Il clima che cambia non può essere la normalità

La ciclopedonale di Varazze (SV) dopo l’ondata di maltempo del 29 ottobre
©caterinAndemme

Sono solo eventi  estremi? 

<< A cosa serve aver sviluppato  uno  scienza capace di  formulare previsioni se, alla fine, tutto  quello  che siamo  disposti  a fare è perdere tempo e aspettare che quelle previsioni  si  avverino?>>.

F. Sherwood Rowland – premio  Nobel  per la chimica per i  suoi  studi  sull’ozono

Due sere fa, rientrando  a casa di  ritorno  dal lavoro, guardando un albero sradicato dal vento che aveva abbattuto  un muro, per poi fermarsi  sulla facciata di una casa,  ho pensato  seriamente la fine del mondo non era certo in quella serata ma, comunque, c’era andato  vicino.

Si, perché pur essendo  abituata alle alluvioni causate dalle piogge torrenziali (Genova purtroppo  ne sa  qualcosa) il temporale misto  a raffiche di  vento  che superavano  i settanta chilometri  all’ora (non sono  stata io a misurarne l’intensità) era un’esperienza nuova di cui  ne avrei  fatto  volentieri  a meno.

Eppure, leggendo in seguito ciò che gli  esperti hanno  detto, cioè che quelle raffiche di  vento erano  dovute   ad una differenza di pressione atmosferica e che tra ottobre e novembre piove molto (ma va) qualche dubbio sulla loro dichiarazione di normalità dei fenomeni  atmosferici  mi  è venuta.

Altri  studiosi, al contrario, dicono  che la tendenza futura è quella di un aumento  dei fenomeni  estremi ma, per parlare di cambiamento  climatico, occorrono una raccolta di  dati  sistematica (le rilevazioni  storiche sono disponibili solo  da un secolo) e studi sempre più specifici.

Si, siamo  d’accordo, ma nel  frattempo  cosa possiamo fare?

Tanto più che personaggi  come Donald (Duck) Trump nega l’esistenza di un cambiamento  climatico relegando  tutto a fake news (e di  questo lui  se ne intende visto che è stato  eletto grazie all’aiuto  appunto  dele fake news), oppure del  fascista Jair Bolsonaro, attuale presidente del  Brasile, che ha già detto  di  voler disboscare parte dell’Amazonia (il polmone verde della Terra, non dimentichiamolo) per aumentare i pascoli  e per il commercio  del  legname.

Insomma se una coscienza, collettiva e mondiale, non darà battaglia all’inquinamento  e allo  sfruttamento delle risorse, il futuro  del nostro pianeta non sarà roseo.

Quando  parlo di  coscienza ecologica certo non mi  riferisco ai  figli  dei fiori ormai  reperto  di  sociologia   archeologica, quanto piuttosto al modello proposto  dal  partito  dei  Verdi in Germania che nelle ultime elezioni in Baviera e in Assia hanno  avuto un eccellente risultato anche per il pragmatismo e senza posizioni  estreme del loro programma.

Questo, però, rimanda alla domanda di prima: nel  frattempo  cosa possiamo fare?

Non lo  so, certo  non perdere la speranza come, ad esempio, dice lo scienziato  e scrittore australiano Tim Flannery  nel  suo libro Una speranza nell’aria – come affrontare i  cambiamenti  climatici.

L’anteprima a fine articolo (come sempre).

Buona lettura (ci rivediamo  lunedì)

Alla prossima! Ciao, ciao…………..


Anteprima del  libro Una speranza nell’aria 

L’indagatore dell’occulto? Ma è Jules de Grandin

Fuga da Arkham
© CaterinAndemme 

Se vi  chiedo 

Se vi  chiedo  quale personaggio dei  fumetti vi  viene in mente dicendo  indagatore dell’occulto sono  certa che la vostra risposta (se siete appassionate di  fumettologia) sarà quello  di  Dylan Dog creato dalla matita di  Tiziano  Sclavi .

Adesso, ripetendo  la domanda, vi  chiedo invece qual è l’indagatore dell’occulto che non è più un personaggio  dei fumetti ma della serie di  romanzi gotici?

tic…tac…tic…tac… il tempo  passa ma non voglio aspettare che qualcuno  mi  dia la risposta giusta, quindi vi parlerò di

Jules de Grandin 

Il primo numero di Weird Tales pubblicato nel marso 1923

Nato dalla  creatività dello  scrittore (nonché avvocato  di  buona fama) Seabury Quinn (Washington, 1 gennaio 1889 – 24 dicembre 1969) il quale pubblicò, nel periodo  intercorso  tra il 1923 fino al 1954, ben 143 romanzi sula storica rivista dedicata all’horror e alla fantascienza Weird Tales.

