Ping e fu il primo vagito di Internet in Italia

Aidoru
©caterinAndemme

Adoreremo le immagini  proposte dai  media e saranno queste a definire la nostra personalità.

Gli  idoli  elettronici ci  sembreranno più veri  del  vero perché la realtà sarà interamente definita in base alle nostre percezioni.

Dalla prefazione del  romanzo  Aidoru di William Gibson 

Il primo  vagito 

Le persone che sono  nate il 30 aprile 1986 oggi  hanno quasi  trentatré anni, ma non è del  loro primo  vagito di  cui  voglio parlare.

Sono certa che pensando a quel  fatidico  aprile del 1986, precisamente al 26 aprile,  viene in mente la maionese impazzita della centrale nucleare di  Chernobyl con tutte le conseguenze del dopo.

Ma non è questo  di  cui  vi  voglio  parlare.

Il 30 aprile 1986 a Pisa, precisamente in via santa Maria presso  la sede del  CNUCE  (Centro Nazionale Universitario  di  Calcolo Elettronico) partì il primo  messaggio che avrebbe collegato  l’Italia a quella grande rete informatica che prenderà il nome di  Internet.

Posso  immaginare che ai  Millennials, abituati all’utilizzo  delle tecnologie e sempre  interconnessi, questa notizia possa essere utile quanto sapere del  perché della crisi  delle acciughe in Perù, per tutti  gli  altri, cioè voi, se avete voglia seguitemi leggendo il resto  dell’articolo  (o post se preferite).

Una precisazione sul termine Millennials: in Italia siamo  abituati  a considerare questa generazione come i  nati nell’anno 2000 e dopo tale data.

In effetti  la generazione Y, appunto i Millennials è quella dei  nati fra l’inizio  degli  anni ’80 e la fine degli  anni ’90.

La caratteristica che li  contraddistingue dalla generazione precedente è quella di avere una maggiore familiarità con le tecnologie digitali.

Io, ad esempio, che sono nata il****** (vi piacerebbe saperlo!) e quindi BLABLABLA…

Dunque: questo primo  segnale parte dalla sede del  CNUCE e, attraverso un cavo  telefonico,  arriva alla stazione di  Frascati dell’ Italcable (la concessionaria per l’Italia che gestiva i  servizi  di  telecomunicazioni  internazionali fino  al 1994 quando divenne parte della Telecom), da qui il segnale venne inviato a Fucino  (Abruzzo) dove un’antenna di  Telespazio  lo fece rimbalzare a sua volta nello  spazio  verso il satellite Intelsat IV e, finalmente,  raccolto dalla stazione satellitare del  Comcast in Pennsylvania: in pratica era il primo  collegamento  di un ente italiano  con  quella rete di  computer che allora si  chiamava Arpanet.

Cosa c’era scritto in quel messaggio, cioè in  quel  primo  vagito?

Semplicemente PING a cui  seguì un’altrettanta semplice risposta americana:  OK.

Uomini e protocolli

All’inizio non esisteva un’unica rete ma esistevano diverse reti  con un proprio linguaggio che impediva ad esse di interconnettersi, per questo motivo nel 1972 Vinton Gray  Cerf e Robert  Kahn unirono le loro  conoscenze per progettare un linguaggio  comune a tutte le macchine (computer) collegate in rete: il protocollo di Internet TCP/IP (Pdf)

Nel 2005 il presidente degli  Stati  Uniti  George W. Bush ha insignito i due ricercatori  del  riconoscimento Presidential Medal of Freedom la più alta delle onorificenze americane

Nell’ottobre 1990 nasce il World Wide Web, con l’implementarsi  dell’HTML, per opera di Sir Timothy John Berners – Lee

A questo punto, risalendo indietro  nel  tempo e cioè nel 1971, non posso non citare Ray Tomlinson(Amsterdam, 23 aprile 1941 – Lincoln, 5 marzo 2016) inventore della posta elettronica (la mail di uso  comune)

E gli italiani?

Non mi sono  assolutamente dimenticata di loro e per questo  cito i nostri  due pionieri della rete e cioè Luciano Lenzini e Stefano Trumpy

Conclusione

Oggi è il compleanno  di  Facebook, infatti  il social – network per antonomasia è nato il 4 febbraio 2004.

Nessuno, da quel giorno  di  aprile del 1986, poteva immaginare cosa sarebbe diventata la rete con l’ingresso di protagonisti del  calibro di  Facebook (e Instagram), Google, Amazon e altre società che diventano  sempre più grandi (quasi  come degli  stati) commerciando per mezzo di intrusioni nella nostra privacy.

