LGBT, transgender: perchè discriminare?

Identità non omologate © caterinAndemme
Identità non omologate
© caterinAndemme

Ogni  essere umano  è unico: rispettarne la diversità  equivale a difendere la propria e altrui libertà

Emanuela Breda

Identità di  genere : una (NON) questione

 

Osservando il panorama politico  attuale del  nostro  Paese, tendente a un ritorno verso il passato  in cui  il colore nero  non era solo  una questione cromatica e dove parte della morale viene relegata nel  solito  BLABLABLA del  DioPAtriaFAmiglia  ad uso  essenzialmente politico, posso  essere tranquilla sul fatto che la lungimiranza (nonché democrazia intesa come difesa dei  diritti) che lEnte Turismo Sloveno  ha avuto  nei  confronti  delle comunità LGBT non avrà per il momento nessun riscontro  simile nella nostra società.

La questione, pura e semplice è questa: perché le persone con diversa identità di  genere devono  subire delle discriminazioni e additate come perverse (da chi, evidentemente, della sua ignoranza ne fa una bandiera).

Quante sono queste identità?  

Nel  volume Teaching Transgender Toolkit (traducibile in Manuale per comprendere il transgender) scritto  da Eli R. Green e Luca Maurer viene riportato un glossario  con diversi termini: nella tabella  seguente ne ho  scelto cinque che ho ritenuto  essere tra i più  indicativi.

XX oppure XY? Quando un gene si  mette di mezzo

E’ il gene SRY a dire se l’embrione nel  suo  sviluppo  diventerà maschio o femmina: ma non è sempre così!

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao….

Quando le farfalle volavano con i dinosauri

Il tuo respiro è lieve come il battito delle ali di una farfalla © caterinaAndemme
Il tuo respiro è lieve come il battito delle ali di una farfalla
© caterinAndemme

Le farfalle hanno una grazia incantevole, ma sono  anche le creature più effimere che esistano.

Nate chissà dove, cercano  dolcemente solo poche cose limitate, e poi  scompaiono silenziosamente da qualche parte.

Haruki Murakami 

Una farfalla extralarge

Ho  conosciuto solo un paio  di persone che fuggivano  alla sola vista di una farfalla: tale fobia rientra in quella chiamata entomofobia e riguarda la paura verso  tutti gli insetti.

Come ho  già scritto più volte, la mia paura verso le forme animali riguardano  tutte le specie che hanno più di  quattro  zampe o, al  contrario, non ne hanno  per cui  deambulano  strisciando (ovviamente anche l’incontro  con un Grizzly mi darebbe una certa dose di  ansia).

Per cui  potevo dichiarare tranquillamente di  essere immune alla paura provocata dalle graziose farfalle.

Sennonché, la farfalla ritratta nell’immagine seguente  (che ho  fotografato in Friuli a Tramonti  di  Sotto) date le sue dimensioni  extralarge, mi fece ricredere sulle mie paure riguardo  agli insetti: cautamente incuriosita  mi  avvicinai per osservarla meglio (a dir la verità avevo pensato  ad un peluche incollato al palo).

 

 Archivio fotografico © caterinAndemme
Archivio fotografico
© caterinAndemme

 

In seguito contattai  sia l’Istituto  di  Zoologia dell’Università di  Genova che i curatori  del  sito Polyxena per conoscere l’identità della farfalla: entrambe le risposte concordavano  con il fatto che si  trattava di una specie asiatica forse fuggita da qualche allevamento privato e che l’unica farfalla presente in Italia che si poteva avvicinare a quelle dimensioni  era la Saturnia pyri cioè la falena più grande d’Europa.

Peccato: avevo  sperato  di  scoprire una nuove specie a cui avrebbero  dato il mio  nome: Caterinensis Andemmichiae (bello, vero?).

Cosa che invece è accaduta a sir David Attenborough a cui i scopritori di una nuova specie di  farfalla scoperta in Amazzonia ne attribuirono il nome: Euptychia attenboroughi (foto in basso)

 

Euptychia attenboroughi
Euptychia attenboroughi

 

Prima dei  fiori  le farfalle 

 

© caterinAndemme

 

 

La scoperta di microscopiche scaglie di  ali di  farfalla in sedimenti di un’antica laguna posta a Brunswick (Germania del  nord)  hanno portato i ricercatori  del Boston College e dell’Università di  Utrecht ad ipotizzare che le farfalle siano  comparse ben  prima dei fiori e cioè 200 milioni  di  anni  fa (i primi  fiori  fecero  la loro  apparizione settanta milioni  di anni fa)  e cioè in pieno  Giurassico 

La domanda che i  ricercatori  si  sono posti è come potevano  sopravvivere le farfalle senza fiori?

Ebbene la risposta che si  sono  dati è stata grazie al polline delle gimnosperme (esempio le conifere) e alla trasformazione delle loro  mandibole (quelle delle proto  farfalle e non dei ricercatori)   in quella specie di  proboscide chiamata spirotromba adatta a penetrare nelle cavità delle conifere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Concludo con l’anteprima della guida Farfalle del naturalista  Sandro Ruffo , oltre che augurarvi un felice 25 aprile (che non è la data di un semplice derby tra fascisti  e comunisti  come dice qualcuno  che dimentica cosa sia la democrazia).

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro Farfalle di Sandro  Ruffo 

Nuovi parchi naturali in Piemonte (mentre in Liguria…)

Giullari © caterinAndemme
Giullari
© caterinAndemme

Il vantaggio  di  essere intelligenti è che si può sempre fare l’imbecille,

mentre il contrario  è del  tutto impossibile

Woody  Allen  

Greta e il giornale Libero

Prima di scrivere a  riguardo  all’istituzione di un nuovo  Parco  naturale in Piemonte mentre, al contrario, la Liguria ha una politica di  riduzione delle superfici  naturali protette, voglio precisare che:

La frase all’inizio  dell’articolo  la dedico  ai  giornalisti (?) di Libero i quali, pur di  avere qualche chance di lettura in più,  si permettono di  deridere le persone con titoli  da avanspettacolo.

Il riferimento è per quel  Vieni  avanti  Gretina, posto all’ occhiello dell’articolo scritto in occasione   della visita di  Greta Thunberg a papa Francesco.