Di questa mole di  racconti  ben novantatré erano  dedicati  alle avventure di Jules de Grandin ed ambientate tutte nella città di Harrisonville dove, mischiati  agli  esseri umani, vivono lupi mannari, vampiri, fantasmi e, tanto per non farci  mancare nulla, gruppi  di  satanisti evocano  il demonio (un luogo tranquillo  da poterci vivere).

Nella realtà la città di  Harrisonville esiste trovandosi nel  Missouri, ma Seabury Quinn nella finzione la traslò nello  stato  di  New York.

Nel 1925 venne pubblicata su  Weird Tales la prima avventura di  Jules de Grandin dal  titolo Horror on the Links, altri  dieci  racconti  invece fecero parte di un’antologia questa volta pubblicata dalla casa editrice Arkham House (ovvio  riferimento  allo  scrittore principe  del genere fantastico Howard Philips Lovecraft).

Come per Dylan Dog  esiste una spalla come supporto per le indagini, cioè l’eccentrico Groucho,  anche Jules de Grandin nella lotta al  soprannaturale si  fa aiutare dal  medico, nonché amico, Trownridge a dir la verità ciò lo fa assomigliare più al dottor Watson di Sherlock Holmes che all’indagatore dell’occulto  di  Tiziano  Sclavi.

L’intero ciclo  delle avventure di Jules de Grandin fu  pubblicato in tre volumi nel 2003 dalla casa editrice Ash-Tree Press (l’anteprima del  secondo  volume, in inglese, lo trovate   come sempre alla fine dell’articolo).

Odo rumore di  catene e gelidi  sospiri….. (l’invito è per  leggere quello  che ho  scritto sulla casa stregata di  Hill House)

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima delle avventure di Jules de Grandin (in inglese) 

 

Dal .Pdf al formato .AZW passando per Calibre (WOW! Sono diventata un’esperta….a parole)

Ho sette vite per poter  leggere
©CaterinAndemme

Eppur si  legge 

Avrei  dovuto  continuare la frase aggiungendo mai  quando  si  deve perché da come si  vede e si  sente nel nostro  Paese si  legge ancora poco (ma si  scrive tanto sui  social..).

In effetti quello  che volevo  dire non era tanto rivolto  al leggere in se stesso,  piuttosto  al  supporto utilizzato per rendere le parole lettura.

Escludendo di  leggere ancora sulle tavolette di  argilla o  su papiro, oggi fondamentalmente abbiamo  due possibilità: il caro  (mai) vecchio  libro e il reader – book.

Già sento voci in lontananza che dicono mai e poi  mai il libro di  carta verrà soppiantato dal digitale, perché con il libro  si sente l’odore della stampa (?), si possono sottolineare le parole, possiamo  aggiungere i nostri pensieri  (possibilmente a matita se vogliamo  cancellare in seguito qualcosa di indicibile)   e, aggiungo io, se si  tratta di un librone lo  si può usare sempre come arma di  difesa.

Per quanto  mi  riguarda la mia predilezione è per la carta stampata, ma riconosco  la praticità di  avere in viaggio  con me tanti libri in quella tavoletta elettronica.

Dal formato Pdf a al  formato AZW

Un paio  di  giorni  fa ho ricevuto in dono tre libri nel formato  digitale con estensione .pdf (il donatore è…..non ve lo  dirò mai). 

Il problema mi  si è presentato volendo trasferire i  tre libri  sul mio  kindle e, naturalmente, che fossero anche leggibili.

Scartabellando  in rete ho capito che per prima cosa avrei dovuto trasformare il mio  Pdf nel  formato proprietario Amazon con estensione .AWZ  (per gli  altri  formati vi  rimando alla pagina creata dal so  tutto io  che di nome fa  Salvatore Aranzulla).

A questo punto era necessario utilizzare un qualcosa che mi avrebbe aiutata nell’operazione, questo  qualcosa è il software (free open source) Calibre.

In 3 piccoli passi  

Una volta che abbiamo  scaricato ed installato il software ci  apparirà la schermata visibile nella figura 1.

Figura 1

 

Da aggiungi libri (primo  pulsante a destra dalla barra degli  strumenti) andiamo  a cercare sul nostro  computer il file a cui  vogliamo  cambiare l’estensione.

Una volta fatto clicchiamo  su converti libri (terzo pulsante a destra) e avremo l’apertura di una seconda finestra (figura 2)

figura 2

Da come si può vedere dall’immagine i  formati per i quali  possiamo  operare una trasformazione sono  molteplici: nel mio  caso  ho  scelto l’AZW3

Una volta conclusa l’operazione di  codifica (il tempo  dipende da quanto è pesante il nostro  file) andiamo a cercare l‘ebook con estensione .AZW sul nostro  computer: è semplicissimo perché basta andare nella colonna di  sinistra di Calibre e cliccare su percorso.

