ossessionataMente

The Controller
©caterinAndemme

Dormire, forse sognare

Fra tutte le Giornate Mondiali dedicate a questo o  a quell’altro  tema, mi  sono  persa la Giornata mondiale del  sonno che cade il 17 di  marzo  di  ogni  anno.

Di preciso cosa si  fa durante la Giornata mondiale del  sonno? Restiamo  tutto il giorno  a letto oppure si  festeggia con pigiama party  dedicati  agli  adulti?

In  ogni  caso  spero  che a nessuno  venga in mente di  creare la Giornata mondiale dell’insonnia .

Per quanto mi riguarda dormendo  le otto  ore di prassi (per meno rischio  di  attivare la modalità zombie per il resto  della giornata ) posso essere anche tranquilla sulla sua qualità.

Quindi, ritenendomi  fortunata, non avrebbe nessun senso per me affidarmi allo  sleep tracker di uno  smartband  come quello  nell’immagine accanto.

Eppure, pur essendo in molti  a farne uso, vi è il rischio  per alcuni  di incorrere nell’ortosonnia : la nuova ossessione (un’altra!?) legata alla ricerca del  sonno perfetto monitorato da uno sleep tracker (vedi  anche l’articolo  di  Wired….ma poi  ritorna qui!).

L’ossessione del controllo

Per un paio  di  giorni  mi ero  arresa: avevo  attivato  sul mio  smartphone l‘applicazione che mi avrebbe detto  quanti passi  avrei  fatto in giornata, con quanta intensità e, conseguentemente, quante calorie avrei speso.

Come nella favola di  Pinocchio anche in queste app vi è un saccente Grillo  Parlante, il cui  unico  scopo è quello  di insinuare in noi  sensi  di  colpa se per un giorno invece di  fare tre milioni  di passi  ne abbiamo  fatto  solo duemilioninovecentonavantonovemilanovecentonovantanove (dovrei  averlo  scritto  giusto): appunto, dopo  solo  due giorni il mio Grillo Parlante mi aveva stufato  e l’ho disinstallato.

Potrebbe sembrare il mio  un caso  di refrattarietà alla tecnologia, ma non è così: adoro tutto  ciò che mi semplifica la vita, ma non ne voglio  essere prigioniera.

L’AI (Artificial Intelligence) verosimilmente cambierà il nostro modo  futuro   di  vivere e sono pienamente convinta che  lo farà in maniera positiva.

Non sono  pochi, però,   quelli  che pensano a questo  futuro come uno scenario  irrimediabilmente   a tinte fosche (Terminator docet):  Stephen Hawking  era tra quelli che mettevano in guardia sui possibili  problemi  che le macchine provocheranno  nella nostra società in un immediato  domani, non il pericolo  di  robot-killer che danno  la caccia all’uomo (appunto  Terminator), ma sul fatto  che esse sostituiranno  sempre di più l’uomo nella catena della produttività creando disquilibri  nella società, cioè aumenteranno  le persone, le quali non avendo un lavoro,  si  troveranno  nella povertà (vedi l’articolo de La Repubblica sui  dubbi  dello  scienziato )

Aspettando  quel  domani  rimaniamo  positivi.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 


PLAYLIST

Solo  per rimanere in tema…

 

App o non App? L’importante è comunque viaggiare (da sole o in compagnia)

Air d’été
©caterinAndemme

Quella volta che..

Giusto  l’estate scorsa quando, programmando  di  arrivare nel  campeggio  di Seix ( cittadina nel Parco naturale   regionale dei Pirenei  dell’Ariége nella regione dell’Occitania ) nel tempo necessario per montare la tenda, un interminabile coda autostradale nei  pressi  di  Montpellier ci  fece ritardare di  ben cinque ore l’orario  di  arrivo, cioè quando  ormai  la reception  del  campeggio era chiusa e comunque ormai  notte per accamparsi.

Per fortuna esiste Booking e il TomTom

Scoraggiati e stanchi, si  è sempre trattato  di un viaggio  di  quasi  ottocento  chilometri più le ore incolonnati  nell’ingorgo stradale,  ci  siamo  affidati  all’app  di  Booking.com  per trovare e prenotare una sistemazione per la notte.

