Baccalà, stoccafisso e un naufragio provvidenziale

baccalà

Un pesciolino rosso a un altro: <<Io non credo in Dio>>

L’altro  risponde: <<Nemmeno io, ma chi  altro  pulirebbe la nostra boccia?>>.

 Wiet van Broeckhoven (presentatore e scrittore radiofonico  belga)

Baccalà e stoccafisso  sono la stessa cosa?

 

Baccalà
merluzzi

Dal punto  di  vista del  fornitore (suo  malgrado) delle carni no perché è dal merluzzo (gadus morhua) da cui si  ricava la materia prima per preparare prelibatezze culinarie (a proposito; alla fine dell’articolo  troverete la ricetta per il Baccalà alla napoletana).

La differenza è tutta nella conservazione, in quanto il baccalà è conservato  sotto  sale (si può definire baccalà solo quello  che raggiunge  più del 18 per cento di  sale assorbito  dal pesce),  mentre lo  stoccafisso viene essiccato al  sole su apposite rastrelliere per tre mesi.

Quindi  se il baccalà può essere prodotto in tutto il periodo  dell’anno, lo stoccafisso può esserlo solo  quando  determinate condizioni  climatiche lo  permettono  e cioè da febbraio a giugno.

Il migliore stoccafisso  è quello  prodotto nelle isole Lofoten  nel  nord della Norvegia dove è ottimale il connubio  tra sole e vento  artico  per l’essiccazione.

Dopo i  tre mesi  di  stagionature al palo (cioè sulle rastrelliere) lo  stoccafisso  viene stivato al chiuso  per altri  due mesi  dove continuerà la maturazione.

Sembra che questo metodo di produzione sia vecchio  di  almeno mille anni,lo stesso utilizzato  dai  Vichinghi (buongustai  oltre che predatori).

Lo stoccafisso (cioè il merluzzo) pescato  nelle gelide acque delle isole Lofoten è il primo prodotto  norvegese ad aver ottenuto l’Indicazione Geografica Protetta (IGP) dall’Unione Europea, in particolare grazie alla pesca del  merluzzo nordico chiamato Skrei

Quando  messer Querini  naufragò

Pietro Querini in un dipinto d’epoca

Nell’aprile del  1431, Pietro  Querini  mercante e membro  del  Consiglio  della Serenissima, partì da Creta diretto verso i mari  del Nord a comando  del  veliero  Gemma Querina con a bordo  merci pregiate quali spezie, barili  di  malvasia, cotone e altro  ancora.

Superato lo Stretto di  Gibilterra, dapprima la nave si  arenò su  uno scoglio e quindi costretta a una sosta di cinque settimane a Cadice quindi, riprendendo  la rotta verso  le Canarie, raggiunse Lisbona proseguendo per Capo  Finisterre.

Non si può dire che Pietro  Querini in quel  viaggio fu molto  fortunato: infatti, trovandosi  a sud dell’Irlanda, andò alla deriva a causa di un vento di  scirocco che lo  spinse verso l’arcipelago  delle Isole Sorlinghe a 45 miglia dalla punta sud – occidentale della costa dell’Inghilterra.

Con la Gemma Querina ormai ingovernabile il naufragio  fu inevitabile: dei  sessanta marinai  a bordo  solo 16 con Pietro  Querini  riuscirono  a mettersi in salvo a bordo  di una scialuppa e. dopo 19 giorni, approdarono nell’isola di Sandoy, vicino a Røst nelle Lofoten.

Gli abitanti  dell’isola accolsero ben volentieri  i  naufraghi (le malelingue dicono che furono  soprattutto  le donne  quelle ad essere più  premurose verso i marinai) e qui  rimasero  per quattro  mesi finchè, il 15 maggio 1432, poterono ripartire alla volta di Venezia con un carico  particolare: 60 stoccafissi essiccati.

E fu  così che lo stoccafisso  entrò   a far parte della gastronomia italiana, si  calcola che oggi il volume d’affari  annuali per l’importazione dello  stoccafisso  norvegese IGP è pari  a 40 milioni di euro.

La ricetta 

Quella che troverete tra poche righe è la ricetta per preparare il Baccalà alla napoletana: non è un piatto veloce da preparare in quanto bisogna eliminare la pelle dal pesce, dividerlo in porzioni e mettere i pezzi in un contenitore in acqua fredda per almeno ventiquattro  ore.

L’alternativa è farvi invitare a cena (o  a pranzo, se preferite)

Baccalù

Il Libro in anteprima

Il giornalista Franco  Giliberto e il capitano di lungo  corso (nonchè ufficiale di  Stato  maggiore della riserva di marina e consulente navale) Giuliano Piovan hanno  scritto Alla larga da Venezia e cioè l’incredibile viaggio  di  Pietro  Querini  oltre il circolo polare artico nel ‘400

Un tuffo all’indietro nella Venezia del ’400, un viaggio per mare verso le Fiandre.

La Gemma Quirina, nave con sessantotto marinai, carica di vino e spezie, non giunge a destinazione, ma va alla deriva nell’oceano in pieno inverno.

Undici naufraghi redivivi sono accolti nella paradisiaca isola di Røst, oltre il circolo polare artico.

È questo lo scenario in cui compaiono tormentose storie d’amore, inconfessabili segreti di fanciulle, burrascose vicende marinare, prepotenze e punizioni d’una ciurma allo sbando. E soavi momenti di quiete degli undici superstiti, accuditi per cento giorni dalle disinibite donne dell’isola norvegese.

Pietro Querini è il nobiluomo veneziano capitano della nave partita da Creta nel 1431 e scomparsa all’imbocco della Manica. A Venezia lo si crede morto annegato, ma sorprendentemente ventuno mesi dopo la sua partenza ritorna in patria con i pochi compagni d’avventura rimasti, dopo un lungo percorso a piedi attraverso la Svezia e la Germania.

Conosciuta soprattutto dagli studiosi per la sua importanza storica e geografica, l’impresa di Querini è poco nota ai più. Finalmente, con quasi seicento anni di ritardo, Giliberto e Piovan danno voce alle gesta di questo grande nobile veneziano con un racconto rispettoso della realtà dei fatti ma insieme intenso e divertente.

