Carmina burana: dal medioevo alla partitura del Novecento di Carl Orff

Le parole del testo: La Fortuna – Prologo.
Carmine BuranaCarl Orff

Carl Orff e i  Carmina burana

C’è una frase in quel piccolo  capolavoro  di comicità intelligente che è il film di  Woody Allen Misterioso  omicidio  a Manhattan e cioè quando il protagonista (interpretato  dallo  stesso  Woody Allen) uscendo  da un teatro  lirico dice:

Io non posso ascoltare troppo Wagner, lo sai: già sento l’impulso ad occupare la Polonia.

Io, invece,  quando  ascolto i Carmina Burana e nello specifico  La Fortuna , non mi immagino  certo  di invadere la Polonia, ma di  essere un’amazzone teutonica su di un destriero dalle narici frementi, pronta a dare battaglia fosse anche per conquistare l’ultimo parcheggio  sotto  casa (a proposito ho parlato  del mito  delle Amazzoni in quest’articolo).

Carl Orff (Monaco  di  Baviera, 10 luglio 1895 – Monaco  di  Baviera, 29 marzo 1982) nel 1937, all’apice di una carriera di  successo, ebbe la sfrontatezza di  scrivere al  suo  editore:

Può mandare al  macero  quanto  scritto finora: con i Carmina Burana inizia la mia produzione.

In effetti l’ 8 giugno 1937, quando  i  Carmina Burana furono  presentati  per la prima volta a Francoforte,  il successo fu tale da oscurare non solo  ciò  che Orff aveva scritto precedentemente ma anche quello  che ne seguì tra le sue opere.

La scoperta dei Carmina burana 

Monastero di Benediktbeuren

Carl  Orff era un’appassionato  di  musica medievale e letteratura antica, questa sua passione lo portò a scoprire una serie di  canti  conservati nel monastero  di Benediktbeuren in Germania (in latino Bura Sancti  Benedicti da cui  la dicitura burana): si  trattava di un insieme di  canti  medievali distribuiti in quattro  sezioni (moralia, amatoria, lusoria e divina) intonati  in basso  latino  e antico  tedesco: essi  evocavano atmosfere malinconiche con spunti  di  allegria popolare.

Orff scelse un certo numero  di  canti  racchiudendoli tra Prologo  e d Epilogo in cui  domina, per l’appunto, O Fortuna (il brano  che mi trasforma in amazzone teutonica…): l’insieme costituisce quello  che nell’intestazione della partitura viene apertamente dichiarato  e cioè:

Canzoni  profane da cantarsi da cantori e dal  coro, accompagnate da strumenti  e immagini magiche

Insomma un qualcosa che rimanda a una grandiosa cerimonia pagana.

I Carmina burana furono  ritrovati  nel 1874 dal linguista tedesco  Johann Andres Schmeller ma la cui  trascrizione dalla lingua antica fu  possibile solo  nei  primi  anni  del  Novecento

Oltre i  Carmina burana 

Drammaturgo, poeta e librettista, scenografo, direttore d’orchestra e musicologo: questo  era Carl  Orff uno tra i più attivi tra i musicisti del  Novecento, ma anche pedagogo nel  campo dell’educazione musicale:

Nel 1924, insieme alla moglie Dorothée Günter, fondò a Monaco la Günterschule, un corso  di  educazione musicale basato  sui  principi  del metodo Jacques – Dalcroze in cui, partendo da un ritmo  eseguito xilofoni, campanelli, tamburi  ma anche bicchieri, stimola l’improvvisazione nei  bambini.

Da questa esperienza didattica si  arrivò al  testo Musik  für  Kinder (1954) tradotto in una ventina di lingue tra cui l’italiano e tuttora utilizzato nelle scuole musicali  di  tutto il mondo.

E’ naturale che io  termini quest’articolo  (prossimo premio Pulitzer) con una rappresentazione di O Fortuna:  ho  scelto per l’occasione non un video tratto dall’esecuzione in un teatro  d’opera, ma quello di un flash mob del 2012 del coro  e orchestra di  Philadelphia con 300 elementi  tra musicisti e ballerini, provenienti  da cinque stati, presso la Amtrak Station di Philadelphia.

Buon ascolto.

Alla prossima! Ciao, ciao…♥ 


Opera Company of Philadelphia Amtrak 30th St Station “O Fortuna” Random Act of Culture

Al Azif: ossia il Necronomicon


Non è morto  ciò che in eterno può attendere

E con il passare di strani  eoni anche la morte può morire

Abdul Alhazred

Il Necronomicon 

In un tempo molto lontano il poeta arabo Abdul Alhazred si  avventurò nel  deserto alla scoperta della città perduta dalle mille colonne: Irem.

Il viaggio  fu lungo e faticoso ma finalmente egli  arrivò a Irem: qui ,fra le sue rovine, trovò quello che era il motivo di  quel  suo lungo  peregrinare e cioè un testo  di  magia il cui antico  nome  era Al Azif (nella lingua araba questa è una locuzione che indica quei misteriosi  suoni che si odono  nel  deserto durante la notte e che si  dice essere la voce dei demoni).

Solo in seguito, quando il testo  venne tradotto nel 950 d.C. in greco dall’erudito  bizantino Teodoro  Fileta, prese il nome di  Necronomicon: il libro  delle leggi  che governano i morti 

Il danese Olaus Wormius, nel 1228, basandosi  sul testo di  Fileta, fece la traduzione del  Necronomicon in latino

Lo scopritore di  questo  antico  grimorio , ossia Abdul Alhazred, non poté godere molto della sua scoperta: un giorno, in una via di Damasco,  alcuni testimoni oculari  dissero di  averlo  visto  assalito  e divorato  da un mostro invisibile

Ma se il mostro  era invisibile, mi chiedo  come loro siano  riusciti a vederlo…

I pseudobiblia 

Nonostante il fatto  che ancora oggi  vi  siano persone che credono  che la Terra sia piatta, oppure una dieta può far guarire le carie (se non il cancro), penso che la stragrande maggioranza di  voi (se non la totalità) abbia  compreso il senso  fantastico delle parole precedenti.

