Lo spazio è pieno di vita (bisogna solo scoprire dov’è)

Spazio

La prova più evidente che esistono altre forme di  vita intelligente nell’universo è che nessuna di  esse ha mai provato a contattarci

Bill Watterson

Tanto  spazio per essere disabitato?

L’ironica frase di  Bill Watterson ha un sottinteso, che è quello di  credere nella possibilità di  esistenza di  altre forme di  vita nell’universo (e che gli stessi extraterrestri, guardando la nostra storia fatta in parte  di  guerre e pregiudizi, preferiscono defilarsi).

A fare da contrappunto  alla dichiarazione del  fumettista è quella di uno  scienziato del calibro  di  Enrico  Fermi (anche se la  frase a lui  attribuita sembra essere stata estrapolata da un discorso  più ampio):

Se gli extraterrestri  esistono in abbondanza, alcune forme di  vita avrebbero raggiunto un grado  di  civiltà tale da avere inventato i viaggi interstellari.

Come mai  non sono ancora arrivati  fra noi?

A ben vedere la risposta potrebbe essere la stessa data alla frase di Bill Watterson…..

Eppure, secondo alcuni, gli extraterrestri visitando in passato la nostra cara Terra avrebbero lasciato  testimonianze di  sè e  cioè: cerchi  nel grano, piramidi, geoglifi  (Nazca) fino allo  schiantarsi  della loro nave spaziale e conseguente segregazione in basi ultra segrete (vedi  Area 51).

Ma se alla fantasia non si può porre dei limiti, la scienza utilizzando i suoi metodi non pone limiti  alla scoperta di una possibile forma di  vita: per questo motivo sono nati progetti  ad hoc quali  SETI  e messaggi  della nostra esistenza  come quello lanciato insieme alla sonda Pioneer 10  il 3 marzo 1972.

spazio
Simboli inseriti nella sonda Pioneer 10, con indicazioni sul nostro pianeta nel caso la sonda venga intercettata da una civiltà extraterrestre.

Sinceramente non so dove sia finito Pioneer 10 (forse venduto  come pezzo  d’antiquariato  al  mercato  di  Tatooine) ma è certo che, oltre al nostro sistema planetario, di mondi  ve ne sono  a bizzeffe, e vuoi  che almeno  uno  non ospiti una civiltà avanzata?

Di  questo ne è convinto l’astronomo statunitense Frank Drake (co – fondatore insieme a Carl Sagan di  SETI) a cui  si  deve la formula matematica, nota come equazione di  Drake o formula di  Green Bank,  calcola il numero  di  civiltà extraterrestri  esistenti  nella nostra galassia in grado  di  comunicare con noi.

Equazione di Drake (fonte Wikipedia)

Segnali  dallo  spazio profondo

Immaginiamo per un momento di essere un astronomo  di  turno in uno dei  radiotelescopi utilizzato nel programma SETI: è notte, fa molto caldo (è il giorno  di  ferragosto  del 1977), non abbiamo internet, niente WhatsApp, Instagram o Facebook: solo  qualche rivista, magari un libro per riempire le lunghe ore della notte.

Improvvisamente le macchine evidenziano un segnale di  forte intensità proveniente al  di là del sistema solare, precisamente dalla costellazione del  Sagittario,  la cui  durata è poco più di un minuto.

L’astronomo corre a stampare il tabulato dell’analisi del segnale anomalo, evidenziando  la traccia con un grosso  Wow!

spazio

 

Naturalmente questa è solo  una mia  fantasiosa ricostruzione di  quella notte: in verità Jerry R. Ehman, l’astronomo di  turno  presso il radiotelescopio Big Ear dell’Università statale dell’Ohio impiegato  nel programma SETI, era molto impegnato  nel  suo  lavoro tanto  che, allo  stupore di  quanto visto, fece subito  capolino  la razionalità dello  scienziato il quale,  senza escludere che la causa di  quel  segnale poteva essere quello  inviato da una civiltà tecnologicamente avanzata, non scartava l’ipotesi  che esso  fosse del  tutto naturale.

Da allora quello  che storicamente venne chiamato  Wow Signal non si  ripeté mai più.

Ma qualcosa di  analogo  è accaduto  solo pochi  giorni fa e cioè quando  gli  astronomi addetti  al Breakthrough Listen Project, utilizzando il radiotelescopio Parkes posto nel New South Wales in Australia, hanno  captato un segnale anomalo  proveniente dalla stella Proxima Centauri che dista dal  Sole solo 4,2 anni  luce (una bazzecola se si  possiede il motore a curvatura della nave stellare Enterprise, quella di  Star Trek).