Appellandomi all’ironia di  Woody  Allen, posso dire con certezza di  trovarci  davanti  ad un caso  dove l’imbecille può solo  far finta di  essere intelligente.

Adesso posso  scrivere sui    parchi naturali in Piemonte e Liguria

Poco  più  di un anno fa scrissi  un articolo sul blog 24Cinque (ormai  chiuso) il cui  titolo  era Aiutiamo  con una mail la nascita del Parco  naturale Alta Val  Borbera che potete leggere nel  seguente Pdf : 

v24cinque.altervista.org-Aiutiamo con una mail la nascita del Parco naturale Alta val Borbera

 

Il desiderio  di  Marco Guerrini, sindaco  di Carrega Ligure, e di  tutti  coloro che con partecipazione sincera hanno  appoggiato il suo  progetto (tra cui  la sottoscritta…) si è realizzato  il 27 marzo  scorso con la Legge regionale n.11,   che ha istituito il  Parco dell’Alta Val Borbera che verrà  gestito  direttamente dall’Ente di  Gestione delle Aree protette dell’Appennino  piemontese.

 


Visualizza mappa ingrandita

Oltre al nuovo parco  naturale è stata anche istituita l’Area contigua dell’Alta Val  Borbera: entrambe, parco  naturale e Area contigua, sono parzialmente comprese nella Zona Speciale di  Conservazione (ZCS) denominata Massiccio  dell’Antola, monte Carmo, monte Legnà.

Le Zone Speciali  di  Conservazione sono istituite a norma della Direttiva Habitat e concorrono alla realizzazione della rete Natura 2000, una rete ecologica europea di  siti individuati  con lo  scopo  di  salvaguardare la biodiversità in Europa.

Con la Legge n.11 del 27 marzo 2019 la superficie protetta del Piemonte è aumentata del 5 per cento, arrivando a superare i 200.000 ettari.

Mentre in Liguria…

La legge per il riordino  dei parchi  naturali in Liguria, al  contrario  di  quello  che è accaduto in Piemonte, ha diminuito  la superficie protetta di ben 543 ettari (vedi  l’articolo  di Piemonte Parchi

Non accontentandosi  di  questo viene affossata del  tutto  l’ipotesi  di  creare il  Parco  naturale del  Finalese chiesto  da più parti sin dal 1977.

Non istituire il Parco  del  Finalese è ignorare le ricchezze naturali  e storiche di  questo  comprensorio molto  conosciuto anche all’estero: evidentemente ai  responsabili  della Regione Liguria non solo non hanno nessun interesse all’ambiente, ma dimostrano poca lungimiranza da un punto di vista prettamente economico perché l’istituzione di un nuovo parco accrescerebbe il numero  di  visitatori  e, quindi, maggiore ricchezza (in termini  economici) per il territorio.

Se dobbiamo  dire addio  all’idea dell’istituzione di un nuovo  parco ligure, il pericolo  è che venga cancellato  del  tutto uno  preesistente: in regione c’è una proposta di legge per l’abolizione del  Parco di  Montemarcello  tra Liguria e Toscana (da parte degli  enti  toscani  invece se ne chiede l’ampliamento).

Buon fine settimana e buone feste ( vi  ricordo   che  l’agnello è bello  vederlo vivo  e non nei  nostri piatti).

Alla prossima! Ciao, ciao….

Fulcanelli: un alchimista nelle cattedrali

Disegno di Cristina Correa Freile
Disegno di Cristina Correa Freile

 

Parigi  si  sveglia e si  sentono già le campane a Notre Dame.

Il pane è già caldo e c’è gente per le vie della città.

Le campane dai  forti rintocchi  come canti  risuonano in ciel,

e tutti  sanno il segreto  è nel  lento pulsar delle campane

a Notre Dame.

Citazione tratta dal film Il Gobbo di  Notre Dame


Dopo il rogo  di  Notre Dame de Paris come sempre in  questi casi le polemiche seguono  ai  fatti.

Mi dispiace, per questa volta, dissentire completamente da ciò che hanno detto  Roberto  Saviano e Michela Murgia sul rogo  e cioè che il vero colpo  al  cuore dell’Europa non è il rogo  di  Notre dame de Paris, ma i migranti annegati  nel  Mediteranno.

E’ come dire che il dolore sia un sentimento  a consumo,  cioè che  provando  sofferenza per la perdita di un simbolo, come appunto può essere la cattedrale gotica di  Parigi,  poi non potrà essercene più per i migranti  annegati  nel nostro  mare.

Come ho  già scritto nella mia pagina Facebook Notre dame de Paris non è solo un simbolo della Francia ma appartiene a tutti noi  europei e, per quanto mi  riguarda (ma non penso  di  essere sola),  nella mia mente c’è sufficiente spazio per l’empatia verso  chi  soffre.


 Fulcanelli: un alchimista nelle cattedrali

Per lo più una cattedrale viene considerata per gli  aspetti  architettonici e artistici  del  Medioevo e, ovviamente, per tutto  ciò che concerne la fede religiosa.

Ma vi è un aspetto nell’architettura  delle cattedrali  che viene considerato come la somma di  conoscenze scientifiche, tecniche ma, soprattutto, come simbolismo di una spiritualità di  tipo  esoterico e quindi  celato agli occhi di un profano.

Certo  che, aprendo la possibilità di un messaggio  esoterico nascosto  nelle pietre di una cattedrale,  la cosa potrebbe sembrare lo scenario ideale per romanzi insipidi alla Dan Brown.

Ma se per qualche tempo (giusto  quello  per leggere quest’articolo, ad esempio) mettiamo  da parte quella noiosa razionalità che ottunde la possibilità dell’esistenza di  altro, possiamo affermare che una cattedrale non è solo  un luogo  di preghiera.

Fulcanelli, personaggio misterioso  quanto i messaggi  esoterici delle cattedrali  da lui  visitate (tra cui  appunto  Notre Dame de Paris) ci  aiuta ad addentrarci  in questi  misteri con libri  quali Le dimore filosofali e Il mistero  delle cattedrali  (anteprima alla fine dell’articolo), entrambi i libri non di  facile lettura ma, ripeto, interessanti per l’argomento  trattato.