Ovviamente per tessere una trama così fantastica, preludio a un viaggio  letterario tra incubo e horror, occorreva una mente predisposta a mettere per iscritto la descrizione di un mondo fantastico  retto  dal pantheon  di  esseri primigeni  e malvagi.

Quest’uomo era Howard Philip Lovecraft  (Providence, 20 agosto 1890 – Providence, 15 marzo 1937)

Ho precedentemente scritto del presunto (molto presunto) viaggio  che H.P. Lovecraft fece nel Delta del  Po per incontrare i misteriosi  appartenenti  alla confraternita dei  Fradei e del mitico  dell’Uomo pesce a cui  i fedeli  dedicavano riti pagani ( ⇒ I Fradei  e Lovecraft: un incontro (im)possibile?)

Lo stesso  Lovecraft si  meravigliò del  fatto  che i suoi  lettori presero sul serio l’esistenza di un testo  esoterico nascosto  nel  tempo  come poteva essere il Necronomicon e, volendo  stare al  gioco, contribuì al  mito pubblicando il libro Storia e cronologia del  Necronomicon con la segnalazione delle biblioteche (la maggior parte inventate) che custodivano una copia del libro  maledetto.

Ma sono gli  stessi  appassionati lettori  di Lovecraft a contribuire alla fama (sinistra) del  Necronomicon creando  dal  nulla congiunture tra inediti  e riferimenti bibliografici che ne arricchiscono  la storia.

Sennonché a questo  gioco (ma ripeto  in molti  credevano all’esistenza del  Necronomicon)  si  aggiungono personaggi ben più seri come, ad esempio, Philip Duchêsnes,  titolare di una prestigiosa libreria antiquaria a New York, che nel 1941 inserì in catalogo una copia del  Necronomicon  al prezzo  di 900 dollari: è inutile dire che gli  acquirenti  disposti  all’acquisto furono più che numerosi anzi, qualcuno  di loro, era ben disposto  a sborsare una cifra superiore per aggiudicarsi il libro.

Se quest’episodio  risale a tre  anni  dopo  la morte di  H.P. Lovecraft, nel 1962 è la serissima rivista americana Antiquarian Bookman pubblicò nella rubrica dedicata alla vendita di  libri  antichi la recensione di un’ edizione spagnola del Necronomicon del 1647, aggiungendo alla fine che il libro proveniva dalla biblioteca della Miskatonic  University 

La Miskatonic University era frutto  della fantasia di H.P. Lovecraft e la cui  sede era nella città di  Arkham (altra invenzione dello  scrittore) nella contea di  Essex nel  New England: i redattori dell’Antiquarian Bookman, oltreché mostrarsi dei  buontemponi, evidentemente in questa maniera vollero  omaggiare il genio  dello  scrittore di  Providence.

Comunque, trovandovi  a passare per caso nelle vicinanze della California University, entrate nella sua biblioteca centrale e fate una ricerca  sul Necronomicon: troverete una scheda catalografica in italiano con riferimento  al Necronomicon che ne fa presumere l’esistenza tra i  tomi in possesso  dell’università (dolcetto o scherzetto..)

In poche parole il Necronomicon è un pseudobiblia cioè appartiene a quei libri  che, pur essendo  citati con tanto  di titolo ed estratti in opere di  saggistica o narrativa, hanno in comune una caratteristica che li  distingue da qualunque altro libro: semplicemente non esistono!

Il termine  pseudobiblia venne utilizzato per la prima volta nel 1947 dallo  scrittore americano Lyon Sprague de Camp (New York, 27 novembre 1907 – Plano, 6 novembre 2000) in un articolo pubblicato nel  Saturday Review of Literature nel  quale metteva in risalto come queste opere per la fama raggiunta fossero in competizione con libri  realmente esistenti.

Se avete qualche curiosità in più da soddisfare a riguardo  dei pseudobiblia, vi suggerisco  la lettura dell’articolo  Leggere o non leggere (gli pseudobiblia) del professore Michele Santoro dell’Università di Bologna ( ⇒ Pdf ⇐ )

Per gli  altri e cioè amanti  di  spettri, vampiri o lupi  mannari che vagano nella notte alla ricerca di  vittime innocenti (o  che proprio  se la sono  cercata) dedico  l’anteprima del  Necronomicon di  H.P. Lovecraft

Attenti  ai mostri invisibili  che divorano  i troppo  curiosi… 

Alla prossima! Ciao, ciao…

Anteprima del libro Il Necronomicon di Howard Philip Lovecraft

Mp3 vs Alta Fedeltà ( ma sempre a pagamento)


Il primo mp3 

Tom’s diner di  Suzanne Vega ha su  di  me un effetto  calmante, direi  ipnotico: come quando un cobra ondeggia seguendo il suono  di un flauto.

A parte ogni mia disgressione sugli  effetti che il brano  ha su  di me (diffido da ogni  cosa che striscia, quindi mai  vorrei  diventare una femmina-cobra), Tom’s diner è passato alla storia musicale come il primo motivo  a essere codificato  nel  formato  digitale Mp3:

La nascita del  formato audio mp3, avvenuta tra la fine degli  anni’80 e inizio anni ’90, fu  dovuta dal team internazionale guidato  dall’ingegnere italiano Leonardo  Chiariglione e di  cui  faceva parte anche l’ingegnere di  elettronica e matematico  tedesco Karlheinz Brandenburg .

Furono loro appunto  che, per saggiare la traccia audio una volta codificata in Mp3, utilizzarono il brano  di  Suzanne Vega.

Alla commercializzazione dell’mp3 ne segue, negli  anni  successivi, il suo  utilizzo  per il filesharing  e la conseguente nascita di programmi  e siti costruiti allo  scopo: uno fra tutti Napster.

Con la piattaforma Napster, lanciata nel 1999 dai due giovani  fondatori Shawn Fanning e Sean Parker, il mondo  discografico di  allora cambia, subendo in qualche maniera la condivisione dei  brani a danno  del  copyright

 Naturalmente l’industria discografica va subito  all’attacco  di  Napster e dei  suoi  cloni con azioni  legali che, pur vedendo  la chiusura delle piattaforme di  filesharing, non potrà fermare l’onda della condivisione Peer-to-peer attraverso  la tecnologia (o protocollo)  BitTorrent 

Oggi, però, il fenomeno  della pirateria è stato  ampiamente ridimensionato con lo streaming offerto da Netflix e, soprattutto per la musica, da Spotify e Apple Music  (se l’argomento è di  vostro interesse vi consiglio la lettura dell’articolo  di  Wired….ma poi ritornate qui!!)

