Ricette, libri e pochi consigli non indispensabili

Ricette

Le giornate dovrebbero iniziare con un abbraccio, un bacio, una carezza e un caffè.

Perché la colazione deve essere abbondante

Da Peanuts di Charles M. Schulz

Libri, ricette e consigli 

Vi confesso  la mia scarsa predisposizione quest’oggi a scrivere qualcosa di più impegnativo che non siano i suggerimenti per la lettura di  qualche libro  di  cucina (se poi lo  volete acquistare dopo  averne letto l’anteprima è affar vostro).

Ingannevolmente nel  sottotitolo ho  aggiunto la parola consigli, ma in effetti e riallacciandomi alle parole sacrosante di  Snoopy, l’unico consiglio che mi sento di  fare è quello  che non si  deve mai e poi mai  rinunciare ad una colazione abbondante condita. per l’appunto, da un abbraccio, un bacio, una carezza e, per quanto mi riguarda, al posto  del  caffè una bella tazza di  tè verde.

Naturalmente  ognuno  di  noi  è libero  di  fare il tipo  di  colazione che vuole: a me, una volta, un amico  maltese mi ha offerto patate e uova fritte, cosa che il mio  stomaco ha rifiutato al  solo pensiero.

Un libro vegetariano   

Pur non considerandomi  una vegetariana al cento per cento (non disprezzo  la carne, ma solo  una tantum) posso affermare di esserne quasi un’adepta (peccato  per quell’una tantum di  cui  sopra): in effetti amo  cucinare i primi piatti  e le verdure, cosa che mi da una certa soddisfazione quando le cavie a cui  sottopongo i miei  preparati  si dichiarano molto  soddisfatti (oppure sono molto  amiche o  amici  da non dirmi  la verità?) .

Ricette

Non so se quattrocentoottantadue pagine e più di  settecento  ricette possano  essere sufficienti per definire un libro  come la bibbia della cucina vegetariana, ma gli autori  ne  hanno certo  dato una grande varietà di piatti  da preparare in modo  da soddisfare (quasi) tutti  i palati.

Un libro vegano

Sono  ancora molto  lontana dall’essere vegana (prima dovrei  diventare del  tutto  vegetariana) ma, complice una fine d’anno ospiti  di  cari  amici  vegani (ciao Sarah, ciao Paolo e ciao Francesco)  devo  dire che se mai  avevo qualche tipo  di pregiudizio  sul veganesimo ( soprattutto rimane uno  stile di  vita e filosofia) questo si è sciolto  come un fiocco  di  neve sulla punta della lingua (l’inverno  è ancora lontano  ma prima o poi  ritornerà).

Ricette

I motivi per eliminare dalla tavola, oltre alla carne, anche tutti i cibi di derivazione animale, come latte, burro, uova e miele, sono tanti. Ma, nonostante le forti motivazioni alla base di questa scelta, molti, fra coloro che hanno abbracciato l’alimentazione vegana, sentono il rimpianto dei sapori tipici della nostra tradizione culinaria.

Come coniugare, quindi, l’etica, la salute e il gusto per i piatti della nostra cucina regionale?

Questo straordinario libro dello chef vegano Gabriele Palloni, frutto di studio e ricerca, riesce nell’intento: 250 ricette, riccamente illustrate a colori, tra le più famose delle diverse regioni dello stivale, sono qui rivisitate in chiave vegana. La descrizione delle ricette è semplice e spiegata passo passo e nessun procedimento è lasciato all’improvvisazione.

Una carbonara senza la pancetta potrà mai essere appetitosa?

A giudicare dai commenti dei sempre più numerosi fan della cucina di Gabriele  Palloni, la risposta è: ma certo che sì! E allora proviamo l’estasi di una cotoletta alla milanese vegetale al 100%, di una amatriciana senza guanciale e assaporiamo un cannolo alla siciliana senza che la bilancia, oltretutto, se ne possa accorgere… Il libro è diviso per capitoli partendo dalle basi di cucina, per poi arrivare, regione per regione, agli antipasti, ai primi piatti, ai secondi, contorni e dolci, come la nostra tradizione ci ha insegnato.

Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥

Barbara Loden e Wanda: dalla realtà al cinema

Femminismo non è una parola oscena.

Penso  soltanto  che le donne appartengono alla popolazione umana con gli stessi  diritti di  chiunque altro.

Cyndi  Lauper

Partendo da Wanda

Wanda è un film drammatico indipendente  del 1970 ambientato in Pennsylvania.

Il soggetto  del  film si  basa su  di una storia di  cronaca vera  e cioè quello  di una donna che si  lascia coinvolgere in una rapina in banca , vede morire il suo  complice durante la rapina stessa  e, una volta catturata, viene processata e condannata a venti  anni  di carcere.

Questa storia di cronaca nera viene casualmente letta su  di un giornale locale da Barbara Loden la quale ne prende lo spunto per il soggetto del  film Wanda, di  cui  sarà sceneggiatrice, regista e interprete.

Il personaggio  di  Wanda è una donna apparentemente apatica, scialba, che non si prende cura di  se stessa fino all’annichilimento della propria vita.

Il film, ambientato tra la  Pennsylvania orientale e Connecticut , ottenne un finanziamento  dal produttore di  Los Angeles Harry Shuster con un cast molto  ristretto  di  attori e con una buona dose di improvvisazione durante le riprese, tipico di un certo  genere della cinematografia sperimentale.

Wanda venne presentato nel 1970 alla 31°  Festival Internazionale  del Cinema di  Venezia dove vinse il premio  Pasinetti  come miglior film straniero.

Francesco Pasinetti
Francesco Pasinetti (Venezia, 1º giugno 1911 – Roma, 2 aprile 1949) è stato un critico cinematografico, sceneggiatore e regista italiano. È riconosciuto come uno dei più importanti esponenti della cinematografia italiana degli anni trenta e quaranta e come storico del cinema internazionale. Ha condotto una vasta attività di divulgazione sulla tematica dello spettacolo cinematografico in quanto autore di alcune importanti opere, promotore di mostre e convegni, collaboratore di numerose testate ed insegnante al Centro Sperimentale di Cinematografia, di cui fu anche Direttore. Ha realizzato numerosi documentari, dedicati soprattutto alla sua città natale. Si è occupato inoltre di attività teatrale, scrivendo o dirigendo opere in prosa e musicali, nonché di fotografia e pittura. Tuttavia, nonostante l’intensità del suo impegno nel campo del cinema, non è mai riuscito, a parte una sola pellicola giovanile, a coronare i suoi progetti di diventare anche regista di film a soggetto. Tratto da Wikipedia

Nel 2010 la pellicola restaurata venne proiettata fuori  concorso al 67° Festival Internazionale del  Cinema di Venezia, mentre nel 2017 è stata selezionata per la conservazione nel National Film Preservation Board  dalla Library  of Congress degli  Stati Uniti.

Quando il film fu proiettato  per la  prima volta nelle sale statunitensi l’accoglienza da parte delle femministe fu  di  pura critica, in quanto  Wanda per loro rappresentava una donna passiva e sottomessa lontana dalla lotta di  rivendicazione del  femminismo.

Con gli  anni il giudizio diventa diametralmente opposto  vedendo in Wanda l’archetipo  di una donna che, a modo suo, si  ribella alla morale di una società bigotta.

