Ho letto (non per caso) che nulla succede per caso

 

Parole e correzioni
Caterina Andemme ©

Ho visto  le elfe della Terra di  Mezzo: giovani dalla pelle del  colore del latte, capelli lunghi  e biondi  (per nascondere le orecchie da elfo), in poche parole belle.

Avendo  fatto il liceo  artistico non potevo  che ammirarle per quella giovane  grazia femminile – non che io  sia così vecchia ma, essendo  nata dopo Nefertiti e prima di loro, posso  dire che la mia adolescenza è bella che andata – ma, soprattutto, per quel modo  elegante di  vestire camicetta bianca, giacchetta blu, gonnellino dello  stesso  colore e scarpette leggere degne del piedino  di  Cenerentola, quando la temperatura annunciava quello  che il Burian  ci  avrebbe regalato  da lì a poco.

Il tutto, qualche giorno fa, in via XX Settembre a Genova.

Oggi non so  se le giovani  elfe sono  ritornate nella Terra di  Mezzo lasciandomi  con la curiosità di  sapere chi  fossero in effetti (collegiali in visita a Genova?), ma ho  visto orsi  siberiani, magari portati  dal Burian, aggirarsi  per le strade: io non patisco  il freddo, ma sono  freddolosa nel  senso  che riesco a  sopravvivere   al  gelo  solo  se adeguatamente coperta (guanti, sciarpa, giaccone o  cappotto, stivali o anfibi, berretto di  lana con o  senza pon pon).

Ora, però, dovrei  decidermi  a scrivere perché mi è piaciuto  un libro, magari  mettendoci il titolo, e perché ve lo  consiglio:

Libri in vetrina

Nulla succede per caso di Robert H. Hopcke

L’autore  è psicoterapeuta e dirigente del Center for Symbolic Studies, una scuola di  formazione per psicoanalisti e psicoterapeuti di  area junghiana.

A tutti  capita prima o poi di  vivere una coincidenza incredibile capace di modificare almeno in parte il corso  dell’esistenza: sono  quelli  che Jung definiva eventi  sincronistici, fenomeni  di  cambiare l’immagine di noi  stessi, il nostro modo  di  vedere il mondo, di  aprirci  nuove prospettive. In questo  libro Robert H. Hopcke esplora l’universo  di  ciò che erroneamente consideriamo puro  caso , e ne individua il ruolo  nel  campo  affettivo e professionale, nella realtà  e nel mondo  dei  sogni, negli  aspetti  quotidiani e in quelli  spirituali  dell’esistenza. Attraverso  i racconti  di  esperienze realmente accadute, l’autore dimostra come un evento  sincronistico, riflettendo uno  stato  d’animo inferiore, spesso  riesca ad indicarci  la direzione per noi più giusta. Imparando a considerare la nostra vita un racconto  dotato  di  coerenza interna, dove niente succede senza ragione, potremo imparare a sfruttare le coincidenze per comprendere meglio noi  stessi e per dare alla nostra esistenza maggiore pienezza.

Dalla introduzione del libro 

 

Perché mi è piaciuto?

Intanto perché ho  letto già qualcosa sulla sincronicità junghiana credendoci molto (ho  scritto che ho letto, non studiato, comunque trovo  Jung molto più interessante e meno noioso del  suo illustre maestro  Freud).

Poi perché la lettura di  questo libro, in effetti, mi ha aiutato ad uscire da qualche impasse  di  troppo nella vita  e a spiegarmi che non tutto  ciò che accade è sempre negativo (comunque sempre meglio  che leggere l’oroscopo  di Marco  Pesatori su  D Donna: non me ne voglia ma i  suoi  vaticini  sono un po’ tanto  criptici).

Infine perché ho  una  percentuale sulla vendita del libro…..(scherzetto o  dolcetto?)

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 

Anteprima  

 

Divagazioni poco serie sul sesso

Amore protetto
Caterina Andemme ©

Si può fare sesso  all’aperto  quando  la temperatura segna zero  gradi?

La risposta la delego  volentieri a chi  ne ha provato  l’esperienza (magari  l’ultima della sua vita) quanto piuttosto devo  dire che la domanda mi è sorta leggendo che a Minsk (Bielorussia) un migliaio di uomini hanno  corso a petto  nudo in quella che è definita la Marcia dei  veri  uomini.

A ciò si  aggiunge un’altra mia domanda: perché gli uomini devono fare queste dimostrazioni per affermare di  essere veri? Penso  che sia colpa di un’errata calibrazione fisiologica del testosterone (comunque ho  visto il video: tra qualche fisico  degno  di nota, ho visto molte pance traballanti  e non so  se per il freddo).