Siamo più liberi, oppure prigionieri di un mondo virtuale in cui  predomina il chiudersi in un recinto dove condividiamo  le nostre idee solo  con gruppi  di persone che la pensano  come noi tralasciando, quindi, il confronto.

La rete che conosciamo  oggi  non è quella pensata dai  suoi  padri, cioè la trasmissione del  sapere in maniera democratica: fake news, odio, razzismo sono i temi  che dominano nelle chat e nei  social.

Forse sarebbe il caso  di  ritornare indietro e ripensare a quello che la rete doveva essere.

Alla prossima! Ciao, ciao………..

Gli umanoidi fra di noi

The Controller
© caterinAndemme

Le leggi  della robotica tra ieri  e oggi 

Isaac Asimov (Petroviči, 2 gennaio 1920 – New York, 6 aprile 1992) celebre e prolifico  scrittore di  science – fiction,  nonché biochimico  e divulgatore scientifico, aveva pensato  sino  dall’inizio  degli anni ’40 che la tecnologia si  sarebbe sviluppata a tal  punto da creare macchine intelligenti (robot) al  servizio  dell’umanità e che le stesse avrebbero  dovuto obbedire alle tre leggi  fondamentali  della robotica, e cioè:

Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio  mancato intervento, un essere umano riceva danno

Un robot deve obbedire agli ordini  impartiti dagli  esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge

Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa   non contrasti con la Prima o  con la Seconda Legge

Non da subito  le tre leggi  della robotica entrarono  a far parte dei  racconti di  Asimov, bisognerà aspettare il racconto Reason (pubblicato  in Italia nel  1963 con il titolo Seconda ragione) incluso  nell’antologia Io robot.  


Dalla voce dello  stesso  Isaac Asimov la spiegazione delle tre leggi (in lingua originale)


Dunque sono passati  quasi  ottant’anni dall’enunciazione dei  tre principi per regolare la vita dei  robot ma se nel 1940 esse erano  relegate alla pura fantascienza, oggi già assistiamo all’ingresso  di  macchine intelligenti nei processi  produttivi e nel  futuro prossimo la loro presenza sarà ancor più invasiva (per i  catastrofisti ad ogni  costo ciò comporterà problematiche sociali per via del  fatto  che l’uomo sarà sostituito totalmente dalle macchine in ogni  lavoro).

Ed è per questo  che David Woods e Robin Murphy (il primo  ingegnere presso  l’Ohio State University,  il secondo  lo è presso la Texas A&M University) hanno proposto una modifica alle tre leggi  della robotica di  Asimov adattandole ad un possibile scenario di  vita reale futura:

Un essere umano non può utilizzare un robot senza che il sistema di  lavoro uomo-robot raggiunga i più alti  livelli  legali e professionali  di  sicurezza ed etica.

Un robot deve rispondere agli esseri umani in modo appropriato al loro ruolo

Un robot deve essere dotato di autonomia sufficiente per proteggere la propria esistenza a condizione che tale protezione fornisca un graduale trasferimento di controllo che non sia in conflitto con la Prima e con la Seconda Legge

Ritornando  alla fantascienza: due autori per due racconti

Molto prima che Arnold Schwarzenegger sfoggiasse il suo carico  di  muscoli interpretando il Terminator di James Cameron (1984) lo scrittore americano John Stewart Williamson (Bisbee, 29 aprile 1908 – Portales, 10 novembre 2006), meglio  conosciuto  con lo pseudonimo  di  Jack Williamson, pubblicò nel 1947 il romanzo The Humanoids (Gli Umanoidi nella collana Urania della Mondadori il 1 settembre 1955)

Fra più di  diecimila anni , in un  lontano  pianeta che l’uomo  ha conquistato  da tanto  tempo da dimenticarsi  della Madre Terra, sta per scoppiare una spaventosa guerra scatenata dalle Potenze Triplanetarie. Il grande scienziato Clay Forester, scopritore della rhodomagnetica, sta febbrilmente mettendo  a punto i  suoi  potenti missili, arma segreta capace di  far deflagrare un pianeta  quando  cominciano  a succedere cose strane. entra in scena Jane, misteriosa trovatella che compare e scompare in modo  inesplicabile e la sua venuta dà l’avvio alla strana allucinante, interessantissima vicenda, interpretati  da personaggi  d’eccezione: il sorridente ed enigmatico Ironsmith, il gigantesco  White con la sua banda di  stravaganti straccioni, la dolce Ruth, e, soprattutto, gli Umanoidi, automi  perfetti creati  per  Servire e ubbidire e Proteggere l’uomo  dal  male. ma Clay Forester non vuole questi  eccezionali schiavi che, secondo il suo parere, fanno  dell’uomo una marionetta….. 