ALTRI SCRITTI

 

Per la categoria DolceSalato ho scritto  diversi  articoli  tra cui:

Le alghe nel piatto  di oggi e in quello  di  domani 

Ricette, libri e pochi  consigli non indispensabili 

A tutta birra ( ma con moderazione ) 

Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥

La Luna tra la Grande Madre e la scienza

 

Luna

  Fu allora che vissi l’effetto luna piena.

L’avevo chiamato  così.

Mi sentivo come una grande luna he continua a crescere piano  piano, notte dopo  notte, per arrivare allo  stadio  completo, luminosissimo, in cui niente manca, niente è  di  troppo…

Nella vita di  tutte noi c’è una luna piena.

Se soltanto sapessimo  riconoscerla per godercela almeno un po’, per sentirci  diafane e realizzate.

 Marcela Serrano

Luna sempre tu  cresci  e decresci…

Non ne abbia a male Carl  Orff se ho  utilizzato le parole del prologo  dei Carmina Burana, quelle  appunto contenute ne La Fortuna,  come sottotitolo  dell’articolo, ma è proprio  questo  crescere e decrescere del nostro satellite che, sin dal passato, rappresentava il ciclo che dalla morte portava alla rigenerazione, nonchè il potere degli inferi  e tutte le attività misteriose e notturne: quest’ultima dote ben  rappresentata da Ecate, la dea dalla triplice forma che regnava sui  demoni, i fantasmi e sull’arte della negromanzia, la quale presenza veniva preannunciata dal  latrare dei  cani di notte (c’è ne uno in particolare che lo  fa ogni  sera sotto il balcone di  casa mia….sarà un’avvertimento?).

Luna
Disegno di Stéphane Mallarmé – Le Dieux Antiques (Parigi, 1880)

Alla figura piuttosto   dark di  Ecate, si  contrappone quella più luminosa della Grande Madre:  divinità femminile antica quanto l’essere umano alle sue origini , dea del  ciclo  della vita e del volgere delle stagioni rappresentato proprio  dalle fasi lunari

Per  Carl Gustav Jung la Grande Madre (o  Dea Madre) è una delle potenze numinose dell’inconscio con la funzione di  essere allo  stesso  tempo una figura distruttrice e salvatrice.

Per me la Luna rappresenta quel  disco  luminoso dispensatrice di pensieri e armonia (nonchè l’avviso  che è ormai  ora di  andare a nanna, a meno che non voglia trasformarmi in una lupa mannara).

La Luna che è in cielo  

Fra le teorie che si  sono fatte per dare una risposta scientifica alla nascita della Luna,  quella che sembrerebbe per il mondo scientifico più plausibile è l’impatto  gigante.

La teoria fu  proposta nel 1975 dall’astronomo pittore William Hartmann il quale  ipotizzò l’impatto di  un corpo celeste  dalle dimensioni  di Marte (chiamato  Theia) con il nostro pianeta e, dal  materiale espulso da quella collisione rimasto poi nell’orbita circumterrestre, è nata la nostra Luna.

Nell’immagine seguente la rappresentazione grafica a opera dello  stesso Hartmann

 

 

Nel 2036 l’asteroide  99942 Apophis passerà molto (troppo) vicino  ala Terra tanto  da ipotizzare una possibilità d’impatto  su  centomila (azzeccare la sestina del  Superenalotto è tremendamente più difficile): nel malaugurio  che ciò accada , forse potremmo  consolarci  con la vista di  una seconda luna.

Intanto la nostra Luna, molto  alla chetichella,  si allontana da noi di  quattro  centimetri  all’anno per via di un complicato  meccanismo in cui  l’attrazione gravitazionale dei  due corpi  e l’accelerazione del  sistema di  rotazione Terra – Luna sta aumentando di  velocità.

Non avendo tempo  per poter prendere una laurea in astrofisica e, quindi, darvi una spiegazione esauriente del  fenomeno, vi  rimando alla pagina del  sito 3Bmeteo  dove viene anche spiegata la conseguenza sul clima di  questo lungo  addio.

Due passi  sulla Luna

Scherzavo: non è la passeggiata lunare di  Michael Jackson ad avere l’onore di  concludere questo  articolo, ma quella egualmente emozionante (direi anzi  di più) di  Neil Armstrong il 20 luglio 1969: il primo uomo  a imprimere le proprie orme sulla Luna, da cui  la famosa frase

Questo è un piccolo  passo  per un uomo; un gigantesco  balzo  per l’umanità

Di questa storica passeggiata lunare abbiamo già visto  e rivisto il video, ma oggi grazie alla tecnologia è possibile rivederlo in alta definizione.

 

Questo  risultato  è stato  ottenuto  dall’ esperto del  restauro di  video  e immagini Dutchsteammachine (si  fa chiamare proprio  così) che ha utilizzato la tecnologia che sta dietro  all’ intelligenza artificiale chiamata DAIN (Depth – Aware video frame Interpolation)

Dain è open source, quindi  scaricabile gratuitamente da questa pagina (seguire le indicazioni per l’installazione; per restaurare un video  di  5 minuti occorrono dalle 6 alle 20 ore:  auguri!).

Il libro

Luna e Grande Madre, simbologia del  femminile e astropsicologia: tutto nel libro Simbologia della Luna scritto  dall’astrologa Lidia Fassio.

Si può leggere per approfondimento o  per semplice curiosità, comunque l’anteprima vi  fornirà un assaggio  di  ciò che il libro  contiene.

Luna

 

La Luna affonda le proprie radici nell’antico simbolo della Grande Madre e ha a che fare con la parte più naturale e istintiva del femminile, che si esprime nella riproduzione e nell’attaccamento alla famiglia, al clan, alla vita ma, soprattutto, alla terra.

L’Astropsicologia offre la straordinaria possibilità di leggere negli aspetti legati alla Luna di nascita il modo in cui ciascuno di noi è in grado di vivere questo archetipo, di relazionarsi con il proprio mondo interiore e con gli altri.