Anche in questo  caso, però, la cautela è massima tanto  che lo stesso  SETI osserva che le possibili fonti del  segnale potrebbero essere diverse, anche proveniente da uno  dei 2700 satelliti  orbitanti  intorno  alla Terra.

Quale linguaggio per comunicare con ET?

 La soluzione che trovò Steven Spielberg per comunicare con gli  alieni nel  film Incontri  ravvicinati  del  terzo  tipo è senz’altro molto  spettacolare (ma altrettanto chiassosa), eppure nella realtà, e in passato, altri  hanno avuto qualche idea per comunicare con gli  alieni. 

Come, ad esempio, l’astronomo austriaco  Joseph Johann von Littrow il quale nel 19° secolo pensò che la cosa migliore fosse quella di  scavare enormi trincee nel deserto  del  Sahara per poi  riempirle di  acqua e petrolio e dare quindi fuoco  al tutto  affinché il messaggio  potesse essere visto da qualunque alieno  di passaggio  sulla Terra.

Più seria (e decisamente meno inquinante) fu  la scelta di  creare un vero  e proprio linguaggio basato  su  formule algebriche creato dal  matematico  tedesco Hans Freudenthal.

A questo linguaggio  venne dato il nome di Lincos e  descritto  dall’autore stesso  nel  libro Design of a Language for Cosmic Intercourse, Part 1 (la seconda parte non venne mai  scritta per la morte di Hans Freudenthal avvenuta nel 1990).

Per quanto  la comunità scientifica abbia in maggior parte accolto in maniera favorevole Lincos, il linguaggio non è mai  stato utilizzato  per inviare messaggi  nello  spazio.

A questo punto  come non ricordare quello che  invece fu  inviato dall’osservatorio  di  Arecibo nel 1974 e rammaricarci  del  crollo per mancanza di  manutenzione di  questo storico radiotelescopio.

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Per concludere 

La distanza, misurata in anni luce tra noi  e gli  eventuali  loro, non è un problema da poco: mettiamo  il caso che ET mandi il suo  ciao alla velocità della luce e che il suo pianeta disti  dalla Terra centinaia se non migliaia di  anni luce, per cui  la nostra educata risposta al  suo  ciao impiegherebbe lo stesso  tempo  per arrivare al pianeta X: in questo  lasso  temporale può essere che uno  delle due civiltà (se non entrambe) si  siano  estinti  per varie cause come, ad esempio, l’impatto  con  un asteroide (i dinosauri  ne sanno  qualcosa).

Eppure gli  scienziati hanno teorizzato una possibilità per accorciare queste  distanze attraverso i wormhole (o  tunnel  spaziali….ancora Star Trek)

La teoria fu ipotizzata da Albert Einstein e Nathan Rosen nel 1935 utilizzando la Teoria della relatività generale e, quindi, l’esistenza (teorica) dei  wormhole.

Tutto qui!

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Il cambiamento climatico non è solo un gioco

cambiamento  climatico

Quando  si  interviene in modo molto  violento  sull’ambiente si provocano  squilibri  ecologici ma, soprattutto, si  creano  condizioni ideali per lo  sviluppo  di microrganismi patogeni.

I dati  a disposizione dicono  che le malattie emergenti sono, nella maggior parte dei  casi, dovute ad agenti patogeni che già esistevano in focolai  ristretti e che sono usciti  dall’ombra  perché hanno beneficiato di modificazioni improvvise dell’ambiente.

Tratto  da un’intervista a Stephen Morse dell’Università Rockefeller di  New York (ottobre 1996)

Il cambiamento  climatico e la pandemia

Quando  ventiquattro  anni  fa Stephen Morse pronunciò quelle parole in un’intervista certo non pensava che quello che affermava  sarebbe accaduto  un paio  di  decenni  dopo, e cioè la pandemia da Covid – 19 che (tragicamente) stiamo  vivendo.

Come del  resto avevamo relegato  a un mero  ricordo  del passato l’altra pandemia avvenuta giusto un secolo  fa e cioè la febbre Spagnola che causò la morte di  cinquanta milioni  di individui in tutto il mondo.

