Il can can, una ballerina e il suo pittore

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Finirai per gettare al  vento la tua vita al  Moulin Rouge con una ballerina di  can – can

Frase tratta dal film Moulin Rouge! (2001)

Il can – can del  Moulin Rouge 

Scrivere su  quello  che la Belle époque  ha significato  dal  punto  di  vista sociale e artistico, nonché le nuove invenzioni che si ebbero in quel periodo anticamera della modernità, sarebbe per questa povera scrivana un compito assai  arduo (d’altronde questo  blog non ha la pretesa di  essere fonte di  conoscenza, bensì di  mera curiosità sul mondo tout court).

 Se nel mio  precedente articolo ho accennato alla parentesi di  apparente felicità apportata dalle novità della Belle époque (le classi meno abbienti hanno solo  goduto  parzialmente di  questa felicità) oggi mi focalizzo sull’aspetto più mondano, non per questo scevro di  apporti  culturali.

Quindi salite a bordo della DeLorean DMC – 12 modificata dallo scienziato  Emmett Brown (il Doc protagonista di  Ritorno  al  futuro) e rechiamoci a Parigi in una data particolare e cioè il 6 ottobre 1889 quando a Pigalle , nel XVIII arrondissement,  viene inaugurato un locale che diventerà famoso nel  tempo: il Moulin Rouge.

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Affiche che pubblicizza il Moulin Rouge con la famosa ballerina soprannominata La Goulue (Toulouse Lautrec – 1891)

Che cosa si  fa nel locale fondato  dall’impresario teatrale Charles Zidler e dal  suo  socio Josep Oller i Roca in quegli  anni?

Ovviamente, non essendo un luogo  di  penitenze e frequentato da tutti i ceti  sociali, si  andava lì per divertirsi assistendo agli spettacoli, si  beveva molto (fiumi di  assenzio) e per fare nuove amicizie.

Ma se si parla di  Moulin Rouge è inevitabile legare a questo nome quello del  ballo sfrenato del  can – can.

Il can - can
Si vuole fare derivare l’origine del can – can dalla quadriglia tradizionale italiana, diffusa su tutto il territorio, in particolare nel centro – sud. Il movimento durante il ballo si compone di una sequenza di quattro passi che si ripetono durante l’esecuzione: le ballerine saltellano sul posto, nel primo e terzo passo, toccano per terra con ambo i piedi nel secondo, mentre nel quarto con un piede solo slanciando in alto l’altra gamba, alternando lo slancio a gamba piegata, sollevando il ginocchio, con quello a gamba tesa. Questa tecnica di ballo fu inventata dalla ballerina francese Louise Weber, (nella foto) soprannominata la Goulue (la Golosa) ed è lo stile del can – can ballato nel Moulin Rouge

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Louise Weber

Il pittore

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Henri de Toulouse-Lautrec

Henri Marie Raymond de Toulouse- Lautrec – Monfta ( Albi, 24 novembre 1864 – Malromé, 9 settembre 1901): dalla lunghezza del nome è facilmente intuibile le origini  nobili  di  colui  che sarà uno dei più grandi pittori di  fine Ottocento.

Infatti il padre era il conte Alphonse-Charlese-Marie de Toulouse-Lautrec-Monfta, mentre la madre era la contessa  Adéle-Zoë-Marie- Marquette Tapié de Céleyran: i due, in virtù del  fatto che all’epoca era consuetudine sposarsi  fra consanguinei per mantenere la purezza del  sangue blu (colore del sangue condiviso  con alcuni tipi  di verme), si  sposarono il 10 maggio 1863.

Il matrimonio fra consanguinei può comportare gravi conseguenze a carico del  patrimonio  genetico  dei figli: infatti nella famiglia Toulouse-Lautrec non erano  infrequenti nascite con prole portatrici   di  gravi  malattie che ne diminuivano drasticamente la durata della vita (Richard, fratello di Henry Toulouse-Lautrec, morì in tenera età per una di  queste malattie).

Inevitabilmente anche Henry Toulouse – Lautrec fu  portatore di una rara malattia  ossea che gli procurò, tra l’altro, anche la frattura dei  femori e forti dolori  : la picnodisostosi,

Nel 1872, quando  aveva diciassette anni, con la madre si  recò a Parigi  per iscriversi  al Lycée Fontanes ed è in questo periodo  che stringe amicizia con due pittori e cioè René Princeteau e Maurice Javant, i quali riconobbero in Toulouse – Lautrec il genio pittorico stimolandolo  a proseguire nella carriera artistica.