In effetti, a differenza del  letale Terminator, gli Umanoidi  di Jack Williamson si  adoperano  affinché nessun uomo possa modificare la loro  direttiva primaria: servire la razza umana proteggendola.

Ma, in un certo  senso, è proprio  proteggendo che gli umanoidi schiavizzano i loro  creatori: all’essere umano on viene più concesso di  agire secondo  coscienza ma posti in una soporosa bambagia.

Il tema del controllo  degli umanoidi sull’uomo, paradossalmente applicato  a fin di  bene per proteggerlo, viene ripreso da Jack Williamson ventisette anni  dopo nel  seguito  che avrà come (per nulla fantasioso) titolo Il ritorno  degli Umanoidi (pubblicato dalla Mondadori – Urania il 2 maggio 1982)

Del  secondo libro, piuttosto un’antologia, è talmente famoso che vi  rimando direttamente alla sua anteprima…

La verità è che il mio robot-scrittore ha esaurito la sua energia e devo  metterlo  sotto carica

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro  Io Robot di Isaac Asimov 

Qui si parla di percezione aptica e di storie che non si conoscono

Il gatto e il canarino
© caterinaAndemme

Percepire le cose attraverso il tatto 

Percepire le cose attraverso  il tatto ha un suo nome scientifico e cioè percezione aptica.

La percezione aptica è il processo di riconoscimento degli oggetti attraverso il tatto. La percezione aptica deriva dalla combinazione tra la percezione tattile data dagli oggetti sulla superficie della pelle e la propriocezione che deriva dalla posizione della mano rispetto all’oggetto (definizione tratta da Wikipedia)

Quanti  di  voi  lo  sapevano  già?

Questo non lo  saprò mai. ma posso  confessare  che per me percezione aptica aveva lo  stesso valore riguardo  la  mia  conoscenza  della lingua Klingon (Star Trek docet): ancora oggi non parlo  la lingua Klingon, ma, grazie alla segnalazione di un amico, conosco cosa s’intende per percezione aptica e cosa si può fare per aiutare coloro  che hanno  bisogno  del tatto per leggere.

Utilizzando il   traduttore italiano – klingon (giuro  che esiste) vi voglio  dedicare questa frase :

HItlha’ Suvmo’ ghIlDeSten je ‘e’ qaS jaj SoHvaD je pIq vItul 

Non essendo però sicura di  una traduzione in italiano corretta (e volendo  evitare malintesi) lascio  tutto  alla vostra fantasia.

Un aiuto ai  non vedenti  per la lettura dei libri

Gemma Carolina Bettelani

La giovane (e bella)  ragazza nella foto  si  chiama Gemma Carolina Bettelani, ha ventisei  anni ed è nata a Sarzana.

E’ una dottoranda del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione di Ricerca dell’Università di  Pisa e lavora presso il Centro  di  Ricerca E. Piaggio della stessa università (insomma, quello  che comunemente viene definito  come un cervello  che funziona al meglio delle possibilità).

Quest’anno si è aggiudicata un premio, sotto  forma di finanziamento al progetto,  nel programma Innovation  in Haptic Research per il dispositivo  da lei  progettato  e  chiamato  Readable .

Per spiegare  in cosa consiste Readable  preferisco  che siano le parole della stessa ricercatrice a dircelo:

Nel mondo ci sono 285 milioni di persone ipovedenti, di cui 39 milioni non vedenti – afferma Gemma Bettelani-. La qualità della loro vita dipende anche dall’avere accesso a contenuti testuali e grafici usando altri sensi, per esempio l’udito e il tatto. I dispositivi Braille meccanici fino ad ora prodotti spesso non hanno più di una riga, a causa degli alti costi di produzione. sono dispositivi in grado di cambiare dinamicamente le lettere, ma non riescono a convogliare molta informazione per volta.

Il mio progetto ambisce a superare queste limitazioni, creando una tavoletta a più righe, semplice e low-cost, in cui i caratteri braille vengono attuati da un magnete che li fa andare su e giù ricevendo corrente. In questo modo è possibile cambiare le lettere braille in modo dinamico, e potenzialmente  leggere su una sola tavoletta interi libri

Se volete approfondire l’argomento  vi  rimando  alla pagina dedicata del  Centro di  Ricerca E. Piaggio.