Adesso, avendo messo  la parola sesso nel  titolo  (riconosco  che è un espediente becero per attirare qualche visitatore in più, forse  anche visitatrici), cosa ci  guadagniamo  nel  farlo oltre che al più puro dei piaceri  fisici?

La scienza, la medicina, la psicologia o  quello  che più vi  garba dice che:

  • Il sesso  riduce lo  stress 

E’ risaputo (ma allora perché lo scrivo?), in un rapporto  sessuale l’organismo produce dopamina, endorfine e ossitocina: un cocktail che azzera lo  stress e ci  fa vedere il mondo  in armonia.

Peccato  che passato  l’effetto  tutto  torna come prima: il rimedio  è ripetere l’esperienza il più presto possibile.

  • Il sesso  brucia calorie

Non è particolarmente vero, comunque sembrerebbe che fare sesso per tre volte alla settimana (scienziati ottimisti nella maggiore delle ipotesi) può bruciare fino a 7.500 calorie in un anno.

Allora, nel  dopo, possiamo  coccolarci con del  cioccolato  senza per questo  avere rimorsi per la silhouette. 

  • Il sesso  aiuta il nostro  sistema immunitario 

Se tra colleghi  ed amici ho avuto una moria di persone influenzate, cosa devo pensare? Che hanno  fatto poco  sesso, oppure che lo hanno  fatto all’aperto  a zero  gradi?

  • Il sesso  aiuta il cuore

I ricercatori hanno scoperto che gli uomini che fanno  sesso  regolarmente (tre volte alla settimana?) hanno il 45 per cento in meno  di probabilità di  soffrire di  malattie cardiache.

Quindi, se il nostro partner ci  dice mi spezzi il cuore,  è da intendersi: <<Cara, facciamo poco  sesso!>>.

  • Il sesso  allevia il dolore

In ogni  caso io ho  sempre mal  di  testa.

  • Il sesso aiuta noi  donne a rinforzare i muscoli pelvici 

Sperimentare….sperimentare….

  • Il sesso  ti  aiuta a dormire bene

Anche una camomilla….

  • Il sesso  ti rende dieci  anni più giovane

Non illudiamoci: le rughe ci  sono  e non vanno via neanche applicando il kamasutra dall’ A alla Z ( note a piè di  pagina comprese).

Alla prossima! Ciao, ciao…………….. 

 


Caterina Andemme = Instagram 

 

 

Quando le Streghe della notte volavano sugli aerei da combattimento nei cieli della Russia

Le Streghe della notte
Immagine: Caterina Andemme ©

Fra i tanti miei  desideri  inappagati, ma non si  sa mai nella vita, vi è quello  di  guidare un camion: non di  quelli  che normalmente incrociamo  sulle nostre strade (ed incrociamo  anche le dita quando li sorpassiamo, specie in autostrada nel tratto  urbano  di  Genova), ma uno di  quelli con un mastodontico  muso sul tipo visto   del  film Duel  di  Steven Spielberg.

Irina Rakobolskaya

Non so se Irina Rakobolskaya  avesse mai  avuto una passione per i  camion, ma di  certo lo aveva per il volo  e per gli  aerei.

Lei, deceduta a 96 anni  nel 2016 era l’ultima superstite di  quello che, nel 1941 durante la Seconda guerra mondiale, era un reggimento dell’aviazione dell’Armata Rossa composta da sole donne.

Irina ne era il vicecomandante, toccò alla sua diretta superiore di  grado, Marina Raskova, a dover combattere su  di un altro  fronte e cioè quello  dei pregiudizi  nei  confronti delle donne.

Stalin, insieme all’entourage dello  stato  maggiore russo,  non credeva alla capacità  di una donna di pilotare un aereo e combattere al pari di un uomo, ed è solo per l’ostinata determinazione di Marina Raskova che la storia ha visto l’audacia di  queste donne contro i piloti  della Luftwaffe.

Si  meritarono  anche  un nome di  battaglia: Le Streghe della notte.

A far si  che la storia di  queste donne e del  loro  eroismo (lasciatemelo  dire) ci  ha pensato  la giornalista e scrittrice, nonché conduttrice televisiva,  Ritanna Armeni   la quale, dall’intervista che ebbe con Irina Rakobolskaya, ha tratto lo spunto per i l suo  libro Una donna può tutto  edito  da Ponte alle Grazie   (a fine articolo l’anteprima del  libro).

A me non resta che pilotare il mio lui verso  scelte del  tipo: il frigorifero  è vuoto, andiamo  a mangiare fuori.

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 

 

 

 

 

Fragile, opulenta donna: le parole di Alda Merini per tutte le donne

 

Immagine e grafica: Caterina Andemme
Parole di Alda Merini

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

A tutte le donne – Alda Merini

Milano – Naviglio Grande
credit: Archivio 24Cinque P&B

Quella sera, passeggiando  per i Navigli  di  Milano, mi era venuta in mente che lì  a pochi  passi, presso la Casa delle Arti vi era uno  spazio dedicato  ad Alda Merini.