Si  ritorna all’alta fedeltà

Non solo  il mondo  del vinile si  prende la rivincita sul formato  mp3, ma esiste anche la possibilità di  ascoltare brani musicali in alta fedeltà utilizzando  codec lossless  (senza perdita) come FLAC (Free Lossless Audio  Codec) utilizzato  negli  studi  di  registrazione.

 

Tidal è la società USA da poco in Italia che offre per 19,99 euro mensili l’ascolto di 165.000 brani in  alta qualità audio (oltre che 75.000 video in HD) , sia nella versione desktop che con l’app per dispositivi  mobili.

La sfida a Spotify è aperta.

Alla prossima! Ciao, ciao…


– Playlist –

Le Veneri anatomiche al servizio della medicina

Marylin Monroe

Non vorrei  mai  essere una donna pelle e ossa.

Il mio  corpo  mi piace così com’è.

E poi le curve stanno così bene su una donna!

Marylin Monroe 

Le Veneri  anatomiche 

Per quanto  Marylin Monroe possa essere considerata un modello per incarnare le grazie di una Venere, non può essere presa come modello per quelle anatomiche che, piuttosto  emanare fascino, sono del  tutto ripugnanti.

La ripugnanza, espressione di un mio personale giudizio,   penso  che possa essere condiviso da chiunque  si  ritrovi  a visitare  il Museo  di  Storia Naturale La Specola di  Firenze: qui, in una sala del Museo, sono  esposte statue di  cera raffiguranti  corpi  umani  tra cui  una donna con il ventre aperto : si  tratta appunto  di un modello  di  Venere anatomica.

Museo della Specola - Venere anatomica
Museo della Specola – Venere anatomica

 

Guardare queste opere, dall’aspetto molto  realistico, può anche ingenerare nello  spettatore un senso  del macabro, ma   il loro  scopo  era tutt’altro che pura esibizione horror per un pubblico  dallo  stomaco  forte: esse erano  state realizzate negli  anni  tra il 1780 e 1782 dal ceroplasta Clemente Michelangelo Susini per gli  studenti  del  corso  di  Medicina in modo  da evitare loro  la dissezione di  cadaveri e, allo stesso  tempo, scoprire com’era fatto un corpo  umano al  suo interno.

Joanna Ebenstein, artista multidisciplinare e blogger, partendo dalle Veneri  anatomiche ospitate nelle sale del  Museo  della Specola, ha girato per l’Europa fotografando analoghe opere conservate in altri musei naturali: da questo  lavoro  è nato il libro The anatomical  Venus che non è soltanto un viaggio  per immagini (ve ne sono  250) ma anche una storia dell’arte, della medicina e lo spunto  filosofico per parlare di natura.

La Venere anatomica di Clemente Susini, realizzata tra il 1780 e il 1782, è l’oggetto perfetto: esibisce un tale stravagante sfarzo da mettere in dubbio ogni convinzione per il solo fatto di esistere. Questa statua era concepita come strumento per l’insegnamento dell’anatomia umana senza dover fare continuo ricorso alla pratica della dissezione e, inoltre, costituiva una tacita espressione del rapporto (come lo si intendeva allora) tra il corpo umano e un universo di origine divina, tra arte e scienza e tra uomo e natura. Da quando sono state create nella Firenze del tardo XVIII secolo, queste donne di cera immobili e svestite sono state fonte di seduzione, curiosità e insegnamento. Ma nel XXI secolo risultano anche disorientanti, in bilico come sono tra mito e medicina, offerta votiva e tradizione vernacolare, arte e feticcio. Attingendo al contributo di numerosi storici dell’arte e della medicina, teorici della cultura e filosofi, questo libro studia la Venere anatomica nel suo contesto storico. Analizza le credenze e le pratiche che hanno portato alla sua realizzazione, passando poi a esaminare con attenzione i modi molto diversi in cui è stata via via giudicata e interpretata nel XIX secolo, per delineare infine le curiose “seconde vite” di cui si è resa protagonista nel XX e nel XXI secolo. Un volume incredibile che tramite l’affascinante enigma della Venere anatomica ci trasporta in un’epoca passata in cui studiare la natura significava al contempo studiare la filosofia. Joanna Ebenstein è artista, curatrice, scrittrice, insegnante e graphic designer. È impegnata nella ricerca e nell’indagine di parole, immagini e luoghi in cui il mito, l’incredibile, l’arte e la scienza coesistono. Fondatrice e curatrice del sito web e del blog Morbid Anatomy, ha collaborato con numerose istituzioni, tra cui la New York Academy of Medicine, il Dittrick Museum e il Vrolik Museum.

Tutto qui.

♥ Alla prossima! Ciao, ciao...

La lettura sociale in 140 caratteri

La lettura © caterinAndemme
La lettura
© caterinAndemme

Talvolta penso  che il paradiso  sia leggere continuamente senza fine

Virginia Woolf

Quello che dice l’Istat riguardo  all’editoria

Con il report pubblicato nel  dicembre del 2018, ovviamente riferito all’anno precedente, l’Istat  ci informa che:

Nel 2017 si rileva un netto segnale di ripresa della produzione editoriale: rispetto all’anno precedente i titoli pubblicati aumentano del 9,3% e le copie stampate del 14,5%.

Un dato  che, a mio  avviso,  è molto importante (perché si  diventa lettori  da piccoli) è questo:

L’editoria per ragazzi è in forte crescita rispetto al 2016: +29,2% le opere e +31,2% le tirature, ma è l’editoria educativo-scolastica a incrementare di più la produzione, raddoppiando sia i titoli sia il numero di copie stampate.

Quante sono le case editrici in Italia e quanto pubblicano ogni  anno lo potete vedere dalla seguente infografica (apprezzate il mio sforzo per crearla e lasciate perdere l’estetica)


 

Se poi siete assetate di dati, l’intero  report dell’Istat lo trovate in questo Pdf, molto più  interessante di un bugiardino sull’uso  di un farmaco oppure di un post scritto  da Chiara Ferragni (ve lo  giuro: non sono  assolutamente invidiosa della medesima).

