Un oceano di quiete: questa è la libreria

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Ci sedemmo al  tavolo  del  retrobottega, circondati dai  libri  e dal  silenzio.

La città era addormentata e la libreria pareva una barca alla deriva in un oceano  di  quiete

Tratto da L’ombra del vento  di Carlos Ruiz Zafòn⌋  

Ma per i librai  non è un oceano di  quiete 

Eh si, perché alla poetica descrizione che ne ha fatto Zafòn si  contrappone la difficoltà delle librerie ad affrontare la concorrenza di giganti  quali  Amazon con l’offerta di un catalogo infinito, la comodità di  ricevere il libro direttamente a casa (elogio  della pigrizia) e prezzi concorrenziali, specie se il libro  è in formato  digitale.

A questo  stato  di  cose le grandi  e medie catene libraie hanno  risposto  offrendo incontri  con gli  autori e, dove è possibile farlo, caffetterie e angoli  di lettura.

Si, ma le piccole librerie?

Purtroppo, alcune di  esse, economicamente non reggono e hanno  difronte l’ineluttabile prospettiva della chiusura.

A meno che di non trovare persone talmente innamorate del proprio  lavoro  da creare un punto di  aggregazione talmente potente da far sì che le persone che entrano  per la prima volta in quella particolare libreria ne rimangano innamorate e stregate in quell’oceano  di  quiete.

Come quella che si  trova sulla Rive gauche di  Parigi.

Shakespeare and Company: una libreria  a Parigi 

 

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L’interno della libreria: adoro questa confusione mista all’odore dei libri (e spero presto  di  ritrovare queste sensazioni dopo  che la pandemia sarà solo un brutto  ricordo)

Trattandosi della Rive gauche la Shakespeare and Company non può essere una libreria qualunque in quanto, sia nel passato  che nel presente, è il luogo  ideale per incontrare di persona  scrittori più o  meno noti – quelli  che lo  sono  meno hanno la possibilità di  avere un luogo  per dormire qualche notte nella libreria in cambio di  lavoro  manuale tra gli  scaffali: una stima al  ribasso, forse esagerata, dice che dagli  anni ’50 ad oggi  vi  abbiano  dormito più di 30.000 persone  – e, quindi, partecipare agli  eventi particolari  come il Sunday tea ascoltando, tra un sorso  di tè e qualche biscotto, gli autori  leggere alcuni  brani  dei loro  libri o poesie.

Una storia in poche parole

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Sylvia Beach (Baltimora, 14 marzo 1887 – Parigi, 5 ottobre 1962)

Tutto ha inizio quando una giovane donna americana, figlia di un pastore presbiteriano, arriva a Parigi  nel 1919.

Il suo nome era Sylvia Beach  e, una volta stabilitasi  nella capitale francese assaporandone l’aria di libertà che offriva,  come prima cosa pensò ad un luogo aperto ai  giovani bohème  (per lo più scrittori  squattrinati) oltreché un punto  di  riferimento adatto  all’incontro della cultura d’oltreoceano   con quella europea.

Tra l’altro lei ebbe il coraggio  e la forza di  pubblicare nel 1922 un’opera come  l’Ulisse di James   Joyce messa al  bando  in America e Gran Bretagna per oscenità (in Irlanda verrà pubblicato  solo nel 1966).

Nel 1941 Parigi è invasa dai nazisti  e  Shakespeare and Company deve chiudere i  battenti

Passano  gli  anni e solo  nel  dopoguerra arrivano   a Parigi  altri  giovani intellettuali, tra loro George Whitman (New Jersey, 12 dicembre 1913 – Parigi, 14 dicembre 2011)  il quale, oltre ad avere una visione tendenzialmente socialista della vita  e della società,  ama i libri quanto li poteva amare Sylvia Beach.

Nel 1951, con un capitale di 500 dollari,  George Whitman acquista nei pressi di  Notre Dame un piccolo   locale adibendolo  a libreria con il nome Le Mistral: alla morte di  Sylvia Beachavvenuta nel 1962,in suo ricordo  la libreria cambierà il nome in Shakespeare and Company.

Non poteva essere diversamente: infatti la passione per i libri  e la letteratura,  la visione di una società molto liberal che aveva George Whitman era pari a quella che poteva essere  considerata la sua ispiratrice.

Nel solco  della tradizione anche la nuova   Shakespeare and Company  fu il luogo  dove approdarono intellettuali e artisti  spiantati, tra loro Allen GinsbergHenry MillerWilliam Burroughs (a lui  si  deve l’invenzione del  Sunday tea), Bruce Chatwin e tanti  altri.

I created this bookstore like a man would write a novel, building each room like a chapter, and I like people to open the door the way they open a book, a book that leads into a magic world in their imaginations.

Ho creato questa libreria come se un uomo  scrivesse un romanzo, costruendo ogni  stanza come un capitolo, e mi  piace che le persone aprano la porta nel modo in cui  aprono un libro, un libro  che conduce in un mondo  magico nella loro immaginazione

George Whitman

Il libro in anteprima 

Cinquant’anni con i libri, sui libri, nei libri.

Cinquant’anni per i libri.

Romano Montroni è nato in una casa in cui non si leggeva, ma da ragazzo è stato assunto per caso come fattorino alla libreria Rizzoli di Bologna ed è stata la cosa più bella che potesse capitargli: diventato libraio, ha conosciuto moltissimi scrittori e lettori e poi ha lavorato tutta la vita per formare nuove generazioni di librai che amino i libri quanto li ama lui, librai capaci di accendere entusiasmi, nutrire sogni e sussurrare ai lettori i libri giusti, quelli che riempiono la vita e a volte la cambiano.

In queste pagine Montroni tira le somme della sua esperienza come presidente del Centro per il libro e la lettura e lo fa guardando al futuro: parla di giovani lettori, di scuola, di lettura ad alta voce, di librerie, di biblioteche e naturalmente di librai, di come formarli e come appassionarli.

Una testimonianza che ha il fascino di una storia vera e il profumo dei libri nuovi, un’entusiasmante dichiarazione d’amore e di fiducia nella straordinaria potenzialità dei libri e nella infinita felicità dei loro fortunati lettori.

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Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