Beigua tra natura e archeologia

Beigua

Si  ritiene che il Beigua fosse un monte sacro per gli  antichi Liguri al pari  del quasi omonimo monte Bego nelle Alpi  Marittime.

I due nomi deriverebbero infatti  da Baigus, un’antica divinità adorata dalle popolazioni alpine.

Tratto  da Wikipedia

Da Piampaludo al  Monte Beigua

Ho recentemente scritto dell’area archeologica posta nelle vicinanze di  Piampaludo nell’articolo Piampaludo e la Pietra scritta: l’anello  escursionistico, oggi vi propongo un altro  anello  che, sempre partendo  da Piampaludo, vi porterà sulla cima del monte Beigua, dirigendosi  poi  verso  la località di  Pra’ Riondo e infine ritornando a Piampaludo  passando attraverso l’area archeologica.  

Lo  sviluppo del percorso  è pari a circa 14 chilometri e 500 metri, mentre il tempo  di percorrenza è di 5 h e 30′ (ovviamente quest’ultimo  dato  è  soggettivo).

Nell’immagine seguente è riportato l’intero  tracciato  e lo sviluppo  altimetrico

Beigua

Con quest’altra immagine  ho  voluto invece  particolareggiare lo  sviluppo dell’anello vero e proprio  con le indicazioni  dei  segnavia da seguire:

Beigua

Sviluppo della prima parte del percorso

Arrivati  a Piampaludo parcheggeremo  l’auto  nei pressi  della chiesa di  san Donato (sempre se riusciamo  a trovare un posto), quindi, mettendoci  con le spalle alla chiesa, prenderemo  la stradina in salita sulla nostra destra (segnavia una  X gialla).

Troveremo, a ostacolare il cammino, alcuni tratti invasi  da sterpaglia e rami  abbattuti: una leggera deviazione sarà utile per superare questi intoppi.

A breve si  arriverà a quello  che è il primo  punto  di interesse segnato  da un pannello che illustra il fenomeno  dei Blockstreams.

Beigua

Blockstreams
I blockstreams (o fiumi di pietra) sono accumuli di grossi blocchi per lungo tempo erroneamente definiti come depositi morenici, ma il confronto con depositi osservabili nei pressi dei ghiacciai ha evidenziato come nel caso dei blockstreams sia assente la presenza di materiale fine (sabbia, ad esempio). E’ interessante notare che le striature presente nei blocchi non sono prodotte dall’erosione da parte dei ghiacciai, ma dagli effetti dell’alterazione lungo piani di scivolosità. I blocchi sono generati a seguito della frammentazione per crioclastismo: l’acqua o la neve che penetra nelle fratture delle rocce, congelandosi provocano un allargamento e la conseguente rottura degli affioramenti rocciosi. I blocchi si sono accatastati sul fondo vallivo principalmente per effetto della geliflussione, ossia un processo di trasporto dei massi che si verifica anche su deboli pendenze per effetto di congelamento del terreno e del successivo scongelamento. Tale processo viene accelerato dalla presenza, anche minima, di materiale fine sul fondo e di neve e ghiaccio interstiziale tra i blocchi.

Dopodiché, avvicinandosi alla prima metà del nostro  anello e cioè la sommità del monte Beigua, incontreremo  un altro  punto d’interesse costituito dalla Torbiera del  Laione che si presenterà in primavera ed estate come un vasto prato, mentre  nel periodo invernale  il tutto  si  trasforma in un lago , habitat ideale per  molte specie animali.

A terminare questa prima parte è l’arrivo  sul monte Beigua che, tra una selva di antenne e ripetitori, conserva lo  spazio per un’ampia area picnic dove gustare il nostro  pranzo  a sacco,  se non vogliamo  usufruire della tavola del  vicino  rifugio – albergo.

Beigua

Dal  monte Beigua a Pra’ Riondo

Dopo  esserci  rifocillati non resta che dirigersi  verso  Pra’ Riondo  seguendo la strada asfaltata per un primo tratto, poi, seguendo i segnavia bianco – rossi dell’Alta Via dei  Monti  Liguri , taglieremo  alcuni  tornanti  per sentiero, fino  a giungere al posto  tappa di Pra’ Riondo, dove lasciando alla nostra destra l’Alta Via che proseguirà verso  la Casa della Miniera e il monte Rama, proseguiremo  sulla strada in direzione di  Piampaludo 

Beigua
Il posto tappa di Pra’ Riondo
Dove dormire e mangiare
Rifugio Monte Beigua Aperto nei weekend e giorni festivi Tel. 0199 31304 **Rifugio Pratorotondo (Nuova Gestione) Tel. 010 9133578

Da Pra’ Riondo  a Piampaludo

Ci aspetta un cammino  su  asfalto  per un bel  tratto ma, la scarsità del  traffico  veicolare e il fatto di  essere sempre immersi in un ambiente naturale, non fa pesare più di  tanto  la mancanza di un sentiero sotto i nostri  scarponcini.

Comunque, camminando camminando, arriviamo  in vista del  tabellone che indica l’inizio  del percorso  archeologico (vi  ricordo che ho  già scritto su di  esso e che potete leggere l’articolo  in questione seguendo il link  all’inizio): adesso il segnavia da seguire è composto  da tre punti  gialli: alla fine del percorso  archeologico e in prossimità di  Piampaludo, ritroveremo  la nostra X gialla che ci porterà alla conclusione di  questo itinerario.