Il confronto con la malattia del passato non deve, però, spaventarci: oggi  la scienza è in grado di offrire vaccini per sconfiggere del tutto la pandemia, anche se da più parti si levano  dubbi riguardo  alla  velocità con la quale diverse case farmaceutiche hanno approntato  il proprio  vaccino per metterlo in commercio (immaginate un po’ il fiume di  denaro che gira intorno  a questo  business) a scapito di una sperimentazione che, di  solito, dura ben  più di  qualche mese.

Certo è che il virus del  Covid – 19 è stato trasmesso  da animale (pipistrello?) a uomo ma, ritornando  alle parole di  Stephen Morse, è indubbio che uno squilibrio  ecologico sia stato, come dire, il detonatore che ha fatto  esplodere la pandemia.

Tralasciando la retorica dell’usciremo migliori  da questa esperienza  – per il momento  vedo intorno  a me  persone per lo più impaurite e disorientate dai  continui proclami  di  scienziati che dovrebbero pensare di più al proprio  lavoro  che presenziare nei  talk – show (senza per questo dimenticare lo stillicidio dei continui Dpcm che instillano  solo ulteriore confusione) – penso  che ormai sia giunto il momento in cui  le nazioni hanno  compreso  che il tanto  auspicato Green New Deal non può più attendere per far si  che la nostra vita diventi migliore

Il gioco che non è un gioco

cambiamento  climatico

Change Game è un gioco  di  simulazione (in realtà è una App)  in cui  intervenendo  su  diversi  parametri si può vedere il loro effetto generale su l cambiamento climatico.

 L’App  è stata ideata dal Centro Euro -Mediterraneo sui  Cambiamenti  Climatici ( CMCC) ed è scaricabile gratuitamente sia da Google Play che App Store.

cambiamento  climatico

Più complesso è il programma di  simulazione Climate interactive En-Roads progettato dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) attraverso  la sua scuola di  business  Sloan School of Management: il simulatore permette di  esplorare le conseguenze sul clima dovute alle politiche energetiche, crescita economica e consumo  del  suolo, oltre che fornire una valutazione sulle scelte per contenere l’aumento della temperatura futura entro i 2°C.

…….Qualcosa di più semplice?

Il libro in anteprima

Nell’ottobre del 2012 David Quammen, scrittore e divulgatore scientifico  statunitense, diede alle stampe Spillover  sulla possibile pandemia dovuta a un virus che avrebbe fatto un salto  di  specie.

Il libro  ebbe un notevole successo e oggi, più che mai, una sua lettura sarebbe consigliabile.

Non vengono da un altro pianeta e non nascono dal nulla. I responsabili della prossima pandemia sono già tra noi, sono virus che oggi colpiscono gli animali ma che potrebbero da un momento all’altro fare un salto di specie – uno spillover in gergo tecnico – e colpire anche gli esseri umani.

Il libro è unico nel suo genere: un po’ saggio sulla storia della medicina e un po’ reportage, è stato scritto in sei anni di lavoro durante i quali Quammen ha seguito gli scienziati al lavoro nelle foreste congolesi, nelle fattorie australiane e nei mercati delle affollate città cinesi.

L’autore ha intervistato testimoni, medici e sopravvissuti, ha investigato e raccontato con stile quasi da poliziesco la corsa alla comprensione dei meccanismi delle malattie.

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Colle del Melogno, un itinerario tra faggi e storia

Colle del Melogno

Andavo per il bosco così, per mio  conto,

non cercare nulla era il mio intento.

Quando  vidi  nell’ombra un piccolo fiore,

lucente come stella, bello  come gli occhi

J.W. Goethe – Cento poesie –⌋ 

Il Colle del Melogno tra le righe della storia

Prima ancora di  descrivere l’itinerario  che dal  Colle del Melogno porta al  Gioco  di  Giustenice, attraverso  la 14° tappa dell’Alta Via dei Monti Liguri, mi sembra opportuno accennare alle vicende storiche avvenute in questi luoghi partendo  dalla lontana primavera del 1795  cioè quando  le truppe francesi, comandate dal generale Andrea Massena, per proteggersi  da attacchi verso  la riviera avevano predisposto una linea di  difesa lungo il passo  del  Melogno.

Il 25 giugno le truppe austriache, comandate dal  generale Eugène-Guillaume Argenteau, dopo  un’aspra battaglia conquistarono le fortificazioni francesi  poste  sul monte Settepani a controllo di  quelle poste lungo il passo del  Melogno.

Toccherà ai  francesi  riconquistare il Melogno nel  novembre dello  stesso  anno a seguito della controffensiva intrapresa nella Battaglia di  Loano.