Arrivando  a Barbara Loden (una breve biografia)

Barbara Loden

Questa è  Barbara Loden quando  posava nelle vesti  di pin -up per le copertine di  alcune riviste  facendosi  chiamare Candy  Loden.

Barbara Loden  nasce l’8 luglio 1932 a Asheville in North Carolina dove, dopo la separazione dei  suoi  genitori,  trascorrerà la sua infanzia allevata dai  nonni  materni in un ambiente rurale e molto  conservatore.

All’età di sedici anni  si trasferisce a New York dove inizia la sua carriera di modella e ballerina presso il night club Copacabana.

La svolta della sua vita avviene quando spinta dal desiderio  di  diventare attrice si iscrive ai  corsi  dell’Actors Studio: nel 1957 debuttò in teatro  in Compultion,  in seguito  in The Higest  Tree  con Robert Redford e Night Circus con Ben Gazzara.

Barbara Loden
Barbara Loden nel 1958 nel dramma Today is Ours

Nel 1960 recita affianco a Montgomery Clift nel  film di  Elia Kazan Wild River : nel 1966 sposerà proprio  Elia Kazan  di  23 anni  più anziano da cui  avrà un figlio che si  chiamerà Leo (un altro  figlio, Marco, lo  aveva avuto precedentemente dal  matrimonio  con il produttore cinematografico Larry Joachim).

 Anche il matrimonio  con il famoso regista stava per sfociare in un divorzio quando, sfortunatamente per lei,  nel 1978 le venne diagnosticato un  tumore al  seno che la uccise il 5 settembre 1980.

Nonostante una vita e una carriera densa di traguardi, Barbara Loden ebbe a dire di  se in un’intervista:

Non ero  niente. Non avevo  amici e nessun talento.. Ero un’ombra. A scuola non avevo imparato  nulla e non amavo il cinema, mi faceva paura la gente così perfetta, mi faceva sentire ancora più inadeguata….

Il libro 

Barbara Loden

La scrittrice francese Nathalie Lèger dedica a Barbara Loden il libro  Suite per Barbara Loden dove la narrazione della vita della scrittrice stessa si incrocia con il racconto della storia di una donna (Alma Malone) che ispirò il film Wanda e, quindi, la storia della sua regista.

Di Barbara Loden sappiamo poco: nata sei anni dopo Marylin Monroe nella provincia americana, si trasferisce giovanissima a New York dove lavora come modella, pin-up, ballerina, per poi recitare in due film di Elia Kazan, che sposerà nel 1969.

Nel 1970 scrive, dirige e interpreta Wanda, film che l’anno stesso vince il premio Pasinetti al Festival di Venezia ed è considerato oggi una pellicola di culto.

Come ha evidenziato Marguerite Duras, dietro alla figura della Wanda di celluloide si staglia nettamente quella della stessa Loden: “In Wanda accade un miracolo. Normalmente, c’è una distanza tra rappresentazione e testo, soggetto e azione. Qui quella distanza è completamente annullata.”

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Quello che il gatto non può fare (o non vuole fare)

gatto

⌈ Il gatto  rincorre le foglie secche sul marciapiede.

Le contende (vive le crede) alla scopa che le raccoglie.

Quelle che rami  alti scendono rosse e gialle

sono certe farfalle che sfidano i suoi  salti.

La lenta morte dell’anno non è per lui  che un bel gioco,

e per gli uomini che ne fanno al  tramonto un lieto  fuoco

Autunno  di  Gianni Rodari

Da Gatto Filippo i preziosi consigli

Gatto
Gatto Filippo

E’ naturale che per scrivere questo  articolo  i suggerimenti del mio  assistente Gatto  Filippo saranno più che preziosi ma prima voglio  fare una premessa e cioè, pur dando la mia preferenza ad un gatto, ciò non toglie che adoro  anche i  cani, basta che abbiano i seguenti  requisiti: non devono essere più grossi  di  un grizzly, possibilmente non devono essere sbavacchiosi ma, sopratutto, non devono  prendere il mio derrière come puntaspilli per i loro denti.

Per il resto è impagabile  il piacere che un gatto mi concede accoccolandosi sulle mie gambe e, magari, facendo le fusa: pazienza se poi all’improvviso, seguendo ciò che vede e che per noi  è invisibile, fugge via lasciandomi orfana del suo tepore.

Ritornando  a noi, come preliminare in ciò che distingue un gatto  da un cane, il mio assistente (Gatto  Filippo…per contratto  devo citarne il nome)  mi ha suggerito questo  trailer tratto  da Pets 2

Dunque evitiamo  di lanciare una palla per sperare di  vedere che il gatto  la riporti indietro  come fa un cane: come dice la protagonista del  video sarebbe poco  dignitoso  per un felino.

Piuttosto riempiamo di  carezze il gatto (sempre che abbia voglia di  riceverle) e di  croccantini, non tanti  da trasformarlo in un  oversize felino: ciò che si  avrà in compenso  sarà il fatto  di indurre in esso il ricordo  di  mamma gatta, di conseguenza regredirà a un livello infantile (momentaneo) testimoniato  da quel  comportamento che chiamiamo  fare la pasta e che in effetti e ciò che gli  è necessario  per stimolare le mammelle della genitrice per indurre la secrezione del  latte.

Per gli etologi è in questa fase che il gatto (o la gatta, ovviamente) è più predisposta a ricevere una sorta di  vademecum per potere vivere in relazione con il suo  referente umano.

Scordiamoci  di  chiedergli, però, cose assurde come dirgli di darci  la zampa come a un cane (per il canis canis rimane un gesto  di  sottomissione e non di  amicizia come battere il cinque).

Il gatto non riconosce le parole – anche se ultimamente una ricerca giapponese sembra dire che il nostro  felino domestico risponda al proprio nome e se non lo fa è perché non vuole essere scocciato – quanto piuttosto i comandi impartitegli  con le mani (movimenti  sempre delicati, altrimenti  fugge via).

Il linguaggio  corporale del  gatto

Sfatiamo subito  un pregiudizio  sui  gatti: non è vero  che sono indifferenti al loro  coinquilino umano ma, al contrario, un recente ricerca  dell’Universidade Federal de Juiz de Fora in Brasile, pubblicata su  Plos One, ha dimostrato come i   gatti  soffrono  di ansia da  separazione e come questa sindrome sia maggiore in quelle famiglie dove non è presente una donna (uno a zero per noi..).

In questo  caso  nel  gatto  si  manifesteranno comportamenti  distruttivi (addio  alle poltrone o altri  arredi) o stati  mentali  alterati come vocalizzazioni  eccessive, minzione inappropriata, depressione, aggressività: in pratica il nostro micio  è andato  fuori  di  testa.

Ritorniamo, però, al linguaggio  corporale solito  del gatto e cioè:

  • Se il gatto  striscia via a ventre abbassato, con le orecchie all’indietro è segno  che ha paura
  • Al  contrario se il suo  corpo  si inarca e il pelo  si  arruffa è segno  che si trova in una situazione di  eccitazione o  minaccia.

In entrambi i casi è meglio  lasciarlo in pace per non rimediare qualche dolorosa graffiata (non fate giocare i  bambini  con i gatti senza dire loro come comportarsi).

