L’amore diaboliKo di Eva

amore

Il cielo non ha collere paragonabili all’amore trasformato in odio,

né l’inferno ha furie paragonabili a una donna disprezzata

 (Tratto  da La sposa in Lutto  di  William Congreve -1697)

L’amore diabolico di un’eroina dei  fumetti

I fratelli  Manetti hanno messo  molto impegno nel  trasporre  Diabolik dalle pagine di un fumetto alla visione di un film: la critica, o buona parte di  essa, altrettanto  si è impegnata a stroncare l’esperimento dei  due fratelli (comunque sono in cantiere  altri due episodi della saga di Diabolik).

In questo  articolo non scriverò tanto  del re del  terrore quanto piuttosto di  lei, considerata comprimaria nelle avventure di  Diabolik, ma che poi a vedere tanto comprimaria non lo è affatto: Eva.

Piccola storia di Eva Kant (e della sua rivale)

amore

Eva Kant appare per la prima volta in L’arresto di Diabolik ma le sue origini vengono svelate in due successivi racconti e cioè Ricordi del passato e Eva Kant quando Diabolik non c’era.

Eva è quindi la figlia illegittima di una povera ma bellissima donna di nome Caterina (lo stesso  di una famosa blogger….) e di Lord Rodolfo Kant.

Quest’ultimo, per paura di uno scandalo, ma soprattutto di suo cugino Anthony Kant, nasconde la relazione con Caterina e la nascita della bambina. Un giorno, però, Rodolfo in pegno del suo amore nei riguardi di Caterina, le porta in dono il Diamante Rosa ma, come in tutti i feulitton di rispetto, il cugino Anthony si mette di mezzo e uccide i genitori di Eva  facendola poi rinchiudere in un orfanotrofio.

In seguito Eva fugge via dalla sua prigione rifugiandosi in Sud Africa: qui, sotto la copertura di cantante di nightclub, inizia la carriera di spia industriale finchè un giorno incontrando il cugino di suo padre (che immagino non la riconosca) lo fa innamorare per poi sposarsi e acquisire legalmente il cognome Kant.

In Eva Kant quando Diabolik non c’era l’episodio in cui lei farà sbranare il marito da una pantera…..

 A questo punto  mi sembra  giusto aprire una piccola parentesi per presentare il personaggio femminile che prima di  Eva ha fatto  coppia con Diabolik (amore non disinteressato da quello  che potete leggere nel  box seguente): Elisabeth Gay

it.wikipedia.org-Elisabeth Gay

Dal fumetto  alla pellicola (le attrici  di  Eva)

Le sorelle Giussani (delle quali parlerò in seguito) per il personaggio  di  Eva Kant si erano  ispirate ai volti  di  due bellissime attrici  e cioè Kim Novak  e Grace Kelly, mentre al cinema Mario  Bava prima e i fratelli Manetti  dopo hanno  chiesto rispettivamente  a  Marisa Mell  e Miriam Leone di interpretare il ruolo  di  Eva Kant.

Due film, due Diabolik, due Eva

Il 3 maggio 1965 sull’albo a fumetti Diabolik – l’artiglio del diavolo, appariva quest’inserzione per la ricerca di un volto maschile per il ruolo di Diabolik in un film diretto dal regista inglese Seth Holt.  

Ovviamente i produttori si resero conto ben presto che affidare il ruolo a uno sconosciuto sarebbe stato controproducente e  per questo si rivolsero all’attore Jean Sorel e Elsa Martinelli per interpretare la coppia Diabolik – Eva.

Le riprese del film iniziarono il 20 settembre 1965 e terminarono improvvisamente il 13 novembre dello stesso anno per incomprensioni tra attori, regista e produttori (sul sito Visioni Proibite troverete un ampio racconto sulla vicenda).

Bisogna aspettare solo tre anni affinché nel gennaio del 1968 nelle sale cinematografiche arriva il Diabolik di Mario Bava (con  Dino de Laurentiis come produttore) adattamento dell’albo Il re del terrore: il cast che comprendeva John Philip Law nel ruolo di Diabolik, Marisa Mell in quello di Eva e Michel Piccoli nelle vesti dell’ispettore Ginko.

In Italia Diabolik venne snobbato  dal  critico  Tullio Kezich che lo  definì semplicemente stupido, mentre all’estero,specialmente in Francia, il film fu molto  apprezzato tanto  che il critico  cinematografico statunitense Roger Ebert lo  definì più bello  e divertente di  Barbarella

Ho già scritto in precedenza del Diabolik  dei fratelli Manetti ( meglio  conosciuti  come Manetti Bros.) e quindi non aggiungo  altro  non avendo  visto  il film, ma dal  trailer penso proprio  che risparmierò qualche euro non andando  al cinema (e pazienza se mi perderò l’interpretazione del  bravissimo Valerio  Mastandrea nei  panni  dell’ispettore Ginko)

La nascita di  Diabolik

Sono tante le cose accadute nel 1962 tra le quali  la scomunica di papa Giovanni XXII nei  confronti di  Fidel Castro (3 gennaio) e la morte, per certi  versi  ancora misteriosa, di Marilyn Monroe (5 agosto) ma, per quanto  riguarda il mondo  dei  fumetti, sempre in agosto su  Amazing Fantasy  nasce l’Uomo Ragno.

In Italia, il primo novembre del 1962, nelle edicole si  aggira per la prima volta uno strano  personaggio in calzamaglia: è nato il Diabolik  delle sorelle Giussani.

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Angela e Luciana Giussani

Fu  Angela, la maggiore delle sorelle, ad avere l’idea di un personaggio quale Diabolik in aperta  rottura con la morale degli anni Sessanta: nel suo progetto il fumetto  doveva avere  sangue (molto), sesso  e violenza.

Chi più di  lei poteva comprendere il magico mondo   dei  fumetti  essendo lei  stessa  proprietaria della casa editrice Astorina (fondata nel 1961): Diabolik, per meglio  dire il fumetto  di  Diabolik, poteva coinvolgere diverse tipologie di  lettori, dai più giovani  fino ai pendolari  annoiati nelle loro trasferte in treno.

Diabolik  arriverà alla sua tredicesima puntata quando  Angela decide di  proporre alla sorella Luciana di occuparsi insieme di Astorina e di  scrivere a quattro  mani le future avventure del  Re del  terrore.

Il 10 febbraio 1987 Angela muore a causa di un tumore all’età di 65 anni; Luciana prosegue nel  dirigere la casa editrice lasciando l’impegno nel 1992, continuando, però, a scrivere le avventure di  Diabolik: l’ultima sarà Vampiri  a Clerville (2000).

Luciana muore nel  marzo  del 2001 a 73 anni.

Il mistero Angelo Zarcone

Tra i disegnatori chiamati a dare forma a Diabolik, uno ha lasciato dietro di se un’aura di mistero: Angelo Zarcone.