 

Il forte Centrale del Melogno

All’incirca un secolo  dopo  i  fatti  riportati precedentemente, quindi tra il 1883 e 1895, viene realizzato lo Sbarramento  del Melogno dal  Regio  esercito italiano a difesa del passo  composto dal  forte Centrale, il forte Tortagna (oggi proprietà privata), il forte Settepani (zona militare) e la batteria di  Bric Merizzo

Il forte Tortagna fu  testimone di un drammatico  episodio  avvenuto il 27 novembre 1944: la cattura di 17 alpini del  Battaglione Cadore, inquadrati nella Repubblica Sociale di Salò e, in seguito,   giustiziati sommariamente dai  partigiani della V Brigata Garibaldi. 

Affinché  tutte le vittime di un’assurda guerra fratricida non siano dimenticate.

Dal Colle del Melogno al  Gioco  di  Giustenice (tappa 14 AVML)

Si parte dai 1028 metri  del  Colle del  Melogno, precisamente dal parcheggio del bar – ristorante La Baita,  che troveremo  di  fronte dopo  essere passati  sotto  il tunnel  del  forte centrale provenendo  dall’uscita autostradale di  Finale Ligure.

Il Colle del Melogno
Il valico del Colle del Melogno (1028 metri) separa il Gruppo del Monte Settepani da quello del Monte Carmo (secondo la classificazione SOIUSA). Esso è il valico delle Alpi Liguri in provincia di Savona che collega la riviera di ponente (Finale Ligure) con la cittadina di Calizzano in Val Bormida e il Piemonte attraverso la Val Tanaro, seguendo la SP 490
Lunghezza del percorso 18 chilometri circa (andata e ritorno)

Una lunga sterrata in leggera salita che aggira il parcheggio è l’inizio  della 14°tappa dell’Alta Via dei  Monti  Liguri (cartelli indicatori  e segnavia indicano  la giusta direzione).

Colle del Melogno
Ma chi sarà la fanciulla ritratta?

Dopodiché, arrivati davanti  al  cancello in fotografia, entriamo in quella che viene considerata la più bella faggeta della Liguria e una delle più belle d’Italia: la Foresta della Barbottina (non so  perché si  chiama così, se qualcuno  di voi  lo sa può lasciarmi un messaggio).

Colle del Melogno
I faggi del Bosco della Barbottina

Usciti  dalla Foresta della Barbottina troveremo la casetta della Forestale con alcune panche per la sosta.

Colle del Melogno
La casetta della Forestale

Adesso  non ci  resta che proseguire mantenendo  la linea retta del  sentiero fino  ad arrivare alle cosiddette Rocce Bianche, punto panoramico  del percorso.

Continuiamo sull’ampio  sterrato seguendo  sempre i  segnavia dell’Alta Via fino a una deviazione a destra che, innalzandosi brevemente, ci porterà al terminale di  tappa e cioè il Gioco  di  Giustenice  a 1139 metri  di  quota.

Colle del Melogno
Terminale di tappa al Gioco di Giustenice (1139 metri)

Dal Gioco  di  Giustenice si  diramano i sentieri  verso il monte Carmo (0,30 minuti) oppure, proseguendo in discesa, verso il rifugio  di Pian delle Bosse (841 metri)

Per il ritorno possiamo riprendere il percorso dell’andata oppure seguire l’ampia sterrata che svolta a destra.

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Il glifosato, un problema non ancora risolto

Glifosato

Il glifosato è un diserbante sistemico di post-emergenza non selettivo. A differenza di altri prodotti, viene assorbito per via fogliare (prodotto sistemico), ma successivamente traslocato in ogni altra posizione della pianta per via prevalentemente floematica.

Questo gli conferisce la caratteristica, di fondamentale importanza, di essere in grado di devitalizzare anche gli organi di conservazione ipogea delle erbe infestanti, come rizomi, fittoni carnosi, ecc., che in nessun altro modo potrebbero essere devitalizzati.

Tratto  da Wikipedia alla voce glifosato⌋ 

La scoperta del  glifosato: un caso  di  serendipity 

Forse il concetto  di  serendipity non è molto  attinente alla scoperta del glifosato ma, quando  negli  anni ’70 la Monsanto stava effettuando  ricerche sugli  addolcitori d’acqua, si notò come alcuni  di questi  composti avevano una blanda azione erbicida, fu  allora che la priorità dell’industria chimica venne rivolta alla ricerca di  sostanze analoghe con un potere erbicida molto più efficace: il glifosato fu il terzo  di  questi elementi ad essere scoperto.