Unendo la ricerca mitologica a quella astropsicologica, Lidia Fassio dà al lettore l’opportunità di conoscere la Luna nelle profondità e di scorgere, anche solo per un momento, un lato nascosto di se stesso. Il volume è arricchito dalle illustrazioni delle Carte della Luna disegnate da Paola Paramatti.

ALTRI SCRITTI

Di Carl  Orff e della sua opera dei  Carmina burana  ho  scritto:

Carmina burana: dal  Medioevo  alla partitura del  Novecento di Carl  Orff

Sullo  storico allunaggio  del 1969:

Infine, cinquant’anni fa, si partì per la Luna

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Kāma Sūtra, ovvero come riempire questa pagina

Kāma Sūtra

 

Prajapati creò uomini  e donne e fissò, in centomila capitoli, come comandamenti, i precetti  secondo i quali  conseguire i tre scopi  della vita: Dharma, Artha e Kama.

Swayambhu Manu  redasse i comandamenti  del  Dharma; Brihaspati redasse i  comandamenti dell’Artha; Nandi, seguace di  Mahadeva, redasse quelli del  Kama in mille capitoli…..

Se parlo  di  Kāma Sūtra….

….è ovvio  che non parlo  di pornografia ma di  erotismo che poi, a ben vedere, per alcuni  (molti) la distinzione tra i due concetti è labile se non inesistente.

Ma se il sesso è da gustare come il cibo, non trovate che vi  sia la stessa differenza che corre tra il junk food e haute cuisine?

A parte questo il Kāma Sūtra in Occidente è stato  sempre considerato alla stregua di un manuale dell’amore e, in effetti, la parte  più conosciuta è quella riguardante le molteplici  posizioni  amorose, alcune delle quali molto  acrobatiche 

Kāma Sūtra
Se siete in grado di farlo…complimenti

Nel testo introduttivo  all’inizio  dell’articolo si parla di  Dharma, Artha e Kama: non volendo  dilungarmi in questioni filosofiche e dottrinali (mi piace la parola dottrinale) che rimangono al  di  là della mia preparazione culturale (falsa modestia) , delle tre quello  che interessa  è appunto  il Kama:

Il Kama è il godimento attraverso i  sensi: udito, tatto, vista, gusto e olfatto aiutati  dalla mente unita all’anima.

Il contatto tra l’organo  di senso e il suo oggetto, che provocano la consapevolezza del piacere derivato  dal  contatto è il Kama

Se esiste un modo pratico  di  raggiunger e il Kama, è per l’appunto, fare riferimento  ai Kāma Sūtra (o  Aforismi  dell’amore).

I Kāma Sūtra non riguardano  solo l’universo  maschile, ma anche la donna può trarne vantaggi:

Una donna dovrebbe applicarsi  all’approfondimento dei  Kāma Sūtra, facendosi aiutare dall’esperienza di  amiche intime.

Da sola, in privato, dovrebbe studiare le sessantaquattro  arti che sono nel  corpo  del Kāma Sūtra… ⌋ 

Le sessantaquattro  arti in questione comprendono: canto; musica; pittura; decorazione della fronte; musica con l’acqua; giochi  con l’acqua e BLABLABLA: una prostituta che risulta essere abile in questa sessantaquattro arti  (oltreché quelle riguardanti  specificatamente il mestiere che ha scelto per vivere) merita il titolo di ganika  e cioè di  cortigiana e un posto  d’onore nelle assemblee dei  cittadini.

Questo è quanto Mallnaga Vatsayayana nel III secolo  d.C. elaborò per ridurre  il Kāma Sūtra in sette parti:

Sadharana Questioni  generali

Sampajogika Gli amplessi  e simili

Kanya Samprayuktaka L’unione di uomini  e donne

Bharyadhika La propria moglie (il proprio marito)

Paradika la moglie  degli  altri (il marito  delle altre)

Vaisika Le cortigiane

Aupamishadika Le arti  della seduzione

Tra le altre note vi è quella che penso  sia fondamentale  per l’uomo  dei nostri  giorni, che deve:

⌈..ogni  giorno   fare il bagno e deve sempre eliminare il sudore dalle ascelle.. ⌋

E poi riguardo  l’abbraccio, si  distingue in:

Abbraccio  toccante: è quello per cui un uomo, con una scusa si  trova a fianco di una donna e tocca il suo  corpo col proprio

Quello  che accadeva prima del  distanziamento  sociale quando, su un mezzo pubblico affollato, qualche mano indiscreta si posava (o sfiorava) il nostro didietro  

Abbraccio penetrante: è quello per cui  un uomo palpa il seno di una donna se lei, chinandosi  a raccogliere qualcosa, lo  sfiora

Provaci e sarà l’ultima cosa che farai prima di  guardare le margherite dalla parte delle radici….   

Il libro 

E’ ovvio  che non era mia intenzione fare un trattato sul Kāma Sūtra ma solo un modo  leggero per riempire questa pagina (come da titolo).

Molto più seriamente della sottoscritta è la trattazione del Kāma Sūtra nel libro omonimo  di  cui troverete l’anteprima alla fine dell’articolo.

Kāma Sūtra

Il Kāma Sūtra è il più celebre trattato erotico del mondo. Nato in India e composto in sanscrito, è un vero e proprio manuale dedicato all’eros (Kama) in tutte le sue sfaccettature.

Partendo dal presupposto che nella vita sono tre gli obiettivi da raggiungere, il testo affianca il Kama (l’eros) al Dharma (religione e giustizia) e all’Artha (utile e affari).

Sulla base di questo impianto teorico, il Kāma Sūtra affronta una nutrita serie di temi: dalle dimensioni anatomiche degli amanti alle posture per il coito, dal come procurarsi una moglie a come sedurre quelle altrui, fino a concludersi con un improbabile ricettario magico per enfatizzare la virilità.

La sezione più nota del testo in Occidente, quella sulle acrobazie sessuali, copre in realtà meno di un settimo del Kāma Sūtra, un testo che quindi ha ambizioni molto più vaste e filosofiche.