Se poi  si  avvicina a noi sfregandosi  sulle nostre gambe (rilascia ferormoni) aggiungendo il classico purr…purr , possiamo essere certe della sua tranquillità e della fiducia che pone in noi (e della nostra resa incondizionata al  suo  essere).

Un ultima cosa: se abbiamo  già un coinquilino  felino e vogliamo adottarne un altro la prima cosa che farà il micio  di  casa sarà quello  di  dare un avviso  di  sfratto  a quello  che considera solo  come un intruso: gli  accorgimenti  da adottare sono  quelli  di fare abituare gradualmente il padrone di  casa all’ospite inatteso non facendo  favoritismi.

Il libro (in ricordo  di  Luis Sepùlveda

I gabbiani sorvolano la foce dell’Elba, nel mare del Nord. Banco di aringhe a sinistra stride il gabbiano di vedetta e Kengah si tuffa, insieme agli altri. Ma quando riemerge, il resto dello stormo è volato via, e il mare è una distesa di petrolio.

A stento spicca il volo, raggiunge la terra ferma, poi stremata precipita su un balcone di Amburgo.

C’è un gatto, su quel balcone, un gatto nero grande e grosso di nome Zorba, cui la gabbiana morente affida l’uovo che sta per deporre, non prima di aver ottenuto da lui tre solenni promesse.

E se per mantenere le prime due sarà sufficiente l’amore del gatto, per la terza ci vorrà una grande idea e l’aiuto di tutti.

In questo racconto, che ha la grazia di una fiaba e la forza di una parabola, il grande scrittore cileno tocca i temi a lui più cari: l’amore per la natura, la solidarietà, la generosità disinteressata.

Ma soprattutto riconosce all’uomo un ruolo fondamentale: non solo distruttore e inquinatore, ma anche salvatore, in un messaggio di speranza di altissimo valore poetico.

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

La memoria digitale non si perde

memoria

⌈ La memoria è la tormentatrice dei  gelosi

Victor Hugo

Una memoria formata da  miliardi  di pagine 

Mi piacerebbe che un giorno lontano  nel  futuro, molto  lontano, diciamo nel 3020 o giù di lì, quando  ormai la sottoscritta è ritornata ad essere quella che era prima di  nascere, qualcuno scovasse nella memoria virtuale di una futuristica internet (se si  chiamerà ancora così) una pagina de IL blog di  Caterina 

Non nascondo il fatto  che dietro  questo  desiderio  ci sia  un pizzico  di  narcisismo da parte mia e che passare alla storia, se  non si è testimoni diretti, lascia in se  una magra soddisfazione: comunque c’è chi lo ha fatto  per me (ovviamente non solo per me) a testimonianza di  come ogni cosa che affidiamo alla rete, e che in seguito  abbiamo pensato di  aver cancellato, rimanga per sempre.

Quello  che in effetti  diventa un archivio  web per i posteri non è cosa recente: la Library of Congress statunitense  è da tempo  attiva per far si  che almeno una parte dell’immensa memoria digitale non vada perduta arrivando a raccogliere 2.130 petabyte di dati (l’equivalente della quantità di  dati  che circolano nell’intera rete  in un solo  giorno).

La Library  of Congress è dunque una fonte inesauribile per chi è interessato  a una ricerca  di  elementi sia testuali  che fotografici  su  di un determinato  argomento: io  stessa ho utilizzato  questa fonte a corredo  dell’articolo Dorothea Lange che fotografò la Grande depressione .

Il progetto   Wayback Machine

memoria
La pagina del sito di Internet Archive che mostra il progetto Wayback Machine

Non è solo  la Library of Congress a pensare di  creare un archivio  del  web: un progetto partito  nel 1996 a cura di Internet Archive ( società no- profit con sede a San Francisco) chiamato  Wayback Machine ha catalogato  fino  ad oggi ben 411 miliardi  di pagine internet creando un archivio  a disposizione di tutti.

Molto probabilmente questo progetto  è meno  conosciuto di  quello  della Library  of Congress, ma certo non meno importante anche per il fatto, oltre che per interesse di  studio, che possiamo noi  stessi contribuire a incrementare l’enorme archivio.

Come, lo  farò vedere in seguito.

Wayback Machine cataloga le pagine dei  siti, qualunque sito, anche i  blog: per curiosità ho fatto  una ricerca su  IL blog di  Caterina ottenendo  l’immagine di una vecchia version del mio  blog, questo  vuol dire due cose: la prima che qualunque cosa che nettiamo in condivisione in rete rimane anche se pensiamo di averne cancellato  le tracce; la seconda è che, guardando il vecchio  tema del blog, sono molto  contenta di  aver fatto, qualche anno,  un’ opera di  restyling.

memoria
Il vecchio tema de IL blog di Caterina. in alto la barra di ricerca del Wayback Machine

Come ho  già scritto in precedenza, noi stessi  possiamo  contribuire a salvare singole pagine web sia direttamente dal  sito di Internet Archive oppure scaricando un’estensione per Chrome (funziona anche su  Vivaldi, non so se è lo  stesso per gli  altri  browser), ancora una volta ho salvato  la mia pagina con il risultato che potete vedere nell’immagine seguente:

memoria
La pagina de IL blog di Caterina con l’estensione di Wayback Machine sulla destra dell’immagine

Alla prossima! Ciao, ciao…♥♥

I nostri soldi e la finanza non sempre vanno d’accordo

soldi

 La prima regola è non perdere i  soldi.

La seconda regola è non dimenticare la prima

Warren Buffett⌋ 

Soldi, soldi, soldi…..

soldi
Warren Edward Buffett

Avere Warren Buffett nella veste di  angelo  custode dei nostri  risparmi è pressoché impossibile, avere i  soldi  che ha Warren Buffett è similmente impossibile se non per qualche colpo  di  fortuna o  capacità personali, oppure siamo gli  eredi di  zio Paperone (ma Qui, Quo,  Qua avrebbero comunque da ridire).

Ovviamente, pur non essendo un tycoon, avere dimestichezza nella gestione dei nostri  risparmi – e quindi evitare di  cadere nelle trappole dei  tanti  avvoltoi travestiti  da consulenti  finanziari che mirano esclusivamente ai  loro  interessi – è  di  fondamentale importanza.

Quello  che, purtroppo,  manca nella stragrande maggioranza di noi (e io  mi metto in cima alla lista) è una sana, indispensabile, educazione finanziaria.

Informarsi e istruirsi è quindi necessario per non giocare a mosca cieca con chi gestirà le nostre risorse finanziarie:  nulla toglie che siamo liberi  anche di  mettere i nostri  soldi in un materasso ma, in caso d’incendio, è bene ricordarsi  che il nostro  capitale è bruciato!

In rete non è difficile trovare notizie e tutorial per una prima infarinatura, con approfondimenti per chi  si  vuole addentrare ancora più nel mondo della finanza.

Nell’editoria i libri, manuali  o  quant’altro, dedicati  all’argomento sono tanti,  per alcuni titoli bisogna essere degli   specialisti del  settore, altri promettono di  arricchirsi in poche mosse (ma a gonfiarsi  è solo il portafoglio dell’autore), infine vi  sono libri  come Non come i  miei  soldi! manuale di  autodifesa ed educazione critica alla finanza, testo  curato  da Banca Etica (anteprima alla fine dell’articolo).