Mi è bastato poco  per convincere Sara e Michele (un po’ di più lui) a fare quella deviazione per una visita alla riproduzione della  stanza, con molti  oggetti  appartenuti  alla poetessa, quando  lei  abitava in Ripa Ticinese al  numero  47.

Chi  sia Alda Merini ed il valore delle sue opere non sarò certo io a doverlo  dire, tanto più che in rete (magari  anche qualche libro, perché leggere non fa mai male) si  trova tutto  e di più sulla sua vita (io mi  sono  limitata ad  un solo  link per le note biografiche).

Apro una piccola parentesi su  Milano: ho  già detto  che questa città (metropoli)  ormai ha acquistato  nel  tempo   una notevole valenza turistica tanto da primeggiare con altre località quali, ad esempio, Firenze o Torino (Genova è al palo anche se sta guadagnando  posizioni nelle preferenze dei  turisti). A dimostrarlo è anche l’interesse del  pubblico verso  queste piccole chicche di  cultura  come, appunto, la Casa delle Arti – Spazio Alda Merini (prima mi  sono dimenticata di  mettere per intero il nome del piccolo museo  e ritrovo  di poeti e no).

La stanza di Alda Merini presso  lo  Casa   delle Arti
credit: Archivio 24Cinque P&B

La stanza è piccola,  anche molto più ordinata rispetto  a quella reale dove la confusione era, come dire, di casa:  la si può guardare solo attraverso  un vetro messo  a protezione degli oggetti  e dei  suppellettili, ma la visione è stata sufficiente per avermi  data l’emozione (se pur in spirito) di  aver incontrato una grande e tenace donna.

Concludo aggiungendo  altre sue parole:

C’è un posto nel mondo, dove il cuore batte forte, dove rimani senza fiato  per quanta emozione provi; dove il tempo  si  ferma e non hai più l’età. Quel posto è tra le tue braccia in cui  non invecchia il cuore, mentre la mente non smette mai  di  sognare.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 

 

Allora io sarei una feticista solo perché guardo vecchi film?

La gatta  che amava guardare Casablanca
Caterina Andemme ©

 

Allora io  sono una feticista?

Capisco  che questa frase senza un contesto  che ne spieghi a fondo  il significato, può sembrare la tardiva accettazione da parte mia di una  sessualità  indirizzata verso parti  del  corpo (o indumenti) di colui che ne è oggetto.

A parte il fatto  che la mia sessualità sia per voi interessante quanto il problema delle acciughe in Perù (ve lo  già detto  che era il tema di un vecchio  articolo del  mensile Le Scienze?), ci  tengo a precisare  che, in questo  caso, il termine feticista è estrapolato dalla dichiarazione della consigliera 5Stelle Gemma Guerrini riguardo ad una rassegna cinematografica dove si  proiettavano  vecchi  film ( e che lei evidentemente non gradiva) e  dove appunto  lei  aveva detto  che:

Cos’è infatti se non feticismo  la reiterata proiezione, giorno  dopo  giorno, di  vecchi  film che hanno in comune soltanto il fatto  di  essere famosi?

Già il fatto  di  essere famosi dovrebbe scagionare questi  film dal essere oggetto  di  feticismo, quanto piuttosto  di  ammirazione verso un’opera che ha visto impegnato il talento  di  attori  e registi, nonché di  tutte le maestranze coinvolte nella sua realizzazione.

Come da prassi la consigliera ha subito  dichiarato  che la frase è stata fraintesa e chi la diffonde non fa altro che diffondere una fake – news: in questo  caso sono  compiaciuta nel  diffondere ciò che lei  ha detto  e che non è una fake – news.

Se desiderate conoscere lo  sviluppo di  questa querelle  vi  rimando  all’odierna  pagina di  Roma Today

LIBRI IN VETRINA

Prima  che voi  abbandoniate questo  blog (ma poi  ritornate, vero?) vi  voglio parlare del  libro  della biotecnologa Beatrice Mautino  intitolato Il trucco  c’è e si  vede (di  cui una piccola  anteprima la troverete  a fine articolo):


Siamo sommersi da ogni tipo di informazione sui cosmetici. La televisione ci bombarda di pubblicità, le riviste reclamizzano le ultime novità in fatto di mascara e di miracolosi shampoo riparatori e, in particolar modo su internet, ci imbattiamo di continuo in articoli che ci mettono in allarme su prodotti e ingredienti che ci possono causare disturbi e malattie. Siamo frastornati.
 