ALTRI SCRITTI

Sulla fisiologia del  corpo umano  e sessualità ho scritto:

Il corpo umano  da (ri)scoprire: il perineo 

Mestruazioni: ne posso  scrivere? 

Sessualità questa sconosciuta (per la scuola in Italia)

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

L’esploratrice di oggi è una donna di ieri: Ida Pfeiffer

Ida Pfeiffer

Il sesto  pianeta era dieci  volte più grande.

era abitato da un vecchio signore che scriveva degli  enormi libri.

Ecco un esploratore, esclamò quando  scorse il piccolo principe.

Il piccolo  principe si  sedette sul tavolo  ansimando un poco.

Era in viaggio da tanto  tempo.

Tratto  da Il Piccolo principe di Antoine de Saint – Exupéry⌋ 

Ida Laura  Pfeiffer etnografa, esploratrice e scrittrice di  viaggi  

 

Ida Pfeiffer
Ida Laura Pfeiffer (foto di Franz Hanfstaengl)

L’austera signora ritratta nella foto  è per l’appunto Ida Laura Pfeiffer (Vienna, 14 ottobre 1797 – Vienna, 27 ottobre 1858).

Nella sua carriera di  etnografa ed esploratrice, cosa che la portò anche a scrivere libri  di  viaggi che ebbero molto  successo, percorse più di  trentaduemila chilometri via terra e otto  volte di più via mare attraverso il Sud – est  asiatico, le Americhe, il Medio  Oriente e l’Africa.

Grande era la considerazione che conquistò in questa veste  che le società geografiche di  Berlino  e Parigi la vollero tra i loro  membri, non la Royal Geographical Society  che aprì la possibilità anche per le donne di aderirvi  solo nel 1913 (il solito  maschilismo…)

Devo  confessare la mia totale ignoranza a riguardo  della sua figura: solo leggendo  tra le righe del libro di  Henry David Thoreau Walden ovvero Vita nei  boschi* ne sono  venuta a conoscenza.

Il filosofo  statunitense comunque non  si è  sprecato nel  descriverne la vita della sua contemporanea, tanto da dedicarle solo poche righe del  suo  libro:

Quando  la signora Pfeiffer nei  suoi  avventurosi  viaggi intorno  al mondo giunse nella Russia asiatica, non lontano  da casa sua, dice di aver provato  la necessità di indossare un altro  abito e lasciare quello  da viaggio quando  fece visita alle autorità, perché era tornata in un Paese civile dove gli uomini vengono  giudicati dai  loro  vestiti

Che lei abbia provato  o meno la necessità di  cambiarsi  d’abito per far visita alle autorità potrebbe essere un’ipotesi veritiera, certo è il fatto  che da piccola lei  amasse vestirsi  da maschiaccio e praticare sport ed esercizi fisici non propriamente femminili  considerando  anche l’epoca in cui  viveva.

Questa sua particolare inclinazione trovò nel padre, Aloys Reyer un ricco produttore tessile, un forte sostenitore tanto  che la incoraggiò a seguire la stessa educazione dei  suoi  fratelli (cinque fratelli  e una sorella minore).

Purtroppo  alla morte del padre, avvenuta nel 1806 quando lei aveva appena nove anni, la madre Anna la ricondusse al cliché di un’educazione  più femminile: basta con gli  abiti maschili  e sport virili ma, al loro  posto,  crinoline e lezioni  di piano.

Il primo maggio 1820 sposò l’avvocato Mark Anton Pfeiffer di  Lemberg (l’attuale Leopoli in Ucraina) più vecchio  di lei  di ventiquattro  anni, vedovo  e con un figlio a carico.

Da questo  matrimonio  nacquero due figli  e cioè Alfred nel 1821 e Oscar tre anni dopo.

Ben presto l’avvocato  Pfeiffer, dopo  aver scoperto  e denunciato  la corruzione di  alti  funzionari governativi, venne costretto a dare le dimissioni trovandosi  nella situazione di non avere più un impiego: toccò alla moglie Ida provvedere al mantenimento  della famiglia con lezioni  di  disegno  e musica e prestiti di  denaro  da parte dei  fratelli.

Questa precaria situazione economica si  risolve quando  lei, alla morte della madre avvenuta nel 1831, eredita una cospicua somma che le consente una vita agiata a Vienna con  i suoi  due figli, mentre il  marito rimane a Lemberg (divorzio?).

La seconda vita di  Ida

A questo punto finalmente lei potrà dedicarsi  a quello che ha sempre sognato  di  fare e cioè viaggiare.

Nel 1842 viaggia lungo il Danubio per arrivare poi  a Istanbul e continuare verso Gerusalemme, non prima di  essersi  fermata a Gallipoli, Smirne, Rodi, Cipro, Beirut e Giaffa.

Una volta ritornata a Beirut, sempre nello  stesso  anno, si imbarca verso  l’Egitto visitando Alessandria, il Cairo e le sponde del Mar Rosso, ed è sulla strada del  ritorno che  avrà l’occasione di  fermarsi  a Roma.

Durante i  suoi  soggiorni  ebbe l’occasione di incontrare personaggi  quali il pittore paesaggista Hubert Sattler, quello britannico William Henry Bartlett, il botanico (nonchè conte) Friedrich von Berchtold.

Traduce le sue esperienze di  viaggio in libri che, come nel  caso di  quello pubblicato nel 1844 Il viaggio  di una donna di  Vienna in Terra Santa, diventano  dei  best seller  tradotti anche in altre lingue e pubblicati  oltre che in Europa anche negli  Stati Uniti.  e dei quali introiti  le permetteranno  di progettare altri viaggi.

I guadagni ottenuti  dai  suoi  libri  le permetteranno di preparare altri  viaggi  e infatti il 10 aprile 1845 da Vienna arriverà a Copenaghen (nel  frattempo  ha imparato  anche la lingua danese oltre che l’inglese), all’incirca un mese dopo si imbarca per raggiungere Hafnarfjörõur sulla costa sud – occidentale dell’Islanda e, cavalcando, si sposta fino  a Reykjavik per poi visitare l’ area geotermica di Krýsuvík.