Non ci  resta che prendere il nostro  Kindle e, tramite cavetto USB, connetterlo al computer aprendo la schermata visibile nella figura 3

Figura 3

  La cartella che ci interessa è quella denominata Documents: in essa dobbiamo copiare il file per poterlo poi  leggere sul nostro  Kindle.

Purtroppo, almeno nel  mio  caso, la formattazione del  testo non è uguale a quello  di un Pdf, ma è comunque leggibile.

Semplice, non vi pare.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

La nostra sicurezza in montagna non è mai da sottovalutare

Quel giorno in Valcamonica, le nuvole facevano ombra alle montagne
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E’ meglio  che non accada, ma..

Non importa se siamo esperti  scalatori  o  semplici  viandanti (escursionisti, ad essere precisi): l’incidente può capitare per disattenzione o  semplice sfortuna, in ogni  caso è meglio non essere impreparati ad affrontare questo  genere di  situazioni.

Quindi, escludendo  dall’argomento improbabili scalate sull’Everest (almeno  per me sono molto improbabili) è sempre da tener presente che:

Chiunque frequenti  la montagna in modo corretto, quindi  con attrezzatura adeguata e piena conoscenza dei propri limiti  fisici, comprende che la sicurezza è un tema fondamentale da non essere trascurato.

Purtroppo, nonostante l’esperienza costruita in anni  di  frequentazione dell’ambiente montano,  un evento  negativo è sempre possibile: da qui  la necessità di munirsi di  tutto  quello  che tecnicamente è possibile per la nostra incolumità e, cioè, dal vestiario  adeguato per affrontare un repentino  cambio atmosferico fino ad un supporto  tecnologico.

Del  supporto  tecnologico ne parlerò dopo, per il momento suggerisco quello  che non dovrebbe mai mancare nello  zaino com kit di  medicazione:

  • Un telo  termico (lato oro  all’esterno per evitare la dispersione di  calore)
  • Delle garze sterili per la detersione delle ferite
  • Cerotti (compresi  quelle contro le vesciche)
  • disinfettante

Questo è il kit di  base, poi ognuno, secondo le proprie esigenze, potrà inserire nello  zaino  quello  che più gli aggrada: da ricordare che empiricamente si calcola che il peso  dello  zaino  non dovrebbe superare il 10 per cento  del proprio peso corporeo (includendo il peso  dello  zaino  stesso), quindi  nessuna   vasca idromassaggio portatile.

Per quanto  riguarda la tecnologia è ovvio  che il primo  strumento  da considerare è il nostro  smartphone, il quale ha la brutta abitudine di  scaricarsi  quando ci occorre, per cui  pensate ad un (una?) power bank  come accessorio da portarsi  dietro.

Parlando  di  smartphone è naturale parlare di un’app che  sarebbe utile avere: GeoResQ.

GeoResQ è un servizio di  geolocalizzazione e inoltro delle richieste d’aiuto  gestito dal  Corpo  Nazionale di  Soccorso  Alpino e Speleologico  (CNSAS) si  basa su  di un abbonamento  annuale dal costo veramente irrisorio  considerandone l’utilità, cioè appena  24 euro l’anno (gratuito  per i  soci  CAI).

Un libro per il primo  soccorso (anteprima) 

Sapere che cosa fare, e soprattutto che cosa non fare, per soccorrere vittime di incidenti o di un improvviso malore dovrebbe far parte del bagaglio culturale di ognuno di noi. Invece pochi sanno come affrontare situazioni in cui un’azione rapida e corretta può essere determinante per salvare delle vite o ridurre i danni alla salute delle persone coinvolte. Guida pratica di facile consultazione, “Primo soccorso” è strutturata in modo chiaro grazie anche alle numerose illustrazioni che integrano il testo. Dopo le indispensabili informazioni generali – dalla tutela del soccorritore agli aspetti legali, dai numeri di emergenza all’organizzazione delle fasi del soccorso – e le necessarie conoscenze di base sul corpo umano, nella sezione “Cosa fare in caso di…” il volume esamina la maggior parte delle situazioni in cui è possibile imbattersi, fornendo caso per caso la spiegazione delle cause e dei sintomi e le indicazioni utili sugli interventi da mettere in atto.

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………….


Il mistero del lago di Vostok ( ovvero un racconto che è il mio primo esperimento usando Sway)

Indizi naturali
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Piccoli  esperimenti

Sfruttando tutto  ciò che può essermi  di  aiuto per la costruzione e la funzionalità del mio  blog (possibilmente in maniera gratuita),  sto provando  a costruire delle storie utilizzando  servizi come Sway della Microsoft.

La funzione di  Sway è quella di  essere uno  strumento (o App)  finalizzato  alla realizzazione di presentazioni visualmente  accattivanti , dagli  albi  di  fotografie o il racconto di  storie personali  e tanto  altro  ancora, il tutto visibile a chiunque senza limitazioni.

