, 7 aprile 1809 – Londra, 7 febbraio 1903) 

 Fu membro  fondatore della Meteorological Society (1850) e dell’Aeronautical Society of Great Britain (1866), nonché presidente della Royal Meteorological Society dal 1867 al 1868.

La sua fama è dovuta soprattutto a quella di pilota di mongolfiere per lo  studio  degli  strati  più alti  dell’atmosfera: nel 1862 riuscì a superare gli 11.000 metri  di  altezza (la stessa utilizzata dai moderni  aerei di linea).

Inoltre, come meteorologo del  governo, elaborò i  dati  inviati  a Londra da ventinove stazioni  sparse sul territorio per poi  pubblicarli  sul Daily News: erano  nati i bollettini meteo  (quelli  della mia ranocchietta)

Alla figura di James Glaisher si  è ispirato il regista Tom Harper per il film The Aeronauts con Felicity  Jones Eddie Redmayne nei ruoli  principali (il film è disponibile su  Amazon Prime Video).

Il libro in anteprima

Cosa sono le nuvole? Forse è più interessante chiedersi cosa ci porta a guardarle, mentre passano sulle nostre teste, correndo chissà dove.

A volte le fissiamo cercando una forma nascosta, perché speriamo in un segno, oppure le scrutiamo preoccupati che ci guastino una domenica fuori porta.

Che sia per gusto o per necessità, non riusciamo a fare a meno di interrogarle, di metterle nei nostri pensieri.

Sarà per questo che ci accompagnano sempre: affiorano nei disegni dei bambini, nelle poesie degli adolescenti, nei sogni a occhi aperti degli adulti. Poco importa che siano fatte d’acqua o di immaginazione: il loro peso non cambia. Passano sulle nostre vite gettando ombre, aprendo squarci di luce, portando piogge che di volta in volta si rivelano catastrofiche o provvidenziali.

Non siamo semplici spettatori della loro corsa, perché il nostro destino dipende dalle loro rotte, dal loro colore. Ecco perché dobbiamo imparare a decifrarle, a comprenderne il linguaggio.

E per farlo dobbiamo rivolgerci alla meteorologia, perché dalle nuvole ha appreso il senso della mutevolezza: cercare conferme accettando gli imprevisti e attraversare il nostro tempo provando a intuirne i cambiamenti.

Questa è la filosofia delle nuvole di cui parla Luca Mercalli: non una dottrina, ma un’attitudine. Un invito a osservare, a restare in ascolto, a coltivare il dubbio e a non rinunciare mai al proprio diritto di sdraiarsi a guardare il cielo. Perché avere la testa fra le nuvole non è sempre un difetto.

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Ho iniziato l’articolo con le parole di  Piove di Jovanotti e non potevo  che terminare con il video  della sua canzone

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Le sfumature dell’amore in un arcobaleno

sfumature

Dubita che le stelle siano  fuoco,

dubita che il sole si muova,

dubita che la verità sia mentitrice,

ma non dubitare mai  del mio  amore

William Shakespeare – Amleto⌋ 

Parole, parole (non) sono soltanto parole

Basteranno  le parole di  papa Francesco a far sì che finalmente anche alle coppie LGBT+ venga riconosciuto il diritto alle unioni civili?

Nel documentario  Francesco, del regista di origine russa Evgeny Afineevsky, il papa dichiara:

Gli omosessuali hanno diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio, e hanno il diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe esserne buttato fuori o essere infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo, gli omosessuali godrebbero di una copertura legale. Io ho difeso questo

Ovviamente l’apertura di  papa Francesco  riguarda unicamente le unioni  civili  e non certo il matrimonio  religioso, e altrettanto ovviamente le sue parole hanno fatto  si  che conservatori  quali il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller abbiano  bollato  le sue parole come un errore nell’interpretazione della dottrina della Chiesa, per cui – come ha  voluto  sottolineare il cardinale Müller – :

Per la Scrittura il matrimonio  è possibile solo  fra uomo  e donna che si promettono  amore una volta e per sempre ⌋ 

Non entro  nel  merito  di una discussione di un dogma, ma considero l’amore tra due persone (eterosessuali o  comprese nell’arcobaleno  LGBT+) un qualcosa di intimo  e personale che niente,  neanche la fede, può porre un limite.