Escludendo alberghi a cinque stelle (troppo  costosi per una sola notte), trovammo una sistemazione più che dignitosa presso l’albergo Cuulong (gestito  da gentilissimi  vietnamiti) a Labarthe – Inard a cinquanta chilometri  di  distanza da Seix: ma la nostra fedelissima Sylvie ci  ha portato  a destinazione come sempre.

Per la cronaca Sylvie  è il nome dato  al nostro  TomTom che qualcuno di  mia conoscenza   ha deciso di  dare allo  strumento unicamente per quella voce dal  tono melodiosamente femminile che fa da guida.

Eppure anche allora si  viaggiava..

Non parlo  dell’allora dei  nostri nonni  o  dei nostri  genitori, ma da  quando lo smartphone dal semplice compito  di far parlare le persone (appunto  telefonare o  al  massimo  mandare qualche sms) si è evoluto diventando  il device che oggi  conosciamo (mi piace la parola device..) con la miriade di  app dedicate alla programmazione dei nostri  viaggi.

Non solo  praticità, ma anche la condivisione immediata della nostra esperienza con altri  utenti che vogliono  ripeterla o magari  cercare solo informazioni.

Ed è qui che trovo una pecca in questo  sistema: innanzitutto l’esperienza è individuale, cioè quello  che può andare bene ad una persona può non essere l’ottimale per me (se a qualcuno  piace dormire su  di un letto  di  chiodi io continuo  a preferire le doghe e un buon materasso…..oppure il sacco  a pelo!).

Senza considerare poi  le recensioni  negative di  coloro  che, pur trovando il letto  di  chiodi, hanno da ridire sulla mancanza di  ricezione dei  canali  digitali nella tv in camera (ma vai in ferie per guardare la televisione?).

Le nostre esperienze infine diventeranno  dati per profilare la clientela, ad esempio  la società proprietaria del motore di  ricerca Kayak   ha creato  un Mobile Travel  Report – Pdf –  in cui   fa un’attenta analisi dell’utilizzo  dei  dispositivi  mobili per la ricerca e prenotazione dei  viaggi.

Ma il cartaceo non è morto…

Le mappe e le carte escursionistiche sono queste che liberano la fantasia e l’immaginazione nella fase preparatoria di un viaggio, e non solo: avete mai  provato  a leggere un libro  dedicato  al  viaggio, ma anche di  semplice avventura, seguendo il tragitto con un’atlante accanto: vi  giuro  che è un di più assolutamente da provare.

Una carta escursionistica, infine, ha un’incolmabile vantaggio sul GPS: non si  scarica mai (in mezzo  ai  sentieri  è diffile trovare unapresa elettrica per ricaricare il nostro  device.…vi  ho  già detto  che mi piace la parola device?).

Alla prossima! Ciao, ciao……………


LIBRINVETRINA

Cosa possiamo  leggere quest’estate al mare, sul fiume, al  lago, in montagna o in collina?

Il Libraio  da qualche suggerimento.

Buona lettura!

 

Dateci il nostro dating quotidiano

Buongiorno. Hai dormito bene?
CaterinAndemme ©

E vissero  felici  e contenti………….?

Il dating (tradotto alcune volte in italiano come incontri) rappresenta l’attività di carattere sociale attraverso la quale due persone si danno la possibilità di valutare la loro idoneità come partner in una relazione sentimentale. Può essere inteso come una forma di corteggiamento ed è a volte visto come un precursore di fidanzamento o di matrimonio.

Ho rubato  le parole  a Wikipedia  per dare una definizione più semplice possibile al concetto  di  dating che, in ultima analisi, non è altro  che un incontro tra due persone le quali non si  conoscono  e che, dopo  aver letto i rispettivi  profili pubblicati  su  di un  sito, decidono  di approfondire la conoscenza en face à face (scusatemi, ma il francese mi  piace così tanto..).