Nel  suo  curriculum di  viaggiatrice  non poteva mancare la scalata al  vulcano Hekla ritenuto  nel  medioevo islandese la Porta dell’Inferno.

Ritornata in Danimarca proseguirà verso la Svezia e la Norvegia.

Appena il tempo  di  ritornare a Vienna che già nel 1846 iniziò il viaggio  verso il resto del mondo: le mete furono il Brasile, il Cile, Tahiti, Cina, India, Persia, il tutto durò quasi  due anni e nel 1850 pubblicò i tre volumi intitolati  Un viaggio intorno  al mondo

Soldi, soldi, soldi….

Ovviamente scrivere libri  e venderli può aiutare molto i progetti  di un’accanita viaggiatrice qual era Ida Pfeiffer, ma non erano  sufficienti.

Per questo motivo  si  trovò a dover vendere ricordi  dei suoi  viaggi al  Museo reale di  Vienna e, come gli  scrittori  di oggi, fare delle tournée per pubblicizzare i propri  libri: e proprio  a Berlino, oltre a un pubblico  entusiasta,  incontrerà colui  che per lei rimaneva un modello  da seguire fin dagli anni  giovanili  e cioè Alexander von Humboltd

Per concludere

Potrei  ancora scrivere molto  sui  viaggi  di  Ida Pfeiffer, ma sarebbe un lungo  elenco  di  altri luoghi da lei  visitati, dagli Stati Uniti al Madagascar suo  ultimo viaggio,  e quello  di incontri con personaggi  appartenenti  al mondo  accademico, quello  dei (cosiddetti) nobili, qualche militare, scrittori e avventurieri.

In effetti  quello  che più mi premeva descrivere non è tanto la vita avventurosa di una donna appartenente a un’altra epoca, ma della  caparbietà nel  seguire la natura insita nel proprio  essere.

Possiamo essere avventuriere o casalinghe, ma questo  rimane l’unica maniera per avere  una vita più che soddisfacente (non reprimiamo  i nostri  desideri, ragazze).

Il libro in anteprima 

Non mi risulta che l’editoria italiana abbia dedicato molto  spazio  ai  libri  di  Ida Pfeiffer, per cui ho  trovato l’anteprima del  suo  resoconto  del  viaggio in Scandinavia e Norvegia in inglese (un po’ di ripasso non fa mai  male)

ALTRI SCRITTI

*Troverete l’anteprima di  Walden ovvero  Vita nei  Boschi  di H.D. Thoreau in questo mio  articolo:

Natura selvaggia? Si, forse, non lo so…

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

 

Cosmetici, una guida per conoscerne i componenti

Cosmetici

Poi la porta si  spalancò.

Ed entrò quella donna.

Tutto  quello  che posso  dirvi e che ci sono miliardi  di  donne, sulla terra, Giusto?

Certune sono passabili.

La maggior parte sono abbastanza belline, ma ogni  tanto  la natura fa uno  scherzo, mette insieme una donna speciale, incredibile.

Cioè, guardi  e non ci puoi  credere.

Tutto è un movimento ondulatorio perfetto, come l’argento  vivo, come un serpente, vedi una caviglia, un gomito, un seno, un ginocchio, e tutto  si  fonde in un insieme gigantesco, provocante, con magnifici  occhi  sorridenti, bocca leggermente piegata in giù, labbra atteggiate in modo che sembrano scoppiare in una risata alla tua sensazione di impotenza.

E sanno  vestirsi, e i loro  lunghi  capelli incendiano l’aria.

Troppo di  tutto, accidenti.

Charles Bukowski – Pulp ⌋  

Prima di parlare di  cosmetici….

E bravo Charles Bukowski.

Non so  se nella sua vita abbia mai incontrato  una donna uguale  alla (stupenda e intrigante) descrizione che ne ha fatto in Pulp  l’ ultimo  suo  romanzo  quasi, come presagendo l’avvicinarsi  della fine, abbia voluto mettere per iscritto l’ultimo  suo  saluto  alla bellezza femminile.

  Mi viene anche il sospetto  che Robert Rodriguez abbia letto Pulp per ispirarsi  alla  snake dance mirabilmente interpretata da Salma Hayek in Dal  tramonto all’alba

Sembra che la brava e bella Salma prima di  girare queste scene abbia dovuto fare qualche seduta da uno psicoterapeuta per il terrore che aveva dei  serpenti (come la capisco..)

La guida ai componenti dei  cosmetici

Erodoto in Storie (Libro II, 37) dice come questo popolo  amassero  essere più puliti  che belli e questo, ovviamente, valeva anche per le donne.

Oli e pomate erano indispensabili per combattere il sole e la sabbia portata dal vento, anche allora esistevano prodotti  di  alta cosmesi  e quelli più a buon mercato  come il Chichi che lo  stesso  Erodoto  diceva di  avere un odore nauseabondo.

Per abbellire gli occhi si usava il kohl nella tonalità del  verde e nero mentre per imbellettarsi si usava l’ocra rossa.

A ben vedere era dunque una cosmesi  molto  elementare per nulla paragonabile a quella di oggi, tanto più che anche l’uomo ha imparato a prendersi  cura del proprio  corpo e dove una volta nella parte della mensola del  bagno regnava solo  il rasoio e il dopobarba (ma si, anche il deodorante)  oggi troviamo  creme e cremine a lui  dedicate, tante  quasi  da far invidia a noi  donne.