Senz’altro ci  sarà in Italia chi  condivide questo mio  punto  di vista ma, purtroppo, la maggioranza degli italiani  sembra non voler accettare altro  che non rientri  nei  rapporti  eterosessuali.

L’anno  scorso l’OECD (in italiano Organizzazione per la cooperazione e sviluppo  economico) ha pubblicato uno  studio  sull’accettazione dell’omosessualità in diversi  Paesi: ebbene l’Italia si  ritrova in coda all’elenco a pari  merito con la Polonia e dietro la Grecia (Islanda e Svezia sono in cima alla lista)

LGBT +Q+ I + A + P = è proprio un arcobaleno

sfumature

 

Orientarsi  nell’arcobaleno  LGBT è difficile, quanto  è facile sbagliarne il concetto  se utilizzato in maniera approssimata o, addirittura errata.

Infatti, all’acronimo  originale che rappresenta la cultura  LGBT si  sono  aggiunte nel  tempo  altre lettere, per cui la Q sta per Queer (letteralmente tradotto  come eccentrico), ovvero indica quelle persone che non si  riconoscono nelle tradizionali definizioni usate per gli orientamenti sessuali e per le identità di  genere; la I per intersessuale, mentre la A per asessuale cioè una persona che non ha nessun tipo  di  attrazione sessuale; P sta per pansessuale e, in un certo  senso, è l’opposto  della precedente in quanto la persona che dichiara di  essere pansessuale ha attrazione verso  tutti i generi.

L’alfabeto  dell’arcobaleno è comunque in continua evoluzione, per cui è facile imbattersi  nell’aggiunta di  altre lettere indicanti  altri orientamenti  di  genere.

La storia della Bandiera Arcobaleno
La bandiera arcobaleno venne ideata negli anni Settanta da Gilbert Baker, artista e attivista per i diritti gay. Nel 1978, a San Francisco, conobbe Harvey Milk funzionario politico della città e tra i primi a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità (nel 2008 il regista Gus Van Sant dedicò a questa figura il film Milk con protagonista Sean Penn). Lo stesso Milk commissionò a Baker quello che doveva essere un simbolo di gioia per la vita. Baker, ricordandosi di una delle canzoni del film Il Mago di Oz, e cioè Somewhere over the rainbow, ideò la bandiera presentata la prima volta il 25 giugno 1978 durante una manifestazione per i diritti gay a San Francisco

Gene o non gene?

Quando  siamo al sicuro  nel  ventre materno due sono le cose sicure: la prima è che viviamo  in una beata tranquillità in attesa del  caotico  vivere che ci  attende una volta che veniamo partorite.

La seconda è che all’inizio tutti  gli  embrioni sono femminili.

Poi, quando inizia l’organogenesi, i cromosomi X e Y iniziano il processo  che dirà se al mondo  ci sarà una donna o un uomo in più:  negli embrioni  che presentano un cromosoma Y ci  sarà la trasformazione delle  ovaie in testicoli che, in questa primissima fase, inizieranno  a produrre gli  androgeni e cioè gli ormoni  sessuali  maschili.

Per gli  embrioni  che presentano due cromosomi X …(evviva noi donne)

Eppure, una volta accertato il fatto  che non esiste un gene che predisponga l’individuo  all’omosessualità, qualcuno pensa che sia una questione di  correlazioni fra diversi  fattori  biologici a determinare l’orientamento  sessuale.

Ma la vita di ogni  persona sarà sempre portatrice di  diritti al di là di pure considerazioni  biologiche.

sfumature

Il libro in anteprima

Tollerata in numerosi luoghi e differenti circostanze per gran parte dell’antichità e del Medioevo, l’omosessualità ha dovuto affrontare, nel corso dei secoli successivi, una lunga ondata di intolleranza che giunge ai nostri giorni.

Divenuta una tara, se non addirittura una perversione, doveva essere combattuta come una malattia. Una malattia da eradicare con qualunque mezzo.

Nel corso dei decenni le tecniche sono state talvolta relativamente blande (ipnosi, psicoanalisi), altre volte violente (lobotomia, terapia ormonale, scosse elettriche). Centinaia di migliaia di persone sono passate attraverso questo orribile calvario. Non una di loro ha effettivamente modificato il proprio orientamento sessuale.

