Self Publishing e il tuo libro non verrà cestinato (magari solo dimenticato)

Scrivono tutti: dalla scimmia instancabile del  teorema omonimo, fino  ai  piani  alti  del  Creato, dove schiere di ghost writer non avendo nulla da fare (l’eternità è lunga da vivere) si cimentano  in gare di  poetry  slam dove la giuria è  composta da diavoli  e santi (alla competizione non sono ammesse le anime del purgatorio: questa è vera discriminazione).

Da ciò mi sono detta: perché non scrivo  anch’io  un libro?

A dir la verità ci  penso  già da molto, avendo in mente titolo  e trama: Le tre donne di  Fortunato, in cui non ci  sarà spazio per omicidi, horror,  splatter,  erotismo  hard (neanche quello  soft), alieni  persi sulla Terra e terrestri persi in un mondo  alieno.

Allora cosa mai  ci  sarà di  così bello (permettermelo l’aggettivo) da leggere? Per l’appunto: una storia.

Solo  che, a parte il  titolo, per il momento  il racconto  è ancora allo  stadio grezzo, cioè è ben presente nella mia mente un canovaccio da mettere per iscritto. Quindi passerò alla prima stesura, le correzioni  della prima stesura, la seconda stesura perché nella prima le correzioni  saranno  tante da dover riscrivere tutto.

Poi ci  sarà la fase in cui  costringerò amiche, amici  e lui, a leggere  il frutto  della mia creatività fornendo  giudizi sinceri (mamma mia!!).

Quindi, in circa una trentina d’anni, dovrei farcela a pubblicare il mio  romanzo.

Non sceglierò nessun editore, sicura del  fatto che la copia inviata con molta speranza, avrà quel  tanto di  vita che occorre per passare dal  tavolo  dell’editor   al  cestino  della carta (per lo meno  verrà riciclata).

Il self publishing  sarà l’ancora che mi salverà dall’incomprensione del  mio  genio letterario da parte delle case editrici, in questa maniera sarò al tempo  stesso editrice, lettrice ed unica acquirente dell’unica copia venduta.

L’idea del  self publishing mi è venuta leggendo un articolo  de La Lettura   a riguardo  dello scrittore inglese (ma che vive in Slovacchia) Robert Bryndza  il quale con il suo  thriller  La donna di  ghiaccio (anteprima a fine articolo), ha venduto più di un milione di  copie, la maggior parte tramite ebook a 99 centesimi.

Il successo  del libro è stato  soprattutto dovuto  al passaparola tra i book blogger , cioè quei  blogger che parlano  di libri  ( ma guarda un po’) e che hanno molto  credito  tra  i lettori sempre alla ricerca di novità.

Oltre a questo,  sono  stati  attivati  tutto  i canali  social  per una maggiore visibilità dell’autore e del  suo libro.

Anch’io, spendendo la bellezza di novantanove centesimi, ho acquistato  l’edizione digitale (si può anche acquistare in cartaceo): all’inizio ho trovato la trama già molto  simile ad altri  thriller:  vittime assassinate con un rituale ripetitivo  e macabro, la bella investigatrice testarda e così via: all’inizio  mi  ha annoiata e solo  dopo  metà libro finalmente la trama è diventata più interessante.

No, non sono invidiosa dell’autore.

Alla prossima! Ciao, ciao………….. 


Donne e motori, gioia e dolori? Provate a dirlo a Bertha!

A me piace guidare, mi considero abbastanza brava (quell’abbastanza è da interpretare come falsa modestia) ed abile nelle manovre e nei parcheggi: solo  che quel  giorno  eravamo  a Barletta.

Adesso  non voglio cadere nei  luoghi  comuni  che vogliono   il traffico del nostro  sud come una giostra   senza regole  ma, in effetti, devo  dire che quel  giorno vi  era abbastanza anarchia nella guida da parte degli  altri utenti,  da considerarmi estranea ed ignorante, per l’ appuntoalle loro regole e modo di  condurre un’automobile.

Mi è bastato poco, però, adeguarmi  a questo  stile libero di  guida: a parte  i sensi  unici  che diventavano un doppio  senso a proprio  gusto, oppure stop rispettati  per qualche decimo  di  secondo (giusto il tempo  di  dare uno  sguardo  svogliato  a destra e a  sinistra), senza tener conto poi delle auto parcheggiate in doppia e terza fila, la guida diventava sciolta in quel  flusso magmatico di  gomme e rumori.