Di Angelo Zarcone si sa di certo che era italiano e che negli anni sessanta aveva all’incirca trent’anni.

Veniva soprannominato il tedesco poiché si recava presso la redazione della casa editrice Astorina in compagnia di un bambino biondo avuto dalla relazione con una donna tedesca ma, soprattutto, perché in estate si presentava vestito con un paio di bermuda e zoccoli con le calze (proprio come i più classici turisti teutonici).

Angelo Zarcone lavorò alle tavole del primo numero di Diabolik scritto da Angela Giussani: consegnate le tavole all’Astorina, sparì senza lasciare nessun recapito.

Nel 1982, in occasione del ventennale di Diabolik, le sorelle Giussani ingaggiarono il famoso investigatore privato Tom Ponzi per rintracciarlo, ma neanche lui ebbe successo.

Nel 2019 venne realizzato il documentario diretto da Giancarlo Soldi, dal titolo Diabolik sono io al cui interno si fanno ipotesi  (solo ipotesi) sulla vita di Angelo Zarcone dopo la sua misteriosa scomparsa

Note conclusive

Per gli  appassionati del mondo  del  fumetto, in particolar modo  di  Diabolik, il Museo  del Cinema di  Torino  ha realizzato la mostra Diabolik alla Mole aperta fino  al 14 febbraio 2022.

Nel  box seguente tutte le informazioni  al riguardo.

Diabolik alla Mole (INFO)

Ingresso con biglietto Museo o Museo + Ascensore.

Ingresso solo alla mostra Diabolik alla Mole (spazio espositivo al piano accoglienza): biglietto unico 5 €.

In occasione dell’omaggio a Diabolik, il Museo Nazionale del Cinema e il Mauto hanno attivato la reciproca riduzione sul biglietto di ingresso: presentandosi in cassa di uno dei due musei con il biglietto dell’altro si avrà diritto alla tariffa ridotta.


Visualizza mappa ingrandita

Diabolik incontra Eva. Per i due è amore a prima vista, ma Diabolik viene arrestato dall’ispettore Ginko, processato e condannato a salire sulla ghigliottina.

Ormai mancano poche ore all’esecuzione, ma Eva non si persa d’animo: lo strappa letteralmente alla morte e per lei e Diabolik è l’inizio di un meraviglioso amore, che dura tuttora.

Le parodie realizzate su  Diabolik sono tante (adorabile Paperinik) ma  Arriva Dorellik interpretato  da Johnny Dorelli e Margaret Lee  per la regia di  Steno  è tra quelli più riusciti (l’anno è il 1967).

Lo stesso  Johnny Dorelli è l’autore della colonna sonora del  film e cioè Arriva la bomba

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Hilma af Klint, la pittrice medium

Hilma af Klint

Ci sono invisibili  presenze intorno  a noi,  sempre.

Che siano le anime dei  morti o no, non lo so, ma quando  sei un medium, sei in sintonia con una certa atmosfera..

Maureen (Kristen Stewart) – Personal Shopper  (2016)

 Seguendo un  fil rouge arrivo a  Hilma af Klint 

Maureen, la protagonista principale nel film Personal  Shopper– magistralmente interpretato  da Kristen Stewart (vedi il box seguente) – mi ha teso inconsapevolmente un capo del  fil rouge e cioè quando lei  stessa viene a conoscenza della vita di Hilma af Klint, pittrice e medium, in contatto con lo spirito  Amaliel che le commissionò centonovantatre tele di  grandi  dimensioni  per decorare le pareti  di un non ben  definito  tempio.

Ovviamente, pur credendo agli  spiriti  mecenati, non sapremo  mai  se Amaliel abbia mai  pagato il lavoro  della pittrice.

Personal Shopper - scheda e trailer -
Personal Shopper di Olivier Assayas, Prix de la mise en scène al Festival di Cannes 2016

personal shopper

 

Prima di Kandinskij  

Vasilij Kandinskij – Senza titolo, primo acquarello astratto (1910) –

Vasilij Kandinskij nel 1935, in una lettera scritta al suo  gallerista di  New York, assicurava il destinatario  che lui era stato il primo  pittore in assoluto a dipingere immagini  astratte.

Questa primogenitura  del pittore russo, in seguito  naturalizzato francese, è un dogma della  pittura del XX secolo, tanto  che la stessa Treccani ( per certi  versi più affidabile dell’universale enciclopedia  Wikipedia)  alla  voce astrattismo scrive:

Nel 1910 l’artista russo Vasilij V. Kandinskij realizza un acquerello composto di segni e macchie che non assomigliano a niente di riconoscibile. Fino ad allora, le opere d’arte, almeno in Occidente, avevano sempre riprodotto figure umane, paesaggi, scene storiche

Hilma af Klint
Hilma af Klint – Pala d’altare per il Tempio (1907) –

Semplicemente guardando l’immagine, un quadro  appartenente alla prima tranche dei lavori  per il tempio del periodo 1906 – 1908 i successivi  nell’arco  di  tempo  dal 1912 al 1915, si  comprende come Hilma af Klint si può definire la prima astrattista, o per lo meno, la prima donna astrattista.

Tra l’altro lei  dipingeva su tele di  grandi  dimensioni (2,40 x 3,20 metri) che, a causa della sua bassa statura (intorno al  metro  e cinquanta) la costringevano a fissare la tela a terra, anche in questo  caso  ha anticipato  la tecnica di  lavoro  di un altro  grande pittore quale Jackson  Pollock.

Hilma la medium

Hilma af Klint
Hilma af Klint Solna (Svezia), 26 ottobre 1962 – Danderyd (Svezia), 21 ottobre 1944

Sono perfettamente consapevole del fatto che persone più addentro della sottoscritta   alle questioni pittoriche (nonostante il mio  diploma artistico) mi metterebbero  volentieri alla gogna per quanto ho  scritto, per cui, riallacciandomi al  fil rouge dell’inizio, vediamo  come Hilma divenne una medium.

Forse per noia o  forse per curiosità (magari  per devozione) fatto  sta che Hilma a diciassette anni partecipa alla sua pima seduta spiritica avvicinandosi  così alla Società teosofica di  Madame Blavatsky .

Nel 1896,  quando  Hilma ha ventotto  anni essendo  nata nel 1862, fonda con quattro  sue amiche il gruppo De Fem (I Cinque) che ha lo scopo  di  entrare in contatto con i Grandi  Maestri provenienti da un’altra dimensione: da queste riunioni  (o  sedute spiritiche) le cinque donne raccolgono appunti  su  appunti che serviranno per la pubblicazione di un libro di  messaggi mistici: Höga Mästare (I Grandi  Maestri).

Per Hilma af Klint questo è il periodo  di passaggio dalla pittura naturalistica a quella astratta o, per meglio  dire, al  disegno  automatico che elimina ogni  spontaneità dell’artista guidato dal  subconscio ( o dalla mediazione di  entità spirituali  come nel  suo  caso).