La teoria che sta alla base di queste supposte cure è quella secondo cui l’omosessualità sarebbe un comportamento deviante, patologico, aberrante e, soprattutto, appreso.

D’altra parte il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – il manuale internazionale di riferimento delle patologie mentali – ha cancellato l’omosessualità dalle patologie sessuali solo nella sua quarta edizione, nel 1987.

L’analisi scientifica della tematica omosessuale è recente e relativamente poco conosciuta. Ancora oggi gran parte delle persone ritiene che l’orientamento eterosessuale o omosessuale sia il risultato di un apprendimento, dovuto alle interazioni sociali che si sono avute nella prima infanzia. La scuola freudiana e postfreudiana ha profondamente influenzato la società, additando nel rapporto coi genitori la causa di uno sviluppo psichico sbagliato. Ma studi accurati, ormai piuttosto solidi, di biologia, genetica e neuroendocrinologia puntano con sempre maggior convinzione a una spiegazione biologica dell’orientamento sessuale. Più le conoscenze avanzano, più appare chiaro che omosessuali (o eterosessuali) si nasce, non si diventa.

Ma per gli omosessuali, data la diffidenza ancora forte nella società e l’omofobia dilagante, questo significa spesso dover riconoscere la propria natura al prezzo di grandi sofferenze, sensi di colpa e recriminazioni. Una migliore comprensione dei meccanismi biologici che stanno alla base dell’orientamento sessuale può dunque portare a un’accettazione più ampia dell’omosessualità nella società e ridurre così le sofferenze inutili che troppe persone hanno patito per troppo tempo.

Jacques Balthazart – tra i più accreditati studiosi di neuroendocrinologia legata alla sessualità – ha scritto Biologia dell’omosessualità per questo: rendere accessibili a chiunque i dati più aggiornati della letteratura scientifica sull’orientamento sessuale, e per correggere le concezioni sbagliate, e queste sì aberranti, ancora così tanto diffuse nella nostra società.

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Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

 

Alcol, dipendenza e società (bagnate o asciutte)

alcol

Purtroppo  è difficile dimenticare qualcuno  bevendo un orzata

Hugo  Pratt

Alcol : dove costa meno dimenticare?

Essendo praticamente astemia (bere un calice di  spumante per me equivale berne una bottiglia intera…o quasi) e odiando  l’orzata, cosa mi resta da fare volendo  dimenticare qualcuno(a)?

In ogni  caso  sappiate che se siete finlandesi (o  vi  siete recati  fino in Finlandia per dimenticare) una solenne sbronza vi  costerà più che nel  resto  d’Europa: meglio recarsi  allora in Romania, dove le bevande alcoliche costano  mediamente un 24 per cento in meno  rispetto al  resto  dell’Europa.

Per quanto  riguarda l’Italia, prendendo  100 come valore medio europeo riguardo  al costo  degli  alcolici, siamo  abbastanza nella media con un valore pari al 103,9 pressoché uguale alla media francese (spumante o  champagne?).

Eurostat, l’Ufficio statistico  dell’Unione europea, ha creato il seguente  modello  dove si possono  comparare i valori  dei prezzi  al  consumo di  prodotti e servizi vari riferito a ogni  singola nazione (c’è anche quello riguardante il costo  delle bevande alcoliche).

Alcol e volante pericolo  costante 

Il sottotitolo è chiaramente una presa di posizione  personale nei  confronti di quello  stereotipo (tutto  al  maschile) che indica la donna guidatrice fonte di problemi.

Eppure noi  donne sappiamo  guidare con giudizio  e non scambiamo  la strada come un’arena dove dare sfoggio  di  grinta e di imbecillità (un pensierino  dedicato ai possessori di un  SUV).

Alcol (a volte in connubio  con sostanze stupefacenti) è la maggior causa di incidenti automobilistici: i  dati  risalenti  a dicembre 2019 parlano di 23.800 sanzioni per guida in stato  di  ebbrezza (+ 2,2 per cento  rispetto  al 2018) e 2.156 per guida sotto  effetto  degli  stupefacenti.