Di quello che ci spalmiamo addosso sappiamo solo ciò che il marketing vuole farci sapere, ovvero poco e, soprattutto, non sempre qualcosa che sia in grado di aiutarci a scegliere in maniera consapevole. La triste realtà è che un’informazione attendibile e critica sui cosmetici nel nostro paese praticamente non esiste.

 

 

Curcuma per la memoria, per la cucina e da leggere

Le chat est curieux mais aussi timide
Caterina Andemme ©

Può capitare di  avere un leggero  deficit di  memoria magari  dovuto allo  stress, ma anche ad una qualunque distrazione come, ad esempio, entrare in un negozio  di  scarpe e, tra un modello  e l’altro  da provare, dimenticarsi che il nostro  lui (o lei) è dall’altro  capo  della città ad aspettarci per nulla contenti del  macroscopico  ritardo  sull’orario  dell’appuntamento

Curcuma longa

 

A dare un aiuto per coadiuvare e rafforzare la memoria, secondo  uno  studio condotto dall’Università della California   (UCLA), è una spezia, cioè la curcuma o per meglio  dire uno dei  suoi  principi  attivi: la curcumina.

Come tutte le ricerche medico  scientifiche, anche in questo  caso si parla di  risultati  ottenuti su di un ristretto numero di  soggetti osservati durante i test.

In ogni  caso la sperimentazione va avanti, considerando  anche che, oltre ad avere effetti  sulla memoria e più in generale sull’umore, si  è  visto  come la curcumina può avere un effetto riducente, a livello del  cervello, della concentrazione di  proteina Tau e delle placche amiloidi responsabili dell’Alzheimer.

Una delle difficoltà che i  ricercatori devono  affrontare per quanto  riguarda  l’uso  in futuro  della curcumina in ambito  clinico  (ma non solo) risiede nel  fatto  che è scarsamente assimilabile dall’organismo per cui bisognerà studiare uno shuttle per far arrivare il principi o attivo ai  tessuti.

Questo  sarà uno  dei  problemi per il quale la soluzione adeguata è affidata alle nanotecnologie.

Interessante, vero?

Passando da questioni per così dire scientifiche a quelle più pratiche,  tralasciando l’uso  della curcuma in cucina (chiamata anche zenzero  giallo zafferano delle Indie),  in rete potete trovare tantissime ricette che utilizzano  questa spezia come componente (avete provato  il riso  al  curry?),  il mio  consiglio non è per il palato, ma quello egualmente nutriente per la mente che è la lettura.

Quindi, parlando  di  spezie, lo  scrittore e giornalista John Keay ha scritto un interessante saggio  su  come le spezie sono  arrivate da lontano  (sia fisicamente che nel  tempo) sulle nostre tavole.

Affermare che le spezie siano responsabili dell’esplorazione del nostro pianeta può a prima vista apparire come uno di quei paradossi utili per conversare di storia nei salotti. Mai però paradosso corrisponde alla realtà come in questo caso. Nel corso dei secoli, infatti, i sovrani hanno messo in gioco il loro prestigio, i navigatori rischiato le loro vite, non nella ricerca dell’oro o nella brama di potere, ma per ridistribuire a volte una quantità minima di quei prodotti vegetali che appaiono oggi inessenziali e quasi irrilevanti. Che si trattasse di andare oltre i confini del mondo conosciuto verso est, come per Vasco de Gama, o verso ovest, come per Cristoforo Colombo e Ferdinando Magellano, i grandi pionieri del Rinascimento navigarono sempre e comunque in cerca di spezie. La scoperta delle Americhe, della circumnavigazione dell’Africa e di quel collegamento mancante nella circonferenza del mondo che fu il Pacifico, furono, perciò, tutte conseguenze inaspettate dell’ossessiva ricerca di odori forti e fragranze. Come anche lo sviluppo dell’ingegneria navale, della scienza della navigazione e di quella balistica che, col tempo, diede alle potenze marinare dell’Europa occidentale la superiorità sulle altre nazioni e la possibilità della fondazione di un impero. Come una saga esotica e avventurosa, “La via delle spezie” trasporta il lettore nel cuore di questa straordinaria vicenda, nelle guerre che da esse scaturirono, nell’epica dell’esplorazione che essa inaugurò.

Essendo uscito  nel 2005 il libro  non è facilmente reperibile (non so  se vi  sono nuove edizioni), io l’ho trovato presso  la libreria Il Libraccio di  Genova: buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 


Caterina su Instagram

 

#artdesign #fotografia #italia #genova I trogoli di santa Brigida

Un post condiviso da caterina andemme (@caterina_andemme) in data:

Cosa dovrei fare se incontro un orso?

 

Dormire in tenda è un’esperienza piacevolissima.

Dormire in tenda mentre fuori piove è come essere cullati al suono del ticchettio delle gocce sulla tela.