Fulcanelli stesso  è però un enigma: il nome –  uno pseudonimo  tratto  dalle unioni delle parole Vulcano  e Helio  due elementi  che rimandano  all’alchimia – nasconde l’identità di quello  che viene considerato l’ultimo  grande alchimista del  XX secolo e del  quale solo il medico  francese Eugène Canseliet (Sarcelles, 18 dicembre 1899 – Savignies, 17 aprile 1982), alchimista e discepolo  di  Fulcanelli, ne conosceva l’identità (da più parti  si  dice che discepolo  e maestro  siano la stessa persona).

Come ho  già scritto prima, Fulcanelli  ci ha lasciato in eredità due testi  e cioè Le dimore filosofali  e Il mistero  delle cattedrali, mentre un terzo libro, Finis Gloriae  Mundi,  mai dato  alle stampe  e di  cui  esisterebbe solo  una sinossi, rivelerebbe alcune scoperte che legherebbero indissolubilmente la fisica nucleare con la sapienza alchemica.

Il mistero  delle cattedrali 

Frontespizio de Il mitero delle cattedrali con elementi allegorici alchemici
Frontespizio de Il mistero delle cattedrali con elementi allegorici alchemici

Il libro fondamentale per comprendere l’alchimia, scritto da uno dei più grandi e misteriosi alchimisti di ogni tempo.
Le opere di Fulcanelli furono considerate straordinarie perché “quale alchimista operativo nel senso più antico del termine ricostruiva, partendo dal simbolismo ermetico, i punti principali della Grande Opera illustrandone i principi teorici e la prassi sperimentale con un dettaglio e una precisione mai visti prima” (Paolo Lucarelli), e si vuol dire che l’enorme importanza di Fulcanelli quale alchimista del XX secolo è il suo ritorno all’antica maniera di praticare l’alchimia, sia nello stile che nella vita pratica. Fulcanelli, al contrario degli alchimisti succedutisi a partire dal Seicento che considerarono largamente (e in qualche caso esclusivamente) la branca spirituale alchemica, recuperò e rinobilitò il lavoro manuale in laboratorio, visto come procedimento fondamentale per considerarsi un seguace della Grande Opera. La fama di Fulcanelli ha raggiunto ogni continente e i suoi libri sono stati letti e studiati da moltissime persone. Il Mistero delle Cattedrali è una splendida e molto approfondita lettura dei simboli esoterici che ornano le cattedrali gotiche e che costituiscono una sorta di libro visivo per chi volesse comprenderne i segreti. Con molta profondità, Fulcanelli conduce il lettore all’interno dei misteri delle cattedrali, ne svela i significati, offre una interpretazione, porta il lettore ad una nuova consapevolezza circa le fasi della Grande Opera. Un libro già straordinario di suo (per la materia trattata e per aver riportato alla luce la tradizione alchemica) è reso ancora più prezioso dalla traduzione, dalle note e dall’introduzione di quel grande studioso e uomo della Tradizione che fu Paolo Lucarelli.

Alla prossima! Ciao, ciao…


Anteprima del  libro Il mistero  delle cattedrali  di Fulcanelli 

Piccole storie (presunte) di fantasmi

Poltergeist © caterinAndemme
Poltergeist
© caterinAndemme

Ogni  apparenza e forma sottratta alla terra,

ogni  accidente di  nascita e specie erano  ormai  scomparsi

Non c’era traccia di nulla su  quel  viso  di luce,

da sotto  la pietra spaccata

si  levava soltanto  lo  spirito  di  lei;

lei, proprio  lei, soltanto lei  splendeva visibilmente,

attraverso il suo corpo

Fantasima (1805) di Samuel  Taylor Coleridge

Quali  fantasmi?

Che i  fantasmi  siano  passati  di moda?

La domanda mi  sembra essere  pertinente  considerando il fatto che, avendo lo sguardo puntato sulle ultime notifiche del  nostro  smartphone e le orecchie occupate da cuffie dove la musica sparata a palla ci  regalerà un futuro  da sordi ( a proposito dai un ‘occhiata al mio  articolo), il nostro povero  fantasma converrà che ectoplasmi e rumore di  catene non hanno più spazio  nell’era contemporanea.

A meno  che:

  trovandoci  in una casa isolata,  in mezzo a una foresta, dove non vi  è copertura per la rete telefonica , di  notte, con un temporale e con la sola luce di una candela (colpa di un fulmine che ha polverizzato  la centralina elettrica), vi  viene in mente quello  che ha raccontato la vostra amica riguardo ad una misteriosa uccisione avvenuta proprio lì (nella casa) e vi  state chiedendo se è solo  fantasia quei  passi strascicati che salgono  la scala verso  la vostra camera da letto..

A questo punto, se non siete morte prima di  spavento (diventando  voi  stesse fantasma), tutta la modernità di  questo mondo non vi  servirà a scacciare quelle paure ancestrali insite nel nostro  DNA mentale.

Comunque, ritenendo  di  aver esagerato con la descrizione di  cui  sopra,  può anche essere che, in un condominio  moderno, in centro  città, dove tutto  funziona e la luce della strada nasconde quella delle stelle, abbiate la visita di un poltergeist  

Anche in questo  caso niente paura: la scienza ci  dice che si  tratta di illusione e…basta credere a ciò che ci  dice la scienza.

Piccole storie di  fantasmi  

Nel 1998 Vic Tandy, ricercatore presso l’Università di Coventry (Regno Unito) e il suo  collega Tony Lawrence, furono chiamati  ad esaminare uno  strano  caso  di presenze ultraterrene in una ditta che si occupava della produzione di  apparecchiature mediche (quindi niente  casa nel  bosco).

Gli impiegati interrogati  dai  due scienziati  riferirono di  avere la sensazione di una presenza invisibile nell’ambiente in cui  lavoravano.

Vic Tandy, essendo uno scienziato  e quindi votato  alla razionalità, liquidò il tutto come psicosi  collettiva.

Finché una notte, mentre stava facendo  ulteriori  verifiche nei locali  della ditta, avvertì un calo  della temperatura e l’apparire di una figura spettrale in un angolo  della stanza.

Ripresosi, la storia non dice quanto  tempo  dopo e se era fuggito buttandosi  giù da una finestra, ritornò ad essere lo  scienziato razionale che era: verificò che non vi  fossero perdite nei  contenitori  di  gas utilizzati per le apparecchiature mediche. Accertato che questa non era la causa della sua visione, passò ad esaminare altri  strumenti  che producevano  infrasuoni  

Questi  strumenti, avendo una frequenza di  vibrazione inferiore ai 20 Hz, quindi  non udibile dall’orecchio umano, generava a livello  neurofisiologico quello  che poteva essere definito un fantasma mentale.