Altri numerosi incidenti  mortali  sono  dovuti  per distrazione causata dall’uso del cellulare durante la guida

Nella tabella seguente fornita dal CNESPS (Centro  Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute) potete trovare i valori  di  alcolemia calcolati  in base al sesso. al peso corporeo e se si è a  digiuno o meno.

poster fronte retro tabella livelli alcolemia e principali sintomi

Disagio e dipendenze

Ogni  anno in Italia si  hanno 35.000 morti per abuso  di  alcol.

L’abuso  di  alcol provoca danni  non solo  al bevitore, ma anche  alla sua famiglia e al contesto  sociale allargato (abusi, violenza, incapacità di  creare legami  stabili, incidenti  sul lavoro  e sulla strada).

Non del  tutto nuovo è il fenomeno  del binge drinking, cioè l’assunzione di  grandi  quantità di  alcol in tempo  breve

In Italia si  definisce binge drinking il consumo di oltre 6 bicchieri  di  bevande alcoliche (un bicchiere corrisponde a una Unità Alcolica uguale a 12 grammi di  etanolo contenuti in una lattina di  birra da 330 ml, un bicchiere di  vino 125 ml, un bicchierino  di  liquore 40 ml alle gradazioni  tipiche delle bevande

Non c’è nessuna distinzione tra uomo  e donna nell’abuso  di  alcol se una problematica maggiore per la donna che si  trovi in stato  di  gravidanza riassunto in questi  dieci punti  tratti  dal  documento alcol e donna: una relazione pericolosa a cura del CNESPS (download pdf):

alcol

Alla relazione tra donna e alcol è invece dedicato il documento Alcol, sei  sicura  che, pur essendo  stato  scritto  nel 2012, rimane nel  concetto  attuale

libretto donna e alcol 2012

Il libro in anteprima

La nostra società è del  tipo bagnata che si  contrappone a quella asciutta: in pratica l’Italia si  caratterizza per l’uso  quotidiano di  alcol in maniera rilassata, familiare e conviviale (quasi sempre c’è una bottiglia di  vino  ad accompagnare i pasti).

Nelle società asciutte l’utilizzo  di  bevande alcoliche al  di  fuori di  determinate convenzioni è vista come una condotta riprovevole, nonostante che nei Paesi  nord -europei (ma non solo) bere smodatamente nei  fine settimana sia visto  come dimostrazione di  forza e di  essere veri uomini 

Mark Forsyth, linguista e scrittore nel  suo libro  Breve storia dell’ubriachezza parla dell’ebbrezza nella storia e, per l’appunto, di  come viene vissuta odiernamente nelle società asciutte o in quelle bagnate.

alcol

 

Secondo una leggenda africana, le donne persero coda e pelliccia quando il dio della creazione insegnò loro a fare la birra.

Fu così che ebbe origine l’umanità.

Da allora, incontriamo l’alcol ovunque, dai primi insediamenti neolitici fino alle astronavi che sfidano l’ignoto spazio profondo, e insieme al bere troviamo la sua compagna più sfrenata, allegra e sovversiva: l’ubriachezza.

L’ubriachezza è universale e sempre diversa, esiste in ogni tempo e in ogni luogo. Può assumere la forma di una celebrazione o di un rituale, fornire il pretesto per una guerra, aiutare a prendere decisioni o siglare contratti; è istigatrice di violenza e incitamento alla pace, dovere dei re e sollievo dei contadini. Gli esseri umani bevono per sancire la fine di una giornata di lavoro, bevono per evasione, per onorare un antenato, per motivi religiosi o fini sessuali. Il mondo, nella solitudine della sobrietà, non è mai stato sufficiente.

Breve storia dell’ubriachezza osserva il nostro passato dal fondo di una bottiglia, da quello spazio vitale – il bar – che è abolizione temporanea delle regole dominanti, festa del divenire e convegno di gioie.

Grazie alla scrittura colta ed esilarante di Mark Forsyth, vivremo l’ebbrezza di un viaggio che dalle bettole degli antichi sumeri penetra nelle stanze di un simposio ateniese; assisteremo al sorso di vino che ha cambiato il mondo per sempre, quello bevuto da Cristo nell’ultima cena; entreremo nella taverna in cui è nata la letteratura inglese e ascolteremo il crepitio dei revolver nei peggiori saloon del Selvaggio West.