La lettura sociale in 140 caratteri 

All’inizio  era Twitter il posto ideale per confrontarsi  con  altri lettori, parlando  di libri e scambiandosi le reciproche impressioni su  questo  o  quell’altro  autore.

Purtroppo  i  social media sono  diventati l’arena per il lancio  di insulti  tra gli odiatori  di professione (i Tarlucoencefalus) e  politici  che  tengono molto  a far sapere cosa mangiano o  bevono (per nostra  fortuna essi evitano, per il momento,  di informarci  se soffrono  di  stipsi).

Ma la passione per i libri non conosce i confini  dei  social e così nasce il progetto  di un’associazione culturale come TwLetteratura  e la sua app-creatura Betwyll.

Ad essere più precise tutto è iniziato  nel  2016, quando  la casa editrice Pearson  decise insieme a TwLetteratura (e l’utilizzo  della sua app Betwyll) di  lanciare un progetto rivolto  alle scuole di  secondo  grado per far appassionare i  ragazzi  alla lettura e, quindi, creare comunità di utenti con lo scopo di interagire nella forma più appropriata ai  canoni  del  social  reading (o lettura sociale).

In pratica nell’esperimento insegnanti  e alunni hanno  dapprima letto alcuni  testi  tra i più famosi  della letteratura e, in seguito, agli allievi  è stato chiesto  di commentare quanto letto  con messaggi non più lunghi  di 140 caratteri (in pratica il vecchio  tweet che in questo   caso prende il nome di twyll)  parafrasando il brano e sintetizzarne il contenuto.

Così, per esempio, alcuni  utenti  hanno commentato La sera del dì di  festa di  Giacomo  Leopardi:

Tu dormi: io questo  ciel, che si  benigno/ appare in vista, a salutar m’affaccio,/ e l’antica natura onnipossente, che mi  fece all’affanno

Il commento degli  allievi:

Nella quiete notturna, Leopardi  vede il  volto di  chi  ha voluto  la sua sofferenza, quella Natura che pure, tanto dolci  sonni altrui  dona

(@4bt) 

natura onnipossente; la natura per il poeta passa dall’essere l’artefice delle illusioni all’essere maligna: rapporto  conflittuale

(@victoria)

L’app Betwyll è gratuitamente scaricabile dal Play Store di  Google e Apple Store: una volta attivato creando il propri  profilo si potrà partecipare alle discussioni letterarie.

Dai  commenti  che ho  letto  di  chi  ha scaricato Betwyll sembra che l’app  abbia ancora bisogno di un bon rodaggio  per funzionare al  meglio.

Io  invece ho  bisogno di una buona cena e di  andare a letto presto per dedicarmi alle pagine di un libro  prima di  addormentarmi.

Alla prossima! Ciao, ciao…

Uplifting: la lettura è ancora edificante?

Guardami e non avere timore © caterinAndemme
Guardami e non avere timore
© caterinAndemme

George non era quello  che si poteva definire un cattivo  ragazzo.

Fu il tempo  passato  insieme a lui a farmi  capire  che, nonostante quel  suo  viso  angelico, a quegli occhi azzurri  come il cielo e  quel  sorriso  accomodante, George era un perfetto idiota.

Eppure, ora che sto  assaporando il suo  cuore, penso ancora che in fin dei  conti non era un cattivo  ragazzo!

C.A. 

Incipit e Up-lit

Ho  scritto l‘incipit che avete appena letto (e spero  non vi  abbia fatto  scappare) all’incirca un anno  fa come idea per un libro che non vedrà mai la luce, perché scrivere è tremendamente più faticoso che leggere anche se, a quanto pare, nel nostro  Paese tutti scrivono  qualcosa ma in pochi  leggono.

Per quanto mi  sia ispirata  a Hannibal  Lecter per il personaggio  di una ipotetica mangiatrice di uomini (letteralmente), tralasciando  che il nome George non è da collegare con il Clooney  che noi  tutte conosciamo – e che magari  sognavamo  di  poter conoscere un po’ di più  prima che  Amal (Ramzi Alammudin) ne diventasse la consorte – questo mio libro che non verrà mai  scritto (chissà?) non sarebbe mai  stato recensito  come appartenente a quel  genere letterario che  prende il nome di  Up – lit:  dall’inglese uplifting  traducibile in edificante.  

Avevo  già scritto  un articolo a riguardo  del genere Up- lit (articolo  che ho  cancellato per le pulizie di  primavera del blog): effettivamente, rispetto a due anni  fa, non sono a conoscenza se vi  siano altre autrici come la scozzese  Gail Honeyman  la quale, con il  suo libro Eleanor Oliphant sta benissimo, scalò  le classifiche mondiali tanto  che la critica scrisse:

Gail Honeyman ha scritto un capolavoro. Un libro che secondo la stampa internazionale più autorevole rimarrà negli annali della letteratura. Un romanzo che per i librai è unico e raro come solo le grandi opere possono essere. In corso di pubblicazione in 35 paesi, è il romanzo d’esordio più venduto di sempre in Inghilterra, dove è da più di un anno in vetta alle classifiche. Ha vinto il Costa First Novel Award e presto diventerà un film. Una protagonista in cui tutti possono riconoscersi. Una storia di resilienza, di forza, di dolore, di speranza. Un grande romanzo con una grande anima.

Ma qual è il significato  di una lettura edificante?

In pratica sarebbe il raggiungimento  di uno  stato  di  grazia al  termine della lettura di un libro…edificante: non avendo letto nulla di  simile, tanto  meno Eleonor Oliphant sta benissimo (di  cui però troverete l’anteprima alla fine dell’articolo),  non so  se questo  stato  di  grazia venga interpretato  come una specie di  nirvana dei sentimenti oppure semplice euforia per essere riuscite nell’impresa di  sopravvivere a una lettura che vi  ha fatto  dimenticare che oltre alla mente bisogna nutrire anche il  corpo e, magari, anche dormire.