Eppure anche  i  Grandi  Maestri possono  essere maleducati: così, quando  Hilma termina i quadri per il Tempio (che ovviamente non verrà  mai  costruito) Amaliel se ne va lasciandola un po’  costernata da questi  silenzi del  suo  spirito guida, ma ciò non le impedirà di  continuare a praticare la pittura astratta fino  a realizzare negli ultimi  mesi  del 1907 una serie di opere racchiuse nel  ciclo I dieci  più grandi dove ovali, cerchi  e linee sono la cifra di un rigorismo  geometrico (e poi non ditemi che io sia a corto  di paroloni).

Nel 1908 l’incontro  con Rudolf Steiner (fondatore della Società antroposofica) la convince di  aver finalmente trovato  la persona giusta per condividere le sue esperienze mistiche.

Per questo motivo, tra il 1921 e il 1930, si  reca a Dornach in Svizzera, sede della Società antroposofica, per studiare e affinare le sue conoscenze filosofiche,  ma, quando trova l’ispirazione per condividere le sue conoscenze sul mondo  spirituale con gli  altri  adepti, viene gentilmente messa alla porta considerata un po’  fuori  di  testa.

La conclusione che ne trae è  che la società di allora (e quella nel  tempo a venire) non è ancora pronta per le sue rivelazioni, quindi si  ritira nell’isola di  Munsö (dove era cresciuta) meditando e scrivendo  sulle sue esperienze.

Morirà nel 1944 a ottantadue anni,  verrà sepolta nel cimitero di  Galärvarvskyrkogården accanto  alla tomba paterna.

L’eredità al  nipote

Chissà cosa avrà pensato il nipote di  Hilma af Klint, viceammiraglio della Marina reale svedese ( il padre di  Hilma era capitano  della  Marina svedese), qunado  nella lettura del  testamento  della zia viene a sapere di  avere ereditato milleduecento  dipinti, centoventicinque taccuini e migliaia di  pagine di note biografiche, inoltre, sempre nel  testamento, la richiesta la disposizione che nessuno avrebbe potuto vedere le sue opere astratte se non dopo  vent’anni  dalla sua morte. 

Nel 1970, quindi  ventisei  anni  dopo  la morte di  Hilma af Klint, le opere furono donate al Moderna Museum di  Stoccolma che declinò l’offerta.

Solo  sedici  anni  dopo, nel 1986, finalmente e a cura della Fondazione a lei  dedicata, i quadri  di Hilma af Klint vengono  esposti  al pubblico  nella mostra The Spiritual  Art. Abstract Painting 1890 – 1985 presso il Los Angeles County Museum of Art e in seguito in altre esposizioni.

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Hugo Pratt da Genova a Bayonne (con Corto Maltese)

Hugo Pratt

Con il fumetto posso  fare tutto, perché non è un’arte minore.

Se l’arte è comunicazione, cosa c’è di più comunicativo  del fumetto?

Hugo Pratt

Hugo Pratt a Genova, cinquantaquattro  anni  fa…..

Hugo Pratt
Hugo Pratt nel 1989 (Foto: Erling Mandelmann)

Era per l’appunto un giorno  di luglio  di  cinquantaquattro anni  fa (forse caldo  come adesso, forse meno…) quando  due uomini  si incontrano proprio  a Genova.

Ovviamente non possiamo sapere se l’incontro  sia avvenuto in un bar o in una trattoria, forse in un ufficio oppure in un appartamento: ma non è questo che dovrà interessarci, quanto piuttosto  sapere che uno dei  due è un imprenditore con il pallino  per i fumetti mentre l’altro viveva e lavorava per i  fumetti: il primo si  chiamava Florenzo Ivaldi mentre il secondo era Ugo  Eugenio Prat universalmente conosciuto  con il nome d’arte di  Hugo  Pratt.

Hugo Pratt (biografia tratta da Wikipedia)
Togliendovi la noia di saltare da una pagina all’altra (e costringendovi a rimanere su questa del mio blog), di seguito troverete la biografia di Hugo Pratt offerta gentilmente da Wikipedia

Hugo_Pratt

Seguendo però il filo  cronologico  della storia è bene dire che Ivaldi  aveva già incontrato  Hugo Pratt due anni prima, nel 1965, a Venezia e non fu un incontro  casuale.

L’imprenditore ligure (deceduto  a Genova l’8 febbraio 2012) era un assiduo lettore di  fumetti (di  quelli  con la Effe maiuscola) a tal punto  di  decidere di  diventare lui stesso un editore ingaggiando per il suo progetto proprio quel disegnatore -fumettista che tanto lo appassionava, appunto  Hugo  Pratt allora impegnato professionalmente con il Corriere dei  Piccoli.

Viene concordato tra i due  che la mole di fumetti, frutto  del  lavoro  di  Hugo  Pratt nel  suo periodo in Argentina converga, insieme ai lavori di  altri  fumettisti  sudamericani allora pressoché sconosciuti  al pubblico italiano, in un nuovo prodotto  editoriale e cioè il mensile Sgt. Kirk

Sgt Kirk, la breve storia di un mensile nato per i fumetti (con la effe maiuscola)
Hugo Pratt
Il primo numero del mensile in edicola nel luglio 1967, con la copertina disegnata da Hugo Pratt

Il nome Sgt. Kirk (o Sergeant Kirk) è quello di un protagonista di una serie di fumetti western nato in Argentina negli anni ’50.

Lo sceneggiatore era Hèctor Germán Oesterheld– famoso per aver creato una delle opere mondiali del fumetto fantascientifico: L’Eternauta – e disegnato da Hugo Pratt.

Il 1° luglio 1967 è in edicola il primo numero di Sgt. Kirk, tra le sue pagine l’esordio di Corto Maltese in Una ballata del mare salato, oltre che la trasposizione a fumetti del Moby Dick a cura di Dino Battaglia.

Il mensile, considerando che in quel periodo il fumetto era visto come prodotto di una certa sottocultura e quindi con scarso appeal tra il pubblico in generale, avrà trenta uscite (i primi 18 numeri venduti in edicola, i successivi solo per abbonamento) fino a dicembre 1969.

Quattro anni dopo, nel marzo 1973, il numero 31 viene distribuito ancora per abbonamento e la rivista da mensile diventa trimestrale (dal numero 35 bimestrale).

Con il numero 55 (maggio – giugno 1977) Sgt. Kirk chiude i battenti.

Nel 1978, questa volta per il Gruppo Editoriale Lo Vecchio, escono ancora sei numeri vendute nelle librerie che hanno un settore dedicato ai fumetti.

Con il numero 69, nel 1979, ancora una volta Sgt. Kirk termina le pubblicazioni. Solo nel luglio 1997, per il trentennale dall’uscita del primo numero, viene stampato il numero 62 in sole mille copie: inutile dire che esse diventeranno una rarità apprezzata dai cultori del mondo dei fumetti

La ballata del mare salato

Idealmente dal  naufragio  editoriale del  Sgt. Kirk si  salva Corto  Maltese : Una ballata del  mare salato, viene considerata la capostipite della graphic novel ; nelle prime vignette si  ritrova disperso  nell’oceano a bordo  di una zattera.