A questo punto non mi resta che indicarvi  questa pagina della Microsoft tutte le informazioni  a riguardo  di  Sway.

Per la mia prima storia (spero  che non sia l’ultima) utilizzando l’app, ho scelto un argomento al limite degli  X-Files (bellissima serie di  fantascienza di  cui  un giorno vorrei parlarne) e cioè: Il mistero del lago  di  Vostok

Mi farebbe piacere se qualcuno  di voi mi dicesse se la cosa può funzionare (grazie).

Domani  inizia un weekend lungo  quindi arrivederci  a lunedì

Alla prossima! Ciao, ciao


Il mio primo  racconto utilizzando Sway 

Odo rumore di catene e gelidi sospiri…è “L’incubo di Hill House”

Quella notte
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L’aldilà 

I fantasmi.

Prendono  forma al  chiaro  di luna,

si  materializzano  nei  sogni.

Ombre. Sagome

di  ciò che non è più

Ellen Hopkins  

Alla domanda se credo  nei  fantasmi la mia risposta è no.

Alla stessa domanda postami in una casa isolata, di notte,  ai margini  del  bosco, con i lupi  che ululano, il vento  che ulula (ulula il vento?), le persiane che scricchiolano come le assi  del pavimento di legno, il rintocco del pendolo  alla mezzanotte, con me unica abitante di  questa casa,  la mia irriducibile razionalità nel negare l’esistenza di  ectoplasmi & C. (quindi  includerei  anche vampiri e lupi mannari) sarebbe alquanto  compromessa.

Questo nulla toglie, però la fascinazione verso l’ignoto, in pratica ciò che spingerebbe ad aprire la porta della casa di  cui  sopra e restarci  almeno una notte perché, e questo è il bello  della fascinazione, ci  hanno  detto che lì si odono rumore di  catene e gelidi  sospiri. 

Per mia fortuna, o sfortuna dipende dai punti  di vista, vivo  in città e tutt’al più mi  devo  solo preoccupare dei  soliti  malviventi in carne ed ossa.

Se proprio devo orripilarmi  ( cioè farmi  venire la pelle d’oca pur non essendo certamente un’oca) basterebbe un qualsiasi  film del genere horror per farlo.

Di  solito  la trama di  questi film è abbastanza scadente (non me ne vogliano  gli  appassionati, compreso il mio lui): stessa situazione (casa solitaria nel  bosco), una donna  (sempre bella) vittima di  sortilegi, un uomo (anch’egli bello ma con lo  sguardo un po’ ebete quando  si  terrorizza)  e tanto, tanto, sangue.

A tutto  questo non mancano  le eccezioni.

The Haunting of Hill House 

Non ascoltando  la vocina che mi  ricordava  che i  panni i panni  da stirare erano appunto  da stirare , ieri  sera ho voluto  dare un’occhiata a questa nuova serie targata Netflix, cioè  The Haunting  of Hill House.

A questo punto, tenendo conto  dei primi  due episodi  della serie che ho  visto, dovrei  dare un giudizio su  di  essa: lo  farò alla fine.

Incomincio  subito  nel  dire che la regia è di Mike Flanagan (Il gioco  di  Gerrald trasposizione cinematografica di un racconto  di  Stephen King: da vedere, anche ad occhi  chiusi) che si è basato sul racconto  omonimo della scrittrice statunitense  Shirley  Jackson (anteprima del libro  a fine articolo).

La locandina di The Haunting of Hill House

Nella versione di  Flanagan si parte dall’estate del 1980 quando la famiglia Crain, genitori  architetti e cinque figli tra maschi  e femmine (praticamente una tribù) si  trasferisce ad Hill House per un lavoro  di  ristrutturazione della casa.

La casa rientra nello  standard dei  film dell’orrore: antica, con mille stanze e posta in un luogo solitario (oltre al  fatto  che  i  custodi si  guardano bene   dal  dormirvi di notte).

Finché una notte il padre prende i  suoi  figli  e fugge dalla casa lasciando  la moglie in preda a quello  che vedrò nelle prossime puntate.

Lo farò perché è un racconto  diverso  dal solito splatter di  genere, perché i personaggi  sono ben  delineati e la trama, pur con continui  salti  temporali da quell’estate del 1980 ai  giorni  nostri, non genera confusione ma, anzi, intriga sempre di più.

 

Il libro: L’incubo  di  Hill House di  Shirley Jackson 

Sono cosciente del fatto  che la mia recensione è stata molto  stringata, dopotutto basta fare una ricerca in rete per avere un quadro  completo  della serie.

Piuttosto  vorrei parlarvi  del libro  che inizia così (parole riprese anche all’inizio nella versione filmica (filmica…si  dice?).