Peccato per quel pneumatico abbandonato all’inizio del percorso  archeologico: ma non siamo  in un Geo Park?

Alla prossima! Ciao, ciao ♥♥

In viaggio verso le stelle e mondi alieni

stelle

Mi domando  se le stelle sono illuminate è perché ognuno un giorno  possa trovare la sua

Antoine de Saint Exupéry

In viaggio  verso  le stelle con la fantascienza

La fantascienza   ha aperto la mente alla  possibilità dell’incontro della nostra civiltà con una aliena:  peccato  che, a parte di pochissime eccezioni, l’alieno in questione sia stato  sempre visto come un predatore del  tipo  Alien & C.

Del  resto, vista l’attuale situazione in cui  viviamo  a causa della pandemia, penso  che un ignaro ET in visita sulla Terra verrebbe immediatamente messo in quarantena o magari multato per aver contravvenuto alle regole del distanziamento  sociale.

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Julie Novakova

Julie Nováková, astrobiologa e scrittrice di  successo, la pensa diversamente, tanto  da collaborare con l’European Astrobiology Institute   per la divulgazione e l’educazione per l’appunto dell’astrobiologia.

Il suo impegno si  concentra in una raccolta di  racconti  di  fantascienza scritti  da   autori celebri ( sono assenti autrice come Ursula Le Guin)  e incentrati  sulla scoperta di forme di  vita abitanti  di  altri pianeti.

Strangest of Hall è il titolo dell’opera liberamente scaricabile da questa pagina  (se non volete leggerlo  direttamente da qui):

Strangest-of-All-Anthology-of-Astrobiological-SF

All’Italia  piace viaggiare verso  le stelle

Parlare di  imprese  spaziali significa per noi  italiani  associare il concetto a nomi  quali Samantha Cristoforetti, Luca Parmitano, Franco  Malerba e altri (l’elenco  completo lo potete trovare in questa pagina di  wired.it).

La  voglia di  spazio  italiana non si  ferma ai nomi dei nostri  astronauti : a parte Galileo Galilei, nel  corso  dei  secoli gli  scienziati  italiani  coinvolti nella scoperta dell’Universo hanno  avuto il privilegio di vedere il loro  nome associato a crateri lunari, asteroidi, comete e altri  corpi  celesti.

Eppure non si  vive solo di  stelle ma anche di denaro: la Space – Economy è il motore economico  che già da adesso muove ingenti  capitali e che nel  futuro la farà ancora di più.

La semplice slide che vedete in basso (sempre opera dell’assistente Gatto  Filippo) può rendere l’idea, mentre per un approfondimento  preferisco  rimandarvi alla pagina dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana)…..ma poi  ritornate qui!

I giovani non  hanno  la testa tra le nuvole, ma nello  spazio

Ultimamente i giovani  sono il bersaglio preferito  nei  media in relazione alla movida  (termine ormai desueto) e gli  epiteti che si  possono ascoltare o  sentire su  di  loro  vanno  dal  classico menefreghisti, al più rustico debosciati per terminare con il rude e testosteronico  teste di *****  (lascio a voi riempire gli  asterischi con la parola mancante).

Al  contrario  non si  vuole parlare dei giovani sottopagati, sfruttati e di  come per loro la parola futuro è a tinte fosche.

Poi, i più fortunati,  sono i cosiddetti cervelli  in fuga che al  termine degli  studi  trovano opportunità di  lavoro (e stipendi proporzionati) all’estero.

Qualcuno  di loro, poi, vede nella Space economy ulteriori possibilità di  lavoro: nel  totale delle ventidue nazioni  che fanno parte dell’Esa (European Space Agency) gli italiani  che hanno fatto  domanda all’Agenzia rappresentano più di un terzo  del  totale e, molto importante sotto ogni punto di vista, è che l’Italia è al primo posto per le candidature femminili.

Concludo con le parole di Fëdor Dostoevskij tratte dal  suo  racconto  giovanile (1848) Notti  bianche:

Era una notte meravigliosa, una di  quelle notti che possono  esistere solo  quando  siamo  giovani, caro lettore.

Il cielo era così pieno  di stelle, così luminoso, che guardandolo  veniva da chiedersi: è mai  possibile che vi  sia sotto questo  cielo gente collerica e capricciosa? ⌋   

Il libro

Nell’articolo  ho  citato Ursula Le Guin, quindi pubblico l’anteprima del suo romanzo  I reietti dell’altro pianeta.

stelle

C’era un muro… Come ogni altro muro, anch’esso era ambiguo, bifronte.

Quel che stava al suo interno e quel che stava al suo esterno dipendevano dal lato da cui lo si osservava.

Sui dei fronti del muro, due pianeti gemelli, Urras e Anarres, illuminati da uno stesso sole ma divisi da una barriera ideologica antica di secoli. Urras è fittamente popolato, tecnologicamente avanzato, ricco, florido, retto da un’economia liberista. Da qui sono partiti nella notte dei tempi i seguaci di Odo che hanno colonizzato l’arido Anarres, fondandovi una comunità anarchico-collettivista che non conosce concetti come proprietà, governo, autorità. In questa società apparentemente perfetta nasce Shevek, genio della fisica alle prese con un’innovativa teoria del tempo, un vero cittadino del cosmo che dedicherà la vita ad abbattere il muro che separa da sempre i pianeti gemelli.

