A Milano la street art è aumentata

 

Cromatismo di una foglia
Caterina Andemme ©

 

Uno dei miei  follower mi  ha lasciato  questo  messaggio  sulla bacheca di   Twitter :

A cui  ho  risposto : I don’t have a particular artist in mind, but I like street art, so Bansky

La mia prima impressione, in effetti, è stata quella di un vago  senso  di  sospetto: perché mi  chiedono quale sia il mio  artista contemporaneo preferito?

Comunque, considerando  il fatto  che la street art sia tra le mie forme d’arte contemporanea preferite, ho voluto rimanere al gioco  citando  Bansky, avrei anche   voluto  aggiungere  Blu  ma la risposta sarebbe  diventata troppo lunga  (pura e semplice pigrizia).

A questo punto dovrei  snocciolare i perché di  questa mia predilezione verso  la Street Art, ma sarebbe come disquisire sul perché mi piace il parmigiano ed odio  i  funghi: questioni  semplicemente di  gusto  da prendere così come sono.

Forse il motivo, conseguenza del  diploma di  maturità artistica, è di  amare l’arte tout court (con qualche eccezione) e preferire ad un qualsiasi  muro grigio  di  cemento le opere d’arte di  tanti  writers che, pur non essendo  famosi come Bansky e Blu, non sono, da un certo punto di  vista, da considerare da meno.

 

Credit: Archivio 24Cinque P&B ©

Ad esempio,  guardate  l’immagine qui  a fianco, si  tratta di una serie di  murales (purtroppo oggi molto sbiaditi) dedicati a Fabrizio  De André in una galleria della ciclopedonale che collega Arenzano al paese di  Cogoleto (siamo  nella riviera di ponente di  Genova: per chi  di  Genova non è): non è più bella la farfalla che uno squallido  muro  di  cemento?

Il discorso  cambia, ovviamente, per coloro  che imbrattano i muri, ma anche le carrozze dei  treni, con disegni  e scritte da considerare puro  vandalismo.

 A Milano si è fatto un censimento  delle opere di  street art provenienti  da diverse zone periferiche  della metropoli, per creare il primo  Museo di  arte urbana aumentata: MAUA

In pratica, alle opere murali  si  aggiunge la realtà aumentata offerta da un app dedicata, Bepart  gratuita sugli  store Android e iOS, per cui,  inquadrando il murale con il proprio  smartphone, si  avranno immediatamente in sovraimpressione delle sorprendenti animazioni  create da 50 artisti (lo  stesso risultato  si può avere attraverso un catalogo  cartaceo fornito  appositamente).

Non è tutto, perché sempre dal sito di MAUA è possibile prenotare un tour guidato per la visita alle opere censite per gruppi di un minimo  di 10 persone ad un massimo  di  40. 

Il prezzo  del  biglietto  è di  12 euro: il ricavato  dele vendite dei  biglietti è devoluto  alle organizzazioni locali  no profit per progetti di rigenerazione urbana e sviluppo di  servizi per la comunità.

Cosa ne dite? Ci  andiamo?

Alla prossima! Ciao, ciao………………..

 

 

 

Una notte al Muse(senza la “o”, solo Muse)

 

Una notte al museo non è solo  il titolo di un film campione d’incassi (nonché alquanto  stupido) ma quello  che in realtà centotrenta persone, ognuna di loro  con il proprio  sacco  a pelo, hanno  vissuto in quello  che considero  tutt’ora il più bel  museo  di  storia naturale italiano: il Muse di  Trento .

Ovviamente il dormire in un museo, tra scheletri di  dinosauri  e bacheche, non è poi questa grande cosa, altre istituzioni, tra cui  il Museo  di  storia naturale di  Genova, lo  fanno già da tempo.

Ma qui  l’eccezionalità è data dal  fatto che i  centotrenta fortunati (che comunque hanno pagato 80 euro per la partecipazione all’evento), si  sono  ritrovati ad essere i  soggetti  di un esperimento che si  ripeterà nel  tempo, creando  così i presupposti  per la nascita di una nuova tipologia di  accoglienza: il museo- hotel.

A loro  è stato  offerto una cena a base di insetti lessi, fritti o  comunque in tutte le salse per cui  si possono  mangiare: questo  nell’ottica dell’introduzione a quello  che sarà il cibo  del  futuro, appunto  gli insetti.