Il libro

 Il sistema finanziario usa il nostro denaro per progetti che devastano l’ambiente o per speculare sul destino di interi Paesi. 
È il momento di dire basta! Informiamoci e cambiamo insieme la finanza.

Non con i miei soldi! ha l’obiettivo di fornire a tutti, risparmiatori 
e cittadini, gli strumenti per non essere più complici del sistema finanziario.
La finanza globale infatti – a più di 10 anni dalla crisi – non è cambiata molto: è un sistema ipertrofico, poco efficiente, insostenibile, che somiglia a un casinò in cui pochissime persone si arricchiscono, scommettendo sul fallimento di interi Paesi, investendo in progetti nocivi per l’ambiente oppure speculando sul cibo, fino all’esplosione della prossima “bolla”.

Ma quel che è peggio è che lo fanno con i nostri soldi!

Questo libro è una “scuola”, che parte dall’ABC finanziario, spiega con chiarezza i fondamentali della finanza e -tra un’ora di speculazione e una gita nei paradisi fiscali- arriva al master in Finanza Etica.

Sì, perché tutti possiamo investire 
i nostri soldi in progetti a favore delle persone e dell’ambiente.

Le lezioni sono a cura di Andrea Baranes, vice presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri, presidente di Etica SGR, Andrea Tracanzan, Responsabile Dipartimento Proposta di Finanza Etica, Claudia Vago, project manager di Valori.itDomenico Villano, sociologo. In copertina: illustrazione di Andrea De Santis.

Non con i miei soldi! è realizzato in collaborazione con Fondazione Finanza Etica.

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Leonard, Fidel e Pierre: una loro piccola storia

Leonard

“Il comunismo  non è mai  andato  al potere in un Paese che non fosse smembrato dalla guerra o  dalla corruzione, o da entrambe”

John Fitzgerald Kennedy

1976: tra  golpe improbabili e nuove amicizie

Nel 1976 in Italia il comunismo  non era andato al potere: eppure la paura che il PCI riuscisse a governare il Paese fece temere per la stabilità dell’Alleanza Atlantica tanto che, in un documento  desecretato  del Foreign  Office nel 2008, si ipotizzò un golpe per fronteggiare tale eventualità.

Naturalmente il tutto era visto  come pura strategia teorica e quindi  irrealizzabile (per fortuna).

Se l’argomento ricade nei  vostri interessi vi  rimando al lunghissimo articolo pubblicato nel 2008 sul sito da La Repubblica.it ( Dalle carte segrete del  Foreign Office l’idea di un colpo  di  stato in Italia) .

Nel 1976 si  era ancora nel periodo  della Guerra fredda e Cuba era una spina nel  fianco  specie per gli  Stati Uniti  e gli alleati.

Leonard
Pierre Trudeau nel 1975

Non per il Primo  ministro canadese Pierre Elliot Trudeau (Montréal, 18 ottobre 1919 – Montréal 28 settembre 2000) che in quel periodo, rompendo  l’embargo verso  Cuba e irritando non poco  il governo  degli  Stati Uniti, volò all’Avana, accompagnato  dalla moglie Margaret e dal piccolo Michel di  appena tre mesi d’età,  restando ospite di  Fidel Castro per alcuni giorni diventandone amico.

Quando, disgraziatamente Michel morì nel 1998, a causa di una valanga mentre sciava nella British  Columbia , Fidel Castro andò a Montreal per i funerali, avendo quindi  l’occasione di abbracciare Justin,  il fratello  di Michel, allora ventisettenne ( l’altro  figlio  Sacha è oggi  giornalista in Canada).

Tocca ancora a Fidel  Castro, questa volta nel 2000, a ritornare in Canada per un altro funerale: questa volta per essere accanto  alla famiglia del  suo    amico  Pierre Trudeau.

Questa cortesia non verrà ricambiata dal premier Justin Trudeau alla morte del Lider Maximo allineandosi  in questa modo, ai leader occidentali (compreso  Obama)  che disertarono  le esequie oppure mandando  al loro posto  dei  rappresentanti.

Solo  dopo  i funerali Justin Trudeau scrisse un elogio ufficiale nei  riguardi dell’ex  presidente cubano.

La dichiarazione ufficiale di Justin Trudeau sulla morte di Fidel Castro
The Prime Minister, Justin Trudeau, today issued the following statement on the death of former Cuban President Fidel Castro: “It is with deep sorrow that I learned today of the death of Cuba’s longest serving President. “Fidel Castro was a larger than life leader who served his people for almost half a century. A legendary revolutionary and orator, Mr. Castro made significant improvements to the education and healthcare of his island nation. “While a controversial figure, both Mr. Castro’s supporters and detractors recognized his tremendous dedication and love for the Cuban people who had a deep and lasting affection for “el Comandante”. “I know my father was very proud to call him a friend and I had the opportunity to meet Fidel when my father passed away. It was also a real honour to meet his three sons and his brother President Raúl Castro during my recent visit to Cuba. “On behalf of all Canadians, Sophie and I offer our deepest condolences to the family, friends and many, many supporters of Mr. Castro. We join the people of Cuba today in mourning the loss of this remarkable leader.”

Leonard Cohen entra in scena

Leonard
Leonard Cohen

Ai funerali  di  Pierre Trudeau, oltre a Fidel  Castro, vi  era un altro importante personaggio, non della poltica ma della cultura musicale: Leonard Cohen

I due non si  erano mai incontrati  fino ad allora, anche se Leonard Cohen, nel 1961, si  era recato  a Cuba poco  prima del  tentativo degli esuli cubani  anticastristi (addestrati  dalla CIA)   di  rovesciare il regime di  Fidel Castro: tentativo   che sfociò nella disastrosa avventura della baia dei  Porci

Il cantautore poeta canadese era a Cuba seguendo le orme del poeta spagnolo Federico Garcìa Lorca il quale soggiornò all’Avana  per circa tre mesi  nel 1930.

Da quell’esperienza Leonard Cohen scrisse  Field Commander Cohen (il testo in italiano lo  troverete alla fine dell’articolo).

Comandante di Campo Cohen
Il Maresciallo di Campo Cohen fu la nostra spia più importante. Ferito mentre compiva il suo dovere, come paracadutare acido nei bicchieri delle feste diplomatiche, e costringere Fidel Castro ad abbandonare i suoi possedimenti. Ha lasciato tutto come un vero uomo, tornando a fare niente di speciale, sale d’attesa e code per i biglietti, suicidi con pallottole d’argento, messianiche mareggiate dell’oceano, e corse sull’ottovolante delle razze e altre tipi di noia spacciati per poesia. So che hai bisogno di dormire adesso, so che la tua vita è difficile ma molti uomini stanno morendo laddove hai promesso di fare la guardia. Non ho mai domandato ma ho sentito che hai condiviso la tua sorte con i poveri. Ma poi ho ascoltato per caso la tua preghiera che tu possa essere questo e niente più di un cantante milionario adorato da qualche donna riconoscente e fiduciosa, il Santo Patrono dell’Invidia e il fruttivendolo della disperazione che lavora per il dollaro Yankee. So che hai bisogno di dormire adesso, so che la tua vita è difficile ma molti uomini stanno morendo laddove hai promesso di fare la guardia. Oh, amante vieni e sdraiati vicino a me, se tu sei davvero il mio amante, e cerca di essere per un po’ il tuo io più dolce, fino a quando non chiederò altro, figlio mio. e poi fai risuonare gli altri te, sì, fai che si manifestino e vengano fino a quando ogni sapore sarà avvertito dalla lingua, fino a quando l’amore sarà penetrato e appeso e ogni tipo di libertà si materializzerà, allora oh, oh amore mio, oh amore mio, oh amore mio oh amore mio, oh amore mio, oh amore mio.