Un’ambigua utopia, come recita il sottotitolo originale del romanzo, I reietti dell’altro pianeta è una grandiosa narrazione che, fingendo di parlare del futuro, racconta il mondo di oggi. Un classico della science fiction del Novecento che, caso quasi unico, ha ricevuto i due più importanti riconoscimenti del genere, il Nebula e l’Hugo.

 

 

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Le alghe nel piatto di oggi e in quello di domani

alghe

A volte

le onde

le alte

portano  nel palmo  di una grande mano  verde

un tessuto  tremante:

La tela interminabile delle alghe.

Pablo  Neruda

Le alghe in poche parole

Quando  marciscono  sulle spiagge l’odore emanato non è certo paragonabile a un bouquet di rose.

Eppure le alghe (nome che comprende le alghe rosse, verdi, brune e microalghe) sono state finora utilizzate come fibre o integratori, senza poi dimenticare che essendo ricche di  amminoacidi, lipidi, vitamine, minerali  e acido  ialuronico, vengono  utilizzate nella cosmesi come antiossidanti e detossificanti, oltre che  per la talassoterapia

La FAO ha sempre nobilitato le alghe definendole come il cibo  del  futuro per il loro valore nutritivo e contenuto proteico.

Il mio assistente Gatto  Filippo ha preparato una piccola tabella in cui  sono  elencate alcune proprietà delle alghe (naturalmente queste proprietà possono  variare nei  diversi  tipi  di  alga)

alghe

 

Metti un alga nel piatto (ad esempio la spirulina)

In una sorta di  classifica sull’alga più commestibile e utile per l’organismo penso  che il primo posto  sia occupato  dalla spirulina.

La spirulina è in grado  di  sopravvivere in condizioni climatiche estreme e viene coltivata senza l’utilizzo  di pesticidi  e diserbanti (mi sembra logico  considerando  che vive in acqua).

La spirulina contiene il 60 per cento di proteine facilmente digeribili, nonché amminoacidi  essenziali, vitamine e minerali  tra cui il ferro ben  assimilabile grazie alla presenza di provitamina A (Beta – carotene).

Sono  presenti  anche acidi  grassi  come omega 3 e anti ossidanti  come la ficocianina (è anche un colorante alimentare).

Nonostante le proprietà di  quest’alga l’Anses (Agence nationale de sècurité sanitaire de l’alimentation et du  travail)  in un report ha ricordato che la spirulina può contenere, se non coltivata in condizioni ottimali, cianotossine, batteri  e presenza di  elementi pesanti: inutile dire nocivi  per il nostro  organismo.

spirulina

Il libro 

alghe

L’inventiva gastronomica e il talento di Matteo Vigotti,  nel  suo  ebook  Dal  mare regala un insieme di ricette di grande appeal estetico.

Lui è uno chef capace di trasformare i tanti frutti del mare, in particolare alghe e molluschi, in piatti capaci di stupire il palato e sorprendere i sensi.

Un ebook insolito e innovativo che si prefigge di far conoscere un nuovo modo di concepire il mondo gastronomico marino dalle alghe, salutistiche per il corpo umano, ai molluschi, bianchetti, uova di pesce ma anche le parti meno nobili del pesce ovvero le più economiche, da sempre scartate e inutilizzate, diventano ingredienti fondamentali per creare vere  e proprie prelibatezze.

Alghe, molluschi e pesce rappresentano un mondo naturale interessantissimo fatto di gusti, di sfumature di colore, di profumi e sapori di una delicatezza quasi impercettibile.

Proprio partendo da questi genuini ingredienti, Vigotti, all’interno del libro, racconta ricette fresche e stuzzicanti, sia cotte che crude, semplici da preparare e decisamente alla portata di tutti. Un ebook di cucina in cui è profonda la volontà di legare l’uomo al mare.

Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥

Il futuro non è in una sfera di cristallo

futuro

 

Carpe diem, quam minimum credula postero

Afferra il giorno, confidando il meno possibile nel  domani

Orazio

Il futuro (perché un domani  c’è sempre)

Povero  Orazio (Quinto Orazio  Flacco): non solo ho  pedissequamente preso una sua frase per farne introduzione al mio  scritto  ( frase letta in un articolo tratto  dall’ultimo  numero  di  Robinson, supplemento letterario  de La Repubblica) ma, oltre alla ruberia, ne contraddico  il senso affermando  che un futuro esiste e  esisterà sempre, e che in esso  va posta la speranza di una vita più serena.

A parte questo  sono debitrice anche della mia amica Rita (….ciao Rita) per avermi  fornito  l’immagine che mi ha dato lo spunto per scrivere  quattro parole in croce finalizzate a mantenere più che altro  attivo il blog (può anche capitare che io non abbia per nulla voglia di  scrivere).

Walter Molino, comunque, quando  disegnò nel 1962 questa copertina per La Domenica del  Corriere, non ebbe la visone di un futuro distopico   come alcuni  oggi vogliono intendere, semplicemente  si  riferiva al  traffico di  New York nel periodo  natalizio e una possibile soluzione tecnologica dovuta all’utilizzo della Singoletta antenata (mai  messa in produzione ma solo immaginifica) del moderno  Segway.