 

La colonna sonora per le tue letture (o per Le storie che non conosci)

Nel 2015 Samuele Bersani, insieme al cantautore  Pacifico e con il cameo  di  Francesco  Guccini, realizzò Le storie che non conosci in occasione del progetto  nazionale #ioleggoperchè per la promozione del libro  e della lettura organizzato  dall’AIE (Associazione Italiana Editori

Vi confesso  che il brano  è talmente bello  che ogni volta che lo  ascolto  devo  correre a leggere un libro…come adesso.

Alla prossima! Ciao, ciao……… 

Le storie che non conosci 

 

Dal .Pdf al formato .AZW passando per Calibre (WOW! Sono diventata un’esperta….a parole)

Ho sette vite per poter  leggere
©CaterinAndemme

Eppur si  legge 

Avrei  dovuto  continuare la frase aggiungendo mai  quando  si  deve perché da come si  vede e si  sente nel nostro  Paese si  legge ancora poco (ma si  scrive tanto sui  social..).

In effetti quello  che volevo  dire non era tanto rivolto  al leggere in se stesso,  piuttosto  al  supporto utilizzato per rendere le parole lettura.

Escludendo di  leggere ancora sulle tavolette di  argilla o  su papiro, oggi fondamentalmente abbiamo  due possibilità: il caro  (mai) vecchio  libro e il reader – book.

Già sento voci in lontananza che dicono mai e poi  mai il libro di  carta verrà soppiantato dal digitale, perché con il libro  si sente l’odore della stampa (?), si possono sottolineare le parole, possiamo  aggiungere i nostri pensieri  (possibilmente a matita se vogliamo  cancellare in seguito qualcosa di indicibile)   e, aggiungo io, se si  tratta di un librone lo  si può usare sempre come arma di  difesa.

Per quanto  mi  riguarda la mia predilezione è per la carta stampata, ma riconosco  la praticità di  avere in viaggio  con me tanti libri in quella tavoletta elettronica.

Dal formato Pdf a al  formato AZW

Un paio  di  giorni  fa ho ricevuto in dono tre libri nel formato  digitale con estensione .pdf (il donatore è…..non ve lo  dirò mai). 

Il problema mi  si è presentato volendo trasferire i  tre libri  sul mio  kindle e, naturalmente, che fossero anche leggibili.

Scartabellando  in rete ho capito che per prima cosa avrei dovuto trasformare il mio  Pdf nel  formato proprietario Amazon con estensione .AWZ  (per gli  altri  formati vi  rimando alla pagina creata dal so  tutto io  che di nome fa  Salvatore Aranzulla).

A questo punto era necessario utilizzare un qualcosa che mi avrebbe aiutata nell’operazione, questo  qualcosa è il software (free open source) Calibre.

In 3 piccoli passi  

Una volta che abbiamo  scaricato ed installato il software ci  apparirà la schermata visibile nella figura 1.

Figura 1

 

Da aggiungi libri (primo  pulsante a destra dalla barra degli  strumenti) andiamo  a cercare sul nostro  computer il file a cui  vogliamo  cambiare l’estensione.

Una volta fatto clicchiamo  su converti libri (terzo pulsante a destra) e avremo l’apertura di una seconda finestra (figura 2)

figura 2

Da come si può vedere dall’immagine i  formati per i quali  possiamo  operare una trasformazione sono  molteplici: nel mio  caso  ho  scelto l’AZW3

Una volta conclusa l’operazione di  codifica (il tempo  dipende da quanto è pesante il nostro  file) andiamo a cercare l‘ebook con estensione .AZW sul nostro  computer: è semplicissimo perché basta andare nella colonna di  sinistra di Calibre e cliccare su percorso.

Non ci  resta che prendere il nostro  Kindle e, tramite cavetto USB, connetterlo al computer aprendo la schermata visibile nella figura 3

Figura 3

  La cartella che ci interessa è quella denominata Documents: in essa dobbiamo copiare il file per poterlo poi  leggere sul nostro  Kindle.

Purtroppo, almeno nel  mio  caso, la formattazione del  testo non è uguale a quello  di un Pdf, ma è comunque leggibile.

Semplice, non vi pare.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

Il mistero del lago di Vostok ( ovvero un racconto che è il mio primo esperimento usando Sway)

Indizi naturali
©caterinAndemme

Piccoli  esperimenti

Sfruttando tutto  ciò che può essermi  di  aiuto per la costruzione e la funzionalità del mio  blog (possibilmente in maniera gratuita),  sto provando  a costruire delle storie utilizzando  servizi come Sway della Microsoft.