Dormire in tenda mentre fuori  diluvia, le saette ti  fanno da radiografia,  i tuoni rimbombano  dalla montagna vicina trasmettendosi  al terreno e quindi alla tua pancia, senza tener conto  del vento che sembra voler strappare gli  alberi intorno, figuriamoci una tenda,  ebbene tutto  questo ti porta solo  a farti un’unica domanda: perché  sono qui?

Non era la prima volta che in tenda abbiamo  avuto a che fare con il mal tempo, ma quella volta, campeggiati sotto il monte Pelmo (Dolomiti  di  Zoldo, provincia di  Belluno), qualche timore per la nostra incolumità ci ha sfiorato.

A parte questo, in fin dei conti  si  è trattato  solo di un temporaluccio estivo (lo  dico  adesso circondata dalle mura di una casa) , la cosa  che mi ha lasciata con un’ulteriore preoccupazione è trovare impressa nel  fango, sul sentiero  a qualche centinaio  di metri dalla nostra tenda, l’orma di  quello che io ho considerato  subito  appartenere ad un orso  (oppure orsa, questo non lo so), mentre lui tentava di  convincermi  che era quella di un cane solo  un pochino più grosso  della media (magari il Mastino  dei Baskerville).

Dove voglio  arrivare con questo  giro  di  parole? Semplicemente a questo: se dalla boscaglia fosse spuntato un orso  come mi sarei dovuta comportare?

Premetto che, quando  siamo  in giro  per sentieri, ci  preoccupa di più sentire gli  spari  dei cacciatori e magari  trovarci di  fronte ad un cinghiale ferito, il quale  avrebbe tutte le ragioni per vendicarsi  su  di noi.

Abbiamo già incrociato  cinghiali, qualche vipera, altri  esseri  striscianti, cani  rinselvatichiti, ci  siamo  presi  le nostre dosi  di  zecche ma orsi  mai (a parte qualche essere umano  che a malapena ti  saluta).

Già, ritorno  alla domanda di prima: come bisogna comportarsi  se uscendo  di  casa incontriamo un grizzly?

Il Club Alpino Italiano ci  aiuta in questo con alcune regole da seguire:

  • Se l’orso  rimane fermo sul sentiero, indietreggiare lentamente senza dargli  le spalle, in modo  da aumentare la distanza tra noi e lui

In pratica si  tratta di imitare Michael Jackson visto in Moonwalk oppuremolto  prima di lui Bill Bailey come in questo  video.

  • Se l’orso è  aggressivo e si  alza in piedi, non reagire: state fermi  e parlate con tono  basso  e calmo, anche se l’animale dovesse partire alla carica.

A parte il fatto  che in questo  caso  sarei  già morta per infarto  cosa dovrei  mai  dirgli con tono  basso  e calmo?

Forse: Non mangiarmi per favore, sono indigesta.

Oppure: Ciao, come va?  Bella giornata oggi, i tuoi orsacchiotti  stanno bene? vanno già  a scuola?….

  • Nel  caso  di  contatto  fisico restare passivi emettersi  lentamente a terra a faccia in giù, nella cosiddetta posizione del  coniglio ma intrecciando  le mani  dietro  al  collo.

Come ho detto  in precedenza passerei  a miglior vita ancora prima di riuscire a  mettermi nella posizione del  coniglio (dovrei  dire coniglietta ma sembrerebbe scritto  in memoria di Hugh Hefner).

Ops! …. è ora di  cena ed il mio  orsacchiotto ha fame.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 


PLAYLIST 

Visto  che ho  parlato di  Michael  Jackson.

 

 

Vagavo nella pioggia
Maschera di vita, sentendomi pazzo
Una rapida e improvvisa caduta dalla grazia
Le belle giornate sembrano lontane
L’ombra del Cremlino mi sminuisce
La tomba di Stalin non mi dà pace
Continuava e continuava …
Vorrei che la pioggia mi lasciasse in pace

Come ci si sente
(Come ci si sente)
Come ci si sente
Come ci si sente
Quando sei solo
E sei freddo dentro

Abbandonato qui nella mia fama
Armageddon del cervello
Il KGB mi perseguitava
Prendi il mio nome e lasciami stare
Poi un piccolo mendicante chiamò il mio nome
Giorni felici annulleranno il dolore
Continuava e continuava
Ancora e ancora e ancora …
Prendi il mio nome e lasciami stare

Come uno straniero a Mosca
Come uno straniero a Mosca
Stiamo parlando di pericolo
Stiamo parlando di pericolo, baby
Come uno straniero a Mosca
Stiamo parlando di pericolo
Stiamo parlando di pericolo, baby
Come uno straniero a Mosca

Che forte i Forti di Genova

Il Forte Diamante

Lo so: come titolo è piuttosto povero di idee, ma passare una giornata in escursione ai forti  di  Genova (in special modo  verso il Forte Diamante) è un altro modo  per conoscere la città.