Anche perché il guidatore meridionale è un tipo pacifico, lento  e ponderato,  anche quando  ha tra le mani  un volante: lui assapora ogni attimo di  vita: è cosa da niente  se  il semaforo  da rosso  diventa verde, poi  giallo e quindi rosso: non si può tralasciare di  salutare una persona amica appena incontrata.

Non è mica quel  milanese che ha sempre fretta e brucia i  semafori  come  se fossero lo start di una gara di  formula uno (perché hai  sempre questa maledetta fretta?).

E poi, volete mettere la gentilezza di un uomo  del sud quando una donna (con accento  non del luogo) chiede un’informazione?

Si prodiga a spiegarti  per filo  e per segno quale sia la strada che devi percorrere: magari  ci scappa anche l’invito per un caffè.

Detto  questo  arrivo, finalmente,  a parlarvi  di  Bertha.

Bertha Ringer   (Pforzheim,  3 maggio 1849 -Ladenburg,  5 maggio 1944) oltre che essere stata una bella donna, da come si  evince dalla foto, fu la prima nella storia, nel 1888,  a guidare un auto per una lunga distanza (all’incirca cento  chilometri).

Sedici  anni prima aveva sposato l’ingegnere Karl  Benz, il cognome è facilmente associabile alla nota casa automobilistica tedesca

Nel 1885, quando  Karl  Benz terminò il suo  progetto della prima carrozza senza cavalli (finanziariamente appoggiato dalla nostra Bertha) nessun investitore si  fece avanti per la costruzione in serie di  quello  strano oggetto che doveva essere visto come una specie di  UFO.

Possiamo  immaginare lo  scoramento di  Karl (Benz), ma è in questi  casi  che, avendo  accanto una compagna determinata come lo poteva essere Bertha,  i problemi  trovano una soluzione.

 

Nell’agosto  del 1888,  senza dire nulla a suo marito e prendendo  con se i due figli Richard ed Eugen, sale su   quel  macinino  che vedete in foto (la trisavola della Classe A che tanto mi  piace) e con il pretesto  di  andare a trovare sua madre compie il tragitto  di  100 chilometri  che separano la città di Mannheim da Pforzheim.

Naturalmente lo  scopo  di Bertha era quello  di pubblicizzare l’invenzione di  suo  marito per poi  trovare chi avrebbe messo i capitali per la produzione.

Essendo  quello un prototipo i problemi  si  fanno  subito lampanti: in alcune salite un po’  troppo  ripide per il mezzo i  suoi  due figli devono mettersi  dietro  ad esso  e spingere (la lungimiranza di una madre che ha voluto  con sè i  suoi  figli). Poi, una volta terminato  il carburante, ha dovuto  cercare chi le vendesse del  solvente chimico da mettere nel  serbatoio  ( i distributori  di  benzina non erano  ancora stati inventati e non c’erano, quindi,  neanche i  bollini premio).

Infine anche il carburatore diede i  suoi problemi  che lei  risolse utilizzando    una forcina da capelli per ripulirlo  ed una giarrettiera come isolante.

Il viaggio  di  Bertha si  concluse con un’enorme pubblicità per il mezzo  utilizzato,  ma anche con la paura  delle persone nel  vedere una donna e due ragazzi a bordo  di un calesse che si muoveva senza trazione animale.

Nel 1944, quando  ormai  Bertha Benz aveva 95 anni,  le venne dato il titolo  di Honourable Senator presso la Technical University of Karlsruhe 

Due giorni  dopo Bertha Benz morì nella sua villa a Ladenburg.

Se andate in Germania, percorrendo  lo  stesso  tragitto  che Bertha Benz fece nel 1888,  sappiate che quella è la Bertha Benz Memorial Route istituita il 25 febbraio  2008 a suo  ricordo.

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 

Voulez-vous faire un peu de longe – côte avec moi?

Onda su Onda  – 24Cinque © – 

 

Si  dice che l’attività fisica sia fondamentale per una vita sana e (possibilmente) lunga.

Da questo  dogma della medicina possiamo escludere a priori il guardare lo sport stravaccati  su  di un divano  e, magari, con una birra in mano: cosa che, soprattutto tra i maschi  riuniti in gregge, provoca il desiderio di  esibirsi in turpe emissioni  gassose attraverso il cavo  orale (in gergo  medicale: eruttazioni).