Nessun organismo  vivente può mantenersi  a lungo  sano  di  mente in condizioni  di  assoluta realtà; persino  le allodole e le cavallette sognano, a detta di  alcuni.

Hill House che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno  al  buio; si  ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto  continuare per altri ottanta.

E’ indubbio  che già dall’introduzione al  romanzo  ci troviamo  a leggere un’opera che si pone ai  vertici  della narrativa gotica, tanto  da essere preso come fonte di ispirazione da altri  scrittori, uno  fra tutti  Stephen King.

Shirley Jackson scrisse L’incubo  di  Hill House nel 1959 (lei  morì l’8agosto 1965, all’età di  quarantotto anni, per un arresto  cardiaco  durante il sonno).

Come in   quasi  tutte le sue opere, anche ne L’incubo  di  Hill House  si intravede il tema della ribellione verso la condizione femminile di  allora che voleva la donna relegata ai  ruoli  classici  di  madre e casalinga e niente altro, oltre che l’espressione del  suo  personale disagio  per aver avuto un rapporto pessimo  con la madre.

Infatti  nella trama de L’incubo  di  Hill House:

Eleanor Vance è una donna la cui  vita scorre monotona e senza stimoli, per questo sente in se il desiderio di  rompere quella tristezza che l’accompagna da tempo.

L’occasione le viene data dal professor John Montague, studioso  di  fenomeni paranormali, che l’invita, insieme ad un gruppo  di  altre persone con determinate abilità psichiche (ma non sono eroi  della Marvel) ad un progetto  che include la permanenza in una casa infestata da presenze ultraterrene: Hill House.

Eleanor, mano  a mano che si  addentra nei  misteri  di  Hill House, verrà psicologicamente tormentata dall’entità demoniaca lì presente, fino  all’inevitabile tragica conclusione e cioè la sua morte.

Nel 1999 il regista Jan de Bont diresse The Hauting (interpreti Liam Neeson, Catherine Zeta-Jones, Owen Wilson) tratto  dal libro  Shirley Jackson  ma che non ebbe un buon giudizio  di  critica cinematografica..

Ho visto  recentemente, sempre su  NetflixThe Haunting: sinceramente mi  è sembrato  un onesto  film di  genere horror, forse l’unico  appunto  è per certi  effetti  speciali che, visti  con la tecnologia di  oggi, risultano  essere alquanto  ridicoli.

Il film di Jan de Bont è stato il remake del  film omonimo (in italiano  Gli invasati) diretto  da Robert Wise (interpreti Julie Harry, Claire Bloom, Richard Johnson): dal trailer si può vedere come   gli  effetti  speciali vengono  sostituiti  da una sapiente costruzione scenica che coglie pienamente la fascinazione verso l’indicibile e il mistero.

Tra l’altro , guardando il trailer, ho visto  alcuni riferimenti  nella serie Netflix e cioè la scala a chiocciola e la scena in cui  le due donne sono impaurite dai  colpi  provenienti  dietro  ad una porta chiusa.

Cosa ne dite, questa sera dormiamo  con la luce accesa?

Alla prossima! Ciao, ciao……………


Anteprima del  libro L’incubo  di  Hill House 

Mädchen in uniform: il primo bacio tra due donne in celluloide nella Germania del 1931

La genesi di una donna
©caterinAndemme

L’indiscreta

Se una vostra amica o semplice conoscente vi  dicesse che vi  ama e che farebbe volentieri  sesso con  voi, quale sarebbe la vostra reazione?

A) Improvvisamente vi  siete ricordate che dovete prendere i  bambini  a scuola anche se sono le dieci  di  sera e voi  non avete figli

B) L’ipotesi  di  fare l’amore con un altra donna è per voi la stessa che cavalcare un dromedario per le vie del  centro  di  Milano

C) Ci  fate un pensierino (e basta)

D)  L’unica domanda che vi  viene in mente da fare  è: << A casa tua, oppure da me? Magari in albergo?>>

In effetti  ci  sarebbe poco  da scherzare in quanto i pregiudizi  sono  ancora lì a dirci quanta strada dobbiamo  ancora fare affinché venga accettata  una concezione diversa di vivere un affetto   che non sia solo  eterosessuale.

D’altronde, con un ministro  della Famiglia che, oltre che prendersela con tutto il mondo  LGBT , vaneggia  affermando che i migranti diluiscono la nostra identità, è fuori da ogni  dubbio che la lotta per i pari  diritti è ancora lontana da concludersi.

Detto questo…

Mädchen in Uniform: il tema dell’amore lesbico nel 1931

Nella Germania del 1931, quindi due anni prima dell’ascesa al potere di Adolf Hitler, nelle sale cinematografiche si proiettava Mädchen in uniform (Ragazze in uniformediretto  dalla regista Leontine Sagan e tratto  dal libro omonimo della scrittrice ungherese Christa Winsloe.