Certo che vedere oggi girare per le strade della città uomini e donne muniti di  mascherine anti – coronavirus (novità assoluta per noi, molto  meno per gli  abitanti dei  Paesi  asiatici) parrebbe dare ragione a chi  teme un futuro asettico sotto  tutti i punti  di  vista: da quello  fisico fino  ai  rapporti  sociali:

Ci  abbracceremo più come una volta?

In futuro  dove andremo ad abitare? 

Stefano Boeri in alcune recenti interviste ha dichiarato che il futuro  sia nei  borghi: UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti  Montani) ha raccolto  l’idea del celebre architetto e nel  farlo  ha inviato una lettera a   tutti  i Presidenti  delle regioni  italiane sollecitando fondi per gli incentivi per insediamenti  abitativi  nelle zone montane, ricordando  che già la  legge nazionale sulla Montagna (97/1994) sono individuate forme di  sostegno a coloro  che vogliono   trasferirsi in un borgo  montano.

Devo  dire che l’idea di  andare ad abitare in uno di  questi  borghi, specie in Appennino, mi  solletica da tempo: lo  so  che mettendo in atto questo proposito dovrei  lasciare la mia adorata Genova…ma in fin dei  conti le distanze non sarebbero incolmabili (escludo  di andare a vivere in Tibet!).

Voi  cosa ne pensate?

Il libro 

Jack London non è stato  solo  l’autore de Il richiamo  della forestaZanna Bianca (solo per citare due titoli della sua produzione creativa di  scrittore), ma anche de La peste scarlatta dove nel  testo  visionario si parla della tragica fine del genere umano a causa di una pandemia causata da un virus nel 2013….anteprima a fine articolo.

 

Nell’anno 2013, in un mondo dominato dal Consiglio dei Magnati dell’Industria, scoppia un’epidemia che in breve tempo cancella l’intera razza umana.

Sessant’anni dopo, nello scenario post-apocalittico di una California ripiombata nell’età della pietra, un vecchio, uno dei pochissimi superstiti (e a lungo persuaso di essere l’unico), di fronte a un pugno di ragazzi selvaggi – i nipoti degli altri scampati – riuniti intorno a un fuoco dopo la caccia quotidiana, racconta come la civiltà sia andata in fumo allorché l’umanità, con il pretesto del morbo inarrestabile, si è affrettata a riportarsi con perversa frenesia a stadi inimmaginabili di crudeltà e barbarie. ⌋ 

Alla prossima! Ciao, ciao…♥♥

Piampaludo e la Pietra Scritta: l’anello escursionistico

Piampaludo

Piampaludo tra natura e archeologia

Se dico  arte rupestre sono certa che il vostro primo  pensiero  va verso quella riferita alla  Val Camonica, al  Monte Bego oppure alla Valle delle Meraviglie in Francia (per quest’ultima vi invito a leggere il mio  articolo La Valle delle Meraviglie: un itinerario per ammirare le incisioni rupestri ).

Eppure le testimonianze di  arte rupestre nel  nostro  Paese sono in numero  tale da soddisfare ogni  tipo  di  esigenza culturale, da quella di uno  studioso  fino  alla persona mossa da semplice curiosità.

Se poi questi  siti  sono immersi in un ambiente naturale allora potremo  dire che l’utile si unisce al  dilettevole.

In questo  articolo  vi  parlerò della Pietra Scritta di  Piampaludo nel  Parco Naturale Regionale del Monte Beigua (ovviamente in Liguria).

Ovviamente non mi  soffermerò nel  descrivere l’aspetto  puramente archeologico del  sito  (l’archeologia può essere una mia curiosità, ma non il mio  mestiere), mi limiterò solo  a dare alcune indicazioni  di  natura escursionistica e turistica se volete.

Piampaludo
Piampaludo è una frazione del comune di Sassello (in provincia di Savona) da cui dista 19 chilometri. E’ posto su di un altopiano a circa 880 metri sul livello del mare, ed è formato da un insieme di piccoli nuclei composti da poche case. Piampaludo si trova all’interno del Parco Naturale Regionale del Monte Beigua

La pietra scritta 

Nell’area del  Parco del Parco  del  Beigua la presenza di  graffiti  su  rocce prevalentemente ofiolitiche non è limitata a Piampaludo, ad esempio  altre testimonianze sono  visibili  nella zona di  Alpicella e del monte Faie, citando infine i graffiti presenti nel  finalese (Ciappo delle Conche) a cui  dedicherò un articolo  più avanti.

La datazione di questo  reperto ricopre un periodo  che va dall’Età del  ferro  fino  a epoca più moderna, quindi, nella fase più antica si ipotizza che il sito fosse dedicato  a un culto mentre, in quella più moderna,  rappresentava il luogo  d’incontro  dei pastori ove potevano scambiarsi informazioni riguardanti  la gestione dei pascoli stigmatizzate sulla roccia.

L’itinerario 

Piampaludo
Immagine tratta da Il taccuino dell’Archeologo ed. Parco del Beigua

Una volta giunti  a Piampaludo provenendo  da Sassello,  dobbiamo  recarci presso  Casa Buschiazzi  (localmente conosciuta come Casa del  Che) ed è qui  che un pannello indicatore dà l’inizio  al percorso che si immerge in un bosco  di  faggi e  si  sviluppa lungo  tre chilometri complessivi.