Nessuna di noi, però, si  sognerebbe di indagare sulle componenti  dei  cosmetici (almeno io  non mi sogno  di  farlo) ma esiste una  nomenclatura contenuta nell’INCI  (International  Nomenclature of Cosmetic Ingredients)

Due parole sull'INCI
Nell’INCI gli ingredienti di un prodotto di cosmesi sono elencati in ordine decrescente, tenendo conto della loro concentrazione. Secondo quanto imposto dalla normativa sulla cosmesi, l’etichetta di ogni prodotto deve riportare l’elenco degli ingredienti contenuti nel cosmetico preceduto dalla parola ingredients: questa regola vale per le sostanze che raggiungono concentrazioni pari o uguale all’1 per cento, mentre quelle le cui percentuali sono inferiori possono essere indicate in ordine sparso

Nel  box seguente l’elenco INCI  tratto dalla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea (per scaricare il documento in Pdf vai  a questa pagina)

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I libri 

Sono due i libri  che vi propongo in anteprima   quest’oggi: il primo è la Guida pratica alla lettura dell’INCI  della farmacologa Giulia Penazzi mentre il secondo, certo non meno importante, è stato  scritto  da Beatrice Mautino, divulgatrice laureata in Scienze biotecnologiche, nel  suo libro Il trucco  c’è e si  vede smonta molte di  quelle che sono  solo bufale per vendere u prodotto  di  cosmesi.

Cosmetici

Il contenuto del prodotti dermocosmetici è espresso dall’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).

I consumatori sono sempre più attenti alle reali proprietà dei prodotti dermocosmetici che acquistano e si rivolgono alla farmacia per un prodotto di qualità superiore per componenti e proprietà.

Partendo dal principio che se sai cosa vendi puoi dare forza alla vendita, l’autrice tratta l’argomento non solo per informare sui componenti ma per approfondirne funzioni e funzionalità.

Il volume è diviso in due parti, la prima affronta le principali forme cosmetiche e sottolinea informazioni preziose sugli elementi di base che rendono possibile la realizzazione della forma come ad esempio le varie cere impiegate per la preparazione degli stick labbra, i gelificanti per il gel e così via.
La seconda parte affrontata le funzionalità cosmetiche e le principali sostanze attive toccando vari argomenti della cosmetica come la detersione, l’antiage, i prodotti per l’infanzia, la cosmesi maschile, i solari ecc.

Cosmetici

Siamo sommersi da ogni tipo di informazione sui cosmetici. La televisione ci bombarda di pubblicità, le riviste reclamizzano le ultime novità in fatto di mascara e di miracolosi shampoo riparatori e, in particolar modo su internet, ci imbattiamo di continuo in articoli che ci mettono in allarme su prodotti e ingredienti che ci possono causare disturbi e malattie. Siamo frastornati.

Di quello che ci spalmiamo addosso sappiamo solo ciò che il marketing vuole farci sapere, ovvero poco e, soprattutto, non sempre qualcosa che sia in grado di aiutarci a scegliere in maniera consapevole. La triste realtà è che un’informazione attendibile e critica sui cosmetici nel nostro paese praticamente non esiste.

Beatrice Mautino, biotecnologa e divulgatrice scientifica, ha provato a ovviare a questa grave lacuna mettendosi dalla parte di chi entra in un negozio e vuole acquistare prodotti efficaci e non dannosi per migliorare il proprio aspetto e il proprio benessere, senza essere ingannato dalla pubblicità.

Così fra le pagine di questo libro troverete molte risposte alle tante domande che ci facciamo ogni giorno sui prodotti contro le rughe e la cellulite, sulle creme solari, gli shampoo, le cerette e tanto altro. Non troverete pubblicità, ma solo i trucchi, quelli veri, per difendersi da truffe e false promesse.

Alla prossima! Ciao, ciao...♥♥

I dischi volanti nelle mie divagazioni estive

Dischi volanti

Gli uomini desiderano i miracoli così disperatamente da vedere ciò che vogliono vedere

Fox Mulder (David Duchovny) in  Miracle Man – X- Files 1°stagione episodio  18

I dischi  volanti  nelle opere classiche

Per gli ufologi quello che Diodoro  Siculo  riportò nella sua monumentale Bibliotheca Historica (XVI, 66, 3 – 5),  cioè ciò che venne visto nel 343 a.C. nel cielo  sopra al  mare aperto  tra la Grecia e la Sicilia, fu il primo  avvistamento  di un disco  volante:

Dischi volanti
William Rainey (1852 – 1936): Timoleonte salpa per la Sicilia guidato da una fiaccola miracolosa

Durante la navigazione accade a Timoleonte un fatto  singolare e straordinario, in quanto  gli  dei  lo assistettero nell’impresa e preannunciarono  la fama e la gloria che avrebbero  avuto  le sue gesta: nel  cielo una torcia accesa indicò per tutta la notte il cammino  fino a quando  la flotta non raggiunse l’Italia…

Quindi il condottiero  greco impegnato nella sua battaglia contro i tiranni  di  Siracusa avrebbe avuto il beneplacito di un qualunque ET che si  fosse trovato da quelle parti in quell’epoca.

Peccato  che a guastare l’ipotesi degli ufologi  (per loro una  certezza) siano  i  soliti  scienziati  guastafeste che imputano il fenomeno  alla semplice visione della scia causata dal passaggio  di una cometa o  meteora che, dal punto  di  vista degli  antichi, aveva del miracoloso.

Nei  secoli seguenti all’episodio  riportato  da Diodoro  Siculo, altri storici  come Tito Livio , PlutarcoGiuseppe Flavio riportarono nelle loro opere le cronache di fenomeni  simili.

In questa lista degli  avvistamenti UFO,  redatta da Wikipedia, si può avere un insieme parziale dei  fenomeni  attribuibili  a entità extraterrestri (compresi i poco credibili  episodi  di  rapimenti da parte di  alieni).

Mussolini  e il suo  disco  volante

Roberto Pinotti, presidente del  Centro ufologico italiano, nel 2000 rilasciò una dichiarazione durante un simposio ufologico  a San Marino in cui affermava di aver ricevuto  da fonti  anonime (ma guarda un po‘) documenti presi  da archivi fascisti nei  quali  veniva data testimonianza di uno schianto avvenuto  nel 1933, nei pressi  di  Milano, di uno  strano oggetto  volante.

Immediatamente Benito  Mussolini volle istituire il Gabinetto RS/33 (RS sta per Ricerche Speciali) guidato nientemeno  da Guglielmo  Marconi.

