Prima l’italiano (in questo caso si parla della lingua italiana)

Che lingua parlo?
©caterinAndemme

Perché location?

Non la sopporto: la parola location!

Come non sopporto (o  quasi)   costumer care, lip gloss, day by day, coffee break….a meno  che non io  non sia  invitata ad una pausa caffè dal  collega che, gentilmente, mette mano  agli  spiccioli  per offrirmelo.

Ma location…..no, senza nessun quasi: la odio e la vorrei  estirpare come un’intrusa antipatica ogni  qualvolta viene usata a sproposito in un contesto di un discorso  in italiano.

Computer, non ordinateur 

Avendo parentele francesi (parigine per l’esattezza, anche se saperlo vi lascia indifferenti) so  bene quando i nostri  cugini difendano  la loro lingua: se da una parte condivido pienamente questo loro ostracismo verso l’anglicismo (di  cui noi  italiani, in un certo  ne facciamo un uso  esagerato), da altra parte parole come, per esempio, computerticket sono talmente integrate nella nostra lingua da sembrare quasi italianizzate.

Quello  che non sopporto  (ancora una volta, poi la smetto) è quando  questo  anglicismo è utilizzato  da chi, volendosi  dare un tono vagamente intellettualoide, sprofonda a sua insaputa nel più misero provincialismo.

Va da se che conoscere una lingua (anche due e più) è sempre un arricchimento, quindi  quanto  ho  scritto fin d’ora non è una crociata contro l’inglese.

L’italiano è meraviglioso (parlo  sempre della lingua italiana e non dell’Homo italicus) 

Claudio Marazzini  , presidente dell’Accademia della Crusca, ha scritto appunto il libro  L’italiano  è meraviglioso  per (ri)scoprire la nostra magnifica lingua e metterci in guardia contro l’esagerato utilizzo di parole straniere (la maggior parte inglesi) al posto  di  quelle italiane (che poi, logicamente, per noi  tutti sono anche più comprensibili).

Perché oggi è molto più facile sentirsi offrire dello street food anziché del “cibo di strada”? Come mai i politici dichiarano di voler refreshare il Paese se intendono semplicemente “rivoltarlo come un calzino”? Chi teme un competitor e cerca un endorsement non potrebbe aver paura di un “concorrente” o di un “avversario” e aspirare a un “sostegno” o a un “appoggio”? Questi esempi ci segnalano un’evoluzione preoccupante dell’italiano che negli ultimi anni si sta logorando non solo per il proliferare degli anglismi ma anche per un grave peggioramento delle nostre cognizioni linguistiche. Siamo ormai un Paese dove i fiumi non straripano (una parola perduta!) più, semmai esondano, e i tribunali emettono “ordinazioni” (sacerdotali?) invece che “ordinanze”. Come presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini combatte ogni giorno per difendere la nostra meravigliosa lingua e attrezzarla per le sfide del futuro. L’italiano, ci ricorda Marazzini, ha una storia diversa da quella dell’inglese o del francese – nati con gli Stati nazionali – perché è fiorito ben prima che ci fosse l’Italia: dopo essersi sviluppato nel Medioevo come idioma popolare figlio del latino, si è arricchito splendidamente con la nostra grande letteratura diventando così, fra tutte le lingue, la più colta, raffinata e amata all’estero. Vogliamo dunque ora perdere questo nostro immenso patrimonio di sensibilità e di cultura? In questo libro Marazzini, compiendo un’analisi rigorosa e approfondita, presenta una lucida diagnosi dello stato di salute della nostra lingua e pone le basi per invertire la rotta, appellandosi anche ai politici e alle università, spesso responsabili della dispersione di parole e significati. Allo stesso tempo, passando in rassegna gli errori di ogni genere che si stanno insinuando, ci offre l’opportunità di correggerci e di recuperare le mille e mille sfumature della nostra meravigliosa lingua che forse ci stanno sfuggendo.

Alla fine dell’articolo un’anteprima del libro.

À la prochaine! Salut, au revoir …

Ops….volevo  dire:

Alla prossima! Ciao, ciao……………


Anteprima del libro L’italiano è meraviglioso