Data l’esigua lunghezza dell’itinerario, e avendone voglia, si può pensare, di prolungare la visita percorrendo uno  dei  sentieri diretti verso il  Monte Beigua o il Monte Rama seguendo  rispettivamente i  segnavia della FIE contraddistinti  da una e una croce entrambe di  colore giallo (si prevedono  per il primo  itinerario due ore di  cammino, mentre per il secondo le ore salgano a tre, ovviamente solo andata).

Piampaludo
La Torbiera del Laione

Lungo il percorso è consigliata la visita alla Torbiera del  Laione molto interessante per la fauna li presente.

Per i più piccoli, ma non solo per loro 

Il Parco  del  Beigua ha pubblicato come guida Il taccuino  dell’archeologo dedicata a chi vuole avere la conoscenza dei primi  rudimenti per immedesimarsi nella professione di  archeologo (il pdf si può scaricare a questo indirizzo). 

sentiero archeologico taccuino

Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥

Cristoforo Colombo e le sue nascite

Cristoforo Colombo

Videro gabbianelli e un giunco verde vicino alla nave.

Quelli della caravella Pinta scorsero una canna e un tronco e raccolsero un altro piccolo tronco, intagliato a quanto sembrava con ferro, e un pezzo di altra canna e altra erba, di quella di terra e una piccola tavola.

Quelli della caravella Niña videro anche altri segnali di terra e un piccolo ramoscello carico di rose canine. Visti che ebbero questi segnali, tutti si rincuorarono e andarono lieti.

Dal  diario  di  bordo  di  Cristoforo  Colombo 11 ottobre 1492

La tradizione vuole che Cristoforo Colombo sia nato  a….

Cristoforo Colombo
Sebastiano del Piombo – Ritratto postumo di Cristoforo Colombo (1519)

Non c’è bisogno  di  essere i primi  della classe per sapere che Cristoforo Colombo  è nato  a Genova.….o forse no?

Perché se il capoluogo ligure (che è poi la città in cui  vivo  e lavoro) vuole che, insindacabilmente, il grande navigatore sia nato tra le sue mura – tale affermazione trova negli  scritti di  Paolo  Emilio Taviani la sua granitica certezza – è anche vero  che da più luoghi si avanza la pretesa (giusta o  sbagliata  che sia non sta certo  a me deciderlo) di  avere dato i natali  a Cristoforo  Colombo.

A tale proposito (e solo  come esempio) anche nel Monferrato, e cioè la cittadina di Cuccaro  Monferrato, si è candidata per avere fra i  suoi illustri concittadini l’Ammiraglio  Colombo, da ciò è nato  il Centro  Studi  Colombiani  Monferrini, il Museo Cristoforo  Colombo e, ovviamente, un sito  da cui trarre tutte le informazioni se interessati  all’argomento ( www.colombodicuccaro.com ).

….Cogoleto (?)

   La premessa che forse dovevo  fare all’inizio  di  questo  articolo è che alla sottoscritta non interessa dove sia nato Cristoforo  Colombo quanto, semmai, la storia e le vicende a seguito  della sua scoperta (vicende non sempre edificanti  se pensiamo a quelle legate ai   Conquistadores).

Comunque,  andiamo  a Cogoleto.

Cittadina rivierasca del ponente di  Genova a confine con la provincia di Savona, collegata a Varazze per mezzo  di una ciclopedonale, nata sull’ex sede ferroviaria, molto  bella e che, purtroppo, qua e là porta ancora i  segni di una violenta mareggiata di  quasi due anni fa.

Cogoleto  era conosciuta per i  cantieri  navali (non ci sono più), per l’ex manicomio  di  Pratozanino (chiuso  da parecchio  tempo  e con una superficie enorme che ancora oggi  non si  sa da cosa verrà riempita), dalla Tubi Ghisa (chiusa, anche qui  non si  sa cosa nascerà al  suo  posto) e dalla Stoppani una delle industrie chimiche  più inquinanti d’Europa chiusa anch’essa da tempo  e che ha lasciato in eredità un vasto  terreno  da bonificare dalle scorie chimiche.

Quindi alla cittadina non restava che dedicarsi  al turismo, avendo  come concorrenti Arenzano  a levante e Varazze a ponente entrambe (forse) più organizzate per il turismo (già vedo all’orizzonte un drone armato per darmi  la caccia dopo  queste mie dichiarazioni) 

Fatto  sta che all’incirca una decina di  anni  fa uno storico  locale, Antonio  Calcagno già insignito del  titolo di Cavaliere dell’ordine al  merito  della repubblica italiana, condusse una seria  ricerca storico  – archivistica, durata più di  quattro  anni, presso  gli  archivi  spagnoli da cui la scoperta che:

Tutto  sia nato da un errore di omonimia e cioè la contemporanea presenza di  famiglie Colombo ligure, e in particolare quelle di  Genova e Cogoleto, abbia ingenerato  confusione….

Ma è soprattutto  un documento ritrovato  negli  Archivi  di  Stato di Genova nel 1840 (documento  stesso  non più reperibile a quanto sembra) che parla di un atto  notarile riguardo un eredità:

Alla morte di Cristoforo  Colombo di  deve decidere a chi  spetterà l’insieme dei  privilegi dovuti  alle Capitolazioni  di  Santa Fè….