La funzione di  Sway è quella di  essere uno  strumento (o App)  finalizzato  alla realizzazione di presentazioni visualmente  accattivanti , dagli  albi  di  fotografie o il racconto di  storie personali  e tanto  altro  ancora, il tutto visibile a chiunque senza limitazioni.

A questo punto non mi resta che indicarvi  questa pagina della Microsoft tutte le informazioni  a riguardo  di  Sway.

Per la mia prima storia (spero  che non sia l’ultima) utilizzando l’app, ho scelto un argomento al limite degli  X-Files (bellissima serie di  fantascienza di  cui  un giorno vorrei parlarne) e cioè: Il mistero del lago  di  Vostok

Mi farebbe piacere se qualcuno  di voi mi dicesse se la cosa può funzionare (grazie).

Domani  inizia un weekend lungo  quindi arrivederci  a lunedì

Alla prossima! Ciao, ciao


Il mio primo  racconto utilizzando Sway 

ossessionataMente

The Controller
©caterinAndemme

Dormire, forse sognare

Fra tutte le Giornate Mondiali dedicate a questo o  a quell’altro  tema, mi  sono  persa la Giornata mondiale del  sonno che cade il 17 di  marzo  di  ogni  anno.

Di preciso cosa si  fa durante la Giornata mondiale del  sonno? Restiamo  tutto il giorno  a letto oppure si  festeggia con pigiama party  dedicati  agli  adulti?

In  ogni  caso  spero  che a nessuno  venga in mente di  creare la Giornata mondiale dell’insonnia .

Per quanto mi riguarda dormendo  le otto  ore di prassi (per meno rischio  di  attivare la modalità zombie per il resto  della giornata ) posso essere anche tranquilla sulla sua qualità.

Quindi, ritenendomi  fortunata, non avrebbe nessun senso per me affidarmi allo  sleep tracker di uno  smartband  come quello  nell’immagine accanto.

Eppure, pur essendo in molti  a farne uso, vi è il rischio  per alcuni  di incorrere nell’ortosonnia : la nuova ossessione (un’altra!?) legata alla ricerca del  sonno perfetto monitorato da uno sleep tracker (vedi  anche l’articolo  di  Wired….ma poi  ritorna qui!).

L’ossessione del controllo

Per un paio  di  giorni  mi ero  arresa: avevo  attivato  sul mio  smartphone l‘applicazione che mi avrebbe detto  quanti passi  avrei  fatto in giornata, con quanta intensità e, conseguentemente, quante calorie avrei speso.

Come nella favola di  Pinocchio anche in queste app vi è un saccente Grillo  Parlante, il cui  unico  scopo è quello  di insinuare in noi  sensi  di  colpa se per un giorno invece di  fare tre milioni  di passi  ne abbiamo  fatto  solo duemilioninovecentonavantonovemilanovecentonovantanove (dovrei  averlo  scritto  giusto): appunto, dopo  solo  due giorni il mio Grillo Parlante mi aveva stufato  e l’ho disinstallato.

Potrebbe sembrare il mio  un caso  di refrattarietà alla tecnologia, ma non è così: adoro tutto  ciò che mi semplifica la vita, ma non ne voglio  essere prigioniera.

L’AI (Artificial Intelligence) verosimilmente cambierà il nostro modo  futuro   di  vivere e sono pienamente convinta che  lo farà in maniera positiva.

Non sono  pochi, però,   quelli  che pensano a questo  futuro come uno scenario  irrimediabilmente   a tinte fosche (Terminator docet):  Stephen Hawking  era tra quelli che mettevano in guardia sui possibili  problemi  che le macchine provocheranno  nella nostra società in un immediato  domani, non il pericolo  di  robot-killer che danno  la caccia all’uomo (appunto  Terminator), ma sul fatto  che esse sostituiranno  sempre di più l’uomo nella catena della produttività creando disquilibri  nella società, cioè aumenteranno  le persone, le quali non avendo un lavoro,  si  troveranno  nella povertà (vedi l’articolo de La Repubblica sui  dubbi  dello  scienziato )

Aspettando  quel  domani  rimaniamo  positivi.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 


PLAYLIST

Solo  per rimanere in tema…

 

App o non App? L’importante è comunque viaggiare (da sole o in compagnia)

Air d’été
©caterinAndemme

Quella volta che..

Giusto  l’estate scorsa quando, programmando  di  arrivare nel  campeggio  di Seix ( cittadina nel Parco naturale   regionale dei Pirenei  dell’Ariége nella regione dell’Occitania ) nel tempo necessario per montare la tenda, un interminabile coda autostradale nei  pressi  di  Montpellier ci  fece ritardare di  ben cinque ore l’orario  di  arrivo, cioè quando  ormai  la reception  del  campeggio era chiusa e comunque ormai  notte per accamparsi.