Alla prossima! Ciao, ciao...♥♥

Trotula de’ Ruggiero e la sinfonia del corpo femminile

Trotula

Si tibi deficiant medici, medici  tibi fiant haec tria: mens laeta, requies, moderata diaeta

Se ti mancano i medici, siano per te medici queste tre cose: l’animo lieto, la quiete e la modesta dieta

Scuola Medica Salernitana

  La Scuola Medica Salernitana

Mi piace aver messo una citazione in latino,  anche se del latino ne so  quanto la lingua Swahili ma, parlando  di  Scuola Medica Salernitana, non potevo rinunciare a un dogma della Scuola stessa tanto  semplice nel  concetto  quanto  efficace nell’esecuzione.

La leggenda della fondazione della Scuola Medica Salernitana
Si racconta che un pellegrino greco di nome Pontus si fosse fermato nella città di Salerno e avesse trovato rifugio per la notte sotto gli archi dell’antico acquedotto dell’Arce. Scoppiò un temporale e un altro viandante malandato si riparò nello stesso luogo, si trattava del latino Salernus; costui era ferito e il greco, dapprima sospettoso, si avvicinò per osservare da vicino le medicazioni che il latino praticava alla sua ferita. Nel frattempo erano giunti altri due viandanti, l’ebreo Elinus e l’arabo Abdela. Anch’essi si dimostrarono interessati alla ferita e alla fine si scoprì che tutti e quattro si occupavano di medicina. Decisero allora di creare un sodalizio e di dare vita a una scuola dove le loro conoscenze potessero essere raccolte e divulgate

Gli studi della Scuola Medica Salernitana si basavano principalmente sulla teoria ippocratica (o teoria umorale) tendendo a fornire una causa reale alle malattia superando concetti legati  alla magia e superstizione.

I quattro umori

Trotula
Schema dei quattro umori in relazione ai quattro elementi

Ippocrate di  Kos definì i quattro umori  di  base circolanti  nell’organismo umano:

BILE NERA corrispondente alla terra, ha sede nella milza

BILE GIALLA corrispondente al  fuoco, ha sede nel  fegato

FLEGMA corrispondente all’acqua, ha sede nella testa

SANGUE corrispondente all’aria, ha sede nel  cuore

Principio pitagorico della TETRAKTYS
Tale principio era basato sul numero quattro: esso faceva corrispondere le quattro qualità elementari (secco, freddo, umido e caldo) alle quattro stagioni (autunno, inverno, primavera ed estate) e alle quattro età della vita (infanzia, giovinezza, maturità, vecchiaia)

Seguendo lo  schema nella figura precedente si può vedere come gli umori fossero  soggetti a variazioni in base alla stagione per cui, ad esempio, il sangue prevale in primavera mentre la bile gialla in estate.

Ciò infine comportava che il buon funzionamento  dell’organismo dipendesse dall’equilibrio degli  elementi (eucrasia), mentre il prevalere di uno  di  essi era causa della malattia (discrasia).

il sistema degli umori di Ippocrate venne ampliato successivamente da Galeno il quale, basandosi su studi  scientifici in seguito alla dissezione di  animali  e osservazione dei  cadaveri  di persone morte in maniera violenta, arrivò al concetto  di pneuma (aria) , cioè il principio  fondamentale della vita corrispondente al  sangue: essendo il cuore la sede del  sangue, esso  doveva esserne anche quello della vita e dello  spirito (anima).

Galeno, inoltre, disse che la possibilità degli  elementi  di  combinarsi tra di loro era all’origine dei  diversi  caratteri riscontrabili in ogni  singolo individuo e cioè i temperamenti (melanconico, collerico, flemmatico, sanguigno) arrivando  alla fine a una teoria della personalità legata alla costituzione fisica della persona,  così  a un malinconico  (con eccesso  di  bile nera)  corrispondeva un tipo  magro, debole, pallido, avaro  e triste, mentre il collerico  (eccesso  di  bile gialla) è magro, irascibile, permaloso, generoso e superbo  (le prime tre caratteristiche   mi ricordano  qualcuno  di  mia conoscenza…)

Trotula mulier doctissima 

Le malattie delle donne prima, durante e dopo il parto
Siccome le donne sono per natura più fragili degli uomini, sono anche più frequentemente soggette a indisposizioni, specialmente negli organi impegnati nei compiti voluti dalla natura. Siccome tali organi sono collocati in parti intime, le donne, per pudore, non osano rivelare a un medico maschio le sofferenze procurate da queste indisposizioni. Per questo motivo e per la compassione verso questa loro disgrazia, mi hanno indotto ad approfondire e esaminare le indisposizioni che colpiscono più frequentemente la donna…..

il brano  è tratto  dal prologo  del primo  trattato  di  ginecologia risalente all’XI secolo  a cura di una : Trotula de’ Ruggiero

Nata a Salerno (1050?)  in una famiglia di  lignaggio  nobile qual  era i de’ Ruggiero, dotata di intelligenza e bellezza, sposò   Giovanni  Plateario (detto  il vecchio  per distinguerlo dal  figlio  Giovanni Plateario il giovane) importante medico e maestro , insieme ai  figli  Giovanni  e Matteo,  della Scuola Medica Salernitana.

La storia di Trotula non è ben chiara, qualche storico  addirittura ne dubita l’esistenza, ma già nel  XIII secolo il suo nome ha raggiunto  una certa notorietà da attribuirle la scrittura di  due opere: De ornatu  mulierum (Come rendere belle le donne) e il De passionibus mulierum ante, in et post partum.

Il primo, ovviamente, è un trattato  di  cosmesi,  mentre il  secondo (da cui  ho  tratto  la nota introduttiva) è, per l’appunto, un trattato  medico  dedicato  all’ostetricia e ginecologia (e di cui  troverete l’anteprima alla fine dell’articolo)

Naturalmente, essendo lei  stessa una mulier doctissima appartenente alla Scuola Medica di Salerno, i principi  che lei  seguiva erano dovuti  alla teoria ippocratica e agli insegnamenti  di  Galeno.

Nel  suo  trattato, seguendo  questi principii, non si parla solo dei problemi  inerenti  al momento  del parto, ma anche a quelli rivolti  alla sessualità femminile, così si  consiglia l’igiene intima dopo il coito e che un’astinenza sessuale prolungata poteva nelle donne essere causa a gravi infermità (la medicina antica, senza preamboli, consigliava il coito  o  la masturbazione).

Sempre lei, inoltre, asseriva,  che causa di  sterilità non era da attribuire solo  alla donna, ma che poteva essere un problema esclusivamente maschile.

