Chilbolton: quando ET comunica con i pittogrammi

Posso credere a tutto purché sia abbastanza incredibile

Oscar Wilde 

Dagli UFO ai  cerchi  nel  grano 

Il 19 gennaio del 1966 a Tully (Queensland, Australia nord orientale) un agricoltore  mentre lavorava sul suo  trattore vide (o pensò  di  vedere) un oggetto alzarsi  da una laguna che si trovava nei dintorni.

Spinto  dalla curiosità l’agricoltore (il  cui nome era George  Pedley) si  diresse sul posto  trovando un cerchio  di nove metri  di  diametro la dove prima vi  era della vegetazione: era l’antenato  dei  famigerati  cerchi  nel  grano.

Naturalmente i  mass media australiani, oltre che occuparsi  dell’elezione di  Indira Gandhi a  Primo ministro  dell’India avvenuta lo stesso giorno, si  buttarono a capofitto  sulla vicenda (vedi l’immagine seguente).

In quello  stesso  anno  viveva in Australia il pittore inglese Doug Bower il quale, una volta ritornato in Inghilterra, strinse amicizia con un altro  pittore e cioè Dave Chorley.

Adesso  vi  chiederete cosa c’entrano  i  due artisti  con i  cerchi  di  grano?

Per risalire alla connessione bisogna anche risalire temporalmente  a quattro  anni dopo, quando, nell’estate del 1970,  i  due erano in un campo  di  grano a parlare di  UFO (li  avrei visti  a discutere di UFO piuttosto in un pub) e a Bower venne in mente il ricordo dell’avvistamento (o presunto tale) di  Tully.

Insieme al suo  amico  pensò a un esperimento  sociale (io  direi  piuttosto una burla colossale): progettare e realizzare dei cerchi  nei  campi  di  grano, via via sostituite da forme più complesse,   per poi  vedere la reazione delle persone.

Bisogna aspettare  altri  otto  anni, cioè il 1978, affinché il progetto  si  realizzi  e altri  due anni affinché qualcuno  si  accorga di  questa anomalia nei  campi  di  grano.

Al netto  di  coloro  che pensarono  subito a uno  scherzo molto  terrestre, le correnti di pensiero  sul fenomeno furono  di  due tipi: quella legata a un evento  atmosferico  sconosciuto  alla scienza e l’altra ipotesi  che portava dritti a una civiltà aliena desiderosa comunicare con noi  terrestri.

Ma se questa ipotetica civiltà aliena è (o  era) tanto  avanzata tecnologicamente da sobbarcarsi un viaggio interstellare per arrivare fino  a noi, perché avrebbe utilizzato un mezzo  così rozzo come un disegno  nei  campi  di  grano per dirci <<Ciao, siamo qui>>?

Forse perché siamo  considerati un po’ tonti rispetto alla loro civiltà?

A parte questo mio  scetticismo che potrebbe dar fastidio a coloro più orientati al possibile nell’impossibile (ma mi rifiuto  categoricamente di  credere all’ingenuità di una Terra piatta), appunto per bilanciare il mio  scetticismo, devo  scrivere che i  cerchi  di  grano  non sono un fenomeno  moderno ma hanno un loro  progenitore  nelle misteriose Linee di  Nazca. : qui si parla di piste per atterraggi  di  astronavi o indicazioni di  vario  genere per l’ETurista

Ritornando  ai  due artisti britannici bisogna riconoscere loro  (oltre una certa dose di  ironia) di  avere inventato una nuova forma di  Land Art che coinvolge anche spiritualmente chi la osserva.

Il mistero di Chilbolton

Chilbolton si  trova nell’Inghilterra meridionale ed è sede di un osservatorio  astronomico.

Il 19 agosto  del 2001 in un campo  di  grano  nei  pressi  dell’osservatorio (in effetti  si  trova nel  mezzo  di  tanti  campi  di  grano) è comparso un pittogramma   copia esatta del  messaggi inviato  nel 1974 dal  telescopio  di  Arecibo verso la costellazione di  Ercole.

Cosa nota è che in quel  messaggio gli  scienziati  del  programma SETI conteneva informazioni   sul nostro  DNA, il sistema solare, il disegno  di una figura umana e la rappresentazione dell’antenna parabolica di  Arecibo.

Il pittogramma extraterrestre  era la copia del messaggio inviato dalla Terra con alcune varianti, ad esempio nella rappresentazione degli  elementi  chimici  al posto  del  carbonio era indicato il silicio e il DNA invece di  essere a doppia elica era tripla.

Inoltre il sistema solare alieno  era composto, come il nostro,  da nove pianeti di  cui  tre messi in evidenza e, al posto  dell’antenna astronomica, un qualcosa che sembrava essere una sonda spaziale.

Insomma gli  alieni, sempre credendoci un po’ arretrati culturalmente e tecnologicamente, hanno  utilizzato lo  strumento  fornito  da un pittogramma per comunicare con noi (a ben  vedere, però, abbiamo  fatto  anche noi  la stessa cosa con il messaggio in bottiglia spaziale), oppure si  tratta di una colossale presa in giro?

Per il CICAP non vi  sono  dubbi e lo dimostra nell‘articolo pubblicato nel  loro  sito, per altri invece il messaggio è reale e gli ufologi brindano  a esso.

Tra i possibilisti, ma con un approccio  molto  scientifico, è il professore Corrado  Malanga già ricercatore universitario presso il Dipartimento di  Chimica e Chimica industriale dell’Università di  Pisa che si interessa da oltre quarant’anni sui  fenomeni inerenti ai  fenomeni extraterrestri.

Il suo  lavoro  è riassunto  (si  fa per dire) nel monumentale e interessante documento alla fine dell’articolo.

Buona 💋 lettura

Alla prossima! Ciao, ciao…


IL CASO CHILBOLTON FINALE