Due anni  dopo, questa volta in Canada, Michael Persinger della Laurentian University, utilizzò i  campi  magnetici  per stimolare il cervello  di un paziente dell’età di  45 anni che accusava la fastidiosa visione di  spiriti  di ogni  genere.

Attraverso  questo  tipo di  stimolazione Persinger e colleghi riuscirono  a evocare nella mente del  soggetto in cura la visione di un fantasma (come se non bastassero  quelli  che  già vedeva): gli  scienziati  ebbero conferma della loro  tesi  e cioè che era l’effetto  di un campo magnetico a produrre le visioni.

La conferma arrivò esaminando un secondo  caso  dove questa volta ad essere vittima di  oscure presenze  era una ragazza, in precedenza colpita da una lesione cerebrale,   che sentiva sulla sua spalla sinistra la presenza di un bambino.

La causa di questa manifestazione venne trovata in un orologio  elettrico posto  accanto  al  letto della ragazza: gli impulsi  magnetici  emessi  dall’apparecchio andavano in qualche modo  a colpire la zona in cui  era presente la lesione cerebrale della donna.

Dunque non abbiate paura: quell’ectoplasma che vi  sta di  fronte se chiudete gli occhi  sparirà…forse.

Alla fine dell’articolo  troverete l’anteprima del libro L’ora degli spettri una raccolta di  racconti  di  diversi  autori dalla metà dell’Ottocento  fino  alla metà del  Novecento.

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao...


Anteprima del libro  L’ora degli  spettri

 

La steganografia a portata di tutti

Spy Service © caterinAndemme
Spy Service
© caterinAndemme

Il posto  migliore per nascondere qualsiasi  cosa è in piena vista

Tratto  da La lettera rubata di  Edgar Allan Poe 

Siamo tutte novelle 007 

Il correttore ortografico ha  continuato  insistentemente a voler correggere la parola steganografia con quella di crittografia: evidentemente non conosce tutti  gli  strumenti  di  James Bond  per celare un messaggio a occhi  indiscreti e che la steganografia è un metodo molto più sofisticato della semplice crittografia 

Nella crittografia lo scopo  è quello  di  mantenere celato il contenuto di un messaggio; nella steganografia è lo  stesso  messaggio ad essere nascosto.

In pratica per nascondere un messaggio  si  utilizza un carrier che può essere,  ad esempio, una fotografia o un brano  musicale oppure, come in alcuni  testi  dell’occultismo (a proposito  puoi leggere  il mio  articolo  su Picatrix), bisogna essere degli iniziati  per estrarre  il testo  originale nascosto  da frasi  sconclusionate (appunto  come nel  Picatrix)

Erodoto, nelle sue Storie,  riferendosi all’episodio in cui Demarato, re di  Sparta esiliato in Persia,  racconta il modo con il quale   lo spartano volle avvertire i  suoi compatrioti  della prossima invasione da parte di Serse:

Demarato  che si  trovava in Susa era venuto  a saperlo e volle darne notizia agli Spartani. ma siccome non aveva altro  modo per comunicarla, perché c’era pericolo di  essere arrestato, immaginò questo  stratagemma: presa una tavoletta ripiegata, ne raschiò via la cera e sul legno  della tavola scrisse, incidendo  le parole, la decisione del  re; ciò fatto sulle parole fece di nuovo  colare la cera, affinché la tavoletta vuota non procurasse molestie, a chi la portava, da parte delle guardie della strada

(Storie – Libro VII 234 -238)

La storia continua conn la vittoria degli  Spartani  su Serse nella Battaglia navale  di  Salamina 

Le spie tedesche,  durante la Seconda guerra mondiale, utilizzarono  la steganografia riducendo fotograficamente il  messaggio  fino  alle dimensioni  di un puntino per poi  sovrapporle al punto  dattiloscritto  di una normale lettera.

OpenPuff: lo strumento per le aspiranti 007  

Volete comunicare al  vostro  amante (lui, lei o leilui) il luogo  del vostro prossimo  incontro segreto senza che il partner ufficiale (lui, lei o leilui) lo venga a sapere?

Detto  questo (e dopo  che mi sono  fatta i fatti  vostri, ma essendo il blog il mio…) vi  dico  subito  che lo  strumento in questione è un software creato dall’italiano  Cosimo Oliboni nel  2004 e in continuo aggiornamento: OpenPuff (per gli  amici  semplicemente Puff).

 

OpenPuff screenshot
OpenPuff screenshot

 

Con OpenPuff avete la possibilità di  celare il  vostro  messaggio in un file audio o  video, in un’immagine oppure in un file Flash – Adobe.

Potrebbe anche essere utile per inserire un watermark  invisibile nelle vostre fotografie per preservarne il  copyright.

OpenPuff lo potete scaricare da questa pagina(solo per sistema Windows) mentre in questo Pdf troverete tutto  ciò che potrà esservi  utile per conoscere  meglio  il programma.

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao….

Nancy Wake: il Topo Bianco contro il nazismo

Partigiane © caterinAndemme
Partigiane
© caterinAndemme

Credo  che ognuno  di  noi possa vincere la paura facendo  le cose che ha paura di  fare

Eleanor Anna Roosevelt 

Preludio alla nascita del  Topo Bianco 

 

Nancy Wake
Nancy Wake

Nancy Grace Augusta Wake nasce a Roseneath  (WellingtonNuova Zelanda) il 30 agosto 1912,  ultima di  sei  figli dopodiché, due anni  dopo, l’intera famiglia si  trasferisce a Sidney in Australia.

La madre, Ella Wake, ben  presto  si  ritrovò sola ad accudire i  suoi  figli perché il marito  pensò  bene di  abbandonarla per far ritorno  in Nuova Zelanda.

La vita è dura in questi  frangenti, ma se si  ha carattere si  ha anche il coraggio  di  intraprendere decisioni che cambieranno  la propria vita:   Nancy, all’età di  sedici  anni,  va via di  casa (la storia non dice se con il bene placito  della madre)   per poi intraprendere la carriera infermieristica.