L’incorraggiamento dei  suoi  amici  parigini  non fu lo stesso che trovò in famiglia, anzi, pur non ostacolando il desiderio  del figlio di  diventare pittore, il padre Alphonse gli  chiese di  adottare uno pseudonimo (per il buon nome del casato), così che troviamo il nome di Tréclau (anagramma di  Lautrec) impresso nelle sue prime tele.

Alphonse però sa di non poter competere con la caparbietà del  figlio per cui, in un certo  senso, lo  asseconda cercando  di indirizzarlo verso  la   tradizione accademica, cosa che Henry seguì di  fare fintanto  che prese la decisione di  cambiare completamente il suo  stile dedicandosi  ai manifesti contribuendo, in questa maniera, a fare entrare l’arte nelle case di tutti (un po’ come una volta si  tappezzava la propria cameretta con i manifesti dei  film o  dei  cantanti preferiti…si  fa ancora?).

Ma la vera  preoccupazione che Henry procurava alla famiglia era di  diversa natura e cioè la frequentazione dei  bordelli e una conseguente vita dissoluta che gli procurò la sifilide e problemi  con l’alcol ma, soprattutto con la droga di  allora: l’assenzio, bevanda  proibita  in Europa all’inizio del  XX secolo.

 La sua casa era Montmartre 

Per uno spirito bohémienne  come il suo  non poteva che essere Montmartre la scelta parigina dove vivere: cabaret, caffè concerto, sale da ballo erano il luogo ideale per incontrare poeti, scrittori, attori, artisti  di  vario  genere e, ovviamente, donne molto  allegre.

Era questo  un mondo estremamente vitale con una  piena osmosi sociale che abbatteva ogni  divisione tra ricco  e povero, tra aristocratico  e popolare. E’ ovvio  che solo  in questo  contesto si poteva avere la spinta verso nuove forme artistiche e la trasgressione di una morale che impastoiava il libero  pensiero.

Il crepuscolo prima della fine 

Cosa resta alla fine dopo  gli  eccessi di una vita certo dissoluta,  ma anche piena di  soddisfazioni  artistiche?

Henry Toulouse – Lautrec sente svanire le sue forze, sente di non avere più la capacità artistiche di un tempo  e quindi decide nel 1901 di  fare testamento e di  rifugiarsi  a Malromé nel  castello della famiglia assistito  dalla madre fino all’ultimo  dei  suoi  giorni: il 9 settembre di  quell’anno.

Dapprima venne inumato a Saint-André-du-Bois mentre in seguito  la sua salma venne traslata a Verdelais in Gironda.

Ad Albi, sua città natale, si trova il Musée Toulouse-Lautrec 

La ballerina

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Jane Avril in una foto del 1893

Per chi  la vide ballare, o ebbe la fortuna di  conoscerla, Jane Avril (nome d’arte di Jeanne Louise Beaudon nata il 9 giugno 1868 e morta il 17 gennaio  1943) era una donna la cui personalità oscillava tra l’essere fragile, altezzosa, seducente, bizzarra: in poche parole non passava inosservata.

Soprattutto lo era quando  si  esibiva nel  can-can al Moulin Rouge, dove troverà un suo inestimabile fan e cioè Henry Toulouse – Lautrec che ne farà il soggetto dei  suoi  dipinti, ma anche Pablo  Picasso la ritrasse nel 1901 per il ritratto Dance la loge (1901)

Ma la vita di  Jeanne inizia non certamente in maniera idilliaca: nasce dalla relazione di sua madre, Léontine Clarisse Beaudon  di mestiere prostituta (conosciuta con il nome di La Belle Èlise) e l’aristocretico italiano Luigi  de Font il quale abbandonerà la madre quando  lei  aveva appena due anni.

Vivrà con la madre alcolizzata che la maltratta fintanto che Jeanne, ormai  adolescente,  decide di  fuggire di  casa ma, purtroppo  per lei,   a soli 14 anni viene ricoverata nell’ospedale psichiatrico  di Salpêtrére a Parigi con la diagnosi  di isteria.