Per fortuna esiste Booking e il TomTom

Scoraggiati e stanchi, si  è sempre trattato  di un viaggio  di  quasi  ottocento  chilometri più le ore incolonnati  nell’ingorgo stradale,  ci  siamo  affidati  all’app  di  Booking.com  per trovare e prenotare una sistemazione per la notte.

Escludendo alberghi a cinque stelle (troppo  costosi per una sola notte), trovammo una sistemazione più che dignitosa presso l’albergo Cuulong (gestito  da gentilissimi  vietnamiti) a Labarthe – Inard a cinquanta chilometri  di  distanza da Seix: ma la nostra fedelissima Sylvie ci  ha portato  a destinazione come sempre.

Per la cronaca Sylvie  è il nome dato  al nostro  TomTom che qualcuno di  mia conoscenza   ha deciso di  dare allo  strumento unicamente per quella voce dal  tono melodiosamente femminile che fa da guida.

Eppure anche allora si  viaggiava..

Non parlo  dell’allora dei  nostri nonni  o  dei nostri  genitori, ma da  quando lo smartphone dal semplice compito  di far parlare le persone (appunto  telefonare o  al  massimo  mandare qualche sms) si è evoluto diventando  il device che oggi  conosciamo (mi piace la parola device..) con la miriade di  app dedicate alla programmazione dei nostri  viaggi.

Non solo  praticità, ma anche la condivisione immediata della nostra esperienza con altri  utenti che vogliono  ripeterla o magari  cercare solo informazioni.

Ed è qui che trovo una pecca in questo  sistema: innanzitutto l’esperienza è individuale, cioè quello  che può andare bene ad una persona può non essere l’ottimale per me (se a qualcuno  piace dormire su  di un letto  di  chiodi io continuo  a preferire le doghe e un buon materasso…..oppure il sacco  a pelo!).

Senza considerare poi  le recensioni  negative di  coloro  che, pur trovando il letto  di  chiodi, hanno da ridire sulla mancanza di  ricezione dei  canali  digitali nella tv in camera (ma vai in ferie per guardare la televisione?).

Le nostre esperienze infine diventeranno  dati per profilare la clientela, ad esempio  la società proprietaria del motore di  ricerca Kayak   ha creato  un Mobile Travel  Report – Pdf –  in cui   fa un’attenta analisi dell’utilizzo  dei  dispositivi  mobili per la ricerca e prenotazione dei  viaggi.

Ma il cartaceo non è morto…

Le mappe e le carte escursionistiche sono queste che liberano la fantasia e l’immaginazione nella fase preparatoria di un viaggio, e non solo: avete mai  provato  a leggere un libro  dedicato  al  viaggio, ma anche di  semplice avventura, seguendo il tragitto con un’atlante accanto: vi  giuro  che è un di più assolutamente da provare.

Una carta escursionistica, infine, ha un’incolmabile vantaggio sul GPS: non si  scarica mai (in mezzo  ai  sentieri  è diffile trovare unapresa elettrica per ricaricare il nostro  device.…vi  ho  già detto  che mi piace la parola device?).

Alla prossima! Ciao, ciao……………


LIBRINVETRINA

Cosa possiamo  leggere quest’estate al mare, sul fiume, al  lago, in montagna o in collina?

Il Libraio  da qualche suggerimento.

Buona lettura!

 

Dateci il nostro dating quotidiano

Buongiorno. Hai dormito bene?
CaterinAndemme ©

E vissero  felici  e contenti………….?

Il dating (tradotto alcune volte in italiano come incontri) rappresenta l’attività di carattere sociale attraverso la quale due persone si danno la possibilità di valutare la loro idoneità come partner in una relazione sentimentale. Può essere inteso come una forma di corteggiamento ed è a volte visto come un precursore di fidanzamento o di matrimonio.

Ho rubato  le parole  a Wikipedia  per dare una definizione più semplice possibile al concetto  di  dating che, in ultima analisi, non è altro  che un incontro tra due persone le quali non si  conoscono  e che, dopo  aver letto i rispettivi  profili pubblicati  su  di un  sito, decidono  di approfondire la conoscenza en face à face (scusatemi, ma il francese mi  piace così tanto..).

Cosa accadrà  a queste due persone non lo sapremo  mai e tanto meno  deve interessarci: quello  che mi domando, ammettendo di  essere restia nel pubblicizzarmi  su  un qualsiasi  sito  d’incontri, è se sia intrinsecamente pericoloso fidarsi al cento per cento della persona con la quale entriamo in contatto.

