Una Topolino per due scrittori in viaggio

Topolino

Se vai lento, ovunque tu  sia nella fascia temperata del  Globo,

le tue notti  si popoleranno di  grilli, belati,, fumo di legna, erbe aromatiche, stelle.

D’inverno, ti  addormenterai circondato di luce lunare fredda, odore di lana infeltrita e letame, tè bollenti  e sogni  caldi,

quelli  dove le persone hanno odore e sapore.

In una parola, la vita.

Tratto da La leggenda dei monti  naviganti  di  Paolo  Rumiz

Il lento viaggiare della Topolino (contro  l’arroganza dei  SUV)

Non mi  piacciono  affatto  quei  caterpillar travestiti  da automobile, come non mi piace l’arroganza della stragrande maggioranza di  chi  guida un SUV e cioè quei prepotenti (al 99 per cento uomini) che si incollano  al tuo parafango  posteriore come per dire che la strada è la loro e tu, misera automobilista che guida un’utilitaria (per giunta sei donna) occupi impunemente la corsia di  sorpasso.

A questo punto non posso  che pensare quanto  sia vera l’equazione per cui gli  attributi (quegli  attributi) di  questi  guidatori siano inversamente proporzionali alla dimensione del loro  mezzo.

Ma ritorniamo  alla simpatica Fiat Topolino.

Topolino
L’ingegnere della Fiat Dante Giacosa

Il signore ritratto nella fotografia è l’ingegnere Dante Giacosa che nel 1934 inventò la Topolino dopo  che Benito  Mussolini  aveva ordinato  alla Fiat di progettare per il popolo  un auto  il più possibilmente economica.

Dopo  qualche tentativo  infruttuoso  (i prototipi  andarono a fuoco durante il collaudo), Giacosa per il suo progetto  pensò di  ridurre pesi  e dotazioni della Balilla  per contenere i  costi  ma, allo  stesso, tempo, creare un automobile affidabile.

Topolino
La Fiat 500 “Topolino” coupé del 1936

Il prototipo fu  collaudato  nel  1934 dallo  stesso  Giacosa insieme ad Antonio Fessia dell’ufficio  progetti  della Fiat in un percorso  misto intorno  alla città  di  Torino per saggiarne le sospensioni e un tratto  autostradale dove la Topolino  raggiunse la velocità di 82 chilometri orari  (allora non c’erano  i SUV a chiedere strada)

Inizialmente le venne dato il nome di  Topolino in onore del personaggio  della Walt Disney ma,  siccome il regime era contrario  ad adottare nomi  stranieri (Louis Armstrong era diventato  Luigi  Fortebraccio), ben presto si  adottò  quello più prosaico  di  Fiat 500.

Il viaggio  lento  di  due scrittori

Ho  appena terminato  di (ri)leggere La leggenda dei monti  naviganti di Paolo  Rumiz: il libro è diviso in due parti  riferite al  viaggio  dello scrittore triestino attraverso  le due catene montuose del nostro Paese e cioè le Alpi e gli  Appennini.

Una Topolino coetanea di Nerina

E’  nella parte del viaggio  attraverso  gli  Appennini che Paolo  Rumiz si  avventura per  strade secondarie a bordo di  Nerina, una Topolino  dl 1953.

E’ un viaggio ovviamente  lento, ed è proprio  questa lentezza  che permette all’autore   l’incontro con le persone, il cibo  e gli odori dei luoghi  attraversati (nonché qualche imprevisto meccanico dovuto alla non più giovane età di  Nerina).

Paolo Rumiz e la European Spirit of Youth Orchestra ensemble in un incontro con il pubblico presso i Martiri della Benedicta nelle Capanne di Marcarolo (luglio 2017)

Verso  la fine del libro  Paolo  Rumiz rende omaggio a un altro  scrittore e viaggiatore che anni prima, nel 1953,  ha intrapreso un viaggio molto più lungo, attraversando i Balcani, la Turchia, l’Iran, l’Afghanistan, ma sempre a bordo di una Topolino.

Ci  ha messo  due anni Bouvier a fare quel  viaggio.

Se l’è presa comoda: ha passato un’estate a Belgrado, un inverno a Tabriz e un altro in Pakistan. Altri mondi.

Ciò nonostante, ho l’impressione di  fare la stessa esperienza, di  sentire gli  stessi odori.

Forse la percezione del mondo non dipende dai  luoghi, ma dall’andatura.

Paolo RumizLa leggenda dei monti  naviganti

Nicolas Bouvier (Grand -Lancy, 6 marzo 1929 – Ginevra, 17 febbraio 1998) è stato uno scrittore e giornalista svizzero, il diario  del  suo lungo  viaggio diventò il libro  La polvere del mondo.

Anteprima libri 

Se amate viaggiare, ma anche solo leggere libri  di  viaggio (impossibile a questo punto  che non siate anche amanti  del  viaggiare) ecco  l’anteprima dei due libri citati  nell’articolo.

Un viaggio di settemila chilometri che cavalca la gobba montuosa della balena-Italia lungo Alpi e Appennini, dal Golfo del Quarnaro (Fiume) a Capo Sud (punto più meridionale della Penisola).

Parte dal mare, arriva sul mare, naviga come un transatlantico con due murate affacciate sulle onde ed evoca metafore marine, come di chi veleggia in un immenso arcipelago emerso. Trovi valli dove non esiste l’elettricità, incontri grandi vecchi come Bonatti o Rigoni Stern, scivoli accanto a ferrovie abitate da mufloni e case cantoniere che emergono da un tempo lontanissimo, conosci bivacchi in fondo a caverne e santuari dove divinità pre-romane sbucano dietro ai santi del calendario.

E poi ancora ti imbatti in parroci bracconieri, custodi di rifugi leggendari, musicanti in cerca di radici come Francesco Guccini o Vinicio Capossela.

Un’Italia di quota, poco visibile e poco raccontata. Le due parti – o forse i due libri, alla maniera latina – del racconto, Alpi e Appennini, hanno andatura e metrica diverse. Le Alpi sono pilastri visibili, famosi; sono fatte di monoliti ben illuminati e percorse da grandi strade. Gli Appennini no: sono arcani, spopolati, dimenticati, nonostante in essi si annidi l’identità profonda della nazione.

Durante l’estate del 1953, un giovane di ventiquattro anni, figlio di una buona famiglia calvinista, lascia Ginevra e l’università, dove seguiva i corsi di sanscrito, storia medioevale e diritto, a bordo della sua Fiat Topolino.

Nicolas Bouvier ha già effettuato dei brevi viaggi in Francia, Algeria o Jugoslavia, ma questa volta punta più lontano, verso la Turchia, l’Iran, Kabul e il confine con l’India. I sei mesi di viaggio successivi attraverso i Balcani, l’Anatolia, la Persia e l’Afghanistan, in compagnia dell’amico artista Thierry Vernet, danno vita a uno dei grandi capolavori del Ventesimo secolo.

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Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