Dunque, per fare attività fisica, c’è  solo l’imbarazzo  della scelta in base a ciò che preferiamo.

Non sto qui  a dirvi  che io personalmente adoro  il nordic walking e l’escursionismo (tanto  a voi  cosa vi interessa?), ma piuttosto  di una nuova attività sportiva proveninete dalla Francia:   il longe – côte .

Intanto  dico  subito  che non è una  moda, ma che il longe – côte esiste dal 2005 quando  Thomas Wallyn, allenatore di  canoisti  a Dunkerque   (a proposito, molto  bello il film omonimo  di  Christopher Nolan)  , inventò il metodo per rinvigorire gli  atleti.

Dalla cittadina francese si  è poi  diffusa lungo  le coste francesi creando dei  veri  e propri  sentieri blu  arrivando, recentemente in Liguria, in special modo ad Alassio  e Laigueglia con il sostegno  della Federazione Italiana Escursionismo che per una volta abbandona i  sentieri montani  per quelli  marini.

La scelta dei  fondali  liguri  di  Laigueglia e Alassio  è facilmente intuibile dal  fatto che qui il fondo  è sabbioso a differenza di altri  fondali della regione percorribili  solo  se muniti  di  scarponi  da palombaro.

L’attrezzatura per il  (mi  viene il dubbio  che sia la) longe – côte consiste in una muta e una pagaia o attrezzo  similare.

Nel  video  a fine articolo qualche spiegazioni in più.

Alla prossima! Ciao, ciao…………….


La piccola storia di un innamorato impertinente

 

Un giorno  si ed uno no, prima di  entrare in ufficio, compro il pane in un piccolo forno alla fine di  via San Vincenzo, ad un centinaio  di  metri  dal Ponte Monumentale  che si  trova a metà di  via XX Settembre, dove   la quiete dell’isola pedonale di San Vincenzo si  dissolve  nel  rumore di  quella che considero  la strada più rumorosa di  Genova (forse di  tutt’Italia) e cioè, appunto,  Via Venti.

A servire i  clienti vi è una giovane e graziosa ragazza che, tra un filoncino  di pane, brioche e focacce di ogni  genere (compresa quella con le cipolle, tanto buona quanto letale per l’alito), riesce ad essere sempre gentile e sorridente.

Fu poco  prima del  natale scorso  ( o poco  dopo?) che insieme a me nel  negozio  entrò un giovane, penso  sui  trent’anni, incurante del fatto di non essere l’unico  cliente, anzi incurante del fatto  di non essere solo (in pratica non mi ha considerato  minimante), si  appoggia al  bancone e con un niente chiede alla commessa:

Ciao, volevo  chiederti se posso invitarti  questa sera a cena……

L’imbarazzo  di  lei si  è subito palesato in un leggero  rossore.

Il mio imbarazzo, come sopra, non è stato per nulla preso in considerazione, tanto  che mi  sono messa a fissare delle tortine glassate come se non ne avessi  mai  visto una (odio  le tortine glassate).

Comunque la ragazza si  riprende (quasi) subito rispondendo  con un laconico:

No, grazie.

Mi  sarei  aspettata che lui  avesse insistito, magari  tirando   fuori  dalla tasca della giacca un mazzo  di  rose come un prestigiatore, oppure una tanica di  benzina per darsi  fuoco.

Ed invece, con una semi  impercettibile alzata di  spalle  pone fine alla questione con un:

Va bene, sarà per la prossima volta……

E se ne va (con mia gioia perché mi ero  stufata di  guardare le tortine glassate).

A questo punto la mancata ospite di una sera a cena, quasi  giustificandosi nei miei  confronti per un approccio  che sembrava più un blitz delle teste di  cuoio, mi disse:

Ma che impertinente (ha usato proprio la parola impertinente), e poi  io  sono già impegnata da più di  tre anni…..però, tutto  sommato, è stato  gentile. Forse  mi ha trovato  bella.

Certo  che ti  ha trovato  bella e desiderabile perché, nonostante l’impertinenza, è l’alchimia del  sentimento che lavora per rendere la nostra vita più leggera e piacevole.

Questo, però non gliel’ho  detto: ho preso il mio pane e con un sorriso ho salutato  lei  e le tortine glassate.

Alla prossima! Ciao, ciao……………..