Per concludere una curiosità: Trotula Corona è una formazione geologica di venere dedicata alla mulier doctissima.

Il libro 

Trotula

Tra il IX e il XIII secolo fiorisce a Salerno una importante scuola di medicina, dove insegnano i maggiori studiosi dell’epoca, aperta anche alle donne, sia come allieve che come magistrae.

Una di queste, vissuta attorno all’anno Mille, fu Trotula de’ Ruggiero, la cui opera maggiore, De passionibus mulierum ante in et post partum, è un trattato di ostetricia e ginecologia di grande diffusione e autorità per tutto il Medioevo.

Tradotto in molte lingue europee, pubblicato in decine di edizioni, studiato nelle università, rappresentò per secoli il riferimento cardine della medicina occidentale.

Il De passionibus inizia delineando la natura caratteristica del genere femminile, che a differenza della natura del maschio, calda e asciutta, è fredda e umida. Alle donne manca il calore necessario per dissipare gli umori cattivi, e sono dunque più deboli e soggette ad ammalarsi prevalentemente negli organi riproduttivi. Per difendersi dagli umori le mulieres hanno tuttavia una particolare purificazione, il ciclo mestruale, la cui regolarità è fonte e segno di salute, e viceversa.

Primo compito della medicina è allora diagnosticare le ragioni dell’interruzione della regolarità delle mestruazioni e individuare con la farmacopea i rimedi opportuni. Trotula suggerisce come evitare una gravidanza, o come scegliere il sesso del bambino che si concepisce; è la prima ad affermare, contro consolidate credenze, che la sterilità può avere origine anche maschile; dispensa nozioni di ostetricia sulla posizione del feto nell’utero, dà indicazioni per individuare i segni di una gravidanza, e per il regime della puerpera: particolare attenzione merita il momento del parto, che necessita di una atmosfera serena e rispettosa del pudore della donna.

Trotula pone le patologie non solo in relazione con gli umori e con le ipotesi scientifiche dell’epoca, ma anche con l’intera vita della donna: la sua salute ha a che fare con la filosofia della Natura cui si ispira l’arte medica del tempo, e aspira a un corpo sano in armonia con l’universo.

Alla prossima! Ciao, ciao…♥♥

Grip lit o domestic thriller? L’importante è leggere

Grip lit

Grip-lit – Un genere letterario  composto  da thriller psicologici, generalmente  con protagoniste femminili e ambientazioni  domestiche

Tratto dal McMillan Dictionary 

Grip lit o domestic thriller? 

Prima di  avventurarmi  nella scrittura di  questo  articolo volevo fornire a voi un elenco (semi) ragionato  di  tutti i generi  letterari  fin qui  esistenti: da subito  mi  sono accorta che poteva essere un’impresa titanica, direi  impossibile, per cui, se proprio non riuscite a tenere a frano  la vostra curiosità vi  rimando  all’elenco  stilato da Wikipedia.

Ovviamente tale elenco non è esaustivo perché ad esso  si  aggiungono  altri  generi  e sottogeneri, in parte  seguendo le mode correnti di  cui la letteratura, sia quella considerata alta che quella un po’ più bassina,  non è immune: in tal senso  prevedo  che nel prossimo  futuro  vi  sarà un diluvio di  romanzi  o letture di  genere legati  al periodo pandemico che (purtroppo) viviamo in questi giorni.

Adesso  guardate l’elenco  seguente e ditemi  cosa salta subito in evidenza:

  • La ragazza del  treno (Paula Hawkins)
  • La ragazza nel parco (Alafair Burke)
  • La ragazza del passato (Amy Gentry)
  • La ragazza di prima (J.P. Delaney)
  • La ragazza in fuga (C.L. Taylor)

Esatto: la ragazza sembra essere la matrice per tanti titoli (nel  contempo  la poca fantasia dei nostri  editori  nel  trovare qualcosa di più originale) a cui  segue come variante quello  di  la donna  (La donna senza passato; la donna nel  buio; la donna nella pioggia: divertitevi  a trovare da voi  le autrici  o gli  autori corrispondenti).

Sono appunto  le donne (ragazze o più anta nell’età) ad essere le protagoniste del  filone grip  lit  o per meglio  dire quello  della domestic thriller in quanto queste ragazze (o  donne in generale) sono  mogli, madre, amanti o magari  sorelle, per lo più già con loro problemi  quali  alcool o droga, a dover far fronte alle tensioni interne nei  rapporti  di  coppia o  familiari arrivando man mano a scoprire che il partner (marito, fidanzato o amante) ha qualcosa di tremendamente losco  e pericoloso  che fin lì ha nascosto e che sfocerà nella violenza fisica e/o psicologica ai  danni  della sventurata.

Questo denota già una differenza sostanziale con il giallo  classico  dove la sequenza nello  sviluppo  della trama è la seguente:

DELITTO INCHIESTA COLPEVOLE ( di  solito non è il cameriere)

Per alcuni, non seguendo  il canovaccio  classico  del  giallo, la grip lit rientra nella categoria dei  noir a sfondo  psicologico.

Ma attenzione: queste donne (o ragazze) a loro volta sono soggetti borderline o dichiaratamente psicopatiche come la protagonista del  bel film di David (Andrew Leo)  Fincher Gone Girl (L’amore bugiardo – 2014) interpretato  dalla brava (e si: anche bella) Rosamund Pike  e dall’altrettanto  bravo Ben Affleck che rimane, però in fondo  alla classifica dei miei attori preferiti).

Il libro

Non so a quale genere appartenga   Frammenti  di lei della scrittrice statunitense  Karin Slaughter (e di  cui Netflix ne ha fatto una serie originale con protagonista l’attrice Toni Collette e che sarà presto visibile sul canale italiano) ma, avendone iniziato  a leggere le prime pagine e non cestinandolo, penso  che non mi  deluderà.

A voi  l’anteprima per un vostro personale giudizio.

Grip lit

Andrea sa tutto di sua madre Laura. Sa che non si è mai mossa da Belle Isle, una piccola cittadina sulla costa della Georgia; sa che non ha mai desiderato altro che diventare un pilastro della comunità in cui vive; sa che non ha mai avuto segreti e che desidera una vita tranquilla. Dopo tutto è sua madre, e lei la conosce bene…

Poi, un giorno, mentre stanno pranzando nel fast food di un centro commerciale per festeggiare il trentunesimo compleanno di Andrea, si ritrovano coinvolte in una sparatoria. E allora tutto cambia.

All’improvviso Andrea scopre un aspetto di sua madre di cui non sospettava l’esistenza e a poco a poco si rende conto che Laura, prima di essere Laura, era un’altra persona. Ha nascosto la sua vera identità per quasi trent’anni e ha vissuto nell’ombra sperando che nessuno la trovasse. E adesso che quell’incidente ha attirato su di lei l’attenzione dei media, niente potrà più essere come prima.