Con  una piccola eredità ricevuta da una sua zia, la vita di Nancy  cambia ancora una volta: con quei  soldi  andrà prima a New York e in seguito a Londra dove intraprenderà la carriera di  giornalista.

Dalla capitale inglese passa a quella francese:  a Parigi diventerà una delle più giovani  corrispondenti dell’impero  mediatico   dell’editore statunitense William Randolph Hearst.

Il suo impegno  da giornalista la porterà in Austria nel periodo  dell’ascesa di  Adolf Hitler: ed è qui che, essendo  testimone diretta delle persecuzioni in confronto alla popolazione di  origine ebraica, nasce in lei un’avversione totale per il  regime nazista.

L’ alleanza della Lega di  Matteo  Salvini con il partito  dell’ultradestra tedesca Afd è  il segno di  quanto  la storia diventa tabula rasa per chi   vuole riscriverla a scapito  della nostra democrazia.

 

La nascita del  Topo Bianco

Il 30 novembre 1939 sposerà l’industriale francese Henri Edmond Fiocca: l’anno  seguente, quando  la Francia viene invasa dall’esercito  tedesco, lei  si prodigherà per aiutare la resistenza francese anche grazie all’aiuto  economico  del marito.

Collaborando  con i partigiani riuscirà  a far fuggire molti  ufficiali  e soldati inglesi bloccati in Francia dopo la ritirata di  Dunkerque in quella che fu  chiamata Operazione Dynamo.

Nel 1943 Nancy Wake, scoperta dalla Gestapo, deve fuggire da Marsiglia: il marito  le promette che al più presto  l’avrebbe seguita nella fuga, ma una spia al  soldo  dei  tedeschi lo fece catturare e, dopo  essere stato  torturato per estorcergli informazioni sulla resistenza, verrà fucilato.

Nancy Wake scoprirà questa tragedia solo  alla fine della guerra.

Anche lei, però, verrà  catturata a Tolosa, solo  che i  nazisti non sapevano  effettivamente chi  lei  fosse: un conoscente inventerà una storia di relazione extraconiugale  che convince i  carcerieri  a rilasciarla dopo  quattro  giorni  di  prigionia.

Attraversando i Pirenei, dalla Spagna arriverà in Gran Bretagna.

Lo  Special Operation Executive (SOE) riconoscendo in lei volontà e notevole autodeterminazione l’arruolerà e, dopo aver passato  brillantemente il difficile percorso  d’addestramento militare, la notte tra il 29 e il 30 aprile 1944 verrà paracadutata in Auvergne dove prenderà contatto  con i  maquis comandati  da Henri Tardivat.

Ma il maschio  sciovinista si  fa sentire anche in questi  frangenti: Tardivat pensò che una donna potesse essere solo  d’intralcio ai  suoi  piani, ricredendosi quando la vide in azione specie durante  l’assalto  al  quartier generale della Gestapo a Montluçon  (dipartimento  dell’Allier) dove uccise a mani  nude una sentinella che stava per dare l’allarme.

Intanto  la Gestapo aveva messo una taglia di cinque milioni di  franchi  sulla testa di  Nancy Wake dandole anche un nome in codice per identificarla: il Topo Bianco 

L’epilogo della vita di  Nancy Wake 

Alla fine della guerra Nancy Wake venne insignita di  alte onorificenze da parte dei  governi  della Nuova Zelanda, Australia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.

In seguito  lavorò per il Ministero dell’Aereonautica britannico e per le ambasciate inglesi  di Parigi  e Praga.

Ritornò in Australia dedicandosi  alla politica: solo  questa volta, nella sua vita, gli  esiti  furono deludenti.

Nel 1957 sposò il capitano  della RAF John Forward.

Nel 1960 entrambi  decisero  di  far ritorno in Australia (ancora una volta lei  si  candidò per le liste liberali e ancora una volta il risultato  fu quello dell’esperienza precedente).

Nel 1985 i  coniugi Forward lasciano  Sidney per una vita da pensionati  a Port Macquarie: in questa cittadina lei  troverà tempo  e ispirazione per scrivere la sua autobiografia e cioè Il Topo Bianco che venne ristampato in migliaia di  copie e tradotto  in più lingua (non so  se esiste un’edizione in italiano).

Il 19 agosto 1997 il marito  John Forward muore. quattro  anni  dopo (2001) Nancy Wake lascia di nuovo  l’Australia per recarsi a Londra.

Nel 2003, quando  ha raggiunto l’età di novant’anni, decide di  ritirarsi presso  la Casa per veterani Royal Star and Garter.

L’avventurosa vita di  Nancy Wake termina la domenica del 7 agosto 2011 presso il Kingston Hospital dove era stata ricoverata per un’infezione ai  polmoni: aveva novantotto anni

Le sue ceneri  vennero  sparse nel  villaggio  di Verneix in Francia

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao…

Lupi e uomini: la convivenza necessaria

La donna e il lupo © caterinAndemme
La donna e il lupo
© caterinAndemme

I lupi sani  e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito  giocoso e grande devozione.

Lupi  e donne sono  affini  per natura: sono  curiosi  di  sapere e possiedono  grande forza e resistenza.

Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei  loro  piccoli, del  compagno, del  gruppo.

Sono  esperti  nell’arte di  adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto  coraggiosi.

Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate, tormentate e falsamente accusate di  essere voraci  e erratiche, tremendamente aggressive, di  valore ben  inferiore a quello  dei  loro  detrattori.

Tratto  da Donne che corrono  con i  lupi di Clarissa Pinkola Estés 

Chi ha paura del lupo  che cattivo non è?

Cappuccetto Rosso / Gustave Dorè
Cappuccetto Rosso /
Gustave Dorè

Cappuccetto  Rosso: lei, con la complicità  del  cacciatore, ha messo  fine alla voracità del lupo  sbaffa – nonne, ma non a quella nomea che, suo  malgrado, il Canis lupus  si porta dietro di  se  e cioè di  essere, per l’appunto,  il lupo cattivo.

Chi  vuole essere cieco  e sordo  alla sua indole di  animale schivo (che ha istintivamente  paura dell’uomo), continuerà a ripetere che il lupo è pericoloso, non si  accontenta di predare qualche gallina o pecora, ma assale anche l’uomo per farne cibo.