Glifosato
La formula chimica del glifosato

La scoperta del glifosato  si  deve al chimico John E. Franz che, nel 1990, per questo  suo  lavoro fu  premiato  con la Medaglia Perkins per l’innovazione nella chimica applicata (tre anni prima gli  era stata assegnata la National Medal  of Technology); nel 2007 il suo nome fu inserito nella National Inventor’s Hall of Fame .

Nel 2000 il brevetto del  glifosato raggiunge il suo  termine di  scadenza, questo non impedisce alla Monsanto di  continuare a essere leader per la produzione e vendita per gli  erbicida contenenti il glifosato (specie il Roundup): il quantitativo totale mondiale annuale della produzione dell’erbicida raggiunge le 800.000 tonnellate 

Glifosato alla sbarra

Nel 2018 l’azienda chimica Bayer acquisisce il controllo  della Monsanto,  diventando  così il colosso  dell’industria chimica con 115.000 dipendenti in tutto il mondo  e 45 miliardi di  euro  di  fatturato ogni  anno, dei  quali 19,7 miliardi provengono dal  settore agrochimico.

La Bayer, però, insieme all’acquisizione della Monsanto  ne eredita anche la cause giudiziarie indette per il  risarcimento dovuto ai casi di  cancro  delle persone che per anni  hanno  usato il diserbante Roundup: gli indennizzi sono  stratosferici.

Nel 2019 negli  Stati Uniti la giuria del  tribunale di Oakland (California) condannò la Bayer al risarcimento di due miliardi  di  dollari a una coppia di  anziani  coniugi che per trent’anni avevano utilizzato il Roundup nei propri  campi, ammalandosi entrambi di  tumore.

Ovviamente i legali della multinazionale fecero  subito  ricorso in appello per arrivare a un patteggiamento  con  le parti  (e un sostanzioso  sconto sull’indennizzo).

Sotto un certo punto  di  vista la sentenza  aveva un altro  aspetto non meno  importante del  risarcimento: essa aveva contraddetto l’Agenzia americana per la protezione dell’ambiente nella sua dichiarazione in cui  afferma che non esistono rischi  per la salute utilizzando prodotti con la presenza di  glifosato. 

In seguito la Bayer ha patteggiato il pagamento di 10,5 miliardi  di  dollari  per chiudere 95.000 cause di  risarcimento per gli  stessi  motivi (altre 25.000 cause aspettano di  essere giudicate)

Le norme europee sull’utilizzo  del  glifosato

Nel  marzo  2015 l’International Agency for Research on Cancer ha classificato il glifosato  come sostanza potenzialmente cancerogena per l’uomo inserendola nel  gruppo  2A

La classificazione in gruppi in base alla cancerogenicità degli elementi
Gruppo 1 – Sufficienti evidenze di cancerogenicità negli esseri umani Gruppo 2A – Limitate evidenze di cancerogenicità negli esseri umani, ma sufficienti evidenze negli animali di laboratorio. Gruppo 2B – Limitate evidenze di cancerogenicità sia negli esseri umani che negli animali. Gruppo 3 – Le prove non sono sufficienti Gruppo 4 – Le prove sia su esseri umani e animali indicano un’assenza di attività cancerogena

La questione dell’utilizzo  del  glifosato in Europa è estremamente complessa e non priva di  sospetti di  come essa venga gestita da parte dei  produttori di  erbicida: l’accusa che si  muove nei loro  confronti (per nulla velata) è quella di manipolazioni scientifiche, disinformazioni e sospetti  di  corruzione (queste ultime ovviamente non provate)

Nel  dicembre 2017 la Commissione europea approvò l’estensione dell’uso  del  glifosato  fino  al prossimo dicembre  2022: questo nonostante la presa di posizione da più parti sulla pericolosità del  composto ma, soprattutto, fu  il voto  a favore del ministro dell’Agricoltura tedesco a consentire la proroga: fino  ad allora sembrava che la posizione tedesca fosse allineata a quella dei  contrari ma, evidentemente, l’acquisizione della Monsanto da parte della tedesca Bayer, ne condizionò l’esito  del voto.

La commissione europea ha comunque istituito il gruppo  di  lavoro denominato  Assessment Group on Glyphosate (AGG) composto  da esperti  provenienti  dalla Francia, Ungheria, Olanda e Svezia che fornirà un rapporto di  valutazione entro il 2021 che confermerà l’utilizzo  del  glifosato o il divieto in tutti i paesi membri  dell’Unione.