Cosa accadrà  a queste due persone non lo sapremo  mai e tanto meno  deve interessarci: quello  che mi domando, ammettendo di  essere restia nel pubblicizzarmi  su  un qualsiasi  sito  d’incontri, è se sia intrinsecamente pericoloso fidarsi al cento per cento della persona con la quale entriamo in contatto.

Le statistiche dicono, comunque, che il 30 per cento  delle relazioni  nascono online attraverso le app di  dating: un modo  per far tacere la sottoscritta (un po’ spocchiosetta in questo  caso) che ha considerato questo  tipo  di  approccio  come l’ultima spiaggia per cuori in solitudine.

Quindi il dating è un fenomeno  di  tutto  rispetto assolutamente da non sottovalutare nelle dinamiche sociali, come quelle economiche perché il mercato generato è pari  a quasi  cinque miliardi  di  euro annui con possibilità di incremento enormi.

I competitors del  settore (ma come parlo  oggi!?)  che si  spartiscono questo ingente volume di  denaro sono i soliti  noti  Tinder, Badoo, Meetic e altri  che non sto  ad elencare (tra non molto  anche Facebook entrerà in partita).

Ma se ipoteticamente (ripeto ipoteticamente) dovessi  cambiare idea a chi  affidarmi?

Whitney Wolfe

A lei, perché donna, giovane, intelligente, bella e con un conto in banca che la sottoscritta pensa di non poter mai  vedere (non si  sa mai, però): Whitney Wolfe Herd   già cofondatrice di  Tinder, quindi una persona che  conosce a fondo  il settore, e imprenditrice da lungo  tempo.

Bumble è il suo nuovo  progetto di  social  dating, con una particolarità: è la donna a compiere il primo passo  nella conoscenza di un partner, cioè lei, dopo  aver letto il profilo  della persona, avrà ventiquattro ore di  tempo  per decidere se continuare nel dialogo  in chat.

Sembra poco, ma non lo è considerando  che fino  ad adesso l’iniziativa nelle fasi preliminari  dell’incontro  era tarata sulle aspettative dell’uomo e non su  quelle della donna.

Una sola cosa mi  ha lasciato un po’ perplessa quando  ho  letto  sul sito  di  Bumble questa parte di introduzione:

Bumble ha mosso i suoi primi passi nel mondo del dating, in aiuto di chi fosse alla ricerca della persona speciale. Da allora abbiamo sviluppato parecchio la nostra idea, introducendo una dimensione amicizia con Bumble BFF ed una professionale con Bumble Bizz. E non solo, abbiamo anche dato una bella shakerata a tanti luoghi comuni antiquati. Come? Per ogni affinità trovata con una persona del sesso diverso, sarà la donna a dover fare la prima mossa

Un’affinità con una persona del sesso  diverso?

A priori questo  sembrerebbe escludere le relazioni  omosessuali (svista o politica aziendale)?

Alla prossima! Ciao, ciao……………


PLAYLIST

 

Cammino per la strada
prendo a calci le lattine
guardo il pannello per le affissioni
mi sono messo anche a correre
valutando le persone
verificando la razza
facendo quel che sto facendo
e sentendomi fuori luogo

camminando, camminando sotto la pioggia

mi sento come una donna
ma sembro un uomo
con l’idea di dire continuamente no,
lo faccio quando posso
fischiettando nel buio
splendendo nella luce
arrivo ad una conclusione:
chi ha potere può fare quel che vuole

entrate, voi buffoni
entrate, voi stupidi
sedetevi, no, no
orco, demoni
accendete questa luce, fantastico
muovete a ritmo di musica quei fianchi girevoli
arrivate ad una conclusione:
cucitevi le labbra!

Genova è la città più gioiosa: non lo dico io ma Twitter.

The colored city
Caterina Andemme ©

 

Genova una città triste?

I genovesi sempre a mugugnare su  qualunque cosa e quindi  si  autocondannano all’infelicità?

Non è per nulla vero e la sorpresa (almeno  da parte mia) non esce da un uovo  di  Pasqua in vendita a sottocosto,  ma dalla ricerca dell’Università degli  studi  Milano attraverso il suo  spin-off Voices from the blogs 

Attraverso l’indice da loro  sviluppato, iHappy, si  sono  analizzati  i post di  Twitter pubblicati  dagli  utenti  italiani – tra essi Caterina Andemme, cioè la sottoscritta – stimando  il loro  relativo  livello  di  felicità o  tristezza quotidiana.