La pellicola è incentrata su di una ragazza dal  carattere ribelle, Manuela, che verrà costretta per questo alla disciplina in un collegio  femminile a Postdam.

In questo  ambiente conoscerà l’amore per una sua insegnante che,  a differenza delle altre colleghe, usa con le ragazze modi più gentili:  Manuela, travisando il suo  sentimento, confesserà pubblicamente il suo  amore con la conseguenza tragica di uno  scandalo.

In effetti Mädchen in Uniform è considerato  come essere il primo  film a tema lesbico  della storia del cinema, senza dimenticare che la stessa autrice del libro  Christa Winsloe, non nascondendo il suo  essere lesbica, nei  propri  romanzi  non aveva timore di  parlare di  rapporti  di  amore al  femminile.

Il film, pur avendo  avuto un buon successo, non scampò alla censura nazista la quale,  dietro al  fatto  che si parlasse di  lesbismo, aveva come obiettivo principale  quello di  colpire sia Leontine Sagan che gli altri  appartenenti  alla troupe tutti  di origine ebraica.

La stessa attrice Hertha Thiele, che interpretava il ruolo  di Manuela, pur non essendo  ebrea ma profondamente antinazista, dovette fuggire in Svizzera nel 1937 trovando impiego  come assistente in una clinica psichiatrica (tornerà  a lavorare per il teatro  e la televisione alla fine delle guerra).

Non fu  solo il regime dispotico  come quello  nazista a censurare Mädchen in Uniform perché  nel 1932  la censura americana si oppose alla sua programmazione e, solo  in un secondo  tempo, grazie all’intervento  di Eleanor Roosevelt, la pellicola ebbe il nullaosta, anche se con alcuni  tagli  nelle scene considerate più osé.

Nel 1958 Ragazze in uniforme  ebbe una nuova versione per la regia di Gèza von Radvànyi

Nel 2006 la regista americana Katherine Brooks  utilizzò Ragazze in uniforme come base per la sceneggiatura del  film Loving Annabelle.

Al termine la scena del  bacio nel  film Mädchen in uniform (…è solo un bacio  innocente)

Alla prossima! Ciao, ciao….. 


Una ragazza del 1930: Betty Boop

Betty Boop
©caterinAndemme

Chi  è la più sexy nel  reame di  Cartoonia?   

Va bene, so  già che qualche maschietto  che bazzica da queste parti ha in mente la Valentina di  Guido  Crepaxoppure le figure femminili  (molto  erotizzate)   di un altro famoso  fumettista italiano e cioè Milo Manara.

Nel  regno  di  Cartoonia, però, il modello è un altro: vi  ricordate, ad esempio, di  Jessica Rabbit sensualissima compagna e partner del  coniglio  Roger nel  film Chi ha incastrato  Roger Rabbit?

Forse, oltre che alle sue forme, lei  viene ricordata anche per una sua celebre frase: <<Io non sono  cattiva, è che mi disegnano  così>>.

Ebbene, oggi non vi  parlerò di  Jessica Rabbit.

Piuttosto di un’altra ragazza (disegnata) che ha compiuto, più o  meno, ottantotto anni:  Betty Boop.

Una ragazza di ottantotto anni 

Lontana anni luce da qualunque altra starlette dei  fumetti moderni (comunque la nostra Jessica ha trent’anni  e non è più una ragazzina) Betty Boop nasce con le sembianze di un barboncina.

La sua prima apparizione, infatti,  risale al 9 agosto  1930 nel cortometraggio Dizzy Dishes (il video  è  alla fine dell’articolo) dove, appunto, viene  raffigurata come una barboncina.

Due anni  dopo,  quindi nel 1932, viene ridisegnata da Max Fleischer per il cortometraggio Bamboo Isle (anche questo  visibile a fine articolo) che, per il personaggio  di  Betty Boop, fu il trampolino  di  lancio, dovuto anche al  fatto che la trasformazione non riguarda solo la figura ma anche i tratti psicologici e sessuali (difficile crederlo  se non si  contestualizza nel periodo  degli anni ’30) quindi  il target  del pubblico  non è più quello infantile ma decisamente quello più adulto.

Un esempio di  questa trasformazione è  nell’ennesimo  cortometraggio Minnie the Moocher di Dave Fleischer  (anche questo  visibile alla fine, poi  non ditemi  che non vi  voglio  bene..) dove l’adolescente Betty Boopribellandosi  all’autorità dei  genitori, fugge nella notte affrontando mille pericoli  (spettri  compresi): il tutto  commentato  dalle note del  celebre ed omonimo brano  di Cab Callowey  (ripreso  anche nel  film The Blues Brothers diretto  da John Landis nel 1980).

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao…. 


Al  cinema….

 



E’ tempo di dire “Good night, and good luck”?

