Nomadi e loro diritti: stiamo costruendo un muro?

Il muro che ci divide
© caterinAndemme

Quando  le tende sono  alzate e i cavalli pascolano liberamente

i nudi piedi corrono  tra gli  alberi

riuniti  i Rom cantano  nel  sottobosco

Luminita Mihai 

Premessa di una radical  chic

Prima che si inneschi  il solito  BlaBlaBla sul perché di una radical  chic,  come la sottoscritta, prenda le difese dei nomadi  (RomSinti  che essi  siano) voglio precisare che:

Sono  contenta di  essere considerata una radical  chic –  termine inventato  dallo  scrittore e giornalista americano Tom Wolfe nel 1970 –   se  questo  vuol  dire provare empatia per il prossimo.

Soprattutto, quando  si parla di difesa dei  diritti, non possono  esistere etnie (oltre che differenze nel proprio orientamento  sessuale o altro  ancora) a cui   questo venga negato   sulla base di una presunta superiorità morale ritenuta maggioranza.

Infine ladri, assassini  o  stupratori non hanno  bisogno  di  appartenere a nessuna etnia per esserlo.

Sinti,  Rom oppure Camminanti ?

Una differenziazione dovrebbe essere fatta in base ai  caratteri  linguistici dei diversi  gruppi (ve ne sono  circa  50 oltre che a diversi  sottogruppi).

Semplificando  si parla di   popolo rom nell’Europa orientale e meridionale,  mentre di  sinti nei Paesi di lingua tedesca ma anche in Italia, Belgio  e Olanda.

Discorso  a parte sono i Camminanti un gruppo nomade fortemente presente in Sicilia (semi stanziale a Milano, Roma e Napoli) che si  distinguono  dai rom e sinti  e la cui  provenienza storica è molto incerta.

La presenza in Italia di rom e sinti è documentata fino dal  Quattrocento: erano popolazioni  provenienti da Grecia e Albania e, per quanto  riguarda i  sinti di provenienza mitteleuropea.

La definizione zingaro con la quale vengono  generalmente indicati  gli  appartenenti  a queste popolazioni non ha un’origine certa:  qualche storico  lo  fa derivare dal greco  antico Athinganoi  (una setta agnostica stanziata nell’Anatolia centrale); altri  si  spingono a collegarla al persiano  riferendosi  al termine  cinganch  (musicista o danzatore) oppure al  turco  antico con cïgān (povero)  mentre i più fantasiosi  si  spingono a farlo  risalire al  tempo  dell’Antico  Egitto.

Ovviamente esiste un termine con cui i nomadi indicano  chi non lo è: gagè  

Quanti  sono i nomadi  effettivamente presenti  in Italia? 

Il bombardamento mediatico nell’ultimo periodo politico  del nostro Paese,  ad opera soprattutto della componente leghista dell’attuale  governo ( anche sostenuta dalle frange di  estrema destra come gli  appartenenti  a Casa Pound), oltre che ingenerare situazioni gravi  di intolleranza che sfocia nel puro  razzismo porta ad un’errata stima sul numero  di sinti  e rom presenti in Italia.

I dati ISTAT e ANCI, a loro  volta basati su una più ampia stima del Consiglio  d’Europa dicono, per l’appunto, che il pericolo  d’invasione non esiste.

Nell’infografica seguente ho preso in considerazione la percentuale di presenze nomadi in Italia raffrontandole con altri  tre Paesi europei

Percentuale della popolazione nomade in 4 Paesi europei (Italia compresa)

 

Per assurdo avrebbe più diritto a lamentarsi  il Primo ministro ungherese Viktor Orbàn  per quel 7,49 per cento  che straccia il nostro misero 0,25 per cento (nonostante quello  che vuol far credere il  Ministro  degli Interni  Matteo  Salvini).

Perdiamo  il confronto anche con altre nazioni, tra le quali l’Austria con lo 0,42 per cento, la Gran Bretagna con lo 0,36 (non ditemi  che è un’isola quindi protetta naturalmente), la Grecia con 1,56 per cento e la Svizzera con lo 0,38 per cento.

Per concludere vi  lascio  all’anteprima del libro Europei  senza patria di Gino Battaglia 

Quando si pensa a questi europei senza patria, ai Rom, ai Sinti e a tutti quelli che, talvolta con una sfumatura dispregiativa, si chiamano zingari, si dimentica spesso che sono uomini, donne, anziani, bambini, soprattutto bambini. Allora bisogna mettere sulla bilancia anche la loro umanità, i loro bisogni, i loro tentativi, le loro gioie, la loro dignità, il loro ostinato sperare, anche se questo rende forse più difficile formulare un giudizio netto o tenersi le proprie convinzioni. In questo libro sono raccolti episodi, storie, fatti e riflessioni che aiutano a comprendere una condizione, stili di vita, tanti problemi su cui in genere si procede per impressioni, per sentito dire, per partito preso. Europei senza patria ci restituisce insomma quell’umanità ricca, dolente e infinitamente varia che rimane sconosciuta ai più. E, per una volta, bisogna dire che è bene che i conti non tornino tanto facilmente. Un incontro così profondo e intimo è stato possibile grazie all’amicizia con i Rom scaturita dall’impegno di più di venticinque anni della Comunità di Sant’Egidio in loro favore, in Italia e in Europa.

 

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del  libro Europei  senza patria di  Gino Battaglia