Infine, come in quell’antica leggenda africana, scopriremo che la nostra civiltà nasce grazie al sacro dono dell’alcol: perché bere è umano, ubriacarsi è divino

Contraddicendo  quest’ultima affermazione dell’autore, dico  che ubriacarsi non è divino  ma un po’  da scemi!!

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Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥

La Luna tra la Grande Madre e la scienza

 

Luna

  Fu allora che vissi l’effetto luna piena.

L’avevo chiamato  così.

Mi sentivo come una grande luna he continua a crescere piano  piano, notte dopo  notte, per arrivare allo  stadio  completo, luminosissimo, in cui niente manca, niente è  di  troppo…

Nella vita di  tutte noi c’è una luna piena.

Se soltanto sapessimo  riconoscerla per godercela almeno un po’, per sentirci  diafane e realizzate.

 Marcela Serrano

Luna sempre tu  cresci  e decresci…

Non ne abbia a male Carl  Orff se ho  utilizzato le parole del prologo  dei Carmina Burana, quelle  appunto contenute ne La Fortuna,  come sottotitolo  dell’articolo, ma è proprio  questo  crescere e decrescere del nostro satellite che, sin dal passato, rappresentava il ciclo che dalla morte portava alla rigenerazione, nonchè il potere degli inferi  e tutte le attività misteriose e notturne: quest’ultima dote ben  rappresentata da Ecate, la dea dalla triplice forma che regnava sui  demoni, i fantasmi e sull’arte della negromanzia, la quale presenza veniva preannunciata dal  latrare dei  cani di notte (c’è ne uno in particolare che lo  fa ogni  sera sotto il balcone di  casa mia….sarà un’avvertimento?).

Luna
Disegno di Stéphane Mallarmé – Le Dieux Antiques (Parigi, 1880)

Alla figura piuttosto   dark di  Ecate, si  contrappone quella più luminosa della Grande Madre:  divinità femminile antica quanto l’essere umano alle sue origini , dea del  ciclo  della vita e del volgere delle stagioni rappresentato proprio  dalle fasi lunari

Per  Carl Gustav Jung la Grande Madre (o  Dea Madre) è una delle potenze numinose dell’inconscio con la funzione di  essere allo  stesso  tempo una figura distruttrice e salvatrice.

Per me la Luna rappresenta quel  disco  luminoso dispensatrice di pensieri e armonia (nonchè l’avviso  che è ormai  ora di  andare a nanna, a meno che non voglia trasformarmi in una lupa mannara).

La Luna che è in cielo  

Fra le teorie che si  sono fatte per dare una risposta scientifica alla nascita della Luna,  quella che sembrerebbe per il mondo scientifico più plausibile è l’impatto  gigante.

La teoria fu  proposta nel 1975 dall’astronomo pittore William Hartmann il quale  ipotizzò l’impatto di  un corpo celeste  dalle dimensioni  di Marte (chiamato  Theia) con il nostro pianeta e, dal  materiale espulso da quella collisione rimasto poi nell’orbita circumterrestre, è nata la nostra Luna.

Nell’immagine seguente la rappresentazione grafica a opera dello  stesso Hartmann

 

 

Nel 2036 l’asteroide  99942 Apophis passerà molto (troppo) vicino  ala Terra tanto  da ipotizzare una possibilità d’impatto  su  centomila (azzeccare la sestina del  Superenalotto è tremendamente più difficile): nel malaugurio  che ciò accada , forse potremmo  consolarci  con la vista di  una seconda luna.

Intanto la nostra Luna, molto  alla chetichella,  si allontana da noi di  quattro  centimetri  all’anno per via di un complicato  meccanismo in cui  l’attrazione gravitazionale dei  due corpi  e l’accelerazione del  sistema di  rotazione Terra – Luna sta aumentando di  velocità.

Non avendo tempo  per poter prendere una laurea in astrofisica e, quindi, darvi una spiegazione esauriente del  fenomeno, vi  rimando alla pagina del  sito 3Bmeteo  dove viene anche spiegata la conseguenza sul clima di  questo lungo  addio.