Nel 1972 la Mondadori pubblica in un unico  volume La ballata del  mare salato, cambiando l’articolo  indeterminativo Una all’inizio  del  titolo  con quello  determinativo La.

Bisogna aspettare ben undici  anni, e cioè nel 1983, quando  la Rizzoli nel  mensile Corto Maltese ripropone Una ballata del mare salata, ristabilendo il titolo originale (a questo punto  bisognerebbe chiedere agli  editor il perché di  questo alternarsi di articoli tra determinativi e indeterminativi.

Hugo  Pratt in un’intervista aveva detto  che l’ispirazione per creare il personaggio  di  Corto  Maltese gli  venne leggendo Laguna Blu dello scrittore irlandese Henry De Vere Stacpoole.

In ogni  caso, sempre nel prologo di Una ballata del  mare salato, il disegnatore aveva già in mente il triste epilogo della vita di  Corto  Maltese, infatti nell’immaginaria lettera scritta da uno  dei personaggi  si legge:

⌈...lo zio  taro è morto.

Ha lasciato un enorme vuoto  tra noi, ma è soprattutto per lo  zio  Corto che ora mi preoccupo.

Quei  due si  comprendevano perfettamente ed erano inseparabili.

Ora, quando  vedo  zio  Corto seduto  solo in giardino con gli occhi spenti di  fronte a quel  grande mare, mi stringe il cuore.

I bambini cercano  di  fargli  compagnia, ma lui quasi non se ne accorge.

Corto tra fumetti, cartoon e film

Corto Maltese è una coproduzione italo – francese del 2002 in 26 episodi (quattro raggruppati nella realizzazione del film Corte Sconta detta Arcana).

Nel 2018 viene annunciata la realizzazione di un film diretto dal regista francese Christophe Gans, ma l’anno successivo per questioni legali l’idea viene accantonata.

IL FUMETTO (in anteprima)

Ma Corto  Maltese come è finito  su  quella zattera?

Hugo Pratt

Ruben Pellejero  e Juan Diaz Canales hanno dato  la loro  risposta alla domanda pubblicando Corto  Maltese. Il giorno  di Tarowean (dove Tarowean è il primo  di  novembre o il giorno  di tutti i santi): nella loro  storia Corto  Maltese si  ritrova in balia delle onde condannato a morte dal  suo  stesso  equipaggio….(…..il seguito  lo potete sapere acquistando il fumetto: non posso sempre dirvi  tutto).

Hugo  Pratt in mostra a Genova  e a Bayonne

  La notizia di una mostra dedicata a Hugo  Pratt nell’ottobre prossimo al  Palazzo  Ducale di  Genova è riportata nel  sito  della Fondazione Palazzo Ducale.

 La mostra Hugo Pratt, dessin au long course  è visitabile presso il DIDAM di Bayonne (mostra gratuita, chiude il 19 settembre)

Aggiornamento del 20 agosto 2021 

Capita (mi capita) di  scrivere  di un argomento  e, dopo  averne pubblicato l’articolo inerente, di  recepire altre informazioni per arricchirne il testo.

Quindi, all’incirca mezz’ora fa, ho  scoperto  che a Bordeaux, presso il Musèe d’Aquitaine è aperta ai  visitatori  la mostra Hugo Pratt, lignes d’horizons (fino  al 6 febbraio 2022)

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Manifesti, l’arte grafica nella collezione Salce

Eva: l’altra prima donna (del  fumetto)

Mafalda non sei  rimasta sola (ti vogliamo  bene)

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Manifesti, l’arte grafica nella Collezione Salce

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Lego  allo Stato  Italiano, rappresentato dal  Ministero  della Pubblica istruzione, la mia collezione di  manifesti pubblicitari raccolti  durante un settantennio, esistenti  tutti  e soltanto nei  solai della mia casa In Borgo  Mazzini 48, in Treviso…..

Dal  lascito  testamentario  di Ferdinando  Salce – 12 settembre 1962

Manifesti, che passione

Bisogna avere tanto spazio  per raccogliere 25.000 manifesti  pubblicitari e Fernando (Nando) Salce di  spazio  ne doveva avere tanto  nella sua casa di  Treviso ove, manifesto  su  manifesto, anno  dopo  anno, aveva arricchito la sua collezione. fino  al giorno della sua morte avvenuta nel  settembre del 1962.

Nato  a Treviso il 22 marzo 1877 in una famiglia benestante (suo  padre commerciava in tessuti, lui stesso  ragioniere, iniziò  la sua passione per i manifesti all’età di diciotto  anni, quando a Venezia, in un giorno  d’inverno (e Venezia può essere molto  triste d’inverno), il suo umore cambiò alla vista del  manifesto  di  Giovanni Maria  Mataloni  per il Brevetto  Auer Incandescenza a Gas

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Giovanni Mataloni – Brevetto Auer Incandescenza a gas (1895)

Esistono due tipi di  collezionisti: quelli  che custodiscono  gelosamente gli oggetti della propria raccolta e non la mostrano  a nessuno se non a pochi intimi e quelli  che, al  contrario, provano  il piacere nel  condividere la propria passione e Fernando  Salce senza ombra di  dubbio  apparteneva a questa seconda categoria di  collezionisti.

Infatti lui accoglieva nella sua casa chiunque fosse interessato  all’arte grafica dei manifesti (in maniera gratuita e, si  dice, offrendo a gli ospiti bevande contro  la calura estiva).

La nuova casa per la Collezione Salce

Venticinquemila manifesti, raccolti in più di  cinquant’anni, dopo il lascito  di  Fernando  Salce ( e un’opportuna catalogazione) hanno trovato una sede definitiva nell’ex chiesa dedicata a santa Margherita in Treviso.

 

AVVISO
La nuova sede del museo presso l’ ex- chiesa di santa Margherita verrà aperta al pubblico alla fine del mese di marzo di quest’anno. In occasione dell’apertura sarà possibile visitare la mostra dedicata all’illustratore Renato Casaro. Per informazioni: [email protected]

Nel frattempo sul  sito della Collezione Salce è possibile la visione dei manifesti della raccolta (in basso  tre esempi)

Il libro in anteprima 

Una volta la pubblicità era arte. Prima che la radio e la televisione diventassero i mezzi principali per gli inserzionisti nella metà del XX secolo i manifesti dominavano il panorama pubblicitario in tutto il mondo. Bellissimi poster dipinti a mano sono stati creati da alcuni degli artisti più importanti del mondo: uomini come Alphonse Mucha e Jules Chéret hanno prodotto in serie migliaia di poster colorati, invitando i consumatori ad acquistare un’ampia varietà di beni e servizi, partecipare a eventi speciali o viaggiare in luoghi esotici.