L’autrice nel gennaio  del 2018, durante le interviste rilasciate a più giornali  inglesi, ha dichiarato di lavorare a un nuovo  romanzo di  tutt’altro  genere: aspettiamo fiduciose (forse ha rubato l’idea dal mio incipit).

Alla prossima! Ciao, ciao……


Anteprima del libro Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman 

Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: sto benissimo.
Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate. Poi torno a casa e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene.
Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata di mia madre. Mi chiama dalla prigione. Dopo averla sentita, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.
E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo.
O così credevo, fino a oggi.
Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E all’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie paure, non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.
Anzi: benissimo.

 

Tre libri per donne che viaggiano da sole

Ensemble ou soleil © caterinAndemme
Ensemble ou soleil
© caterinAndemme

Svegliarsi, anche da sole, in una città  straniera è una delle più belle sensazioni  in assoluto

Freya Stark 

Da sole o in compagnia di  altre donne 

Mediamente giovani  le possiamo vedere in qualunque posto  del mondo, che sia estate o  inverno (primavera o  autunno, se preferite), caracollare per i  centri  abitati o per sentieri, magari  impegnate in qualche Cammino,  sempre sotto il peso di  zaini al  completo del  necessaire  per la  perfetta viaggiatrice, che include  ovviamente il sacco  a pelo ed esclude tutto ciò che può essere di peso  e superfluo (tipo scarpe con tacco 12: sexy ma scomode per i lunghi  percorsi).

In treno,  qualche volta, le ho  aiutate  a sistemare il loro  zaino armadio sul porta pacchi    – il maschio italico  medio si  guarda bene dall’aiutarle se il   fisico non corrisponde a canoni  di  bellezza che invogliano loro  all’aiuto  e conoscenza – ricevendo in cambio un sincero danke schön, mercì beaucoup, thank you, grazie.

Mi domando se, pur avendo  l’esperienza di viaggiatrice zaino in spalla, mi sono persa l’esperienza di un viaggio in solitaria o in compagnia di un’amica, chissà: in fin dei conti sono più giovane della regina Nefertiti e magari un giorno…

Libri  di  donne che viaggiano  da sole 

Ulrike Raiser (non lasciatevi ingannare dal nome germanico perché lei  è di  origine piemontese) ha una doppia laurea in Storia del  Teatro  e Lettere Moderne aveva deciso che per mettere a fuoco  le sue due passioni, cioè viaggiare e scrivere, appena libera da impegni  professionali (insegna alle scuole medie superiori) doveva mettersi in viaggio: praticamente lo  ha fatto in tutti i  continenti e queste sue esperienze le ha trasformate in libri, una trentina.

Tra questi Sola in Alaska di  cui un’ampia intervista con l’autrice potete leggerla sul sito Viaggiare Libere    (dopo, però, ritornate qui!)

Sola in Alaska - copertinaCuriosità, entusiasmo, una macchina fotografica e 12 kg di zaino, questi sono gli unici compagni di viaggio di Ulrike Raiser quando, contro ogni aspettativa, decide di partire da sola alla volta dell’Alaska. Quella del viaggio in solitaria può sembrare una scelta difficile, ma porta l’uomo a un tipo di solitudine che lo apre a se stesso e agli altri. In Sola in Alaska prendono forma riflessioni sul senso del viaggiare, sulle differenze tra i paesi e su quanto sia difficile oggigiorno il contatto con la natura. L’autrice scopre un’Alaska che non è solo ghiaccio e freddo, come tutti credono, ma anche foreste incontaminate, aquile che volteggiano silenziose, case sperdute nel nulla e souvenir decisamente atipici. Tra panorami mozzafiato, orsi, balene, salmoni e divertenti imprevisti, il messaggio dell’autrice arriva forte e chiaro: si può scegliere di viaggiare da soli, si possono scegliere mete poco turistiche, si può avere un budget limitato e, perché no, si può anche andare controcorrente e scegliere di prendere freddo. E così, a ogni nuova tappa vengono raccontate le piccole gioie e disavventure di ogni giorno, in un libro che riesce a trasmettere le profonde emozioni che legano tra loro tutti i viaggiatori, diversi ma sempre simili, con la leggerezza e l’ironia di chi il viaggio lo vive alla giornata, facendoli sentire parte di un’unica emozione.

Iaia  Pedemonte, giornalista free lance ed esperta di  turismo  sostenibile,  insieme a Manuela Bolchini, operatrice turistica e anche lei  esperta di  turismo  sostenibile,  sono le autrici  di La guida delle libere viaggiatrici una raccolta di  viaggi in Italia  e nel mondo ognuno con una propria caratteristica che li  contraddistingue e cioè viaggi (originali, avventurosi, sentimentali) descritte attraverso i  contributi  di altre giornaliste, scrittrici, blogger (io non ci  sono..) tutte accomunate dalla passione di  viaggiare.

la guida dellelibere viaggiatrici - copertinaUna selezione di viaggi, mete ed esperienze con un’anima femminile, uniche ed originali, in Italia e nel mondo. Dall’India al Madagascar, dalla Terra del Fuoco alla Sicilia, da Berlino all’Himalaya. 50 “avventure da non perdere”: cammini nella natura, percorsi alla ricerca del silenzio o del cambiamento interiore, sfiziosi soggiorni enogastronomici, raffinati itinerari culturali, esperienze con le contadine e le artigiane nel Sud del mondo, workshop per riappropriarsi del saper fare, imprese sportive per tutti e perfino shopping intelligente. Ma soprattutto incontri con le comunità ospitali e lo straordinario “capitale umano” femminile del turismo responsabile: guide d’arte e di natura, imprenditrici agricole, direttrici di musei, manager di tour operator e altre protagoniste di “filiere virtuose”, che valorizzano la cultura e le tradizioni locali. Con una riflessione sui viaggi al femminile di Iaia Pedemonte, pioniera del turismo responsabile e i contributi di blogger, scrittrici, viaggiatrici. Prefazione della geografa Luisa Rossi.