Perché, se Genova è La Lanterna, l’Acquario, il Palazzo Ducale, il suo  centro  storico (il più grande d’Europa), e tante altre perle sparse qua e là, i forti ne costituiscono un altro punto  di vista e cioè quello culturale legato all’attività all’aperto  che sia l’escursionismo, la bicicletta o una semplice passeggiata.

Premetto  subito una cosa: non aspettatevi  di  trovare delle fortificazioni ristrutturate con guide  e pannelli esplicativi sui  quanto  stiamo  visitando.

Non esiste nulla di  tutto  questo: sono solo  uno  scheletro (consistente, però) di  quello  che erano  una volta e magari  il Comune di  Genova potrebbe spendere qualche soldo per un la cartellonistica .

Ci muoviamo all’interno  di  quello che, dal 2008, è diventato il Parco  delle Mura: 617 ettari  di  terreno  a cavallo  tra la Val  Bisagno  e la Val Polcevera:

Al pari  della Grande Muraglia cinese, anche Genova ne aveva una tutta sua anche se su  scala ridotta ma, comunque, imponente: quasi  12 chilometri  di mura (più sette nel  tratto  al mare, ormai  inglobato  nel  tessuto  cittadino dove esiste ancora) intervallati da alcune fortezze a difesa della città. La parte più antica di  questa muraglia risale al 1625, mentre le fortificazioni risalgano  al 1815, quando,  sotto  i Savoia, Genova divenne un’importante piazzaforte del regno.

ITINERARIO 

Arrivando nel  centro  di  Genova, precisamente al  Largo  della Zecca, si deve prendere la funicolare che porta fin sul al  Righi (capolinea).

Da qui prendiamo la strada in salita che, biforcandosi dopo  qualche centinaio di  metri, ci obbliga a mantenere la destra (via Peralto). Superato un piccolo ponte in legno  si  continua a salire fino a raggiungere un archivolto  nei  pressi della trattoria Ostaia du  Richettu (il solito  TripAdvisor dice che è da provare).

Si prosegue fino  ad uno  slargo dove, nel  caso  abbiamo  optato  di  arrivare fin lì con un mezzo proprio, si può parcheggiare (panorama dall’alto sulla città).

Dopo un breve saliscendi ancora una volta ci  troviamo  davanti  ad un bivio: a sinistra il percorso  il sentiero indica la direzione verso  l’Ostaia de’ Baracche (ancora una volta TripAdvisor informa che la qualità è più che discreta, molti  commenti negativi  non sono  sul cibo  ma sul modo  di fare, tutto ligure, dei  gestori. Comunque, non fidandomi molto  dei  commenti, proverei  in prima persona a dare un giudizio).

Quindi, proseguendo  sulla destra, percorriamo  il rilassante sentiero a mezza costa con vista a valle sulla ferrovia Genova – Casella  (un altra meta turistica da non tralasciare).

 

 

 Percorrendo  questo  tratto  di  sentiero, specie nei  giorni  festivi, bisogna solo  fare un po’  di  attenzione all’incrocio  con i ciclisti ma, essendo mountain – biker  e quindi conoscendo la natura dei  frequentatori dei sentieri, convivenza e gentilezza sono  assicurati (è una mia piccola polemica nei  riguardi  di  alcuni  ciclisti, frequentatori delle ciclo – pedonali,  che presi  dalla mania della velocità non hanno molto  rispetto  per i pedoni).

Dopo questo piacevole tragitto, arrivati  nei  pressi di una trattoria (questa volta TripAdvisor tace) prendiamo  un sentiero sulla nostra sinistra che si inerpica: è il tratto relativamente più difficile (senz’altro non impossibile) tanto più, se il  giorno  prima vi  sono  state abbondanti piogge, il fango rende scivoloso  il terreno.

Comunque la salita è abbastanza breve (mezz’ora) e alla fine di  essa ci  ritroveremo  su un piccolo  pianoro  con dinanzi il monte Diamante ed il relativo forte.

A questo punto  abbiamo  due scelte: se siamo  amanti  dei  pendii himalayani possiamo  affrontare  la salita che in maniera diretta ci porta al forte altrimenti, ed è quello  che consiglio, sulla sinistra in basso  vi è un comodo  sentiero  che in breve aggira il  contrafforte montuoso, per poi risalire comodamente, lungo  alcuni  tornanti, verso  la nostra meta.

Proprio alla fine di  questo  sentiero, prima di iniziare la serie dei  tornanti, si può vedere uno  strano  fosso perfettamente circolare: questa era una neviera.