Le statistiche dicono, comunque, che il 30 per cento  delle relazioni  nascono online attraverso le app di  dating: un modo  per far tacere la sottoscritta (un po’ spocchiosetta in questo  caso) che ha considerato questo  tipo  di  approccio  come l’ultima spiaggia per cuori in solitudine.

Quindi il dating è un fenomeno  di  tutto  rispetto assolutamente da non sottovalutare nelle dinamiche sociali, come quelle economiche perché il mercato generato è pari  a quasi  cinque miliardi  di  euro annui con possibilità di incremento enormi.

I competitors del  settore (ma come parlo  oggi!?)  che si  spartiscono questo ingente volume di  denaro sono i soliti  noti  Tinder, Badoo, Meetic e altri  che non sto  ad elencare (tra non molto  anche Facebook entrerà in partita).

Ma se ipoteticamente (ripeto ipoteticamente) dovessi  cambiare idea a chi  affidarmi?

Whitney Wolfe

A lei, perché donna, giovane, intelligente, bella e con un conto in banca che la sottoscritta pensa di non poter mai  vedere (non si  sa mai, però): Whitney Wolfe Herd   già cofondatrice di  Tinder, quindi una persona che  conosce a fondo  il settore, e imprenditrice da lungo  tempo.

Bumble è il suo nuovo  progetto di  social  dating, con una particolarità: è la donna a compiere il primo passo  nella conoscenza di un partner, cioè lei, dopo  aver letto il profilo  della persona, avrà ventiquattro ore di  tempo  per decidere se continuare nel dialogo  in chat.

Sembra poco, ma non lo è considerando  che fino  ad adesso l’iniziativa nelle fasi preliminari  dell’incontro  era tarata sulle aspettative dell’uomo e non su  quelle della donna.

Una sola cosa mi  ha lasciato un po’ perplessa quando  ho  letto  sul sito  di  Bumble questa parte di introduzione:

Bumble ha mosso i suoi primi passi nel mondo del dating, in aiuto di chi fosse alla ricerca della persona speciale. Da allora abbiamo sviluppato parecchio la nostra idea, introducendo una dimensione amicizia con Bumble BFF ed una professionale con Bumble Bizz. E non solo, abbiamo anche dato una bella shakerata a tanti luoghi comuni antiquati. Come? Per ogni affinità trovata con una persona del sesso diverso, sarà la donna a dover fare la prima mossa

Un’affinità con una persona del sesso  diverso?

A priori questo  sembrerebbe escludere le relazioni  omosessuali (svista o politica aziendale)?

Alla prossima! Ciao, ciao……………


PLAYLIST

 

Cammino per la strada
prendo a calci le lattine
guardo il pannello per le affissioni
mi sono messo anche a correre
valutando le persone
verificando la razza
facendo quel che sto facendo
e sentendomi fuori luogo

camminando, camminando sotto la pioggia

mi sento come una donna
ma sembro un uomo
con l’idea di dire continuamente no,
lo faccio quando posso
fischiettando nel buio
splendendo nella luce
arrivo ad una conclusione:
chi ha potere può fare quel che vuole

entrate, voi buffoni
entrate, voi stupidi
sedetevi, no, no
orco, demoni
accendete questa luce, fantastico
muovete a ritmo di musica quei fianchi girevoli
arrivate ad una conclusione:
cucitevi le labbra!

Genova è la città più gioiosa: non lo dico io ma Twitter.

The colored city
Caterina Andemme ©

 

Genova una città triste?

I genovesi sempre a mugugnare su  qualunque cosa e quindi  si  autocondannano all’infelicità?

Non è per nulla vero e la sorpresa (almeno  da parte mia) non esce da un uovo  di  Pasqua in vendita a sottocosto,  ma dalla ricerca dell’Università degli  studi  Milano attraverso il suo  spin-off Voices from the blogs 

Attraverso l’indice da loro  sviluppato, iHappy, si  sono  analizzati  i post di  Twitter pubblicati  dagli  utenti  italiani – tra essi Caterina Andemme, cioè la sottoscritta – stimando  il loro  relativo  livello  di  felicità o  tristezza quotidiana.

In quale maniera ci  riescano è per me uno  dei  tanti misteri insondabili  della vita, per cui non mi resta che linkare (guarda un po’  cosa ho imparato  a scrivere) la pagina del  sito  di Voices from the blogs dove viene spiegato  tutto per filo  e per segno molto  meglio di  come potrei  farlo io.