 

In questa breve carrellata di libri per donne che viaggiano  da sole non potevo  non includere quello  che è il frutto  del  sito Viaggio  da sola perché che recita nel  sottotitolo il sito  delle donne che viaggiano  da sole ma fanno  rete fra loro

In questo  caso  si  tratta di un ebook  con  consigli per le viaggiatrici  che hanno  scelto l’ostello per i  propri pernottamenti, e il titolo  non poteva che essere: Viaggio  da sola in ostello perché…ovvero  come sopravvivere al  bagno in comune e altri  consigli 

Sia questo libro (di  cui  potete vederne un’anteprima) che gli  altri  due sono in vendita su  Amazon e in libreria (e dove se no?).

Viaggio da sola in ostello perché…ovvero come sopravvivere al bagno in comune e altri consigli è un ebook dedicato a tutte le viaggiatrici in solitaria che sono incuriosite dagli ostelli ma non hanno ancora trovato la spinta giusta per provarli in prima persona.
Abbiamo quindi unito le forze e condensato insieme tutti i consigli che, dopo anni di viaggi, pensiamo possano essere utili, nella speranza che tutto ciò possa invogliare qualche donna a spiccare il volo verso una nuova esperienza.
In questo ebook troverete consigli su come scegliere l’ostello più adatto alle vostre esigenze e la camerata giusta. Vi racconteremo come sono fatti gli ostelli, quali sono le aree di cui sono composti, come viverci in sicurezza e quali sono le norme di buona educazione per farsi adorare dallo staff e dagli altri ospiti! Oltre ai consigli pratici, ci siamo occupate anche del lato emotivo del viaggio in solitaria in ostello, parlando di solitudine ma anche di amicizia, di incontro con gli altri ospiti e di come affrontare eventuali momenti in cui si ha bisogno di aiuto o ci si sente poco bene.
Viaggio da sola in ostello perché…ovvero come sopravvivere al bagno in comune e altri consigli è un eBook ideato e scritto dalle coordinatrici del progetto “Viaggio da sola perché”, Elena Mazzeschi e Dana Donato assieme alla web writer, travel blogger e amica Eliana Lazzareschi Belloni.

Buona Lettura. 

Alla prossima! Ciao, ciao…

Quando è il caso a giocare con noi

I giocatori  di  dadi © caterinAndemme
I giocatori di dadi
© caterinAndemme

Se ogni cosa sulla Terra fosse razionale, non accadrebbe nulla.

Fëdor Dostoevskij 

Se è il caso  a dominarci, camminare sui  binari non è una buona idea

Se dalla vita dobbiamo aspettarci che sia il caso a mettere a soqquadro i nostri progetti o  a farci intraprendere nuove strade, è anche vero che camminare  sui  binari porti alla certezza di  finire sotto un treno, prima o poi.

Ovviamente  era solo una metafora e non un invito  a giocare con la propria vita, per quanto  qualche adolescente in piena tempesta ormonale ci  metta del proprio per far si  che quel treno inesorabilmente arrivi.

Con questo non penso  che il caso  sia il burattinaio che muove i  fili  della mia vita: sono libera di  fare e disfare ogni  cosa in maniera razionale o con un pizzico  di pazzia (oltre contribuirei al mantenimento  di qualche psicologo  o  psichiatra), ma sono pienamente cosciente che l’imprevedibile (travestito  da caso) è lì a far si che le carte vengano continuamente rimescolate.

Terminato il mio  BLABLABLA su  cosa sia (per me) il caso è venuto il momento da dove è nata l’idea di parlarne: ovviamente dalla lettura di un libro.

Giocati  dal  caso di Nassim Nicholas Taleb

Nassim Nicholas Taleb è professore di  Scienza dell’incertezza (sa tanto  di  Harry Potter ma, a quanto pare, questo  filone delle scienze economiche esiste), filosofo, saggista, operatore di borsa, esperto  di  matematica finanziaria, professore al Polytechnic Institute dell’Università di  New York e responsabile della Universa Investiment L.P.  (ma scommetto  che non è capace di preparare il pandolce come lo   faccio io) ed ha scritto Giocati  dal  caso qualche anno prima di un altro suo  famoso  saggio: Il Cigno Nero

Se mi  sono ritrovata a leggere questo libro è per puro  caso (guarda un po’) avendolo  pescato  dalla massa di libri che lui continuamente acquista mantenendo  sana l’editoria italiana.

Non sono assolutamente una patita di  finanza: anzi  i libri su quest’argomento mi annoiano se non mi  fanno  venire prima  l’orticaria e l’unica gestione finanziaria riguarda il mio  conto  yoyo stando ben  attenta che alla virgola dei decimali.

E’ stata la prefazione del libro  a incuriosirmi:

Questo libro parla di  fortuna. O meglio, del  ruolo che gioca il caso nella  nostra vita in generale, nei  nostri  affari in particolare. Ma parla anche di  quella fortuna che, non essendo percepita come tale, viene scambiata per abilità: una confusione  presente in molteplici  campi, dalla scienza alla politica, dall’arte alla finanza.

Quante volte abbiamo  visto un idiota baciato  dalla fortuna trovarsi  nel posto  giusto, dimostrazione vivente della sopravvivenza del meno  adatto?

Confesso che, alla frase di  quante volte abbiamo  visto un’idiota baciato  dalla fortuna, mi sono venuti  subito in mente un paio  di  esempi: da quel  tizio megalomane con un improbabile ciuffo  di  capelli  simil  – arancione che governa una potenza occidentale a quell’altro, altrettanto megalomane, che assomiglia ad un brutto  bambolotto con gli  occhiali che gioca a fare i dittatore in Asia.

A dir il vero di  esempi  di  idioti  baciati  dalla fortuna in Italia  a mio avviso ce ne sarebbero, ma non li nomino per evitare querele.

Non ho  ancora terminato  di leggere il libro, sono quasi  alla fine, e vi lascio con un ultimo  brano letto  a pagina 213 (oltre che all’anteprima) che la dice lunga sul carattere dell’autore:

“Tra le conversazioni più irritanti  che abbia mai  avuto ci  sono quelle con persone che mi fanno  la lezione su  come mi  dovrei  comportare.

Gran parte di noi  sa perfettamente come si  dovrebbe comportare.

Il problema è nell’esecuzione, non nell’assenza di  conoscenza.