Due passi  sulla Luna

Scherzavo: non è la passeggiata lunare di  Michael Jackson ad avere l’onore di  concludere questo  articolo, ma quella egualmente emozionante (direi anzi  di più) di  Neil Armstrong il 20 luglio 1969: il primo uomo  a imprimere le proprie orme sulla Luna, da cui  la famosa frase

Questo è un piccolo  passo  per un uomo; un gigantesco  balzo  per l’umanità

Di questa storica passeggiata lunare abbiamo già visto  e rivisto il video, ma oggi grazie alla tecnologia è possibile rivederlo in alta definizione.

 

Questo  risultato  è stato  ottenuto  dall’ esperto del  restauro di  video  e immagini Dutchsteammachine (si  fa chiamare proprio  così) che ha utilizzato la tecnologia che sta dietro  all’ intelligenza artificiale chiamata DAIN (Depth – Aware video frame Interpolation)

Dain è open source, quindi  scaricabile gratuitamente da questa pagina (seguire le indicazioni per l’installazione; per restaurare un video  di  5 minuti occorrono dalle 6 alle 20 ore:  auguri!).

Il libro

Luna e Grande Madre, simbologia del  femminile e astropsicologia: tutto nel libro Simbologia della Luna scritto  dall’astrologa Lidia Fassio.

Si può leggere per approfondimento o  per semplice curiosità, comunque l’anteprima vi  fornirà un assaggio  di  ciò che il libro  contiene.

Luna

 

La Luna affonda le proprie radici nell’antico simbolo della Grande Madre e ha a che fare con la parte più naturale e istintiva del femminile, che si esprime nella riproduzione e nell’attaccamento alla famiglia, al clan, alla vita ma, soprattutto, alla terra.

L’Astropsicologia offre la straordinaria possibilità di leggere negli aspetti legati alla Luna di nascita il modo in cui ciascuno di noi è in grado di vivere questo archetipo, di relazionarsi con il proprio mondo interiore e con gli altri.

Unendo la ricerca mitologica a quella astropsicologica, Lidia Fassio dà al lettore l’opportunità di conoscere la Luna nelle profondità e di scorgere, anche solo per un momento, un lato nascosto di se stesso. Il volume è arricchito dalle illustrazioni delle Carte della Luna disegnate da Paola Paramatti.

ALTRI SCRITTI

Di Carl  Orff e della sua opera dei  Carmina burana  ho  scritto:

Carmina burana: dal  Medioevo  alla partitura del  Novecento di Carl  Orff

Sullo  storico allunaggio  del 1969:

Infine, cinquant’anni fa, si partì per la Luna

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Kāma Sūtra, ovvero come riempire questa pagina

Kāma Sūtra

 

Prajapati creò uomini  e donne e fissò, in centomila capitoli, come comandamenti, i precetti  secondo i quali  conseguire i tre scopi  della vita: Dharma, Artha e Kama.

Swayambhu Manu  redasse i comandamenti  del  Dharma; Brihaspati redasse i  comandamenti dell’Artha; Nandi, seguace di  Mahadeva, redasse quelli del  Kama in mille capitoli…..

Se parlo  di  Kāma Sūtra….

….è ovvio  che non parlo  di pornografia ma di  erotismo che poi, a ben vedere, per alcuni  (molti) la distinzione tra i due concetti è labile se non inesistente.

Ma se il sesso è da gustare come il cibo, non trovate che vi  sia la stessa differenza che corre tra il junk food e haute cuisine?

A parte questo il Kāma Sūtra in Occidente è stato  sempre considerato alla stregua di un manuale dell’amore e, in effetti, la parte  più conosciuta è quella riguardante le molteplici  posizioni  amorose, alcune delle quali molto  acrobatiche 

Kāma Sūtra
Se siete in grado di farlo…complimenti

Nel testo introduttivo  all’inizio  dell’articolo si parla di  Dharma, Artha e Kama: non volendo  dilungarmi in questioni filosofiche e dottrinali (mi piace la parola dottrinale) che rimangono al  di  là della mia preparazione culturale (falsa modestia) , delle tre quello  che interessa  è appunto  il Kama:

Il Kama è il godimento attraverso i  sensi: udito, tatto, vista, gusto e olfatto aiutati  dalla mente unita all’anima.