Essendo che la successione avviene in linea maschile primogenita, il primo  a beneficiarne era Diego poi, a seguire il suo primogenito  Luis e così via.

Quando non vi  sono più eredi  maschi, finalmente si  arriva a considerare le donne della famiglia, da ciò la disputa per l’eredità tra due famiglie: quella di  Bernardo  Colombo  di  Cogoleto  e quella di  Baldassarre Colombo  di  Cuccaro Monferrato.

L’allora Repubblica di  Genova per arrivare a una conclusione della faccenda, incaricò i propri  diplomatici in Spagna di  acquisire documenti inerenti a Colombo di  Cogoleto tanto  grande in Spagna

Tutto  qui!

Il libro

Cristoforo Colombo

 Non potevo  che concludere con l’anteprima del libro  di Alfredo Capone Colombo  da Genova al  Nuovo  Mondo

Eccellentissimi re, in età giovanissima cominciai a navigare e continuo ancor oggi.

La stessa arte induce chi la segue a desiderare di conoscere i segreti di questo mondo…».

Cinquecento anni fa Cristoforo Colombo ha lanciato la sua sfida al mondo e da allora il mondo continua a raccoglierla, affascinato dal mito di un uomo capace di superare le frontiere della conoscenza. Ma perché è toccato proprio a lui scoprire il Nuovo Mondo?

Una scoperta che non consiste soltanto nell’andare in un posto sconosciuto, ma anche saperne tornare, conoscere, sperimentare, rischiare, oltrepassare confini dati, reali e mentali, laici e religiosi.

Per comprendere il coraggio e l’intraprendenza di chi naviga nel Medioevo bisogna partire da lontano, da Fenici e Greci, che per primi attraversarono i mari del Mediterraneo, ma soprattutto bisogna partire da Genova, la piú atlantica delle città italiane, e dagli orizzonti aperti della sua storia.

Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥

Si è geni indipendentemente dal nome che si porta

Nome

Che cosa c’è in un nome?

Quella che noi  chiamiamo rosa, anche chiamata con un’altra parola avrebbe lo  stesso profumo  soave.

William Shakespeare 

Il nome prima di  tutto 

Il profumo di una rosa, come ha detto il nostro  bardo,  è una sua qualità intrinseca, come il genio di  una persona si palesa indipendentemente dai  dati  anagrafici  riguardante il nome e cognome.

Così Albert Einstein sarebbe arrivato in ogni modo a scrivere l’equazione E = mc2    anche se si  fosse chiamato Paolino  Paperino.

Nome
Irene Brin (anni ’40)

 Maria Vittoria Rossi, alias Madame d’O (non pensate a Histoire  d’O), alias Marlene, Oriane ma anche Geraldina Tron,  decisamente più conosciuta come Irene Brin era indubbiamente una donna geniale.

Figlia del generale dell’esercito Vincenzo  Rossi e di  Maria Pia Luzzato, Maria Vittoria era nata a Roma il 14 giugno 1911.

Dalla madre, nata e cresciuta a Vienna,  ereditò la passione per lo  studio  delle lingue, tanto  da arrivare a parlarne correttamente cinque, ma si può dire che Maria Vittoria Rossi fin dall’infanzia ha respirato l’aria di un’agiatezza non certo  comune, vantando  la presenza in famiglia di  sindaci e Ministri della Pubblica Istruzione –  lo zio  Francesco  Rossi, avvocato  penalista fu  sindaco  di  Bordighera dal 1901 al 1907, mentre il cugino  Paolo  Rossi  fu, per l’appunto, ministro  della Pubblica istruzione e Presidente  della Commissione Parlamentare Antimafia e della Corte Costituzionale – nonchè di una cugina di  secondo grado (figlia di  Paolo  Rossi) conosciuta nel mondo letterario  con lo pseudonimo  di Francesca Duranti (alias Maria Francesca Rossi).

A ventitré anni, quindi nel 1934, è a Genova per il suo  primo  incarico  da giornalista per il quotidiano Il Lavoro.

Nel 1937  Leopoldo  Longanesi  la volle per scrivere di moda nel  nuovo periodico Omnibus considerato il primo settimanale d’informazione italiano: qui lei per firmare i  suoi  articoli  sceglierà come primo nome quello di Manù, per poi diventare Oriane in omaggio  al personaggio  di Oriane de Guermantes  invenzione di  Marcel  Proust.

Quando  Maria Vittoria divenne Irene Brin 

Fu  sempre Leopoldo Longanesi a suggerirle il nome di Irene Brin, questo  dopo  aver letto il suo articolo intitolato  Sera al  Florida che lo  lasciò entusiasta.

Il Florida
Il Florida era un locale notturno romano vicino a Trinità dei Monti, molto in voga nella fantasia degli italiani che, ascoltando programmi alla radio, lo avevano mitizzato. Irene Brin, nel suo primo, articolo firmato con questo pseudonimo, ne descrisse con sottigliezza lo squallore agli antipodi di quella idea di mondanità tanto cara al pubblico radiofonico.

Nel 1941 Irene Brin scrive il  suo primo  libro  Olga a Belgrado (anteprima alla fine dell’articolo) ispirato  dalla esperienza che ebbe durante la guerra in Jugoslavia.

