Berlino: fuga dal Muro con sponsor

Berlino

Ich bin ein Berliner (io sono un berlinese)

Frase pronunciata da John Fitzgerald Kennedy il 26 giugno 1963 a Berlino Ovest in Rudolph – Wilde Platz

 Berlino 9 novembre 1989:  la caduta del muro

Berlino
Il Muro di Berlino

Dapprima, precisamente il 13 agosto 1961, fu  costruita a dividere Berlino quello  che venne chiamata una barriera di protezione antifascista ma che, in effetti, riuscì a dividere affetti, amicizie, amori: da una parte la grigia Berlino Est, dall’altra parte l’Occidente e cioè Berlino Ovest.

Non fu  subito un muro  di  cemento,  ma una barriera fatta di  filo  spinato dopodiché, per arginare la massiccia fuga dal  regime della Berlino  Est verso l’agognata libertà offerta dallo stile di vita occidentale , si  costruisce quello che verrà sempre ricordato  come il Muro di Berlino : una barriera lunga decine di chilometri e alta due metri  e mezzo, custodita dagli   appartenenti  alla  VoPos (Volkspolizei).

Il Muro e le sue vittime
Il Muro di Berlino era lungo 155 chilometri per due metri e mezzo di altezza. Le persone uccise nel tentativo di valicarlo furono 144 (ma altre stime ne danno un numero maggiore).

Bisogna, quindi, aspettare ben ventotto  anni  per arrivare a quella fatidica sera quando il muro finalmente non è più un ostacolo per la riunificazione delle Germania, processo  che si  concluderà il 3 ottobre 1990.

Il Tunnel degli italiani

Fino a pochi  anni  fa si poteva acquistare su  Amazon o su  Ebay pezzi  del  Muro come souvenir , poi, nel 2015, il progetto  di una recinzione a impedire lo sbriciolamento di  quello  che rimane essere il monumento  di un periodo  storico  dell’Europa, avrebbe avuto  la conseguenza di fermare questo  commercio.

Penso  che oggi questi  souvenirs servano  più che altro a fare da fermacarte su  qualche scrivania, oppure oggetti impolverati in mostra sullo  scaffale delle librerie.

Mentre delle centoquaranta vittime del  Muro (ma è solo una stima, potrebbero  essere anche di più) il ricordo

Nei  ventotto anni  di  esistenza del  Muro, furono più di  settantacinque i  tunnel scavati per permettere questa fuga: quello più famoso, scavato sotto  Bernauer Strasse lo si  ricorda come Il Tunnel  degli italiani

Domenico Sesta e Luigi  Spina si  erano  dapprima conosciuti  a Gorizia frequentando le scuole superiori, poi,  a Berlino, si  ritrovarono studenti presso la facoltà di Ingegneria presso  la Technische Universität.

E’naturale che in qualunque ambiente universitario  si  creino  delle solide amicizie, così fu per i  due italiani  nei  confronti di  Peter Schmidt il quale rimase intrappolato nella Berlino Est in seguito  alla costruzione del  Muro.

Nel  frattempo Domenico Sesta conobbe Ellen (diventata poi  sua moglie nel 1963) la quale  ebbe un ruolo  fondamentale nel  mettere su  una rete clandestina per far fuggire le persone dalla Germania dell’Est.

Si inizia a scavare il tunnel, ma oltre alle braccia occorre  anche denaro per l’acquisto di attrezzature, ed è a questo punto che si  fa avanti il network statunitense NBC ( National Broadcasting Company)  che offre quanto  necessario in cambio dell’autorizzazione di  filmare i lavori di  scavo e il momento di  quando donne, uomini  e bambini  escono fuori  dall’altra parte del  Muro finalmente liberi.

L’operazione dell’emittente televisiva statunitense non piacque, però, al neo presidente John F. Kennedy il quale non voleva inasprire i già tesi  rapporti  con l’URSS in un clima di Guerra fredda che poteva sfociare in una catastrofe atomica.

Quella che formalmente era una censura presidenziale non riuscì a opporsi  alla libertà di  stampa: il documentario  venne mandato in onda in prima serata con diciotto milioni  di  spettatori  che lo  videro.

Il Tunnel 29
In realtà il nome è Tunnel 29 dal numero di persone che riuscirono a fuggire attraverso di esso. Nel 2000 il presidente Carlo Azeglio Ciampi insignì di medaglia d’oro al Valore Civile Domenico Sesta e Luigi Spina. Domenico Sesta è deceduto il 5 maggio 2002; Luigi Spina nell’agosto del 2014

Il libro

La vicenda dei  due italiani  e dei  loro  compagni nell’avventura dello  scavo  del  Tunnel 29 è narrata dal  giornalista Greg Mitchell nel libro  Tunnel di  cui  vi  anticipo  l’anteprima.

Berlino

Estate 1962: da un anno il Muro divide la città di Berlino, e la sua popolazione, in due.

È ormai sempre più difficile per gli abitanti di Berlino Est scappare verso l’Ovest democratico bucando i checkpoint o cercando di scavalcare il Muro: gli “incidenti” alla frontiera contano sempre più morti, che le propagande dell’Est e dell’Ovest si rinfacciano a vicenda.

Ma se si assottigliano le possibilità di oltrepassare il confine, si può sempre provare a passarci sotto: diversi gruppi di giovani iniziano a progettare tunnel che dal più sicuro Ovest corrano sotto il Muro e sbuchino a Est, permettendo ad amici, parenti ed emeriti sconosciuti di espatriare. Per portarli a termine occorrono nervi saldi, braccia robuste e, soprattutto, soldi.

Entrano così in scena due emittenti televisive americane rivali, la NBC e la CBS, ognuna intenzionata a finanziare la realizzazione di un tunnel, in cambio dell’esclusiva sulle immagini della fuga. Ben presto iniziano le riprese e le manovre degli scavatori, all’ombra minacciosa della Stasi, degli infiltrati e delle microspie.

Ma in questo complesso dramma spionistico deve ancora fare la sua comparsa un ultimo, fondamentale attore: John Fitzgerald Kennedy, che in piena guerra fredda non può certo permettere a una televisione americana di foraggiare piani di fuga da Berlino Est. D’altra parte, come ha detto ai suoi collaboratori, «per quanto non sia una soluzione piacevole, quel maledetto Muro è comunque meglio di una guerra».

Fra allagamenti ed esplosioni, omicidi e colpi di scena, Greg Mitchell racconta i presupposti, la realizzazione e la sorte dei Tunnel di Berlino, schiacciati tra il tremendo potere della polizia segreta della DDR e i dilemmi di un presidente costretto a censurare i media di fronte alla minaccia di una guerra nucleare.

Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥

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