 


Il tragico incidente di  ieri, il deragliamento del  treno  a Pioltello che ha causato la morte di  tre donne e decine di  feriti, mi ha particolarmente colpita, perché anch’io faccio parte di  quel popolo  nomade che si  servono di  quei  binari figli  di un dio minore (come titola il quotidiano La Repubblica in edicola oggi).

Ogni  giorno viaggiamo in carrozze affollate e sporche, ogni giorno il treno che dovrebbe portarci in orario  al  lavoro, oppure a casa alla sera,  è sempre in ritardo.

Fate un po’ il conto: al meno  venti minuti ogni  giorno, tra andata e ritorno, moltiplicato per tutti i giorni  lavorativi  di un anno: è un bel po’ di  tempo  che ci  viene sottratto.

E’ vero, come sempre La repubblica cita, che in Grecia o in Portogallo le cose vanno peggio: ma io vivo in Italia, allora potrei  citare, magari, il Giappone come esempio  da seguire  se si  vuole parlare di  trasporto  pubblico  al  top.

Ci viene detto che nel 2020 anche questi  binari  figli  di un dio minore  vedranno correre su  di  essi  nuovi  treni per i pendolari.

Dobbiamo solo aspettare (ancora) due anni, sperando  che quello  che è accaduto  a Pioltello non accade mai  più.

Ed infine, loro, i professionisti  della politica, i quali distratti dalla loro  corsa alla rappresentanza nei  seggi, ne approfittano del  dramma per colpire l’avversario.

Come viene definito dai  media questo  comportamento?

Si, adesso ricordo: sciacallaggio 

Il Blog di Caterina cambia (ma solo la veste grafica)

 

L’unico consiglio  che una persona può dare a un’altra sulla lettura è di non accettare consigli, di  seguire il proprio  istinto, di  usare la propria testa, di  arrivare alle proprie conclusioni.

Virginia Woolf  25 gennaio 1882, Londra – 28 marzo 1941 Lewes 

Non solo Beppe Grillo ha dato una nuova veste al  suo blog, a dir la verità il suo  è  del  tutto nuovo, ma anche la sottoscritta ha deciso  di  dare una nuova veste grafica al Blog di  Caterina.

Certo,  le differenze tra  il Blog di  Caterina  e quello del mio  più famoso  concittadino,  si misurano  in anni luce di  distanza  (oppure, se volete,  la differenza è misurabile nello  spazio  di  5 Stelle), ma è stato  il desiderio  di cambiare quello  che ormai  consideravo un contenitore diventato  démodé e che quindi   doveva diventare più agile  e moderno: il risultato è quello  che vedete oggi (anzi no, da ieri ma è oggi l’ufficialità della cosa).

Naturalmente non basta avere solo una bel tema ma bisogna anche riempirlo  di  contenuti: a questo non verrò mai  meno perché, come ho  scritto  nel motto  sotto il titolo del blog:

Penso, dunque scrivo. Scrivo, dunque penso.

Caterina 

Alla prossima! Ciao, ciao……………….

 

 

 

Qui siamo messi proprio male

 

Salto ogni  preambolo  e vengo  subito  al  dunque.

In due classifiche relative all’anno  2017 l’Italia si posiziona nella parte bassa e cioè:

Il 52° posto su 180 nazioni  analizzate   per quanto  riguarda la libertà di  stampa (report da Reporters Without Borders ).

Invece, per quanto  riguarda l’indice di  corruzione  (Corruption Perception Index – CPI),  riferito  all’anno  2016, Transparency  International  assegna al nostro  Paese il 60° posto  su  180 nazioni  analizzate.

 

Se per la classifica di Reporters Without Borders  vi  sono alcuni  dubbi per la metodologia utilizzata per stillarla (vedi l’articolo de Il Post), per quanto  riguarda la corruzione è da credere che la realtà, percepita anche attraverso  i media, sia propri  quella.

Perché ho  scritto  tutto  questo?

Perché credo  nella libertà dell’informazione e perché voglio  credere che non ci possiamo  arrendere di  fronte a fenomeni  quali  la corruzione e la criminalità vanno  spesso, se non sempre, a braccetto.

Anche perché penso che votare e non astenersi, ci  dia il permesso  di  criticare le scelte future che riguardano  tutti noi.

Per oggi  basta così (si  sono proprio  arrabbiata, anche se non si  vede).

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 


 

 

 

In Val Borbera lungo i Sentieri della Libertà

 

Beccata con un torsolo di mela in mano……….