Dopodiché la serata è proseguita con gli interventi di  specialisti  nel  proprio  settore: il botanico  ha parlato di  sesso  tra le piante (dicono  che sia molto  spinto), il fisico  di  quark  e neutrini e così via, fino  al  clou della serata con l’osservazione delle stelle sulla terrazza del  museo.

Da quando  abbiamo  visitato il Muse (Museo  delle Scienze) sono  trascorsi  quasi  due anni: allora, più che gli  scheletri  delle balenottere e la ricostruzione di  ambienti  naturali, fu  la mia passione per il riutilizzo  degli  spazi urbani a mettere in programma un fine settimana a Trento.

 

 

Tanto più che questo  recupero, avvenuto nel  terreno precedentemente occupato  da una fabbrica di pneumatici,  cioè quello  della Michelin, era opera del genovesissimo  genio  di  Renzo Piano unito alla creatività immaginifica di  quello  che sarebbe stato il Muse  nell’intento del  direttore del  museo Michele Lanziger.

L’intervento  di  Renzo  Piano  non si  è limitato al solo fabbricato  del  Muse, ma anche alla realizzazione di un nuovo  quartiere, Le Albere (in riferimento al  palazzo omonimo  lì vicino  e che ospita una sezione del Mart – Museo  di  arte moderna di  Trento  e Rovereto) nato in un contesto urbanistico precedente per nulla qualificato.

 

Il palazzo de Le Albere sede di una sezione del Mart

 

Grilli per cena a parte,  vi  consiglio  vivamente di fare un piccolo pensiero a quello che, ripeto, essere un’eccellenza museale italiana.

Vi  consiglio, inoltre, di  acquistare i  biglietti in prevendita online direttamente dal  sito per evitare una lunga attesa per l’ingresso che è contingentato (noi abbiamo  aspettato  quasi un’ora).

 

 

Prego, l’uscita è da questa parte…..

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………

 

 

Villa Necchi Campiglio: la Milano d’antan

Giardino con piscina di Villa Necchi Campiglio a Milano

 

Una residenza circondata da un silenzioso giardino nel centro di Milano, custode di strepitosi capolavori d’arte, dove si respira ancora intatta l’atmosfera del bel mondo della Milano tra le due guerre (dal  sito  del  FAI)

La Villa è un gioiello  incastonato in una delle vie più signorili  del  centro  di  Milano (via Mozart): circondata da un giardino e da un campo  da tennis, nonché una piscina che fu tra le prime di  quelle private apparse in città ad essere riscaldata (vedi  foto  ad inizio  articolo).

 

Dunque, Villa Necchi Campiglio:

 

La villa è stata realizzata da Piero  Portaluppi tra il 1932 ed il 1935 per il nucleo  familiare composto  da Angelo Campiglio, sua moglie Gigina Necchi e sua cognata Nedda.

A Portaluppi subentrerà Tomaso  Buzzi che, nel  secondo  dopoguerra, conferirà alle sale un aspetto più classico  e tradizionale.

La Villa ospita inoltre la Collezione Alighiero ed Emilietta de’Micheli e quella di  Claudia Gian Ferrari, con opere del  Tiepolo, Canaletto, Sironi, de Chirico  ed altri.

 

 

In questa pagina le informazioni per la visita di Villa Necchi

Infine voglio  ricordare che  Villa Necchi Campiglio è stata donata al  FAI (Fondo Ambiente Italiano) nel 2001 e, dopo più di  sette anni di lavori  di  restauro, è stata aperta al pubblico grazie alla fondazione.

Nel  box in fondo  articolo vengono illustrati gli  ambienti  della Villa

Alla prossima! Ciao, ciao…………


 

Fin qui  ho  parlato del  bel mondo, termine  che considero in un certo  senso  anacronistico, legato agli  agi  di una famiglia della Milano degli  anni ’30.

Ma c’è un altro mondo a cui  mi sento più affine e per questo più solidale alla mia persona: è quello delle persone che oggi  difendono il loro diritto di  lavoratori, in particolar modo ai 600 operai  dell’Ilva di Genova considerati esuberi  dal nuovo  management.

Sono certa che nessuno  dei lavoratori  coinvolti leggerà il mio blog,  ma non per questo rinuncio ad augurare loro  una soluzione positiva a questo  grave problema.