In quale maniera ci  riescano è per me uno  dei  tanti misteri insondabili  della vita, per cui non mi resta che linkare (guarda un po’  cosa ho imparato  a scrivere) la pagina del  sito  di Voices from the blogs dove viene spiegato  tutto per filo  e per segno molto  meglio di  come potrei  farlo io.

Se non vi  accontentate della lettura della sola pagina direttamente dal  sito e siete vittime del  download compulsivo, è pronto  per voi un ebook (in formato  Pdf)   pronto  da scaricare.

Non ho  detto una cosa molto importante: in questa ricerca Genova si piazza al Primo Posto come città più gioiosa, mentre Milano all’undicesimo posto e Torino al nono (il famoso triangolo, ormai penso ex, delle città industriali  chiamato  Ge.Mi.To.)  

A questo punto  vi  domanderete quale sia la città classificata come ultima: non è nessuna città del sud, nessuna delle isole, ma….rullo  di  tamburi…..the loser is Aosta

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 


PLAYLIST

 

Sono vulnerabile
Ma non ti piaccio più?
Stai scivolando via da me
Stai allontanandoti da me

Sono vulnerabile
Ma non ti piaccio più?
Stai scivolando via da me
Stai allontanandoti da me

Frenami
Sta scappando via da me
Sta scappando via da me
Sta scappando via da me

Il testo tradotto in italiano per intero  la trovate in questa pagina

Condom 3.0 per l’uomo ZeropuntoZero

Evoluzione e involuzione
Caterina Andemme ©

 

Avete un partner (fidanzato. marito, amante) che è sempre iperconnesso, con la tendenza ad essere un po’ narcisista e paranoico?

Vi auguro proprio  di no.

In caso  contrario, se volete sbalordirlo  con un regalo che vi costerà all’incirca una settantina di  euro, ecco  quella che potrebbe essere un’idea:

Quando mi  hanno  fatto  vedere l’oggetto nell’immagine, chiedendomi cosa fosse, avrei  dovuto  capire subito che mi  stavo  cacciando  in un trappola.

Li per lì ho subito  detto che fosse un bracciale da indossare con sensori che, comunicando  con lo smartphone, avrebbe tracciato  le performance agonistiche del proprietario: dal  battito  cardiaco al consumo  delle calorie – tra l’altro, a suo  tempo, avevo  scaricato un’app simile che dopo  due giorni  ho  disinstallato perché mi procurava una certa apprensione – ridacchiando i malevoli mi dissero che si, la funzione pressappoco era quella, ma che per indossare quello  che io  consideravo un braccialetto bisognava cercare un altro  luogo  specifico  dell’anatomia maschile.

i.Con, questo  è il nome del  gadget, è un preservativo intelligente (per quanto possa esserlo  un profilattico)  prodotto  dalla British  Condoms  (una specie di  Amazon dei preservativi).

La sua funzione, una volta posizionato, è quella di  raccogliere diversi  parametri quali: temperatura cutanea, il numero, la frequenza e la durata delle spinte durante il rapporto  sessuale, la forza della spinta e il rilevamento  delle posizioni utilizzate.

Tutti  questi  dati, attraverso un collegamento  Bluetooth, vengono immediatamente trasmessi  all’app  dedicata sullo  smartphone.

Come se tutto  questo non bastasse, l’azienda ci  assicura che possiamo condividere le nostre prestazioni  con gli  amici, o renderle note a tutto il mondo attraverso la formula dei  social.

A questo punto, mi pare, che il ruolo  della donna sia quello  di  essere paragonato  ad un attrezzo ginnico  quale può essere una semplice cyclette.

Niente paura: per noi  donne esiste la possibilità di  acquistare un set di palette con dei numeri  scritti  che vanno  dalla zero  fino  al dieci: quando  (e se) lui  vi  chiederà come si è comportato nel  fare l’amore possiamo alzare la paletta con il giusto  valore che gli  vogliamo attribuire.