 

Come ho  già  detto in precedenza, si  tratta di una fortificazione parzialmente ristrutturata, quindi  una visita al  suo interno, se pur priva di pericoli, è sempre da farsi  con cautela.

Ops! Beccata in fase di restyling

 

Interessante è senz’altro il panorama che, dai  quasi  settecento metri  di  quota del  forte, spazia tutt’intorno.

Per chiudere l’anello  dell’itinerario, una volta ridiscesi dalla fortezza, si prende l’ampio  sentiero  che corre verso  sud (i  segnavia lungo il percorso  sono  tanti, ma in effetti è abbastanza facile orientarsi  anche senza di  essi).

A breve, sulla destra, incroceremo un bivio che porta verso il forte Fratello Minore (quello  che era denominato  Fratello Maggiore fu  distrutto  dall’esercito  tedesco per impiantarvi una batteria antiaerea).

 

Il Fratello Minore visto in lontananza dal sentiero principale

Rimanendo  sul sentiero  principale e facendo un’ulteriore piccola deviazione, possiamo guardare dall’esterno quello  che delle fortificazioni è il meglio  conservato: il Forte Puin (Puin, dicono  che sia traducibile in Padrino…..uhm…dubito).

Il Forte Puin venne costruito tra il 1815 ed il 1832 sui  resti di una precedente fortificazione del 1742.

Fino agli inizi degli anni ’90 era abitato  oggi è incluso  in un piano  di  valorizzazione del  sistema delle fortificazione che vede il Puin  come centro  aggregativo a carattere sociale e culturale – parole prese dal sito del  Comune di  Genova –  e luogo  di  sosta per i percorsi  turistici nell’ambito  del  Parco  delle Mura e collegamento  all’Alta Via dei Monti  Liguri.

Se questo progetto è andata avanti, oppure concluso, proprio non lo so.

Ad andare avanti invece siamo  noi che, seguendo  adesso le mura del forte Sperone, arriveremo  ad un cancello posto  tra le mura di  questo  forte e quelle del  Forte di  Begato (raggiungibile anche tramite un sentiero  che parte da Genova Sampierdarena).

Perché questo  varco  sia chiamato Cancello  dell’Avvocato, soprattutto   chi  sia questo  avvocato, proprio non  lo so: ditemelo  voi (grazie).

Forte Puin

Tralasciando la visita al Forte Sperone, tanto  è chiuso,  ci inoltriamo  su  di un sentiero sulla nostra destra che a breve ci  riporterà sul piazzale dove abbiamo lasciato il nostro  mezzo, oppure proseguiremo sull’asfalto ripercorrendo  la strada iniziale fino  ad arrivare alla funicolare (corse ogni mezz’ora all’incirca).

Alla prossima! Ciao, ciao……………………

Quel giorno che a Savona volevo trasformarmi in Crudelia De Mon

 

Qualche anno  fa stavo passeggiando  sotto i portici  di via Paleocapa a Savona: avevo la testa tra le nuvole e quindi non mi accorsi  di  quell’enorme deiezione canina posta sul mio  cammino come l’iceberg che affondò il Titanic.

Scivolai  con molta poca grazia e, sfortuna nella sfortuna, il mio  cappottino nuovo ne subì le conseguenze: una signora, molto  gentilmente, cercò di  ripulirmi con un fazzoletto mentre io meditavo  di  trasformarmi nella  cattivissima Crudelia De Mon del cartoon La carica dei 101.

La differenza era che non pensavo  di  farmi una pelliccia con la pelle del  cane che aveva lasciato traccia di  se sul marciapiede, quanto piuttosto  quella del  suo  proprietario (non si  dice più padrone) che non ne aveva raccolto  la deiezione.

E’ notizia di pochi  giorni  fa che la sindaca di Savona ha creato una zona off-limits per i  cani nel  salotto  buono  della città, cioè tutto  il centro  storico.

La decisione  è venuta considerando che i 7853 cani  censiti  dal  comune, produrrebbero ben ottomila litri  di pipì al giorno: stima fornita dalla Asl 2.

Adesso mi  chiedo: in base a quali  parametri l’Asl è riuscita a calcolare la portata di  questo  fiume di  urina canina?

Ha considerato la differenza tra il serbatoio di un chihuahua e quello di un cane san Bernardo?

Ed inoltre: tutti i settemilaottocentocinquantatre cani   fanno la pipì tuti  nello  stesso  istante?

Ma se il centro  cittadino diventa una zona rossa per i  cani, allora tutti i proprietari  si  dovranno  spostare in periferia  per i bisogni  dei  loro  amici  pelosetti?

Infine c’è una discriminazionequesto provvedimento è contro  i  cani e non riguarda i felini  che beatamente se la ridono perché, appunto, sono gatti e sono liberi  di  fare quello che gli pare e piace.