Nel 1943 ritornò a Roma con suo marito Gaspero  del  Corso il quale, essendo un ufficiale dell’esercitò italiano, dopo  l’armistizio per i nazisti divenne un disertore, quindi  lui  insieme ad altri  ufficiali e semplici  soldati dovette nascondersi, per evitare di  essere catturato  e fucilato.

Fu un periodo  difficile anche per lei, tanto  che per sopravvivere dovette vendere alcune stampe   a firma di Matisse, Picasso e Morandi, solo  in seguito  trovò un lavoro  di  commessa presso una libreria d’arte romana: La Margherita.

Ed è in questa libreria che i  coniugi  del  Corso incontreranno un artista ancora non del  tutto  conosciuto e cioè Renzo  Vespignani,  il quale si presentò con molte delle sue opere, acquistate in blocco dai del  Corso  e subito  rivendute con un cospicuo guadagno.

Nel 1946 Gaspare e Maria del  Corso  acquistarono un locale in via Sistina al  numero  146 facendone una galleria d’arte, la prima aperta a Roma dopo  la guerra,  che in breve tempo  divenne famosa:  L’Obelisco.

Irene Brin (ma in seguito Maria Vittoria cambiò ancora il nome con cui  firmava i  suoi  articoli su  diversi  settimanali) continuò la sua carriera parallelamente a quella di  gallerista insieme al marito, arrivando ad entusiasmare per il  suo  stile Carmel  Snow caporedattrice di  Harper’s Bazaar che la volle subito come Rome editor nel 1952.

Purtroppo una malattia incurabile uccise Irene Brin il 31 maggio 1969, quando lei  aveva cinquantotto anni.

Oggi  riposa a Sasso  di  Bordighera, la sua casa di origine, dove lei  fece ritorno sapendo  che la fine era prossima.

Il libro

Nel 1941 Irene Brin raggiunse il marito Gaspero del Corso, ufficiale in Jugoslavia, contando di scrivere una serie di racconti e articoli per Il Mediterraneo e di non restare più di sei mesi in quella terra povera e degradata.

Vi rimase invece tre anni, durante i quali viaggiò tra Belgrado e Lubiana, incontrando città distrutte, località di villeggiatura abbandonate e campagne aride. A seguito di quell’esperienza riuscì a scrivere il suo libro più bello, l’unico in grado di mostrare chi si nascondeva veramente dietro quella che sarebbe diventata la giornalista di costume più amata e contestata d’Italia.

Fu pubblicato una sola volta, nel dicembre del 1943 e non ebbe vita facile visto che, come racconta la stessa Brin, “fu sequestrato quasi dovunque perché il titolo e il contenuto sembravano troppo favorevoli ai partigiani jugoslavi”.

Con Olga a Belgrado, Irene Brin firmò un’opera che è allo stesso tempo il diario coinvolgente di una guerra dimenticata come quella jugoslava e un romanzo per racconti capace di svelare con una modernità sorprendente il disagio e l’incomunicabilità che rende tragicamente simili tutte le guerre.

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Femminismo tra azione e letteratura

Femminismo
We can Do It! – Poster di J.Howard Miller (1943)

Donna non si nasce, lo si  diventa

Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno  alla società la femmina dell’uomo: è l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio  e il castrato che chiamiamo  donna

Tratto  da Il secondo sesso di  Simone de Beauvoir

Femminismo o modelli  di  femminismo?

E’ facile dire sono una femminista, ma è  chiaro che al concetto di  femminismo  si  accompagna un caleidoscopio di interpretazioni così, tanto per citare due esempi, vediamo cosa hanno  scritto  a proposito due  donne, la prima è Marguerite Yourcenar:

C’è un femminismo estremista che non amo. Soprattutto per due suoi aspetti. Il primo: l’ostilità verso l’uomo.

Mi sembra che nel mondo ci sia già troppo ostilità bianchi e neri, destra e sinistra, cristiani e non cristiani, cattolici e protestanti che non c’è bisogno di creare un altro ghetto.

Il secondo: il fatto che sia un progresso per la donna moderna mettersi nella stessa condizione dell’uomo moderno il manager che fa affari, il finanziere, il politico senza vedere il lato assurdo e anche inutile di queste attività

La seconda definizione, la  più sintetica, è anche  quella che considero più mia ed è  di  Maya Angelou:

Sono una femminista… Sarebbe stupido non stare dalla mia parte

La copertina
Rosie the Riveter è un’icona culturale degli Stati Uniti. Essa rappresenta le donne americane che, durante la Seconda guerra mondiale, lavoravano nelle fabbriche di armamenti, spesso in sostituzione degli uomini chiamati al fronte. L’immagine We Can Do It! faceva parte della propaganda per sostenere il morale della popolazione (potrebbe esserlo anche in questa tragica situazione di pandemia). Oggi Rosie the Riveter è comunemente usata come simbolo del femminismo e del potere economico delle donne.