Qui riceve le cure di Jean – Martin  Charcot considerato il padre della neurologia (nonché ispiratore di  Sigmund Freud per gli  studi  sull’isteria).

Il luminare ebbe l’idea di organizzare un ballo  tra le pazienti e il personale medico  e  proprio in questo  frangente Jeanne scopri che il ballo  le consentiva di  far scomparire i sintomi del  suo  disagio  neurologico.

Dopo  due anni viene dimessa per tornare a vivere con la madre la quale semplicemente le consiglia di  essere carina con uomini di una certa età che l’avrebbero  ricoperta d’oro per i  suoi  baci  (e ovviamente anche per altro).

A Jeanne la vita che le prospetta la madre proprio non le va a genio, quindi  fugge di  casa ma, quasi  come uno  scherzo  del  destino, troverà rifugio proprio  tra le braccia delle donne di una casa di  tolleranza.

Nel 1888 inizia una relazione con lo  scrittore francese  René Boylesve (pseudonimo di René Tardivaux) e sembra che sia stato proprio lo  scrittore a suggerire il nome d’arte della futura ballerina e cioè Jane Avril.

Consacrata al  ballo Jane Avril approda al  Moulin Rouge nel 1889 (qui  le viene dato il soprannome La Mélinite in omaggio al  suo  stile di  ballo) per poi finire al più prestigioso Jardin de Paris sugli  Champs-Èlysées.

Nel 1895 ritorna al  Moulin Rouge per sostituire Louise Weber e l’anno  dopo  porterà il can-can in trasferta a Londra.

Dopo una breve  relazione  con May Milton, una giovane ballerina del  Moulin Rouge, ebbe un figlio dal  rapporto  con un uomo di  cui non so proprio il nome.

La danza la porterà anche al  teatro in un ruolo  per il Peer Gynt del  drammaturgo norvegese Henrik Ibsen

Peer Gynt
Peer Gynt è un poema drammatico in cinque atti rappresentato per la rima volta a Oslo il 24 febbraio 1876 con le musiche di scena di Edward Grieg. Alcune parti della suite, specie Il Mattino (descritto come il can-can dei troll) sono state spesso impiegate al cinema: da M – il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang a Scoop di Woody Allen. In Italia qualcuno forse ricorderà un Carosello degli anni ’70, quando l’atore Mimmo Graig interpretava la pubblicità per l’Olio Sasso.

Il suo  ritiro  dalle scene avvenne per lei  nel 1905; sei  anni  dopo, nel 1911, sposò l’artista francese Maurice Blais (1872 – 1926) che adottò il figlio.

Il matrimonio  durò fino  all’inizio  degli  anni ’20 (Blaise morì in seguito per una malattia polmonare).

La Grande Depressione mandò Jane Avril letteralmente in bancarotta: morirà in povertà il 17 gennaio 1943 e seppellita nella tomba di  famiglia dei Blais nel  cimitero di Pierre Lachaise di Parigi.

Nel 1952 l’attrice Zsa Zsa Gabor interpreta Jane Avril nel  film Moulin Rouge di John Huston.

Nel 2001 toccherà a Nicole Kidman a reinterpretare (in maniera semi – romanzata) il ruolo  della ballerina nel  film Moulin Rouge! del  regista Baz Luhrmann

Termina qui la seconda e ultima parte dedicata alla Belle époque

Il libro in anteprima

Jane Avril è stata la più celebre ballerina della Belle Époque, la musa di Toulouse-Lautrec, un’interprete ideale dell’euforia del suo tempo.

Figlia illegittima di un nobile italiano e di una cortigiana, comincia queste memorie raccontando l’adolescenza guastata dalle crudeltà della madre, le crisi nervose, il suicidio sventato dall’intervento di una prostituta, il ricovero nell’ospedale psichiatrico della Salpêtrère.

È qui, sotto le cure del pioniere dell’ipnosi Charcot, che la futura ballerina scopre la danza, una vocazione che la porterà al proprio riscatto sui palchi dei café parigini e negli atelier degli artisti.

È la storia, narrata con disarmante sincerità, di una guerra contro l’infelicità combattuta nel nome della leggerezza, sullo sfondo di una Parigi a un tempo dorata e sordida.

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Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