Il futuro non è in una sfera di cristallo

futuro

 

Carpe diem, quam minimum credula postero

Afferra il giorno, confidando il meno possibile nel  domani

Orazio

Il futuro (perché un domani  c’è sempre)

Povero  Orazio (Quinto Orazio  Flacco): non solo ho  pedissequamente preso una sua frase per farne introduzione al mio  scritto  ( frase letta in un articolo tratto  dall’ultimo  numero  di  Robinson, supplemento letterario  de La Repubblica) ma, oltre alla ruberia, ne contraddico  il senso affermando  che un futuro esiste e  esisterà sempre, e che in esso  va posta la speranza di una vita più serena.

A parte questo  sono debitrice anche della mia amica Rita (….ciao Rita) per avermi  fornito  l’immagine che mi ha dato lo spunto per scrivere  quattro parole in croce finalizzate a mantenere più che altro  attivo il blog (può anche capitare che io non abbia per nulla voglia di  scrivere).

Walter Molino, comunque, quando  disegnò nel 1962 questa copertina per La Domenica del  Corriere, non ebbe la visone di un futuro distopico   come alcuni  oggi vogliono intendere, semplicemente  si  riferiva al  traffico di  New York nel periodo  natalizio e una possibile soluzione tecnologica dovuta all’utilizzo della Singoletta antenata (mai  messa in produzione ma solo immaginifica) del moderno  Segway.

Certo che vedere oggi girare per le strade della città uomini e donne muniti di  mascherine anti – coronavirus (novità assoluta per noi, molto  meno per gli  abitanti dei  Paesi  asiatici) parrebbe dare ragione a chi  teme un futuro asettico sotto  tutti i punti  di  vista: da quello  fisico fino  ai  rapporti  sociali:

Ci  abbracceremo più come una volta?

In futuro  dove andremo ad abitare? 

Stefano Boeri in alcune recenti interviste ha dichiarato che il futuro  sia nei  borghi: UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti  Montani) ha raccolto  l’idea del celebre architetto e nel  farlo  ha inviato una lettera a   tutti  i Presidenti  delle regioni  italiane sollecitando fondi per gli incentivi per insediamenti  abitativi  nelle zone montane, ricordando  che già la  legge nazionale sulla Montagna (97/1994) sono individuate forme di  sostegno a coloro  che vogliono   trasferirsi in un borgo  montano.

Devo  dire che l’idea di  andare ad abitare in uno di  questi  borghi, specie in Appennino, mi  solletica da tempo: lo  so  che mettendo in atto questo proposito dovrei  lasciare la mia adorata Genova…ma in fin dei  conti le distanze non sarebbero incolmabili (escludo  di andare a vivere in Tibet!).

Voi  cosa ne pensate?

Il libro 

Jack London non è stato  solo  l’autore de Il richiamo  della forestaZanna Bianca (solo per citare due titoli della sua produzione creativa di  scrittore), ma anche de La peste scarlatta dove nel  testo  visionario si parla della tragica fine del genere umano a causa di una pandemia causata da un virus nel 2013….anteprima a fine articolo.

 

Nell’anno 2013, in un mondo dominato dal Consiglio dei Magnati dell’Industria, scoppia un’epidemia che in breve tempo cancella l’intera razza umana.

Sessant’anni dopo, nello scenario post-apocalittico di una California ripiombata nell’età della pietra, un vecchio, uno dei pochissimi superstiti (e a lungo persuaso di essere l’unico), di fronte a un pugno di ragazzi selvaggi – i nipoti degli altri scampati – riuniti intorno a un fuoco dopo la caccia quotidiana, racconta come la civiltà sia andata in fumo allorché l’umanità, con il pretesto del morbo inarrestabile, si è affrettata a riportarsi con perversa frenesia a stadi inimmaginabili di crudeltà e barbarie. ⌋ 

Alla prossima! Ciao, ciao…♥♥