 

Beccata con un torsolo  di  mela in mano: quasi quasi devo  dare ragione a Fulvia quando  dice che trovo sempre l’occasione per parlare direttamente, o indirettamente di  cibo: ma non questa volta, perché è di una piacevole escursione nell’alessandrino l’argomento di cui  andrò  a scrivere (dopo  aver gettato  il torsolo  nell’umido……).

Il sentiero che, partendo  da Borghetto  di  Borbera, conduce  fino  al santuario  di  Ca’ de Bello e quindi  a San Martino  di  Solvi, è parte dei Sentieri  della Libertà in provincia di  Alessandria già integrato in un progetto più ampio  che è quello  de La Memoria delle Alpi.

L’impressione è quella di  ripercorrere con la memoria i luoghi  dove si è consumata  la tragedia di  chi si è sacrificato per la libertà, e cioè i partigiani uccisi  dai  nazi-fascisti, ed  è la stessa  di quando, partendo  dal  sacrario di  da Kobarid abbiamo camminato  lungo uno  dei  sentieri  facente parte del  Pot Miru (Via di  Pace)  dedicato al  ricordo  dei  caduti  della Prima guerra mondiale lungo il fronte dell’Isonzo: come allora il desiderio  di oggi  è sempre quello della  ricerca  della Pace tra i popoli.

Arrivati  a Borghetto  di  Borbera si può parcheggiare  in piazza Europa, sede del  comune e  da qui, seguendo  la strada per il santuario  di  Ca’ de Bello, inizia il sentiero 204 (contrassegnato  dal segnavia con banda bianco – rosso).

Passati  alcuni  villini  il percorso  si biforca: da una parte avremo il sentiero vero  e proprio  che, in meno  di un’ora, ci  porterà al  santuario: purtroppo, per via del  recente gelicidio  che ha colpito  recentemente la zona, in alcuni  tratti il percorso è ostacolato  da alberi  abbattuti (un responsabile della sentieristica locale ci  ha assicurato  che presto  i tronchi  verranno rimossi).

L’alternativa è seguire sulla sinistra la strada poco  trafficata da auto: il tempo  di percorrenza si  allunga di  qualche decina di minuti, ma il panorama è ugualmente bello (noi abbiamo  preferito  fare il sentiero all’andata lasciando per il ritorno la strada).

 

 Immagine del sentiero 204 verso il Santuario di Ca’ de Bello

 

In cima al  sentiero  (praticamente tutto in salita), ci  aspetta una via crucis prima di  arrivare al  santuario.

 

Ca’ de Bello

 

 

Dopo una meritata e piacevole sosta riprendiamo  il cammino, questa volta per seguire il sentiero 200 che porta a San Martino  di  Solvi.

Il sentiero 200 (Anello Borbera – Spinti) è un itinerario  di lunga percorrenza che ha come punto  di partenza Stazzano e, con un percorso  pressoché circolare, ricalca i  confini  della valli Borbera e Spinti, raggiungendo  Arquata Scrivia.

L’itinerario  completo  ha uno  sviluppo  di  circa 100 chilometri.

Da: Nelle Terre del  Drago ed. Regione Piemonte 

 

All’inizio del sentiero 200 incontreremo questa lapide a ricordo di un partigiano lì trucidato

 

Questo  percorso  è  adatto  a tutti, basta avere la sola voglia di  camminare: il paesaggio e l’assoluta quiete sono  veramente un toccasana per la mente.

 

 

Dopo  poco  meno  di un’ora  e mezza da Ca’ de Bello (dipende sempre dalla gamba che si  ha) si  arriva alla nostra meta e cioè San Martino  di  Solvi (il sentiero 200 prosegue ben oltre toccando  anche il  bivio  per i l castello  di  Solvi)

Una sosta presso  la chiesa di  San Martino  di  Solvi, di origine medievale (XII secolo), un panino, una mela (quella del  torsolo  ad inizio articolo) ed un cioccolatino prima di  riprendere la strada del  ritorno.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

20…30….40….50…….ad ogni età il suo sport (magari con un po’ di ozio)

 

Era una domenica mattina quando  durante il mio  allenamento  di nordic walking abbiamo incrociato un gruppo  di  ciclisti in sosta.

Uno  di  loro, rivolgendosi  agli  amici ed incurante che fossi  a portata d’orecchio, disse: <<Mi  devono  dire a che **** servono  quei  bastoni>>.