Alla prossima! Ciao, ciao……………..


Libri IN Vetrina

Fresco di  quattro  premi Oscar, oltre ad altri riconoscimenti vinti  in altri  festival del  Cinema, La Forma dell’Acqua  (The shape of the water) è anche il  libro omonimo  scritto dal regista   Guillermo  del Toro e dallo scrittore,  anche regista,  Daniel  Kraus.

Baltimora, 1962. Al Centro di Ricerca Aerospaziale di Occam è stata appena consegnata la «risorsa» più delicata e preziosa che abbia mai ricevuto: un uomo anfibio, catturato in Amazzonia. Il suo arrivo segna anche l’inizio di un commovente rapporto tra la singolare creatura ed Elisa, una donna muta che lavora al centro come addetta alle pulizie e usa il linguaggio dei segni per comunicare.
Immaginazione, paura e romanticismo si mescolano in una storia d’amore avvincente, arricchita dalle illustrazioni di James Jean.

Di seguito un’anteprima del  libro  offerta da Il Libraio.

Om..adesso fai un bel respiro (ma che sia consapevole)

 

La colonna dei  gattini  è  quella serie di notizie  poste  sulla destra di un sito d’informazione: la loro funzione non è  tanto  quella di  riportare storie dei nostri  amici  a due o  quattro  zampe (se sono  più di  quattro, oppure strisciano  come i serpenti, trovo  difficile considerarli  amici), quanto  quella di farti subire della pubblicità prima che il video in questione parta.

Di  solito, quindi,  evito le storie del  gatto miciomiao che fa amicizia con una salamandra, oppure di  Fidobau che ulula alla luna quando  vede certi politici  in televisione (in questo  caso  ha tutta la mia comprensione).

Ma è per la   storia di  Nigel  che ho  fatto un’eccezione: Nigel era    un esemplare di  Sula  che, nel 2015,  arrivò  nell’isola di  Mana (Nuova Zelanda) scegliendo come compagna per il suo nido una statua raffigurante un esemplare della sua specie.

Ha vissuto  accanto  ad essa per tre anni, senza mai  tradirla  con un suo  simile, fino   a quando pochi  giorni  fa hanno  trovato Nigel morto accanto  alla sua compagna di pietra: gli ornitologi del luogo  l’avevano  definito  come l’uccello marino più solo  al mondo. 

Ebbene, è stata proprio  questa solitudine votata ad un amore, indubbiamente non corrisposto, che mi  ha fatto  arrivare quel lieve pizzicore alla base del naso preludio ad una lacrima (anche due) di  commozione.

Om…adesso  fai un bel respiro

E’ naturale che respirare significa vivere, il suo  contrario  ci porterebbe alla condizione in cui è stato  trovato il povero  Nigel.

Respirare però non basta, per alcuni scienziati o maestri yoga (anche per il Maestro  Jedi   Obi – Wan Kenobi) bisogna farlo in maniera consapevole.

Tanto più il discorso  riguarda noi  donne quanto più lo stress ci  colpisce: una ricerca dell’American Psychological Association  (APA), ha evidenziato un incremento nell’ansia nei  soggetti  femminili dell’esperimento rispetto  all’uomo.

Non so  come sono  riusciti ad ottenere tale incremento, magari chiedendo  alle sfortunate di infilare una mano in una scatola con dentro  una tarantola  viva, ma la conclusione che, per far abbassare lo  stress, bisogna fare esercizi  di  respirazione per almeno venti minuti  al giorno.

Non potendo  disporre di un qualunque Maestro  Jedi  all’occorrenza, possiamo  affidarci  alla tecnologia che ci  regala un’applicazione come RespiRelax + (disponibile sia su Google Store che Apple).

L’applicazione permette di  impostare manualmente il tempo  di inspirazione da 3 ad 8 secondi, si può anche avere una musica di  sottofondo per accompagnare gli esercizi  (se è musica new age  il rischio  di  addormentarsi è alto).

Dunque cosa aspettiamo?

Om….adesso  fai un bel  respiro!

Alla prossima! Ciao, ciao…….


Images d’Instagram