La normativa italiana
In Italia il Decreto ministeriale del 9 agosto 2016 vieta l’uso del glifosato solo in questi casi: l’uso non agricolo su suoli che presentano una percentuale di sabbia superiore all’80 per cento nelle aree vulnerabili, nelle zone di rispetto e nelle aree frequentate dalla popolazione: parchi, giardini, campi sportivi, aree ricreative, cortili, aree verdi all’interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie L’uso in pre – raccolta con lo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura.

Cosa dobbiamo mangiare?

Ultimamente la cronaca ha riportato l’analisi  effettuata de Il Salvagente sul contenuto di  glifosato nella pasta prodotta da diversi  marchi,  evidenziando  come,  rispetto  a un’analoga analisi  effettuata nel 2018, in cui  solo  due tipi  di  pasta prodotti  per conto  della Lidl e Eurospin  contenevano  tracce di  glifosato, oggi il numero di  marchi contaminati sia salito  a sette con un’evidente peggioramento per quanto  riguarda la salute dei  consumatori.

Naturalmente  il consiglio è quello  di  consumare pasta prodotta al 100 per cento  con grano italiano, purtroppo il problema è che anche il grano nazionale può essere contaminato e, soprattutto, la produzione nazionale  non è sufficiente per il mercato interno, per cui  siamo  costretti  a comprare grano  dall’estero  (specie dal  Canada).

Tutto  qui.

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Pomposa, l’abbazia nel Delta del Po

Pomposa

Il nome di  Pomposa era giunto  glorioso fino  a noi ma come avvolto fra le nebbie delle leggenda perché la vecchia Abbazia avulsa per secoli dalla vita degli uomini, perduta nella immensa pianura padana e quasi irraggiungibile, sembrava l’eco  affievolita di una civiltà lontana, spersa nel  buio  del Medioevo

Tratto  da L’abbazia di  Pomposa di  Mario  Salvi

 Per visitare l’abbazia di  Pomposa

Pomposa
Abbazia di Pomposa (immagine tratta dalla pagina Cathopedia)

Sono certa che in rete, ma anche nelle biblioteche pubbliche (non dimentichiamole), troverete molto più di  quanto io possa scrivere sull’Abbazia di Pomposa per cui quelle poche parole  del  sottotitolo sono da intendersi  come l’invito a visitare quella che considero  essere tra le  più belle abbazie italiane.

Una visita all’Abbazia di  Pomposa potrebbe essere integrata con  quella della Riserva Naturale del  Gran Bosco  della Mesola integrata nel  Parco Delta del  Po, dato  che la distanza tra i  due luoghi  ne permette la visita in giornata (è meglio, comunque consultare gli orari di visita e i giorni  di  apertura per  entrambi i siti).

Per prenotare una visita e per altre informazioni  sull’Abbazia di Pomposa (anche di  natura gastronomica) è disponibile questa pagina

Cenni  storici e architettonici

Pomposa

 Quello  che segue è solo una piccola  cronologia della storia millenaria di Pomposa partita con l’insediamento di una prima comunità in quella che veniva chiamata l‘Insula Pomposiana tra il VI e il  VII secolo d.C. (il pdf è stato  generato partendo  dalla pagina di  Cathopedia relativa all’abbazia)

Abbazia di Santa Maria di Pomposa (Codigoro)

Galleria fotografica (©caterinAndemme)

Il libro in anteprima 

Chi meglio di Marcello  Simoni,  archeologo  e scrittore può accompagnarci in una visita nei  Misteri dell’abbazia di Pomposa?

Da un maestro del giallo storico, il racconto affascinante e mozzafiato della misteriosa abbazia di Pomposa.

Un saggio illustrato che si legge come un romanzo, in cui Marcello Simoni svela i segreti nascosti negli affreschi che decorano l’abbazia, una vera e propria Bibbia di pietra in cui convivono diavoli, mostri ed episodi dalle scritture.

Simoni rintraccia le fonti di questo labirinto di simboli, e suggerisce una lettura sorprendente di uno dei capolavori dell’arte medievale. Un viaggio – illuminato dai disegni dell’autore – nella bellezza di un luogo dal fascino immutato, che racchiude mondi letterari e artistici tutti da scoprire, rivelati dalla scrittura appassionante dell’autore italiano di thriller più tradotto al mondo.

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