Mi sarei  voluta fermare per dirgli  che quei bastoni, al pari  delle ruote della sua bicicletta, servono per fare attività fisica, necessaria anche per ossigenare il cervello e magari tenere a freno  la lingua.

Avrei  voluto  dire tutto  questo, solo  che il mio lui si  stava rapidamente  trasformando  in un pittbull, pronto  ad azzannare i polpacci del malcapitato  chiacchierone e quindi non mi  è restato che mettere su il passo norvegese per allontanarmi ( il termine nel  nordic walking non esiste: l’ ho inventato per indicare un aumento  del ritmo della camminata).

Dopo questo lungo preambolo, utile più che altro a riempire la pagina, arrivo  al punto:

Una ricerca di  qualche tempo  fa della JAMA Internal  Medicine assegnava ad ogni fase della vita di una donna una specifica attività fisica e cioè, incominciando  dalle ventenni:

A loro  viene consigliato  di fare al meno  trenta minuti di  esercizio  moderato come, ad esempio, una camminata veloce per prendere il treno  e sedersi  accanto  al  ragazzo che tanto gli piace e che non la filerà neanche un po’..(può sempre ucciderlo entrando in galleria, non prima di  aver sabotato l’impianto luci  del  treno.

Alle ventenni  è ancora consigliato  la pratica dello  yoga (perché solo  a loro?) per scacciare lo stress e la depressione causata dal  tizio di  cui  sopra (..proprio non ti vuole).

Passiamo  alle trentenni :

Ahi, ahi…..siamo  nell’età in cui  il metabolismo incomincia a rallentare: ciò può comportare un aumento  di peso e, conseguentemente, l’azione della gravità verso il basso  esercitato  sul nostro  lato  B.

Si  consiglia, oltre a quello  già detto per la fascia d’età precedente, di  aggiungere l’esercizio moderato  con i pesi.

In questa maniera, aumentando  la massa muscolare, potete spezzare in due quel mentecatto che ha fatto dell’ironia sulla vostra silhouette. 

Quarantenni :

Qualsiasi esercizio  fisico  è consigliabile: running, nordic walking, nuoto, spinning, canottaggio, boxe, taekwondo, lancio  del peso.

In questa maniera non vedrete l’ora di  arrivare sane  e salve ai  cinquant’anni.

Appunto, le cinquantenni :

Tennis, danza, escursionismo, con queste pratiche anche il cervello invecchia bene e vi  fa chiedere: perché non ci  ho  pensato prima di  ammazzarmi  di  fatica con gli  altri  sport?

Alla prossima! Ciao, ciao…..

 


 

In realtà io avrei  voluto  trattare quel  ciclista come l’uomo nel  video di Gabriella Cilmi….

 

 

Guardarmi, appeso ad una corda questa volta
è facile il clima di una vita perfetta
guardarmi, appeso ad una corda questa volta
è facile, i miei sorrisi valgono un centinaio di bugie

 

se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
ti direi qualcosa che ho scoperto
cioè che il mondo è un posto migliore
quando è sottosopra, ragazzo
se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
quando suoni con desiderio, non correre verso casa mia
quando brucia come il fuoco, ragazzo

 

di me, niente è dolce di me
di me, niente è dolce di me
di me, niente è dolce di me
di me, niente è dolce di me

 

le onde blu si infrangono
come passa il tempo, è così difficile fermarlo
ed è anche così regolare, non è tutto qui
perché non guida la mia parte di pista?

 

se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
ti direi qualcosa che ho scoperto
cioè che il mondo è un posto migliore
quando è sottosopra, ragazzo
se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
quando suoni con desiderio, non correre verso casa mia
quando brucia come il fuoco, ragazzo

 

di me, niente è dolce di me

 

La sculacciata: da presunta goliardata fino alla criptomoneta

 

A volte mi chiedo  dove sia il confine tra lecito  ed illecito e se esso sia così labile da non essere facilmente individuabile.

La sculacciata data da un dirigente ad un’impiegata deve essere interpretata come violenza alla persona, oppure semplice goliardata?

Per quanto mi riguarda  se un individuo si  azzarda a darmi una sculacciata,  lo  stesso seduta stante  perirà   sotto il mio sguardo malefico.

D’altro  avviso  è il pensiero  di un giudice del tribunale di  Vicenza che, assolvendo un capo ufficio reo  di  sculacciate inopportune  nei confronti di un’mpiegata, ha derubricato il tutto a semplice goliardata.

