8 marzo? Si, ma con #wetoogether

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Caterina Andemme ©

Chissà se nel 2118, quando ormai  il mio  sorriso sarà quello  del  ghigno  di un teschio (è macabro, ma per il momento non ho  ancora il dono(?)  dell’immortalità), si  festeggerà ancora l’8 marzo come lo  conosciamo oggi.

Certo,  andando  a ritroso  di un anno  dall’ 8 marzo  2017 ad oggi, c’è ben poco  da festeggiare per noi  donne: l’articolo  de La Repubblica  ne fa un  elenco  tragico  che si  aggiunge a quello  degli anni passati.

L’8 marzo 2018  mette da parte le mimose per uno sciopero  globale delle donne in settanta  nazioni, Italia compresa: i motivi  sono innanzitutto la lotta contro la violenza sulle donne ed il sessismo, a cui  si  aggiunge quello  della parità salariale (perché una donna deve prendere uno  stipendio  inferiore rispetto  a quello  di un uomo  che ricopre lo stesso ruolo?).

Con l‘hashtag #WeToogether ( evoluzione di #MeToo) l’associazione femminista   Non Una Di  Meno  chiama tutte noi ad una presa di netta posizione per cambiare le regole di questo  sistema.

Buon 8 marzo 

Alla prossima! Ciao, ciao…………… 

 

RispettandoMI AMI (fermiamo la violenza sulle donne)

 

Qualche tempo  fa vi  fu  una campagna contro  la violenza sulle donne, in cui si chiedeva di  scrivere una frase sul tema  su di  un paio  di mutandine.

Vi  aderii come tante altre donne, scrivendo per l’appunto:

RISPETTANDOMI AMI  

Era implicito nel messaggio che l’amore verso  la donna è consequenziale al  rispetto verso  di lei.

E’ passato  del  tempo, neanche tanto poi, da quella campagna: allora Weinstein era solo  il nome di  un produttore cinematografico  statunitense.

Poi  sono  arrivate le denunce di  violenza sessuale che lui, forte del  suo potere, ha consumato a danno di giovani  attrici.

Dopodiché, come se si  fosse rotta una diga, le denunce di  violenze si  sono moltiplicate, non solo per Weinstein, ma in ogni  caso in cui  una donna ricopriva un ruolo  subalterno all’uomo.

Dopo  queste denunce, cosa credete che sia successo?

Il solito  blablabla in cui  la donna da vittima è passata ad essere colpevole: “lei, in fin dei  conti ci  stava perché aveva il suo bel  tornaconto”.

Anche quando  la violenza è talmente ed  odiosamente palese, non si  rinuncia a trovare quel  cavillo in cui, in fondo, è sempre lei  a provocare il povero  uomo  preda delle sue incontrollabili  pulsioni.

Mi riferisco al processo per violenza sessuale ai  danni  di  due giovani  studentesse americane da parte di  due (spero  ex)  carabinieri: gli  avvocati  della difesa non hanno  trovato  di meglio  che chiedere alle due sventurate se trovassero sexy  uno dei loro violentatori, oppure se le due donne  indossassero o meno gli  slip  (per gli  avvocati è indice di una disponibilità ad avere rapporti  sessuali).

Naturalmente, essendo  il processo  ancora in corso, anche per i  due carabinieri vige il principio  giuridico della presunzione d’innocenza.

Se saranno  giudicati  colpevoli, sinceramente e come per tutti i casi  di violenza, spero  che la pena sia quella massima.

Troppo severa?

Il quarto  rapporto  Eures sul fenomeno  del  femminicidio in Italia dice che, dall’inizio  di  quest’anno, 114 donne sono  state uccise un dato, purtroppo, in linea con quello  dell’anno precedente.

Oggi  si  celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne:  tutti insieme, donne ed uomini, facciamo  si che la violenza sulle donne si  azzeri.

1522 è il numero che dovete chiamare se avete la necessità di denunciare qualsiasi  tipo  di  abuso.


 

 


Alla prossima! Ciao, ciao……………