Ecate
©caterinAndemme

Perché  questo  titolo?

La locandina del film

 

Considerando il momento  difficile che vive oggi  l’Italia verrebbe appunto  da dire Good Night and Good luck al momento di  andare a dormire, sperando  che il giorno  dopo non sia peggio di  quello passato.

Non essendo assolutamente   affetta dalla sindrome di Cassandra, anzi  la mia natura mi porta ad essere ottimista nonostante tutto, il titolo dell’articolo è riferito al  bellissimo  film, appunto Good night, and good luck, diretto  da George Clooney  nel 2005.

Vi  consiglio, se non lo avete già visto (ma rivederlo non uccide nessuno), di  cercarlo al meno in DVD perché temo che Netflix & C.  non lo abbiano in catalogo.

Non avendo  voglia di  elencare i nomi  degli interpreti, degli sceneggiatori, costumisti, addetti  alle pulizie  e blablabla ,   in questa pagina potete soddisfare ogni  vostra curiosità riguardo  al  film.

Adesso  vi annoierò un po’ parlando  del  maccartismo  (che poi è il tema del film) 

Con il  maccartismo, all’inizio  degli  anni ’50 negli  Stati Uniti, si  apre quel periodo  storico  connotato da una feroce caccia alle streghe, come ebbe a dire  il drammaturgo Arthur Miller, contro  cittadini di ogni  ceto  sociale in odore di  comunismo oppure semplicemente sospettati  di  avere simpatie socialiste.

Joseph McCarthy, senatore repubblicano  del  Wisconsin dal 1946 al 1954, fu il promotore di  questa violenta campagna chiamata, appunto, maccartismo che ebbe inizio  ancora prima degli  anni ’50, cioè quando l’URSS il 29 agosto 1949 fece esplodere la sua prima bomba atomica (con la sigla RDS – 1 ma conosciuta con il nome di Pervaja molnija (in italiano  primo  raggio)  togliendo  agli  Stati Uniti  la supremazia  nel possesso  delle armi  atomiche e diventando conseguentemente una minaccia alla sicurezza nazionale.

A seguito  di  questo, nel  settembre del 1950 viene approvato l’Internal Security  Act  che rendeva legali le indagini  (e persecuzioni) contro  coloro  che erano sospettati  di  filocomunismo:  Joseph McCarthy, essendo presidente della Commissione per le attività  antiamericane, si  valse di  questa legge per mettere sotto  accusa funzionari  governativi, docenti, giornalisti, sindacalisti, esponenti  culturali.

Dietro  l’accusa di  attività antiamericane, basate su prove inconsistenti o addirittura false,  vennero  distrutte le carriere di migliaia di persone, se non addirittura la loro morte come accadde ai  coniugi  Rosenberg, fisici  atomici  di  origine ebrea  i quali, accusati di  aver rivelato  all’URSS i piani  segreti  per la costruzione di  ordigni  nucleari, nel giugno  del 1953 furono giustiziati nonostante il fatto  che si proclamavano innocenti  e che le prove della loro  colpevolezza fossero molto labili.

Nello  stesso  anno  Milo Radulovich, pilota della Marina,  sospettato  di  essere comunista verrà  radiato  dall’esercito senza nessun processo.

Ed è a questo punto  che entra in scena Edward R. Murrow giornalista ed anchorman della CBS: egli utilizzò la vicenda del pilota per un inchiesta che di  fatto metteva in dubbio  l’operato  di  McCarthy.

A sua volta il senatore repubblicano accusò il giornalista ed il suo  staff di  essere comunisti: questo ingenerò uno  scontro basato su  altre inchieste che misero in cattiva luce il maccartismo  ed il suo  fautore (assomiglia un po’  all’affondo  dato  da  Di Maio  contro  la carta stampata…piccola (mia) nota polemica).

La caduta di McCarthy si  ebbe, però, solo  quando  questi  attaccò direttamente i  vertici  delle forze armate: a questo punto per il presidente Eisenhower non restò che mettere sotto inchiesta i metodi  da inquisizione del  senatore.

Nel 1955 Joseph McCarthy fu  espulso  dal partito  repubblicano  e condannato per gli  abusi  commessi  durante il suo mandato.

Una piccola curiosità prima di  concludere

La frase Good night and good luck è presa da una citazione del  Giulio  Cesare di  William Shakespeare e cioè:

<<La colpa, caro  Bruto, non è nelle nostre stelle ma in noi stessi. Buonanotte e buona fortuna>>.

Alla prossima! Ciao, ciao…


La citazione del  Giulio  Cesare  nel  film 

 

Il Santuario di Oropa tra fede e (piccoli) misteri esoterici

Santuario di Oropa – vista  parziale
©caterinAndemme

Santuario di  Oropa: un hospitale a cinque stelle

La prima volta che arrivai  al Santuario  di  Oropa ne rimasi alquanto  sconcertata questo  perché viaggiando  al  buio, nel  senso di non averne mai  visto  neanche un’immagine, le sue dimensioni mi fecero pronunciare quel proverbiale WOW! che sintetizza uno  stato  di meraviglia mista ad incredulità.