Per questo immagino  che in quel  tribunale non vige l’austerità dovuta al luogo, ma anzi vi  alleggia uno spirito allegro dove , dai  giudici agli  avvocati e fino  all’ultimo  degli  uscieri, si  salutano tutti  dandosi  reciprocamente grosse pacche sul sedere: più vigorose tra uomini e leggere se il sedere è femminile (il bon ton lo  richiede).

Per concludere  se volete fare un investimento  in criptovalute, la rivista Wired in quest’articolo  ci informa l’azienda SpankChain, specializzata in intrattenimento per adulti (indovinate quale), ha lanciato una sua ICO (Initial coin offering)   basata su  Ethereum, il nome di  questa nuova criptomoneta è Spankcoinla moneta della sculacciata.

P.S. La mia conoscenza del mondo  delle criptovalute è pari a quella che ho nei  confronti  della fisica quantistica (….prima o poi  mi daranno il Nobel

Alla prossima! Ciao, ciao……

 

Parlare di case chiuse? Meglio discutere sulla sessualità negata ad alcuni

 

L’amore fa bene.

Sulla dichiarazione di  Matteo  Salvini, appunto che l’amore faccia bene, non si può che essere d’accordo: peccato che lui  faccia un po’  di  confusione tra amore e sesso  a pagamento.

La sua idea (purtroppo  condivisa da tanti  altri) è che per combattere la prostituzione bisogna riaprire le case chiuse (fa niente che sia un ossimoro).

In pratica sarebbe come dire che la donna, oltre che madre e moglie (nonché fidanzata) avrebbe anche il ruolo  istituzionalizzato  di prostituta.

Per avere la mia simpatia (ovviamente per quello  che conta) Matteo Salvini invece di parlare di  case chiuse (e dei proventi  da tassare), avrebbe fatto  meglio a discutere di  femminicidio e di inasprimento  delle pene nei  confronti  dei  violenti, di protezione dei  diritti  delle donne (allargata a tutte le sfumature dell’orientamento  sessuale), di tutte quelle cose che rendere il nostro  Paese ancora più bello  da poterci  vivere.

Ma lui  è Matteo Salvini e questi ragionamenti  non fanno  parte del  suo  bagaglio culturale (viaggia molto  leggero).

Sessualità:

 

Nel genere umano, il complesso dei fenomeni psicologici e comportamentali relativi al sesso. Tali comportamenti sono diretti alla ricerca del piacere fisico e dell’appagamento psicologico mediante l’attivazione delle funzioni fisiologiche proprie degli organi genitali maschili e femminili, nonché l’insieme delle percezioni, istinti e desideri legati alla consapevolezza del proprio sesso. La sessualità giunge a maturazione insieme al realizzarsi della funzione riproduttiva degli organi genitali, all’epoca della pubertà, quando i meccanismi ormonali determinano la comparsa dei caratteri sessuali secondari. In quest’età della vita, anche gli istinti sessuali divengono particolarmente intensi e sono corroborati dall’attrazione per persone di sesso opposto (eterosessualità) o omologo (omosessualità).

Ho preso  questa definizione dalla pagina relativa del  sito dell’Enciclopedia Treccani (altre fonti, più o  meno,  danno lo stesso  significato).

Adesso  vi  domando  questo: secondo  voi nelle donne o negli uomini disabili la sessualità è morta?

E’ una di  quelle domande retoriche che non si  dovrebbero neanche porre, ma è anche vero  che questo  problema (se vogliamo  definirlo in questa maniera) è il più delle volte trascurato, o  nascosto, da chi ha una condizione di  vita definita come normale.

E’ naturale che, in questo  caso le difficoltà da affrontare non siano  solo  quelle fisiche ma anche, forse soprattutto, psicologiche.

In molti  paesi  europei tra cui Germania, Olanda, Danimarca e Svizzera, esiste la figura di assistente sessuale  cioè quella figura professionale che, dopo un percorso  formativo specifico, aiuta le persone disabili nel  riprendersi  la gioia dell’erotismo  e della sessualità.

In Italia, a parte un disegno  di  legge del 2014,  l’argomento è fuori  da ogni  discussione o intervento politico  (si preferisce parlare di case chiuse), lasciando che sia solo l’iniziativa di progetti,  come quelli   di  Max Ulivieri con il sito Lovegiver   e il video  Because of my body del  regista Francesco Cannavà, per sensibilizzare verso un altro  diritto  negato.

Alla prossima! Ciao, ciao……………