Senza contare che, ancora oggi, circola quella diceria sui lupi  paracadutati sulle nostre foreste da misteriose organizzazioni ambientaliste, con lo scopo  di  ripopolare l’Appennino  di  branchi selvaggi di  Canis lupus neanche se fossimo  in SiberiaAlaska.

Questo nulla toglie agli  allevatori il diritto  a richiedere  indennizzi  per i  capi predati e i finanziamenti per i  sistemi  di prevenzione (recinzioni elettrificate, cani  da guardiania)

Il lupo, comunque,  preda soprattutto  animali selvatici vecchi oppure malati, raramente quelli  sani: ciò  garantisce anche il mantenimento dell’equilibrio  dell’ecosistema e di  questo  anche i  cacciatori, che vedono nel lupo un’antagonista per la caccia, dovrebbero  esserne contenti.

Per contro,  se non è il fucile di  qualche cacciatore ad uccidere il lupo, lo sono  i bocconi  avvelenati  lasciati dai  bracconieri: non  solo  quest’azione criminale (e un po’  da cerebrolesi)  uccide il lupo, ma a farne danno sono  anche altri  animali  che si  cibano  delle carcasse avvelenate tra cui, oltre a uccelli predatori  e piccoli  mammiferi carnivori,   i  cani di  escursionisti e quelli  da guardiania.

Non sempre è il lupo a predare gli  allevamenti: cani rinselvatichiti riuniti  in branco (abituati alla convivenza con l’uomo) non disdegnano  certo l’azione predatoria attribuita in seguito ed erroneamente  al loro parente.

Inoltre, problema non  certa secondario è l’ibridazione tra cane  e lupo: ciò  avviene quando durante il  periodo  di  estro,  che in una lupa può durare in media dai 5 ai 7 giorni,  la femmina viene fecondata da un cane (probabilmente vagante o  rinselvatichito) dando  alla luce degli ibridi che, se sopravvivono, possono ulteriormente riprodursi  nel branco comportando un impoverimento del patrimonio genetico della specie.

Gli incontri con il lupo e il suo  antagonista: il cane da guardiania 

Raro, rarissimo ma non impossibile: è l’incontro  casuale con  il lupo.

Se accade, e se il canide non è già fuggito  dalla parte opposta da quella dove noi stiamo fuggendo, è il  caso  di  mettere in pratica le linee guida dettate dalla Large Carnivores Initiative for Europe (gruppo specializzato in carnivori  della Iucn) e cioè quelle  di non lasciare rifiuti in giro e di  chiudere di  sera cani  e gatti in casa: accorgimenti  necessari  se abitiamo nel  bel  mezzo  della Foresta Nera e non in città.

Ben  altra faccenda è il cane da guardiania: non è di  rado che, durante una nostra escursione in montagna, di  trovarsi  faccia  a muso con uno  di  questi poderosi  cani che, se ben addestrato, si limiterà solo  a tenerci  d’occhio altrimenti, se l’incontro è del terzo  tipo  e nessuna navicella spaziale verrà  a salvarci, bisogna seguire queste regole:

  • Non scappare correndo 

Tanto lui è più veloce e voi, fuggendo,   vi  siete trasformanti in una preda 

  • Evitare di  toccare o  accarezzare il bestiame
  • Non gridare
  • Evitare movimenti  bruschi  che possono essere percepiti dall’animale come un’aggressione

Siamo già congelate dalla paura

  • Evitare di  agitare bastoni  o lanciare pietre verso il cane (è vietato  utilizzare il bazooka che di  solito  portate nello  zaino)
  • Se è possibile aggirare il bestiame mantenendo  la giusta distanza, se ciò non è possibile e il  cane si  avvicina, parlargli con tono calmo e proseguire con tranquillità il cammino.  

D’accordo: ma cosa mai  avrò da dire (in tono  calmo) ad un cane che mi vede sotto  forma di  salsiccia? 

Il Centro faunistico Uomini e Lupi 

A Entracque, nel  Parco  delle Alpi  Marittime, è  sorto  da tempo il Centro  faunistico  Uomini  e Lupi con il doppio  intento di fornire programmi  di  educazione ambientale che sono un fondamento per istituire le basi  di  convivenza tra uomini  e lupi, e soccorrere lupi  feriti tramite un recinto  faunistico  di 8 ettari dove (se si è fortunati: io non lo sono stata) dall’alto  di una torretta è data la possibilità di  osservare i lupi ospiti  del  Centro in un ambiente  del  tutto  simile a quello loro  congeniale.

Per gli orari  e le aperture del Centro vi  consiglio di  andare sul sito.

 

Per concludere un libro

Mia Canestrini è laureata in Scienze naturali ed è specializzata in conservazione del  territorio.

Lavora presso il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco  Emiliano seguendo il Progetto  Mirco per la protezione e la conservazione del lupo  e il miglioramento  del rapporto  tra uomini e lupi.

Dalla sua decennale esperienza con i lupi il libro La Ragazza dei  Lupi (anteprima a fine articolo).

Buon fine settimana. 

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro La Ragazza dei  Lupi  di  Mia Canestrini 

«Il mio lupo mi ha tagliato la strada un pomeriggio d’estate a pochi chilometri da casa. È balzato nella provinciale all’improvviso, ma calmo, e l’ha attraversata con un passo lento e sicuro, quasi a non sfiorare l’asfalto. Si è voltato a guardarmi, ci siamo fissati un istante, il tempo di lasciarmi un messaggio, e come un angelo è sparito, infilandosi nella vegetazione fitta oltre la cunetta. Mentre tutto sembrava insuperabile, il lavoro finire, il fallimento chiudere il cuore in una morsa, le amicizie allontanarsi, mentre la vita sembrava collassare su se stessa, un lupo è apparso come un lampo di luce alle porte del mio inferno personale. La sua apparizione senza senso, in un luogo strano, a un orario altrettanto strano, mi ha donato una grande fiducia nel futuro, nonostante nulla in quel momento sembrasse avere soluzione. Ma io gli ho creduto, ho stretto i denti. A volte gli angeli custodi assumono strane sembianze».


