Amelia Earhart: la (ormai) certa conclusione di un mistero

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© caterinAndemme

Mistero: una definizione 

Quanto rimane escluso dalle normali possibilità intuitive o conoscitive dell’intelletto umano o ne preclude un orientamento ragionevole, provocando una reazione di incertezza non necessariamente ansiosa né penosa, talvolta non priva di fascino

non priva di  fascino: è tutta in questa frase il perché del fatto  che siamo  attratti dal mistero.

Quindi  oggi voglio  scrivere di un  mistero  lungo ormai  ottantuno  anni, quello  della scomparsa di un’aviatrice, una donna coraggiosa che si  chiamava Amelia Earhart 

La storia che inizia dalla fine 

E’ il 2 luglio 1937 quando dalla pista dell’ aeroporto  di  Lae (capoluogo della provincia di  Morobe, Papua Nuova Guinea) decolla l’Electra con a bordo  l’aviatrice Amelia Earhart e il navigatore Fred Noonan.

La loro  prima destinazione è l’isola di Howland, un atollo  disabitato nell’Oceano  Pacifico: una delle tappe del progetto di  circumnavigazione del  globo.

La loro  ultima posizione venne rilevata dalla nave della Guardia costiera americana Itasca che aveva, appunto, il  compito  di  guidare l’Electra nella fase di  atterraggio

Quello che segue è la trascrizione delle parole che   Amelia Earhart  usò per comunicare con la nave Itasca il 2 luglio alle ore 7.42:

Dovremmo essere sopra di voi, ma non riusciamo a vedervi — ma il carburante si sta esaurendo. Non siamo riusciti a raggiungervi via radio. Stiamo volando a 1.000 piedi

Numerosi operatori  radio, sparsi  tra il Pacifico  e le coste degli  Stati  Uniti, furono  testimoni degli ultimi  messaggi  radio partiti  dall’Electra., ma quello  che  dissero  di  aver ascoltato  attraverso le loro  apparecchiature furono solo segnali deboli ed inintelligibili, alcuni dei  quali ritenuti  non riconducibili alla voce dei  due piloti.

Il presidente Roosevelt autorizzò immediatamente la partenza dagli  Stati Uniti di nove navi con a bordo alcuni  aerei  per la   ricognizione che raggiunsero   la zona solo  cinque giorni  dopo e cioè il 7 luglio.

Alla ricerca parteciparono  anche due navi  giapponesi: la Koshu  impiegata per ricerche oceanografiche, e la Kamoi una nave appoggio  per idrovolanti.

Le ricerche terminarono il 19 luglio.

Il 5 gennaio 1939 Amelia Earhart e Fred Noonan  vengono dichiarati  legalmente morti.


Nell’edizione del  19 luglio 1937 il periodico Life dedicò un articolo  alla tragedia dell’Electra

 

Dalla fine la storia continua per  (forse ) concludersi 

Nel 1940 sull’isola di  Nikumaroro nel Pacifico, fu  ritrovato uno scheletro parziale ritenuto come quello  di un naufrago.

Quei  resti  furono inviati  l’anno  dopo a un laboratorio  forense britannico  nelle Figi, il quale stabilì che le ossa con molta probabilità appartenessero  ad un uomo.

Nel 1998, cioè decenni  dopo le prime analisi  e con tecnologie all’avanguardia rispetto  a quelle utilizzate nel 1941, antropologi  francesi stabilirono  che le ossa potevano  anche  appartenere  a una donna, ma non che fossero quelle du Amelia Earhart.

Questo però fu  sufficiente affinché nello  stesso  anno  1998, la TIGHAR (The International Group for Historic Aircraft Recovery) approntò un progetto per scoprire la verità sulla tragica scomparsa di  Amelia Earhart e di  Fred Noonan.

Dopo  diverse campagne di  ricerca succedutesi negli  anni, vi fu una prima conclusione che:

 Amelia Earhart e Fred Noonan, virarono  a sud rispetto alla rotta prestabilita, atterrando sull’isola di Nikumaroro  nell’odierna    Repubblica delle  Kiribati, Pacifico  centrale .

Da quel punto  i due mandarono più messaggi  di  richiesta d’aiuto  (probabilmente i  messaggi  captati  dai  radioamatori)  utilizzando l’energia ricavata dal motore dell’aereo fino  a quando l’alta marea non trascinò via il veicolo.

Nel luglio  dello  scorso anno  i ricercatori che si occupano del progetto presentarono  il  risultato  di un’attenta analisi  delle comunicazioni  radio intercettate dai  radioamatori contestualizzandole con quelle ambientali  del periodo (analisi  delle maree).

Il poderoso  report (Pdf) ha come conclusione più che un’ipotesi una certezza: Amelia Earhart e Fred Noonan morirono, dopo  l’incidente per stenti o ferite riportate, sull’isola di  Nikumaroro.

Inoltre, a voler mettere fine alla vicenda, lo scorso  anno la rivista Forensis Antropology pubblicò una ricerca del professor Richard Jantz dell’Centro  di  Antropologia Forense dell’Università del  Tennessee il quale, utilizzando  un software da lui  stesso  creato (Fordisc), è riuscito  a stabilire, partendo  dalle precedenti  misurazioni dei  resti ossei, l’età e la statura della persona in vita: il confronto  con le foto di  Amelia Earhart (quindi  la misurazione della sua statura) comparato  con campioni di  riferimento, hanno portato  alla conclusione quasi  certa che  lo  scheletro era quello  della sfortunata aviatrice.


L’analisi forense

 

L’errore di  History  Channel 

Amelia Earhart era una spia americana? Venne catturata dai militari  giapponesi  e morì in una prigione a Saipan? Il governo  americano  secretò tutta la vicenda?

History Channel per realizzare il suo  documentario Amelia Earhart: the lost evidence partì dalla foto visibile a lato  tratto  da un vecchio libro  fotografico  giapponese: i due personaggi  evidenziati  erano, secondo gli autori  del programma, Amelia Earhart e Fred Noonan dopo  la loro cattura su  di una banchina dell’atollo di  Jaluit (Isole Marshall)  controllate dai  giapponesi .

Peccato  che il blogger giapponese Kota Yamano, esperto  di  storia militare, dalla pagina del  suo  sito, dopo un’accurata ricerca in rete, ha dichiarato che quella foto è tratta da un libro  edito  nel 1935: cioè due anni prima della scomparsa di  Amelia Earhart.

Tutto qui (e buon fine settimana)

Alla prossima! Ciao, ciao……….


Amelia al  cinema

Nel 2009 la regista Mira Nair diresse il film Amelia con Hilary  Swank ad interpretare il ruolo  dell’aviatrice e che per questo  film ha vinto il premio migliore attrice all’Hollywood Film Festival 2009

 

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