Se non vi  accontentate della lettura della sola pagina direttamente dal  sito e siete vittime del  download compulsivo, è pronto  per voi un ebook (in formato  Pdf)   pronto  da scaricare.

Non ho  detto una cosa molto importante: in questa ricerca Genova si piazza al Primo Posto come città più gioiosa, mentre Milano all’undicesimo posto e Torino al nono (il famoso triangolo, ormai penso ex, delle città industriali  chiamato  Ge.Mi.To.)  

A questo punto  vi  domanderete quale sia la città classificata come ultima: non è nessuna città del sud, nessuna delle isole, ma….rullo  di  tamburi…..the loser is Aosta

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 


PLAYLIST

 

Sono vulnerabile
Ma non ti piaccio più?
Stai scivolando via da me
Stai allontanandoti da me

Sono vulnerabile
Ma non ti piaccio più?
Stai scivolando via da me
Stai allontanandoti da me

Frenami
Sta scappando via da me
Sta scappando via da me
Sta scappando via da me

Il testo tradotto in italiano per intero  la trovate in questa pagina

Condom 3.0 per l’uomo ZeropuntoZero

Evoluzione e involuzione
Caterina Andemme ©

 

Avete un partner (fidanzato. marito, amante) che è sempre iperconnesso, con la tendenza ad essere un po’ narcisista e paranoico?

Vi auguro proprio  di no.

In caso  contrario, se volete sbalordirlo  con un regalo che vi costerà all’incirca una settantina di  euro, ecco  quella che potrebbe essere un’idea:

Quando mi  hanno  fatto  vedere l’oggetto nell’immagine, chiedendomi cosa fosse, avrei  dovuto  capire subito che mi  stavo  cacciando  in un trappola.

Li per lì ho subito  detto che fosse un bracciale da indossare con sensori che, comunicando  con lo smartphone, avrebbe tracciato  le performance agonistiche del proprietario: dal  battito  cardiaco al consumo  delle calorie – tra l’altro, a suo  tempo, avevo  scaricato un’app simile che dopo  due giorni  ho  disinstallato perché mi procurava una certa apprensione – ridacchiando i malevoli mi dissero che si, la funzione pressappoco era quella, ma che per indossare quello  che io  consideravo un braccialetto bisognava cercare un altro  luogo  specifico  dell’anatomia maschile.

i.Con, questo  è il nome del  gadget, è un preservativo intelligente (per quanto possa esserlo  un profilattico)  prodotto  dalla British  Condoms  (una specie di  Amazon dei preservativi).

La sua funzione, una volta posizionato, è quella di  raccogliere diversi  parametri quali: temperatura cutanea, il numero, la frequenza e la durata delle spinte durante il rapporto  sessuale, la forza della spinta e il rilevamento  delle posizioni utilizzate.

Tutti  questi  dati, attraverso un collegamento  Bluetooth, vengono immediatamente trasmessi  all’app  dedicata sullo  smartphone.

Come se tutto  questo non bastasse, l’azienda ci  assicura che possiamo condividere le nostre prestazioni  con gli  amici, o renderle note a tutto il mondo attraverso la formula dei  social.

A questo punto, mi pare, che il ruolo  della donna sia quello  di  essere paragonato  ad un attrezzo ginnico  quale può essere una semplice cyclette.

Niente paura: per noi  donne esiste la possibilità di  acquistare un set di palette con dei numeri  scritti  che vanno  dalla zero  fino  al dieci: quando  (e se) lui  vi  chiederà come si è comportato nel  fare l’amore possiamo alzare la paletta con il giusto  valore che gli  vogliamo attribuire.

Alla prossima! Ciao, ciao……………..


Libri IN Vetrina

Fresco di  quattro  premi Oscar, oltre ad altri riconoscimenti vinti  in altri  festival del  Cinema, La Forma dell’Acqua  (The shape of the water) è anche il  libro omonimo  scritto dal regista   Guillermo  del Toro e dallo scrittore,  anche regista,  Daniel  Kraus.

Baltimora, 1962. Al Centro di Ricerca Aerospaziale di Occam è stata appena consegnata la «risorsa» più delicata e preziosa che abbia mai ricevuto: un uomo anfibio, catturato in Amazzonia. Il suo arrivo segna anche l’inizio di un commovente rapporto tra la singolare creatura ed Elisa, una donna muta che lavora al centro come addetta alle pulizie e usa il linguaggio dei segni per comunicare.
Immaginazione, paura e romanticismo si mescolano in una storia d’amore avvincente, arricchita dalle illustrazioni di James Jean.

Di seguito un’anteprima del  libro  offerta da Il Libraio.