La polizia vuole delle risposte e mette in discussione l’innocenza di Laura, ma lei non vuole parlare con nessuno, nemmeno con sua figlia. E ad Andrea non resta che iniziare un viaggio disperato, per ricostruire frammento dopo frammento il passato di sua madre. Sapendo che se non riuscirà a svelare i segreti che per così tanto tempo sono rimasti nascosti non ci potrà essere futuro per nessuna delle due…

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Il Corriere e la sua columnist: Maria Antonietta Torriani

Corrriere

Se la libertà di  stampa significa qualcosa, significa il diritto  di  dire alla gente ciò che non vuole sentirsi  dire

George Orwell

5 marzo 1876 nasce il  Corriere della Sera

 

Corriere
Il primo numero del Corriere della Sera – 5 marzo 1876

Quello  che tuttora conosciamo  come Corriere della Sera non è il primo giornale ad aver avuto questo nome: dieci  anni  prima della sua nascita e cioè nel 1866, a Torino, Giuseppe Rovelli fondò un giornale omonimo di  quello milanese che verrà, ma l’avventura giornalistica di  Rovelli  durò appena due numeri (quelli del 1 agosto  e del giorno  seguente) per mancato interesse da parte di un potenziale pubblico  di lettori.

Curiosamente lo stesso Giuseppe Rovelli, donando le copie originali del  suo  giornale al  nascente Corriere della Sera nel 1876, aveva scritto  su una di  esse:

Giuseppe Rovelli  che a ventitré anni partorì quest’infelice, mortogli in grembo il terzo  giorno  per mancanza di nutrimento, ne affida le misere spoglie al  fratello omonimo cresciuto  gigante

Queste misere spoglie furono poi  vendute in un’asta Bolaffi a Torino il 3 giugno  2000 per 28 milioni di lire acquistate da un collezionista privato.

Ritornando indietro  nel  tempo e cioè nel  febbraio del 1876, incontriamo le due persone che diedero  vita al  Corriere della Sera a Milano: Eugenio Torelli Viollier, già direttore de La Lombardia, e  Riccardo  Pavesi editore dello  stesso  quotidiano.

Per il lancio  del  nuovo  quotidiano  venne scelta la prima domenica di  Quaresima (domenica 5 marzo 1876): la tiratura iniziale fu di 15.000 copie al prezzo di  cinque centesimi in città (sette se si  abitava fuori  Milano).

Gli abbonamenti, l’ago  della bilancia tra il fallimento e la riuscita di un nuovo giornale, furono al  debutto 500 con prezzo  di 18 lire annuali per Milano (24 lire per fuori  città).

Tutto il ricavato  della vendita  delle prima 15.000 copie venne devoluto in beneficenza.

dall'articolo di fondo del primo numero del Corriere della Sera rivolto al Pubblico
Pubblico, vogliamo parlarti chiaro. In diciassette anni di regime libero tu hai imparato di molte cose. Oramai non ti lasci gabbare dalle frasi. Sai leggere fra le righe e conosci il valore delle gonfie dichiarazioni e delle declamazioni solenni d’altri tempi. La tua educazione politica è matura. L’arguzia, l’esprit ti affascina ancora, ma l’enfasi ti lascia freddo e la violenza ti dà fastidio. Vuoi che si dica pane al pane e non si faccia un trave d’una fessura. Sai che un fatto è un fatto ed una parola non è che una parola, e sai che in politica, più che nelle altre cose di questo mondo, dalla parola al fatto, come dice il proverbio, v’ha un gran tratto. Noi dunque lasciamo da parte la rettorica [sic] e veniamo a parlarti chiaro. Noi siamo conservatori. Un tempo non sarebbe stato politico, per un giornale, principiar così. Il Pungolo non osava confessarsi conservatore. Esprimeva il concetto chiuso in questa parola con una perifrasi. Ora dice apertamente: “Siamo moderati, siamo conservatori”. Anche noi siamo conservatori e moderati. Conservatori prima, moderati poi. Vogliamo conservare la Dinastia e lo Statuto; perché hanno dato all’Italia l’indipendenza, l’unità, la libertà, l’ordine. In grazia loro si è veduto questo gran fatto: Roma emancipata da’ papi che la tennero durante undici secoli. […] Siamo moderati, apparteniamo cioè al partito ch’ebbe per suo organizzatore il conte di Cavour e che ha avuto finora le preferenze degli elettori, e – per conseguenza – il potere.[…] L’Italia unificata, il potere temporale de’ papi abbattuto, l’esercito riorganizzato, le finanze prossime al pareggio: ecco l’opera del partito moderato. Siamo moderati, il che non vuol dire che battiamo le mani a tutto ciò che fa il Governo. Signori radicali, venite tra noi, entrate ne’ nostri crocchi, ascoltate le nostre conversazioni. Che udite? Assai più censure che lodi. Non c’è occhi più acuti degli occhi degli amici nostri nel discernere i difetti della nostra macchina politica ed amministrativa; non c’è lingue [sic] più aspre, quando ci si mettono, nel deplorarli. […] Gli è che il partito moderato non è un partito immobile, non è un partito di sazi e dormienti. È un partito di movimento e di progresso. Sennonché, tenendo l’occhio alla teoria, non vogliamo perdere di vista la pratica e non vogliamo pascerci di parole, e sdegniamo i pregiudizi liberaleschi. E però ci accade di non voler decretare l’istruzione obbligatoria quando mancano le scuole ed i maestri; di non voler proscrivere l’insegnamento religioso se tale abolizione deve spopolare le scuole governative; di non voler il suffragio universale, se l’estensione del suffragio deve porci in balia delle plebi fanatiche delle campagne o delle plebi voltabili [sic] e nervose delle città. […] Tratto  da Wikipedia

Maria Antonietta Torriani Scrittrice e columnist 

La donna ritratta in questa foto  (molto  sgranata, per la verità) si  chiamava Maria Antonietta Torriani, nata a Novara il 1° gennaio  1840 e morta a Milano il 24 marzo 1920 all’età di ottant’anni.

L’ambiente provinciale di Novara (non me ne vogliano  i  novaresi) non è il massimo per una donna che vuole riscattarsi con le proprie forze da quel modello  sociale che vuole l’essere femminile relegato a ruoli  subalterni rispetto  all’uomo: si può dire che la fuga verso  Milano, con l’eredità di 4.500 lire che la madre le ha lasciato  (suo padre era morto molto  prima), è stato per lei  l’inizio  di un’avventura molto  fruttuosa.

Girovagando per redazioni di  varie riviste incomincia a scrivere con lo  pseudonimo di Marchesa Colombi e ben presto  a questo  mestiere di penna aggiunge quello  di  scrittrice di  romanzi che ebbero immediato  successo (troverete l’anteprima di Un matrimonio in provincia alla fine dell’articolo) dove le protagoniste sono  sempre delle donne in tutte le sue forme sociali dalla cameriera alla più agiata borghese.

Corriere
La Marchesa Colombi ritratta da Giovanni Segantini (1885)

 

Importati  furono per lei  l’incontro  a Milano con  due persone: la prima fu Anna Maria Mozzoni giornalista e attivista del movimento  per l’emancipazione delle donne in Italia.

Il secondo incontro, non certo meno importante fu con chi  diventerà suo  marito (ma presto  divorzierà da lui): Eugenio Torelli Violler.

E’ovvio  a questo punto che ritroviamo Maria Antonietta Torriani a firmare articoli sul Corriere della Sera che parlano  di costume e società, ma con una spiccata valenza protofemminista tanto  da raccomandare alle sue lettrici di  essere sempre se stesse a dispetto della morale di una società bigotta.