Sono stufo  dei  moraleggiatori  che mi martellano  con banalità come il fatto  che dovrei  usare il filo  interdentale tutti  i  giorni, mangiare una mela al giorno e andare in palestra non solo  dopo  i  buoni propositi  di  fine d’anno“.

Comunque io  uso  il filo  interdentale tutti  i giorni perché lo trovo  utile per la pulizia dei  denti, mangio  anche più di una mela al giorno  e pratico  il nordic walking.

Alla prossima! Ciao, ciao…


Anteprima del libro  Giocati  dal  caso  di  Nassim Nicholas Taleb 

Gli effetti della lettura nel tempo

Noi 2 © caterinAndemme
Noi 2
© caterinAndemme

A volte sono  coppie sole e,  anche se il loro  tavolo è accanto a decine e decine di  altri  tavoli quanto  mai  affollati, basta osservarli un attimo per capire che è come se fossero  da soli su un atollo  del  Pacifico. Si intendono  con uno  sguardo, l’espressione del  volto, un gesto  della mano. Alcuni sono  così in totale e permanente sintonia che non dicono  parola.

tratto  da Un paese ben coltivato  di  Giorgio  Boatti 

L’effetto della lettura di un libro nel  corso  del  tempo

Prima di scrivere l’effetto che la lettura di un libro ha su  di noi nel  corso  del  tempo. ed è l’Università della Virginia ad aver fatto uno studio a riguardo, vorrei  poter citare alcuni degli  autori  rei  di  avermi  stregata con i loro scritti:

Paolo Rumiz, Raffaele Nigro, Claudio  Magris, Enrico  Brizzi ed altri autori anche stranieri accumunati  dall’essere narratori di  storie e di  viaggi

La loro  colpa, quindi, è quella di  aver trasformato la lettura dei loro libri in una sorta di  dipendenza psicologica, lo  scatenarsi di un irrefrenabile desiderio  di viaggiare, di  conoscere luoghi  e persone che li  abitano

in pratica anche sognare di poterlo  fare  

A questa lista aggiungo  anche Giorgio  Boatti da cui  ho  preso  in prestito  il brano  all’inizio dell’articolo tratto  da Un paese ben  coltivato e del  quale alla fine (sempre dell’articolo) ne troverete una piccola anteprima

Da dieci minuti  all’eternità (esagerando) 

Dunque eccoci (finalmente) agli  effetti  della lettura di un libro  secondo gli  studiosi  americani:

⇒ Dopo  dieci  minuti

Si  ha una stimolazione istantanea del  sistema sensoriale che comprende tatto, vista e olfatto nonché, a livello  cognitivo, si  ha un generale aumento  dell’attività celebrale.

Vero ma fino  ad un certo punto perché tutto  dipende dal libro  che si legge: I Buddenbrook di Thomas Mann  ha un appeal diverso nel leggerlo  di notte in confronto, ad esempio, di  It di  Stephen King: il primo mi assicura un quasi istantaneo ingresso  nel mondo dei  sogni, il secondo semplicemente mi tiene sveglia terrorizzandomi.

Dopo  trenta minuti 

Gli effetti aumentano fino  a provocare allucinazioni uditive o  visive: il lettore viene, per così dire,  traslato in un altro mondo  e in u altro  tempo.

Certo  che se la lettura è accompagnata da un uso smodato di  cannabis o peyote…..  

Dopo un’ora 

Siamo completamente immersi  nella lettura tanto  da provare sensazioni  opposte dalla risata al dolore.

Questo  perché, specie nella narrativa si  ha una connessione emotiva con i personaggi e la storia che essi  vivono: in questa fase si  ha un distacco  dal mondo  reale e può accadere di  ritrovarsi  a fissare il vuoto per un effetto  collaterale che i  ricercatori  definiscono  come azione conseguente alla funzione di  apprendere.

Se il  vostro partner (lui, lei o leilui) vi  trova a fissare il  vuoto, assicuratevi prima di  aver lasciato un biglietto  con su  scritto:

Non sono  defunta e non ho  una paresi quindi  non chiamare aiuto!

 

⇒ Dopo un paio d’ore 

Il lettore è assorbito  completamente dalla lettura tanto  che, se la storia è avvincente, si è incapaci  di  interromperla anche per i bisogni primari come mangiare o  dormire.

E la pipì? 

Dopo giorni, settimane, mesi..

Vi troveranno mummificate perché siete passate dalla lettura alla condizione di guardare le margherite dalla parte delle radici senza accorgervene a causa del no mangiare o  dormire (come sopra)  

Il libro e l’anteprima 

Un paese ben coltivatoUn lungo viaggio, al passo con le stagioni: dal fondo della Calabria al triangolo del riso tra Po, Ticino e Sesia, dal distretto della fragola di Policoro alle serre di Albenga. E poi i frutti di bosco che dalle Alpi scendono alle metropoli, la sfida di un profeta con l’aratro nel cuore dell’Appennino, l’avventura del radicchio di Chioggia, il mais ottofile  di Roccacontrada  e le ciliegie pugliesi, rossi gioielli nel bouquet di un’agricoltura che in vent’anni ha cambiato volto. Dulcis in fundo l’uva da tavola che dialoga con gli internauti e un’irresistibile pomodorina partita da Melfi per conquistare Londra. Con lo sguardo spiazzante di chi, digiuno di ogni sapere specialistico, è curioso di tutto, Giorgio Boatti racconta storie di persone che hanno scelto di ridare vita a cascine e masserie, di mettersi insieme per creare aziende radicate nella tradizione ma capaci di sfide innovative. Un affresco controcorrente in un paese dove, per abitudine, bisogna dire che tutto va male. Un percorso interiore in cui il disegno del paesaggio e della vita si confondono. Rivelano un’Italia con i piedi ben piantati per terra dove è all’opera un futuro che riguarda ognuno di noi.

 

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao….


Cosa sarà mai “Il Fine del Saggio”?

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©caterinAndemme

 

Occulto è un termine che deriva dal latino occultus  e si riferisce alla conoscenza di ciò che è «nascosto», o anche alla conoscenza del soprannaturale, in antitesi alla «conoscenza del visibile», ovvero alla scienza ufficiale.

Il fine del saggio 

Se oggi  fossi illuminata da una da una qualunque specie formale di  saggezza, dovrei  lasciar perdere la scrittura e dedicarmi ad altro: giardinaggio, cucina, uncinetto…. 

