Vivian Maier: sapete già chi è?

Oggi resto con me
©caterinAndemme

I soli  sono individui  strani

con il gusto  di  sentirsi  soli  fuori  dagli  schemi

non si  sa bene cosa sono

forse ribelli,  forse disertori

nella follia di oggi i  soli  sono i nuovi pionieri

Giorgio Gaber

Eppure non era Mary Poppins 

Vivina Maier – autoritratto

L’ anno  scorso ho visto per la prima volta il volto  di  Vivian Maier (New York, 1 febbraio 1926 – Chicago, 26 aprile 2009)  nel manifesto che pubblicizzava una mostra  a lei  dedicata presso il Palazzo  Ducale di  Genova.

Fino  ad allora non sapevo  chi lei  fosse e solo in seguito, dopo una piccola ricerca riguardante la  sua biografia, sono  venuta a conoscenza del  fatto che, oltre ad essere una fotografa per passione, di mestiere faceva la tata: appunto  come Mary Poppins.

La similitudine con il personaggio di  fantasia si limita al  mestiere di  bambinaia, nella realtà ho l’impressione che la vita di  Vivian Maier per sua scelta, o per il caso, era un luogo  di  solitudine che riempiva attraverso la fotografia con immagini  di persone catturate a loro  insaputa dalla sua inseparabile Rolleiflex .

In effetti abbiamo  rischiato di non poter mai  conoscere l’opera di  Vivian Maier se un giorno  del 2007, a Chicago, l’agente immobiliare John Maloof si  aggiudicò ad un asta uno  scatolone pieno  di  negativi e rullini  ancora da sviluppare e stampare.

Maloof  pubblicò alcune di  queste foto  su  Flick ottenendo un notevole e immediato interesse da parte degli utenti  del  social media: da allora si è appassionato al lavoro  di  Vivian Maier fino  ad arrivare a collezionare più di 15.000 negativi  e 3.000 stampe.

Maloof Collection – galleria fotografica dal  sito  dedicato  a Vivian Maier 

Qualche libro su  Vivian Maier 

Cinzia Ghigliano, tra le più brave fumettiste italiane, con il libro Lei, Vivian Maier (ed. Orecchio  Acerbo) vinse nel 2016 il premio Andersen come migliore libro  fatto  ad arte.

“Vivian era misteriosa. Portava camicie da uomo, imprecava in francese, conosceva a memoria tutti i racconti di O. Henry,camminava come un uccello. E così, come un trampoliere dalle lunghe gambe, ha attraversato il suo tempo fotografandolo.” Un diario. Il diario di Vivian Maier. Scritto non con la penna ma con la macchina fotografica, la sua inseparabile Rolleiflex. Sempre al collo, sempre sul cuore. Occhio speciale per ritrarre i bambini dei quali come tata si prendeva cura; le persone comuni incontrate per strada; i quartieri delle città a lei più care, New York e Chicago; i luoghi lontani meta dei suoi numerosi viaggi. E dietro ogni scatto -centocinquantamila negativi, e migliaia di pellicole non sviluppate- l’interesse per l’altro, gli altri.

Il secondo libro è della scrittrice danese Christina Hesselholdt  che in Vivian (ed. Chiarelettere) ricostruisce in una sorta di  documentario  letterario a più voci la vita di  Vivian Maier con la descrizione dei luoghi  delle sue  fotografie più celebri.

L’ultimo  libro  che vi presento in questa piccola rassegna dedicata a Vivian Maier  (e di  cui vi è l’anteprima a fine articolo) è della scrittrice Francesca Diotallevi la quale nell’introduzione al  romanzo Dai  tuoi occhi  solamente (ed. Neri Pozza) precisa che:

Il romanzo è un’opera di finzione. Nomi, personaggi, attività commerciali, luoghi, eventi, ambienti, e fatti  sono frutto  della fantasia dell’autrice o trattati come spunto per la narrazione. Qualsiasi rassomiglianza con persone morte o viventi, o eventi  reali è puramente casuale e non è approvata dagli  eredi  di  Vivian Meier, dalla Maloof Collection o dall’Howard Greenberg Gallery.

New York, 1954. Capelli corti, abito dal colletto tondo, prime rughe attorno agli occhi, ventotto anni, Vivian ha risposto a un’inserzione sul New York Herald Tribune. Cercavano una tata. Un lavoro giusto per lei. Le famiglie l’hanno sempre incuriosita. La affascina entrare nel loro mondo, diventare spettatrice dei loro piccoli drammi senza esserne partecipe, e osservare la recita, la pantomima della vita da cui soltanto i bambini le sembrano immuni. La giovane madre che l’accoglie ha labbra perfettamente disegnate con il rossetto, capelli acconciati in onde rigide, golfini impeccabili. Dietro il suo perfetto abbigliamento, però, Vivian sa scorgere la crepa, il muto appello di una donna che sembra chiedere aiuto in silenzio. Del resto, questo è il suo lavoro: prendersi cura della vita degli altri. L’accordo arriva in fretta. A lei basta poco: una stanza dove raccogliere le sue cose; una città, come New York, dove potere osservare le vite incrociarsi sulle strade, scrutare mani che si stringono, la rabbia di un gesto, la tenerezza in uno sguardo, l’insopportabile caducità di ogni istante. Ed essere, nello stesso tempo, invisibile, sola nel mare aperto della grande città, a spingere una carrozzina o a chinarsi per raddrizzare l’orlo della calza di un bambino. Scrutare i gesti altrui e guardarsi bene dall’esserne toccata: questa è, d’altronde, la sua esistenza da tempo. Troppe, infatti, sono le ferite che le sono state inferte nell’infanzia, quando la rabbia di un gesto – di sua madre, Marie, o di suo fratello Karl, animati dalla medesima ira nei confronti del mondo – si è rivolta contro di lei. Sola nella camera che le è stata assegnata, Vivian scosta le tende dalla finestra, lancia un’occhiata al cortiletto ombroso e spoglio nel sole morente di fine giornata, estrae dalla borsa la sua Rolleiflex e cerca la giusta inquadratura per catturare il proprio riflesso che appare contro l’oscurità del vetro. È il solo gesto con cui Vivian Maier trova il suo vero posto nel mondo: stringere al ventre la sua macchina fotografica e rubare gli istanti, i luoghi e le storie che le persone non sanno di vivere.

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro Dai  tuoi  occhi  solamente