Si è messa sulle tracce dei lupi da studentessa di Scienze Naturali, quando come tesi doveva cercare segni di presenza del lupo per studiarne la genetica. Non li ha più lasciati. Oggi Mia è una “lupologa”, ed è una delle più preparate. Tra le sue attività, è impegnata anche a insegnare alle persone a convivere con l’animale di cui gli uomini hanno una paura ancestrale e un’attrazione infinita.
L’esperienza personale di Mia si intreccia con la storia più grande del lupo in Italia, ed è il racconto di un amore sconfinato, di cuccioli salvati e rimasti nel cuore, come Achille, e di altri perduti, un amore a volte corrisposto, a volte no. Ed è anche la storia di come i lupi le hanno insegnato a seguire la strada della libertà.

Il sano sonno

Donna che si  addormenta leggendo un libro ©caterinAndemme
Donna che si addormenta leggendo un libro
© caterinAndemme

Io dormo  nuda, altrimenti  non prendo  sonno: ma non pensare che sia un invito, perché se solo  respiri nella mia direzione t’inchiodo il cetriolo a quella trave.

Non frugare tra la mia roba, non rompermi  le palle, e sono sicura che andremo  d’accordo.

Sogni  d’oro.

Tratto  dal  film Innamorati cronici 

Mai  di  sera 

Una volta e cioè quando ancora   esisteva  Carosello, le ore ventuno sancivano  la messa a nanna di  tutti i bambini.

Oggi  che Carosello è argomento  di  archeologia televisiva e i  bambini  a letto  ci  vanno  quando  gli  pare (almeno  a me sembra così), potremmo, dovremmo, applicare tale regola allo spegnimento di smartphone, tablet, ebook reader, monitor e BLaBlaBla: tutti  quei device che, emettendo  luce blu, hanno la proprietà di inibire il rilascio  di  melatonina il cosiddetto ormone dl  sonno.

Secondo quanto  scritto in questo articolo , pubblicato su  Repubblica.it, la luce blu non causerebbe danni  diretti  alla vista ma solo il problema riguardo  alla qualità del nostro sonno.

Quando il sole tramonta (e Dracula incomincia a svegliarsi)

ghiandola pineale
Posizione della ghiandola pineale

Quando il sole tramonta la ghiandola pineale posta nel  cervello (vedi  la figura a lato- click per ingrandire -)  incomincia a produrre melatonina la quale, come ho  scritto in precedenza, ci prepara al  sonno, nel  senso  che prima di  addormentarci ed entrare nel mondo dei  sogni  bisogna passare quella fase (della durata di una ventina di  minuti) in cui  siamo  in uno  stato  di  dormiveglia: si perde il contatto  con la razionalità, la percezione dell’ambiente che ci  circonda è distorta e il cervello fa associazioni non razionali del  tipo farvi  credere che colui  (o colei) che vi  dorme accanto sia il pronipote dello Yeti.  

 

Secondo  alcuni  ricercatori è proprio nella fase del  dormiveglia che la creatività può aver un’impennata e portarci  ad intuizioni  geniali (quanto potrei  ricavarci vendendo la pelliccia del  pronipote dello  Yeti?).

Cosa succede quando  le pecore che abbiamo contato sono  finalmente nell’ovile? 

La temperatura del  nostro  corpo gradualmente si  abbassa (così come la frequenza cardiaca e la pressione sanguinea), ma non solo: secondo  una ricerca del  2013 effettuata dal Centro  di  neuromedicina dell’Università  di  Rochester, è a questo punto che il sistema glinfatico  dell’encefalo  (alternativo  a quello linfatico) si  attiverebbe per smaltire i  rifiuti  metabolici  del  cervello  (vedi l’articolo pubblicato  sul sito  de Le Scienze)

I cicli del  sonno

Ogni  ciclo  del  sonno ha la durata di 90 – 120 minuti  che si  alternano  in tre fasi: nelle prime due il sonno diventa sempre più profondo fino  ad arrivare alla terza fase che è quella del  sonno Rem  (rapid eye movements) dove appunto  sogniamo.

Dalle tre di notte  in poi le fasi  Rem si  allungano e possono  arrivare a durare anche 50 minuti  nelle prime ore del  mattino: per questo motivo è più facile ricordare i  sogni del primo  mattino  che quelli  nella notte fonda.

Il risveglio  graduale nell’uomo corrisponde a un aumento  del  testosterone e conseguente incremento del  desiderio  sessuale (il suo) mattutino: se avete dormito male, oppure volete continuare a dormire e il sesso  è per voi l’ultima cosa a cui  pensare, potete ricorrere alla minaccia che Meg Ryan proferisce nel  film Innamorati  cronici (la stessa che ho riportato  all’inizio  dell’articolo).

Quanto  dobbiamo  dormire? 

La cosa è soggettiva: c’è  chi  si  accontenta di poche ore di  sonno (4 o 5) senza riscontrare un calo  delle performance durante la giornata e chi, al  contrario, deve dormire almeno  otto  ore.

Io appartengo  a quest’ultima categoria perché meno  di otto  ore di  sonno  per me equivalgono a poter sostenere il ruolo  di uno  zombie in The Walking Dead  

Alla prossima! Ciao, ciao…

Tre libri per donne che viaggiano da sole

Ensemble ou soleil © caterinAndemme
Ensemble ou soleil
© caterinAndemme

Svegliarsi, anche da sole, in una città  straniera è una delle più belle sensazioni  in assoluto

Freya Stark 

Da sole o in compagnia di  altre donne 

Mediamente giovani  le possiamo vedere in qualunque posto  del mondo, che sia estate o  inverno (primavera o  autunno, se preferite), caracollare per i  centri  abitati o per sentieri, magari  impegnate in qualche Cammino,  sempre sotto il peso di  zaini al  completo del  necessaire  per la  perfetta viaggiatrice, che include  ovviamente il sacco  a pelo ed esclude tutto ciò che può essere di peso  e superfluo (tipo scarpe con tacco 12: sexy ma scomode per i lunghi  percorsi).

In treno,  qualche volta, le ho  aiutate  a sistemare il loro  zaino armadio sul porta pacchi    – il maschio italico  medio si  guarda bene dall’aiutarle se il   fisico non corrisponde a canoni  di  bellezza che invogliano loro  all’aiuto  e conoscenza – ricevendo in cambio un sincero danke schön, mercì beaucoup, thank you, grazie.