Femminismo  e letteratura

Femminismo
Simone de Beauvoir al Café de Flore di Parigi (1950)

Ho già scritto del  coinvolgimento  di  Virginia Woolf con il femminismo (Virginia Woolf, l’indimenticabile scrittrice ) e di  quello  di un’altra artista quale Alice Neel ( Alice Neel: artista e femminista ), oggi  aggiungo quello  che era essere femminista  per  Simone de Beauvoirintanto  lei  stessa precisò:

 Non ho mai nutrito l’illusione di trasformare la condizione femminile, essa dipende dall’avvenire del lavoro nel mondo e non cambierà seriamente che a prezzo di uno sconvolgimento della produzione. Per questo ho evitato di chiudermi nel cosiddetto femminismo

Il suo punto di  vista, legato  al fatto  che lei  era un’esistenzialista, si  concentrava sulle cause della condizione di inferiorità in cui  si  trovava la donna (e tuttora si  trova per certi  aspetti)  e sulle possibilità per uscire a testa alta da tale condizione.

A riguardo della  condizione d’inferiorità della donna nella società anche il movimento  anarchico, in maniera molto più radicale ( trattandosi  di  anarchia non poteva essere altrimenti), pensava che solo  un profondo rivolgimento sociale poteva liberare la donna dall’ oppressione patriarcale.

Belle parole, sennonché proprio un padre dell’anarchia e cioè Pierre -Joseph Proudhon sosteneva che:

La donna è naturalmente inferiore all’uomo e la sua unica occupazione poteva solo  essere che dedicarsi  alla casa e alla famiglia.

Per fortuna a contraddire questa idiozia da galletto presuntuoso ci pensò la  comunista rivoluzionaria Jenny d’Héricourt (in realtà si  chiamava  Jeanne-Marie Poinsard) che nell’articolo  Proudhon e la questione delle donne mise alla berlina la misoginia del pensatore anarchico.

A voler aprire una polemica (e chiuderla subito  dopo) sembra che, in piena pandemia,  nella confusione della cosiddetta Fase 2, cioè quella che porterà molte persone sui  posti  di  lavoro, ci  si  sia dimenticato delle donne: infatti, dati  alla mano, ben il 72 per cento dei  lavoratori sono appunto  uomini, come uomini sono i componenti dei vari comitati (troppi) nati per gestire l’emergenza Covid – 19.

In pratica le donne sono state lasciate a casa a gestire famiglia e telelavoro  (quando  c’è): vuoi  vedere che la misoginia di  Proudhon riscuote consenso nei  vertici  decisionali?

Ritornando  a Simone de Beauvoir

Mi sono  accorta di  essermi dilungata troppo  trascurando  la nostra Simone, a proposito: è notizia recentissima quella che verrà pubblicato in Francia (e spero presto  anche qui  da noiLe inseparabili il romanzo che de Beauvoir non volle assolutamente pubblicare quando  lei era in vita, che parla del   legame con la sua amica inseparabile da quando  lei  aveva nove anni con   Elizabeth Lacoin, amicizia terminata tragicamente quando  quest’ultima morirà a ventidue anni  nel 1929.

Riservandomi di  scrivere in futuro  qualcosa di più su  questa stupenda amicizia e del perché Simone de Beauvoir non volle pubblicare Le inseparabili , ma la figura di  Elizabeth è presente in alcuni  suoi libri  sotto  altro nome, non posso  tralasciare di un altro  suo libro,  e cioè Il Secondo  sesso (anteprima alla fine dell’articolo).

Le deuxième sexe fu  pubblicato in Francia nel 1949, allora Simone de Beauvoir era già celebre anche se alcuni pretendevano  dire che tale celebrità era dovuta più che altro al  fatto  che lei  era la compagna di Jean-Paul Sartre.

Naturalmente questo  era il giudizio  delle malelingue perché  in effetti  Simone de Beauvoir non aveva bisogno certo  di  essere la compagna di  Sartre per essere celebre, inoltre, andando  contro una certa idea di  donna restia a chiedere per se l’uguaglianza con l’uomo, spronava le stesse a prendere coscienza di  questa loro  auto esclusione.

Il secondo sesso  arriva in Italia solo  nel 1961 trovando un pubblico attento al  suo messaggio  tra le donne impegnate politicamente (non solo  nel  PCI), ma anche nelle organizzazioni femminili.

Ovviamente, parlando  di ideologia cristiana, della misoginia di  molti  grandi  pensatori, di psicanalisi, ma anche di  vagina, piacere sessuale, stupro e contraccezione, il libro  con le sue cinquecento  e passa pagine non risultava immediatamente digeribile anche per quelle donne impegnate politicamente o nelle società.

Il Vaticano da parte sua, vestendo  la sua secolare veste di inquisitore e censore, aveva già dal 1956 messo all’indice il libro, nonostante fosse diventato un best seller nel mondo (comunque anche qualche maître à penser   comunista pensò di  censurarlo).

Anteprima 

Femminismo

Nel 1949 esce «Il secondo sesso» che fece, allo stesso tempo, successo e scandalo. Con veemenza da polemista di razza, de Beauvoir passa in rassegna i ruoli attribuiti dal pensiero maschile alla donna e i relativi attributi.

In questo saggio l’autrice si esprime in un linguaggio nuovo, parla di controllo delle nascite e di aborto, sfida i cultori del bel sesso con “le ovaie e la matrice”. Affronta temi il tema della sessualità, il lesbismo, la prostituzione, l’educazione religiosa e la maternità, indicando alle donne la via per l’indipendenza e l’emancipazione.

Provocando il pubblico conservatore, de Beauvoir cerca riconoscimento personale e solidarietà collettiva, e li avrà: l’opera, di respiro universale, è diventata una tra le fondamentali del Novecento

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