Insomma, pensavo  a un santuario montano (in fin dei  conti ci  troviamo  a 1.180 metri  di  altezza) di modeste proporzioni raccolto tra i monti e non una gigantesca fabbrica di  fede.

Con il tempo, ed una frequentazione maggiore (più come escursionista che pellegrina) ho imparato ad apprezzare la pace di  quel luogo  dopo  una certa ora verso  sera, quando il numero  di  turisti si  riduce drasticamente e rimane solo chi è ospite del Santuario.

Non è una cella monastica
©caterinAndemme

 

Nel  sottotitolo ho accennato al  fatto  che il Santuario si merita un cinque stelle per quanto  riguarda la sistemazione alberghiera che può arrivare anche ad ospitare fino  a 700 persone tra ostelli per gruppi organizzati  e vere e proprie camere d’albergo: non lasciatevi ingannare dalla foto a lato, perché  dietro  quella porta vi è una suite  con tutti i confort per un piacevole soggiorno.

Per quanto  riguarda la ristorazione c’è solo l’imbarazzo  della scelta tra bar e ristoranti di  buona qualità.

Naturalmente non mancano  botteghe per la vendita di  souvenirs ed altro.

Piccola storia del  santuario  di  Oropa 

E’ la meta di pellegrinaggio  più famosa nel  biellese ma anche il punto  di partenza per molte escursioni da quelle più facili  a quelle più impegnative (prossimamente ne parlerò con un articolo  dedicato all’itinerario  che collega il Santuario  di  Oropa a quello  di  San Giovanni d’Adorno).

Secondo la tradizione la sua origine risale al IV secolo, quando  sant’Eusebio, vescovo  di  Vercelli, si  sarebbe rifugiato in queste montagne per sfuggire alle persecuzioni  contro  i cristiani.

Egli  avrebbe portato  con se una statua lignea raffigurante una Madonna nera che, nella leggenda,  si  vorrebbe opera dell’evangelista Luca ma in realtà risalente al XII secolo e di  scuola valdostana.

La galleria con gli ex-voto (e una pellegrina che cerca la propria stanza)
©caterinAndemme

La statua venne posta da Eusebio su di un masso  erratico  dove, successivamente, venne costruito un piccolo  tempio che si ingrandirà nel  tempo  fino ad arrivare alle forme attuali all’inizio  del  Seicento: la Basilica Antica venne costruita per un voto  dei  cittadini  di  Biella fatto  durante la pestilenza del 1599, in seguito si  avviò la costruzione delle cappelle del Sacro Monte che terminò nel 1744.

A riprova della venerazione del luogo  vi sono  gallerie   stracolme di  ex – voto le quali, oltre che essere testimonianza religiosa, sono fonte di  ricerche storiche ed antropologiche (personalmente mi mettono  addosso una certa ansia mista a tristezza, sempre nel  rispetto di  chi ha fede nei miracoli).

 

Prima di  concludere guardate questa foto:  

 

La svastica in questo caso non è il simbolo del nazismo.
©caterinAndemme

 

Prima di  concludere con una piccola galleria fotografica, vorrei condurvi  in un piccolo  mistero  che riguarda l’aspetto  esoterico incentrato in un piccolo  tempio a monte del  santuario.

 Non c’è nulla di particolare nella costruzione, anzi  si può dire che, architettonicamente parlando, è piuttosto povera se non insignificante,

Sennonché, ponendosi  di  fronte ad essa, appare in alto uno  dei  simboli  più odiati nella storia moderna e cioè la svastica.  

Ma non lasciamoci ingannare: prima che i nazisti  ne fecero  simbolo della loro  dittatura (in questo  caso con i bracci  della croce uncinata rovesciati) la svastica era un simbolo  esoterico utilizzato  anche nella Società Teosofica fondata nel 1875 a New York da Helene Blavatsky.

Se amiamo  i misteri non c’è bisogno  di andare fino  a New York, perché c’è un filo  che lega il tempietto (quindi il simbolo  della svastica) a Rosazza a pochi  chilometri  dal Santuario  di Oropa, al  Gran Maestro  Venerabile della massoneria biellese ( e membro  della Giovine Italia di  Mazzini) Federico Rosazza Pistolet.

Dai  che siete incuriosite!

Siccome non amo  fare i copia-incolla da altri  siti (e non mi piace, a mia volta, essere copiata-incollata) vi  rimando  a questa pagina per saperne di più.

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao……


 

Galleria fotografica (click per ingrandire…so  che lo  sapete già)