Mi domando se, pur avendo  l’esperienza di viaggiatrice zaino in spalla, mi sono persa l’esperienza di un viaggio in solitaria o in compagnia di un’amica, chissà: in fin dei conti sono più giovane della regina Nefertiti e magari un giorno…

Libri  di  donne che viaggiano  da sole 

Ulrike Raiser (non lasciatevi ingannare dal nome germanico perché lei  è di  origine piemontese) ha una doppia laurea in Storia del  Teatro  e Lettere Moderne aveva deciso che per mettere a fuoco  le sue due passioni, cioè viaggiare e scrivere, appena libera da impegni  professionali (insegna alle scuole medie superiori) doveva mettersi in viaggio: praticamente lo  ha fatto in tutti i  continenti e queste sue esperienze le ha trasformate in libri, una trentina.

Tra questi Sola in Alaska di  cui un’ampia intervista con l’autrice potete leggerla sul sito Viaggiare Libere    (dopo, però, ritornate qui!)

Sola in Alaska - copertinaCuriosità, entusiasmo, una macchina fotografica e 12 kg di zaino, questi sono gli unici compagni di viaggio di Ulrike Raiser quando, contro ogni aspettativa, decide di partire da sola alla volta dell’Alaska. Quella del viaggio in solitaria può sembrare una scelta difficile, ma porta l’uomo a un tipo di solitudine che lo apre a se stesso e agli altri. In Sola in Alaska prendono forma riflessioni sul senso del viaggiare, sulle differenze tra i paesi e su quanto sia difficile oggigiorno il contatto con la natura. L’autrice scopre un’Alaska che non è solo ghiaccio e freddo, come tutti credono, ma anche foreste incontaminate, aquile che volteggiano silenziose, case sperdute nel nulla e souvenir decisamente atipici. Tra panorami mozzafiato, orsi, balene, salmoni e divertenti imprevisti, il messaggio dell’autrice arriva forte e chiaro: si può scegliere di viaggiare da soli, si possono scegliere mete poco turistiche, si può avere un budget limitato e, perché no, si può anche andare controcorrente e scegliere di prendere freddo. E così, a ogni nuova tappa vengono raccontate le piccole gioie e disavventure di ogni giorno, in un libro che riesce a trasmettere le profonde emozioni che legano tra loro tutti i viaggiatori, diversi ma sempre simili, con la leggerezza e l’ironia di chi il viaggio lo vive alla giornata, facendoli sentire parte di un’unica emozione.

Iaia  Pedemonte, giornalista free lance ed esperta di  turismo  sostenibile,  insieme a Manuela Bolchini, operatrice turistica e anche lei  esperta di  turismo  sostenibile,  sono le autrici  di La guida delle libere viaggiatrici una raccolta di  viaggi in Italia  e nel mondo ognuno con una propria caratteristica che li  contraddistingue e cioè viaggi (originali, avventurosi, sentimentali) descritte attraverso i  contributi  di altre giornaliste, scrittrici, blogger (io non ci  sono..) tutte accomunate dalla passione di  viaggiare.

la guida dellelibere viaggiatrici - copertinaUna selezione di viaggi, mete ed esperienze con un’anima femminile, uniche ed originali, in Italia e nel mondo. Dall’India al Madagascar, dalla Terra del Fuoco alla Sicilia, da Berlino all’Himalaya. 50 “avventure da non perdere”: cammini nella natura, percorsi alla ricerca del silenzio o del cambiamento interiore, sfiziosi soggiorni enogastronomici, raffinati itinerari culturali, esperienze con le contadine e le artigiane nel Sud del mondo, workshop per riappropriarsi del saper fare, imprese sportive per tutti e perfino shopping intelligente. Ma soprattutto incontri con le comunità ospitali e lo straordinario “capitale umano” femminile del turismo responsabile: guide d’arte e di natura, imprenditrici agricole, direttrici di musei, manager di tour operator e altre protagoniste di “filiere virtuose”, che valorizzano la cultura e le tradizioni locali. Con una riflessione sui viaggi al femminile di Iaia Pedemonte, pioniera del turismo responsabile e i contributi di blogger, scrittrici, viaggiatrici. Prefazione della geografa Luisa Rossi.

 

In questa breve carrellata di libri per donne che viaggiano  da sole non potevo  non includere quello  che è il frutto  del  sito Viaggio  da sola perché che recita nel  sottotitolo il sito  delle donne che viaggiano  da sole ma fanno  rete fra loro

In questo  caso  si  tratta di un ebook  con  consigli per le viaggiatrici  che hanno  scelto l’ostello per i  propri pernottamenti, e il titolo  non poteva che essere: Viaggio  da sola in ostello perché…ovvero  come sopravvivere al  bagno in comune e altri  consigli 

Sia questo libro (di  cui  potete vederne un’anteprima) che gli  altri  due sono in vendita su  Amazon e in libreria (e dove se no?).

Viaggio da sola in ostello perché…ovvero come sopravvivere al bagno in comune e altri consigli è un ebook dedicato a tutte le viaggiatrici in solitaria che sono incuriosite dagli ostelli ma non hanno ancora trovato la spinta giusta per provarli in prima persona.
Abbiamo quindi unito le forze e condensato insieme tutti i consigli che, dopo anni di viaggi, pensiamo possano essere utili, nella speranza che tutto ciò possa invogliare qualche donna a spiccare il volo verso una nuova esperienza.
In questo ebook troverete consigli su come scegliere l’ostello più adatto alle vostre esigenze e la camerata giusta. Vi racconteremo come sono fatti gli ostelli, quali sono le aree di cui sono composti, come viverci in sicurezza e quali sono le norme di buona educazione per farsi adorare dallo staff e dagli altri ospiti! Oltre ai consigli pratici, ci siamo occupate anche del lato emotivo del viaggio in solitaria in ostello, parlando di solitudine ma anche di amicizia, di incontro con gli altri ospiti e di come affrontare eventuali momenti in cui si ha bisogno di aiuto o ci si sente poco bene.
Viaggio da sola in ostello perché…ovvero come sopravvivere al bagno in comune e altri consigli è un eBook ideato e scritto dalle coordinatrici del progetto “Viaggio da sola perché”, Elena Mazzeschi e Dana Donato assieme alla web writer, travel blogger e amica Eliana Lazzareschi Belloni.

Buona Lettura. 

Alla prossima! Ciao, ciao…