La litografia, il processo di stampa che ha reso possibile la produzione in serie di poster, è stata inventata nel 1798, ma è stato solo nel 1880 che il processo è stato finalmente in grado di produrre poster in modo affidabile in modo rapido ed economico. Questa svolta è stata dovuta a un processo innovativo creato da Jules Chèret  che ha permesso agli artisti di ottenere tutti i colori dell’arcobaleno. Gli artisti furono improvvisamente in grado di utilizzare la loro superba abilità artistica e la loro straordinaria maestria per creare, in maniera economica,  splendide opere d’arte su manifesti di carta facendo  nascere, quindi, una nuova forma d’arte, quella grafica delle affiche.

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Mafalda non sei rimasta sola (ti vogliamo bene)

Mafalda

Non è che noi donne vi  diciamo  sempre le stesse cose, è che siamo  ottimiste:

speriamo  che prima o poi  possiate capirle

Mafalda

Mafalda ha 57 anni, ma rimane sempre la stessa bambina (pestifera e saggia)

Mafalda ogni  giorno, quando  faccio  colazione, mi guarda dal  calendario  appeso  alla parete: mi guarda, mi fa sorridere con i suoi  aforismi (qualcuno, lo ammetto, non lo comprendo  subito….mi sono appena svegliata) e mi  fa anche comprendere che la vita va presa per il verso giusto  e che non bisogna mai  arrendersi  alle avversità e lottare contro  le ingiustizie.

E dire che quando  lei  è nata, appunto  nel 1963, il suo papà, l’indimenticabile Quino, le aveva prospettato una vita relegata a fare da testimonial di una marca di  elettrodomestici: per fortuna non se ne fece nulla e al  fumettista a cui erano  rimaste alcune strisce venne l’idea che quella bambina poteva dire molto di più che un semplice slogan pubblicitario.

Nel 1964  Mafalda ha un posto d’onore nel  supplemento  umoristico della rivista Leoplàn, quindi passa ad essere pubblicata sulle pagine di Primera Plana e, nel 1965, a quelle del El Mundo.

Nel 1966 l’editore argentino Jorge Àlvarez  pubblica il primo libro con la raccolta in ordine cronologico  delle strisce di  Mafalda: in due giorni la tiratura del libro  andò esaurita.

Mafalda arriva per la prima volta in Italia nel 1968 (anno delle contestazioni di  massa) in un’antologia pubblicata da Feltrinelli.

Mafalda Volume 8: l’anteprima

Mafalda ha i capelli corvini e la bocca a ciabatta, ama i Beatles, parla come un’adulta e vuole fare la rivoluzione. E si chiede perché con tanti mondi più evoluti, io sono dovuta nascere proprio in questo?

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Street Art oppure street art, ma è sempre arte

Street Art

Street Art ovvero  quel  complesso di pratiche ed esperienze di  espressione e comunicazione artistico – visuali che intervengono  nella dimensione stradale e pubblica dello  spazio  urbano, originariamente provviste di una fisionomia alternativa, spontanea, effimera e giuridicamente illegale salvo poi  essere, in una fase posteriore, parzialmente sanzionate e fatte proprie dalla cultura popolare di  massa, dal  mercato e dalle istituzioni, prospettiva che contribuisce a rendere molto problematica a oggi una puntuale individuazione del  campo, che rimane estremamente liquido e aperto a molteplici  visioni

Definizione tratta dall’Enciclopedia Treccani  ⌋ 

Street Art o Cave Art

Street Art
Figure di animali dipinti sulle pareti della grotta di Lascaux (Francia)

Molto prima che l’essere umano utilizzasse  il linguaggio per comunicare in maniera intellegibile tra gli  appartenenti  a uno  stesso  gruppo (cosa che oggi  si  rischia   di perdere per un uso  smodato di emoticon e abbreviazioni di parole  a uso chat), era l’immagine a trasmettere il concetto.

Sulle pareti  delle grotte incominciarono  ad apparire mani, figure antropomorfe e animali  stilizzati a scopo propiziatorio o per culto  magico (forse anche solo  per divertimento, chi può dirlo?).

Altamira in Spagna e Lascaux in Francia sono  tra i  siti più conosciuti  al mondo dove l’arte preistorica (o la preistoria dell’arte) è testimoniata da dipinti  murali  risalenti  al 25.000 – 20.000 a.C.

Fare anche un semplice  excursus dall’arte preistorica alla Street Art moderna è al di la di ogni  mia competenza (e voglia), per cui  prendete queste righe solo  come introduzione ad una mostra in corso a Genova e a un tributo a quegli  artisti  sconosciuti che con la loro  arte, oltre che lanciare un messaggio, rendono più piacevole alla vista quello  che sarebbe solo un muro  di  cemento  grigio.

Naturalmente da questa categoria di persone sono da escludere quelle che spacciandosi  per graffitari  sono semplici  imbrattatori di muri.

Street Art in mostra a Genova: Shepard Fairey

Street Art
Shepard Fairey con alle spalle Hope: il poster che ritrae Barack Obama

Nel 2008 il volto  di uno  sconosciuto  senatore americano  viene rappresentato in un poster dal  titolo Hope: una speranza democratica per il popolo  americano dopo  la governance repubblicana di  George W. Bush: il senatore era Barack Obama, l’artista che lo  ha ritratto in quel poster che presto diventerà un’icona mondiale è Shepard Fairey.

Lo stesso  Obama, dopo  essere stato  eletto,  ringrazierà l’artista con una lettera in cui si legge: Ho il privilegio  di  essere parte della tua opera d’arte e sono  orgoglioso  di  avere il tuo  sostegno⌋ 

Shepard Fairey nasce nel 1970 in South Carolina  (precisamente il 15 febbraio 1970 a Charleston), a diciotto  anni  si diploma presso l’Accademia d’arte.

L’anno  seguente realizza il progetto André The Giant has a posse (André the Giant era un campione di  wrestler e la frase in  slang significa André the Giant ha una banda): in pratica disseminò i muri  della città con degli stickers (adesivi) riproducenti il volto dell’atleta che verranno poi replicati da altri  artisti in altre città statunitensi.

Fairey  precisò allora che la scelta del  soggetto  era casuale ma che il senso del progetto  era quello di  produrre un fenomeno  mediatico.

In seguito il volto  del  wrestler venne riprodotto  con la scritta Obey (Obbedisci) che in seguito  divenne la firma di Shepard Fairey.

Nel 2010 Fairey  appare anche nel  documentario Exit through the gift shop diretto  da Bansky (è inutile dirvi  chi sia..)

Obey fidelity. The Art of Shepard Farey 

Obey  fidelity. The Art of Shepard è il titolo  della mostra che il Palazzo  Ducale di  Genova ospita fino  al 1 novembre prossimo.