La gestapo da parte sua requisì tali  documenti (volete che Hitler lasciasse tutto nelle mani  del  suo  alleato?) per l’avvio  di un programma analogo.

L’astronave intanto  veniva nascosto in un hangar della Savoia Marchetti e presumibilmente trasferita nell’Area 51 alla fine della guerra.

Ovviamente non è mai  esistito un Gabinetto  RS/33, tanto  meno  Guglielmo Marconi ne sarebbe stato coinvolto. Diciamo che il tutto potrebbe servire come sceneggiatura per un eventuale film della serie di Indiana Jones ⌋   

UFO in streaming (The vast of the Night)

Prima, però:

Io credo  che in tutto l’Universo  vi  siano  altre forme di  vita perché, al contrario, tutto  questo  spazio senza vita sarebbe solo uno spreco.

 

Vi  consiglio, sempre se siete tra gli  abbonati  a Netflix, la visione del film The Vast of Night (recensione e trama nel  box seguente a cura di  MYmovies ) opera prima a budget ridotto degli  sceneggiatori James Montegue e Craig W. Sanger e del  regista Andrew Patterson.

vast of night
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Natura selvaggia? Si, forse, non lo so..

natura

E questa nostra vita, via dalla folla, trova lingue negli  alberi, libri  nei  ruscelli, prediche nelle pietre,

e ovunque il bene.

William Shakespeare

Quando è il mito  a fare della natura un che di  selvaggio

Penso  che qualunque sia la definizione che vogliamo dare alla natura, essa sarà sempre l’oggettività del nostro pensiero a crearne una specie di  mito.

Ciò non vuole dire, ad esempio, che io non ami la natura: in essa mi ritrovo in un luogo  pregnante di  intima sacralità oppure, molto più prosaicamente,  in un luogo  lontano dalle quotidiane rotture di  scatole.

natura
Henry David Thoreau

Chissà se Henry David Thoreau ad un certo punto  della sua vita si è ritrovato  a condividere questa seconda parte del mio  pensiero dandogli  quella spinta necessaria per motivare la sua decisione:

Andai  nei  boschi perché desideravo vivere in modo autentico, per affrontare soltanto i problemi  essenziali  della vita, per vedere se avrei imparato quanto  essa aveva da insegnare, e per non scoprire, in punto di morte, di non aver vissuto

Lo fece rintanandosi per due anni, due mesi  e due giorni sulle rive del lago Walden in Massachusetts, da questa sua esperienza il libro  che sarebbe diventato in seguito una specie di guida spirituale per gli  ecologisti e ambientalisti  di ogni  latitudine: Walden ovvero Vita nei  boschi (anteprima alla fine dell’articolo)

A monte della sua decisione, però, c’è l’iniziazione al trascendentalismo cioè, come ci  dice  Wikipedia, essere quel movimento poetico  e filosofico  sviluppatosi negli  Stati Uniti ne i primi  decenni  dell’Ottocento e che in Ralph Waldo  Emerson vide uno  dei  suoi  maggiori rappresentanti.

Fu proprio  Emerson, oltre che a dargli un lavoro  come precettore per i propri  figli, a prestargli quel piccolo lotto  di  terra nei pressi  del lago affinché Thoreau potesse mettere in pratica il suo  vivere appartato dalla società con il minimo essenziale.

Fraintendimento?

A leggere tra le righe di Walden non c’è un vero  e proprio inno alla natura, non si parla di  animali o  alberi ma solo la sperimentazione di  ciò che in pratica significa vivere al minimo come un eremita.

Già, un eremita!

Fatto  sta che Henry Thoreau  non era un eremita e il lago  Walden non si  trova in qualche regione sperduta dell’Himalaya.  

Il lago Walden è  a tre chilometri dalla città  di  Concord  facilmente raggiungibili  per sentieri  che non sono amazzonici e lui (Henry Thoreau) sembra che ogni sera si  recasse in città per far visita ai  genitori, incontrare gli  amici  e magari  fare con loro  bisboccia.

Inoltre, anche se si  atteggiava ad essere un individuo  solitario, la sua capanna era sempre aperta a ricevere la visita di  chi  si  fosse trovato  a passare da quelle parti.

Sarà stata un’errata interpretazione del messaggio di  Henry Thoreau a far si  che, piuttosto di seguire quella che oggi  viene definita con il termine  decrescita felice, la soluzione migliore è isolarsi  dal mondo  cercando  nella natura il rimedio  a un malessere interiore.

E’ quello  che sperimentò  Christopher McCandless  durante la sua giovane vita raccontata nel libro Nelle terre estreme di  Jon Krakauer e tradotto  nel linguaggio  cinematografico  da Sean  Penn nel  film da lui  diretto Into  the wild.

Prima di intraprendere il suo  viaggio  nella natura estrema Christopher McCandless scrisse a un amico:

C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo

Christopher McCandless morì in Alaska nel 1992, il suo  viaggio  nelle terre estreme era durato  due anni.

Il decesso  avvenne per fame: quando  fu ritrovato il suo  copro  pesava 30 chilogrammi.

I libri     

Il primo dei due libri che voglio   presentarvi  in anteprima è appunto Walden: ovvero  vita nei  boschi

natura

Come può un libro all’apparenza così remoto nel tempo e nello sguardo sul mondo parlare come pochi altri al nostro presente?

Walden è il diario di due anni, due mesi e due giorni di vita solitaria trascorsi da Thoreau nella campagna del Massachusetts, in un capanno sulle rive del lago Walden. A queste pagine militanti e risolute, oltre un secolo dopo, si ispireranno i movimenti ecologisti e ambientalisti di mezzo mondo.

Ma Walden è, soprattutto, un inno all’isolamento, il resoconto di un ritorno alla natura, per arrivare dritti al cuore smarrito delle cose.

Il secondo libro parte dal  concetto  di  natura selvaggia o, per meglio  dire,  quando  esso  sia nato: lo storico  Franco  Brevini  ne parla nel  suo  libro L’invenzione della natura selvaggia.

Gli antichi sentivano naturalmente, noi invece sentiamo la natura.