E invece a vincere su  queste cose effimere (che poi non lo sono  affatto) è quel  tarlo che mi spinge a sedermi  davanti a questa tastiera e cercare, nel migliore dei  modi, di  riempire lo  spazio dell’editor  con parole che abbiano senso.

Dunque: Il fine del  saggio 

Scommetto che voi, tutte appartenenti alla sorellanza (e un giorno svelerò, forse, cosa intendo per sorellanza) non avete bisogno  di  ricorrere all’aiuto  di  Harry Potter per sapere che Il fine del  saggio non è altro  che il libro più esoterico  che ci  sia e meglio  conosciuto  tra gli  addetti  al lavoro  come Picatrix.  

Il fatto è che convivendo  con una persona che alterna i  fumetti  della Marvell con libri sulla stregoneria o  sul vampirismo (ma è  fondamentalmente innocuo) mi sono  ritrovata per casa questo libro e, leggendone  la prefazione, non mi sono  spinta molto  oltre alla lettura di un testo moooolto noioso:

<<Sappi, fratello  carissimo che il più grande e nobile dono che Dio  fece agli uomini di  questo mondo è la conoscenza, poiché conoscendo  acquisiamo notizia dei  fatti più antichi e di quali siano le cause di  tutte le cose di  questo mondo; di  quali  cause siano le prossime alle cause di  altre cose e del modo in cui  una cosa si  accorda con un’ altra, sicché veniamo  a conoscenza di  tutto  ciò che esiste e di come esiste, di  quale sia la gerarchia in cui  una cosa deve essere posta e in che luogo sia colui  che è fondamento  e principio di  tutte le cose di  questo mondo e per mezzo  del quale tutto è separato e di  tutto, antico  o nuovo, noi  abbiamo conoscenza>>.

Intanto chiariamo  subito che il Picatrix non è un pseudobiblia come il famoso Necronomicon creato  dal genio di L.P. Lovecraft (ne ho parlato in questo post) ma un vero libro il cui  titolo  originale in arabo  era Gâyat-al- hakîm (appunto Il fine del saggio) scritto  nel XI secolo  dall’astronomo, medico e alchimista  Abū- Maslama Muhammad ibn Ibrahim ibn ‘Abd al-da’im al-Majrītī ( oppure se preferite il nome in lingua  originale أبو القاسم مسلمة بن أحمد المجريطي‎) .

La diffusione in Europa del Picatrix 

Una prima traduzione del  testo  dall’arabo allo  spagnolo fu  voluta da Alfonso X di  Castiglia  (Toledo, 23 novembre 1221 – Siviglia, 4 aprile 1284): con il tempo  la versione in lingua spagnola è andata perduta mentre rimase quella in latino.

Nel  Rinascimento gli  studi del Picatrix vennero  ripresi  da personaggi  come Marsilio Ficino, Pico  della Mirandola e Cornelio  Agrippa 

Il Picatrix non fu  mai  stampato ma ebbe egualmente una grande diffusione tra il XV e il XVI secolo.

Una traduzione dal  latino in volgare fu opera del  veneziano Gianbattista Anesio  cappellano  delle monache di  san Martino di  Murano che, nel 1630, aveva appunto ripreso il testo dal  filosofo ebreo Giovanni Picatrix (svelato così il perché del fatto  che Il fine del saggio  diventa Picatrix)

Suggerimenti per attrarre l’amore di una donna 

Come ho  già scritto in precedenza non mi  sono  avventurata più di  tanto  nella lettura del Picatrix, ciò non toglie che alcune perle di  saggezza (o  suggerimenti che dir si voglia) sono abbastanza curiosi  da non poterli non riportare.

Ad esempio, un uomo che vuole attrarre l’amore di una donna, non deve far altro che:

<< Prendi cervello  di  cavallo, grasso  di porco  e sangue di lupo. Mescola il tutto  e dà il  cibo a chi  vuoi tu una porzione media di  quello  che hai  ottenuto; i risultati  saranno  sempre i medesimi>>.

Immagino che i risultati  medesimi riportati  nella formula non potevano  che essere la morte prematura del soggetto  tanto  amato!

E’ ovvio  che dietro  a questo  formule a dir poco  astruse, si  nasconde un altro  significato celato alle persone normali, ma non a coloro che avevano i mezzi per tradurre il linguaggio  esoterico  del  testo.

Chissà, forse potrei  trovare la formula per convincere il datore di  lavoro  ad aumentarmi lo stipendio….

Alla prossima! Ciao, ciao………..


 

Edizione italiana del Picatrix  

Se volete cimentarvi  nella lettura del Picatrix vi  segnalo il testo  curato  da Paolo  Aldo  Rossi, docente di Storia del Pensiero  Scientifico dell’Università  di  Genova.

Versione latina della perduta traduzione “de arabico in hispanico” – redatta alla Corte di Alfonso X il Saggio nel 1256 – dell’originale opera del X secolo (Ghùyat al Hakiûm, ossia Il fine del saggio dello pseudo Maslama al-Magriti), Picatrix rappresenta senza dubbio il testo più diffuso della magia sia teorica che cerimoniale dell’intera cultura esoterica dell’Occidente.

L’opera, una esauriente summa antologica della magia antica e medievale, – compilata in terra di Spagna fra il 1047 e il 1051 – ebbe un posto preminente nelle biblioteche dei maggiori filosofi dell’età umanistico-rinascimentale, da Marsilio Ficino a Pico della Mirandola, da Leonardo a Filarete, da Rabelais a Campanella. Bollata come opera empia, Picatrix divenne ben presto il manuale satanico per eccellenza, tanto che il suo autore – inizialmente confuso con Ippocrate – venne definito “Rettore della Facoltà diabolica”.

Il grande pensatore arabo Ibn Kaldum lo aveva invece definito: “il trattato di magia più completo e meglio costruito”.

Numerosi sono manoscritti databili fra il XV e il XVII secolo. Per questa edizione, si è scelta quale copia di riferimento la trascrizione fatta a Brisighella nel 1536.

(dal  sito Macrolibrarsi dove si può acquistare il testo)