Nelle sale del  Sottoporticato  di Palazzo  Ducale, oltre alla celebre opera Hope, saranno presenti  altre opere divise in quattro  temi: l’ambiente; la donna vista come soggetto  di  emancipazione; il potere come antagonismo e infine la cultura.

Tutte le informazioni riguardante la mostra nella pagina della Fondazione Palazzo  Ducale

La Street Art degli  artisti  sconosciuti

Le due piccole gallerie fotografiche che seguono  sono un mio personale omaggio  a tutti  quegli  artisti di  strada che colorano l’ambiente urbano  con le loro opere.

Non saranno  mai famosi (ma chi può dirlo) ma senz’altro  esprimono un sentimento.

La prima galleria riguarda opere realizzate sulla ciclopedonale che collega Arenzano  con il paese di  Cogoleto, mentre la seconda sono opere realizzate ad Ariano  Irpino in provincia di  Avellino (cliccare sulle immagini  per ingrandirle)

Arenzano

Ariano  Irpino

Il libro in anteprima

Comprendere cosa sia la Street Art a volte può essere difficile, per questo Patrizia Mania, Raffaella Petrilli e Elisabetta Cristallini  hanno  scritto insieme Arte sui  muri  delle città un’utile guida per comprenderne il significato artistico.

 

La Street Art e la Urban Art sono fenomeni attuali sia per il forte impatto sociale e culturale che producono, sia per i problemi che suscitano sul piano estetico ed artistico.

In Italia, alcuni eventi recenti – opere di Street Art e di Urban Art censurate, cancellate o maldestramente “strappate” dal supporto originario per essere esposte in mostre, gallerie e musei – hanno riacceso il dibattito intorno alla questione della loro eventuale conservazione e musealizzazione.

Con il proposito di attivare una riflessione su questi ed altri aspetti controversi di una pratica artistica che sta determinando nuovi paesaggi urbani, si è svolta all’Università della Tuscia nell’autunno del 2016 una giornata di studi nella quale si è presentata un’analisi ad ampio raggio degli aspetti semiologici, giuridici, estetici, storico-artistici.

Del vasto orizzonte indagato negli interventi di docenti universitari, esperti del settore e giovani studiosi, questo volume restituisce la plurale complessità.

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Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

 

I nostri soldi e la finanza non sempre vanno d’accordo

soldi

 La prima regola è non perdere i  soldi.

La seconda regola è non dimenticare la prima

Warren Buffett⌋ 

Soldi, soldi, soldi…..

soldi
Warren Edward Buffett

Avere Warren Buffett nella veste di  angelo  custode dei nostri  risparmi è pressoché impossibile, avere i  soldi  che ha Warren Buffett è similmente impossibile se non per qualche colpo  di  fortuna o  capacità personali, oppure siamo gli  eredi di  zio Paperone (ma Qui, Quo,  Qua avrebbero comunque da ridire).

Ovviamente, pur non essendo un tycoon, avere dimestichezza nella gestione dei nostri  risparmi – e quindi evitare di  cadere nelle trappole dei  tanti  avvoltoi travestiti  da consulenti  finanziari che mirano esclusivamente ai  loro  interessi – è  di  fondamentale importanza.

Quello  che, purtroppo,  manca nella stragrande maggioranza di noi (e io  mi metto in cima alla lista) è una sana, indispensabile, educazione finanziaria.

Informarsi e istruirsi è quindi necessario per non giocare a mosca cieca con chi gestirà le nostre risorse finanziarie:  nulla toglie che siamo liberi  anche di  mettere i nostri  soldi in un materasso ma, in caso d’incendio, è bene ricordarsi  che il nostro  capitale è bruciato!

In rete non è difficile trovare notizie e tutorial per una prima infarinatura, con approfondimenti per chi  si  vuole addentrare ancora più nel mondo della finanza.

Nell’editoria i libri, manuali  o  quant’altro, dedicati  all’argomento sono tanti,  per alcuni titoli bisogna essere degli   specialisti del  settore, altri promettono di  arricchirsi in poche mosse (ma a gonfiarsi  è solo il portafoglio dell’autore), infine vi  sono libri  come Non come i  miei  soldi! manuale di  autodifesa ed educazione critica alla finanza, testo  curato  da Banca Etica (anteprima alla fine dell’articolo).

Il libro

 Il sistema finanziario usa il nostro denaro per progetti che devastano l’ambiente o per speculare sul destino di interi Paesi. 
È il momento di dire basta! Informiamoci e cambiamo insieme la finanza.

Non con i miei soldi! ha l’obiettivo di fornire a tutti, risparmiatori 
e cittadini, gli strumenti per non essere più complici del sistema finanziario.
La finanza globale infatti – a più di 10 anni dalla crisi – non è cambiata molto: è un sistema ipertrofico, poco efficiente, insostenibile, che somiglia a un casinò in cui pochissime persone si arricchiscono, scommettendo sul fallimento di interi Paesi, investendo in progetti nocivi per l’ambiente oppure speculando sul cibo, fino all’esplosione della prossima “bolla”.

Ma quel che è peggio è che lo fanno con i nostri soldi!

Questo libro è una “scuola”, che parte dall’ABC finanziario, spiega con chiarezza i fondamentali della finanza e -tra un’ora di speculazione e una gita nei paradisi fiscali- arriva al master in Finanza Etica.

Sì, perché tutti possiamo investire 
i nostri soldi in progetti a favore delle persone e dell’ambiente.

Le lezioni sono a cura di Andrea Baranes, vice presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri, presidente di Etica SGR, Andrea Tracanzan, Responsabile Dipartimento Proposta di Finanza Etica, Claudia Vago, project manager di Valori.itDomenico Villano, sociologo. In copertina: illustrazione di Andrea De Santis.

Non con i miei soldi! è realizzato in collaborazione con Fondazione Finanza Etica.

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Grip lit o domestic thriller? L’importante è leggere

Grip lit

Grip-lit – Un genere letterario  composto  da thriller psicologici, generalmente  con protagoniste femminili e ambientazioni  domestiche

Tratto dal McMillan Dictionary 

Grip lit o domestic thriller? 

Prima di  avventurarmi  nella scrittura di  questo  articolo volevo fornire a voi un elenco (semi) ragionato  di  tutti i generi  letterari  fin qui  esistenti: da subito  mi  sono accorta che poteva essere un’impresa titanica, direi  impossibile, per cui, se proprio non riuscite a tenere a frano  la vostra curiosità vi  rimando  all’elenco  stilato da Wikipedia.

Ovviamente tale elenco non è esaustivo perché ad esso  si  aggiungono  altri  generi  e sottogeneri, in parte  seguendo le mode correnti di  cui la letteratura, sia quella considerata alta che quella un po’ più bassina,  non è immune: in tal senso  prevedo  che nel prossimo  futuro  vi  sarà un diluvio di  romanzi  o letture di  genere legati  al periodo pandemico che (purtroppo) viviamo in questi giorni.