Alla fine del Settecento una sensibilità nuovissima, inaudita, trova un emblema nelle parole di Schiller. Perduta per sempre la naturalezza fusionale che stringeva i nostri avi al loro ambiente di vita, percepiamo la distanza che separa la civiltà dallo sconfinato e dall’inesplorato che le si ergono di fronte, esercitando una fascinazione prima sconosciuta.

La natura selvaggia nasce allora, e assume subito i contorni del mito. Certo, è vecchia quanto il mondo, ma va in scena solo con la modernità, quando viene plasmata come costruzione culturale.

Muraglie di ghiaccio, forre paurose, montagne svettanti, acque abissali che ribollono di tempesta sono tenute a battesimo soprattutto in epoca romantica da scrittori, pittori e filosofi, e continuano a proiettare il loro sublime artificio sull’esotismo di massa, sui viaggi estremi offerti in pacchetti dalle agenzie, sull’ecoturismo di nicchia, sull’avventura no-limits.

Tra coloro che ripercorrono da studiosi quell’universo mille volte descritto, dipinto, idoleggiato, pochissimi possono dire di averlo anche esplorato sul campo.

Uno di loro è Franco Brevini, letterato di lungo corso e viaggiatore con una predilezione per le condizioni-limite. E ancor più rara è l’efficacia della sua scrittura, che contrappunta la riflessione intorno alla wilderness, all’ecologia e all’etica ambientale con l’esperienza diretta dei cinquemila, dei paesaggi boreali o delle giungle del Borneo. Nessuno meglio di lui sa tradurre in parole il magnetismo e le ambivalenze della natura selvaggia.

 

ALTRI SCRITTI

 

Sull’argomento natura ho  scritto:

⇒ Il bosco vive, il bosco  diventa memoria

⇒ Ecosia: più ricerchi e più il mondo diventa verde

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Il corpo umano da (ri)scoprire: il perineo

corpo umano

Mi sono spogliata dall’ansia di  aver un corpo  perfetto,

ma non avrei  mai  pensato  di  esagerare…

C.A.

Quanto  conosciamo il nostro  corpo?

 Domanda oziosa in tempo  di  ozio perché, arrivando  l’estate, la voglia di  scrivere regredisce al pari delle idee da trasformare in parole.

Quindi, venendo  al  sodo: siete sicure di  sapere tutto, ma proprio  tutto, sul vostro  corpo?

E se vi  domandassi  dove si  trova il perineo (chiamato  anche pavimento pelvico) sapreste indicarmi l’esatta posizione?

La risposta – tenendo  conto  che le mie lettrici  sono  donne colte, al pari  di  tutte le altre che non sono  mie lettrici – è  SI 

Altra domanda: a cosa serve il perineo (giuro  che è l’ultima)?

Considerando  che siamo  stati progettati affinché qualunque parte del nostro  corpo ha una sua logica, anche il perineo a qualcosa serve, e cioè:

 Il perineo è quella regione anatomica situata nella parte inferiore del bacino composta da tessuti molli e formazioni muscolo -fasciali che, disposti su tre livelli, formano una sorta di rete che chiude la cavità addominale e pelvica 

 

Gli esercizi  di  Kegel 

corpo umano

Quindi  il perineo è una struttura muscolare molto  importante la cui  tonicità porta a contrastare problemi  quali incontinenza urinaria, addome prominenteprolasso  dell’utero, ma anche  problemi  sessuali  quali anorgasmia (per entrambi  i  sessi), eiaculazione precoce e problemi  di  erezione (questi ultimi, ovviamente, problemi al  maschile).

Come tutti  i muscoli anche il perineo ha bisogno  di  esercizi, in particolare una serie adatta allo scopo  che va sotto il nome di  Esercizi  di  Kegel  dal nome del suo inventore il ginecologo  statunitense Arnold Kegel (1894 – 1972) il quale, a sua volta, ha tradotto in medichese antiche pratiche yoga.

In sintesi  si  tratta di una serie di  contrazioni  del pavimento pelvico che possono essere eseguiti  ovunque e in ogni momento  della giornata (non per nulla vengono  anche definiti  esercizi  intimi) ma sempre con le dovute precauzione per non incorrere in problemi di  contrazione muscolare che, guarda caso, prendono  il nome di  contrazione di  Kegel  

Nel  video  che segue una serie di  esercizi di  Pilates per irrobustire il pavimento pelvico, mentre alla fine dell’articolo l’anteprima del libro La salute sessuale delle donne: come usare i muscoli del pavimento pelvico nelle attività quotidiane scritto  dall’educatrice della salute  Judith Moricz 

Il libro 

 

corpo umano

Judith Moricz è un’educatrice della salute, ben noto esperta nel campo della riabilitazione dei muscoli pelvici.

Judith ha dedicato gran parte della sua vita professionale allo sviluppo di quest’unico IWT® programma con gli esercizi pelvici agli uomini e donne.

Mentre per la maggior parte delle persone è naturale di allenare i loro muscoli addominali, bicipiti e glutei per rimanere in forma, ma non prestano nessuna attenzione all’allenamento dei muscoli del pavimento pelvico.

Il ruolo della vagina non si limitata solo alla sessualità e al parto. Una vagina sana è anche il muro di sostegno degli organi pelvici.

Se i muscoli vaginali  si indeboliscono, allora perde la capacità di funzionare da sostegno e può verificarsi il prolasso vaginale cioè, uno o più degli organi pelvici può scendere giù dalla sua posizione anatomicamente normale e protrude verso la vagina o fuoriesce dalla vagina.

Anche dopo intervento d’isterectomia, la vagina conserva la sua ruolo altrettanto importante di sostegno.

Dietro ogni problema di prolasso vaginale c’è l’evidenza della debolezza dei legamenti di sostegno del l’organo disceso e la debolezza del pavimento pelvico e dei muscoli vaginali.

 

ALTRI SCRITTI

 

Un paio  di articoli che ho  scritto  al  femminile

⇒ Mestruazioni: ne potrò scrivere? 

⇒ Femminismo tra azione e letteratura 

Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