Nove ottobre millenovencentosessantatre

Nove ottobre

 

Perché mai  è così tragica la vita: così simile a una striscia di  marciapiede che costeggia un abisso.

 Virginia Woolf – Diario  di  una scrittrice – ⌋ 

Quel 9 ottobre di  cinquantasette anni  fa

Potrei interpretare la parte di colei  che ricorda una storia tragica del  nostro  Paese, ma la verità è che non mi ricordavo  affatto di  quello  che è accaduto il 9 ottobre 1963, ed è solo per un caso che mi sono imbattuta nel  video  seguente tratto dall’opera teatrale di  Marco  Paolini:

   Il Disastro  del  Vajont.

E’anche vero  che potrei  dire a mia discolpa che non ho  dimenticato  la tragedia ma solo  che, per l’appunto, oggi è il suo (tragico) anniversario.

Duecentosessanta milioni di  metri  cubi  di  roccia quel  giorno  si  staccarono  dal monte Toc, una montagna alta 1.921 metri nelle prealpi Bellunesi nel confine tra le province di  Belluno e Pordenone, precipitando nel  bacino idroelettrico artificiale del torrente Vajont e causando un’onda gigantesca che si  abbatté prima sui  paesi  di  Erto e Casso  fino  ad arrivare poi a Longarone: i morti  furono millenovecentodiciassette.

Marco Paolini nel  suo monologo  teatrale Il racconto del  Vajont  fece un rapido  calcolo  per dare la misura di  quanto  franò dalla montagna: Per rimuovere la frana staccatasi  dal monte Toc, ci  vorrebbero mille camion al giorno al lavoro, per tutti i giorni, per sette secoli.

Tina Merlin già nel 1959 denunciò attraverso una serie di  articoli  la pericolosità di  quanto  si  stava costruendo: venne denunciata con l’accusa di  diffusione di notizie false e tendenziose.

Nel 2008, durante l’Anno Internazionale del Pianeta Terra, la tragedia del  Vajont fu indicata come esempio  di disastro  evitabile causato  dall’errore umano nel  non comprendere la natura del problema che si  stava affrontando.

Il libro in anteprima 

Fu come un colpo di falce, il 9 ottobre 1963, alle 22.45 duemila persone e un intero paese furono cancellati per sempre.

Più di quarant’anni sono passati e il ricordo dei morti è ancora sospeso sulla valle. Anche se i fatti di quella terribile notte diventano sempre più lontani, quel passato resta inciso sulla pelle di chi l’ha vissuto.

Come Mauro Corona, lo scrittore-alpinista di Erto; e come i personaggi di questo testo inedito.

All’osteria del Gallo Cedrone sei uomini si ritrovano a discutere fuori dai denti, tra un bicchiere di vino e l’altro, sulle responsabilità della tragedia; sul dopo Vajont, sui chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso. Dalle loro parole ruvide e coinvolte emergono accuse, notizie, fatti.

E soprattutto il ritratto di un piccolo popolo pieno di inestinguibile dolore, ma mai vinto.

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Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