Naturalmente, essendo  in campagna politica, la questione ha tenuto  banco  nel  Consiglio  comunale con opposti  schieramenti e con mozioni degne del  clima politico  nazionale.

Gli altri  problemi  di  Savona?

Possono aspettare al contrario della pipì che scappa a Fidobau.

Alla prossima! Ciao, ciao………………..

 


Photographies ici et là

 

Panorama di Savona dalla Fortezza del Priamar

 

 

Non perdiamo la bussola

Adesso da che parte devo andare?……….

 

Non so  decidermi  a chi  dare più del  decerebrato tra il pistolero di  Macerata e tutti quelli che l’osannano  come eroe: l’unica certezza che ho  è quella che si è smarrita la bussola della ragione.

Detto  questo passo alla bussola come strumento per orientarsi tra mappe e avventure sul terreno.

C’è chi  dice che le donne hanno un senso  dell’orientamento  inferiore rispetto  all’uomo: nel mio  caso, purtroppo, devo  dire che questa teoria mi  si  addice: se dico che il  bivio  che si  deve prendere in un sentiero è quello  di  destra, sicuramente la direzione giusta è a sinistra.

Una ricerca pubblicata sul Evolution and Human Behaviour afferma che un motivo  dovuto  a questa differenza risale ai  tempi  preistorici, cioè quando l’uomo alla ricerca di più donne per accoppiarsi viaggiava più delle donne che restavano  a casa ad  accudire la prole.

Non so  se alla base di  questa tesi vi  sia piuttosto l’effetto di  qualche tipo  di  erba che l’autore (o gli  autori) dell’articolo hanno fumato  per trovarne l’ispirazione, da parte mia considero  che, in questo  caso, l’orientamento c’entri  quanto il cavolo  a merenda (magari  a qualcuno  piace mangiare il cavolo  a merenda).

Nelle nostre escursioni io  delego  a lui tutto  ciò che riguarda la pianificazione e l’esecuzione del  tragitto.

In questa maniera ottengo un duplice vantaggio: il primo  è quello che non dovendomi  preoccupare dell’orientamento, posso  beatamente pensare ai fatti miei. Il secondo  è che se è lui a sbagliare posso  sempre dirgli: Te lo  avevo  detto  che bisognava andare dall’altra parte (ciò rientra nelle mie  piccole soddisfazione della vita).

A questa mia innata ignoranza su  come si  dispongono  meridiani e paralleli, su longitudine e  latitudine, il suo  consiglio è stato  quello di imparare qualcosa dal  libro Cartografia e Orientamento  edito dal Club Alpino  Italiano  (euro 20).

E’ un libro  veramente ben  fatto, ottime le illustrazioni e le spiegazioni  sono quelle decisamente alla portata di  tutti.

Non per me: dopo  il capitolo sulla forma e dimensione della Terra, quello  riguardante  le coordinate terrestri e quello  che parlava delle proiezioni cartografiche, il mio interesse è arrivato  al  fatidico punto  zero dove l’attenzione sfuma nello  stato  di  sonnambulismo.

D’altronde, a meno  di uno  sconvolgimento  cosmico, mi  serve proprio  una bussola per ritornare a casa da lavoro?

Ma voi  che siete più diligenti  di  me, senz’altro  state correndo  a comprare questo libro, in alternativa, oppure come prima infarinatura sull’argomento, vi  consiglio di  leggere quanto  il CAI di  Pontedera ha messo  a disposizione di  tutti gli interessati (Pdf).

Bene, vado  a cucinare la cena  ( la cucina è a 3 gradi ovest oppure a  9 gradi  est?).

Alla prossima! Ciao, ciao…… 


PLAYLIST

 

 

Mi piace scavare buche e nascondervi le cose dentro

Quando invecchierò spero che non dimenticherò di trovarli

Poiché ho ricordi e viaggiato come uno zingaro nella notte

Ho costruito una casa e aspetto qualcuno a strapparlo

Poi lo metti impacchetti, dirigendoti di fretta alla prossima città

Poiché ho ricordi e viaggiato come uno zingaro nella notte

E mille volte ho visto questa strada

Migliaia di volte

Non ho radici, ma la mia casa non era mai la stessa

Non ho radici, ma la mia casa non era mai la stessa

Mi piace stare in piedi, ragazzo è un desiderio pianificato

Chiedimi da dove vengo, dirò un posto differente

Ma ho ricordi e viaggi come uno zingaro nella notte

Non posso riuscire a contarli, e giocare ad indovinare il nome

È solo il posto che cambia, il resto è ancora lo stesso

Ma ho ricordi e viaggi come uno zingaro nella notte

E mille volte ho visto questa strada

Migliaia di volte