Adesso  guardate l’elenco  seguente e ditemi  cosa salta subito in evidenza:

  • La ragazza del  treno (Paula Hawkins)
  • La ragazza nel parco (Alafair Burke)
  • La ragazza del passato (Amy Gentry)
  • La ragazza di prima (J.P. Delaney)
  • La ragazza in fuga (C.L. Taylor)

Esatto: la ragazza sembra essere la matrice per tanti titoli (nel  contempo  la poca fantasia dei nostri  editori  nel  trovare qualcosa di più originale) a cui  segue come variante quello  di  la donna  (La donna senza passato; la donna nel  buio; la donna nella pioggia: divertitevi  a trovare da voi  le autrici  o gli  autori corrispondenti).

Sono appunto  le donne (ragazze o più anta nell’età) ad essere le protagoniste del  filone grip  lit  o per meglio  dire quello  della domestic thriller in quanto queste ragazze (o  donne in generale) sono  mogli, madre, amanti o magari  sorelle, per lo più già con loro problemi  quali  alcool o droga, a dover far fronte alle tensioni interne nei  rapporti  di  coppia o  familiari arrivando man mano a scoprire che il partner (marito, fidanzato o amante) ha qualcosa di tremendamente losco  e pericoloso  che fin lì ha nascosto e che sfocerà nella violenza fisica e/o psicologica ai  danni  della sventurata.

Questo denota già una differenza sostanziale con il giallo  classico  dove la sequenza nello  sviluppo  della trama è la seguente:

DELITTO INCHIESTA COLPEVOLE ( di  solito non è il cameriere)

Per alcuni, non seguendo  il canovaccio  classico  del  giallo, la grip lit rientra nella categoria dei  noir a sfondo  psicologico.

Ma attenzione: queste donne (o ragazze) a loro volta sono soggetti borderline o dichiaratamente psicopatiche come la protagonista del  bel film di David (Andrew Leo)  Fincher Gone Girl (L’amore bugiardo – 2014) interpretato  dalla brava (e si: anche bella) Rosamund Pike  e dall’altrettanto  bravo Ben Affleck che rimane, però in fondo  alla classifica dei miei attori preferiti).

Il libro

Non so a quale genere appartenga   Frammenti  di lei della scrittrice statunitense  Karin Slaughter (e di  cui Netflix ne ha fatto una serie originale con protagonista l’attrice Toni Collette e che sarà presto visibile sul canale italiano) ma, avendone iniziato  a leggere le prime pagine e non cestinandolo, penso  che non mi  deluderà.

A voi  l’anteprima per un vostro personale giudizio.

Grip lit

Andrea sa tutto di sua madre Laura. Sa che non si è mai mossa da Belle Isle, una piccola cittadina sulla costa della Georgia; sa che non ha mai desiderato altro che diventare un pilastro della comunità in cui vive; sa che non ha mai avuto segreti e che desidera una vita tranquilla. Dopo tutto è sua madre, e lei la conosce bene…

Poi, un giorno, mentre stanno pranzando nel fast food di un centro commerciale per festeggiare il trentunesimo compleanno di Andrea, si ritrovano coinvolte in una sparatoria. E allora tutto cambia.

All’improvviso Andrea scopre un aspetto di sua madre di cui non sospettava l’esistenza e a poco a poco si rende conto che Laura, prima di essere Laura, era un’altra persona. Ha nascosto la sua vera identità per quasi trent’anni e ha vissuto nell’ombra sperando che nessuno la trovasse. E adesso che quell’incidente ha attirato su di lei l’attenzione dei media, niente potrà più essere come prima.

La polizia vuole delle risposte e mette in discussione l’innocenza di Laura, ma lei non vuole parlare con nessuno, nemmeno con sua figlia. E ad Andrea non resta che iniziare un viaggio disperato, per ricostruire frammento dopo frammento il passato di sua madre. Sapendo che se non riuscirà a svelare i segreti che per così tanto tempo sono rimasti nascosti non ci potrà essere futuro per nessuna delle due…

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Edward Hopper, malinconica solitudine

Edward Hopper

 

Edward Hopper l’illustratore delle solitudini

Quando  scrissi l’articolo sulla nascita dell’algoritmo  di  compressione   mp3 e di  come per la campionatura venne utilizzato la canzone Tom’s Diner della cantautrice Suzanne Vega ( MP3 contro  Alta fedeltà (ma sempre a pagamento) )  cercavo un immagine che desse l’idea della malinconica solitudine di una donna seduta al tavolino  di una tavola calda  in una fredda mattina di  pioggia.

Edward Hopper mi venne in aiuto con la sua opera Automat,  dipinta nel 1927 in occasione del  giorno  di  San Valentino  ed esposta  durante  la seconda esposizione personale del pittore presso  la Rehn Galleries di  New York (quadro  venduto nel  mese di  aprile dello  stesso anno per 1.200 dollari).

Chi invece è stato  ispirato direttamente dalle tele di  Hopper per elaborare delle liriche fu il poeta di origine canadese, saggista e traduttore, nonché vincitore del premio  PulitzerMark Strand  (Summerside  11 aprile 1934 – New York, 29 novembre 2014) il quale, attraverso le sue parole, aiuta il lettore a entrare metaforicamente nei  quadri  del pittore vivendone quella malinconica solitudine di  cui  ho  accennato prima.

Da questa performance del poeta è stato pubblicato il libro Edward Hopper. Un poeta legge un pittore (anteprima alla fine dell’articolo)

Edward Hopper, una biografia breve, anzi  brevissima

Edward Hopper
Edward Hopper nel 1937

Edward Hopper  (Nyack, 22 luglio 1882 – New York, 15 maggio 1967) ebbe la fortuna di  avere genitori molto aperti riguardo  al  futuro del proprio  figlio, infatti, pur essendo titolari  di un negozio di  tessuti con ottima clientela, scoprendo  che Edward sin da bambino  aveva una spiccata attitudine nel  disegno, lo incoraggiarono  a proseguire su  questa strada.

Nel 1900, all’età di  diciotto  anni, frequenta la New York  School of Art diretta da un seguace dell’impressionismo europeo  e cioè William Merritt Chase.

Fu lo stesso Chase a farlo incontrare con il titolare del corso  di pittura Robert Henri, sostenitore del  realismo e figura importante della Ashcan School ,

Nel 1906 Hopper arriva a Parigi restandovi  due anni, dopodiché, affascinato  dalle opere degli impressionisti  e dei  poeti simbolisti, partecipa alla sua prima mostra collettiva organizzata da Robert Henri nell’Upper East Side di  Manhattan.

I critici furono molto  severi  con lui non prendendo in considerazione il suo  dipinto, per tanto  e per poter sopravvivere, si impiegò in qualità di  illustratore pubblicitario presso la C.C. Phillips & Company fino  al  1925, non amando  questo  tipo  di lavoro,  in un’intervista rilasciata dieci  anni  dopo al quotidiano New York Post,  dichiarò che.