Gli ultimi   anni  della sua vita li  trascorse a Cumiana, in provincia di  Torino, continuando  a scrivere romanzi sociali e libri  per bambini.

Il libro

Nel 1973 Natalia Ginzburg riscopre Un matrimonio  in provincia e, insieme a Italo Calvino, propose il romanzo alla Casa editrice Einaudi che lo inserì nella collana Centolibri.

Nel 1980 il romanzo  venne adattato per il piccolo  schermo per la regia di Gianni Bongioanni.

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Berlino: fuga dal Muro con sponsor

Berlino

Ich bin ein Berliner (io sono un berlinese)

Frase pronunciata da John Fitzgerald Kennedy il 26 giugno 1963 a Berlino Ovest in Rudolph – Wilde Platz

 Berlino 9 novembre 1989:  la caduta del muro

Berlino
Il Muro di Berlino

Dapprima, precisamente il 13 agosto 1961, fu  costruita a dividere Berlino quello  che venne chiamata una barriera di protezione antifascista ma che, in effetti, riuscì a dividere affetti, amicizie, amori: da una parte la grigia Berlino Est, dall’altra parte l’Occidente e cioè Berlino Ovest.

Non fu  subito un muro  di  cemento,  ma una barriera fatta di  filo  spinato dopodiché, per arginare la massiccia fuga dal  regime della Berlino  Est verso l’agognata libertà offerta dallo stile di vita occidentale , si  costruisce quello che verrà sempre ricordato  come il Muro di Berlino : una barriera lunga decine di chilometri e alta due metri  e mezzo, custodita dagli   appartenenti  alla  VoPos (Volkspolizei).

Il Muro e le sue vittime
Il Muro di Berlino era lungo 155 chilometri per due metri e mezzo di altezza. Le persone uccise nel tentativo di valicarlo furono 144 (ma altre stime ne danno un numero maggiore).

Bisogna, quindi, aspettare ben ventotto  anni  per arrivare a quella fatidica sera quando il muro finalmente non è più un ostacolo per la riunificazione delle Germania, processo  che si  concluderà il 3 ottobre 1990.

Il Tunnel degli italiani

Fino a pochi  anni  fa si poteva acquistare su  Amazon o su  Ebay pezzi  del  Muro come souvenir , poi, nel 2015, il progetto  di una recinzione a impedire lo sbriciolamento di  quello  che rimane essere il monumento  di un periodo  storico  dell’Europa, avrebbe avuto  la conseguenza di fermare questo  commercio.

Penso  che oggi questi  souvenirs servano  più che altro a fare da fermacarte su  qualche scrivania, oppure oggetti impolverati in mostra sullo  scaffale delle librerie.

Mentre delle centoquaranta vittime del  Muro (ma è solo una stima, potrebbero  essere anche di più) il ricordo

Nei  ventotto anni  di  esistenza del  Muro, furono più di  settantacinque i  tunnel scavati per permettere questa fuga: quello più famoso, scavato sotto  Bernauer Strasse lo si  ricorda come Il Tunnel  degli italiani

Domenico Sesta e Luigi  Spina si  erano  dapprima conosciuti  a Gorizia frequentando le scuole superiori, poi,  a Berlino, si  ritrovarono studenti presso la facoltà di Ingegneria presso  la Technische Universität.

E’naturale che in qualunque ambiente universitario  si  creino  delle solide amicizie, così fu per i  due italiani  nei  confronti di  Peter Schmidt il quale rimase intrappolato nella Berlino Est in seguito  alla costruzione del  Muro.

Nel  frattempo Domenico Sesta conobbe Ellen (diventata poi  sua moglie nel 1963) la quale  ebbe un ruolo  fondamentale nel  mettere su  una rete clandestina per far fuggire le persone dalla Germania dell’Est.

Si inizia a scavare il tunnel, ma oltre alle braccia occorre  anche denaro per l’acquisto di attrezzature, ed è a questo punto che si  fa avanti il network statunitense NBC ( National Broadcasting Company)  che offre quanto  necessario in cambio dell’autorizzazione di  filmare i lavori di  scavo e il momento di  quando donne, uomini  e bambini  escono fuori  dall’altra parte del  Muro finalmente liberi.

L’operazione dell’emittente televisiva statunitense non piacque, però, al neo presidente John F. Kennedy il quale non voleva inasprire i già tesi  rapporti  con l’URSS in un clima di Guerra fredda che poteva sfociare in una catastrofe atomica.

Quella che formalmente era una censura presidenziale non riuscì a opporsi  alla libertà di  stampa: il documentario  venne mandato in onda in prima serata con diciotto milioni  di  spettatori  che lo  videro.

Il Tunnel 29
In realtà il nome è Tunnel 29 dal numero di persone che riuscirono a fuggire attraverso di esso. Nel 2000 il presidente Carlo Azeglio Ciampi insignì di medaglia d’oro al Valore Civile Domenico Sesta e Luigi Spina. Domenico Sesta è deceduto il 5 maggio 2002; Luigi Spina nell’agosto del 2014

Il libro

La vicenda dei  due italiani  e dei  loro  compagni nell’avventura dello  scavo  del  Tunnel 29 è narrata dal  giornalista Greg Mitchell nel libro  Tunnel di  cui  vi  anticipo  l’anteprima.

Berlino

Estate 1962: da un anno il Muro divide la città di Berlino, e la sua popolazione, in due.

È ormai sempre più difficile per gli abitanti di Berlino Est scappare verso l’Ovest democratico bucando i checkpoint o cercando di scavalcare il Muro: gli “incidenti” alla frontiera contano sempre più morti, che le propagande dell’Est e dell’Ovest si rinfacciano a vicenda.

Ma se si assottigliano le possibilità di oltrepassare il confine, si può sempre provare a passarci sotto: diversi gruppi di giovani iniziano a progettare tunnel che dal più sicuro Ovest corrano sotto il Muro e sbuchino a Est, permettendo ad amici, parenti ed emeriti sconosciuti di espatriare. Per portarli a termine occorrono nervi saldi, braccia robuste e, soprattutto, soldi.

Entrano così in scena due emittenti televisive americane rivali, la NBC e la CBS, ognuna intenzionata a finanziare la realizzazione di un tunnel, in cambio dell’esclusiva sulle immagini della fuga. Ben presto iniziano le riprese e le manovre degli scavatori, all’ombra minacciosa della Stasi, degli infiltrati e delle microspie.

Ma in questo complesso dramma spionistico deve ancora fare la sua comparsa un ultimo, fondamentale attore: John Fitzgerald Kennedy, che in piena guerra fredda non può certo permettere a una televisione americana di foraggiare piani di fuga da Berlino Est. D’altra parte, come ha detto ai suoi collaboratori, «per quanto non sia una soluzione piacevole, quel maledetto Muro è comunque meglio di una guerra».

Fra allagamenti ed esplosioni, omicidi e colpi di scena, Greg Mitchell racconta i presupposti, la realizzazione e la sorte dei Tunnel di Berlino, schiacciati tra il tremendo potere della polizia segreta della DDR e i dilemmi di un presidente costretto a censurare i media di fronte alla minaccia di una guerra nucleare.

Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