Il contatto tra l’organo  di senso e il suo oggetto, che provocano la consapevolezza del piacere derivato  dal  contatto è il Kama

Se esiste un modo pratico  di  raggiunger e il Kama, è per l’appunto, fare riferimento  ai Kāma Sūtra (o  Aforismi  dell’amore).

I Kāma Sūtra non riguardano  solo l’universo  maschile, ma anche la donna può trarne vantaggi:

Una donna dovrebbe applicarsi  all’approfondimento dei  Kāma Sūtra, facendosi aiutare dall’esperienza di  amiche intime.

Da sola, in privato, dovrebbe studiare le sessantaquattro  arti che sono nel  corpo  del Kāma Sūtra… ⌋ 

Le sessantaquattro  arti in questione comprendono: canto; musica; pittura; decorazione della fronte; musica con l’acqua; giochi  con l’acqua e BLABLABLA: una prostituta che risulta essere abile in questa sessantaquattro arti  (oltreché quelle riguardanti  specificatamente il mestiere che ha scelto per vivere) merita il titolo di ganika  e cioè di  cortigiana e un posto  d’onore nelle assemblee dei  cittadini.

Questo è quanto Mallnaga Vatsayayana nel III secolo  d.C. elaborò per ridurre  il Kāma Sūtra in sette parti:

Sadharana Questioni  generali

Sampajogika Gli amplessi  e simili

Kanya Samprayuktaka L’unione di uomini  e donne

Bharyadhika La propria moglie (il proprio marito)

Paradika la moglie  degli  altri (il marito  delle altre)

Vaisika Le cortigiane

Aupamishadika Le arti  della seduzione

Tra le altre note vi è quella che penso  sia fondamentale  per l’uomo  dei nostri  giorni, che deve:

⌈..ogni  giorno   fare il bagno e deve sempre eliminare il sudore dalle ascelle.. ⌋

E poi riguardo  l’abbraccio, si  distingue in:

Abbraccio  toccante: è quello per cui un uomo, con una scusa si  trova a fianco di una donna e tocca il suo  corpo col proprio

Quello  che accadeva prima del  distanziamento  sociale quando, su un mezzo pubblico affollato, qualche mano indiscreta si posava (o sfiorava) il nostro didietro  

Abbraccio penetrante: è quello per cui  un uomo palpa il seno di una donna se lei, chinandosi  a raccogliere qualcosa, lo  sfiora

Provaci e sarà l’ultima cosa che farai prima di  guardare le margherite dalla parte delle radici….   

Il libro 

E’ ovvio  che non era mia intenzione fare un trattato sul Kāma Sūtra ma solo un modo  leggero per riempire questa pagina (come da titolo).

Molto più seriamente della sottoscritta è la trattazione del Kāma Sūtra nel libro omonimo  di  cui troverete l’anteprima alla fine dell’articolo.

Kāma Sūtra

Il Kāma Sūtra è il più celebre trattato erotico del mondo. Nato in India e composto in sanscrito, è un vero e proprio manuale dedicato all’eros (Kama) in tutte le sue sfaccettature.

Partendo dal presupposto che nella vita sono tre gli obiettivi da raggiungere, il testo affianca il Kama (l’eros) al Dharma (religione e giustizia) e all’Artha (utile e affari).

Sulla base di questo impianto teorico, il Kāma Sūtra affronta una nutrita serie di temi: dalle dimensioni anatomiche degli amanti alle posture per il coito, dal come procurarsi una moglie a come sedurre quelle altrui, fino a concludersi con un improbabile ricettario magico per enfatizzare la virilità.

La sezione più nota del testo in Occidente, quella sulle acrobazie sessuali, copre in realtà meno di un settimo del Kāma Sūtra, un testo che quindi ha ambizioni molto più vaste e filosofiche.

ALTRI SCRITTI

Sulla fisiologia del  corpo umano  e sessualità ho scritto:

Il corpo umano  da (ri)scoprire: il perineo 

Mestruazioni: ne posso  scrivere? 

Sessualità questa sconosciuta (per la scuola in Italia)

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