Sono stato  sempre molto  attratto  dall’architettura, ma i  direttori  dei  giornali vogliono  solo  gente che muova le braccia

Fu un appassionato francofilo e, complice il fatto  di  aver soggiornato più volte a Parigi e di riuscire a parlare molto  bene il francese, lesse i classici in lingua originale ma è ritornando  negli  Stati Unti che iniziò a elaborare il suo particolare stile nelle immagini  urbane di un’America quotidiana fatta di  binari  delle ferrovie, case coloniche, distributori di benzina, drugstore, negozi  con vetrine illuminate, camere dove compaiono al massimo  due figure: il tutto in un’atmosfera che in molti (compresa me) giudicano  metafisica  e che altri  si  spingono  a considerarla come precursore della Pop art

Il suo  successo, comunque, arrivò nel 1924, quando  alcuni suoi  acquarelli  esposti  a Gloucester nella galleria di Frank Rehn ebbero un deciso  successo  di  critica e pubblico.

Nello  stesso  anno un’altra soddisfazione si  aggiunse alla precedente,  questa volta si  trattò però di  soddisfazione sentimentale in quanto  sposò Josephine Verstille Nivison , anch’essa allieva di  Robert Henri e pittrice che si  firmava con lo  pseudonimo  di  Jo Hopper, la quale divenne l’unica modella che Edward Hopper utilizzò per ritrarre  i  personaggi  femminili  dei  suoi  quadri.

Da questo punto in poi è una continua ascesa verso il successo, tanto da avere  i suoi  quadri facenti parte  di  collezioni permanenti  come, ad esempio, al  MoMa di  New York. 

Edward hopper morì all’età di 84 anni nel  suo  studio  al  centro  di  New York

Un quadro per il regista

Edward Hopper
Edward Hopper- House by the railroad (1925)

La casa dipinta nel 1925 da Edward Hopper servì ad Alfred Hitchcock come modello  della casa maledetta nel  film Psyco (ho  scritto  del  film e del  suo  regista in questo articolo Alfred Hitchcock: da Psycho a Genova in mostra ).

Lo stesso  quadro venne donata dal  collezionista Stephen C.Clark al  MoMa di  New York.

Anteprima del libro Edward Hopper. Un poeta legge un pittore

Ricordandovi  che la mostra Edward Hopper. Uno sguardo nuovo  sul paesaggio presso la Fondation Beyeler di  Basilea è stata anticipatamente chiusa per via dell’emergenza coronavirus, concludo  questo  articolo  con l’anteprima del libro di Mark Strand

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Stuart Kaminsky: se lo leggi non lo lasci

Stuart Kaminsky

Alla TV un investigatore si  riconosce subito, non si  toglie mai  il cappello

Raymond Chandler ⌋ 

Stuart Kaminsky e i suoi fan

Ho scoperto di  avere avuto  due cose in comune con Gianni Mura: la prima è che sia lui  che io  alle automobili di nostra proprietà abbiamo  sempre dato il nome di  Carlotta.

La seconda è che al bravo  giornalista come alla un po’ meno  brava blogger (ma si  tratta solo  di  falsa modestia)  piacciono molto i  gialli  di  Stuart Kaminsky, soprattutto  quelli con protagonista lo  scalcinato  investigatore privato Toby Peters.

Immaginando  del perché ho voluto  dare il nome di Carlotta al mio  mezzo  di locomozione (euro 4 a benzina, Greta non ti arrabbiare) vi interessi  quanto il problema delle acciughe in Perù, continuerò parlandovi  del  giallista e sceneggiatore Stuart Kaminsky.

Ho poco  da scrivere e voi  poco  da leggere 

Stuart Kaminsky
Stuart Kaminsky

Una volta, c’erano  i  Gialli Mondadori: non che non vi  siano più, tutt’altro, ma appunto una volta  il nome Giallo  della collana  veniva immediatamente associato a un genere letterario  e cinematografico.

Poi  arrivarono i thriller, i legal – thriller, i medical thriller e (forse) gli  horror – thriller  a scolorire un po’ il Giallo.

Ad essere sincera per distrarmi (e appassionarmi) sono  portata più alla lettura di  romanzi  di  fantascienza o fantasy (Harry Porter rimane il mio mito) ma quel  giorno che, girovagando tra le bancarelle dei libri usati (in piazza Colombo, a Genova), per un chissà cosa decisi  di  acquistare il mio primo  Stuart Kaminsky con Toby Peters (si  trattava di Una pallottola per Errol Flynn, mentre alla fine dell’articolo  troverete l’anteprima di Giocarsi  la pelle).

La particolarità di  questi  racconti  è quella di  essere ambientata nella Hollywood degli  Anni ’40 dove Toby Peters si  ritrova a risolvere casi  dove vengono coinvolti in prima persona celebrità quali Peter Lorre, i Fratelli Marx, Bela Lugosi, Errol Flynn, Mae West e tanti  altri.

Stuart Kaminsky (Chicago (?), 29 settembre 1934 – St.Louis 9 ottobre 2009) al  suo  attivo non aveva solo il personaggio dell’investigatore americano, ma anche quello  russo Porfirij Rostnikov, nonchè sceneggiatore di film quali Ispettore Callaghan: il caso  Scorpio è tuo di  Don Siegel , C’era una volta in America diretto  dal nostro  Sergio  Leone, oltre alcune puntate della serie televisiva C.S.I. New York.

Ritornando  ai  racconti  ambientati nella Hollywood Anni ’40, la bravura di  Stuart Kaminsky nello  scrivere con sottile humor e accurata ambientazione riferita all’epoca, gli  era derivata dal  fatto di  essersi  diplomato in cinematografia e, conseguentemente,  insegnare Storia del cinema presso l’Università dell’Illinois.

Per concludere, volendo dare un volto allo  squinternato Toby Peters, ho  sempre pensato a una interpretazione data dal’indimenticabile Peter Falk

Se poi avete voglia di  leggere di un tipo  particolare di investigatore vi  rimando  al mio  articolo Si chiamano Sam ed entrambi  sono investigatori

Non mi resta che lasciarvi  all’anteprima di Giocarsi  la pelle 

Giocarsi  la pelle (anteprima)

 

Un orecchio mozzato in una scatola è un messaggio chiaro.

Significa che il mittente fa sul serio. Il destinatario è il comico hollywoodiano Chico Marx, minacciato da un misterioso creditore che pretende la restituzione di un prestito di gioco. Se non paga, gli taglieranno le dita.

Per proteggere il suo artista la MGM ingaggia Toby Peters, detective privato con una predilezione per il mondo del cinema. La sua prima mossa? Tastare il terreno negli ambienti della criminalità organizzata, magari qualcuno è al corrente del fantomatico debito. Mossa intelligente ma rischiosa, perché quelli che potrebbero dargli qualche informazione vengono uccisi uno dopo l’altro.

E il prossimo a rimetterci un orecchio o anche tutta la testa potrebbe essere proprio lui.

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